Racconto ?

La casalinga


Avevo voglia di parlare con qualcuno. Quel pomeriggio non c’era nessuno e il silenzio era interrotto solo dal rumore delle dita sui tasti. Presi il cellulare per chiamare qualcuno, ma non sapevo quale numero comporre. Alla fine, decisi di fare il suo e mi rispose con la sua solita voce allegra. In sottofondo si sentivano voci e rumori, come se si trovasse in un posto affollato. Quando le chiesi dove fosse, mi rispose che era in casa e sola. Non capii il rumore e le voci, non sembravano neppure i rumori della radio o della televisione. Quando le chiesi se potessi andarla a trovare, mi disse che sarebbe uscita di li’ a poco. Non sapevo che dire, mi attardai un po’ in discorsi vuoti e la salutai. Non so per quale motivo, ma mi venne la voglia irrefrenabile di uscire e andare a casa sua. Suonai ed attesi. Sentivo dei rumori all’interno, ne dedussi che fosse ancora in casa. Dopo un certo tempo, che mi parve lunghissimo, mi venne ad aprire, socchiudendo appena la porta, come se non avesse piacere nel farmi entrare, ma non me lo impedi’. Notai come avesse addosso solo un accappatoio, ma non presentasse altri segni per pensare che avesse fatto una doccia.
Appariva tesa. Mi fece accomodare in cucina e notai che aveva ben chiuso la porta del corridoio che dava sulla zona notte, cosa che non aveva l’abitudine di fare. Mi sembro’ strano. La sensazione era che non apprezzasse la mia visita, era del tutto cambiata rispetto all’allegria della telefonata. Mi fece sedere, offrendomi qualcosa da bere. Mentre versava, l’accappatoio si apri’ leggermente, lasciando intravedere la rotondita’ dei seni. Se ne accorse e si risistemo’ frettolosamente e anche questo non era da lei. Rimase in piedi. Non sapevo di che cosa parlare, mi sentivo a disagio per il suo atteggiamento, mi azzardai in discorsi generici. Ad un tratto, sentii ancora dei rumori, come di risa od altro; la sola cosa sicura era il fatto che davano a pensare a piu’ persone. Finsi di non sentire, vedendola trasalire. Mi accostai a lei, sentendola reagire, come in un rifiuto. Mi venne l’idea di chiedere di usare il bagno: cosi’ avrei superato quella porta e, forse, avrei visto di che si trattava. La vidi arrossire a quella richiesta. Si mise davanti a me:
“… Guarda, ho … ospiti …”, disse con durezza. Insistetti, affermando l’urgenza che, in genere, motiva quel tipo di richiesta. Cedette, ma mi precedette, sentii che chiudeva la porta della camera da letto, dove spesso mi aveva accolto con ben altra attitudine. In bagno, notai indumenti intimi sul pavimento, sia femminili, che non le avevo mai visto addosso, sia maschili. Le taglie sembravano non omogenee.
Finsi di pisciare, senza esito, lasciai scorrere l’acqua ed uscii. Era sulla porta, quasi a vigilare. Mi fece cenno di seguirla di nuovo in cucina. Pur, sulla sua affermazione della presenza di ospiti, per casa non vidi nessuno. I rumori erano stranamente assenti del tutto, quasi a voler occultare ogni presenza. In cucina, mi avvicinai a lei, cercando di abbracciarla e baciarla; reagi’ di nuovo, con ostilita’, ma cedette quasi subito, rendendosi conto che non avevo alcuna intenzione di lasciar perdere. Mi bacio’ frettolosamente, l’abbracciai, le strinsi le chiappe, cercai di infilare una mano alla ricerca dei suoi seni. Sembro’ rilassarsi, quando la sua mano scivolo’ sui miei pantaloni, muovendosi sul cazzo gia’ duro. Sembrava avere fretta. All’improvviso, si inginocchio’ avanti di me, fece scendere la cerniera dei pantaloni, estrasse il cazzo dalle mutande e l’imbocco’, cominciando un pompino. Ma lo faceva dando la sensazione che volesse fare presto, farmi finire velocemente e congedarmi. Di proposito, facevo in modo da rallentare le mie reazioni.
All’improvviso, vidi una figura maschile affacciarsi sulla porta, ritraendosi immediatamente. Mi fu sufficiente per vedere che l’uomo era nudo, con il cazzo a penzoloni, piccino, in mezzo alle gambe pelose, pelose come il petto. Le presi la testa fra le mani, l’allontanai dal mio cazzo, inducendola a rialzarsi:
“… Dovevi dirmelo … che stavi con un altro ….” mormorai. Lei mi guardo’, con aria di sfida, si morse le labbra, tutta rossa in viso:
“No, ti sbagli …” fece una breve pausa, prosegui: “… non un altro, ho alcuni … amici e … anche delle amiche …. Ecco, rompiscatole, adesso sei contento?”. Chiuse con un tono sgradito, quasi aggressivo.
“Non fraintendermi, puoi fare quello che vuoi. Ma, se veramente siete un gruppo, non vedo perche’ non potevi invitarmi …” risposi, provocatoriamente a mia volta. Cio’ la fece rilassare, apparentemente, poi riprese controllo di se’.
“Forse, un’altra volta … chissa …”, soggiunse maliziosamente. “Adesso, pero’ vai, lasciami … sola”.
“Sola, si fa per dire ….”. Mi alzai e la salutai, uscendo. Mi detti dello scemo, li fuori, solo, con tanta voglia di scopare e la’ dentro chissa’ quanta fica, avrebbe potuto essere un bel pomeriggio di gruppo, ma lei non aveva voluto che partecipassi.



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