La cuginetta


Piccola quanto l’unghia del mignolo, bianca e circolare.
Si scioglie in qualsiasi tipo di bevanda, ma è meglio evitare gli alcolici.
Garantisce quattro ore di sballo: libera da ogni tipo di inibizioni ed eccita sino all’inverosimile…
Io riesco a procurarmele facilmente: 25 mila lire cadauna; poi le rivendo agli amici che vogliono portarsi a letto la ragazza adocchiata in università o in discoteca… guadagnandoci il quintuplo.
Non c’è verginella che non si trasformi in troietta.
Certo, se la tipa non ci sa fare, sono soldi buttati… perdere il controllo non basta: devono essere brave a letto, altrimenti è un fiasco…
Fabio era un buon cliente, da vero stallone siciliano che aveva preso gusto a trombare con le mone “trattate” con la mia “medicina”.
Gliene offrii una, come ogni volta che lo vedevo insieme a qualche bella gnocca.
Mentre lui veniva ad ordinare al bancone, avevo infatti notato la tipetta che stava ad aspettarlo seduta al tavolo. Fabio mi disse che quella volta non era proprio il caso: la piccolina, snella, viso da furbetta, capelli raccolti in centinaia di treccine alla giamaicana cascanti sulle spalle, vestito lungo bianco tutto d’un pezzo, ma aperto quanto basta a lasciar emergere le gambe accavallate, era la sua cuginetta, universitaria in vacanza, che ospitava nel suo appartamentino, mentre lui andava a dormire da un amico. Beh, lei è di famiglia: tentarci è forse troppo anche per uno come Fabio.
Ma io non sono parente: decido all’improvviso di offrirgli gratis due pasticche, a patto che una deve lasciarmela “somministrare” alla cugina golosona che in due slappate si è pappata il gelato.
Su dai, gli dico, fallo per la nostra amicizia e per la scopata che potrà farsi con qualcuna rimorchiata in discoteca.
Lui ci pensa un momento: poi si mette a contrattare: va bene, mi dice, accetto, te la presento, ma tu mi dai tre pasticche tutte per me!
Sa vendersela bene la cuginetta, penso; e accetto.
Mi presenta a Tania. Il tempo di bere una cosa tutti e tre al tavolo e poi lui si toglie dai piedi, simulando una chiamata improvvisa di lavoro.
Intanto la “medicina”, sciolta nella tonica di Tania comincia a fare effetto: non mi conosce neppure, ma mi chiede ugualmente di accompagnarla in giro per la città.
Io scelgo un itinerario che attraverso vicoli e vicoletti porta dritto a casa di Fabio.
Lei, camminando, comincia ad essere assalita dall’eccitazione: senza neppure rendersene conto si lascia palpare e non esita a fare apprezzamenti su di me.
Riconosce il partone dove ospita e mi invita a vedere l’appartamento del cugino.
Saliamo e già sulle scale mi infila la lingua in bocca.
Mi rendo conto di avere tra le mani una che sa il fatto suo…
Dentro casa le sfilo subito il vestito che me l’aveva nascosta dal seno alle caviglie.
L’intimo è un body color carne, quasi trasparente; intravedo nitidamente la fica ben rasata e ornata da una sottile linguetta di peluria nera giusto per indicare l’apertura odorosa che ha tra le gambe.
Glielo tolgo con delicatezza, ma lei è ormai infoiata: mi slaccia la cintura, mi apre la patta, si inginocchia e si getta a razzo sul cazzo.
Lecca con dedizione, alternando le slappate con gli affondi della mia nerchia sino in gola. Io le alzo i capelli e le scopro il volto: mi piace guardarla mentre è intenta a farmi godere: è bravissima, ma soprattutto bellissima, tutta concentrata a spompinarmi.
Mi guarda lasciva e mi chiede se mi piace: io le ordino di non fermarsi e l’apostrofo dicendole che è una troia.
Lei riprende obbediente il pompino, in silenzio: io temo di aver rotto l’incantesimo con la mia brutalità; lei intuisce e mi tranquillizza:
Continua a dirmi che sono troia, mi piace sentirmelo dire…
Io mi stupisco: la pasticca ha sicuramente fatto effetto, ma lei mantiene una certa lucidità che ne esalta ancor di più la prestazione.
L’afferro per i lunghi capelli e la strattono dolcemente verso il letto: voglio spaccarti in due, le dico mentre la distendo sulle lenzuola.
La prendo per le caviglie e le alzo le gambe divaricandogliele: appoggio la cappella sulla fichetta e comincio a scoparla: lei incassa bene i miei colpi, incitandomi a non fermarmi.
Ad un tratto trasalisco: una mano mi sfiora la spalla…
Mi volto di scatto e vedo Fabio, entrato di soppiatto.
Tania si rende conto dell’intrusione e tenta di giustificare la situazione al cugino: Non so che mi prende, perdonami…
Fabio fissa famelico la cugina e poi le dice col tono con cui ci si rivolge ad una bambina monella che dovrà riferire tutto al paparino… a meno che…
Lei capisce il ricatto e si tranquillizza:
Vieni cuginetto, gli dice suadente, ho sempre desiderato il tuo cazzo…
Ora siamo in due a montarla: Fabio le ficca il cazzo in bocca e io la scopo da dietro mentre mi aggrappo ai suoi magnifici fianchi attorno, a cui gira una catenina con un cuore di ambra gialla, e ai glutei bianchi e immensi.
Lei serra le gambe: l’orgasmo la scuote tutta. Fabio non le dà il tempo di chetarsi: si distende sotto di lei e le impala la sorca; io allora le punto l’ano: lei capisce e inarca la schiena: due, tre tentativi difficili per penetrarla; poi lei esasperata dall’eccitazione quasi mi grida mi sfondarle il culo e io riesco a invaderle lo sfintere: la scopiamo a colpi alterni e lei regge alla grande, dimenandosi come un’ossessa.
Bastano dieci minuti e siamo pronti a sborrarre: ci sfiliamo contemporaneamente da lei e le schizziamo in viso: apre la bocca, tentando di ingoiare ingordamente i fiotti di sperma; ma la sborra le cola giù per le guance e il collo e lei perciò se lo spalma con le mani sulle tettine.
Ci stendiamo nudi e sudati accanto a lei, da una parte e dall’altra.
Lei fissa il tetto e a tastoni cerca i nostri cazzi:
Su, ragazzi, sbrigatevi a ricaricarvi, dice ancora vogliosa. Ma stavolta la pasticca non c’entra più…

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