Julie


Julie

Julie nuda aspettava in camera da letto l’arrivo del marito. Viveva da giorni in uno stato di repressa eccitazione.
Adesso aveva un ” souvenir ” in serbo per lui, ma non sapeva come metterlo al corrente dei propri ” viaggi “. Ricordò il solleticamento provato al racconto di quanto facevano le mogli suburbane durante la giornata, non appena arrivate nella loro nuova comunità. Era stato lui a imbeccarla, giusto?
Giusto.
Il loro rituale prevedeva che l’avvertisse del giorno del ritorno, ma non dell’ora. Julie si era abituata ad aspettarlo a letto, nuda e pronta, indipendentemente dall’ora del suo arrivo. Mangiava aspettandolo, leggeva aspettandolo, guardava la televisione aspettandolo. A volte s’addormentava nell’attesa. Aspettava con ansia l’immancabile sorpresa con cui giungeva. Ma quella sera aveva pure lei una sorpresa da fargli.
Quella sera non ammazzò il tempo dell’attesa ne con un libro ne con la TV. E dopo qualche tempo s’appisolò. Nel dormiveglia allungò una mano per tirare il lenzuolo che prima doveva coprirla. Le mani brancolarono verso i piedi del letto fino a che non venne a trovarsi quasi seduta. Avvertì un’altra presenza nella stanza e fu subito sveglia e cercò di abituare gli occhi alla luce abbagliante che li colpì.
Claus era in piedi al fianco del letto, gli occhi su di lei. Indossava soltanto un sorriso. E la sua meravigliosa e massiccia erezione.
O, almeno, fu quanto notò dapprima Julie. Questa si allungò smaniosa per abbracciarlo e le mani lo afferrarono per i fianchi. Sensazione di cuoio duro, freddo. Una banda leggera cingeva ciascun fianco. Seguendo la stretta fascia di cuoio, scoprì che una guaina rigida s’allungava sopra il fallo del marito.
” Sorpresa! ” gridò, tirandola a sedere sul letto. Affossò la faccia tra i seni. ” Pensi di gradirla? ” E pressandole il duro rivestimento di cuoio contro le gambe, diede in una sardonica risata. E Julie fu subito sveglia, completamente sveglia.
” Credi di avere veramente bisogno di quello? ” ” No, ma è un’attrazione aggiuntiva. Palpalo.
Sembra alabastro, vero? “
Julie abbassò le mani e strinse con le dita il duro arnese. Sì, alabastro. Freddo, duro come pietra, leggermente ondulato e tuttavia levigato al tatto. Eccitante al tatto, quasi come pietra di paragone, pensò. Si chiese per un attimo di cosa fosse effettivamente fatto.
Claus la rovesciò sul letto, avvinghiandola di sorpresa per le ginocchia. S’allungo su di lei e le inserì il dildo tra le gambe, subito sotto l’apertura vaginale.
Julie provò una strana sensazione. Il freddo turgore creò un netto contrasto con i vividi ricordi del caldo pene pulsante di vita. Contrasto peraltro non spiacevole. Durezza e grossezza irreali ma fantastiche. Il dildo s’incanalò nella fenditura che s’apriva tra le natiche. E poi Claus lo mise in lento movimento, lubrificandolo con la cremosità della vagina.
” Nessuna storia lunga dietro a questo e neppure dietro all’altra sorpresa, ma saranno lo stesso di tuo gradimento, penso, ” disse Claus. Accarezzandole ora i seni, proseguì nei suoi lunghi e languidi movimenti ritmici.
Julie sentiva ora il dildo caldo, la frizione produceva un calore che l’avvolgeva tutta, che penetrava profondo in lei, che le ribolliva nelle viscere. Desiderò sentire in sé quell’enormità compatta. Glielo disse.
” La sentirai… fra poco. ” Claus si rialzò e si sganciò il dildo.
Si strinse poi una cinghia intorno al polso. Il dildo s’alzò ad angolo retto rispetto all’interno del polso.
Julie rise. La destrezza sessuale delle dita del marito non aveva mai cessato di sorprenderla, ma ora il loro potenziale risultava enormemente accresciuto.
Claus si trovava adesso disteso sul corpo della partner, il pene piuttosto floscio sospeso sopra la bocca di lei. Julie lo risucchiò, inarcando il corpo. Grazie a un abile e metodico lavorio di bocca e di lingua, lo sentì allungarsi e ingrossarsi fino a riempirle la cavità orale. Mentre lei baciava e leccava la punta in costante espansione, Claus cominciò a solleticarle l’entrata vaginale con il turgore artificiale che lei sentì di nuovo freddo. Julie cercò di risucchiarlo in sé, ma i suoi muscoli non riuscivano a trovare nessun appiglio su quella superficie fredda, levigata.
Il grosso pene artificiale prese a vagare dalla clitoride all’ano, indugiando a titolo dimostrativo presso l’entrata posteriore. E lei si tendeva immancabilmente, aspettandosi ogni volta che il massiccio dildo sprofondasse in lei, dilaniandola, lacerandola, spaccandola letteralmente in due. Ma l’estatico dolore non giunse.
Il dildo cominciò a solleticare l’entrata, solo l’entrata, vaginale. E Julie, smaniosa di sentire in sé tutta quella massiccia e traboccante pienezza, parve come impazzire. S’inarcò ripetutamente per consolidare il timido incastro, dimenticandosi di avere in bocca il pene di Claus, ma questi vanificava il tentativo ritraendo ogni volta il dildo. Poi, dopo un ennesimo inarcamento, la don-na esplose in un grido acuto.
Claus aveva risposto all’impennata della moglie con un deciso affondo. Il priapo granitico si lacerò un passaggio fino al ventre femminile, che parve demolire pezzo a pezzo. Il condotto vaginale si dilatò dolorosamente intorno a quel dildo che sembrava in continuo e frenetico ingrossamento. Julie succhiò furiosamente il pene che aveva in bocca come per prepararsi agli affondi dell’altro.
A ogni affondo il polso andava a cozzare contro la clitoride. Julie si puntellò con i calcagni sul letto per godere più completamente l’impazzare del dildo nelle sue viscere. Si dimenò e si contorse tutta per sentire meglio lo sfregamento del polso contro la clitoride palpitante, in fiamme. Seguì quindi qualcosa d’altro. Julie sentì delle dita aprirsi un passaggio nel sedere. Spalancò la bocca, ansando, risucchiando i testicoli e deglutendo nel contempo lo sperma caldo e schiumoso. E si contorse e si lamentò e impazzò sul letto, in preda ad autentica frenesia.
Le dita di Claus erano immobili nell’ano femminile. Non aveva bisogno di muoverle. Era lei stessa che vi vorticava sopra e intorno nella sua frenesia mentre anteriormente il dildo andava scandendo ritmi selvaggi.
E il ritmo della scopata si amplificò in tamburellare incalzante che interessò a un tempo ano, fica, clitoride e ancora ano, fica e clitoride, in inebriante successione. E la lingua femminile cercò di trasferire i battiti frenetici sul pene che le pal-pitava in bocca.
Il battito di tensione-dolore-piacere l’assalì, tra-mortendola, annebbiandole la mente. Le dita s’affossarono nelle natiche piene del marito, massaggiando e lacerando.
Dio, la lingua di Claus prese a leccarle le cosce spalancate e i muscoli si tesero in spasimo alla sensazione della calda umidità che s’andava di-stendendo sulla pelle viva, infiammata. Le dita femminili s’incanalarono nel sedere di Claus che rabbrividì tutto, facendogli perdere una battuta o due.
Lui cominciò quindi a scoparla seriamente, il sedere sospeso sulla faccia della moglie, il pene che le scanalava la bocca al tempo con il ritrarsi e lo sprofondare del dildo nella vagina. Le dita calcate nel retto la costrinsero a concentrarsi sull’orgasmo che andava ribollendo in lei. Non aveva su che focalizzarsi. L’incendio interessava l’intero suo corpo: bocca, sedere, vagina, cosce, dita. La sua testa era un caleidoscopio di colori fiammeggianti in spasmodico avvicendamento.
Sentì inconsciamente la punta del pene dilatarsi e sobbalzare e fremere. I muscoli della gola si allentarono per accogliere la nuova ondata di sperma che si abbatte quindi in lei. Julie rabbrividì convulsamente, esplodendo in tre distinti orgasmi. Due sbrindellarono la parete fra retto e vagina, mentre il terzo investì la clitoride quando questa ristabilì il contatto con il dildo granitico. E sospirò paga al defluire della tensione, abbandonandosi alla profonda soddisfazione del suo torpore sovrannaturale. Avvertì quindi inconsciamente lo scivolare delle sue dita ora snerbate dal retto di Claus. Succhiò le ultime gocce di sperma dal pene in uscita mentre lui ritraeva lentamente dalla vagina il dildo danese. La lingua maschile si distese in un ultimo, nostalgico saluto alle cosce e poi Claus si abbandonò al fianco della moglie. ” Oh, sensazionale! ” fu l’unico commento di Julie prima di lasciarsi andare a un sonno profondo, meritato.
Quando Julie si svegliò, Claus dormiva ancora, abbandonato sul letto, il dildo vicino alla sua mano. Sorridendo, si tirò a sedere tranquillamente sul letto, si stirò e si raggomitolò come gattinà stancamente paga.
Entrò quindi in bagno per accendere la luce. Spingendo lo sguardo nella camera buia, notò le lancette luminose dell’orologio: 5 e 30. Del mattino o del pomeriggio? si chiese. Del mattino, precisò l’orologio del suo ventre. Sorrise. Dopo il ritorno da un viaggio, Claus aspettava solitamente fino al pomeriggio prima di recarsi in ufficio. Si sorrise di nuovo. La notte e il mattino erano riservati al suo piacere. E pure a quello di lui, naturalmente.
Il piacere di Claus! E ricordò all’improvviso la sorpresa che aveva in serbo per lui. Lo guardò disteso sul letto: dormiva ancora saporitamente. Lo lascerò dormire, pensò, e rimanderò la sorpre-sa a stasera.
Guardò il dildo abbandonato sul letto e lo prese. Liscio. E freddo, ma… grosso. Duro. Il suo ano sarebbe stato capace di accoglierlo? si chiese. Cosa avrebbe provato? Claus, ne era certa, aveva un qualche progetto in proposito. Ma no, il suo ano non sarebbe mai stato capace di tanto. Mi ucciderebbe!.
Si sedette sulla sponda del letto e accostò a titolo sperimentale il dildo alle natiche. Dio, non mi entrerà neppure la punta, si disse. È più massiccio e più duro di quello di Mark, il lattaio. Tuttavia, si piegò per prendere il barattolo di vasellina che tenevano sotto il letto. Spalmò la sostanza giallastra sul dildo che accostò di nuovo al proprio solco anale. Allungò all’indietro una mano per dischiudersi le natiche. Avvicinò cauta la punta all’orifizio anale, cercando di rilassarsi per facilitare l’entrata. Rilassati, si disse. Sapeva che il rilassamento era la chiave, ma generalmente si tendeva tutta nell’attesa della spinta iniziale e così la penetrazione risultava immancabilmente piuttosto dolorosa.
Rilassati, rilassati, si bisbigliò, preparando il proprio corpo all’ancoraggio. Solleticò con la punta l’apertura grinzosa. Contò mentalmente fino a tre e poi spinse e la grossa punta entrò solo leggermente in lei. Emise un profondo sospiro e protese il sedere all’aria per snodare meglio il passaggio. Poi si fermò. Cercò di visualizzare il pene di Claus tutto intento a esplorare la sua cavità anale, ma non riuscì a mettere a fuoco le immagini. Spinse di nuovo il dildo dal dietro e lo sentì dilatare il suo stretto condotto. Era dentro solo per metà, anche se quella era la profondità massima mai raggiunta dal pene di Claus. Sensazioni strane. La parte più consistente del dildo era ancora all’aria quando staccò la mano dall’impugnatura per prendere dell’altra vasellina. Sentì parte del dildo protendere buffamente dal suo deretano. Non potè evitare di ridere all’immagine. Devo sembrare… ” Oh… Dio ” urlò. La grossa asta sprofondò nel suo corpo mandandola a sbattere con lo stomaco sul letto. ” Oh, mio Dio, mio Dio! ” si lamentò, cercando di orientarsi nello scintillio di stelle che le abbagliava gli occhi e di concentrare l’intero suo essere in uno sforzo supremo di defecazione. Mosse di scatto il capo e intravide la mano di Claus sospesa sopra il suo sedere. Si rese nebulosamente conto che… certo, non c’era nessun’altra spiegazione. E lo odiò, lo odiò per quell’attacco proditorio e violento, per il dolore che le dilaniava le viscere mentre il dildo cominciava a ritrarsi lentamente.
” Eri rilassata. Ti ho sentita ridere. Non guardarmi a quel modo, ” le disse Claus. ” Ho aspettato fino a che non ti ho visto perfettamente rilassata. ” Julie abbandonò il capo sulle proprie braccia, risollevando inconsciamente il sedere all’aria. Lentamente, istintivamente, cominciò a godersi la sua sensazione di pienezza. Il dolore andava smorzandosi. Si trovò a rispondere al movimento ora delicato di Claus inarcando le natiche.
” Non muoverti, ” le disse il marito. ” Lascia fare a me, ti prego. ” Claus si allungò su di lei, pressandole dentro il pene con lo stomaco, imprigionandoglielo in corpo. Le rialzò il sedere, cingendola con le braccia per i fianchi, le mani che s’incontrarono in corrispondenza della clitoride. ” Ho riportato pure qualcosa d’altro, ” le disse mentre spingeva verso la vagina il suo pene di carne, che appariva ora stranamente piccolo.
” Oh, il nostro vecchio amico, ” commentò Hindy.
Schiacciò il proprio ventre contro il sedere della moglie, cacciandole ancor più dentro il dildo, e disse: ” Questo nostro vecchio amico si è arricchito di qualcosa. ” E mentre il pene batteva l’antica via, Julie avvertì una strana sensazione di prurito sulle labbra vaginali. No, non prurito. Meglio, qualcosa che sapeva di morso, di puntura. Notò che gli affondi erano piuttosto corti. E dopo ogni breve spinta, quella varietà di sensazioni. Simili… sì, sensazioni come di denti e di polpastrelli che mordicchiavano e pizzicavano l’intera zona pubica, dall’ano alla clitoride.
Avrebbe pensato che quelle sensazioni fossero causate dalle mani del marito, se le sue mani non fossero state impegnate sui seni. E perse ogni senso di concentrazione a quelle spinte ripetute. E a ogni breve affondo il pene di Claus andava a sbattere contro la metà del dildo che le riempiva il sedere.
Il pene di Claus scopava un pene. Buffo. Julie avrebbe certamente riso non fosse stato per quelle centinaia di labbra che le pizzicavano l’intero sesso.
Lei abbassò tastoni le mani sotto il suo corpo inarcato per trovare il pene. Aveva bisogno di aggrapparsi a qualcosa. Doveva ancorare le folli immagini che turbinavano nella sua mente, ancorarle a qualcosa di sodo.
Afferrò la base del pene impegnato in un ennesimo affondo. E la mano venne punta come da tanti piccoli spilli. La ritrasse prontamente e le punture si travasarono sulle sue labbra vaginali. Gli posò quindi le mani sulle cosce e guidò e assaporò i suoi successivi assalti.
All’improvviso, il dildo e il pene con i suoi mille aculei innescarono in lei una tremenda esplosione. Incarnò le unghie nelle cosce polpose del marito per segnalargli l’affondo finale, ma lui non era pronto a fermarsi. Claus la caricò e la caricò ancora, prolungando il suo orgasmo dirompente e alla fine Julie si accasciò sotto di lui, totalmente spompata. Claus estrasse di colpo il pene e il caldo sperma schiumoso investì la schiena della moglie. Claus disincagliò violentemente il dildo dall’ano e poi si abbandonò sulla schiena della moglie.

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