In aereo con Anna


Era Dicembre e dovevo andare ad un corso di specializzazione in Olanda. Per arrivare allo sperduto paesino in cui si sarebbe tenuto il corso dovevo fare scalo ad Amsterdam per poi usare il treno.
Mi preparai e partii con un volo Alitalia: solitamente sono sfortunato con i miei compagni di viaggio, in quanto mi capitano sempre dei compagni di viaggio di sesso maschile e si finisce a parlare di lavoro per tutto il viaggio.
Ero quindi rassegnato a dover passare un altro viaggio noioso, quando notai che il mio vicino di viaggio era una lei. Socializzammo in fretta, a causa della comune paura del volo. Si chiamava Anna, di professione insegnante, ed era diretta ad Amsterdam, insieme ad una amica, per ritrovare i rispettivi mariti e concedersi un fine settimana nella capitale olandese. Chiacchierammo amabilmente per un po’ e cominciai ad apprezzare la sua verve e le sue notevoli doti fisiche. Anna aveva, infatti, sorpassato da poco i cinquanta, ma il tempo era stato clemente con il suo corpo, forse a causa del suo spirito giovanile.
Il tailleur marrone esaltava una femminilità prorompente sottolineata, io speravo, da una maliziosa lingerie. Le feci un sacco di complimenti, prima al suo carattere, poi scesi nel personale.
“Lei porta splendidamente i suoi anni”
“Ma quanti anni mi daresti, tu?” rimbeccò lei, civettuola.
“Quaranta”
“Lusingatore che non sei altro”
Confidando nella buona stella dei palpatori professionisti, cominciai con discrezione ad allargare le gambe alla ricerca delle sue possenti cosce.
Lei non sembrava ritirarsi, anzi, accentuava la pressione del proprio ginocchio sul mio, tanto ché mi sentii legittimato, anzi incoraggiato, ad osare di più.
“Mi sa che metto la coperta sulle gambe. Cominciò a sentire freddo” dissi io.
“Mi pare una buona idea, farò la stessa cosa anch’io…”
Stendemmo quindi la coperta su di noi e misi una mano sotto la coperta,
approfittandone per sfiorarle, non visto, un rotondo ginocchio.
“Ti dr fastidio?” dissi rivolto apparentemente alla coperta, ma in realtà chiedendo il via libera per palparla meglio.
“No, anzi c una sensazione molto piacevole” rispose lei, maliziosamente.
“Sei contenta di andare ad Amsterdam, è la città dell’amore?”
“Si, sono molto eccitata all’idea”
Passai a palparle la coscia sotto la gonna: non mi ero sbagliato, la cara, apparentemente integerrima signora Anna indossava un raffinatissimo paio di autoreggenti nere. Il contatto della mia mano con la sua pelle nuda ci fece sussultare entrambi. Io, infatti, ci speravo ma non ci credevo, mentre Anna non mi avrebbe mai giudicato cose audace. Lasciai perdere l’orlo delle autoreggenti e passai decisamente a palparle il formoso deretano. Un po’ si sottrasse a queste decise carezze, un po’ fece finta di niente: ma quella luce nei suoi occhi non poteva ingannarmi.
Decisi di affondare il colpo:
“Ma non hai paura che tuo marito si sia dato alla pazza gioia in questa settimana ad Amsterdam, chissà quante tentazioni…”
“In realtà io e mio marito siamo piuttosto liberi”
Nel preciso istante in cui lei pronunciava “liberi” io avevo ragione del suo tailleur, infilandole da dietro una mano verso la parte posteriore delle mutandine, interrompendo il suo discorso. Lei mi guardò, stupita dalla mia baldanza, ma io sostenni il suo sguardo, cominciando, anzi, a farmi strada nelle mutandine.
“Dicevo, siamo piuttosto liberi sotto questo punto di vista, di mentalità aperta, se hai capito cosa intendo.”
“Alla perfezione” dissi, strizzandole l’occhio.
“Soprattutto mio marito, ha una disponibilità senza pari” mi era parso o aveva risposto alla mia strizzata d’occhio sul serio?
Non trovai ulteriore resistenza, solo qualche debole schermaglia verbale, nella strada verso le sue umidicce e carnose latebre. Di tanto in tanto lei infilava nel discorso qualche accenno alla “necessità di fare attenzione”, ma io proseguivo imperterrito, percependo anche una sua impazienza a farmi arrivare in fretta alla meta.
Ci arrivai e col favore delle coperte cominciai a sfilarle le mutandine.
“Mi pare che quest’operazione sia pericolosa” disse lei riferendosi apparentemente rivolta alle manovre di preatterraggio del pilota.
“Non credo proprio, concilia senz’altro un atterraggio più morbido, come sul velluto” e calcai l’accento su “morbido” e “velluto”. Nel frattempo raggiunsi il mio scopo e, chinandomi verso il basso, la liberai dalle mutandine, infilandomele impudentemente nella giacca, non senza averne prima constatato il fatto che fossero praticamente bagnate, non umide.
“Mi pare che il tempo non prometta altro che umido” dissi, dandole di gomito.
“Altroché, ma il clima sarà comunque piacevole” rimbeccò lei, ardita.
Ormai senza pudore le infilai velocemente un dito nella vagina, massaggiandole ritmicamente il clitoride, constatando una sensazione di calore imperbe…
Il massaggio inferiore stava dando i suoi risultati, perché la vedevo arrossire, strabuzzare gli occhi, ridotti a pura fessura e dirigermi personalmente la mano, fino all’inevitabile conclusione: un orgasmo soffocato ma per riconoscibilissimo, proprio nello stesso momento in cui l’aereo sobbalzava allegramente sulla pista dell’aeroporto di Amsterdam.
“Questo volo c stato molto piacevole, mi piacerebbe farti conoscere mio marito; penso che andrete d’accordo” disse lei riprendendosi.
“Lo spero anch’io” replicai io sfilandomi dalla sua vagina in fiamme e passando casualmente vicino ad una rosetta anale che mi pareva essere piuttosto disponibile e palpitante.
“Ci si potrebbe vedere qui domani.”
“Si ma come ci mettiamo in contatto”
“Ti do il mio numero di telefonino, prende anche in Olanda…”
“E’ un GSM?
“Si”
“Vi telefonerò senz’altro. Abbiamo un discorso da continuare”
“Credo anch’io. Non mi piace lasciare le cose a metà…”
Ci lasciammo al terminal dell’aeroporto ed in seguito ringraziai più volte la
tecnologia GSM, ma questa è un’altra storia…

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