La visita all’amica


Presi appuntamento con lei al telefono. Era un po’ di tempo che non la sentivo o la vedevo, cosi’ che mi era venuta l’idea di chiamarla. Mi recai da lei, suonai. Mi apri’ il portoncino, salii le scale, arrivando alla porta del suo appartamento: mi aspettava con la porta socchiusa ed entrai. Mi accolse con molta gentilezza, facendomi accomodare nel salotto, indicandomi il divano e chiedendomi se gradissi prendere qualcosa. Optai per il caffe’. Si reco’ in cucina per prepararlo, raggiungendomi subito dopo, sedendosi di fronte a me sulla poltrona. Portava una gomma a portafoglio, abbastanza sciolta e corta. Nel sedersi, ebbi modo di apprezzare la bellezza delle sue gambe, percepire il triangolo del collant sopra il bianco degli slip. Quando senti’ il caffe’ salire, si alzo’, tornando con il vassoio, tazzine e quanto altro. Sedette e mi porse la tazzina.
Presi a bere il caffe’ bollente con calma, lei faceva altrettanto e il discorso di perdeva in considerazioni generiche e abbastanza di circostanza. Quando ebbe posato la propria tazzina, l’invitai a sedersi accanto a me, sul divano. Si alzo’, si avvicino’ allo stereo, l’accese e si sedette al mio fianco. Nell’accavallare le gambe, non potei fare a meno di apprezzarne la eleganza.
Accosto’ i lembi della gonna, quasi con pudicizia. I nostri discorsi divennero a mano a mano piu’ amichevoli. Mi decisi: passai un braccio sul collo di lei, la sentii prima indecisa, poi rilassarsi.
Quasi spontaneamente la trassi verso di me, baciandola su una guancia. Accetto’, ma per poco. Volse il viso verso di me per un bacio nella bocca: le nostre labbra si toccarono, le lingue penetrarono l’una nella bocca dell’altro, di unirono, il bacio divenne lungo, caldo, partecipato. Sentivo che il cazzo era divenuto duro e premeva contro i miei slip, eretto, sentii che stava anche rilasciando i primi umori. L’abbracciai. Rispose al mio abbraccio. Le mie mani scesero, lentamente, cercando l’apertura della sua camicetta, rinunciandovi quasi subito per toccarle i seni attraverso la stoffa.
Poi ripresi a cercare i bottoni della camicetta, slacciandoli teneramente dall’alto verso il basso.
Infilai una mano nella camicetta, scostai il reggiseno, giungendo con le dita ai capezzoli, che erano gia’ eretti, turgidi e duri. Ricambio’ facendo scivolare la mia giacca e slacciandomi la camicia. Quando mi ebbe denudato il torso e il mio cazzo era sempre piu’ duro e bagnato, dentro gli slip su cui premeva, le tolsi la camicetta. Il reggiseno si allacciava sul davanti, tra le coppe: lo slacciai, liberandole i seni all’aria. Avvicinai la mia bocca ai suoi seni, leccandole i capezzoli, muovendo la lingua attorno ai capezzoli con ampi giri, lenti, lasciando che la mia saliva si posasse sulla pelle, sui capezzoli. Lei reagiva, ansando, mugolando, dando segni chiari di piacere, il suo corpo sinuoso era scosso, elettrizzato, rispondeva a quel trattamento.
Ad un certo punto, sentii una sua mano premere delicatamente sui pantaloni, sopra il cazzo, con un lento movimento circolare, quasi un massaggio appena accennato. Infilai una mano nel mezzo delle gambe, percependo al tatto i collant. Non si oppose a quella indiscreta entrata, anzi fece in modo da facilitarmi, divaricando leggermente le gambe. All’improvviso le richiuse, premendo le gambe sulla mia mano, ma quasi come fosse una carezza, un invito. Accolsi l’invito, sospingendola delicatamente indietro, quasi a farla distendere sul bracciolo del divano, giro’ il corpo nella mia direzione, apersi i lembi di quella corta, quasi una minigonna, gonna, slacciai la chiusura, lasciandone cadere ai lati i lembi. Le mie mani corsero al cinturino del collant, lo trassi verso di me, lei alzo’ leggermente il bacino per consentirmi di sfilarlo, lo arrotolai con calma lungo le gambe. Quando ebbi completato lo sfilamento
del collant le presi un piede, me lo portai alla bocca, prendendole tra le labbra un alluce: lo succhiai come fosse stato un piccolo cazzo. Poi tornai verso di lei, apersi le gambe, scostai il triangolo dello slip e, con un dito, presi a massaggiarle la fica, alla ricerca del clitoride, di tanto in tanto facendolo scorrere nella fessura, tra le grandi labbra. Mugolava ed ansimava sempre di piu’ a quel trattamento.
All’improvviso mi scosto’, sollevando il busto e prendendo la posizione di seduta. Mi chiese di alzarmi in piedi, ubbidii ponendomi davanti a lei. Armeggio’ con la cintura dei pantaloni fino ad aprirla, slaccio’ il bottone superiore, lentamente fece scendere la zip, poi sospinse verso il basso i pantaloni, lasciandoli scivolare lungo le mie gambe fino agli stinchi. Si trasse all’indietro, poggiando la schiena contro il divano, guardandomi senza parlare. Si eresse di nuovo e avvicino’ le sue mani ai miei slip, facendomi osservare come fossero bagnati. Poi, con decisione, me li sfilo’ verso il basso: il cazzo emerse diritto, rigido, duro, con la cappella proprio nella direzione della sua bocca. Avvicino’ il viso, poggio’ le sue labbra sulla cappella, con la lingua puli’ l’umore vischioso che c’era sulla punta. Quindi l’abbocco’ con decisione, le labbra circondarono il cazzo, spingendo all’indietro il prepuzio. Con una mano tocco’ i coglioni, sentii che le unghie irritavano i peli, il cazzo ebbe un sussulto’, indurendosi ancora di piu’.
L’altra mano passo’ a toccarmi una chiappa, infilandosi nel solco, allargandolo e muovendo le dita lungo di esso, dall’alto al basso, quasi fino a raggiungere l’ano. Muoveva la testa avanti ed indietro, sentivo le sue labbra stringermi il cazzo, muovendosi attorno ad esso, la lingua lambire la punta e il prepuzio. Ruoto’ leggermente la testa, imprimendo alle labbra un movimento di torsione attorno al cazzo, che sussulto’ in un nuovo tentativo di ulteriore erezione. Dopo un po’ smise, alzandosi e si sfilo’ lo slip. Colsi l’occasione per liberarmi del tutto dei pantaloni e dello slip.
Nudi, spontaneamente si trovammo adagiati sul divano nel senso della lunghezza e ripresi a dedicare la mia bocca ai suoi seni, finche’ non mi girai a leccarle la fica, dentro la fica. Sentii le sue mani guidare il mio corpo, in modo da assumere la posizione del sessantanove, la favorii e mi ritrovai il cazzo nella sua bocca e la mia bocca sulla sua fica. Leccavo senza sosta, spostando di tanto in tanto la lingua dal clitoride alle grandi labbra, spingendola dentro, tornando al clitoride, con una serie di movimenti ripetuti, durante i quali le mie mani si davano da fare per aprirle sempre di piu’ la fica o per tenergliela aperta per facilitare l’accesso della mia lingua.
Non so quanto duro’ quel sessantanove, ma ad un certo punto sentii che voleva smettere, almeno il sessantanove. Mi lasciai scivolare di lato, giu’ dal divano. Lei, libera dalla presenza del mio corpo sopra di lei, alzo’ la schiena, poi riprese la posizione seduta, guardandomi con gli occhi velati e un sorriso enigmatico sulle labbra. Senza dire altro, si alzo’, girandosi e appoggiando le braccia sul divano, formo’ una specie di triangolo con il vertice in alto costituito dal suo meraviglioso culo. In quella posizione, mi chiese di prenderla da dietro, alla pecorina. Mi alzai, ponendomi alle spalle di lei, dirigendo il cazzo verso la sua fica infilata all’interno di quel triangolo lussurioso che, in quel momento, formava il suo corpo. Come l’avvicinai alla fica, mi accorsi che, con una mano, si era resa disponibile per pilotarlo verso la giusta destinazione, dove entro, scostando i peli. La sua fica era calda, accogliente e stretta, giusta per dare nuovi stimoli al cazzo, per farlo pulsare in ripetute spinte all’inturgidimento. Mi muovevo dentro la fica con ritmo lento, misurato, cercando di valorizzare le sensazioni per me, ma anche e soprattutto per lei.
Le mie mani la tenevano sui fianchi, anzi sulle chiappe bianche e sode, segnate dal triangolo dell’abbronzatura dello slip e cosi’ muovevo il cazzo avanti ed indietro in quella fica stretta e calda, che era umida, scivolosa, accogliente, ma una vera e propria morsa attorno al cazzo. Quando sentii la sborra montarmi e scorrere calda lungo il canale del cazzo, con i piedi che mi
formicolavano dall’eccitazione, estrassi il cazzo dalla fica lasciando che la sborra, bianca, densa, intensa si stendesse a fiotti sul suo culo. Sentii che fremeva e si lasciava andare in un mugugno di piacere nel percepire il calore della sborra sulla sua pelle. Lascia per un momento il cazzo e con le mani spalmai la sborra sulla pelle, sul culo, alla base della schiena, la feci scorrere verso il solco del culo, per far si’ che raggrumasse e scendesse calma lungo il canale. Mi inginocchiai alle sue spalle e con un dito guidai la mia sborra verso l’ano di lei, lo impiastricciai di sborra, e quando mi sembro’ abbastanza coperto e ammorbidito dalla sborra, vi spinsi contro un dito. Lei spinse all’indietro il culo, assecondando i miei movimenti cosi’ che il dito le entro’ nell’ano.
Spinsi con ancora maggiore decisione. Quando il dito fu dentro per un po’, lo roteai lentamente, lo mossi come fosse un cazzo minuscolo, profanandole il culo. Sentivo il suo piacere salire, fino a che non sussulto’ in scosse violente, lasciando scendere abbondante liquido dalla fica, che le colava lungo le gambe. Si accascio’ sul divano, mi sedetti sul tappeto ai piedi del divano. Il mio cazzo aveva ormai dimensioni ridottissime, era flaccido e molle. Restammo cosi’ per un po’. Poi mi propose una doccia, che prendemmo assieme, avviandoci tenendoci per mano. Lei ebbe l’attenzione di prendere quella delle mie mani che piu’ era intrisa di sborra e stringeva, di tanto in tanto, il dito che le avevo messo nel culo. Sotto la doccia assieme, ci lavammo l’un l’altra, non mancando di stimolarci nuovamente nelle parti piu’ sensibili. Ci asciugammo reciprocamente con il fon, proprio per godere ancora di piu’ dei nostri corpi. Mi rivestii, lei mi accompagno’ alla porta, ancora nuda, l’aperse ponendosi al riparo di essa e, salutandomi. mi invito’ a tornare.

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