Un paese di bigotti erotico storia erotica


Un paese di bigotti

              Mi chiamo Luisa e ho 39 anni e insegno lettere della scuola media del mio paese.
Ho un figlio, Luca di 18 anni, mio marito mi ha lasciato più di cinque anni fa e, per via dei pregiudizi della gente di qui, non ho mai potuto rifarmi una vita cosa che mi pesa molto.
Io sono una donna molto passionale e l’atteggiamento bigotto dei miei compaesani, in gran parte genitori dei miei alunni, mi ha costretto ad una vita sessuale tutta vissuta nella mia fantasia.
Basta poco a scatenarla ed immaginare furiosi accoppiamenti; nella stagione estiva poi il mio sangue bolle, appena posso mi abbandono alle mie fantasie e la mia mano corre fra le gambe a dare sfogo alla mia libidine.
Fu l’estate scorsa che scoprii, senza grande sorpresa, che anche Luca si masturbava con una certa insistenza. In paese i rapporti con le ragazze non sono facili, anche se fidanzati, si è sempre sorvegliati e le occasioni per restare soli sono molto rare.
In queste condizioni capivo bene che un ragazzo di 18 anni cercasse nella masturbazione lo sfogo alle sue pulsioni, perciò il mio atteggiamento era molto indulgente e non facevo caso alle macchie inequivocabili che trovavo sulle lenzuola o in bagno.
Viviamo sotto lo stesso tetto condividendo la nostra vita e, almeno a sua insaputa, lo stesso vizio.
Odio la grettezza dei miei compaesani e la loro ipocrisia ma, per una serie di ragioni, non posso lasciare questo posto.

Un giorno tornai a casa prima del previsto e passando davanti al bagno, la porta era semiaperta, vidi mio figlio nudo, teso fino allo spasimo che se lo stava menando. Ebbi un moto di tenerezza e complicità nei suoi confronti, lo osservai compiaciuta, quando venne gli schizzi del suo sperma inondarono il muro, ero soddisfatta per lui, tutto mi sembrò naturale. Stavo per andarmene ma lui si voltò e mi vide.
“Oddio… mamma…” vidi il suo imbarazzo e la sua vergogna e provai una stretta al cuore.
“Va tutto bene tesoro” lo rassicurai “non ti vergognerai mica della tua mamma…” mi avvicinai e lo abbracciai.
“Vieni qui. È del tutto normale fare queste cose. “.
“Davvero non sei arrabbiata?”
“Ma che dici piccolo mio. Il sesso è una cosa bellissima e non ci dovrebbe essere nulla di cui vergognarsi, perciò puoi farlo come e quando vuoi “.
Lo baciai sulla fronte e lo coccolai un po’.
“Ora rimetti in ordine mentre io vado a preparare la cena”
Più tardi a cena Luca si era ripreso e sembrava più rasserenato, scherzammo e prima di andare a dormire mi abbracciò e mi sussurrò ad un orecchio “Ti voglio tanto bene mamma”. Lo baciai sulla fronte e dandogli una pacca sul sedere gli dissi “Anch’io. Ma ora andiamo a letto che è tardi”.
Una volta sola mi spogliai e mi guardai allo specchio. Ero ancora una bella donna, alta con una capigliatura nera e abbondante, magra con le rotondità nei punti giusti e due seni pieni che nonostante gli anni erano sodi e sensibili.
Li carezzai con voluttà, poi le mie dita presero a pizzicare i capezzoli scuri che si sollevarono turgidi, mi inumidii le dita e presi a strizzarli procurandomi fitte di immenso piacere.
La mia mano scese ad accarezzare il ventre e dopo aver giocato con i peli arruffati del pube si tuffò nella mia figa ormai liquefatta.
Mi sedetti sul letto di fronte alla specchio e allargai le gambe, guardai la mia micetta spalancata che implorava di essere baciata e leccata e rimpiansi di non essere una contorsionista per darle sollievo con la mia bocca. Dopo averla accarezzata con sfibrante lentezza presi il clitoride fra l’indice e il medio e iniziai a farlo ruotare sempre più velocemente.
L’orgasmo mi tese come una corda di violino e mi costrinse a mordere il cuscino per non gridare.
Mi girai su un fianco e iniziai ad accarezzare il mio corpo. Mi piaceva sentirmi accarezzata. La mia pelle rispondeva al tocco delle mani e il mio corpo si rilassava, quando arrivai ad accarezzare le natiche una sensazione di diffuso piacere si propagò nel mio corpo.
Proseguii le carezze per un tempo interminabile poi feci scivolare il dito medio nel solco delle natiche e iniziai a titillare la rosetta scura che s’increspava intorno al mio buchetto, era sensibile e umido dei miei umori. Lentamente feci scivolare il dito dentro il culo che cedeva arrendevole a quella piacevole intrusione; quando arrivai in fondo lo sfintere si contrasse ritmicamente trasmettendo al clitoride fitte di piacere.
Portai l’altra mano in mezzo alle gambe e mi procurai un nuovo, lunghissimo orgasmo.
Soddisfatta mi addormentai senza pensare a rivestirmi.

La mattina dopo fui svegliata da leggeri colpi alla porta che si aprì senza darmi il tempo di coprirmi; evidentemente era tardi e Luca doveva dirmi qualcosa ma, quando mise la testa dentro e mi vide nuda e scomposta, quasi gli venne un accidenti “Scusami… non credevo…” e fece per andarsene.
Capivo il suo stupore ma la sua reazione mi parve esagerata “Va tutto bene” gli risposi coprendomi con il lenzuolo “puoi entrare adesso” Entrò titubante e mi disse che sarebbe stato fuori fino a cena poi si girò e uscì quasi di corsa.
Ormai del tutto sveglia rimasi a pensare alla sua reazione un po’ esagerata di fronte alla mia nudità e mi convinsi che sicuramente ero la prima donna nuda che vedeva in vita sua.
Dovevamo assolutamente parlarne, così la sera dopo cena, notando che era ancora frastornato gli chiesi cosa avesse.
“Niente, mamma. Non c’è niente che non va”
Mi avvicinai e mettendogli una mano fra i capelli gli chiesi “Non sarà per questa mattina?” non rispose.
“Non devi meravigliarti per un corpo nudo. Non c’è nulla di male ad essere nudi. Nel proprio letto poi…”
“No. Hai ragione non è per quello…”
Lo guardai fisso negli occhi “E non devi vergognarti se questo ti suscita desideri… è del tutto normale”.
Mi abbracciò, lo strinsi forte a me.
“Non dobbiamo essere ipocriti come tante persone che conosciamo”.
“È bello avere una mamma come te. Ci diremo sempre tutto, vuoi?”
“Certo” sentivo che la patta dei suoi pantaloni si stava gonfiando così gli sorrisi e aggiunsi “Ora vai pure in camera tua c’è bisogno di un intervento urgente”.
Mi sorrise e il suo imbarazzo svanì.
Mi sedetti sulla poltroncina del terrazzo, al riparo da sguardi indiscreti e ripensai a quanto successo.
Presa dal languore, quasi senza accorgermene sollevai la gonna e scostate le mutandine mi accarezzai la figa, chiusi gli occhi e mi procurai ben presto l’orgasmo, quando li riaprii vidi Luca in corridoio che si dirigeva verso il bagno, ci scambiammo un sorriso complice e gli lanciai un bacio con la punta delle dita umide.

Passò qualche giorno, una sera Luca tornò con una cartellina che lasciò in camera sua, gli chiesi cosa ci fosse ma lui si mantenne sul vago.
“Non dovevamo dirci tutto?” gli chiesi divertita
“Hai ragione…” era imbarazzato poi si fece coraggio “è che mi hanno prestato due riviste pornografiche e…”
“Non c’è bisogno che tu le nasconda. Anzi, dato che non ne ho mai vista una sono curiosa di vederle”
“Davvero mamma?”
“Certo! Prendile e andiamo sul terrazzino”
Ci sedemmo di fronte su le due poltroncine e iniziammo a sfogliarle.
Era vero che non le avevo mai viste, anche se m’interessavano molto in paese non avrei potuto procurarmele.
Mi eccitai molto a vedere quelle immagini e spiando Luca mi accorsi che aveva il volto arrossato e i pantaloni che gli scoppiavano.
“Puoi toglierti i jeans se vuoi stare più comodo” gli suggerii.
Mi guardò divertito e non se lo fece ripetere due volte, e già che c’era si tolse anche la maglietta restando solo con i boxer.
Più andavo avanti nella lettura e più l’eccitazione aumentava, morivo dalla voglia di masturbarmi, feci per alzarmi e andare in camera mia quando Luca disse “Mamma, volevo dirti che… insomma… sappiamo entrambi che cosa abbiamo voglia di fare e che faremo una volta in camera nostra”
“Si penso che non ci siano dubbi” gli risposi con un sorrisetto complice.
“Ti andrebbe di farlo qui, con me… Insieme sarebbe più bello”.
La sua richiesta inaspettata non mi dispiacque.
“Mh.. per questa volta… Ma sì… In fondo anche a me piacerebbe”.
Il suo uccello spuntò dai boxer e Luca lo impugnò con decisione, io mi alzai la gonna e scostate le mutandine tuffai le dita nella figa che colava umori come una fontana.
Luca mi guardava ipnotizzato, io allungai una gamba e l’appoggiai al bracciolo della sua poltrona e preso il clitoride fra due dita iniziai a masturbarmi con foga, anche Luca ci dava dentro con tutto se stesso. Eccitati com’eravamo venimmo subito trattenendo sospiri e mugolii.
Ci guardammo negli occhi, l’eccitazione era scomparsa al suo posto c’era la soddisfazione per l’appagamento condiviso.
Allungò la mano e prese ad accarezzarmi la gamba appoggiata al bracciolo della sua poltrona.
“É stato bellissimo farlo insieme, vero? ” mi disse
“Sì. È bello condividere con qualcuno questi momenti” gli risposi
Restammo un po’ in silenzio a goderci quello stato d’animo fatto di soddisfazione e appagamento, ogni tanto i nostri sguardi si incrociavano e ci scambiavamo un sorriso, poi ci alzammo per andare a dormire.
Davanti la mia camera Luca mi baciò e nell’augurarmi la buona notte mi disse
“Sai mamma è stato così bello che spero non ti dispiaccia se qualche sera vengo nel tuo letto per rifarlo”
“Ma certo tesoro”

Infatti, un paio di sere dopo appena andata a letto sentii bussare alla porta della mia camera, il cuore mi balzò in gola “Entra pure” Luca entrò e si avvicinò al letto, indossava solo i boxer sotto i quali si indovinava la sua erezione.
“Sai pensavo…” “Vieni tesoro, sdraiati vicino a me” allontanai il lenzuolo e lo abbracciai, mi baciò sulle guance “Mettiamoci comodi” gli sussurrai ad un orecchio, mi sfilai la camicia da notte e mi tolsi le mutandine subito imitata da Luca.
Ci guardammo per un lungo momento poi ci abbracciammo di nuovo.
Lentamente Luca iniziò a masturbarsi mentre io lo guardavo, poi la mia mano si infilò fra gambe, la stanza si riempì dei nostri gemiti fino all’orgasmo finale.
Appena ripreso fiato ci avvicinammo il più possibile e Luca cominciò ad accarezzarmi la schiena e il fianco. Sentire la sua mano percorrere il mio corpo mi dette una sensazione di felicità che non provavo da molto tempo.
La cosa si ripeté altre volte e fu sempre bello ed emozionante.

Un sabato sera decidemmo di andare a cena fuori, andammo in pizzeria e fu una serata molto allegra anche grazie al contributo della birra che bevemmo.
Al ritorno, in macchina, cantammo e ridemmo per tutto il tragitto.
Tornati a casa continuammo a scherzare e Luca raccontò un paio di barzellette spinte che ci fecero molto ridere.
Era stata una serata molto piacevole e avevo una gran voglia di sesso e carezze.
Mi sedetti in braccio a Luca e cominciai a carezzargli il petto mentre lui mi accarezzava le gambe.
“Andiamo a letto a fare i nostri giochini… Ti va?” gli sussurrai in un orecchio.
“Sì… stavo per chiedertelo io…”
Ci dirigemmo in camera mia, eravamo davanti lo specchio, Luca mi massaggiava le spalle.
“Posso spogliarti io?” mi chiese con la voce roca.
L’idea mi eccitò, mi girai e allargai le braccia.
Le sue mani iniziarono a sbottonare la camicetta poi lentamente la sfilarono, mi girai e sentii la cerniera della gonna aprirsi e questa cadere ai miei piedi.
Lui intanto si era tolto i jeans e la maglietta, poi con mani inesperte aprì i ganci del reggiseno, mi girai verso di lui, ci guardammo negli occhi, le sue mani mi accarezzavano i fianchi.
“Sei bellissima, mamma”
“Manca ancora un pezzo” gli dissi
Sentii le sue dita infilarsi nell’elastico delle mutandine che, lentamente, scivolarono a terra.
Ora ero nuda davanti a mio figlio che mi guardava con gli occhi pieni di desiderio.
“Posso carezzarti il seno?”
“Cosa aspetti”
Le sue mani si poggiarono sui miei seni facendomi sussultare poi iniziò ad accarezzarli con delicatezza come se avesse paura di farmi male, quando sfiorò il capezzolo la sua presa si fece più decisa.
Ora non mi sarei più fermata per nessun motivo, gli sfilai i boxer, lo strinsi a me e le nostre bocche si cercarono, sentii la sua lingua scavare nella mia bocca.
Ci trasferimmo sul letto, gli afferrai l’uccello ed iniziai a masturbarlo lentamente.
“È bellissimo così… non i fermare…”
Mi prese una voglia irrefrenabile di succhiarlo, mi chinai e iniziai a lambire con la lingua la punta del suo uccello, poi lo ingoiai succhiandoglielo, Luca era in estasi.
Mi sollevai da lui e gli offrii i capezzoli da succhiare, ogni tanto, non potendo trattenersi li mordeva procurandomi fitte di piacere e dolore.
“Ora ti prego…” gli dissi “…voglio che mi baci la figa… scendi con la bocca fra le mie gambe…”
Sentii le sue labbra bollenti percorrere il mio corpo e tuffarsi nella mia figa, ogni colpo di lingua mi procurava una fitta di piacere insopportabile, sentivo il mio ventre bruciare e liquefarsi contemporaneamente.
Quando le nostre bocche si ritrovarono succhiai dalla sua il mio sapore.
“Mamma non resisto più, devo assolutamente venire…”
“Anch’io tesoro, voglio sentirti dentro” gli presi l’uccello e lo guidai all’entrata del mio buchetto che si dilatò facendolo entrare senza difficoltà.
Ci trasformammo in due animali famelici, bastarono poche spinte per far esplodere nel mio intestino un fiume bollente che mi travolse fino all’orgasmo.
Restammo abbracciati fuori dal tempo, sfiniti dalle emozioni e dalla stanchezza.
“Sai mamma, pensavo che sarebbe stato bello ma non avrei mai immaginato una cosa così” mi sussurrò fra un bacio e l’altro.
“Sì, anche per me è stato bellissimo era tanto tempo che lo desideravo. Forse non sarà molto nomale che una madre e un figlio facciano certe cose ma credo che sarà impossibile trattenerci d’ora in poi”.
“Niente potrà farmi rinunciare a te mamma. Sarà il nostro piccolo segreto”
Un bacio dolce e pieno di passione suggellò il nostro patto.

Fighe rasate

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