Madre piangente


Tutto ebbe inizio quella notte di dicembre, ero in casa, da solo come al solito, a guardare un po’ di TV in pieno relax, quando sulle 0.30 entrò mia madre. Era stata al ristorante con un uomo che sembrava avere tutta l’idea di essere l’uomo giusto per lei (ma che a me non era mai stato simpatico), dopo che per 2 anni non era mai uscita con nessuno e aveva solo pensato a tirarsi su dalla morte di mio padre in un incidente.
Allora stavo dicendo io ero sul divano, quando la vidi entrare chiudere la porta e correre senza neanche guardarmi di sopra in camera sua. Tutto ciò era strano perché mi sembrava lei stesse piangendo e quasi se ne vergognava. Così mi diedi una sgranchita e salii di sopra per vedere cosa era successo. C’è da dire che sono un ragazzo che ha la dote, seppure con solo 18 anni, di capire cosa provano le persone in poco tempo e di riuscire a consolarle, (più di una volta lo avevo fatto alle mie amiche e ne ero sempre stato fiero senza chiedere mai nulla in cambio da loro), così vedendo mia madre un po’ in difficoltà scelsi di aiutarla, anche se tra me e lei c’era sempre stato un muro per quanto riguarda i sentimenti: ognuno insomma viveva la propria vita sentimentale lontano dall’altro.
Bussai chiedendo di entrare. Ricevuto un singhiozzante -ok-, entrai e notai subito che aveva ancora il vestito da sera (una camicetta rosa su un paio di panta nere) indosso, e che era distesa sul letto con due grandi lacrime agli occhi: era veramente disperata. Mi avvicinai e mi sedetti sulla sponda del letto matrimoniale chiedendo cosa era successo. Scoppiò ancora a piangere e si mise le mani al viso per cercare di coprirsi avvicinandosi involontariamente al mio petto. Io naturalmente l’abbracciai un poco e poi lei disse:
-è inutile le persone come me sono destinate a soffrire-
-ma no dai, cosa è successo?- risposi io
-e invece sì, anche stavolta mi sono fatta prendere in giro da una persona solo falsa-
-parli di Ezio, quello con cui esci da circa 3 mesi?- ribattei
-esatto, quella testa calda mi voleva solo portare a letto, non aveva neppure l’idea di cosa avevo bisogno io- una pausa breve poi continuò
-ah, ma l’ho fregato-
-beh io lo avevo detto subito come era quell’uomo ma tu gli hai voluto dare fiducia… …A volte penso nessuno mi dia mai ascolto…- e lei rispose
-eh, se solo ti avessi dato ascolto, ma perché perché?- e iniziò di nuovo a piangere,
-perché tutto deve essere valutato secondo la realtà e non secondo ciò che si immagina.- furono le prime parole che mi uscirono dalla bocca e sembravano perfino studiate.
Dopo un po’ smise di piangere ed io mi accomodai sul letto vicino a lei e le dissi qualcosa per tirarla un po’ su di morale:
-dai mamma, per i tuoi 38 anni non sei mica male, ci saranno altre persone che capiranno cosa veramente vuoi da un uomo e da un rapporto, sta tranquilla.-
Si girò verso di me e si aggiustò la camicia sbottonandosi i polsini.
-a volte credo tu sia l’unico che può capire.-
-uffi, un po’ di vita, su dammi un abbraccio e poi passa tutto ok?- dissi io trattandola un po’ come una bambina che ha perso il suo giocattolo.
Lei mi abbracciò con intensità per qualche secondo.
Poi rimanemmo un po’ in silenzio distesi a guardare il soffitto. Ed ecco ancora io a parlare:
-ok, adesso basta però, fammi un sorriso!!- e lei:
-fosse facile ridere di tutto…-
A quel punto non ci pensai un secondo e iniziai a farle prurito sui fianchi con una mano dove sapevo non poteva soffrire di essere toccata, dicendo forte:
-ah sì, allora se faccio così non ridi eh? Non ridi?-
Si mosse subito di scatto e cercò di fermarmi le mani, ma io prima una e poi l’altra riuscivo sempre ad arrivare alla sua vita e a farla saltare sul letto. Combattemmo per un po’ fino a quando lei non riuscì a mettermi sotto di lei e a sistemarsi a gambe aperte sopra di me a cavalcioni. Io mi fermai e chiesi aiuto e lei ribatte:
-sono ancora tua madre, credi che non riesca più a vincere eh?-
E fece un movimento, quasi un colpo pelvico, o una cavalcata.
Io ero sotto di lei, il suo seno prosperoso chiuso nella camicetta era davanti alla mia vista, e quel bottone al collo sbottonato ne evidenziava le perfette linee di partenza.
A quel punto sentii qualcosa di estremamente lungo e duro tra le mie gambe e speravo proprio che mia madre rimanesse così come era, cioè non proprio appoggiata con le sue natiche lì ma un po’ sollevata, altrimenti lo avrebbe sentito in pieno, o forse lo aveva già sentito? Mi chiesi.
La guardai in viso, aveva gli occhi socchiusi, e con le mani teneva ferme le mie. Finalmente aveva il morale un po’ alto.
Poi ad un certo punto, dopo che rimanemmo a parlare in quella posizione di quanto scemo era quel suo spasimante Ezio, lei fece per abbassarsi su di me e sistemarsi, appoggiando la testa sulle mie spalle.
Io l’abbracciai. Dopotutto era solo d’affetto che aveva bisogno ed io lo sapevo.
Così si sdraiò completamente su di me. Stavolta non c’era modo che non avesse sentito la mia erezione, ma sembrava quasi fosse tutto naturale per me e per lei.
Mi sussurrò all’orecchio:
-sai, sei l’unica persona a cui tengo che mi fa sentire una regina tra le sue braccia- continuò
-era tanto tempo che nessuno mi stringeva così…-
-guarda che posso fare anche di meglio…- le risposi come se fosse una sfida
E cominciai a baciarle dolcemente il collo (una delle cose che sinceramente mi piaceva di più perché rappresentava la possessione della persona, vedi Dracula…)
La sentivo emettere piccoli gemiti, la sentivo mia, solo mia.
Dopo poco puntai la mia attenzione alle orecchie ed intanto le mie mani accarezzavano tutta la sua schiena partendo dalle spalle fino quasi ai glutei.
——————-
Passarono circa 5 minuti di grande intensità e la mia erezione stava per esplodere quando anche lei iniziò a baciarmi sul collo, ma poi ci fermammo.
Lei alzò la testa per guardarmi negli occhi e disse:
-ti voglio tanto bene…-
-anch’io mamma- le risposi
Dopo esserci calmati per qualche secondo lei mi disse:
-sei molto eccitato vero?-
-come non potrei esserlo, ho la persona più dolce del mondo che mi sta cavalcando e baciando?!!- risposi sorridendo
-non dovrei farlo, ma voglio giocare un po’ con te…-
Iniziò a fare dei grandi movimenti con il bacino, mi stava strusciando su e giù il mio uccello, e con grandi colpi. Mi guardava negli occhi e sorrideva:
-ti piace vero? So ancora come trattare gli uomini…-
-oh, mamma è la cosa più bella del mondo!!!-
-diciamo che questo è il mio screditarmi per quanto mi hai aiutato stasera-
Ero senza parole…
Tutto quanto continuò per uno o due minuti, poi lei si fermò ed io tornai a baciare il suo collo, fino a quando alzo la testa e disse:
-credo che non si possa andare oltre-
-uhm uhm credo anch’io, mi dispiace sei la donna più bella e eccitante che abbia mai conosciuto mamma-
-quello che è successo stasera resterà un nostro segreto per sempre ok?- mi chiese
-sì, te lo prometto-
Ci riabbracciammo fortissimo.
Poi lei fece per alzarsi e guardandomi negli occhi ritornò giù per un bacio, stavolta un bacio sulle labbra. Fui stupito in principio ma poi prima che il bacio finisse le misi la mia lingua in bocca (ero ancora molto eccitato) per incontrare e giocare con la sua.
Non era insomma un bacio ma tra madre e figlio ma tra amanti, coscienti che il loro amore non può andare avanti.
E fu a quel punto che spontaneamente il mio corpo reagì e liberate le mie mani delle sue la afferrai per i fianchi attorno alla vita e la spinsi giù mentre con tutta la forza diedi un colpo pelvico verso l’alto, staccatomi dal bacio sussurrai:
-ti voglio-
Si mosse con le mani indietro e mi guardò, poi si sedette proprio sopra il mio membro e ricominciò con il bacino a fare una serie di movimenti leggeri che stimolavano.
-ti prego, non possiamo, ti prego-
Mi tirai su e dissi:
-ti desidero mamma, ti prego fai l’amore con me, ti prego-
Iniziai con le mani a sbottonarle la camicia fino a quando completamente sbottonata, mi alzai in un gesto veloce e le tolsi il reggiseno. Poi la baciai sul collo. Intanto lei continuava con quel movimento lento che mi piaceva un sacco anche solo da sopra i pantaloni. Baciai ogni centimetro del suo seno e poi le tolsi la camicia completamente.
Era nuda dalla vita in su e ciò mi piaceva tantissimo. Poi attirai la mia attenzione un po’ meno a lei e cercai di togliermi i pantaloni.
Fatto ciò rimasi nudo dalla vita in giù e lei intanto continuava a strusciare il tessuto dei suoi pantacalze su di me. Lei sussurrò:
-è così sbagliato ciò che stiamo facendo, ma ho così bisogno e voglia di te-
Stava godendo e lo si vedeva bene.
Continuammo ancora per un po’ quando io con ancora della forza mi alzai forte e girai lei sulla schiena con me proprio sopra. Ora io spingevo molto forte dentro di lei e lei mi mise un mano sul posteriore per tenermi avvinghiato a lei che ancora portava le pantacalze e le mutandine ormai bagnate.
Ancora per un paio di minuti così fino a quando mi alzai, avevo bisogno di infilare quel mio cazzo duro da qualche parte smettendo di strusciare.
Ed ecco lei con le sue mani me lo prende e mi fa cenno di andare verso il suo seno. Poi mi guida con la mano l’asta tra le due e le stringe forte insieme.
Era tutto incredibile.
Inizio a fare avanti e indietro. La punta del membro ogni tanto andava molto avanti e mia madre con la lingua cercava di succhiarla.
-mamma sto per venire…-
Lei si tolse le panta e mi disse:
-ti amo, ti amo, ti voglio dentro-
Mi spostai e la penetrai dove era fradicia stupendomi di quanto fosse stretta.
-mio dio è troppo, non ce la faccio, ancora ancora, ti prego figlio mio, ti amo ti amo-
Stavamo navigando nel mare del godimento e della lussuria.
-dimmi che non mi lascerai mai? Ti prego dimmelo!!!!-
-La mia vita è tua- fu la frase che mi venne in risposta.
Venimmo insieme ed io riempii tutto quando il luogo da dove ero nato con il mio seme di verginello (…già ero ancora vergine…).
Passato un po’, ci guardiamo negli occhi e ci scambiamo un bacio innocente sulle labbra ed insieme dicemmo la stessa frase:
-beh, ne avevamo bisogno tutti e due-
Suonò il telefono, erano circa le 3.35, era Ezio.
Mia madre rispose, parlando con lui, che sicuramente era ubriaco, gli disse che non lo voleva più vedere e ne sentire. Ed intanto mentre al telefono si davano contro l’uno con l’altro, io andai dietro a mia madre in piedi al telefono e iniziai a leccarla come da novizio al meglio potevo fare.
Dopo poco la stavo fottendo con due dita in piedi.
E lei era al telefono, dove prima iniziò ad ansimare, poi io staccai la presa e continuammo la nostra goduria dove prima lei mi restituii il favore con una pompa incredibile da raccontare, poi mi fece di nuovo venire dentro di lei.
E alla fine mi chiese:
-rimarrà il nostro segreto vero?-
-certò starò sempre vicino a te e non lo dimenticherò mai; ma prima di tornare alla nostra triste vita normale vorrei assaggiare anche il tuo culetto sodo…-
Si alzò, mi guardò e dopo un lungo bacio mi disse:
-le madri sono al servizio dei figli, non lo sai??-

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