Le Farmaciste


Agli occhi dei paesani Giulia ci aveva messo proprio poco tempo a laurearsi in farmacia: le sue mattutine sortite in treno per recarsi alla prestigiosa università della vicina e nobile città la facevano apparire importante. Tutti si interessavano dei suoi studi; Era l’orgoglio del paese. E non significava niente che il padre fosse un ubriacone e la madre una poco di buono: la birba rossa di quelle quattro case arroccate su di un pizzo di montagna era diventata “dottoressa”.
Chi vedeva in lei il nuovo sindaco del paese oltre che l'”invito vivente” ai restanti ed annoiati giovani a costruirsi un futuro migliore dovette presto ricredersi: Giulia non resistette più di un mese a casa sua, e fatti i bagagli risalì ancora in treno, ma questa volta con un biglietto di sola andata.
Scelse come destinazione una bella cittadina emiliana, e subito le apparve un’altra realtà di vita, distante anni luce dal suo paesello calabrese.
Non tardò molto ad impiegarsi nella locale farmacia, gestita dalla dottoressa Sonia (si omette il cognome per ovvi motivi). Costei cercava uno od una collega perché da sola non poteva reggere i ritmi frenetici della farmacia avuta in eredità dal padre da poco deceduto. Ella voleva, e ne aveva il diritto, godersi gli ultimi anni di gioventù che le rimanevano(aveva 32 anni).
Quando Giulia mise piede in farmacia si trovò davanti una bella donna che vestiva un bel completo blue elettrico composto da giacca e gonnellina plissettata al ginocchio sotto la quale facevano capolino un bel paio di gambe avvolte in calze nere lucide molto velate. Più monastico invece il suo abbigliamento: maglione accollato rosso su una gonna lunga bianca e calze color carne: voleva apparire “seria” al colloquio di lavoro. A dire la verità aveva avuto, causa l’arretratezza etica del suo paese, svariati problemi per il suo modo di vestire, cosa accentuata dalle sue misure da sballo e dalle stupende gambe sempre messe in bella mostra; Visti i precedenti quando cominciò a parlare con Sonia quasi stentava a cavar fuori le parole.
Sonia dal suo canto ci mise tutta la sua buona volontà per farle capire che il loro doveva essere un rapporto amichevole più che lavorativo, e ciò fece si che l’altra si tranquillizzasse e affrontasse il suo compito con più allegria e meno sobrietà.
Dopo un mese circa l’affiatamento tra le due era immenso: non solo si confidavano spesso dei loro problemi e delle storie passate, ma cominciarono a darsi consigli a vicenda. Giulia elevò Sonia a suo modello di vita ideale.
Lo sconvolgimento avvenne un giovedì sera.
Giulia lasciò la farmacia alle sei in punto e si recò presso una casa farmaceutica di una città vicina per assistere ad una conferenza nella quale veniva presentato un nuovo antibiotico; Prima di uscire disse a Sonia, che si preparava a sostenere il turno di notte, che al ritorno sarebbe tornata direttamente in hotel (la sua provvisoria sistemazione all’epoca dei fatti), ma visto che la conferenza fu estremamente breve, quando era già sulla via del ritorno si fermò ad acquistare un po’ di cose ad una rosticceria per passare un poco di tempo insieme a Sonia in farmacia.
Giunta che fu davanti alla porta pensò di non bussare al campanello di emergenza ma di usare la chiave del portoncino che dava sul retro in modo da fare una gradita sorpresa all’amica-collega.
Aperta la porta, lo spettacolo che le si presentò davanti agli occhi fu davvero sconvolgente.
Sonia era distesa sul lettino completamente nuda, ad eccezione delle autoreggenti e delle scarpe e si strofinava la vagina con due dita della mano destra, mentre con l’altra si copriva la bocca con un collant rosso per non far sentire i suoi mugolii.
Giulia si accovacciò dietro una pila di scatole e continuò a guardarsi lo spettacolo.
Sonia continuò a contorcersi sul lettino mentre le sue dita trastullavano furiosamente il clitoride; Quando, tra sospiri e urletti cominciò a dire
“vengoooo” si tolse il collant dalla bocca e lo porto all’altezza delle grandi labbra e in preda all’eccitazione esclamò:
“Siiii, come godo, oh Giulia mia, se tu fossi qui…..”.
La nostra nell’udire quelle parole quasi veniva a mancare. L’improvviso trillo del campanello destò Sonia dal lettino, e mentre costei, indossando il camice si precipitò a recepire la richiesta del paziente sopravvenuto, Giulia imboccò il portoncino e sgattaiolò fuori incamminandosi verso il suo albergo, sconvolta per quel che aveva visto.
I giorni seguenti furono per Giulia molto burrascosi: mai avrebbe creduto possibile di essere “amata” da un’altra donna….non che la cosa a priori le dispiacesse, ma quant’anzidetto le sembrava totalmente fuori dalla realtà.
Passata che fu ancora un’altra settimana, un intreccio di sadismo e perversione si impossessò dell’animo di Giulia: ella voleva sapere se quanto aveva fatto Sonia fosse solo un gioco o un vero desiderio di lei. Decise perciò di passare all’offensiva.
Dopo aver pranzato nel “retrobottega del peccato” (era così che definiva il luogo ove aveva spiato Sonia) insieme alla sua “vittima”, le chiese di accompagnarla presso un nuovo negozio di biancheria intima da poco aperto in un paese non troppo distante dal loro poiché doveva acquistare della nuova biancheria.
Sonia accolse entusiasta l’invito rivoltole e dopo mezz’ora si presentarono davanti alla commessa:
“Prego signore”-esordì questa-,
“Vorrei un paio di calze”-rispose Giulia-
“Calze o collant?”, alla domanda Giulia si girò e chiese a Sonia”Tu cosa mi consigli?” “Calze!”-fece quest’ultima.
“Bene”-disse Giulia alla commessa- “mi dia un paio di calze terza misura con un reggicalze abbinato.”
“Colore?”
“Rosso fuoco!” rispose Giulia con voce sensuale ed ammiccante.
Sonia, intanto aveva già capito tutto.
In macchina, sulla strada del ritorno Giulia decise di giocare già la prima carta, visto che una certa umidità faceva capolino sotto le sue mutandine: mentre Sonia guardava distratta fuori dal finestrino, essa allungò la mano destra e glie la posò sul ginocchio. Cominciò poi a farla scorrere fino alla balza della calza, mentre l’altra, eccitata cominciò a mordicchiarsi il labbro inferiore.
Questo strofinamento durò quasi mezzora e nel silenzio più totale; l’unico fruscio era rappresentato dal contatto della mano di Giulia col nylon bianco panna delle calze di Sonia.
Arrivate in farmacia le due si diressero silenziose nel retrobottega, dove Giulia si spogliò della gonna, del maglione e dei collant color prugna per indossare il completo poc’anzi acquistato. Giulia nel frattempo aveva tirato su la gonna e abbassato le mutandine. Dopo aver allacciato le calze Giulia le si avvicinò e la baciò. Le loro lingue si avvilupparono in un bacio mozzafiato.
“Siii amore, non sapevi da quanto aspettavo questo momento” -faceva Sonia- “ora scendi più giù!!!”
Giulia prese a succhiarle per benino i capezzoli fino a scendere giù alla sua vagina completamente depilata. Sonia era tutta bagnata e a Giulia il liquido vischioso che fuoriusciva dalla vagina provocò una eccitazione mai vista: introdusse tre dita e dimenò la mano furiosamente fino a provocarle l’orgasmo. A quel punto Giulia chiese anch’essa di godere e fu subito accontentata: Sonia la fece mettere a quattro zampe e, estratto un vibratore da un cassetto la penetrò da dietro fino allo spasimo; Quindi si chino col viso di fronte al culetto della giovane collega per leccarne tutti gli umori.
Dopo un bacio amorevole si addormentarono abbracciate. Solo l’insistenza di un cliente che bussava furioso alla porta le fece precipitare entrambi, col solo camice addosso, in farmacia. Mentre si aggiravano tra i cassettoni delle medicine, Sonia disse sottovoce a Giulia:
“và nel retro, amore che io vengo subito… ah dimenticavo: c’è una cosa che vorrei tu mettessi… la trovi nel secondo cassetto della scrivania!”
“OK, vado…”-fece l’altra-.
Era il collant rosso.

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