Il giorno dell’ aspirapolvere


Il giorno dell’ aspirapolvere

Il Giorno dell’Aspirapolvere cadde di mercoledì.
Bert era partito il lunedì precedente per la Thailandia. Hindy era in casa, annoiata e indecisa su cosa fare quel giorno. La sera prima aveva attivato l’allarme della sveglia per alzarsi presto: pensava forse di accendere la luce della cucina come invito a Percy. Quando la sveglia suonò, riandò con la mente a Percy, fece una smorfia, premette il bottone dell’allarme e dormì fino alle dieci. Poi si alzò, s’infilò una vestaglia lunga di velluto verde e scese in cucina. Riempì la caffettiera e la mise sul fuoco e in attesa del caffè, misurò a passi lunghi e lenti il soggiorno.
Una giornata davanti. Un mercoledì. Che farse ne? Se fosse stata socia di un club femminile di bridge, non avrebbe avuto problemi di sorta per il pomeriggio. Ma, grazie a Dio, lei non apparteneva a nessun circolo del genere. Rabbrividì al solo pensiero.
Fuori la giornata era grigia. Dentro si sentiva grigia. Pure il caffè, gorgogliante e schiumoso, sapeva di grigio. Pensò di nuovo a Percy: essere grigio. Ma c’era quel giovane e gagliardo Rudolph…
Anche se non era un tipo esattamente grigio, sussisteva il grigio fatto che lavorava come garzone in quel piccolo negozio delle vicinanze solo durante il fine settimana. Ed era mercoledì. Un grigio mercoledì. Il tipo di giornata in cui…
Sì, il tipo di giornata in cui immaginava che la gente commettesse suicidio, tagliandosi i polsi o via discorrendo. Senonché aveva letto da qualche parte che la maggior parte dei suicidi si aveva in giornate piene di sole, quando il mondo intero si presentava nella sua più radiosa luminosità. I suicidi avevano forse a che vedere con l’incapacità dell’individuo di fronteggiare tutta quella radiosità esteriore. La cosa la lasciava piuttosto perplessa, sconcertata. Se mai avesse deciso di suicidarsi, lei avrebbe scelto una giornata grigia. Probabilmente un mercoledì.
Percy, no. Rudolph, no. Perché non con qualcun altro, allora? Certo, avrebbe potuto Certo, ma qual era il punto? Il punto era stato chiaro, naturalmente. Acquisire esperienza, dominare le variabili, imparare. Ma cosa le avevano dato, dal punto di vista dell’esperienza, le sue due escursioni verso inguini d’altri uomini… cosa cui lei non avesse dato un suo decisivo contributo?
Risposta: niente. Ma non avrebbe potuto, certo, accostare per via un passante e chiedergli di punto in bianco: ” Ehi, tu, hai qualcosa di buono e di
interessante in serbo? Voglio dire, sei diverso?
Puoi offrire qualcosa di nuovo? ” O avrebbe potuto?
E anche se avesse potuto, qual era il punto? Non una volta, da quando aveva acquisito le sue ” nuove ” esperienze, Bert le aveva concesso l’opportunità di interpretare il suo nuovo ruolo. O forse sì. Dopo tutto, non av.eva insistito per passare ogni loro momento da svegli scopando in questo o in quel modo. Lei, semplicemente, non aveva avuto… cosa?
Il desiderio? L’inclinazione? No. Il fegato, il coraggio: ecco cosa non aveva avuto.
” Un bagno alla crema? ” le pareva di sentirlo chiedere. ” Come diavolo ti è venuta un’idea del genere? Dio, no, Hindy non dirmi che quel verme insignificante di un lattaio… ”
“Sandwich al cazzo? Certo, niente male come idea, anzi… Ma, senti come e dove e chi… ”
Bert, in definitiva, aveva un ego abbastanza facilmente vulnerabile. No, forse se ci fosse stato il verso di fargli apparire una nuova idea come in realtà sua… Ma in tal caso sarebbe venuto me no lo scopo originale, l’autentica ragione per cui…
L’autentica ragione? meditò. Non aveva, per caso, fatto altro che raggirare se stessa a proposito delle sue reali motivazioni? Bert l’aveva definita una chandra di questa o di quella specie… traduzione: ragazza dalla fica calda. Non poteva negarlo e non poteva neppure negare che la sua originaria propensione verso cazzi extraconiugali dipendeva forse dal fatto che il cazzo coniugale si trovava fuori casa per periodi troppo lunghi. Ne poteva ne gare un’altra, più semplice verità:
Le piaceva scopare.
Un fatto. Un fatto constatato e ora accettato.
Il caffè ebbe all’improvviso un sapore meno grigio. Fuori della sua finestra la giornata era ancora la stessa, ma sapeva che fuori della porta c’era…
Fuori della porta… un rumore metallico. Un attimo di riflessione e Hindy identificò il rumore.
La cassetta per la posta! E dove c’è una cassetta che sbatte, là vi dev’essere un postino.
Raggiunse in un baleno la porta.
Quando l’aprì il postino si girò. Era ormai a metà del vialetto, ma si girò. ” Sì, signora? ”
Era magro e smunto e doveva avere superato da un paio di secoli almeno l’età del pensionamento. Immaginò che le sue ginocchia scricchio lassero più forte della sua voce.
” Ehm,. bella giornata, no? ” si limitò a dire con un sorriso Hindy.
Il postino alzò lo sguardo verso il cielo. ” Piuttosto grigia, direi, ” fu il suo commento. Si strinse nelle spalle e riprese il suo cammino.
Hindy prese la posta dalla cassetta e rientrò in casa.
Tré bollette e una rivista di meccanica cui si era abbonato Bert.
Quando squillò il campanello della porta, Hindy diede in un salto di dieci centimetri, per la sorpresa. Be’, facciamo cinque. Accostò esitante la mano al chiavistello. Cristo, poteva quel postino essersi fatta la pazza idea…
” Salve, ” si sentì salutare.
Discreta statura, corporatura media, carnagione scura, capelli neri e impomatati, completo classico ravvivato da una cravatta arancione. Non era il pestino, decisamente. Era…
” … il responsabile del servizio aspirapolveri del suo territorio. ”
” II mio territorio? Non sapevo di averne uno. ”
L’estraneo diede in una tipica risata da propagandista, una risata cadenzata di tré sillabe: ” Ah ahah! ” L’accento sulla seconda sillaba. Risata che si premurò di ripetere, per accertarsi che la padrona di casa non se la fosse perduta.
” Ahahah! Avrei dovuto dire della sua zona. In realtà è il mio territorio. La sua zona è il mio territorio. ”
” Carina come definizione, ribattè con un freddo sorriso Hindy. Ma poteva quel tizio trasformarla in realtà? si chiese. Dopo tutto, era un commesso viaggiatore. E un commesso viaggiatore entra in un sacco di case, conosce un sacco di donne, ha senza dubbio una varietà di esperienze.
Inoltre; a lei piaceva scopare, si ricordò. Ma lui non glielo aveva ancora chiesto. Non che la richiesta, quando si arrivava al dunque, fosse tanto importante, indispensabile. Ma sarebbe stato bello sentirselo chiedere, tanto per cambiare. Non evitò, comunque, di notare il modo in cui gli occhi scaltri del propagandista vagavano sul davanti della sua vestaglia.
” D’accordo, ” disse, con un’espressione ancora fredda, Hindy. ” Ora che abbiamo sistemato la geograna, possiamo passare al motivo che l’ha condotta a suonare il mio campanello? ”
” Sono un addetto del servizio aspirapolveri, ” specificò l’uomo.
” Vuole dire che è un venditore di aspirapolveri, ” ribattè Hindy.
La faccia del propagandista si tese in una smorfia penosa, come se lei avesse scoreggiato o qual cosa del genere.
” Venditore? Ahahah! Via, mia cara signora, non è affatto vero. Sono semplicemente qui per controllare il suo attuale aspirapolvere e per offrirle i miei servigi, se richiesti. ”
Oh, sono senz’altro richiesti, pensò Hindy, specie se all’altezza del tuo inseparabile ” ahahah “.
Ma lui stava ancora parlando.
” … gratuiti. Senza nessun obbligo. ”
” Proprio come piace a me, ” convenne Hindy.
” Non vuole entrare? ”
” Con piacere mia cara signora. Ma prima mi permetta di andare a prendere i miei strumenti di lavoro. Li ho lasciati in macchina. ”
Si girò e s’avviò leggero verso una giardinetta Ford accostata al marciapiede. Prese dal bagagliaio due lunghe scatole di cartone, ciascuna provvista di manico, e ritornò quindi sui suoi passi.
Mentre posava le due scatole in soggiorno, Hindy si sentì in dovere di chiedergli: ” Pensa di dover fare qualche intervento di alta chirurgia? ”
” Ahahah! Rimarrà sorpresa nel constatare quante cose possono non andare in una macchina come la sua. Senta, possiamo vedere il suo vecchio apparecchio? ” chiese con voce gioviale.
Hindy, comunque, non si perse il tono leggermente meno che gioviale con cui lui pronunciava la parola vecchio. Specie in considerazione del fatto che il suo aspirapolvere era uscito dall’imballaggio originale da neppure due anni. Ma quello era il suo gioco, si disse Hindy, e gli avrebbe per messo di condurlo a suo piacimento. Per qualche tempo, almeno.
Hindy andò a prendere l’aspirapolvere riposto nell’armadio a muro.
” Ahahah! Un prodotto della concorrenza, ” rise, mettendosi in ginocchio per ispezionarlo. ” Buona macchina… e modello pure recente, vedo. La scienza ha naturalmente compiuto lunghi passi nel frattempo, ma… ahhhh! ”
Aveva aperto il rivestimento esterno dell’aspirapolvere.
Hindy si sedette sul pavimento, l’elettrodomestico fra di loro. ” Qualcosa che non va? ”
” Be’… ” La guardò con un’espressione seria come di dottore che abbia appena terminato di esaminare alla luce una tua radiografia.
” Saprò reggere il colpo, ” disse coraggiosamente Hindy.
Lui parve soppesare se l’interlocutrice fosse davvero in grado di sopportare una notizia del genere. Disse gravemente: ” Dovrei fare alcuni test. ”
Si tirò in piedi, sollevando goffamente il pesante aspirapolvere dal pavimento. Pesante? Ma non era affatto pesante. Lo aveva appena preso dall’armadio a muro. E allora, perché quelle spalle così ingobbite? Forse che il nostro ahahAllegro Propagandista era affetto da ernia o da qualche malanno del genere?
” Ecco! ” esclamò lui, sospirando rumorosamente per lo sforzo mentre posava goffamente l’ingombrante aspirapolvere vicino a una presa. E mentre lui armeggiava faticosamente per srotola re il cavo, Hindy scosse violentemente il capo. Ingombrante? Era un modello abbastanza recente e moderno, l’aveva detto lui stesso. E perché tanta difficoltà nello srotolare quel cavo? Era una specifica caratteristica di quel modello… la facilità d’impiego.
Inserita la spina, l’uomo si alzò e si spostò a un lato dell’aspirapolvere. Riguadagnato il proprio equilibrio, si aprì in un largo sorriso.
” Spiacente, signora. Sembra che questi vecchi apparecchi abbiano sempre qualche pezzo di me tallo pericolosamente sporgente capace di mettere in crisi l’inesperto. ”
Hindy annuì incerta mentre l’uomo inseriva il tubo flessibile alla base dell’apparecchio. ” Ora, ” annunciò e trovò tastoni il giusto pulsante e il motore rombò a vita.
” Tutto a posto, no? ” chiese Hindy.
” E quello cos’è? ” gridò l’uomo. ” Non lo sente? ” E indicò con ampi gesti l’aspirapolvere. ” Dev’essere un esemplare particolarmente rumoroso.
O forse è partita qualche guarnizione. ”
” Non c’è motivo di gridare tanto, ” disse Hindy.
” E questo? ” Scosse pensierosamente il capo.
” Sì, forse si tratta semplicemente della guarnizione. Ma, vede, la vera prova consiste… ”
Accostò l’estremità aspirante del tubo al tappeto posto davanti al divano e riuscì in qualche modo a incespicare contro l’apparecchio. Dopo avere riguadagnato il proprio equilibrio, passò due o tre volte l’aspirapolvere sullo stesso punto del tappeto. Poi, spense il motore.
” Oh, così va meglio! ” esclamò.
” L’aspirapolvere, vuole dire? ” chiese Hindy.
” II rumore, mia cara signora. Sto parlando del rumore, ” disse con tono di voce confidenziale.
” Alcuni di questi motori rombano come un 747 in fase di decollo. Ma ora guardiamo il lavoro compiuto. ”
Hindy ispezionò il tappeto. ” Mi sembra pulito. ”
” Certo, ” convenne lui. ” Ma il suo aspirapolvere non ha debellato lo sporco nascosto. ”
” Sporco nascosto? ” ripetè Hindy.
Lui annuì deciso. ” Qui, mi permetta di provarglielo. ” Si avvicinò a una delle due scatole che aveva prelevato dalla macchina. L’aprì in un batter d’occhio e apparve…
Apparve, naturalmente, un aspirapolvere nuovo di fabbrica.
” È l’ultimo grido in fatto di pulizia domestica, mi creda. È dotato di quella che, in attesa di brevetto, amiamo definire come Aspirazione magnetica solare. Stia a vedere: passerò ora questo apparecchio sulla stessa zona che ho appena terminato di pulire con il suo vecchio modello. ”
Hindy guardò.
Guardò come, per esempio, il piazzista maneggiava la sua creatura. Nessuno sforzo, nessuna goffaggine ora. Sembrava come impegnato in un armonioso minuetto con un partner perfettamente rispondente. E in un lampo fu tutto pronto, per l’azione.
L’aspirapolvere entrò in funzione.
” Rumoroso, non trova? ” chiese Hindy. Il rumore infatti le sembrava dello stesso livello di quello prodotto dal suo vecchio apparecchio.
Lui aggrottò severamente le sopracciglia. ” Rumoroso? ” domandò. ” Mia cara signora, questo modello richiama il Bisbiglio solare. Ci piace immaginare il suo ronzio come delicato bacio di sole sulla tenera fogliolina verde di una vigorosa quercia della foresta. ”
” In attesa di brevetto? ”
” Marchio di fabbrica, ” precisò e con movenze di ballerino innestò il flessuoso tubo aspirante.
” Ora, ripasserò sopra la stessa parte del tappeto che mi ha appena visto pulire… e lei guardi, mi raccomando! ”
Hindy guardò di nuovo. L’osservò passare tre volte, giusto tie volte, l’aspirapolvere sul tappeto.
” Noti il tubo particolarmente lungo. Comodo, non trova? ” L’osservò appoggiare armoniosamente il tubo contro il divano. Lo guardò premere con il piede il giusto pulsante che riportò a quiete il Bisbiglio solare. L’osservò sganciare dall’aspirapolvere una borsa di plastica ” Dello ‘stesso materiale usato per lanciare sulla Luna i nostri coraggiosi astronauti, ” commento per inciso e rovesciare io sporco raccolto sul pavimento pulito.
” Ahahah! Vede, mia cara signora? Sporco nascosto che inciderà notevolmente sulla durata dei suoi tappeti. Ora io stimo, ” proseguì stralunando gli occhi verso il soffitto, ” che per riparare il suo vecchio e logoro apparecchio dovrà sborsare non meno di cinquantacinque dollari, probabilmente sessantacinque. Sarà quanto dovrà pagare per assicurarsi un’efficienza media. Mi spiace dirglielo, ma neppure quando era nuovo il suo apparecchio doveva funzionare troppo bene. No, niente Aspirazione magnetica solare, come in questo. E questo aspirapolvere viene messo normalmente in commercio per… bé, non si preoccupi del suo prezzo di mercato. Visto che la ditta mi ha autorizzato, a scopi promozionali, a vendere alcuni esemplari sottocosto, questo apparecchio, proprio questo qui, con la sua Aspirazione magnetica solare e il suo Bisbiglio solare le verrà a costare soltanto… ”
” Non voglio questo suo fottuto apparecchio, ” sbottò Hindy.
” Eh? ”
” Mi ha sentito benissimo. Non voglio sentire parlare di 747 ne di Bisbiglio solare che bacia una tenera foglia verde. Non voglio il suo fottuto aspirapolvere. ”
” Abbiamo alcuni accessori che potrebbero interessarla… Mi permetta di mostrarglieli. ” E le sue mani furono nella seconda scatola. ” Normalmente… dico normalmente, mia cara signora… questo corredo ha un costo supplementare, ma in questo caso specifico… ”
” Io in questo caso specifico… com’è quel suo altro accessorio? ”
” Scusi? ”
Lui indietreggiò di due passi, non uno di più ne uno di meno. Posteriormente le sue gambe era no contro il divano, anteriormente contro Hindy.
Le mani femminili si destreggiarono abilmente e aprirono la cerniera dei pantaloni prima che lui potesse emettere un qualsiasi Bisbiglio solare.
La mano sul montante della porta, Hindy rise beatamente. ” Mi piacerebbe molto venire scopata proprio ora. Specialmente da uno dotato di un… tubo flessibile eccezionalmente lungo. Senza sottovalutare la sua Aspirazione supersolare. ”
La mano palpò il pene… era effettivamente lungo! Le dita dell’altra mano giocherellarono con i capelli che gli ricoprivano la nuca, la sua guancia ora pressata contro quella di lui. Già sapeva che quel commesso viaggiatore stava per diventare la sua prossima conquista. L’inturgidimento del pene non lasciava dubbi in proposito.
” Senta, ” riattaccò lui, ma Hindy lo interruppe sull’istante.
” Senti tu, invece. Se mi farai ascoltare ancora una volta quel tuo ‘ahahah’ o se mi chiamerai di nuovo ‘mia cara signora’, ti sradicherò letteralmente questo tuo tubo flessibile di carne, mi sono spiegata? ” Lui annuì e lei proseguì:
” Non sono una stupida. So capire l’imbroglio, quando c’è imbroglio. Per esempio, non mi hai fatto vedere nessun raccoglitore vuoto prima di mettere in azione il tuo portentoso gioiello. Inoltre, l’udito non mi fa difetto, e poi so capire quando la goffaggine è voluta, cercata. ”
Cazzo duro a parte, lui sembrava sinceramente mortificato. ” Non sono stato convincente? ”
Hindy sorrise. ” Conosco il mio aspirapolvere e so quanto pesa e come pulisce e il rumore che fa.
Concedimi almeno questo come cervello. Ma devo comunque ammettere che il tuo minuetto è stato delizioso. ”
” Quadriglia, ” la corresse il piazzista. ” S’è trattato di una quadriglia. Quante prove barbose, a proposito, e a suon di musica. ”
” La tua è stata comunque una prestazione da autentico professionista. ”
” Uhm… ma niente vendita qui, giusto? ”
” Giusto. Il che non significa che la tua tecnica sia sbagliata. Non fa presa su una persona come me, ecco tutto. ”
L’uomo tentò di stringersi nelle spalle, poi guardò la mano che serrava il pene e non portò a termine la sua stretta di spalle. ” Uhm… funziona, la maggior parte delle volte. Rimarrebbe sinceramente sorpresa se… ”
” Io ho in mente una tecnica migliore, ” disse Hindy con un tono di voce suadente. ” E forse sarai tu a rimanere sorpreso. Tè ne darò volentieri la dimostrazione, sempre che tu non abbia particolarmente fretta. ”
” Fretta? Ehm, non particolarmente. ”
Hindy gli solleticò con la lingua l’orecchia e vi soffiò dentro il suo alito caldo. E in bisbiglio disse: ” Dovresti parlare di più del tuo sfiatatoio. Hai un buono sfiatatoio? ”
II propagandista non aveva ancora capito l’antifona. Le lasciò scivolare le mani sul sedere e cominciò a rialzarle lentamente la vestaglia lunga di velluto. Hindy lasciò andare il pene, gli Strinse entrambe le mani intorno al collo e s’abbandonò morbida e flessuosa contro di lui. Le mani ma schili erano sulle natiche nude, che s’andavano corrugando di pelle d’oca.
Hindy sentì sollevarsi il lungo e duro turgore.
Non soltanto lungo, ma pure grosso. Non massiccio come quello di Percy, ma notevolmente largo, specie se rapportato alla struttura fisica dell’uomo. Hindy cominciò a riconsiderare alcuni elementi della tecnica propagandistica del venditore.
Pure il beccuccio del tubo d’Aspirazione magnetica solare era piuttosto grosso. Come sarebbe stato succhiata, o aspirata, si chiese, da quel tanto decantato apparecchio magnetico solare? Era intenzionata a scoprirlo. Lo tirò verso il centro del soggiorno, precisamente nel punto in cui il tappeto era sgombro di mobili. Quando raggiunsero il punto da lei desiderato, Hindy si districò dal suo abbraccio.
Il piazzista la guardò con aria inebetita, ma Hindy non gli prestò attenzione mentre si piegava e cominciava a frugare nella scatola degli accessori.
Mentre si raddrizzava, le mani vuote ma la mente piena, azionò l’interruttore alla base dell’apparecchio con il suo piede nudo. E si aprì la vestaglia, permettendogli una buona occhiata d’insieme.
Sollevò il tubo aspirante ” extralungo ” e lo passò sui suoi calzoni, come se in procinto di spolverare un qualsiasi tendaggio.
” Bella superaspirazione! ” esclamò con voce sprezzante. ” Non ha ancora staccato niente! ”
Allontanò il tubo aspirante dall’uomo, frugò di nuovo nella scatola e passò in rassegna le varie spazzole e i vari tubi. ” A che serve questo? ”
Sollevò un grosso beccuccio.
” Superaspirazione, ” spiegò lui, guardandola con un sorriso incerto.
Innestò il grosso beccuccio al tubo dell’aspirapolvere e a titolo sperimentale se lo avvicinò al seno destro. Aspirava. Se lo passò sopra avanti e indietro. Le sembrava come di venire succhiata da un’enorme e poderosa bocca. Riusciva solo a immaginare cosa avrebbe potuto fare a lui.
Il commesso viaggiatore si era ormai fatto certe idee, forse non troppo simili alle sue, pensò Hindy, mentre sollevava il capo per guardarlo. Si stava slacciando la cintura. Quando i pantaloni gli caddero a terra, Hindy gli fu addosso con il tubo. Indossava un paio di mutande da pugile e Hindy scommise mentalmente con se stessa sulle possibilità di aspirargli il pene dal taglio longitudinale delle mutande.
Superaspirazione? Staremo a vedere.
Mentre lui si piegava per districare i pantaloni dai suoi piedi ora nudi, il bersaglio dichiarato di Hindy sparì, e così la donna diresse come alternativa il tubo munito di beccuccio verso le natiche dell’uomo. Uuuuooosh! e il tessuto venne pronta mente risucchiato. Con un grido di gioia, Hindy abbassò il tubo fino a tirargli le mutande intorno alle ginocchia.
E rise di nuovo, come bambina deliziata. Quale arma stupefacente si rivelava quell’aggeggio! Arma? Perché no? Interrogandosi e rispondendosi in rapida successione, si disse che il tubo era un’ottima mazza e decise di utilizzarla contro la parte posteriore delle ginocchia intralciate dalle mutande.
Stavolta YVuuooosh! proruppe dalla gola del l’uomo mentre cadeva all’indietro sul tappeto.
” Ehi! ” si lamentò.
” Cos’è quello? ” gridò Hindy. ” Non lo senti?
Il tuo Bisbiglio solare funziona! ”
Gli gridò le ultime cinque parole direttamente nell’orecchio mentre si abbassava su di lui. Il povero piazzista sussultò violentemente. Hindy non seppe stabilire se come reazione al suo grido o alla sua cattura del pene. Ma non le importava saperlo. Lui era ormai completamente suo.
E piombò con la bocca sulla preda turgida. I succhi orgasmici cominciavano già a fluire. La lingua s’incaricò di spalmare la calda viscosità sul l’intero pene, lubrificandolo a dovere. Spostando poi la bocca sullo scroto, che leccò leggera, accostò il pene al beccuccio dell’aspirapolvere in funzione.
L’uuuooosh meccanico e umano si fusero insieme, mentre Hindy cominciava a passare il tubo lungo il pene, su e giù, come se fosse una mano o una bocca.
I lamenti e le contorsioni maschili le dissero che le sensazioni dovevano essere estremamente piacevoli. Continuò a risucchiargli la punta del pene con il beccuccio, ricordando il piacere provato quando se l’era accostato ai seni. Strana sensazione: ti sentivi risucchiare e aspirare violentemente, ma piacevolmente.
Pur sapendo che la sua bocca non avrebbe mai potuto competere con quella macchina portentosa, tentò lo stesso di succhiargli superbamente i testicoli. E se li prese in bocca e li sferzò delicatamente con la lingua, animata dallo spirito della concorrenza.
Tempo. Come controllare il tempo di maturazione? Con il pene in mano o in bocca, sapeva cogliere ogni progressione dell’orgasmo. Ma ora poteva procedere solo per congetture. O no? Poteva capire l’andamento dell’orgasmo dai testicoli? Dopo tutto, era quella la fonte dello sperma. Vi do
veva pur essere qualche reazione interna avvertibile.
Eccola. I testicoli parvero contrarsi lentamente, farsi più piccoli, ripiegarsi su se stessi, accartocciarsi. Lo scroto era teso, tesi erano i testicoli; l’intera massa testicolare sembrava raggrumarsi per l’esplosione, come inspirazione continua che, raggiunto il limite di sopportazione, si svuota in un’espirazione tempestosa, esplosiva.
Indipendentemente da tutto, valeva la pena controllare simile ipotesi.
Hindy accelerò il tempo dell’aspirazione, sia ora la che. meccanica, Spinse quindi lo sguardo oltre il ventre e lo stomaco tesi del partner e vide il suo capo abbandonato all’indietro che rotolava da lato a lato, gli occhi chiusi. Lui stringeva e distendeva i pugni, secondo il ritmo da lei imposto, cercando qualcosa cui aggrapparsi, e trovò infine l’aspirapolvere che si strinse al petto. Hindy incrementò costantemente la pressione e la velocità. E poi lo sentì e lo vide a un tempo. I testicoli s’indurirono a roccia, le braccia s’irrigidirono intorno all’aspirapolvere e poi un sussulto spasmodico di fianchi e un grido selvaggio.
Era venuto. Orgasmo superbo, dirompente, tempestoso. E mentre staccava bocca e tubo aspirante dal corpo maschile in estasi ultima, Hindy vide gli ultimi fiotti di sperma caldo e viscoso eruttare dal pene rosso fiamma.
L’apparecchio era spento, silenzioso. Lui era sdraiato tranquillamente sul tappeto, nella stessa posizione di prima, lei al suo fianco, faccia a faccia.
” Bello, ” commentò il piazzista. ” E diverso. ”
” Mmmm. Mi piacciono le cose diverse. ”
” Vuoi lavorare per la nostra ditta? Scommetto che potresti vendere parecchio con quella tua tecnica tutta personale. ”
” Non voglio lavorare affatto. Mi piace che siano i miei uomini a lavorare. ”
” Significa? ”
” Significa che è giunto il tuo turno. ” Lo baciò leggermente sulle labbra. ” Significa che non dovrei essere io a dare una dimostrazione pratica di quanto può fare il tuo equipaggiamento. Significa che non sono affatto soddisfatta. Significa che ora la mano passa a tè. ”
” Significa che vuoi essere scopata, ” concluse lui.
” Non semplicemente scopata. Voglio venire scopata da tè come tu solo e nessun altro può scoparmi. Capisci? ”
Lui annuì. ” Sì, capisco. Ma tu sei un’autentica invasata, lo sai? ”
Gli leccò la punta del naso. ” Buffo. Pochi minuti fa non ti lamentavi di questo. Ora, tanto per cambiare, recita pure tu la parte dell’invasato… sempre che non ti manchi l’immaginazione. ”
L’ultima precisazione le uscì sarcastica di bocca, proprio come si era proposta. Lui reagì arrossendo visibilmente. Aveva attaccato la sua mascolinità, la sua virilità, anche se in una maniera che usciva dai canoni abituali. Non aveva detto: ” Ehi, hai un cazzo più piccolo che mai abbia visto in vita mia! ” o ” Non credo che ce la faresti a venire due volte neppure se avessi sei palle sotto quel tuo cazzo. ” No, l’attacco era stato rivolto alla sua immaginazione. E lui era arrossito e avrebbe fatto certamente del suo meglio per smentirla.
Ma al diavolo il suo ego. A Hindy importava soltanto che il ” suo meglio ” fosse almeno sufficiente.
Con un sorriso sicuro, lui si rotolò verso lo scatolone che conteneva gli accessori e tirò fuori due spazzole e un altro beccuccio. Esaminò attentamente gli oggetti presi e poi la sua preferenza ricadde su una spazzola lunga e stretta. Ripose gli altri accessori nella cassetta. Si alzò in ginocchio e tirò l’apparecchio verso di sé. Guardò con un lungo sorriso Hindy, poi svitò il tubo e lo riavvitò a un altro foro dell’aspirapolvere. Tolse dal l’estremità del tubo flessibile il beccuccio superaspirante e lo sostituì con la spazzola stretta.
Si alzò in piedi. ” Pensi che mi sia goduto un buon bocchino. Bene, è vero, ma prima aspetta di provare quanto ho in serbo per tè. ”
Accese l’apparecchio e il tubo flessibile s’avvicinò al corpo disteso della donna. Una violenta raffica d’aria le scompigliò i capelli. E mentre l’aria compressa le increspava l’intero corpo, la spazzola setolosa le sfiorava collo, spalle, seni, simile a denti delicati di una bocca gigantesca che soffiava calda sulla sua pelle.
L’aria calda le investì i piedi, dopo avere tormentosamente evitato il ventre e la zona genitale.
Lui si sedette ora sul pavimento, al suo fianco, sollevandole le gambe e posandogliele quindi sulle proprie cosce.
Il pene era eretto e Hindy fu di nuovo sorpresa dalla sua lunghezza. Le sfregava adesso il solco anale mentre la mano libera del maschio le accarezzava la parte posteriore delle cosce. Il tubo flessibile, quello meccanico, era vicino a lei, il getto d’aria diretto contro il diaframma. Lui si pie
gò e le baciò umido lo stomaco. L’aria calda asciugò in fretta la pelle e la piacevole sensazione la infiorò di pelle d’oca. Le labbra maschili s’abbassarono quindi verso la fica e l’aspirapolvere ne seguì il cammino.
La lingua esplorò le pieghe delle labbra vagina li e Hindy cominciò a tremare all’eccitazione di ciò che pensava l’aspettasse. Ma lo choc della prima penetrazione della lingua umida e calda ebbe tuttavia il potere di sorprenderla. L’aspirapolvere soffiava ancora ondate calde e sensuali di piacere sulla parte superiore delle cosce, mentre il pene si perdeva in giochi con l’ano. Quando Hindy si spostò per avvicinare maggiormente il pene al l’imboccatura anale, la lingua si perse in esplorazioni più profonde. Poi la lingua diede un ultimo saluto alla cavità vaginale e lei si trovò sorprendentemente a sedere sul pene cremoso. Cominciò quindi a muoverla sul suo pene turgido e palpitante, stringendo le cosce, tirandola su di sé, i testicoli bulbosi che battevano contro le natiche febbricitanti, il getto d’aria che increspava e solleticava la clitoride. E poi…
La bocca del tubo flessibile da cui continuava a fuoriuscire aria passò lieve sopra l’interno delle cosce, avvicinandosi sempre più alla vagina, solleticando, accarezzando, prudendo… un pizzicore unico che serpeggiava sull’intero suo corpo, pizzicore che s’andò poi metodicamente e lentamente
concentrando intorno alla clitoride, cerchi interminabili che la fecero familiarizzare con la sensazione stimolo dapprima strana della spazzola irritante, pungente. E poi…
Le cacciò dentro l’estremità dell’aspirapolvere, il getto d’aria che sembrava quasi scalfire le pareti vaginali con la sua forza calda. E ora da quando? si chiese il pene pulsava nel suo retto e a tutta risposta lei tentò di alzarsi e di abbassarsi su di esso, ma a ciascun movimento il getto d’aria entrava più profondamente in lei, dilatando in maniera empia e innaturale le sue pareti sacre.
Il tubo si snodava come vellutato sul ventre piatto e ansante e sotto e intorno ai seni. E lui…
Il pene nell’ano, la spazzola nella fica, il getto d’aria sulla clitoride. Oh, Cristo, sì… scopata tridimensionale. E lei si dimenava, scalciava, vorticava il capo, le dita come artigli, i tessuti interni in esplosione dall’inguine al cranio… Serpenti che strisciavano e ragni che filavano in lei e su di lei…
Rumore e luce e massa che turbinavano in strane, ignote forme simboliche che poi si sintetizzarono in un enorme e riconoscibile…
Dio, la forma simbolica che si erge su testa di serpente… e quando i serpenti morsero le carni che lei sapeva che stavano per SSSSSSSVAMMMPPPP … E l’Eden poi si ritrasse, sparì, incapace di assorbire la luce esplosiva che era in lei, abbandonò il suo corpo quando l’estremità del tubo flessibile e il pene salutarono le sue viscere e il getto d’aria calda cercò altri spazi in cui espandersi e lui abbassò sogghignante lo sguardo osservando il pene spento gocciolare il suo ultimo addio melanconico sul tappeto, pensando che almeno, oh! benedizione, avevano a portata di mano l’occorrente per pulirlo…

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