Una Famiglia Patriarcale


La mattina seguente mi alzai credendo di aver sognato quanto accaduto la sera prima.
Rimasi diversi minuti sdraiato sul letto pensando e ripensando se era vero che mia madre non era altri che la mia schiava personale, una cagna pronta a soddisfare ogni mio ordine.
Mi alzai dal letto eccitato, ero nudo con il cazzo duro che quasi mi faceva male.
Andai in cucina e lì vidi mia madre che stava preparando la colazione.
Era vestita solo con una camicia da notte molto leggera e trasparente che arrivava poco sopra le ginocchia, sotto non indossava niente.
Mi avvicinai a lei silenziosamente e quando le fui dietro le alzai un poco la camicia da notte e le diedi una forte sculacciata che la fece sobbalzare.
Lei girò la testa, mi guardò in faccia e disse: “Buon giorno Padrone, cosa posso fare per te?”. Allora la presi per i capelli e la feci abbassare, dicendogli: “Inginocchiati troia e prendimelo in bocca”. Lei iniziò subito a farmi una magnifica pompa.
Stavo quasi per sborrargli in bocca quando entrò mio padre.
Lui ci guardò e disse: “Vedo con piacere che hai capito subito come ci si comporta con una cagna come tua madre. Io devo partire per lavoro, starò fuori una settimana, ma sono contento di lasciare la troia in buone mani”.
Mia madre non si scompose minimamente anzi leccava il cazzo con più accanimento fino a farmi venire.
Io ringraziai mio padre e gli dissi di non preoccuparsi, poiché oramia a mamma ci avrei pensato io.
Così mio padre dopo avermi dato un buffetto sulla guancia, andò dietro mia madre e dopo avergli divaricato le natiche, glielo mise nel culo con violenza senza aver usato nessun tipo di lubrificante. Mia madre inizialmente quasi urlò per il dolore, poi prese il mio cazzo in mano e continuò a leccarlo per pulirlo della sborra che era fuoriuscita prima. Mio padre la stava inculando con foga, dandogli continuamente delle forti manate sul sedere che lasciavano il segno. Poi mio padre volle che le tirassi i capezzoli con forza e che le dessi anche degli schiaffi. Io ubbidii a mio padre e vidi in mia madre uno guardò di gratitudine che mi lasciava perplesso e contemporaneamente mi eccitava moltissimo.
Dopo un po’, mio padre sborrò nel culo di mia madre, e dopo averle ordinato di ripulirlo per bene, si sedette a tavola per la colazione. Io feci altrettanto.
Mia madre ci servì la colazione ma non si sedette con noi, rimase sempre in piedi pronta a prenderci quello che le chiedevamo ed ogni volta che si avvicinava a mio padre lui le dava delle sculacciate o degli schiaffi, le infilò una banana nella figa e volle che continuò a servirci la colazione con quel coso dentro.
Quando terminammo di mangiare, mio padre prese la sua valigia ed uscì di casa per quel viaggio di lavoro, salutandoci velocemente.
Io e mia madre, o meglio Io e la mia schiava rimanemmo da soli.
Diedi il consenso a mia madre di sedersi a tavola per fare colazione ed andai in bagno a fare una doccia, intimandole di non levarsi mai la banana che aveva nella figa.
Quando terminai di fare la doccia, chiamai mia madre. Lei arrivò di corsa, con indosso ancora la camicia da notte e la banana nella figa.
Allora le diedi un ceffone perché non si era ancora cambiata e le ordina di vestirsi molto sexy e di togliersi la banana dalla figa perché avevo intenzione di uscire e lei sarebbe dovuta venire con me.
Lei andò di corsa in camera sua a cambiarsi e dopo pochi minuti ritornò da me con una gonnellina nera che arrivava a metà coscia ed una camicetta bianca lucida aperta per i primi due bottoni. Io allora dopo averla guardata bene, le alzai la gonna e vidi che aveva indossato le mutandine. Allora la presi per i capelli e la trascinai fuori dal bagno e la scaraventai in terra. Poi le dissi che non doveva indossare biancheria intima. Lei mi disse con voce bassa che mio padre non l’aveva mai costretta a fare queste cose fuori dalle mura di casa, ma io risposi che ora mio padre non c’era e che il capo ero io e che lei doveva ubbidirmi e basta. Lei mi guardò e mi disse: “Scusa, Padrone”.
Poi si alzò in piedi e si tolse gli slip ed il reggiseno e mi disse: “Va bene ora?”.
Io la guardai esterrefatto, dalla scollatura della camicia si vedeva l’attaccatura del seno e data la trasparenza, si vedevano nitidamente in trasparenza i capezzoli.
Era bellissima e molto sexy, le diedi un bacio in bocca e le dissi di attende che mi vestivo anche io.
Quando fui pronto uscimmo. Saliti in macchina le spigai come si sarebbe dovuta comportare. Non avrebbe mai dovuto accavallare le gambe, parlare se non interpellata e doveva eseguire ogni mio ordine senza discutere. Lei disse: “Si padrone, farò tutto quello che tu mi ordinerai”.
Allora le feci una carezza sulla figa, poi accesi il motore e partimmo.
Facemmo un lungo giro per la città, poi mi diressi in campagna.
Vidi un uomo sulla sessantina che camminava sul bordo della strada.
Doveva essere un contadino per come era vestito.
Fermai la macchina e chiamai il contadino.
Quando egli arrivò gli chiesi un’informazione. Lui si abbassò e mise la testa all’altezza del finestrino per spiegarmi ciò che gli avevo chiesto. Vidi che il contadino fissava mia madre che oltre ad essere una bella donna era vestita in modo molto provocante. Il contadino fissava la camicetta che lasciava trasparire il seno. Allora ordinai a mia madre: “Sbottonati completamente la camicia e toccati le tette”.
Il contadino rimase di sasso quando vide mia madre fare quello che gli avevo chiesto. Mia madre sfoggiò quasi con orgoglio il suo splendido seno e cominciò a toccarselo con un fare da vera puttana che mi eccitava moltissimo, tanto più era eccitato il contadino.
Allora dissi a mia madre di uscire dalla macchina e di fare un pompino al contadino.
Lei disse : “Si Padrone” ed andò immediatamente dal contadino che nel frattempo era rimasto come congelato da quella situazione.
Gli sbottonò i pantaloni e glielo prese in bocca. Il contadino non disse nulla.
Mia madre spompinò per bene quell’uomo e dopo averlo fatto sborrare sul suo seno mi guardò in attesa di ulteriori ordini.
Io allora le ordina di ripulirsi con un fazzoletto e di risalire in macchina.
Salutai il contadino e partii sgommando.
Mia madre mi guardò e mi disse che le era piaciuto come l’avevo trattata.
Io allora le tirai con forza un capezzolo e le dissi: ” Zitta troia, non ti ho dato il permesso di parlare”. Lei allora rispose: “Scusa padrone”. Così le tirai ancora più forte il capezzolo perché stava continuando a parlare senza permesso. Lei questa volta non disse nulla ed abbassò lo sguardo. Le diedi il permesso allora di rimettersi la camicia.
Girammo ancora un po’ per la campagna prima di ritornare a casa.
Mi fermai in uno spiazzo per fare quattro passi a piedi.
Una cane ci venne incontro. Non era minaccioso e dopo qualche carezza ci faceva le feste. Allora mi venne un’idea per umiliare ancora di più mia madre.
Le dissi: “Schiava, ti ordino di fare una sega al cane”.
Mia madre rimase prima allibita, poi cominciò a balbettare :” No, non posso, mi fa schifo”. Così la presi per un braccio, la gettai in terra e le diedi un calcio nel culo che la spinse proprio vicino al cane.
Lei mi guardò un attimo, poi prese in mano il cazzo del cane e cominciò a fargli una sega. Io le dissi con tono perentorio: “dato che ti sei ribellata, allora oltre alla sega, bacii anche il cazzo del cane”. Era bellissimo vedere mia madre inginocchiata che mi ubbidiva anche se gli chiedevo di fare una cosa così schifosa. Non resistei, gli alzai la gonna e comincia a scoparla da dietro.
Ero eccitatissimo, eravamo in uno spiazzo in aperta campagna, io scopavo mia madre mentre lei faceva una sega e baciava il cazzo di un cane.
Durai pochissimo data l’eccitazione e sborrai. Anche il cane poco dopo sborrò nella mano di mamma. Ordinai poi a mia madre di ripulirmi la cappella con la lingua, senza usare le mani perché mi faceva schifo che erano sporche dello sperma del cane.
Quando il mio cazzo fu lindo e pulito, risalimmo in macchina ee andammo a casa.
Feci subito fare la doccia a mia madre mentre io mi sdraia sul divano ripensando alla stupenda mattinata trascorsa in campagna con mia madre.
Uscita dalla doccia, le feci preparare il pranzo, dicendogli che per il momento poteva ritornare ad essere mia madre.
Ci sedemmo a tavola come una normale famiglia.
Dopo pranzo, mentre mia madre stava lavando i piatti, telefonai andai nell’altra stanza per telefonare senza essere sentito.
Chiamai Paolo, un mio compagno di università. Lo invitai a venire a casa mia dicendogli che avevo quegli appunti di un corso che mi aveva chiesto.
Lui mi disse che sarebbe arrivato subito per prenderli.
Infatti dopo circa venti minuti suonò alla porta. Andai ad aprire e lo feci accomodare in salotto. Paolo era un ragazzo della mia età, non tanto alto e neanche molto atletico, ma con un viso angelico da bravo ragazzo.
Chiamai mia madre e ci feci portare qualcosa da bere.
Io e Paolo stavamo discutendo del più e del meno quando arrivò mia madre con le bibite e dei salatini. Paolo fissò mia madre a lungo mentre lei ci serviva da bere.
Mia madre indossava una canottiera rosa molto ampia ed una gonnellina di stoffa leggera che metteva in mostra quasi del tutto le gambe.
La sua scollatura era veramente ampia e ogni volta che si piegava, lasciava intravedere il suo stupendo seno. Io allora decisi di stupire Paolo, chiedendo a mia madre di girarsi e chinarsi in modo che si potesse ammirare il culo il tutto il suo splendore.
Lei rimase immobile, mi guardava impietrita.
Mio padre non l’aveva mai trattata da troia in questa maniera di fronte ad estranei.
Allora le presi un capezzolo che sporgeva dalla canottiera trasparente e lo premetti con forza fino a farla urlare e poi le dissi: “Ti ho dato un ordine stupida cagna, ubbidisci o sarà peggio per te”. Lei mi guardo con gli occhi lucidi, le avevo fatto veramente molto male, e disse: “Scusami Luca, non ti disubbidirò più”.
Poi dopo che le ebbi lasciato il capezzolo si girò, si piegò in avanti e si alzò anche un po’ la gonna. Il suo culo ora era completamente alla nostra mercè.
Paolo dopo qualche momento di imbarazzo mi disse che non poteva credere che io trattassi così mia madre.
Così dissi a mia madre: “Spiega bene a Paolo la situazione!”
Lei rispose: “Sono la schiava di Luca, mio figlio padrone, sono completamente ai suoi ordini, sono la sua cagna, la sua troia pronta a tutto pur di esaudire ogni suo desiderio”.
Poi io dissi: “Dimostragli meglio quello che gli stai dicendo, mettiti a quattro zampe come una cagna e cammina avanti ed indietro”.
Mia madre iniziò subito a girare per casa camminando come un animale.
Poi dopo qualche minuto la chiamai a me.
Lei arrivò più in fretta che poteva. Quando fu sotto di me, la presi per i capelli, la bacia a lungo con la lingua e poi le diedi uno schiaffo che le fece girare la testa.
Il mio amico mi chiese il motivo di tal gesto, la mia risposta fu che ne avevo voglia e basta, poi aggiunsi: “Non hai ancora capito che mia madre è solo un oggetto a mia disposizione e posso farle e farle fare tutto quello che voglio?”
Poi rivolgendomi a mia madre le dissi: “Ora cagna, facci vedere come ti masturbi, avanti troia spogliati e toccati la figa e vedi bene di fare in modo che lo spettacolo sia di nostro gradimento”.
Lei cominciò a sditalinarsi, era eccitantissimo vederla che si toccava la figa, ci metteva un dito dentro e ci trovava piacere, visto come stava gocciolando.
Poi rivolgendomi a Paolo gli dissi: “ti piacerebbe scoparti mia madre, mi dispiace ma non te lo concedo”.
Paolo mi guardò intensamente, era disperatamente ossessionato dall’idea di sfottersi mia madre che mi disse: “Dai Luca, fammela scopare, farò tutto quello che voi in cambio”.
Presi la palla al balzo e risposi: “bravo Paolo, sei disposto a tutto pur di farti mia madre, ma l’unica maniera perché io te lo consenta è che tu accetti di farmi un pompino”.
Paolo mi guardò sbigottito, ed io continuai: “sì, hai capito bene, voglio che tu me lo prenda in bocca”.
Paolo allora accecato dalla voglia di sbattersi mia madre, balbettando mi rispose che era d’accordo. Così mi tirai fuori l’uccello e glielo porsi.
Inizialmente era quasi disgustato, ma poi piano piano piano si capiva che cominciava a prenderci gusto a leccare il cazzo di un altro uomo.
Quello stronzo sapeva come fare un pompino.
Presi furtivamente la macchina fotografica che avevo nascosto sotto al cuscino del divano e comincia a scattargli delle foto mentre mi leccava l’uccello.
Paolo era talmente preso a succhiare che ci mise un po’ per accorgersi di quello che stavo facendo, quando lo fece era oramai troppo tardi.
Avevo scattato diverse foto compromettenti ed avevo dato la macchina fotografica a mia madre ordinandogli di metterla in cassaforte, cosa che lei fece subito, forse aveva capito quello che volevo fare con Paolo e la cosa gli piaceva.
Lui allora mi disse : “che cazzo ci vuoi fare con quelle foto, non vorrai mica rovinarmi?”. “Sì” risposi io, “a meno che tu non diventi uno schiavo come mia madre”.
Paolo allora mi disse: “che cosa vuol dire essere tuo schiavo, cosa dovrei fare o meglio non penserai mica che ti ubbidisca come tua madre”.
“Invece sì”, risposi io, “voglio proprio che tu mi ubbidisca ciecamente come mia madre, pensaci bene, se te ne vai ora domani tutti in città sapranno che lecchi i cazzi e sicuramente la tua vita cambierà drasticamente, se invece accetti di essere mio servo quelle foto non saranno mai sviluppate, nessuno saprà mai niente, ma la tua vita cambierà lo stesso, poiché sarai completamente a mia disposizione”.
Paolo mi guardò disperato, inizialmente non sapeva cosa fare, poi capì che non aveva scelta e disse: “va bene Luca, farò quello che vuoi tu, sarò tuo schiavo”.
Io risposi: “Ricordati che nel momento che ti ribellerai, le tue foto saranno di dominio pubblico”. Lui rispose: “Stai tranquillo, non mi ribellerò, ci tengo alla mia reputazione”.
Bene bene, pensai, in due giorni ho già due schiavi a mia disposizione e l’indomani sarebbero ritornate le mie sorelle. Con l’aiuto di mamma e di Paolo le avrei certamente costrette a sottomettersi.
Mi rivolsi a Paolo ed dissi: “Comincia a spogliarti, ti voglio vedere completamente nudo di fronte a me”. Poi rivolgendomi a mamma invece dissi: “Invece tu, cagna, vieni qui e continua il pompino che aveva iniziato Paolo, sono ancora eccitato ed il cazzo è duro da morire”.
Così mi ritrovai seduto sul divano, con mia madre inginocchiata ai miei piedi con il mio cazzo quasi completamente infilato in bocca e Paolo di fronte a me completamente nudo, con il cazzo dritto per l’eccitazione dovuta dalla situazione.
Credo infatti che come mia madre, anche Paolo sia in fondo uno schiavo nato, solo che non lo sapeva.
Dissi a Paolo: “Vieni anche tu in ginocchio sotto di me e leccami la cappella insieme a mia madre”.
Così Paolo eseguì quanto ordinato e cominciò a leccarmi. Non resistetti molto a quella doppia pompa e sborrai sulla faccia di Paolo, poi ordinai a mia madre di leccargli tutta la sborra dalla faccia così da ripulirlo per bene.
Mia madre leccò ed inghiottì tutto lo sperma in un battibaleno, era veramente vorace di sborra. Poi rivolgendomi a Paolo dissi: “Paolo, dato che ti sei comportato bene, ti nomino primo schiavo, quindi in mia assenza avrai il controllo di mia madre, ma ricordati che dipendi sempre da me”. Ora per dimostrarti quanto ti ho detto io uscirò per andare a fare un po’ di shopping così tu potrai sbatterti liberamente mia madre, puoi anche picchiarla se ti fa piacere, tanto è solo una cagna, ma voglio che ritrovarti ancora qui al mio ritorno”. Detto questo, mi ricomposi ed uscii.
Dopo un’oretta rientrai a casa e trovai con mia grande soddisfazione Paolo e mia madre ancora nudi che giravano per casa. Appena mi videro si fermarono.
Erano in attesa di ordini che io non tardai a dare.
Ordinai a tutti e due di venire camminando a quattro zampe da me, che nel frattempo mi ero seduto, ed ordinai a mia madre di raccontarmi quello che era successo in mia assenza. Mia madre allora cominciò dicendomi che non appena uscii di casa, Paolo la prese di peso e dopo averla sbattuta sopra al tavolo della cucina la scopata violentemente, mentre le torceva i capezzoli. Poi dopo averla fatta girare a pancia sotto glielo mise nel culo e l’inculò sborrandogli dentro mentre contemporaneamente le dava delle forti sculacciate sulle natiche.
Detto questo si girò mostrandomi i segni delle manata ancora visibili.
Allora chiesi a mia madre se il trattamento le fosse piaciuto.
Lei rispose che aveva apprezzato molto essere sbattuta selvaggiamente da un estraneo a casa sua, per lei era stato come se gli avessi fatto un regalo.
Mi rivolsi a Paolo e dissi: “Bene, prima di rimandarti a casa voglio come ultima cosa per oggi, sfondarti il culo come tu hai fatto con mia madre”, “alzati in piedi e piegati a 90 gradi.” Lo sguardo di Paolo era chiarissimo, aveva una paura cane, ma dopo qualche secondo ubbidì e si mise come gli avevo detto.
Ordinai a mia madre allora di leccargli il buco del culo cosi da farlo aprire un po’ mentre con la mano mi menava l’uccello per farmelo venire duro.
Quando il mio cazzo fu pronto, lo feci cospargere da mia madre di olio e inizia con l’appoggiare la cappella al buco del culo di Paolo.
Per far sì che si dilatasse ancora di più ordinai a mia madre di farlo eccitare, leccandogli la cappella.
Infatti il buco del culo si allargò ancora e piano piano spinsi il mio uccello, che se pur non gigantesco era pur sempre di dimensioni di tutto rispetto, nello sfintere di Paolo.
Lo infilai quasi tutto dentro e cominciai a stantuffarlo.
Paolo urlò di dolore, “Ahi, mi spacchi, fermati che non ce la faccio più.”
Fortuna che abitavamo fuori città e nessuno poteva sentirlo.
Più lui urlava e più io acceleravo il ritmo. Più io spingevo più lui urlava.
I suoi occhi erano lucidi, qualche lacrima scorreva sulla sua guancia, ma io non mi feci impietosire.
La situazione durò qualche minuto, poi quando stavo per venire, glielo tolsi dal culo, lo girai e gli schiaffai il cazzo in bocca, orinandogli di bere tutta la mai sborra, senza neanche farne cadere una goccia o avrei ricominciato ad incularlo.
Paolo bevve tutto con grande disappunto di mia madre che avrebbe gradito un po’ di quel nettare pregiato di cui è tanto golosa.
Si era fatto tardi, così diedi a Paolo il permesso di farsi la doccia e di tornare a casa.
Prima che se ne andasse gli ordinai che il giorno seguente rimanesse a casa, pronto a venire da me quando l’avrei chiamato.
Paolo ci salutò ed uscìì a testa bassa, era ancora sconvolto ma affascinato da quella situazione. Si ritrovava mio schiavo, ma padrone di mia madre.
Sapevo che oramai era completamente in mio potere.
Rimanemmo io e mamma da soli. Lei era sempre inginocchiata sotto di me, così le ordinai di leccarmi i piedi.
Dopo un po’ sentii il bisogno di pisciare, stavo per alzarmi per andare in bagno quando mi venne un’idea.
Dissi a mia madre. “apri bene la bocca, cagna, che ora ti voglio usare come cesso!”.
Lei rispose: “Come tu vuoi, padrone”, si avvicinò e spalancò la bocca.
Io inizia a pisciarle in gola e lei ingoiò tutta la mia pioggia dorata come se l’avesse sempre fatto, forse era abituata a bere l’urina di mio padre.
Quando ebbi finito di pisciare, lei mi leccò il cazzo pulendomelo in modo perfetto senza che glielo avessi chiesto.
Allora io gli dissi: “Mamma, sei proprio una grande troia, ti voglio bene”.
Lei mi guardò e mi disse: “Anche io ti voglio bene figlio mio, e ti ringrazio per tutto quello che mi stai facendo”.
Io le accarezzai la testa e le dissi di andare a preparare la cena.
Lei alzandosi rispose: “sono la mamma più fortunata del mondo”.
Cenammo velocemente e poi andammo a dormire.
Lei venne in camera mia per darmi la buona notte, cosa che non faceva più da molto tempo. Si vedeva benissimo che era orgogliosa di me.
Prima di congedarla le dissi: “Cara mamma, domani torneranno Claudia e Stefania (le mie sorelle), vorrei che tu mi aiutassi a farne delle perfette schiave”, “è da molto tempo che mi masturbo pensando a loro che mi fanno un pompino o che me le scopo selvaggiamente, e poi forre fare una sorpresa a papà quando torna”.
Normalmente questo non è un discorso da fare alla mamma, parlando delle proprie sorelle, ma dato la strana situazione che si era creata, mi parve naturale farlo.
Per tutta risposta mia madre disse: “Certo figlio mio, come tu desideri”, ed aggiunse, “lascia fare a me, lo sai che sono molto attaccate a me e fanno sempre tutto quello che io gli dico”.
Sapevo di poter contare su di lei, e poi avevo anche Paolo come arma segreta.
Dopo averla salutata, lei uscii ed io mi addormentai velocemente, data la stanchezza per la giornata intensa che avevo trascorso.

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