La fidanzatina


ANNA+PIETRO+PAOLO

Incazzata nera con mia sorella e con il mio ragazzo, evidentemente turbata da quel racconto, minuzioso nei particolari tanto da suscitare eccitazione in Tiziana che finì col passare da uno stato di sussiego e timore nei miei confronti ad uno sprezzante e vincente, decisi di vendicarmi di quello stronzo e di mia sorella. Dovevano pagare. Non sapevo ancora come, ma mi sarei vendicata.
Il primo a dover pagare sarebbe stato Federico. Gli avevo dedicato tutta me stessa, e in cambio quello era il suo comportamento appena non mi vedeva. Capisco che resistere a due femmine arrapate come Tiziana e Angelica fosse difficile per chiunque…ma comunque non c’erano scuse.
Pensai alla maniera migliore di vendicarmi, finche un giorno a casa sua vidi suo padre, Pietro e lo zio, il marito di Angelica, Pensai che la migliore vendetta sarebbe stata rendergli pan per focaccia. E con chi meglio che con suo padre? E coinvolgendo anche lo zio mi sarei vendicata anche di zia Angelica. Così almeno pensai.
Pietro, il padre di Federico era un ex atleta, fisicamente era meglio del figlio e non era neanche malaccio di viso, molto virile, spalle larghe, insomma un gran bel pezzo d’uomo. Il fratello Paolo invece era orrendo. Uno degli uomini più brutti che avessi mai visto, ma in fondo non lo facevo per godere, lo facevo per far incazzare Federico: e più fosse stata brutta la mia preda più ci sarebbe stato male. Pensai.
Paolo era grasso, pelosisssimo e, non che lo fosse veramente, ma era uno di quei tipi che ti danno l’impressione, solo l’impressione, di non essere proprio a posto nel loro rapporto con l’acqua e con il sapone. In realtà, conoscendolo bene, era pulitissimo, ma ti dava, forse complici tutti quei peli ispidi e neri sparsi su tutto il corpo molliccio e lardoso, un senso di unto.
La sera c’erano due partite in tv. la prima alle 20.30 la seconda a seguire. Fino alle 0.30 in casa ci sarebbero stati solo Fede col padre e lo zio. Le donne di casa sarebbero uscite fuori. A far baldoria a suon di fiche e cazzi suppongo, ma quelli erano fatti loro.
In quei giorni avevo lanciato frecciatine a Fede, il quale non sapeva bene, se fossi venuta a scoprire qualcosa della sua scopata nel negozio; giocavo al gatto col topo, e questa situazione lo rendeva vulnerabile e servizievole.
Ogni mio desiderio veniva esaudito, ogni capriccio accontentato: così quando, appena cominciata la partita, ero a cena da loro, gli chiesi di andare a casa mia perchè avevo dimenticato il pigiama per passare lì la notte, anche se incavolato (avrebbe perso sicuramente tutta la prima partita, casa mia era distante, e, forse, parte del primo tempo della seconda) uscì di casa senza fiatare.
Rimasta da sola con quei due uomini mi diedi da fare per farli eccitare, evidentemente resistere alle tentazioni femminili non era il forte dei maschi, anzi di ogni componente, di quella famiglia, ma del resto anche della mia famiglia.
Infatti basto che appoggiassi, da sotto il tavolo le mie mani sui rispettivi pacchi che come reazione mi ritrovai le loro dita che mi risalivano le cosce fino all’inaspettato, per loro, incontro reciproco.
Subito ritrassero la mano, come sorpresi, ma bastò un mio sguardo di consenso, e una veloce intesa fra loro per spegnere il televisore, spogliarsi completamente trasportarmi di peso nella stanza da letto e cominciare a toccarmi, baciarmi e spogliarmi dei miei (pochi) indumenti.
Con la voce già rotta dall’eccitazione, che nonostante tutto mi aveva già pervaso tutto il corpo, misi subito in chiaro le mie intenzioni: non avere limiti, mi avrebbero dovuto sbattere come la peggiore delle puttane, usarmi come latrina, sfogare ogni loro desiderio represso e non, depravato o meno che fosse.
Si guardarono tra lo stupito e l’incuriosito, ma quando gli spiegai la ragione, e cioè che Federico mi aveva tradita, si misero a ridere e Paolo disse che aveva una mezza idea di chi poteva essere stata la causa: quella troia di sua moglie! Lo disse quasi con orgoglio.
Cosi mi inginocchiò e ordinandomi di cominciare a succhiare il cazzo suo e del fratello mi spiegò che sapeva bene di che pasta fosse la moglie e anzi mi spiegò che tutte le donne della famiglia erano delle vacche da monta e, se in futuro avessi voluto far parte della famiglia me lo sarei dovuto guadagnare, ed essere disponibili ad una serata “trasgressiva” magari col solo scopo di far
ingelosire il proprio ragazzo non era sufficiente: bisognava essere troie tutti i santi giorni.
Disponibili sempre, ovunque, con chiunque, uomini e donne, in qualsiasi quantità, e tolleranti verso le “scappatelle” dei propri partners ufficiali.
Quasi fosse diventata una sfida, oramai la vendetta era andata a quel paese: cresciuto in una tale famiglia non se la sarebbe certo presa per così poco, mi cimentai in quello che era diventato il mio obiettivo. Diventare la più troia di tutte. In modo da rendermi insostituibile per Federico.
Presi a leccare il cazzo grosso e tozzo di Paolo mentre con una mano massaggiavo i coglioni a Pietro. Poi cambiai posizione. Imitai il racconto di mia sorella e solleticai il perineo di entrambi mentre con le mani segavi i grossi cazzi pulsanti, quando mi resi conto che erano sul punto di non ritorno, mi sollevai e offri il mio bel visino angelico agli schizzi copiosi tre o quattro schizzi densi e bianchi per Paolo sette o otto schizzi liquidi e trasparenti per Pietro.
Con estrema voluttà raccolsi con le dita dal mio viso ciò che la mia lingua assetata non era stato in grado di raccogliere prima e lo portai alla bocca, prima giocandoci, poi bevendolo tutto.
Con il viso sporco dissi chè ora toccava a me e che avrebbero dovuto farmi imazzire di piacere.
Cominciai a leccare il cazzo di Pietro che nel giro di due minuti rinacque. Paolo nel frattempo mi procurò, in maniera superlativa e velocissima, un orgasmo, dandomi tanti colpetti di lingua sempre più profondi fino a penetrarmi con quel muscolo che non era certo il più adatto per quel genere di trattamento, ma non meno gradito.
Avevo comunque bisogno di qualcosa di più…consistente e senza preavvisarmi fu Pietro a concedermelo, mentre Paolo si era dato il cambio ai box per una “aggiustatina idraulica in sala pompe”.
Pietro aveva un cazzo decisamente più lungo e grande del figlio e all’inizio mi fece un pò male ma poi le miei urla, strozzate in gola dall’asta di Paolo, che aveva cominciato a chiavarmi letteralmente in bocca, si trasformarono nei soliti gridolini di piacere ad ogni affondo.
Quando mi resi conto che il cazzo di Paolo era orami diventato turgido completamente, capii che ero pronta a ciò a cui mi ero preparata.
Senza staccarmi dal cazzo di Pietro, mi girai mettendomi sopra di lui, offrendo il mio culo a Paolo, che cominciò a leccarlo aiutandosi con le dita. Poi disse al fratello di rallentare, poiché doveva entrare, Pietro si fermò e sentii la punta del cazzo di Paolo che premette contro il mio ano.
Ero vergine di culo e forse cominciare con una doppia penetrazione non era stata una buona idea pensai, ma non feci tempo ad esternare questo pensiero, proponendo di rimandare il tutto, o quanto meno far uscire temporaneamente Pietro per farmi inculare soltanto, che venni trafitta da quel palo enorme.
Mi parve di svenire. era decisamente troppo. Paolo si accorse che il mio urlo non era un normale urlo di piacere e cosi si staccò subito. Controllò e si accorse che usciva del sangue. Mi disse che per quella sera si poteva smettere, sarebbe andato a prendere del disinfettante.
Ma a quelle sue parole, l’orgoglio mi fece parlare. Dissi che anzichè il disinfettante avrebbe dovuto prendere una pomata e utilizzarla per lubrificare meglio la zona di quanto non avesse fatto prima con la sua saliva.
Intanto, per farmi passare il dolore, convinto dalle mie parole, e non potendo vedere il sangue che colava, Pietro aveva ricominciato a fottermi sollevandomi per i fianchi e succhiandomi i capezzoli.
Le le parole, l’eccitazione che aveva, la scena cui stava assistendo convinse Paolo a correre in bagno per cercare la pomata. Torno con un intero tubetto che sparso sulle dita comincio ad inserirmi fra le natiche. Poi si cosparse il cazzo, che era rimasto sempre duro dall’eccitazione, di gel e ritentò.
Questa volta fu molto meglio e accolsi, con un certo dolore certo, ma che era accettabile, quel grosso dardo infuocato nel mio intestino. Andarono avanti a fottermi in fica e in culo per cinque buoni minuti, insultandomi coi peggiori epiteti e quando Pietro fu sul punto di venire gli dissi che poteva ripetere la venuta in faccia, o fra le tette o in bocca, come avrebbe desiderato.
Lui però mi disse che avrei dovuto pregarlo e così feci: gli pregai di sborrarmi addosso e lui tra urla di felicità sue e mie mi venne in faccia.
Paolo invece mi venne nel culo insultandomi durante l’eiaculazione come la peggiore delle cagne in calore. Pietro a mi scattò delle foto mentre con l’ano dilatato si vedeva uscire lo sperma di Paolo mischiato al sangue, alla pomata e a… qualcosa di marroncino.
Mi dissero che ero una fogna, ma quelle parole anziché farmi vergognare mi riempivano di gioia, ebbrezza, estasi. Mi inginocchiai su ordine di Pietro e bevetti la sua urina, mentre Paolo urinava, a mò di fontana, sul resto del mio corpo.
Poi, senza dire altro uscirono dalla stanza, mi chiusero dentro nuda e, da fuori, mi dissero che avrei aspettato in quelle condizioni, nuda e sporca di piscio, sperma e sangue l’arrivo di Federico.
IV° ANNA+MARIACLARA+BENEDETTA

Ma, non fu Federico a tornare per primo, evidentemente, pensai, ma sbagliavo, il porco era rimasto con mia sorella a casa, bensi Mariaclara, la madre di Federico e Benedetta, sua sorella.
Io ero stanchissima e così, amorevolmente, mi raccolsero e mi pulirono nella grande vasca idromassaggio di casa. Al tocco di quelle mani gentili mi parve di rinascere ma ben presto mi resi conto che non era la gentilezza a far muovere quelle mani, bensì la libidine.
Stanca, ma decisa a provare quella nuova esperienza accolsi i loro baci e le loro carezze e nel giro di poco mi ritrovai avviluppata tra quei corpi femminili bramosa di un diverso approccio al sesso e al piacere pur egualmente desiderosa di essere sottomessa.
MariaClara che finora era stata la più delicata, Benedetta mi aveva quasi seviziato la passera con la sua lingua, si alzò per uscire dalla stanza, io nell’estasi procurata dalle sapiente leccate saffiche della sorella non ci feci caso. Me ne accorsi al suo ritorno che fosse uscita. e capii anche cosa era andata a fare.
Era andata a procurarsi degli “attrezzi” lesbici. Si trattava di due cazzi di gomma di quelli da legarsi in vita con una cintura. Uno per lei, che aveva già sistemato quando entrò in camera, ed uno per Benedetta che indugiò ancora china su di me a leccare la mia fica. MariaClara mi ordino di mimare un pompino su quel dildo, in modo da lubrificarlo a dovere. Quando grondava di saliva si posizionò alle spalle della sorella e con un sol colpo vi penetrò dentro.
Poi mi disse di sistemarmi l’altra cintura e di posizionarmi sotto sua sorella. In breve io fottevo Benedetta da sotto in fica, e MariaClara la inculava da dietro.
Quando, dopo poco, Benedetta venne io e MariaClara ci posizionammo sotto la sua fica per lapparne gli umore che fuoriuscivano copiosi.
Poi Benedetta staccò la cintura dai fianchi della sorella e senza indugio e preparazione la mise alla pecorina e la inculò. Quindi lasciò questo piacevole compito a me mentre lei le leccava la fica.
In breve la sorella venne e dopo che sbrodolò il suo piacere nella bocca e sulla intera faccia di sua sorella quest’ultima mi bacio in bocca offrendomi così quel nettare.
A questo punto le due sorelle si sistemarono le cinture e presero a fottermi e incularmi.
Noncuranti del dolore che ancora provavo dalla recente doppia penetrazione di carne mi distrussero
dal dolore (e dal piacere) con questa doppia penetrazione di plastica.
Quando raggiunsi l’orgasmo si misero, da copione sotto i miei orifizi per lappare ogni umore ne fuoriuscisse e anzichè placarsi aumentarono il ritmo delle slinguate fino a farmi venire altre due volte.
Non so bene ancora grazie a quali movimenti, senza rendermene conto mi ritrovai a formare un triangolo saffico: io leccavo la fica di Benedetta, Questa leccava la fica della sorella, la quale leccava a sua volta la mia.
Tra urla, gemiti, sospiri e gridolini di piacere aiutandoci con vibratori, dita, lingue e persino due cetrioli che in quella casa non mancavano mai, raggiungemmo nuovamente tutte e tre diversi orgasmi.
Ero sfinita, era oramai mattina e di Federico nessuna notizia. Io mi preoccupai ma quando lo dissi alla madre, lei, per tutta risposta, e con un dito piantato nel mio culo, aveva dormito così, mi disse che aveva telefonato ieri sera: aveva passato la notte con mia sorella e mia madre. Insieme!
Alla faccia della vendetta! Mi aveva fregato. Ma poco importava oramai, ero felice di essere diventata finalmente anche io una vacca da sbattere.

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