Il riscaldamento rotto


Ho vent’anni, frequento una scuola tecnica e mi sto specializzando in impianti di riscaldamento e di aria condizionata. Ecco perché nonna mi aveva chiamato quando il suo riscaldamento aveva smesso di funzionare: ne sapevo abbastanza da metterci le mani. Era un giorno invernale di freddo pungente. La nonna abitava a 150 chilometri da noi e mamma mi suggerì di passare la notte da lei, invece di riaffrontare di notte la strada ghiacciata per il viaggio di ritorno. Presi gli attrezzi e partii.
Arrivato da nonna, diedi un’occhiata all’impianto e mi accorsi che mi serviva un pezzo di ricambio. Chiamai la ditta fornitrice e mi dissero che il pezzo sarebbe stato pronto l’indomani. Lo riferii alla nonna e la invitai a venire a casa nostra, dato che la sua era gelida, ma era una donna testarda di 55 anni e rifiutò. Poi cominciò a preparare la cioccolata per tutti e due.
Si stava facendo tardi e suggerì che andassimo a letto. Mi accomodai nel letto nella stanza degli ospiti, tremando sotto le coperte gelide. Pochi minuti dopo, la sentii chiamarmi: “Perché non vieni a dormire con me? Possiamo tenerci caldo a vicenda.”
Mi sembrò del tutto innocente e perciò mi avviai verso la sua stanza da letto, infilandomi nel lettone gigante, sotto le coperte. Naturalmente mi riscaldai rapidamente. Giacevo accanto alla nonna, godendo del tepore suscitato dal mio inguine che sfregava contro il suo didietro. Il cazzo cominciò a sollevarsi: tentai di scostarmi, ma lei mi seguì. Ora il cazzo era in piena erezione e premeva contro il suo morbido culo.
Mia nonna allungò una mano e cominciò ad accarezzarmi attraverso il pigiama. Le dita si intrufolarono attraverso l’apertura e mi toccò l’asta, che cominciò a tremare quando l’afferrò, saldamente, ma con mano leggera. Cominciò a gemere e d’improvviso si voltò.
“Accidenti, che cazzo grosso hai, perché non ti togli il pigiama e non fai dare un’occhiata a nonna?” Rapidamente mi tolsi i pantaloni: il cazzo si erse in tutti i suoi venticinque centimetri di lunghezza. Nonna me lo presi di nuovo in mano e cominciò ad accarezzarmi con dolcezza. La guardai: potevo vedere le grosse mammelle attraverso la sottile camicia da notte; i capezzoli scuri erano eretti e quasi bucavano il sottile tessuto.
Allungai una mano e afferrai una sisa: erano così morbide! Comincia a sfilarle la camicia da notte da sopra la testa. Le mammelle dondolarono lentamente, una volta liberate, mentre mi si riavvicinava, sempre continuando a masturbarmi. Chinò la testa sull’inguine e mi prese nella sua bocca calda e umida.
“Oh, nonna!” mormorai,
“che bello!” Cominciò a muovere la testa su e giù per l’asta rigida. Era una sensazione incredibile. Compresi che non aveva messo la dentiera e che quella sensazione meravigliosa proveniva dal contatto con le gengive. Era quasi come scopare la fica più stretta del mondo, anzi meglio. La bocca mi scopava il cazzo e non riesco a trovare le parole adatte a descrivere la sensazione delle morbide gengive che mi cincischiavano la cappella pulsante.
“Verrò subito, se non rallenti.” Continuò con un ritmo più blando. I miei fianchi cominciarono ad agitarsi e potevo sentire la sborra che lentamente cominciava a salire.
“Oh, eccola!” mormorai. Nonna mi ingoiò ancora di più nella sua gola bollente, mentre le gengive afferrarono la base del cazzo. Sborrai, riempiendole la gola di sperma che lei inghiottì mentre continuava a mungermi con quella bocca incredibile. Poi mi guardò, il cazzo ancora in bocca: potevo vederle gli occhi che scintillavano di piacere.
Finalmente mi lasciò la verga e cominciò a baciarmi. Le lingue si incontrarono affamate. Ci baciammo come amanti che si ritrovano dopo lungo tempo. Le infilai una mano tra le gambe, scostandole gli slip e iniziai a massaggiarle il grilletto. Si lamentò di piacere e iniziò a muovere la fica contro la mano.
“Infilami il dito dentro,” mi chiese mentre strofinavo la sua fica bagnata. Infilai il medio nella fessura e chinandomi cominciai a leccarle il clitoride, mentre il dito faceva su e giù in una fica sorprendemente stretta.
“Dio mio, fottimi, leccami la fica,” urlò. Iniziò ad agitarsi e seppi che stava per venire. Durante l’orgasmo continuai a leccarle il clitoride, mentre fiotti di succhi uscivano dalla fica bollente. Avevano un sapore incredibilmente buono: continuai a lappare, sempre con il dito infilato dentro.
“Ti prego, dammi il cazzo!” mi implorò. Le montai sopra e cominciai a strofinare l’uccello contro le grandi labbra umide e scintillanti. Infilai la cappella, poi mi ritrassi; continuai questo movimento per una decina di volte, finché lei mi afferrò per le chiappe e mi sospinse dentro di sé. Ci fu soltanto un leggero rumore di risucchio.
Grugnì di piacere mentre i venticinque centimetri di verga si infilarono dentro di lei.
“Oh, sì, fottimi, fottimi la fica bollente!” urlò. Accelerai il movimento di andirivieni, presi tra le labbra uno dei suoi scuri capezzoli palpandole intanto le tette. Il cazzo sembrava che non la finisse più di stantuffare. Iniziò a gemere in maniera incontrollata e potevo sentire la fica che si contraeva spasmodicamente. Ebbe un orgasmo furioso, mentre la fica sembrava volesse stritolarmi il cazzo.
Gemetti anch’io, inondandole la fica bollente di sborra ancora più bollente.
“Oh sì, riempimi la fica con la tua sborra calda,” gemette. Poi cominciò a scoparmi lei, con un movimento dei fianchi e delle anche che di certo nessuna delle mie amiche conosceva. Mi sentivo così bene, lì dentro… Quando la sua avida vagina ebbe spremuto anche l’ultima goccia di sperma, mi ritrassi. La nonna mi baciò appassionatamente, e di nuovo le lingue si avvinghiarono. Ci dividemmo, ambedue molto caldi, ora.
Il mattino seguente mi svegliai grazie a un nuovo incredibile pompino. Le venni di nuovo in bocca. Scopammo talmente tanto, quel giorno, che dimenticai di andare a prendere il pezzo di ricambio per il riscaldamento. Telefonai a mamma e la nonna mi disse di riferirle di non preoccuparsi, si sarebbe presa buona cura di me; nel dire così, mi prese di nuovo il cazzo in bocca. Tentai di rimanere calmo al telefono, anche se qualche gemito sicuramente mi sarà sfuggito.
“Ciao mamma,” dissi e riappesi. Scopai nonna proprio lì, sul pavimento.
Non vi stupirete se vi dirò che passo un sacco di tempo da nonna, ultimamente. Cucina divinamente, ha cura di me e fa i migliori pompini del mondo.

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