Che sorpresa


Sorpresa
Qualche anno fa, avevo 23 anni, me ne andai in una città del Nord-est per frequentare un corso Erasmus. Nell’albergo in cui alloggiavo c’erano tante belle cameriere, ma una in particolare attirava la mia attenzione. Tutte le mattine la incontravo in ascensore e lei mi fissava dritto negli occhi mettendomi un po’ a disagio. Era sulla quarantina non molto alta, ma ben fatta e con un viso molto simpatico e uno sguardo che prometteva notti di fuoco. Superata l’emozione e la mia timidezza la abbordai. Lei sembrava non chiedere di meglio. In breve, gli ultimi giorni del mio soggiorno li passai a casa sua. Era divorziata e libera e, mi confidò, aveva una passione per i ragazzini inesperti come me. Io approfittai volentieri delle sue generose lezioni. Passammo pomeriggi indimenticabili sul suo lettone a fare sesso selvaggio e rimirandoci nell’enorme specchio che occupava un’intera parete della stanza. Fu lei a volere che la inculassi, e non vi dico che gioia affondare tra le sue chiappe guardando nello specchio il suo viso contrarsi di quel po’ di dolore che le procurava il mio ingresso o rimirando le sue tette pesanti e materne dondolare ad ogni mio colpo. Fu sempre lei che mi insegnò che il culo di un uomo poteva dare piacere anche a chi non aveva intenzione di diventare una checca. Fu lei a leccarmi il buchetto provocandomi una erezione terribile e fu sempre lei a convincermi a farle infilare un dito in quell’inviolato antro. Per tre giorni scopammo in ogni posizione mettendo in pratica molte di quelle varianti che fino ad allora io avevo solo visto nei film porno. Un pomeriggio dopo aver fatto l’amore mi appisolai. Mi risvegliai perché lei mi baciava il collo e mi accerezzava i coglioni. Ero nudo, ma avevo il lenzuolo che mi copriva il cazzo. Lei, vestita, si era seduta accanto a me e mi accarezzava.
“Ti ricordi la mia amica Anna?” mi disse sempre continuando ad accarezzarmi.
Me la ricordavo si. Me l’aveva presentata la sera prima.
Era una signora oltre la cinquantina, sposata e con un figlio della mia età, e che nonostante tutto conservava ancora testimonianze di una passata bellezza. Rossa, grassottella con due tette enormi e pesanti, ma con un viso ancora vispo, nonostante le rughe, che ispirava simpatia. Solo il modo di vestire, di truccarsi, i troppi gioielli ed il profumo fuori moda mi facevano pensare ad una vecchia zia o alla mia prof di matematica delle superiori.
“Certo che me la ricordo, perché?” chiesi, incuriosito.
“è venuta a trovarci” fece lei lasciandomi di sasso. Sdraiato a letto con la mia amante che mi accarezzava il cazzo ormai duro, mi trovai di fronte una signora in tailleur “d’ordinanza” con tanto di spilla stile inizio secolo.
Che situazione! Guardai Eleonora interrogativamente. Non sapevo cosa fare.
“Sai le ho parlato tanto di te” riprese lei senza darmi il tempo di protestare “che era curiosa di verificare se quello che dicevo era vero” e così dicendo tolse il lenzuolo.
“Vero che ha un bel cazzo?” fece rivolta alla signora Anna.
Senza rendermene conto mi trovavo col cazzo duro, paonazzo davanti ad una signora che avrebbe potuto essere mia mamma e che mai avrei considerato un possibile oggetto delle mie bramosie sessuali. Ero sconvolto e non sapevo cosa fare.
“Ma, ma…” balbettai
“Sssss!” mi impose Eleonora che continuava a masturbarmi.
“Avevi ragione” fece la signora Anna che nel frattempo si era seduta sul letto a fianco a me.
“Vuoi toccarlo?” le chiese Eleonora.
La signora Anna mi guardò negli occhi e senza dire una parola allungò la mano ingioiellata e me lo prese in mano prendendo il posto di Eleonora. Non potevo crederci, ma la situazione cominciava a divertirmi e decisi di stare al gioco. In fondo, poi, quella mano calda e morbida non dispiaceva al mio randello. La signora continuava a palparmelo ed io ero curioso di sapere dove sarebbe arrivata. Ci fu uno sguardo di intesa tra le due donne e Eleonora incominciò a baciarmi e a vezzeggiarmi.
“Che bello il mio bambino” mi diceva.
Quando rivolsi lo sguardo nuovamente alla signora Anna ebbi un’altra sorpresa. Si era tolta il tailluer ed era rimasta in sottoveste e reggicalze. Le calze color carne e gli orecchini che nella fretta non si era ancora tolti contribuivano a completare l’aria un po’ rétro.
“Anche la signora Anna pensa che tu sia bello, sai?” mi disse Eleonora continuando ad accarezzarmi. La signora Anna salì in ginocchio sul letto.
Mentre passava una gamba oltre le mie vidi che non portava mutande e scorsi un cespuglio nero e foltissimo. La cosa mi eccitò! Le sue enormi tette spuntavano dalla sottoveste. Aveva degli enormi capezzoli bruni. Non parlava ed era emozionata, lo si capiva da come respirava a fatica. Me lo riprese in mano e lo puntò all’ingresso di quella figa pelosissima. Lentamente se lo lasciò scivolare dentro. Era bagnatissima e molto calda. Stava scopando una signora dell’età di mia madre e mi piaceva. Prese a muoversi lentamente appoggiando le mani sul mio petto. Incominciò a dimenarsi come una gatta nonostante la stazza. Le cosce erano grosse e con i segni della cellulite, ma dimentico di tutto io mi eccitavo sempre di più. Le presi in mano le tette e cominciai a strizzargliele.
Eleonora mi mordeva l’orecchio e mi sussurrava “Bravo il mio bambino, scopala”.
Presi a muovermi anche io, sentivo la sua figa contrarsi sul mio cazzo come fosse una mano.
Presi decisamente l’iniziativa. Riuscii a rigirarla sulla schiena senza uscire da lei ed incominciai a sbatterla con foga. Le avevo preso le caviglie e le tenevo le gambe ben divaricate. Apprezzava lanciando dei gridolini. La scena era abbastanza surreale. Io, un ragazzino, sbattevo una signora per bene che a gambe spalancate godeva come una porcona qualsiasi.
“Ti piace farti sbattere? Pensa se ti vedesse tuo figlio” le dicevo.
“Oh, si sono una troia” diceva lei.
Eleonora nel frattempo si era spogliata e si accarezzava osservando la scena.
La signora arrivò all’orgasmo ben presto.
Uscii da lei e misi il mio cazzo tra le sue tette.
“Adesso tocca a me” le dissi.
Non rispondeva cercando di recuperare il ritmo del respiro.
“L’hai mai preso nel culo?”
“Io no, certo che no” disse lei scandalizzata “Eleonora…” continuò, cercando sostegno dall’amica.
Eleonora rise divertita e disse “Oh, sai quando lui si mette in testa una cosa… ma vedrai che non ti farà male!” la rassicurò. Detto questo sparì per tornare dopo pochi secondi con un barattolo di Nivea. Io intanto avevo continuato a strusciarlo tra quelle tettone materne più spavaldo ed eccitato che mai con il cazzo paonazzo e bagnato dei nostri umori.
Eleonora si avvicinò all’amica e la fece mettere a quattro zampe, immerse un dito nella crema e delicatamente lo infilò nel buchetto della signora.
Quelle due chiappe enormi, bianche ed un po’ flaccide restavano nervosamente serrate. Presi a baciarle e a morderle. Eleonora ora stava spalmando la creme sul mio cazzo. Fu lei a guidarlo all’ingresso e ad incitarmi ad incularla. Lo feci in un colpo solo. Vidi, nello specchio, il viso della signora contrarsi per il dolore. Mentre la stantuffavo pensavo a quella stronza della mia professoressa di matematica.
“Mi hai dato quattro?” pensavo “E io ti spacco il culo”.
La signora gemeva sotto i miei assalti ed io acceleravo sempre più.
A quel punto ebbi un ulteriore sorpresa.
Sentii Eleonora armeggiare attorno al mio culo. Me lo unse bene con la crema e ci infilò il dito. Quell’ulteriore stimolo mi portò sull’orlo dell’orgasmo. Poi lei tolse il dito e vidi nello specchio che si era allacciata in cintura uno di quegli aggeggi in lattice.
“Eleonora ma…”
Non feci in tempo a terminare la frase che sentii quel coso penetrarmi. La prima impressione fu di panico, ma poi la sensazione psicologica di essere il vagone di mezzo di quel trenino ebbe il sopravvento. Eleonora mi stava inculando e la cosa non mi dispiaceva. Qualche colpo da parte sua e dopo pochi secondi ebbi un orgasmo portentoso. Guardai lo specchio: era schiacciato a sandwich tra le due donne spossato e fradicio di sudore.
Dio che sorprese in quella giornata!

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