Imprevisti di famiglia


Fantasticavo su come avrei fatto eccitare mio fratello, su come lo avrei sconvolto nel vedere la sua sorellina in posizioni decisamente compromettenti. Aspettai una settimana prima di mettere in atto il mio piano, dovevo scegliere il momento giusto, la perfetta solitudine in casa e soprattutto l’assenza di Luca che non avrebbe dovuto mai accorgersi dell’uso della telecamera che avevo intenzione di fare. Fu di pomeriggio, erano circa le 16… mio padre al lavoro, mamma sarebbe ritornata dopo un paio d’ore soltanto e mio fratello era ancora in facoltà: semplicemente perfetto! Aveva la casa a mia disposizione.
Per qualche attimo mi era balenata in mente l’idea di godere col vibratore in ogni stanza in modo da avere un orgasmo in ogni angolo della casa. L’idea mi allettava decisamente, ma decisi di farlo nella mia camera perché ho sempre preferito la morbidezza del mio lettino dove da anni godo di gusto, fin dai primi ditalini all’età di 13 anni. Andai a farmi un bidet, poi mi depilai accuratamente i bordi della fica e … voilà, più eccitante che mai! Posi la telecamera in posizione frontale rispetto al mio letto, in maniera tale che la penetrazione sarebbe stata evidente, quasi brutale nella sua visibilità… e ciò che volevo era proprio eccitare di brutto mio fratello.

Feci ciò che dovevo fare, mi masturbai davanti alla telecamera accesa che riprendeva ogni attimo del mio piacere solitario fino all’orgasmo liberatorio. Fu divino, ma devo ammettere che l’orgasmo lo raggiunsi solo pensando a Luca che mi avrebbe visto in quelle pose. Utilizzai proprio la videocassetta in cui lui si era ripreso in camera sua, così non avrei avuto alcun dubbio sul fatto che avrebbe osservato il mio “operato”. Ora c’era solo da aspettare il momento in cui l’avrebbe vista e poi, ne ero sicura, ne avrei viste delle belle!

Nei giorni successivi osservavo ogni mossa di Luca, ogni suo sguardo, cercando di captare qualcosa che mi facesse capire che sapesse già tutto, ma niente, nessun segnale. Cominciavo a credere di averlo sottovalutato, di aver sottovalutato il suo self-control, probabilmente non solo aveva già visto la cassetta ma si era anche fatto almeno una decina di seghe. Perdevo la pazienza e dopo un paio di settimane mi passò di mente anche l’idea di cancellare ciò che avevo registrato sul nastro, quasi come vendetta per avermi escluso dai suoi giochi erotici.

Arrivai addirittura al punto di confidare tutto a mia madre, le dissi di ciò che avevo visto sulla cassetta e di ciò che avevo fatto per indurlo in tentazione.
– Valeria, onestamente non avevo mai pensato a Luca in quel modo e non    credo che sia una cosa intelligente da fare. Oltretutto ha la ragazza e potrebbe prenderci per depravate. –
– Mamma dai, in fondo se ci divertiamo noi due, non vedo perché non dovrebbe farlo anche lui. Ora prova a pensare a lui come ad un uomo e non come un figlio, è bello e non puoi negarlo. Hai visto anche come è dotato … mmmm, quando ci penso a cosa potrebbe essere in immersione carnale, mi bagno già tutta. –
– E io che pensavo di essere una pervertita. Vedo che qua dentro c’è che mi supera alla grande!
– Puoi dirlo, ma io non mi limito alle fantasie. Sono decisa più che mai a farmi mio fratello, e ti sto proponendo di fartelo con me –

Confabulammo parecchio, mia madre era in disaccordo con me su diversi aspetti della questione. Alla fine arrivammo ad elaborare un piano, anche se sapevamo entrambe che era piuttosto aleatorio dato che la reazione di Luca avrebbe influito su tutto. E inoltre c’era ancora da vedere se avesse già visto la cassetta. Ma con mia madre dalla mia parte, ora le cose diventavano notevolmente più facili.
Fu di giovedì, circa un mese dopo quella conversazione con la mamma che successe ciò che onestamente credevo non avvenisse più. Ero in camera mia, nel primo pomeriggio, quando ho l’abitudine di leggere un po’ prima di farmi una piccola pennichella. Lo vidi entrare nella stanza. Sulle prime non ci feci caso, intenta com’ero a leggere uno dei passi più avvincenti del mio romanzo, quando lui mi disse che aveva una cosa importante da dirmi.
Distolsi lo sguardo dal libro, piegai il bordo superiore della pagina che stavo leggendo e posai il libro sul comodino. Lo osservai con uno sguardo studiatamente distratto, per vedere cosa stesse facendo. Mi chiese se poteva sedersi sul mio letto. Annuii con la testa e gli domandai cosa avesse da dirmi.
– Sai bene cosa sono venuto a dirti –
– Cosa? – Lo guardai sgranando gli occhi, anche se la mia recita faceva acqua da tutte le parti.
– Ma che diavolo ti è successo che vai a fare quelle cose? –
Sorrisi, lo guardai e vidi che anche lui era tentato dallo scoppiare a ridere, ma si sforzò non poco per mantenere un’aria seria, quasi di rimprovero verso di me.
– E dai, non ti sarai mica scandalizzato? Era uno scherzo … –
– Scherzo eh? Quando ti ho vista, mi è venuto un colpo … ma non tanto per il fatto di averti osservata in quella situazione un po’…così, ma quanto per il fatto di sapere che tu mi hai visto mentre … insomma, non mi è piaciuto farmi vedere da te … –
– E perché mai? Ti vergogni? – Lo guardai negli occhi quasi a mò di sfottimento, cercando di essere il più sfrontata possibile.
– Certo che mi sono vergognato un po’! Oh, ma tu che vuoi da me? E se l’avesse vista mamma quella cassetta? –
– Tu pensi che non l’abbia vista? – Osai dire quella frase pur sapendo che lo avrei imbarazzato al limite dello stordimento.
– No dai, dimmi che non è vero, ti prego … – Luca sembrava quasi implorarmi di rassicurarlo.
– Purtroppo è così. E ti dirò di più: l’abbiamo vista insieme e ci siamo anche masturbate –

Ecco, avevo raggiunto il punto di non ritorno. Quella affermazione era il limite, il valico tra il rapporto fraterno e quello incestuoso. Ora attendevo solo la reazione di mio fratello che ero sicura sarebbe stata di attesa del mio passo successivo. Lo guardai nuovamente negli occhi, quasi per infondergli coraggio, ma non parlai…volevo inconsciamente prolungare questa sua pausa di stordimento, di riflessione intrisa di paura ma al contempo di eccitazione.
– Da quanto tempo la fate? – riuscì a biascicare queste parole non riuscendomi neppure a guardare in faccia.
– Da un po’ di tempo. Lei scoprì che usavo il suo vibratore e invece di ammazzarmi, decise di instaurare un nuovo tipo di rapporto con me, che va ben oltre quello tra madre e figlia. –
– Ma tu come fai a fare una cosa del genere? Voglio dire, non ti imbarazza questa situazione? Diamine, è tua madre….come puoi? –
Ora avvertivo chiaramente nel suo sguardo un moto di disgusto. Accidenti, stavo per perdere il controllo della situazione, dovevo a tutti i costi prendere in mano le redini del gioco e decisi di giocare di sorpresa.
– Sai che mamma e io ti abbiamo anche spiato mentre ti facevi una sega in bagno? Io ormai lo faccio da diverso tempo, mamma solo una volta –
– Che depravate che siete – scosse la testa sorridendo amaramente.
– Sei messo bene sai? Ti faccio i complimenti anche da parte di mamma –
Sorrisi, ma non corrisposto da lui che cominciava a dare segni di nervosismo.
– Ma non provate un senso di vergogna in queste cose? Insomma, siete madre e figlia … mi chiedo: come fate? –
Era evidente però che le sue affermazioni non erano accompagnate da un reale moralismo, era chiaro che la situazione sebbene lo imbarazzasse, era per lui fonte di sorpresa ed eccitazione.
– Ti va di giocare con noi qualche volta? – glielo proposi a bruciapelo, pur sapendo che lo avrei spiazzato brutalmente.
Mi guardò stralunato scuotendo la testa per dire di no. Me lo aspettavo però, doveva solo vincere le sue remore perbeniste, il suo conformismo radicato che presto sarebbe stato spazzato via da una situazione nuova ed imprevedibile, almeno per lui. Luca però ebbe d’improvviso un moto di reazione a quella che per lui doveva comunque essere una situazione di disagio:
– Io però mi chiedo come facciate a comportarvi in questo modo … è da pervertiti, e non voglio essere più pesante … Valeria non ti riconosco più, non so che dirti, ti credevo diversa –
– Ma tu non mi vuoi diversa … quando mi hai vista sul mio letto mentre mi masturbavo col vibratore hai goduto, ammettilo … ti sei eccitato, ti è venuto duro … in quel momento non hai pensato cosa diavolo era saltato in mente a tua sorella … no, hai solo pensato a godere, a trarre godimento da quella situazione … ed è proprio quello che ho fatto con la mamma e che voglio fare ora con te –
– Ora? – balbettà incredulo
– Si, ora! – Non feci nemmeno in tempo ad aspettare una sua risposta che mi alzai in piedi davanti a lui, che ancora inebetito, non riusciva a muoversi sembrando quasi paralizzato.
– Ti è piaciuto vedere il mio corpo vero? Sono una bella ragazza, non lo puoi negare, siamo bellocci di famiglia e i nostri corpi sembrano fatti ad arte per donare piacere, per trarre piacere … –
Mi tolsi il body che indossavo rimanendo con un reggiseno che mi andava piuttosto stretto, di circa una misura più piccolo di quello che avrei dovuto indossare di regola, ma ovviamente era una mossa studiata … il seno avrebbe dovuto essere prorompente, quasi scoppiare davanti ai suoi occhi. Luca mi osservava cercando di distogliere lo sguardo dal mio petto. I suoi tentativi però non sembravano essere accompagnati da una reale convinzione, era lampante che il fratellone voleva vedere fino a che punto mi sarei spinta.

Con un rapido gesto mi sfilai le scarpe, e in maniera estremamente sensuale cominciai a slacciarmi la cinta, arrivando poi ai bottoni dei jeans. Luca era diventato paonazzo mentre io canticchiavo ironicamente la canzone di Joe Cocker, colonna sonora di “Nove settimane e mezzo”, quasi a mò di irriverenza nei suoi confronti.
Vedermi in reggiseno e slip non ha mai lasciato indifferente nessuno e tantomeno mio fratello che di certo non poteva sottrarsi a questa regola.
– Che ne dici? Ho un bel corpicino, vero? –
– Valeria, lo sai che sei bella … ma non è questo il punto, io … –
Non fece in tempo a finire il suo discorso presumibilmente zeppo di ipocrisia e conformismo, quando gli saltai letteralmente addosso costingendolo a sdraiarsi sul letto di sua sorella. Ero sopra di lui, lo sentivo in mio potere sotto di me, in una situazione di selvaggia eccitazione.
– Ora non puoi muoverti, ti ho immobilizzato – dissi ridendo con le mie labbra vicine alle sue.
– Valeria, su smettila … che stiamo facendo? –
Non ci pensai neppure a dargli retta, e cominciai a massaggiargli il petto constatando casomai ce ne fosse bisogno la consistenza del suo fisico. Le mie mani esploravano il suo corpo pazientemente, senza foga, in attesa di rendere l’atmosfera ancora più carica di voglia e trasgressione.
– Valè, che mi stai facendo … basta, smettila ti prego –
– Taci! – Fu un monito imperativo seguito dalle mie labbra che si serrarono alle sue. Lo baciai con passione, con un trasporto che non avevo mai concesso neppure al migliore dei miei amanti.

Ecco, era quella la mossa giusta. Il bacio lo scosse, lo turbò, ma lo eccitò visibilmente. Sopra di lui potei avvertire l’eccitazione che il gonfiore nei suoi pantaloni di lino lasciava trasparire.
– Ehi, vedo che qualcuno si è risvegliato là sotto –
Luca mi sorrise, lasciandosi un po’ andare. Ero sicura ormai che la sua curiosità fosse più forte di tutto il resto, voleva ardentemente vedere fin dove mi sarei spinta.
– Spogliati – glielo ordinai perentoriamente. Ma lui si tolse solo la maglietta rimanendo a torso nudo.
– Ho capito, allora devo finire io il lavoro – dissi continuando a sorridergli preoccupata di non perdere l’attimo propizio.
Fui io infatti a togliergli di dosso i pantaloni. Indossava un paio di slip, che malcelavano le sue dimensioni considerevolmente abbondanti. Oltretutto era in semi-erezione e credevo cominciasse anche a provare un po’ di dolore nel tenerlo là dentro, in attesa di svettare prepotentemente dinanzi ai miei occhi in trepidante eccitazione.

Io però, da emerita stronza quale orgogliosamente mi ritengo, glielo volli far indurire ancora di più negli slip, facendolo andare in visibilio alla vista del mio corpo completamente nudo. Avevo studiato per settimane ogni mio movimento in una situazione come questa, fremevo dalla voglia di accoppiarmi carnalmente con lui, ma mi sforzai di essere il più languida possibile, ogni mia mossa era cadenzata, lenta, pensata allo scopo di farlo andare letteralmente in visibilio. Quando mi vide completamente nuda sgranò gli occhi e mi disse che ero semplicemente bellissima.
– Ora togliti quegli slip, non vedi come sta soffrendo? –
– Dai, toglimeli tu – ormai Luca si era lasciato andare prendendo parte attiva al gioco.
Lo accontentai e con delicatezza gli abbassai gli slip facendomi così gustare lo spettacolo del suo uccello in erezione abbondante ma non completa che tendeva verso sinistra.
– Mmmm, Luca, sei messo davvero bene … quanto è grosso – e sorrisi preoccupandomi un po’ per le dimensioni del suo sesso che erano davvero notevoli, temevo potesse farmi male.
Lui volle alzarsi dalla posizione sdraiata che io gli avevo precedentemente imposto e si avvicinò a me che, fingendo un’aria spaventata, quasi da verginella, gli chiesi:
– Cosa vuoi farmi adesso? Ho paura di te –
– Paura? Hai voluto giocare e adesso gioca … –

Avvicinò le sue mani al mio seno, lo toccò, assaporandone i tratti, gustandosi le sue dimensioni.
– Ora sdraiati – mi impose con fare deciso.
Non ci pensai due volte a sottrarmi a quell’ordine tanto ero eccitata da quella situazione che avrebbe preceduto di sicuro un incesto vero e proprio consumato nel riserbo della mia camera. Era una situazione che non avremmo dimenticato molto facilmente.
Luca quasi mi spinse di forza sul letto, ma fui io che allargando le gambe, quasi lo invitai a nozze. La vista dei miei genitali lo fece partire di brutto, e lo capii dal suo pene che ormai era diventato un pezzo di marmo semi-scappellato.
– Hai mai leccato la fica di una ragazza? – gli chiesi esplicitamente.
Non rispose, ma quasi mi rise in faccia, ben sapendo dal canto mio che di esperienze il fratellone ne aveva avute eccome, e parecchie anche con mie amiche che poi mi raccontavano tutto nei dettagli più intimi e pervertiti.
Emisi un gemito di piacere quando con le sue dita si insinuò tra le piccole labbra del mio sesso, seguite subito dopo dalla sua lingua che sapientemente cominciava a stimolare il mio sesso.
– Leccami di più il clitoride, insisti su quello dai … – lo guidavo tenendo le mani sulla sua testa quasi a sottometterlo ai miei piaceri di donna, di sorella che aveva perso ogni controllo e ogni remora morale.
Il fratellone ci sapeva fare, sapeva dove posare la sua lingua, dove doveva stimolare la sua partner e questo non fece altro che accendere ancora di più i miei sensi.
Come una sedicenne alla sua prima esperienza di sesso, ero lì che già me ne stavo per venire copiosamente, quando lui, forse intuendo il mio stato di pre-orgasmo smise improvvisamente la sua attività masturbatoria su di me. Lo guardai un po’ stralunata, avevo i capelli tutti in disordine ed ero oscenamente sdraiata a cosce spalancate.
– Ma perché hai smesso? –
– Ora sei tu che devi tacere e vorrei che mi obbedissi una volta tanto –
Nella sua voce c’era qualcosa che cominciava ad impaurirmi. Speravo di non aver scatenato in lui istinti violenti, oltretutto ero sola in casa, e non avrei certo potuto difendermi da un colosso del genere.
Salì letteralmente su di me scappellandosi il cazzo davanti ai miei occhi. Era un bastone da ammirare, uno di quelli che non possono non emozionare una donna. Lo toccai, ma non feci in tempo a gustarne le proporzioni, che Luca mi appoggiò la sua mano destra sul mio capo e mi spinse verso il suo uccello intimandomi di prenderglielo in bocca.

La cosa di certo non mi dispiaceva, ma nel suo fare c’era comunque qualcosa che mi turbava. Era evidente che Luca si stava lasciando andare, ma forse fin troppo. Cominciai il mio lavoretto fellatorio, ci mettevo passione nel roteare la mia lingua sulla sua cappella, mi ero accorta che lo faceva impazzire di piacere. Languidamente, davo piccoli bacetti su tutta l’asta per poi stimolare maggiormente la punta del suo cazzo che, teso allo spasimo, sembrava davvero prossimo ad una prematura esplosione.
– Luca, non venire adesso, è troppo presto … –
– Stai zitta ho detto! Se voglio ti sborro in bocca quando voglio, e devi bere tutto fino all’ultima goccia! –

No, era troppo per i miei gusti. Sono disinibita quanto volete, ma non ci si può rivolgere a me in quei termini.
– Luca, basta … non ho più voglia, dai su, alzati … vattene ti ho detto! –
– Basta? No bella, prima mi spii e poi mi vuoi far andare anche in bianco? Non hai capito un cazzo, bella mia. Ora ti apro di gambe e ti faccio quello che mi pare. –
I miei occhi si inumidirono, ero convinta che sarei scoppiata in lacrime, perlomeno per impietosirlo, sperando così di farla franca. Ma ormai in me avanzava l’idea che mio fratello mi avrebbe violentata.
– Apri le cosce, dai … ti voglio scopare in fica –
Un eccitante sogno erotico si stava trasformando in un incubo. Quando vidi che Luca avvicinò il suo uccello alla mia passera, respirai profondamente preparandomi a quella che sarebbe stata una scopata violenta e senza poesia.
Lo introdusse con una certa veemenza, in profondità, arrivando a toccare con la cappella il collo del mio utero. Mi aveva riempita in pieno, avevo piantati in fica la bellezza di una ventina di centimetri di uccello duro, ma non ne traevo godimento. Mi ero irrigidita, anche se la mia fica, ancora bagnata, era sufficientemente lubrificata per permettergli una facile introduzione vaginale.
Luca prese le mie gambe, le alzò posizionandosele sulle sue spalle, in modo tale da penetrarmi più profondamente.
Cominciò il solito va e vieni del coito, mentre lui, in piena eccitazione, si divertiva a stuzzicarmi i capezzoli facendomeli diventare turgidi quasi involontariamente. La situazione però, per quanto non proprio idilliaca, non era poi così disprezzabile. Cominciai a pensare che in fondo era pur sempre una scopata e che avrei dovuto godermela più intelligentemente.
– Spingi più forte, dai … mmmm, sì, così … tutto dentro, mmmm –
Volevo ardentemente riprendere in mano le redini del gioco, e credevo che gemere ed incitarlo potesse essere un buon viatico.
Il fratellone si ringalluzzì ancora di più alle mie parole e si accasciò letteralmente su di me, spingendo il suo cazzo dentro di me con maggiore veemenza. Io ero letteralmente presa e il mio buchetto del piacere si stava preparando ad uno dei più strepitosi orgasmi che avessi mai provato. Per sentirmi ancora più presa, accavallai le mie gambe sulla sua schiena, e in questa posizione sentivo ancora meglio i colpi che mi sferrava dentro.

Non nego che quella situazione di sesso mista a violenza mi stava facendo partire di brutto e io cercavo di assecondare meglio le sue spinte pelviche muovendo il bacino in sincronia con i suoi movimenti.
– Ti piace, eh? Stai godendo … sei proprio una zoccola –
Voleva umiliarmi, voleva possedermi senza ritegno, in quel momento non vedeva in me una sorella, ma un oggetto di piacere. Avrei tanto voluto essere presa in molte altre posizioni, ma Luca, evidentemente eccitato più di me da quella situazione, era sul punto di concludere la sua poderosa cavalcata nel mio corpo.
Sentivo il suo organo ormai duro allo spasimo pulsare nel mio sesso, ed ero ben consapevole che stava per eiaculare. Ormai avevo capito che per il mio orgasmo avrei dovuto aspettare giornate migliori e più durature da parte di mio fratello, ma in quell’occasione speravo che almeno lui si soddisfasse appieno.
– Luca, stai attento … non prendo la pillola –
Era vero infatti, ma ero ben consapevole che non sarei potuta rimanere incinta dato che entro un paio di giorni mi sarebbero venute le mestruazioni e quindi una sua sborrata in fica non avrebbe procurato danni. Ma volevo vedere fin dove arrivasse la sua volontà di sottomettermi…

Infatti, come supponevo, Luca non se ne fregò niente del fatto che avrebbe potuto mettermi nei guai. Anzi, colto da un guizzo di passione ancora più sfrenato, con un’ultima spinta molto profonda volle eiacularmi dentro in prossimità del mio utero … Avvertii chiaramente i getti del suo seme riversarsi ritmicamente nella mia vagina, mio fratello si stava svuotando dentro di me e io, lì a gambe aperte, ricevevo nel mio grembo il frutto della sua passione.

Quando esaurì l’orgasmo rimase ancora per qualche secondo con il suo cazzo dentro di me, lo muoveva ancora e questo mi faceva impazzire … gli ero indubbiamente piaciuta. Poi lo estrasse lentamente sporcando anche i peli del mio sesso con quelle poche gocce di sperma che gli erano rimaste sulla cappella. Se lo strofinò sulla mia vulva, ridendomi in faccia, anzi sogghignandomi quasi con disprezzo. Mi aveva scopata.
– Vatti a lavare – mi disse con aria di sufficienza
– Tanto ormai … mi sembra che quel che è fatto … è fatto –
Mi guardò con aria sospetta.
– Ma sul serio non prendi la pillola? –
– E’ da parecchio che non la prendo più, non è salutare prenderla … e anche che tu mi venga dentro non è molto salutare, sai? –
Con sguardo preoccupato si alzò da me, su pulì l’uccello con un paio di kleenex e si rivestì in tutta fretta, lasciandomi lì con le gambe ancora semi-aperte, piena del suo sperma.

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