Meglio anziana


A ventiquattro anni non avevo mai fatto l’amore con una donna. Questo mi aveva portato ad avere un’attenzione particolare verso l’altro sesso: ogni donna veniva da me vista come oggetto di godimento. Dalla portiera del palazzo alla salumiera all’angolo, non ne è sfuggita una nei miei perversi pensieri cui davo materializzazione in interminabili masturbazioni. A marzo di quest’anno, però, è avvenuta la svolta.
Ecco come sono andate le cose.
Mi ero recato a Roma per assistere ad un concerto rock all’EUR ed avevo accettato il passaggio fino all’Urbe dalla signora Antonietta, una donna di cinquantasette anni che gestisce un bar nella mia città.
Poiché sono amico dei suoi due figli (anche se di età più grandi di me), appena prospettai di andare a Roma lei si offerse di accompagnarmi, visto che doveva recarsi anch’essa colà per motivi “religiosi”. A dire il vero un po’ tentennai prima di accettare, ma poi visto le sue insistenze e quelle di suo marito Alberto che aveva paura di farla guidare per più di tre ore, accettai: almeno per il viaggio potevo sbirciarle le gambe!!!
Il giorno fissato per la partenza mi presentai a casa della signora alle otto in punto, lei scese accompagnata dal marito e dopo le ultime raccomandazioni, partimmo in direzione della città eterna. Antonietta si presento con un abitino marrone con sotto un top dello stesso colore e calze color chiare lucide. Per tutto il viaggio pensai che, anche se in età avanzata, non era poi tanto male: certo non rispettava il suo peso forma, ma non era tanto grassa o sformata. Per tutto il tragitto parlammo del pellegrinaggio che si apprestava a compiere mentre il mio sguardo ogni tanto si fissava su quelle gambe; Arrivati a Roma si diresse in direzione della pensione nella quale avrei alloggiato io e, fattomi scendere dall’auto, mi indicò la via del suo albergo in modo da farmi trovare di lì a tre giorni per affrontare il viaggio di ritorno.
La salutai e mi avviai verso la pensione, avendo fretta di spararmi una bella sega pensando alla signora Antonietta.
Arrivato in stanza, non sistemai nemmeno la valigia che corsi in bagno a masturbarmi…era parecchio che non mi eccitassi in quel modo. Dopo essermi ricomposto scesi a cenare e quindi uscii per fare una passeggiata per la città.
Non essendo pratico di Roma, mi addentrai in quel labirinto che è la metropolitana e, puntualmente, sbagliai linea. Pensai bene di scendere alla prima fermata e, risalito in superficie cercai il nome della strada in cui mi trovavo. Sorpresa! Era la strada dell’albergo dove alloggiava la Signora Antonietta.
Percorsi quasi seicento metri quando mi imbattei nella scritta luminosa dell’hotel. Non sapendo nemmeno cosa fossi andato a fare, mi fermai sul marciapiede opposto all’entrata dell’hotel per acquistare una bibita in un distributore automatico. Dopo aver preso la bibita mi voltai e guardai in direzione dell’hotel. Un fulmine mi squarciò lo stomaco. La signora Antonietta aveva buttato le braccia al collo di un tizio sceso pochi secondi prima da una macchina e gli stava dando un bacio mozzafiato.
Non so perché, come un lampo afferrai la macchina fotografica che avevo penzoloni sul collo e scattai diverse fotografie, che, come avrei notato quando le sviluppai, oltre al bacio vedevano i due entrare nell’hotel e salire le scale. Appena mi accorsi di quanto fatto ringraziai il cielo che non fosse scattato il flash e senza saperlo mi avviai sulla strada del ritorno. Ancora frastornato ed eccitato da quanto visto poc’anzi, mi chiusi in stanza e passai la notte a masturbarmi. La mattina successiva andai da un fotografo a sviluppare le foto e con somma felicità mi accorsi che si riconosceva chiaramente il viso della nostra signora. Quelle foto rappresentavano un biglietto vincente della lotteria: lei avrebbe fatto di tutto per averle. Passai tre giorni da favola, tra continue masturbazione: pensate che non andai neppure al concerto.
Uscii dalla stanza solo per mangiare e per acquistare ad un’edicola dei giornaletti porno che ritraevano donne anziane. L’unico mia attesa era il viaggio di ritorno. Arrivata l’ora dell’appuntamento per tornare a casa, mi presentai come convenuto con lei tre giorni prima. Lei uscì con la sua auto dal garage dell’hotel, mi fece salire, e dopo un leggero saluto ci mettemmo sulla via del ritorno. Ero entrato da venti secondi in auto e già il mio cazzo era duro come il marmo. Oltre al pensiero di quanto avevo nel marsupio, mi eccitava il suo modo di vestire: portava una giacca blu con pantalone, sotto il quale si vedevano le caviglie inguainate da calze blu velate e scarpe nere con poco tacco.
Per attaccar bottone le dissi: “Signora, per ammazzare un po’ di tempo vogliamo fare il gioco delle cento domande?”; Lei incuriosita rispose “e in che cosa consiste?”, “niente di difficile”-feci io-” uno fa all’altro cento domande, di qualsiasi natura, e l’altro deve rispondere il vero, altrimenti paga pegno”.
“OK, comincia tu”-fece lei- “benissimo”.
“Allora, signora, vediamo un po’….Prima domanda: che tipo di calze indossa?”
Lei rimase un poco sorpresa dal genere di domanda, e prima che potesse obiettarmi qualcosa la precedetti dicendo:
“Signora ho detto che tutto è ammesso….quindi…”
Allora lei “Va bene va bene… ho dei collant blu velati…. Saranno 20 denari…. Sei contento?”, “bene” -feci io-.
“Seconda domanda: porta le mutandine e se si, come sono fatte?”, ” Naturalmente le ho…. Sono bianche… di pizzo, un coordinato col reggiseno….”- disse lei un po’ tentennante.
“OK, Signora: quando è stata l’ultima volta che lei ha preso un cazzo in bocca?”
“EEEEEHHHHHH”-urlò lei “ma sei impazzito? Ma come ti permetti?”; Io tranquillo “era solo un gioco…. Non sapevo se la prendesse tanto… che diamine!!! Comunque ritiro la domanda. Mi dica: quando ha dato l’ultimo bacio ad un uomo?”
Lei, risollevata mi fa: “Meglio, questa va decisamente meglio….. bene… l’ho dato a mio marito il giorno della partenza per Roma…. Non ricordi? C’eri anche tu…..”
E qui misi in campo tutta la mia esperienza di conoscitore dei film di Parry Mason:
“Non è vero, mia cara Signora Antonietta…. E posso anche dimostrarglielo”. Lei sorrise e disse
“ma davvero?”, “certo” -feci io- e nel frattempo tirai fuori le foto dal marsupio e glie le porsi. Lei frenò di scatto e accostò la macchina sul ciglio della strada, quindi cominciò a sfogliarle una ad una.
Le dissi: “sa meglio di me che posseggo anche i negativi…. Per cui non vale la pena strapparle…..” . Fece un lieve cenno di assenso e, riposte le foto nella sua borsa ripartì senza profferire parola. Io dal mio canto me ne stetti in silenzio ad aspettare la sua prossima mossa.
Guidava in modo agitato, e dopo dieci minuti mi disse seccamente:
“Quanto vuoi?”.
Le risposi: “Niente soldi…. Io le ridarò le nove fotografie più i relativi negativi in cambio di nove scopate con una donna che lei vorrà cortesemente mettermi a disposizione in nove notti differenti. Sia chiaro che non voglio puttane di professione; Devono essere rigorosamente del nostro paese. Ci pensi e mi faccia sapere. E’ chiaro che tra quelle donne c’è anche lei….”.
Continuò a guidare in silenzio fin sotto casa mia. Quando si fermò per farmi scendere le detti il mio biglietto da visita con su il numero del cellulare, quindi aprii la portiera e me ne andai.
Passarono quattro giorni senza che nulla accadesse.
Alla sera del quinto giorno, quando stavo per andare a letto, suona il telefonino. Andai a rispondere
“Pronto?”
“Sono io porco…. Sto sotto casa tua… debbo salire?”
“certo, ti apro…. Quinto piano, prendi l’ascensore, non vorrei che ti vedessero”.
Col cuore in gola corsi ad aprire la porta.
Appena si aprì la porta dell’ascensore apparve Antonietta: vestiva un tailleur verde con sotto scarpe in tinta e calze velatissime nere. Entrammo in casa e ci accomodammo in salotto. Le offrii da bere.
“Stavo vedendo un film, ti va di vederlo insieme a me?” “OK” -mi rispose.
Mentre sul televisore cominciarono a scorrere le prime scene del film le chiesi di raccontarmi come era andata la giornata. Lei cominciò a parlare del bar e dei clienti ed io, contemporaneamente le posai una mano sul ginocchio. Il contatto con le calze mi eccitò più di quanto già non lo fossi: in un battibaleno le allargai le gambe e mi buttai con la faccia sulla sua fica pelosa che trasbordava dalle mutandine. Le sfilai anche quelle oltre alla gonna e così rimase con le sole autoreggenti. Cominciai a leccarle la topa, cosa che la eccitò tantissimo, visto che cominciò ad emettere piccoli gemiti. Quando la mia lingua cesso di mulinare lei si spinse in avanti e mi prese il viso tra le mani. Mi disse:
“E’ la tua prima volta vero?” “Si”- risposi io timidamente-.
Allora lei con fare da mamma mi sfilò lentamente i pantaloni e le mutande, afferrò il mio cazzo e cominciò a masturbarmi lentamente con la bocca. Quindi, staccatasi per un attimo mi chiese:
“Vuoi venirmi nella fica?” “SIIII”- risposi io ansimante. Allora si alzò dal divano e si mise su di me. Cominciai a veder le stelle quando il cazzo fu avvolto dal calore della sua fica. Cominciò a spingersi e a dimenarsi come una forsennata dicendomi
“dai bambino mio, vienimi dentro!!!” Dopo altri colpi venni dentro di lei provando il più grande piacere della mia vita. Da quella notte quasi quotidianamente scopo con la Signora Antonietta. Le foto non sono servite più a niente. Glie le resi un paio di giorni dopo a quella fantastica scopata. Per regalo, visto che eravamo nel suo bar, mi portò nel bagno, avvolse il mio cazzo in un collant e mi spompinò sino a farsi venire in bocca.

3 thoughts on “Meglio anziana

  1. Camillo 2 ha detto:

    Rispetto i tuoi gusti , ma per me una donna di quell’età è adatta a far dei manicaretti culinari e, al massimo, a far qualche pompino , ma io preferisco carne fresca, anzi freschissima. Non sopporto la cellulite ne l’alito cattivo ne tantomeno le carni mollicce. No amico, mi spiace ma devo dirti che hai dei pessimi gusti.

  2. Michelino ha detto:

    Anche io sono sulla cinquantina ma quando lecco la fichetta della mia nipotina, il mondo sparisce, cosa che credo non puoi provare tu.

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