Storia di un uomo integerrimo (I parte)


La stanza era completamente buia, dalle imposte chiuse filtrava solo qualche piccolissimo raggio di sole ed i rumori del traffico che scorreva nella sottostante ed affollata via dieci piani più sotto. Guglielmo giaceva immobile, perso nei suoi pensieri, l’unico contatto con la realtà quel freddo pezzo di metallo che stringeva freneticamente nelle mani. La canna della pistola d’ordinanza ondeggiava nell’aria seguendo i fremiti delle sue mani. Nella sua mente gli anni erano improvvisamente spariti, sul viso comparve un sorriso beato mentre iniziava a ricordare l’inizio di tutto…..

A quel tempo Guglielmo aveva da poco superato i quarant’anni, come tutti gli anni era ritornato al suo paese durante la licenza ordinaria. Gli piaceva tornare a casa, era da poco passato Maresciallo e tutti mostravano grande ammirazione e rispetto e poi rivedere i suoi posti, la sua casa natia, riabbracciare la madre ed il fratello minore dopo lunghi mesi lo faceva sentire bene.

Come tutti gli anni i primi giorni dopo il suo arrivo furono una serie ininterrotta di pranzi e cene a casa degli amici che facevano a gara tra di loro per accaparrarsi la sua presenza. A Guglielmo faceva piacere riuscire a ritrovare l’affiatamento di una volta con i vecchi compagni, gli dispiacevano unicamente le lamentele della madre “Come al solito… sei tornato a casa ma è come se tu non fossi tornato… sei sempre via…” si lamentava lei “Avremo tempo mamma… mi fermo quasi un mese….” rispondeva lui uscendo per andare ad una cena o ad un pranzo…

Ma quell’anno il destino gli aveva riservato qualche cosa di speciale che lo travolse quando venne la volta di andare a casa del suo Michele, un suo vecchio compagno di scuola. Durante il tragitto ebbe un problema alla macchina, e quando finalmente riuscì a ripartire si accorse di essere in ritardo. A Guglielmo non piaceva essere in ritardo, e quando finalmente giunse a destinazione, si affrettò a salire le scale che portavano all’appartamento di Michele mentre cercava di rendersi più presentabile e di ripulirsi alla meglio le mani.

Finalmente giunse alla porta e suonò al campanello. Poco dopo la porta si aprì e di fronte a lui comparve il viso sorridente di una ragazza dai capelli biondi. Un poco confuso Guglielmo si scusò “Mi scusi… devo aver sbagliato piano…” e si accinse ad andarsene “Ma dai Guglielmo non dirmi che non mi riconosci…” disse allora la ragazza. Lui tornò a guardarla, era veramente bella… dalla piacevole aria di monella un poco cresciuta. Alta quasi quanto lui doveva avere circa diciotto anni…. Guglielmo frugò affannosamente nella memoria sino a che non si mise a scuotere la testa “Non è possibile… non puoi essere Simona….” Si lasciò sfuggire.

La ragazza lanciò un gridolino soddisfatto e si lanciò verso di lui abbracciandolo con forza “Lo vedi che alla fine mi hai riconosciuta….” Gridò esultante. Guglielmo suo malgrado si sentì turbato da quel contatto, i seni della ragazza premevano con forza contro il suo petto e lui poteva distinguere nettamente la pressione dei capezzoli della giovane e la consistenza marmorea dei seni.

Improvvisamente Simona si staccò da lui e si allontanò di qualche passo, prendendo a roteare su se stessa nell’imitazione di una modella “Mi trovi molto cambiata…. Sono cresciuta dall’ultima volta che ci siamo visti….” A Guglielmo fu necessario uno sforzo notevole per riprendere il controllo di se, i suoi occhi si rifiutavano di staccarsi da quel frenetico ondeggiare della gonna svolazzante o al leggiadro sobbalzare dei seni di Simona.
“Sono passati quasi tre anni…. È logico che tu sia cresciuta….” Si limitò a dire smorzando, in parte, gli entusiasmi di Simona.

Negli anni precedenti Guglielmo aveva instaurato un rapporto molto particolare con la piccola Simona, vi era stato un periodo in cui lei lo aveva chiamato “Zio Guglielmo”, a lui i bambini erano sempre piaciuti e dal momento che Simona era poco più grande del suo fratellino Remo, spesso li aveva portati con se in lunghe gite. Nei tre anni precedenti Simona era stata via a studiare, a casa di lontani parenti e così non si erano incontrati e nel frattempo la ragazzina era sbocciata in una splendida donna anche se conservava ancora il carattere e le movenze della monella che aveva conosciuto solo in parte sfumati da la nascente malizia femminile.
Sin dal primo istante, Simona parve intenzionata a recuperare il tempo perduto, pareva non rendersi conto che gli anni erano passati e non mollò più Guglielmo nemmeno per un istante.

Per tutto il tempo della licenza il povero Guglielmo lottò per continuare a comportarsi da “Zio” e scacciare il crescente turbamento che la vicinanza di Simona gli provocava. Tutto parve acquietarsi quando la licenza finì e Guglielmo ripartì, ma alla successiva visita a casa, Simona tornò a materializzarsi a fianco di Guglielmo che si lasciò travolgere dall’entusiasmo giovanile della giovane.

Lasciando nuovamente il Paese, per la prima volta Guglielmo si rese conto di essere molto dispiaciuto, ma gli ci vollero ancora lunghi mesi prima di ammettere anche solo con se stesso di essersi perdutamente innamorato di Simona. Iniziò per lui un periodo di tormenti e di continui mutamenti d’umore, un giorno era al settimo cielo lasciandosi cullare dalla passione che ardeva in lui, un altro si sentiva depresso vergognandosi di essersi potuto innamorare di una ragazzina e per giunta figlia di un suo carissimo amico.

La svolta decisiva accadde l’estate successiva quando, dopo lunghi tentennamenti, Guglielmo si decise a seguire l’annuale tradizione e tornare a casa per la licenza ordinaria.
Simona era ancora più radiosa di quanto ricordasse, l’anno le aveva solo giovato ed ora il suo corpo era perfettamente maturato ed i suoi modi erano ormai quelli di una donna, guardandola mentre lei gli correva incontro, Guglielmo si rese conto di essere perduto.

Gli eventi lo travolsero, non ricordava nemmeno più come una sera avesse trovato il coraggio di dichiararsi alla giovane. Quello che ricordava perfettamente era l’entusiastica risposta di Simona, e non avrebbe nemmeno più dimenticato l’emozione che il contatto delle labbra di lei gli provocarono.
Ma lo attendevano passi ancora più difficili, per giorni rifiutò anche solo l’idea di parlare con il suo amico Michele per spiegargli quanto stava accadendo, fremeva temendo che il comportamento sempre più apertamente adorante di Simona li tradisse prima di riuscire a parlare lui stesso con l’amico.

Quando finalmente vi riuscì incominciò per lui quello che sino a pochi giorni prima avrebbe indicato senza esitazioni come il peggior periodo della sua vita. La reazione di Michele fu tremenda, e credette di aver perso un amico ed allo stesso tempo Simona. Per molti mesi non potè più vederla, poi per fortuna il tempo smussò gli spigoli delle passioni e venne nuovamente il tempo della ragione.

Un anno dopo Guglielmo e Simona si sposarono ed insieme lasciarono il paese per il viaggio di nozze e poi raggiungere la loro nuova abitazione.
Per Guglielmo la prima notte di nozze fu un’emozione incredibile. Simona era così giovane, bella ed innamorata, il suo corpo rispondeva ai suoi tocchi con incredibile prontezza e calore che riempiva il cuore e la mente di Guglielmo di euforica eccitazione. Lui aveva 47 anni, lei 19 ma in quel letto a Guglielmo parve di avere la stessa età, le sue energie parvero moltiplicarsi, ogni orgasmo di Simona gli dava nuovo slancio. Nelle pause le tenere ed amorose carezze di lei, quel corpo sodo e scattante che si stringeva amorevolmente a lui non tardavano a fare effetto.

Quello stato di euforia non durò una sola notte, ma anche nelle settimane e nei mesi successivi. Tutto andava a meraviglia, non solo a letto, Simona accudiva alla casa abbellendola giorno dopo giorno tanto che a Guglielmo il rientro a casa ogni sera donava un appagamento sino ad allora sconosciuto. La sera spesso discutevano per ore facendo progetti o sogni ed a lui pareva di ringiovanire giorno dopo giorno anziché invecchiare.

Passarono gli anni e, sotto la spinta di Simona incominciarono a cercare di avere un figlio che però non venne, Simona si fece visitare dai più illustri luminari e ben presto si scoprì che la colpa era di Guglielmo. Per lui fu un colpo duro, non tanto per la consapevolezza di non poter avere figli quanto perché per la prima volta sapeva di non poter dare alla sua amata Simona qualche cosa che lei desiderava tanto.

Simona però lo aiutò moltissimo, si dimostrò comprensiva ed innamorata come sempre e tra di loro le cose lentamente tornarono come prima della spiacevole scoperta in tutto o…. quasi.
Qualche cosa era però accaduto nella mente di Guglielmo ed il suo desiderio lentamente incominciò a scemare, i loro rapporti si fecero meno frequenti ed anche in quelle occasioni lo slancio di Guglielmo risultò molto diminuito.
Ma Simona non si diede per vinta, amava suo marito e lo desiderava come il primo giorno, con pazienza e sensibilità iniziò a parlarne con lui che sulle prime se ne ebbe a male.

Poi però mise da parte il suo orgoglio di maschio ed accettò di parlarne con la sua amata Simona ed insieme incominciarono a cercare di risvegliare il desiderio di lui. Simona dapprima lo fece indossando abitudini ingenuamente provocanti, poi quando lui si accorse di quei tentativi insieme incominciarono a cercare di scegliere le cose che più lo eccitavano, comprarono riviste di moda e passarono ore a scegliere biancheria intima raffinata ed eccitante. Le cose migliorarono un poco ed i due proseguirono decisi a ricostruire l’idillio dei primi anni.

Lentamente Simona iniziò a trasformarsi dalla splendida ragazzina che era in una donna ogni giorno più bella ed affascinante. Imparò a valorizzare le sue lunghe gambe tornite con calze preziose. A metterle in risalto con gonne corte ma mai sfacciate o con spacchi sapientemente studiati.
Iniziò a privilegiare vestiti aderenti, meno comodi ma molto più adatti a far risaltare le forme armoniose del suo corpo dalla soda e decisa curva delle natiche ai fianchi snelli ai seni sodi ed orgogliosi. Imparò a truccarsi con gusto raffinato, ad evidenziare i tratti migliori del suo viso rendendolo molto più sensuale, ed anche a letto in cominciò ad assumere ruoli più attivi.

Tutto pareva avviato a risolversi nel migliore dei modi quando nella loro vita apparve, improvvisa ed inattesa, la malattia della mamma di Guglielmo. Sulle prime parve una cosa non grave anche se preoccupante ma in pochi mesi le cose precipitarono e la mamma di Guglielmo morì. Si trattennero alcune settimane dopo i funerali perché Guglielmo era molto preoccupato per il padre, ormai anziano, che stentava a riprendersi.

Fu la stessa Simona che, preoccupata a sua volta oltre consapevole della sofferenza del marito che propose a Guglielmo “Perché non gli proponi di venire a stare con noi per un po, potrebbe venire anche Remo e forse riuscirebbe anche a trovare più facilmente un lavoro… la casa è grande e staremo benissimo tutti e quattro….”.

Guglielmo le fu immensamente grato, in pochi giorni riuscì a vincere le resistenze di Alfredo spalleggiato anche da Remo che non vedeva l’ora di avere l’occasione di vivere in città. Lasciarono tutti insieme il paese e si trasferirono.

Per Simona all’inizio fu una piacevole novità ritrovarsi Alfredo e Remo per casa, spesso in passato a casa da sola mentre Guglielmo era di servizio e la presenza dei due le riempiva la giornata, con Remo poi aveva trascorso l’infanzia ed aveva particolare confidenza per cui si sentiva a suo agio mentre con Alfredo ogni tanto si sentiva a disagio.
Il disagio crebbe quando Remo riuscì finalmente a trovare un lavoro e Simona si ritrovò a trascorrere le giornate in caso con lo suocero a volte senza scambiare nemmeno una parola.

Per fortuna quando rientrava Guglielmo tutto cambiava e Simona riusciva a ritrovare la serenità. Guglielmo subì un nuovo calo del desiderio ma Simona non se ne preoccupò troppo attribuendolo allo stress per la perdita della madre, alla presenza in casa del padre e del fratello, soprattutto perché quest’ultimo fatto le impediva di sfoggiare l’abbigliamento eccitante che amava indossare per Guglielmo.

Il tempo trascorse e venne il giorno del cinquantesimo compleanno di Guglielmo, Simona organizzò una grande festa con tutti gli amici e si fece bellissima per renderlo felice ed orgoglioso di avere una simile moglie. La festa ebbe un grande successo e quella notte Guglielmo la possedette con lo slancio e l’eccitazione di una volta, Simona dovette soffocare i gemiti di piacere che le sfuggivano dalla gola nel timore che venissero uditi dallo suocero e da Remo.

Passarono ancora alcuni mesi ed alle orecchie di Simona giunsero strane voci. In uno degli appartamenti del palazzo, viveva Romilda, la moglie di un dirigente di un’importante società che possedeva una fabbrica in città. Pur non essendo una bellezza, Romilda era una donna decisamente appariscente e malgrado avesse da tempo passato i quarant’anni sapeva, ed amava, far voltare i maschi per strada.
Simona non la trovava simpatica, non per moralismo ma semplicemente perché la trovava volgare e priva di classe

Lei era stata l’ultima a venirlo a sapere, ma da tempo nel palazzo circolava la voce che Remo avesse una relazione con Romilda. A Simona parve un’assurdità e sulle prime non ci fece caso. Remo era un bel ragazzo, nel pieno vigore dei suoi 22 anni amava curare il suo aspetto andando frequentemente dal barbiere, spendeva gran parte di quanto guadagnava per comperarsi vestiti alla moda. Simona sapeva che al paese aveva riscosso discreti successi con le ragazze e non riusciva nemmeno a concepire che potesse dedicare le sue attenzioni a Romilda.

Ma il tempo passò e le voci si fecero più insistenti “Li hanno visti insieme al bar….” dicevano a volte “Lui l’ha aiutata a portare a casa la spesa… figuriamoci, una borsina che non pesava neanche un chilo… e poi si è trattenuto da lei per quasi mezz’ora…” le comari del palazzo parevano scatenate.

Visto la confidenza che c’era tra di loro, una domenica in cui Guglielmo ed Alfredo erano usciti assieme e lei era rimasta a casa, quando vide rientrare Remo, si decise a parlargliene. “Hai mangiato ??” gli domandò e lui scosse la testa “Dovresti piuttosto chiedermi se ho cenato… per me è notte inoltrata…” ridacchiò lui “Cosa vorresti dire che rientri adesso da ieri sera ???” domandò lei e lui annuì.

Rilassata dalla confidenza Simona affrontò l’argomento che le stava a cuore “Spero che la signora Anselmi, Romilda per intenderci,… non sia rientrata tardi… altrimenti sai chi le ferma più le comari…” ridacchiò “E chi se ne frega delle comari…” rispose lui mostrando un certo disappunto che la sorprese. Lo guardò stupita “Dai Remo… non mi dire che hanno ragione… non dirmi che te la fai veramente con quella….” “Io sono maggiorenne ed anche lei… facciamo quello che ci pare….” rispose lui.

Ormai Simona non credeva alle sue orecchie e perse il controllo della situazione dando libero sfogo ai suoi pensieri senza pensarci troppo “Ma Remo… è una donna sposata…” sbottò un poco scandalizzata “Già ma ti assicuro che il marito è becco da molto prima che io la conoscessi…” ridacchiò lui.
Simona cercò di cambiare tattica “Ma Remo, non dirmi che uno come te che avrà tutte le ragazzine che gli corrono dietro ha bisogno di andare con una come Romilda….” Sbottò.

Remo le sorrise sarcastico “Stai tranquilla mi piacciono anche le ragazzine ma…. Diciamo che con Romilda posso togliermi facilmente certi sfizi che con le ragazzine potrebbe risultare faticoso togliersi… non sarà bellissima ma a letto è una vera bomba… non la spaventa nulla sai….”

Suo malgrado Simona di fronte a quell’esplicita allusione non potè fare a meno di arrossire e la cosa non le piacque per cui reagì bruscamente “Si vede che hanno ragione le comari quando dicono che Romilda non è altro che un gran puttana…” quel suo sfogo inaspettatamente causò la reazione di Remo “Tu cognatina non dovresti parlare… non so come mio fratello possa permettere a sua moglie di vestirsi come tu ti sei vestita alla sua festa di compleanno….non lasciavi molto alla fantasia sai… proprio come quelle signore che lavorano la sera lungo i viali…..”. Simona arrossì violentemente e istintivamente lo colpì con uno schiaffo. Lui scosse la testa e rise poi le voltò le spalle e se ne andò.

Quando Guglielmo rientrò a casa, Simona si trattenne, avrebbe voluto raccontargli tutto, sperando che suo marito riuscisse a dare una regolata all’arrogante fratellino. Ma non voleva rovinargli la giornata, lui appariva tranquillo e sereno e lei decise di attendere, ma la sera quando furono a letto, gli raccontò tutto, tralasciando solo di raccontargli l’offesa che Remo le aveva rivolto e che l’aveva portata a schiaffeggiarlo.

Si era aspettata che Guglielmo condividesse le sue preoccupazioni e deplorasse quanto lei il comportamento di Remo, invece rimase molto delusa quando Guglielmo scosse la testa con un sorriso bonario e le rispose “Non drammatizzare… Remo è un ragazzo, da poco arrivato in città. Non gli sarà parso vero di ritrovarsi una vicina disponibile… vedrai che non appena si sarà ambientato ed avrà conosciuto qualche ragazza la storia finirà da sola….”

Scandalizzata Simona insorse, “Ma diavolo Guglielmo è una donna sposata……protestò…” Questi sono problemi del signor Anselmi… del resto mi sembra che Romilda non sia mai stata con le mani in mano… se non fosse Remo sarebbe qualcun altro…. Adesso lasciami dormire…” concluse la discussione Guglielmo. Simona tentò un’ultima volta di riaprila “Ma è molto più vecchia di lui…” disse e Guglielmo la liquidò con una risatina “Una volta le chiamavano Navi Scuola….sono sempre esistite e non fanno alcun male ai ragazzi… anzi….”

Simona spense con rabbia la luce, ma l’ira per il comportamento di Remo si sommò all’irritazione per come Guglielmo aveva liquidato la faccenda, e lei non riuscì a dormire per tutta la notte. Anche nei giorni seguenti, restò molto irritata ed i rapporti con Remo tesi.
Un pomeriggio era a casa da sola, quando sentì aprire la porta, s’irrigidì quando sentì la voce di Remo dire “Sei stata molto gentile ad aiutarmi a portare a casa la spesa…” e subito dopo una voce di donna ridacchiare “Era il minomo che potessi fare in cambio del tuo invito….”.

“Non è possibile che sia giunto a portarsi quella puttana a casa mia…” pensò infuriata Simona. Si alzò di scatto e si affacciò al corridoio. Remo se ne accorse e si voltò a fissarla con un sorriso spavaldo e beffardo “Ciao Simona… conosci Romilda vero ???? Come me è un’appassionata collezionatrice di lattine di birra… l’ho invitata a vedere la mia collezione….”, la risatina di Romilda irritò Simona ancor più del tono apertamente canzonatorio di Remo. Rimase immobile, fremendo di rabbia senza riuscire a trovare le parole giuste per rispondere e Remo non le lasciò neanche il tempo, passò una mano sulle spalle di Romilda e si voltò dirigendosi verso la sua camera, mentre apertamente faceva scivolare la mano sul fianchi di Romilda e poi sulle natiche e la risatina della donna risuonava nuovamente nel corridoio.

Ora Simona aveva solo due possibilità, subire o far una scenata che avrebbe attirato l’attenzione dell’intero palazzo. Era chiaro ormai che Remo la sfidava e che non sarebbero bastate poche parole per convincerlo a scacciare la sua puttana.
Simona rimase immobile, combattuta tra quelle due ipotesi. Si riscosse sentendo provenire dalla camera di Remo gemiti e rumori inequivocabili.

Non poteva credere a quanto stava accadendo, soprattutto alla sfacciataggine di Romilda, guardando in direzione della camera di Remo, si accorse che la porta non era chiusa, ma solo accostata, i gemiti le giungevano chiaramente indignandola sempre più.
Spinta dalla rabbia incominciò ad avanzare lentamente nel corridoio si arrestò e fece un passo indietro quando attraverso l’apertura della porta scorse distintamente i due abbracciati che si baciavano. Poi tornò a muovere in avanti con circospezione.

Romilda e Remo continuavano a baciarsi, lui aveva sollevato la gonna sopra i fianchi di lei, le sue mani accarezzavano energicamente i glutei di Romilda che gemeva nella bocca di lui e spingeva il pube contro quello del maschio. Simona non potè fare a meno d’immaginare il turgore del membro del cognato che strusciava contro il ventre della donna..

Vide Remno staccarsi imperiosamente dalla bocca di Romilda e sorriderle senza parlare. La donna continuò a fissarlo negli occhi mentre le sue mani si muovevano, slacciando la cintura dei pantaloni del maschio, pooi si sentì il rumore della zip che si abbassava e Simona vide chiaramente la mano della donna infilarsi nell’apertura. Fece nuovamente un passo indietro e chiuse gli occhi inorridita.

Ebbe un fremito nel sentire il gemito di Remo… non era difficile immaginare a che cosa fosse dovuto, altre volte le era capitato di sentire lo stesso gemito scaturire dalla gola di Guglielmo. Senza nemmeno rendersene conto, tornò ad avanzare anche se di poco. Subito dopo chiuse gli occhi, ma non indietreggiò. Non servì a nulla perché l’immagine del membro di Remo che affondava nella bocca di Romilda le si era ormai impressa nella mente. Quando vista l’inutilià del gesto riaprì gli occhi, il membro di Remo era completamente scomparso nella gola di Romilda. Simona fissò incredula le labbra che affondavano nel folto vello pubico del cognato, poi vide chiaramente la testa di Romilda iniziare lentamente ad indietreggiare e subito dopo l’asta lucida di saliva fare nuovamente la sua comparsa tra le rosse labbra.

Solo allora, seguendo l’interminabile movimento, si rese conto delle dimensioni del membro di Remo, pareva non dovesse finire mai, le labbra continuavano ad indietreggiare scoprendo sempre nuova carne. Le parve ci volesse un’eternità prima che il glande rosso e congestionato tornasse a comparire. Fissò incredula il membro orgogliosamente eretto ce sussultava sotto gli esperti colpi di lingua di Romilda.

Le fu naturale paragonare quel coso con quello di Guglielmo si rese conto di non aver mai visto un simile membro… non credeva nemmeno potessero esistere cose simili. Malgrado le dimensioni spropositate, pareva che Romilda ne fosse entusiasta, la vide gettarsi nuovamente con avidità sul membro, e tronare ad affondarselo in gola, riconobbe gli sforzi prodigiosi della donna, la sentì ansimare e quando alla fine il membro fu nuovamente scomparso per la sua totalità, Simona fissò la scena con incredulità ancora maggiore di pochi minuti prima.

Sussultò nel vedere Remo scattare, Prese Romilda e la fece sollevare, le mani slacciarono freneticamente la camicetta della donna, liberarono in pochi istanti i seni, grossi ed un poco appesantiti, poi la fecero voltare, mentre la donna ridacchiava. Le mani di Remo strapparono le delicate mutandine di Romilda e le gettarono a terra, palparono le giunoniche natiche, poi guidarono il glande paonazzo a strusciare tre le cosce di lei. Simona ide i piccoli movimenti con i quali Romilda si preparava ad accoglierlo facilitandolo nell’impresa.

Un gemito le segnalò che Remo aveva raggiunto il suo scopo. Il pube avanzò imperioso ed il membro affondò nel ventre di Romilda “Sei tutta bagnata puttanona….” Ringhio eccitato “Scopami bastardo…” fu la secca risposta di Romilda. Remo non parlò più, le sue mani afferrarono i fianchi della donna ed iniziò a scoparla con foga inaudita, Ogni affondo era accompagnato da un osceno schiocco delle natiche di Romilda che poi sobbalzavano burrose, e da un gemito della donna. Romilda si piegò in avanti ed i grossi seni presero a sobbalzare nell’aria mentre lei veniva scossa dai potenti colpi di Remo.

I gemiti si accentuarono per frequenza ed intensità, e Romilda prese ad accarezzarsi i seni, torcendosi ferocemente i grossi e scuri capezzoli, poi lo spazio tra un gemito e l’altro si fece sempre minore, infinitesimo sino a che si fusero in un unico prolungato gemito accompagnato dai fremiti dell’orgasmo che scuotevano il corpo della donna.
Simona vide Remo staccarsi da Romilda con moti frenetici, lo vide avanzare con il membro proteso verso il viso della donna e la mano che si agitava frenetica. Vide Romilda spalancare la bocca, protendere la lingua e poi la bianca piaggia scatenarsi copiosa, le bianche gocce stamparsi sul viso di lei, la lingua che si agitava nell’aria cercando di catturarle quanto più le era possibile Quando i gemiti di remo terminarono, la testa di Romilda avanzò, le labbra si serrarono intorno al glande mentre attraverso le gote si notavano i movimenti della lingua.
Sconvolta, Simona si voltò e fuggì in camera sua continuando a ripetere “Bastardi…”, si gettò su letto con la faccia affondata nei cuscini e pianse di rabbia e di vergogna.

Guglielmo la sera quando rientrò si accorse che era accaduto qualche cosa d’insolito, quando rimasero soli a letto cercò di capire che cosa fosse accaduto “Che cosa hai questa sera ??” lei ancora irritata per la volta precedente rispose seccata “Nulla… tanto è inutile che ti racconti… per te sarebbero cose normali.”. Lui la abbracciò “Non fare così piccola… lo sai che se ti tieni tutto dentro è peggio…” le prese a baciarla sul collo. Simona lo respinse “Non cercare di rabbonirmi dopo che non fai nulla per dare una regolata a quel cafone di tuo fratello…” sibilò e Guglielmo trasse un sospiro capendo di che cosa si trattasse.

“Dai sputa il rospo, raccontami che cosa è accaduto…” la stuzzicò “Nulla ti ho detto… visto che non gli hai detto nulla lui ha pensato bene di portare la sua puttana a casa nostra….” Continuò Simona irritata “Chi l’Anselmi ??” domandò Guglielmo stupito “E chi altra… l’ha portata qui.. si sono chiusi in camera e ti lascio immaginare che cosa possano aver fatto…. Ma capisci… in casa mia…” il furore di Simona le stravolgeva i bei lineamenti del viso. Guglielmo la abbracciò. “Dai Simona… capisco che possa darti fastidio… ma abbiamo fatto tanto perché lui e papà si sentissero a casa propria….”.

“Non credo che sia normale portare a casa propria le puttane….” Sibilò lei per nulla tranquillizzata “Capisci… io ero qui, è entrato e se l’è portata a letto, e dovevi sentire come gridava la troia….” Guglielmo si arrese “Hai ragione… questa volta ha esagerato… ma non posso dirgli che non può fare quello che vuole in quella che voglio che consideri casa sua… senti, gli parlerò… gli chiederò di essere più discreto e di evitare di portare ragazze quando tu sei a casa…”.

La mano di Guglielmo aveva incominciato ad accarezzare il suo piccolo e sodo seno, Simona malgrado la rabbia si sorprese eccitata “Ti odio quando fai così…” gli rispose, ma lasciò che lui la baciasse “Giurami che gli parlerai…” sibilò quando le loro labbra si staccarono. Lui annuì troppo eccitato per parlare, sollevò il lenzuolo ed affondò il viso tra le sue cosce, e ben presto la sua lingua incominciò ad accarezzarla dolcemente sul clitoride, Simona emise un gemito. La sua eccitazione crebbe, lui con pazienza ed abilità la portò all’orgasmo, lei si morse le labbra per non urlare il suo piacere. Poi lo ricambiò, Ad un tratto s’interruppe mentre nella sua mente irrompevano le immagini di quel pomeriggio … il membro immenso ed eccitato di Remo che scorreva tra le labbra di Romilda, lo sperma che cadeva copioso sul volto della donna. Si sentì in colpa, avrebbe voluto smettere ma non poteva farlo senza destare i sospetti di Guglielmo.

Gli fu grata quando lui la rovesciò sul letto e la penetrò, stantuffando lentamente e profondamente in lei. Con rabbia si sorprese ancora a pensare al membro di Remo, immaginandolo dentro di se, sentì l’orgasmo esplodere in lei, e Guglielmo sentendola così a sua volta cedette all’eccitazione e venne scaricandosi dentro di lei. Per un attimo il caldo seme che la riempiva la illanguidì, poi però, quando Guglielmo si staccò da lei stendendosi al suo fianco i sensi di colpa l’assalirono… ed anche quella notte Simona non dormì.

Le cose nei giorni e nelle settimane successive andarono un poco meglio e Simona riuscì a rimuovere il ricordo di quel brutto pomeriggio ed a tornare a comportarsi normalmente anche con Remo. Vi erano sempre strani sorrisetti sarcastici
Da parte di Remo, ma lei si sforzava di ignorarli. Il tempo passò e venne nuovamente il giorno del compleanno di Guglielmo, Simona si diede da fare organizzando una bella festa con un sacco di amici. Mancava poco all’arrivo degli invitati quando Guglielmo le si avvicinò mentre finiva di truccarsi e le prese il vestito che aveva preparato sul letto pronto per essere indossato…”E’ carino, ma t’invecchia un po’ troppo, il vecchietto sono io e tu non devi cercare di rubarmi la scena…” scherzò.

Poi prese un pacco e lo porse a Simona “Indossa questo, credo che ti starà benissimo… gli invitati moriranno d’invidia. Simona aprì il pacco, lo ringraziò ma cercò di resistere. Il vestito era bellissimo, ma lei non si sentiva d’indossarlo. Era rosso, un rosso fuoco, cortissimo e con una profonda scollatura, e Guglielmo aveva pensato a tutti i dettagli, dalle mutandine alle calze ed ai raffinati reggicalze.

Lui insistette tanto che alla fine Simona cedette e lo indossò, specchiandosi provò un brivido di vergogna ma allo stesso tempo d’eccitazione. La festa fu un vero successo, tutti erano allegri, vi furono canti, balli, grande allegria, e dopo poco, lei dimenticò il suo imbarazzo ed imparò ad apprezzare gli sguardi d’ammirazione che spesso incrociava.. Nel tardo pomeriggio, gran parte degli invitati se ne andarono, e rimasero solo gli amici più intimi. Guglielmo invitò tutti a fermarsi a cena ed aprì una nuova bottiglie. Malgrado fossero già tutti piuttosto alticci, vi fu un applauso di approvazione. Simona si scusò e se ne andò in cucina a preparare qualche cosa di veloce per la cena.

Dopo poco incominciò a sentirsi inquieta, non riusciva a capire il perché, ma era nervosa, e sussultava ad ogni minimo rumore provenisse dalla stanza accanto. Ad un tratto, la porta si aprì, e lei si voltò e vide Remo entrare, sorr8idendo come al solito “Cognatina, di la sono tutti sbronzi persi, non affaticarti tanto, non credo che mangeranno.”

Simona distolse lo sguardo e continuò a lavorare “Vedrai che qualcuno mangerà…” si limitò a dire, ma la voce suonò stranamente metallica. “Remo avanzò verso di lei, “Perché sei così scontrosa… come hai visto ti ho accontentata e non ho più portato qui Romilda per scoparmela… peccato, continuando a guardarci ti saresti fatta una cultura…” disse e Simona avvampò… evidentemente lui quel maledetto giorno si era accorto che lei li aveva spiati… del resto ora che ci pensava era prevedibile, lui aveva lasciato la porta aperta volutamente…..

“Non la vuoi tra i piedi perché vuoi essere l’unica puttana della casa vero….” L’apostrofò Remo “Il tuo caro marito e mio fratello come può sopportare che tu indossi vestiti da troia come questo…..” continuò Remo, Simona disperata sentì la mano di lui sfiorarle il vestito, contornare le sode chiappe che la stoffa faceva risaltare aderendovi con decisione.

“Levami subito le mani di dosso…” sibilò Simona “Perché ??? Altrimenti che cosa fai ??? Gridi ??? Tra poco non lo potrai più fare, dopo che te lo avrò messo in bocca…..”
Rispose Remo continuando ad accarezzarla. Simona senza voltarsi intuì quello che stava facendo dal rumore della zip che si abbassava. Nella sua mente comparve immediatamente la vivida immagine dell’immenso membro di Remo.
Avrebbe voluto gridare, ma non osava pensando allo scandalo che vi sarebbe stato… Guglielmo non meritava una cosa simile… si sforzò di pensare.

Le forti mani di Remo la presero, la costrinsero a voltarsi, la spinsero ad inginocchiarsi e si ritrovò l’immenso glande paonazzo che premeva contro le sue morbide labbra., Le dischiuse e lo lasciò fare. Remo affondò in lei, sbatté con forza contro il palato, spinse contro l’ugola costringendola a tossicchiare. “Datti da fare puttanella… altrimenti chiamo Guglielmo e gli dico che sua moglie non sa fare nemmeno un pompino decente anche se si veste come la peggiore delle troie… muovi quella lingua….” Simona obbedì, per sottrarsi a quelle minacce e al torrente d’insulti che la investiva… pensò.

Remo l’afferrò per i capelli, prese a muovere i fianchi chiavandola in bocca, lei non era mai stata trattata così… non aveva mai provato una cosa simile. Il membro le dilatava oscenamente le labbra, le violentava la gola, lei ad occhi chiusi subiva… mentre la sua mano inconsciamente si era portata tra le cosce e si muoveva ritmicamente. Senza preavviso Remo venne e la trattenne allagandole la gola, fu costretta a bere, il caldo e denso liquido che ad ondate successive e ravvicinate le si rovesciava in gola, accompagnato dai gemiti di Remo.
La lasciò li, accucciata in un angolo della cucina, singhiozzante e se ne tornò nell’altra stanza, dagli amici..

Se ne avesse avuto la forza, se ne avesse parlato a Guglielmo, forse tutto quanto successe poi non sarebbe mai accaduto, ma sola ed indifesa, Simona non trovò la forza di ribellarsi, riuscì solo a ritirare la mano intrisa del suo stesso piacere, a sistemarsi l’abito ed a riprendere il controllo del proprio respiro. Non seppe mai come riuscì a ritornare nell’altra stanza ed annunciare che la cena era pronta come se nulla fosse accaduto., ma da quel giorno lei e Remo divennero amanti.

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