Vita Universitaria


Le settimane trascorrevano veloci, vedevo Elena quasi tutti i fine settimana.  Certe volte passavamo sabato e domenica con Franco e Maud, divertendoci a giocare con i loro corpi, in modo un po’ duro certe volte, ma le due godevano sempre e cosi tutti e quattro ci divertivamo a spingere i limiti delle nostre mutue e reciproche relazioni costantemente.  I giochetti solitamente erano centrato sullo scambio delle partners, su giochetti tra loro due e su orgie tutti e quattro insieme.  Lo stage di laurea di Elena stava finendo, il suo lavoro andava bene, lavoravo duro all’università, mantenendo completo riserbo sulla sua relazione di schiava-padrone con me, come d’altro canto anch’io.  Nessuno sospettava che la nostra relazione andava al di là del rapporto professore studentessa. <br>L’unica che veramente sospettava qualcosa sulle assenze prolungate della figlia fu la madre di Elena, come mi riportò Elena una sera.  Ma nulla di più.  Elena si giustificava dicendo che passava spesso i fine settimana con il cugino, andando a sciare in inverno e al mare in estate.  Fino al giorno che Elena arrivò piangendo, la sera prima il cugino aveva fatto visita alla madre e alla figlia e la madre l’aveva interrogato su tutti questi fine settimana passati con la figlia.  Senza sapere cosa Elena facesse, l’aveva coperta dicendo che effettivamente erano stati al mare e in montagna insieme.  <br>Tuttavia alla fine della serata, la madre coricata, restando solo con Elena si informò in maniera diretta su cosa facesse durante i fine settimana.  Lui credeva che avesse un ragazzo, e lei glielo fece credere.  Tuttavia la copertura doveva essere pagata, diceva lui, il silenzio le sarebbe costato qualcosa.  <br>Elena, cosciente della perversità del cugino, un vero siciliano, figlio del fratello del padre, aveva provato a chiederle cosa volesse per il silenzio, e lui deciso sbottonò i pantaloni, la prese per i capelli, la fece inginocchiare e glielo spinse in gola, obbligandola a succhiare e a muovere la lingua, e, sempre costringendola a fissarlo negli occhi, le si svuotò in gola.  A lei non rimase altro che ingoiare, senza fiatare per paura di svegliare la vecchia nadre che dormiva nella stanza attigua.  Umiliata, si sentiva usata e disse al cugino di andarsene, e lui se ne andò.  Tutto avvenne qualche giorno prima di quella sera durante la quale mi chiamò piangendo.<p>In effetti Elena credeva che il cugino si fosse accontentato da qual bocchino strappato quella sera, ma non era così.  Voleva molto di più e lo capì il giovedi sera della stessa settimana quando rincasando dall’università, la madre le disse <br>”Ha chiamato Luca (il cugino) e ha detto che domani ti passa a prendere per andare al mare alle 19h00″.  Elena non capiva, e la madre aggiunse “ma sì, ha detto che vi eravate messi d’accordo l’altra sera quando é passato, dopo che mi fossi coricata, avete deciso di andare al mare con i vostri altri amici”.  <br>Adesso incominciava a capire, quel bastardo non era sazio, il silenzio valeva molto di più.  Lo chiamò e parlando in modo allegorico lui le confermò che quello era bel e ben un ricatto.  Elena era caduta in un tranello, dal quale non poteva piu tirarsi indietro. <br>Mi aveva subito chiamato per raccontarmi tutto, quel fine settimana dovevamo passarlo insime, avevo gia organizzato per lei qualche bel giochetto.  Tuttavia considerai che si poteva unire l’utile al dilettevole, a me non scocciava assolutamente che passasse il fine settimana con il cugino.  Sapevo che la tesi stava finendo e non ero minimamente geloso di Elena. In fondo se io mi divertivo con lei, perché lui non avrebbe potuto ?  E poi il lunedi dopo, secondo un rituale adottato da anni per tutti i miei tesisti, sarei partito con Elena ad un congresso sul soggetto di tesi di Elena …<p>E così andarono al mare.  Il cugino l’aveva praticamente schiavizzata, lei mi raccontò tutto il lunedì dopo, sull’aereo mentre stavamo andando al congresso, che aveva luogo in Turchia.  <br>Luca passò alle sette a prenderla, salutò la zia e poi partirono per il mare, nella casa di lei in Liguria.  Non dissero nulla fino all’imbocco dell’autostrada, poi lui senza fiatare prese la mano di lei e se la infilò nei pantaloni, praticamente si fece masturbare fino al casello di uscita di Genova. Sapevo che Elena era brava a fare seghe, praticamente non aveva fatto altro ai suoi ragazzi fino all’età di 27 anni, infatti sapeva applicare un movimento peristaltico all’asta che dava sensazioni geniali.  Il cugino venne 2-3 volte nella mano di lei, obbligandola a ripulirla con la lingua.  Elena si era sentita umiliata, un tremolio della voce nel raccontarmelo me lo fece capire.  Poi, appena arrivati in casa la fece spogliare, sdraiare sul letto e la scopò. Poi per tutta la notte, raccontava Elena, <br>”mi obbligò a farle di tutto.  Dovettimo fare il bagno insieme, mi ispezionò culo e figa con le dita, lavandomi per bene dentro.  Poi dovetti asciugarlo,  si sdraiò sulla pancia e dovetti massaggiarlo per almeno mezzora.  Dopodiché accese la televisione, e dovetti inginocchiarmi e succhiarle il cazzo, attenta a non farlo venire subito per almeno due ore consecutive.  <br>Alla fine, ci coricammo, mi scopò ancora. Poi ci addormentammo.” Dal tono della voce di Elena capivo che non le piaceva succhiare il cugino, ma capii che le piaceva invece farsi scopare.  In effetti, diceva <br>”ce l’ha grosso e lungo, e mi pistonò per almeno un ora”.  Certo tra seghe e pompini, aveva sborrato almeno 4-5 volte quella sera ed allora era resistentissimo.  <br>Proseguendo, mi disse <br>”il terribile venne nel mezzo della notte, si svegliò, e mi prese la mano e se la mise sul cazzo, cosa che mi svegliò.  Dovetti masturbarlo, poi si alzò, come se fossi una coperta mi girò e così senza preliminare alcuno mi inculò”.  Aggiunse “mi pistonava cosi forte che lo sentivo in gola, le tette penzolando mi sbattevano sul mento”. <br> Sapevo che il cugino erano anni che se la inculava, in effetti il bastardo l’aveva ricattata per anni per delle foto che aveva preso dal buco della serratura della porta del bagno mentre lei faceva il bagno, anni addietro mentre erano in vacanza insieme, con genitori, nonne e zii, nella casa di vacanza al lago, all’epoca dell’adolescenza.  Il cugino, della sua stessa età, con lo zoom e il materiale fotografico del padre l’aveva fotografata e poi aveva stampato diverse copie delle foto della cuginetta. <br>Il compromettente era che l’aveva colta a infilarsi due dita nella fighetta giovane.  In fondo solo 3 o 4 erano le foto compromettenti, ma lei dovette “ricomprarle” dal cugino.  Non voleva essere penetrata, le faceva schifo succhiare e allora non le restava che masturbarlo, ma il cugino dopo 4-5 seghe si stancò e le disse che voleva il culo.  Non avendo scelta, si lasciò inculare per almeno una trentina di volte negli ultimi anni.  Ad ogni inculata, il rozzo le ridava una foto.  <br>Ecco perché, io stesso inculandola (vedi racconti precedenti di Vita Universitaria) la trovai ben elastica di culo.  La mattina dopo svegliandosi, il cugino la prese ancora.  Dopo la doccia, venne il tempo della colazione.  Le aveva ordinato di non vestirsi, che tanto non sarebbe uscita per tutto il fine settimana.  Mentre lui faceva colazione, lei doveva masturbarlo stando attenta di farlo sborrare in una tazza.  Una volta venuto, mentre lei lo ripuliva bene di lingua, lui tartinò un paio di cucchiaini di sborra calda su una fetta di pane, aggiunse un po di caffe alla sborra rimasta nella tazza e invitò la cuginetta a fare colazione conn lui.  Schifata ma ricattata dovette bere e mangiare tutto.  <br>Dopodiché continuò Elena “mi fece sdraiare a letto e mi legò mani e piedi ai quattro angoli del letto, dopo averla aperta, frugò per diversi minuti nella valigia.  Non capivo cosa potesse cercare, l’unica condizione che avevo imposto a Luca era di non prendere nessuna foto, avrei fatto tutto ciò che voleva, avrei obbedito senza fiatare a tutti gli ordini, avrei subito tutte le perversioni che voleva ma non volevo nessuna foto.  E quella sarebbe stata la sola e l’unica volta che mi sarei concessa”.  Mica male pensavo io, il cuginetto voleva probabilmente approfittare un po’ della cuginetta, non aveva una ragazza, secondo Elena era addirittura imbranato con le ragazze, tuttavia pensai io, tanto imbranato proprio non era, aveva trascorso un fine settimana ben riempito.  Elena incalzò <br>”poi vidi un enorme vibratore, anzi due e capii che le mie sofferenze non erano finite”.  E timida aggiunse <br>”incominciavo a bagnarmi, ero lì, legata impotente, nelle mani di un tiranno perverso che mi aveva da 12 ore e che mi avrebbe tenuta segregata per altre 36 ore”.  Sapevo benissimo quanto godeva Elena a essere sottomessa e anche umiliata, e allora immaginavo bene la situazione.  Fatto sta che le infilò i due vibratori uno nella figa ed uno nel culo, li accese, la baciò profondamente <br>”per almeno 5 minuti, con la lingua fino in gola, sussurrandomi di non godere troppo che quella sera avrei avuto uno sorpresina, poi chiuse la porta lasciando i vibratori rovistarmi nell’intimo”.  Io risi immaginandomi la scena.  Poi Elena incalzò <br>”le ore passavano, i vibratori continuavano a massaggiarmi, avevo già goduta 5-6 volte quando le pile si scaricarono.  Dopodiché mi addormentai, sempre con quegli affari infilati.  Mi svegliai quando fuori era già buio, da delle voci e uno sbattere di porta, il tutto fu chiaro quando Luca aprì la porta della camere ed entrò con 4 amici.  Mi presentò come la cuginetta porca …”.  <br>Mi immaginavo la scena, lei lì nuda, un vibratore nella figa ed un altro nel culo, legata a croce sul letto, e loro 5 lì, infoiati e pronti a saltarle addosso.  Immaginavo gli acchi dei 4 amici percorrerle ogni cm di corpo, dai seni alle gambe, soffermarsi sulla figa pelosissima, squadrarle le labbra carnose, immaginando le sensazioni che proverebbero se il loro cazzo fosse imprigionato il quelle calde mura.  Mi stavo infoiando, ma ci stavamo preparando all’atterraggio, le hostess continuavano a passare e non potevo azzardare nulla con Elena, dopotutto eravamo professore e studentessa che andavano ad un congresso.  Elena terminò <br>”si spogliarono tutti, e mi passarono sopra uno dopo l’altro, in fila, come alla mensa, per fortuna misero tutti un preservativo. Poi mi slegarono, e dovetti cucinare per loro, vestita solo di un grembiulino bianco da cuoca.  <br>Mentre cucinavo si divertivano a palparmi le tette, infilarmi dita, zucchine, carote e wurstel nella figa e nel culo, poi dovetti servirli e mentre mangiavano, accosciata sotto il tavolo, dovetti succhiarli uno dopo l’altro, bere tutto.  <br>Poi sparecchiai, servii il caffé, e mio cugino mi obbligo a sditalinarmi, cosce oscenamente spalancate finché non ebbero finito il caffé.  Dopodiché, a coppie mi presero, in un preciso istante ero in contatto anche con tutti e 5 i loro cazzi : mio cugino, tenendomi stretta la testa tra le sue mani e il suo ventre, si masturbava nella mia bocca, un amico sdraiato sulla schiena mi pistonava la figa, tenendomi saldamente per i fianchi, un altro mi stantuffava il culo aggrappato alle mie chiappe che allargava con forza, e le mie mani scorrevano sui cazzi degli altri due amici, che mi trituravano le tette.  <br>Ognuno venne almeno 5-6 volte, e alla fine ero distrutta”.  Capii che diceva sul serio, ma che in fondo c’era qualcosa che le era piaciuto in tutto ciò.  Il cugino se la sparapazzò ancora per bene tutta domenica, e la lasciò dalla madre, non prima senza essersi fatto succhiare obbligandola ad ingoiare tutto proprio sotto casa.  Aprendo la porta di casa ritrovò la vecchia madre, che ignara della perversità del cugino e delle peripezie della figlia, le disse “ma ti trovo proprio bene Elena, il mare ti ha fatto proprio bene, dovresti tornarci piu spesso”.  Non sapeva che il mare non l’aveva neanche visto !<p>Atterrammo e aspettando i bagagli mi disse <br>”comunque padrone la devo ringraziare, da quando sono la sua schiava riesco a vivere pienamente la mia sessualità”.  Capii che stava riassumendo il suo ruolo completo di schiava, ma anche che in fondo il fine settimana con il cugino le era piaciuto.  Non era mai stata tanto a lungo in stato di eccitazione.<p>Durante la serata ci fu l’apertura della conferenza, con il solito cocktail accompagnati da stuzzichini secondo il rituale turco, ospitalissimo.  Come al solito, lo scopo di queste serate é to meet old and new friends.  Ritrovai colleghi francesi, americani, canadesi, inglesi e incontrai nuovi personaggi turchi, iraniani e del medio oriente in generale.  Uno in particolare fu subito simpaticissimo, veniva da un centro di ricerca conosciuto in un paese ricchissimo del medio oriente, il cui nome non farò per motivi essenzialmente di confidenzialità.  <br>Per il seguito degli avvenimenti chiamerò questo distinto collega Saiir.  Tuttavia quella serata non successe niente, cioè parlammo in genberale della ricerca, della nostra vita, e dei nostri rispettivi paesi, ma nulla di più.  Poco più tardi ritrovai Elena, che come molti altri studenti non era venuta al cocktail di apertura, spesso ritenuto noioso, ma che aveva visitato un pochetto la cittadina, di origine persiana.  <br>Andammo a cena, poi tornammo all’hôtel e mi raggiunse in camera mia, riassumendo completamente il suo ruolo di schiava, si spogliò e si inginocchiò nell’angolo più remoto della stanza, braccia incrociate dietro la schiena, esattamente come faceva in Italia nei momenti che era la mia schiava personale.  Mi spogliai, feci una doccia, con lei e poi dolcemente la baciai, e facemmo all’amore, con passione la penetrai, tenendole teneramente la testa tra le mani.  Venimmo insieme con sintonia, sussurrandoci parole dolci.  <br>Ci addormentammo l’uno nelle braccia dell’altra, fino all’eccheggiare della sveglia telefonica dell’albergo.  Dopo colazione ci dividemmo, anche per non insospettire i colleghi, e partecipammo alla prima giornata del congresso.  Avevo un paio di presentazioni da fare quello stesso giorno, mentre la presentazione di Elena sarebbe stata il terzo giorno.  Quella sera andai a cena con Saiid, in effetti mi aveva invitato a cena subito dopo la mia prima presentazione “per discutere di certe possibilità di collaborazioni”, aveva detto.  <br>Durante la cena, eravamo soli, e trovai Saiid colto, educato e sensibile alle differenze culturali tra oriente e occidente.  Devo dire che sono stato sempre abbastanza diviso sulla società del medio oriente, sulle sue culture, usanze e principi.  Se ho sempre detestato il ruolo passivo che la donna é costretta a subire, é anche vero che ho sempre trovato ricco e sensibile il bagaglio culturale delle molte persone medio-orientali incontrate.<p>Durante la cena discutemmo molto di lavoro, e concordammo certe zone di interfaccia che potrebbero costituire terreno di lavoro comune.  Mi disse esplicitamente che un ricco sceicco sovvenzionava profumatamente le richerche di Saiid, e che quest’ultimo cercava di colaborare all’internazionale con centri riconosciuti, al fine di unire gli sforzi, focalizzare le energie e aumentare così le probabilità di successo delle ricerche stesse.  <br>Il loro centro, attrezzatissimo poteva rivelarsi un polo per certe ricerche satellitari del nostro centro. Scambi di studenti e personale di ricerca sarebbero potuti essere organizzati, e la cosa non mi dispiaceva per nulla, anzi, in fondo potevo unire l’utile al dilettevole e cercare così di approfondire la mia conoscenza della società medio-orientale.<p>Tornai all’albergo, chiamai Elena che mi aspettava in camera sua, facemmo all’amore e ci addormentammo.  Il giorno seguente, alla fine della sessione pomeridiana di presentazioni, Elena mi raggiunse, incominciava ad essere un pò tesa per la sua presentazione dell’indomani, e passai con lei qualche ora a discutere sulle possibili domande, ad ascoltare, correggere e  rivedere la sua presentazione.  Quella sera stessa, in camera mia, feci un piccolo gioco con lei, la feci ripetere la presentazione, dicendole che per ogni errore avrebbe dovuto fare una penitenza.  <br>Fece 5 errori, e la prima penitenza fu quella di succhiarmi senza farmi venire per il più lungo possibile.  Mi passò e ripassò la lingua sulla cappella, lungo l’asta, sui coglioni e nello sfintere per almeno un ora e mezza, poi le esplosi in faccia, schizzandole copiosamente nei capelli.  Leccò tutto, la feci girare, le palpai bene i seni dal dietro, e lentamente la penetrai, accellerando il ritmo. Alla fine la pistonavo come una cagna, la sentivo gemere e ansimare. Le estrassi il cazzo dalla figa e glielo sbattei nel culo, che si allargò istantamente, <br>”certo dopo l’allenamento del fine settimana con il cugino …”.  Dopo qualche serie di pistonate, mi svuotai nel suo intestino.  Al risveglio l’indomani mattina, mi feci masturbare dolcemente, come solo lei sapeva fare, con quel suo movimento peristaltico cosi caratteristico.  Le esplosi tra le mani, poi la masturbai con carezze dolci fino ai quei tipici suoi sussulti orgasmici.<p>La presentazione di Elena fu stupenda, notai Saiid nella sala, che le fece pure una domanda alla quale lei rispose con prontezza e riflessione.  Alla fine della sessione, Saiid venne verso di me ed Elena, si congratulò con lei per la presentazione, fissandola lungamente negli occhi e poi si rivolse a me e si congratulò anche con me per “eccellente supervisione”.  E ci invitò a cena per quella stessa sera, aggiungendo “sarò accompagnato anch’io”.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...