Francesca… amore mio


A quest’ora, pensai, è troppo tardi per ritornare a casa. Troverò sicuramente mio padre in canottiera e mutande seduto davanti al televisore, lì ad aspettarmi, pronto per una scenata notturna condita con urla e schiaffi. Non era passato neanche un mese dall’ultima volta che mi aveva “beccata” mentre rincasavo a notte fonda, e portavo ancora sulla schiena il livido di un manrovescio scansato male che, girandomi su me stessa, aveva finito la sua corsa sulla scapola destra. Poco male, pensai, meglio la schiena che il viso…
Avevo passato la serata con Francesca, una cara amica ventiquattrenne, bionda con due meravigliosi occhi celesti.
Lei sì che era libera di fare quello che voleva, i suoi genitori la lasciavano fuori anche tutta la notte, senza fare domande il giorno dopo. In osteria abbiamo dato fondo a due bottiglie di Ceres a testa, la compagnia di Francesca non mi permetteva di sottrarmi al bere ed alle chiacchiere: i suoi racconti di ragazzi e delle porcherie che si divertiva a combinare mi trascinavano l’immaginazione fuori da ogni limite, mi accoccolavo ad ascoltarla fantasticando su una possibile relazione tra noi due, sulle carezze che sognavo ricevere da quelle splendide mani affusolate che gesticolavano nervose durante l’evolversi del suo racconto, ben sapendo che in ogni caso le mie fantasie erano destinate a rimanere tali, vista la sua più che confessata propensione per l’altro sesso…
Non so perché ma presi in mano il cellulare, nonostante ci fossimo lasciate pochi minuti prima, e le telefonai. Francesca stava guidando verso casa, ed in un attimo di disperazione non potei fare a meno di spiegarle cosa mi sarebbe accaduto rientrando a quell’ora (erano quasi le quattro!). Come se fosse la cosa più normale di questo mondo, lei mi invitò a dormire a casa sua, dicendomi di aspettare che sarebbe tornata subito indietro a prendermi.
La cosa più normale del mondo… che stupida che sono, per lei dormire con una amica è certamente la cosa più normale del mondo, realizzando che il mio turbamento interiore non era da lei condiviso neppure in minima misura. Mi sentivo a disagio, aspettando che il muso della sua punto rossa facesse capolino all’incrocio, ben sapendo che ciò che per Francesca rappresentava unicamente un gesto di cortesia era invece per me motivo di agitazione e nervosismo.
Salì in macchina accolta da un meraviglioso sorriso, io tentai di ricambiare ben sapendo che il mio viso, a quell’ora, ben poco lasciava trasparire della mia gioia di rivederla. Ricominciammo a chiacchierare, e l’argomento cadde di nuovo su rapporti tra me e mio padre, mai come in questi ultimi mesi ridotti ai minimi termini e privi di ogni effusione d’affetto. La guardavo mentre guidava, dai suoi riccioli biondi spuntavano le astine degli occhiali, per raccordarsi su quelle sopracciglia che si muovevano in su ed in giù ogni volta che parlava. Teneva solo due dita sulla leva del cambio, indice e medio premute sul pomello, e con quelle sole era abilissima anche a scalare, spostandole leggermente in avanti ed aggrappando il cambio come quando si fa un buffetto sul naso ad un bambino.
Inutile dire che la mia fantasia si era già impossessata di quelle dita, e che ogni movimento della mano mi procurava un brivido lungo la schiena… dal centro città eravamo già passate ben oltre, la casa di Francesca è ai piedi di una collina, e stavamo percorrendo una stradina bianca quando all’improvviso fermò l’auto.
“Scusami, ma non ce la faccio più…. sai la birra…”
Francesca scese pregandomi di rimanere in macchina, chiuse lo sportello e si avviò verso uno degli alberi a bordo della strada. Rispetto alla macchina era un po’ indietro, ma dallo specchietto retrovisore interno riuscivo in qualche modo ad intravedere la sagoma… si chinò alzando la gonna sopra i fianchi, si appoggiò all’albero con la mano sinistra e vidi chiaramente la mano destra che scostava le mutandine bianche, poi un rivolo di pipì che scendeva diritto, a tratti più “largo” e copioso. Io avevo abbandonato lo specchietto interno per girarmi completamente, con la testa fra i due sedili anteriori la stavo spiando mentre faceva pipì, e la splendida visione delle sue natiche mi procurava una fortissima pressione nel basso ventre!
Si dondolò sulle gambe due o tre volte per “sgocciolare”, poi rimise a posto le mutandine e si girò verso la macchina, mi vide e sorrise mentre rimetteva a posto la gonna. Io mi sentii impietrita, colta in flagrante a spiare una amica mentre pisciava!
Quando tornò in macchina mi accesi subito una sigaretta, forse per trovare qualcosa da fare, e lei scherzosamente mi chiese perché la stessi spiando. Risposi che a quell’ora era meglio se la tenevo sott’occhio, chissà mai se qualcuno non poteva spuntare dalla boscaglia dandole fastidio… “..hai ragione, sei proprio un amore…” e mi diede un bacio sulla guancia rimettendo in moto la macchina. Inutile dire che il mio imbarazzo era alle stelle, e come temevo lei se ne accorse immediatamente.
Giunte a casa, Francesca mi pregò di fare piano per non svegliare i suoi genitori ed il suo fratellino, che dormivano al piano di sopra. La sua stanza invece era al piano di sotto, dove si era trasferita per rendersi autonoma dal sempre più molesto fratello (tredici anni) e dove aveva potuto piazzare il tecnigrafo per i suoi disegni, essendo al terzo anno di architettura.
Mentre lei andava in cucina a prendere una bottiglia d’acqua, io mi infilai in bagno per fare pipì e per rinfrescarmi un attimo, avevo paura di puzzare di sudore (ed in effetti avevo ragione) e di essermi macchiata le mutandine dando credito alle mie fantasie… ed infatti così era, misi la biancheria ed i pantaloni nella mia borsa ed uscii dal bagno con indosso solo la mia camicia sgualcita.
Quando tornai in camera Francesca si era già cambiata, aveva un pigiamone bianco di cotone “a tubo”, e due fantastiche ciabatte a forma di gatto. Mi aveva già preparato un altro pigiama, quasi uguale al suo, ma che si indossava a mo’ di tutina. Io appoggiai la mia roba, presi il pigiama e feci per uscire, ma lei mi appuntò subito: “…ma ti vergogni?…”.
In effetti mi vergognavo proprio, ma il proposito di cambiarmi in un’altra stanza mi era venuto in quel momento più che naturale, vista l’attrazione incredibile che provavo per lei. Pensandoci, non c’era nulla di più normale di due amiche che si cambiano insieme prima di andare a dormire!
Francesca prese a spazzolarsi i capelli, non troppo docili visto che a volte accompagnava il gesto della mano con la testa tutta e qualche bestemmia, ed io colsi l’attimo per sfilarmi velocemente la camicia ed infilarmi nella tutina… ma i bottoni erano chiusi!! In quel momento rimasi nuda, accanendomi sui bottoni, e Francesca mi vide cogliendo appieno il mio imbarazzo: “…che fai, ti vergogni?….ma sei scema?…vieni qui che ci penso io….”. Mi prese di mano la tutina e si mise a sbottonare il davanti, mentre io la guardavo e mi sentivo le guance calde come due ferri da stiro. Lei mi guardò fissa negli occhi, intensamente, poi finito di sbottonare arrotolò le gambe della tutina e si chinò sui polpacci, invitandomi a mettere una gamba dentro.
In quella posizione, il suo pigiama a tubo era risalito lungo le cosce, e la visione che mi si palesava era più che esplicita: dall’attaccatura delle cosce spuntava il pube biondissimo e le grandi labbra, penzolanti all’ingiù, leggermente aperte dalla posizione divaricata delle gambe. Faceva capolino la cordicina dell’assorbente interno, che dondolava piano piano, e più la guardavo più sentivo che i sensi mi stavano abbandonando.
Sentii come una coltellata nello stomaco, mi appoggiai con una mano al tecnigrafo e non so come ma riuscii a sollevare una gamba. Francesca mi infilò la gamba della tutina, poi mi sfiorò l’altro polpaccio per invitarmi ad infilare la seconda gamba. Così feci, mi vestì le gambe e portò su il pigiama fino alle spalle, mentre infilavo le braccia, e chiuse il primo bottone sfiorandomi il pube.
“….adesso sei capace anche da sola….”
Mi lasciò lì con il pigiama addosso, ma ero incapace di andare avanti abbottonando il resto. Entrambi i seni erano scoperti, ed avevo i capezzoli così duri che quasi mi facevano male, il mio sguardo si era fissato su ciò che il suo pigiama lasciava intravedere dei suoi seni, mentre aveva ricominciato la lotta con i ricci a colpi di spazzola.
Poi, continuando a spazzolarsi, Francesca entrò nel bagno, lasciando la porta aperta. Si mise a cavallo del bidet, dando le spalle alla porta, e aprì il rubinetto. Mentre la spiavo, mi abbottonavo la tutina.
Francesca estrasse il suo assorbente interno, lo avvolse nella carta igienica e lo gettò nel portarifiuti. Aprì il palmo della mano e la riempì con il flacone della Saugella, poi portò la medesima mano verso il basso… in quel momento non riuscii più a resistere, slacciai gli ultimi due bottoni e raggiunsi la mia clitoride, massaggiandola con lo stesso ritmo che Francesca aveva adottato nello sciacquarsi la vagina. Inutile dire che ero bagnata, quasi da fare spavento, e mentre seguivo il gomito di Francesca intenta nel suo lavaggio intimo immaginavo che la mano alla sua estremità fosse quella che mi accarezzava in quel momento.
Poi Francesca si alzò, raccolse la tutina sopra i fianchi e si mise un asciugamano fra le gambe. Quando si girò io non ebbi la forza di spostarmi, né di interrompere il meraviglioso massaggio che mi stavo regalando: rimasi lì come una deficiente ad incrociare gli occhi di Francesca, quasi impauriti, che fissarono i miei per qualche istante per spostarsi immediatamente dopo verso il basso, dove la mia mano continuava a muoversi.
Non so cosa mi prese in quel momento, ma non riuscendo a fermarmi chiusi gli occhi stringendoli a più non posso e dalla tensione incominciai a piangere, in silenzio, cominciai a sentire le guance rigarsi dalle lacrime sempre più fitte.
Sentii il rumore dell’interruttore della luce del bagno, poi quello della porta del bagno che si chiuse. Un attimo dopo la mano aperta di Francesca mi spingeva sul petto, all’altezza dello sterno, per farmi rientrare in camera, visto che ero appoggiata di fianco sullo stipite. Sentii anche la porta di camera chiudersi, ed in quel momento riuscii a far smettere la mia mano, quando al rumore della porta seguì anche quello della serratura: Francesca stava chiudendo a chiave!
Aprii gli occhi ma non feci in tempo a vedere nulla, solo il viso di Francesca che si trovava ad un centimetro dal mio, poi sentii la sua lingua socchiudere le mie labbra, e mi abbandonai nel bacio più bello di tutta la mia vita, lungo ed appassionato, lei mi mise una mano fra i capelli premendo il mio viso sul suo, io trattenevo il respiro e cercavo di spingere la mia lingua il più possibile dentro la sua bocca, mentre con le mani le accarezzavo la schiena.
Non credo di poter ricordare un bacio più lungo di quello, a memoria può essere durato da un minuto a dieci, sembrava non finire più. Mi sentii immediatamente coinvolta, mi avvinghiai letteralmente a Francesca con braccia e gambe, tanto che difficilmente riuscivamo a stare in piedi. Poi lei interruppe quella meraviglia, accompagnandomi a sedere sul letto spense la luce ed accese l’abat-jour sul comodino.
Erano attimi immensi, io seduta sul letto e Francesca inginocchiata davanti a me, mi guardava negli occhi sorridendo mentre io non riuscivo a smettere di piangere, con entrambe le mani nelle sue, mi sentivo innamorata e protagonista di un sogno troppo bello per essere vero. Rimanemmo così a guardarci per qualche minuto, senza avere il coraggio di proferire parola alcuna, poi lo sguardo di Francesca si fece diverso, più malizioso, lo riconobbi subito come uno di quelli che aveva fatto mille volte raccontandomi delle sue disinibitissime esperienze con i ragazzi.
In quel momento ebbi paura, e feci per tirarmi indietro, ma Francesca avvicinò il suo viso alla mia guancia e cominciò a leccare le mie lacrime, parlando confusamente diceva di non preoccuparmi, di rilassarmi, che quella notte era solo per noi e nessuno avrebbe potuto vederci o disturbarci.
Mi chiese se avevo voglia di fare l’amore con lei, io non risposi neanche, poi mi avvertii che non potevamo fare tutto perché lei aveva il ciclo. Cercai allora di tirarmi indietro chiedendole scusa, piangendo in maniera ancora più evidente, mi sembrava di avere esagerato davvero e mi sentivo in colpa. Francesca mi disse di smetterla, mise due cuscini uno sopra l’altro vicino alla spalliera, poi mi ci fece sdraiare un po’ come si fa con i malati in ospedale. Venne su di me a cavalcioni, mi prese il mento e mi fece alzare il viso verso il suo e ricominciò a baciarmi appassionatamente.
L’impeto del bacio cresceva, e mentre la sua bocca visitava ogni angolo del mio viso Francesca cominciò a muovere sempre più velocemente il suo ventre, sfregando il pube sui bottoncini del mio pigiama. Cominciammo ad ansimare entrambe, io non capivo più nulla e lei sembrava sulla buona strada per raggiungere l’apice semplicemente grazie a quello sfregamento.
Di colpo ci fermammo, sul mio pigiama c’era una striscia di sangue lungo tutti i bottoni… Francesca chiese scusa, si alzò e mi fece sfilare il pigiama gettandolo a terra frettolosamente. Ritornammo nella stessa posizione, lei si passò due dita sulla vagina per mostrarmele intrise di sangue.
“… ti fa schifo?….”
Io le risposi di no, lei si spostò di lato e dopo avermi allargato le gambe mi infilò nella vagina proprio quelle due dita, fino in fondo, con un colpo deciso. Io mi attaccai istintivamente al suo collo, ricominciando a baciarla furiosamente. Mi masturbava sempre più velocemente, le sue dita affondavano con colpi sempre più decisi, quasi facendomi male, mentre con il pollice della stessa mano massaggiava la mia clitoride. Inutile dire che il raziocinio se n’era andato molto lontano, in quel momento sussurrai cose irripetibili mentre il calore saliva lungo la schiena fino a farmi esplodere in un orgasmo pauroso. Il lenzuolo era sporco di umore, e muovendomi mi ero sporcata anche il sedere e la schiena.
Mi resi conto che il mio istinto era quello di ricambiare il favore, e senza pensarci feci il gesto di alzarmi ed avvicinare la mia bocca al suo sesso. Francesca si tirò indietro con uno scatto, fermandomi con una mano sulla spalla: “… che cosa fai? No, che schifo…”.
Io mi tirai indietro a mia volta, e mi resi conto che non era proprio il caso anche perché faceva schifo anche a me, solo che non me ne ero resa conto. Stavo per chiederle scusa quando mi invitò ad alzarmi, poi armeggiò in un cassetto dell’armadio per estrarre un vibratore lunghissimo, color bianco sporco, che finiva con una base più grossa ed una ventosa sul fondo. Io mi sentii irrorare la clitoride con una pressione fuori misura.
Francesca prese il mio pigiama sporco, lo mise di traverso sul letto e si stese, in modo da appoggiarci sopra il sedere per non sporcare le lenzuola. Mi passò il vibratore in mano e mi invitò a stendermi sopra di lei, a mo’ di sessantanove, praticamente con il mio sesso esattamente sopra la sua bocca. Poi incominciò a baciarmi, a leccarmi, ad infilarmi la lingua in vagina, ed io cominciai nuovamente a perdere il controllo, abbandonandomi completamente. Mi dimenticai nella maniera più assoluta di dover ricambiare, finchè Francesca non si staccò per un attimo dal mio sesso chiedendomi di accendere il vibratore e di possederla.
Nella foga del momento non so cosa combinai, ma la base del vibratore si aprì e cascarono fuori due pile. Cercai invano di alzarmi per raccoglierle, ma Francesca mi tratteneva per le cosce e non mi lasciava muovere. Da là sotto bofonchiava che era lo stesso, che non ce la faceva più, io richiusi il vibratore e iniziai a spingerlo nel suo sesso, cercando di allargarle le labbra con due dita.
Appena ci riuscii, un fiotto di sangue colorò il mio pigiama, poi piano piano infilai il membro nella vagina di Francesca, che si accanì in maniera quasi violenta sul mio sesso. Quasi per decenza, mi fermavo nella penetrazione senza utilizzare tutta la lunghezza del vibratore, sino a che Francesca si alzò con un colpo di reni, prese la mia mano e spinse in modo da infilarlo sino in fondo, tornando subito dopo a leccarmi. Cominciai a muoverlo dentro e fuori, con dolcezza, mentre il ritmo della lingua di Francesca ed i suoi mugolii mi facevano capire che non era il caso di risparmiarsi più di tanto.
Diedi un colpo secco, poi due, poi iniziai a penetrarla quasi con violenza, ma lei sembrava gradire proprio gli affondi più decisi, più profondi. Davanti al mio viso c’era un lago di sangue, i riccioli biondi di Francesca erano oramai intrisi di umore e mestruo, io mi appoggiai su un gomito e, con la mano finalmente libera di muoversi, partii spingendo il vibratore con tutta la mia forza dentro la sua vagina. Francesca smise di leccarmi e cominciò a mugolare sommessamente, i movimenti del suo bacino e le contrazioni del pube svelarono il suo potentissimo orgasmo, mentre io non riuscivo più a fermare il ritmo della mano, quasi riuscissi a godere delle stesse sensazioni che il vibratore stava regalando a lei.
Francesca si alzò con il vibratore ancora nella vagina, mi fece alzare e prese lo sgabello del tecnigrafo. Fece ruotare la seduta di legno, abbassandolo. Si sfilò il vibratore, lo pulì con il mio pigiama e raccolse le pile.
Mentre armeggiava per rimettere le pile al loro posto, io le chiesi cosa avesse intenzione di fare. Mi rispose in maniera brusca, quasi offensiva, ma proprio quel tono mi fece alzare nuovamente la pressione: “…voglio vederti godere….”. Io mi avvicinai quasi d’istinto e la baciai appassionatamente, lei si staccò lasciandomi perplessa e inumidì con la lingua la ventosa del vibratore. Lo attaccò al centro della seduta dello sgabello del tecnigrafo, poi lo accese e cominciò a ronzare come il rasoio elettrico di mio padre. Si stese sul letto e cominciò a toccarsi il sesso, mi guardò e fece cenno con gli occhi di… “accomodarmi”.
Cercai invano la penetrazione con il vibratore in quella posizione, ma era troppo alto per riuscirci. Francesca mi guardava negli occhi e si masturbava sempre più furiosamente, tanto che l’eccitazione era come se passasse da lei a me, io nuovamente cominciavo a perdere i sensi dalla voglia.
“…devi salire sulla seggiola…” mi disse facendomi l’occhietto, io mi misi in piedi sullo sgabello e mi chinai lentamente… capii in un attimo che era il metodo giusto per lasciarmi penetrare in quel modo, ma quando arrivai ad infilare la punta nella vagina la voce di Francesca mi interruppe: “….no, non lì, voglio che ti fai male per me…”.
Io feci finta di non capire, anche se il desiderio di Francesca era più che esplicito, e continuai ad abbassarmi per fare penetrare il vibratore più a fondo nella vagina. La posizione era talmente scomoda e precaria che non mi riuscivo a rilassare minimamente, gustandomi veramente poco il discreto massaggio che il membro regalava alle pareti vaginali.
Francesca si alzò dal letto e venne dietro di me, cominciando a massaggiarmi i glutei ed insinuando la lingua sullo sfintere. Io cominciai a lasciarmi andare, ma mi ripresi immediatamente quando scesa troppo in basso il vibratore mi fece sobbalzare dal dolore incontrando violentemente il collo dell’utero. In quel momento sentì che Francesca aveva iniziato a penetrarmi con un dito, poi di scatto lo infilò completamente cominciando a muoverlo in tutte le direzioni dentro al mio intestino.
Mise una mano tra la mia vagina e lo sfintere e mi sollevò, sfliando completamente il membro. Fece lo stesso con il suo dito, poi mi spinse in avanti appoggiando il vibratore allo sfintere. Sentivo le vibrazioni sulla pelle, piano piano Francesca mi guidava in modo da incominciare la penetrazione anale.
Mi lasciò lì per tornarsene sul letto, ricominciando a masturbarsi. ” …dai adesso, fallo per me…”. Con quelle parole mi fece sentire presente, la fissai negli occhi e lei ricambiò lo sguardo in intensità. Cercai di rilassare i muscoli dello sfintere e mi lasciai “cadere” sul membro, che piano piano penetrò sino quasi alla base.
Non pensavo di riuscire a provare una sensazione così intensa, il fatto di essere posseduta analmente da un arnese di plastica era sì eccitante, ma farlo davanti a Francesca che me lo domandava esplicitamente era meraviglioso… la visione della sua mano che si esplorava, delle sue dita che scomparivano all’interno della sua vagina grazie allo spettacolo che le stavo fornendo era impagabile… cominciai a spingere violentemente il membro nel mio retto, aggrappandomi anche con le mani alla seduta, il ritmo divenne così veloce che quasi quasi andavo in giro per la stanza facendo sobbalzare lo sgabello intero.. sentii l’orgasmo arrivare prima dalla schiena, poi avvolgermi i fianchi sino ad arrivare alla vagina ed al suo interno… Francesca stava godendo per me, mi guardava… provai in quegli istanti il piacere più intenso della mia vita, mi sentivo lo sfintere pieno e la vagina caldissima, quasi bruciante, mi lasciai andare con una partecipazione incredibile ed orinai sul pavimento, senza mai fermarmi, Francesca mi raggiunse mordendosi le labbra e qualche ricciolo che le era finito in bocca, infilandosi due dita nella vagina che colava sangue da tutte le parti….
Quella mattina la passammo a pulire per terra, accarezzandoci il viso ogni minuto, poi infilammo la mia biancheria ed il suo pigiama nella mia borsa, facemmo una doccia insieme ed andando a dormire verso le dieci e mezza, abbracciate come due innamorate.
Da quella notte, non ci siamo più sentite.
Ho provato ben più di una volta a cercarla, anche sul cellulare, ma all’udire la mia voce lei riattacca immediatamente. Credo sia stata una esperienza fuori del comune, specie per Francesca, e non la biasimo se ha deciso di continuare la sua vita frequentando gli uomini, considerandomi solo una parentesi da dimenticare. Io però, grazie a quella notte, ho scoperto la bellezza e l’intensità del mio sentimento verso Francesca, quindi verso il mondo femminile.
All’interno del quale sto ancora cercando la mia anima gemella.
Francesca, se mai mi leggerai, ti mando un bacio ed il mio grazie.

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