La zia avvocato


Le foglie secche avevano ravvivato il grigiore dell’asfalto. Un tiepido sole novembrino filtrava qua e la tra gli spessi rami di quercia e illuminavano il dolce viso di Anna che, con passo lieve e cadenzato attraversava la strada per poi attendere l’autobus che l’avrebbe condotta dalla zia.
Pensieri torbidi le offuscavano la mente: due giorni prima era stata bocciata all’esame di procedura penale e perciò i suoi genitori l’avevano “spedita” dalla zia Avvocato a studiare in vista della sessione d’esami successiva.
La dottoressa Michela Vigoni, stimato avvocato penalista abitava in uno splendido appartamento a circa dieci chilometri dalla casa, ben più modesta, che i genitori di Anna presero in affitto quando lei era ancora allo stato embrionale.
L’autobus procedeva lento, rallentato dal traffico e dai semafori ed Anna cominciò a pensare all’ultimo incontro con la zia Michela. Ricordò per filo e per segno tutti gli incitamenti allo studio che le vennero rivolti da quella persona che non era sua zia, o meglio non vedeva come tale: alla nostra signorina ella appariva solo un grande professionista che mai sarebbe riuscita ad eguagliare.
“Chissà che penserà di me quando mi vedrà” -pensò tra sé- “sicuramente me ne dirà di tutti i colori”; “Ma tanto che importa, se proprio mi tratterà male me ne torno a casa e Dio pensa”.
Mentre continuava questo procedimento mentale di autocommiserazione si accorse di essere giunta alla fermata e, presi i bagagli si incamminò per il vialetto che conduceva al portone della zia.
“Avvocato Michela Vigoni, penalista, patrocinante in Cassazione”: la sola lettura della targa appesa alla porta le fece ritornare la paura e con mano tentennante suonò al campanello. Si aprì, la porta e ad Anna apparve la zia Michela tutta sorridente. Vestiva un tailleur grigio con camicetta in seta bianca e portava delle calze velate di un colore tra il fumè e l’antracite.
“Ciao zia!” fu tutto ciò che Anna riuscì a pronunciare con un tono di voce quasi impercettibile;
“Ciao cara… che bello averti con me per un po’” rispose l’avvocato con tono invece molto tranquillizzante, o materno se si vuole.
Dopo i convenevoli d’uso Michela tranquillizzò la nipote per la carriera universitaria e ciò le fece riacquistare voglia di chiacchierare e di conoscere meglio quella zia cinquantenne che tanto bene si manteneva nell’aspetto.
Si raccontarono a vicenda cosa avessero fatto negli ultimi tre anni di vita e il discorso si fece interessante quando Anna, in un eccesso di libertà le confidò di essere attratta da Sabrina, sua compagna di università. Temette di apparire una pervertita agli occhi della zia, ma questa non diede segni di disapprovazione… anzi.
Dopo un po’ Anna chiese di mettersi più comoda e, dopo pochi minuti si ripresentò in salotto con un vestitino da casa, sotto il quale aveva tenuto i collant rossi che aveva su da quando era partita di casa. La zia sorrise e le chiese il perché di quel colore:
“Adoro le calze, zia, in ogni loro forma”, rispose lei.
Si sedettero sull’ampio divano a guardare il televisore, ma lo sguardo di Michela veniva attirato più dalle bellissime e velatissime gambe di Anna che non dallo schermo. Con fare malizioso appoggiò distrattamente una mano sulla coscia della nipote e con voce sensuale esclamò “ma lo sai che hai proprio delle belle gambe?”, Anna quasi al volo capì le intenzioni della zia e appoggiando a sua volta le mani sulla coscia sinistra di quest’ultima rispose “Anche tu non scherzi”.
Entrambe continuarono a strofinarsi le gambe quando Michela avvicinò le labbra a quelle di Anna: le loro lingue si avvolsero in un bacio talmente sensuale che nei loro contorcimenti si strapparono letteralmente i vestiti di dosso. Entrambe, sotto i collant non portavano mutandine… per cui Anna allargò le cosce della zia e cominciò a leccarla umettando il collant di saliva. Michela urlava come una maiala fino a quando non emise un urlo finale che fece capire alla nipote che aveva raggiunto l’orgasmo; Quest’ultima, che da dietro si strofinava la passerina, venne anch’essa in un urlo liberatorio e si gettò, esausta a fianco della zia.
“Chi lo avrebbe mai detto, zietta, che tu fossi una birichina come me?”, disse Anna divertita:
“EH, ti sembra strano vero, ma in fondo sono contenta di poter godere con la mia nipotina.”
“Ora però andiamo a farci una doccia perché tra un oretta arriva Elena.” Anna la guardò attenta e chiese
“Chi è Elena?” Michela passò un dito sulla michetta della nipote ed esclamò con voce eccitata:
“E’ la mia segretaria!!!”.
“Bene” fece Anna “ora mi sono accontentata di una sveltina ma questa Elena voglio godermela fino in fondo…”.
Zia Michela sorrise e le diede un bacio di approvazione.

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