Zia Irene


Mi chiamo Giulia ho 19 anni e vivo in un piccolo paese della Toscana, come tutti i ragazzi della mia età ho un rapporto conflittuale con i miei genitori che pretendono da me comportamenti da adulta responsabile che non mi sogno nemmeno.
A me piace divertirmi, uscire con i miei amici e non mi passa neanche lontanamente per la testa di sposarmi e fare dei figli.
Per fortuna c’è mia zia Irene che è la sorella più piccola di mia madre, ha 24 anni e, pur non essendo ancora sposata, vive da sola in città per questo quando il clima con i miei diventa irrespirabile, vado qualche giorno a stare con lei che mi ospita sempre volentieri.
“Hai litigato ancora con i tuoi?” richiese rassegnata.
“Si e sempre per gli stessi motivi” risposi angustiata.
“E tu sposati, falli contenti” mi disse per prendermi in giro
“Quando ti sposerai tu ci farò un pensierino anch’io”.
“Allora stai fresca” mi rispose ridendo
“Ma come hai fatto a convincere i nonni ha lasciarti andare a vivere da sola?” le chiesi interessata.
“Sai il lavoro… trovati un lavoro qui e vieni a vivere con me, non credo ti farebbero difficoltà” mi disse seria
“Ci penserò… non è una cattiva idea” non ero molto convinta, ma era effettivamente una possibilità.
Dopo cena il discorso si spostò sui miei amici.
“Che fai con loro?” mi chiese
“Usciamo, andiamo in discoteca, facciamo casino…” risposi vaga.
“Ma il ragazzo ce l’hai?” non mi aveva mai fatto questa domanda.
“Il ragazzo fisso no, però filo un po’ con uno un po’ con un altro. Sai mi stufo subito, certe volte sono così stupidi”.
“Si immaggino” sospirò lei “ma che tipo di rapporti hai con loro”.
“Beh… pomiciamo molto, con un paio ho anche scopato, però non è durato molto. Insomma niente di serio”.
Restammo un po’ in silenzio poi preso coraggio le chiesi “E tu zia stai con qualcuno?”
“Beh… proprio stare no…insomma è un po’ complicato” mi accorsi di aver toccato un tasto un po’ delicato e cambiai discorso.
Più tardi, c’eravamo già cambiate per la notte mi accorsi di essere rimasta senza sigarette, vidi che la luce in camera di mia zia era ancora accesa e le chiesi attraverso la porta se me ne dava qualcuna delle sue.
“Entra pure” mi rispose “sono qui sul comodino”.
Entrai, zia Irene stava risistemando delle cose nell’armadio e come me indossava una comoda canottiera e gli slip.
Presi le sigarette n’accesi una e la offrii a zia poi n’accesi un’altra, mentre girava per la stanza il mio sguardo cadde sulle sue tette che, libere sotto la canottiera si sollevavano ad ogni passo. Lei se n’accorse e sorrise “Che fai mi guardi le tette adesso?”
Dal tono di voce non sembrò per niente dispiaciuta, mi sentii euforica e le dissi del mio cruccio “Sai mi piacerebbe avere due belle tette come le tue, le mie sono piccole quasi non si notano”.
Mi sollevai la canottiera e le mostrai le mie tettine.
“Beh… non sono da disprezzare” fece zia Irene indulgente “sono adatte al tuo fisico, magra come sei due tette come le mie sarebbero esagerate non trovi?”.
“È questo il problema ho un fisico troppo magro, tutti pensano che faccia chi sa quale dieta ma non è vero mangio un sacco ma non metto su neanche un etto”.
“Sai quante donne t’invidiano” stava scherzando ma quando si accorse che ero veramente crucciata dalla mia magrezza si fece più dolce e mi disse “Dai vieni qui” mi portò davanti allo specchio e mi disse “Vedi ognuno appartiene ad un tipo fisico, non si può pretendere di stravolgere il proprio, si finisce per vivere male senza ottenere risultati, ognuno ha i propri pregi. Togliti la maglietta” obbedii anche lei si sfilò la sua, lo specchio rifletteva l’immagine di due corpi di donna diversi ma in qualche modo entrambi belli.
“Il tuo seno è piccolo ma è ben formato” continuò “hai un corpo magro e nervoso ma il tutto ha una sua armonia.” Mi dette una pacca sul sedere “E poi hai un culetto sodo e rotondo”.
Dovevo darle ragione anche se il suo corpo vicino al mio mi piaceva di più, non riuscivo a togliere lo sguardo dalle sue tette, n’ero come ipnotizzata.
“Hai ragione tu” le dissi “forse le tue tette su di me starebbero male però sono proprio belle”.
Feci per toccargliele ma la mia mano si trattenne a mezz’aria, zia Irene mi sorrise e prese la mano e se la portò sul seno.
“Se ti piacciono tanto puoi giocarci un po’”
Fu una sensazione bellissima, allungai anche l’altra mano e presi a carezzare quei due globi di carne soda, i suoi capezzoli s’indurirono sotto le mie mani dandomi una sensazione di felicità che non avevo mai provato.
La mano di mia zia intanto mi carezzava il sedere con una dolcezza che mi faceva sciogliere, senza capire neppure io cosa facessi cominciai a succhiarle un capezzolo con tanta foga che le strappai dei mugoli di piacere.
Non mi rendevo conto di quello che facevo, sentivo solo una forza inarrestabile che mi spingeva a possedere quel corpo senza chiedermi se fosse o no una cosa giusta.
Le nostre bocche si unirono e ci scambiammo un bacio pieno di passione, zia Irene cominciò a pizzicarmi i capezzoli facendomeli indurire come mai nessuno prima, quando scese con la bocca sul mio seno mi sentii morire, i suoi denti afferravano i miei capezzoli dolcemente ma con fermezza tirandoli talmente che non riuscivo a distinguere le sensazioni di piacere da quelle di dolore.
Poi mi sfilò le mutandine, il mio clitoride si ergeva in fuori per tutta la sua lunghezza.
“Dio che bello” esclamò lei e la sua lingua lo avvolse in un bacio umido e bollente.
Ho sempre avuto il clitoride lungo, come un dito mignolo e della stessa larghezza, me ne sono sempre un po’ vergognata, quando si accorgevano di questa mia caratteristica molti ragazzi restavano sorpresi e spesso facevano apprezzamenti stupidi che me li rendevano subito odiosi, per ciò sentire mia zia apprezzare il mio “pisellino”, come lo chiamavo io, mi portò al settimo cielo.
“Vieni qui” le dissi attirandola verso di me, ricominciammo a baciarci con foga, poi scesi di nuovo verso i suoi capezzoli e glieli li tirai con i denti come aveva fatto lei prima ai miei, le mie mani intanto accarezzavano il suo corpo, le sfilai gli slip e con sorpresa mi accorsi che la sua figa era completamente depilata.
La feci stendere sul letto e aprendole le gambe iniziai a baciarle l’interno delle cosce poi le aprii le labbra e assaporai il suo odore così diverso dal mio, tuffai la bocca nella figa, era la prima volta che baciavo una donna e fu la rivelazione dei miei più profondi desideri, la mia lingua lambiva il suo clitoride e poi si tuffava dentro quella caverna calda e pulsante.
“Aspetta” disse zia Irene “mettiti al mio posto”
Ci scambiammo di posto, la zia mi montò sopra e iniziò a strofinare la sua figa con la mia mandandomi in estasi poi il mio clitoride s’infilò dentro di lei per uscire subito dopo a strofinarsi contro il suo, questo movimento spinto al parossismo ci portò presto all’orgasmo.

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