Racconto ?

Febbre di sesso

Dopo il tour de force tra venerdì e domenica, lunedi’ ho giocoforza dovuto pensare a restaurarmi le parti doloranti.
Il problema peggiore e’ stato il culo: e’ rimasto oscenamente aperto, ci passano due dita.
D’altronde due cazzi insieme nel culo!
Me la sono cercata. In ufficio ho dovuto correre ogni dieci minuti al gabinetto, non riuscivo a trattenere nulla.
Di solito soffro, come dicono i medici, di pigrizia intestinale e spesso prendo la purga.
Da oggi ho un sistema molto migliore e piacevole.
Con mio marito abbiamo parlato a freddo e con calma delle cose che abbiamo fatto, e penso che abbia capito quanto ho bisogno di cazzi in continuazione, senza sosta e senza limiti.
Mi ha detto che faccio bene a prendere tutti quelli che posso, con o senza di lui.
Sono pero’ convinta che lo ha detto per sembrare aperto e moderno, ma se sapesse che faccio la troia in giro si incazzerebbe.

Ieri, martedi’.
Mi alzo allegra, piena di vita e con tanta voglia di spassarmela.
Carlo mi ha detto che sara’ via per lavoro fino a giovedì sera, per cui faro’ bene ad organizzarmi.
Soltanto il pensiero degli ultimi giorni mi fa venire prurito in mezzo alle cosce.
In pochi giorni ho preso piu’ uccelli di quanto certe donne ne prendano in tutta la loro vita.
Ho deciso: non vado in ufficio. In caccia.
Mi vesto molto elegante, ma con un top molto aperto sul seno ed una gonna corta a mezza coscia.
Giro senza meta in centro guardando i negozi.
Vedo che la gente mi guarda molto attentamente il petto, immagino che qualcuno avrebbe voglia di infilarmi qualche cosa tra le tette che faccio ballonzolare camminando.
Per questo motivo non porto il reggiseno.
Dove accidenti posso rimorchiare qualcuno di martedi’ mattina?
Una idea potrebbe essere il cinema, ma aprono tutti dopopranzo.
Mi solletica l’idea di andare in un privee da sola, ma ne conosco solo due che aprono la sera e poi conoscono mio marito.
Compro un quotidiano su cui ci sono le inserzioni dei privee, e ne trovo uno che apre alle 13.
Decido di farmi coraggio e telefono.
“Buongiorno, sono una signora da sola. Posso venire da voi nel pomeriggio?
“Ma certamente, cara(una profonda voce maschile), ma sai che cosa si fa qui da noi? Di pomeriggio accettiamo gli uomini soli soltanto su prenotazione, secondo le coppie che annunciano la loro presenza. Per oggi non ha ancora chiamato nessuna coppia e ci saremo solo io e mia moglie con qualche singolo. Pero’ se mi dici le tue preferenze possiamo accettare altri uomini.”
“Stupendo, guarda per me puoi far venire tutti quelli che vogliono…”
“Va bene. Ma senti, non aspettare pomeriggio, vieni qui adesso cosi’ ci conosciamo e pranziamo insieme.”
Alle 12 sono li’. Franco e Roberta mi accolgono con gioia lodando il mio fisico ed il mio abbigliamento.
Lui e’ sui 40, alto, brizzolato, lei non ha 30 anni ed e’ un pezzo di gnocca da togliere il fiato.
Andiamo in una pizzeria vicino al locale a pranzo.
“Sai, di pomeriggio potremmo avere anche venti singoli, ma le coppie non vengono. D’altronde Roberta non puo’ farsi decine di uomini al giorno. Per cui non ne facciamo venire piu’ di tre o quattro.”
“Quanto pagano i singoli, da voi?”
“250.000.-”
“Oggi fai venire tutti quelli che vogliono…. Me li date 100.000 a chiavata?”
“Ma certo, ma sei sicura di non tirarti indietro sul piu’ bello?”
“Figurati, sono qui proprio per farmi sbattere a piu’ non posso, e se poi porto a casa anche dei soldi.. L’utile ed il dilettevole.”
Alle una e mezza Roberta ed io siamo gia’ impalate su due cazzi mentre altri tre ci guardano con facce assatanate.
Il campanello suona varie volte e ben presto sono in cinque a guardare. Penso che bisogna accelerare i tempi o raddoppiare la prestazione.
“Tu, vienimi piu’ vicino, fammi toccare il cazzo. Anche tu, tiralo fuori. “
(Cazzo che puttanona che sono diventata) Cosi’ cavalco e faccio due seghe.
Voglio prenderli in bocca ma uno puzza terribilmente per cui faccio un pompino all’altro mentre faccio sborrare velocemente con la mano quello che puzza.
Anche gli altri tre sono intorno a me, nessuno considera Roberta a parte quello che lei si sta chiavando.
Sicuramente pensano che lei lo fa per mestiere, mentre io per passione.
Se sapessero che una parte dei loro soldi me li pappo io..
Sia il pompino che la chiavata finiscono con due grandi schizzi, uno nel mio utero, l’altro sulle tette.
Mi alzo in piedi, con le gambe larghe e prendo altri due cazzi nelle mani mentre il terzo mi pastrugna la figa che sta gocciolando il liquido caldo che ha appena ricevuto.
La sua mano fa un rumore osceno di sciacquio, il liquido appiccicoso mi cola lungo le cosce aperte.
“Allora volete spogliarvi per bene? Facciamo un bel panino?”
Mentre loro si strappano i vestiti, sempre a cosce larghe, faccio vedere a tutti che mi passo la sborra dalla figa al culo per lubrificarlo bene..
Appena pronti mi impalo su di uno porgendo il di dietro ad un altro.
Poverino, non fa in tempo ad appoggiare la punta alle mie chiappe che con un urlo schizza tutto il suo seme in aria, colpendomi la schiena e le palle di quello sotto di me.
Allora si fa avanti il terzo, quello che prima mi maneggiava la figa.
Prima mi viene davanti col cazzo in mano, quasi per farmelo vedere.
E’ grosso, molto grosso ma soprattutto lungo.
E’ parecchio che non ne prendo uno di tale misura.
“Guardalo bene, che adesso te lo sbatto nel buco del culo, te lo apro in due.”
“Si inculami forte, sbattetemi tutti e due, riempitemi con i vostri cazzoni duri.”
Comincio a godere a ripetizione, sento i due che si muovono profondamente dentro di me, che strusciano i due cazzi tra di loro divisi dalla sottile parete sensibilissima.
Mi arrivano allo stomaco. Urlo, rido, piango, godo.
Sento come in sogno suonare varie volte il campanello.
Arrivano altri, avro’ altri cazzi da svuotare, altri pali di carne dura come il sasso dentro di me.
Sono in preda ad una frenesia sconosciuta, mi faccio sborrare dentro e subito sbattere da altri.
Non so piu’ ne’ chi ne’ quanti.
So solo che sono cazzi, tanti cazzi, in figa, nel culo, in mano, in bocca.
Alle sei di sera esco dal locale come in trance, appagata come poche volte mi e’ successo.
Non so quanti ne ho presi.
Entro in un caffe’ e mentre bevo un aperitivo apro la borsetta per contare di nascosto i fogli da 100 che Roberta vi ha infilato dentro: sono 14!
Quattordici cazzi che mi hanno riempito.
Mi basta per oggi?
No non mi bastano ne’ i cazzi, ne’ i soldi.
E’ diventata una febbre.
Allora forza, a casa di corsa, una doccia e poi si vedra’.



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