La rosa purpurea del Cairo


Voglio scrivere di sesso, di quello che ho fatto nella mia vita, ora che sono qui davanti alla soglia dell’inferno. Scrivere è l’unica cosa che mi è rimasta da fare, scrivere per non morire subito, qui, in quest’attimo che ha la lunghezza del respiro ed il ritmo lento del mio fragile cuore. Ho sempre creduto che bastasse amare per avere in cambio il corpo asciutto, esile ed infinitamente bello di una donna o di un uomo.
Ma non basta, ci vuole cattiveria, sadicità, per difendersi e rilanciarsi ogni volta più lontano, ogni volta più veloci, ogni volta diversi. Poi ti accorgi che non basta più che nel tuo membro non è racchiuso altro che lo sforzo fisico necessario per entrare nel corpo della persona che hai davanti. Ho scoperto il cazzo una sera d’estate in un cinema di periferia. Davano un porno.
Mi ero seduto nell’ultima fila lontano da tutti. C’era della gente nella penombra, cercavo di nascondermi alla vergogna, alla mia incapacità di reagire alle situazioni. Poi le luci si spensero del tutto ed il buoi mi avvolse come una coperta. Lo schermo si illuminò quasi per incanto ed un corpo sinuoso di donna si mostrò in tutta la sua nudità. I seni piccoli e ritti, la vita stretti i lunghi capelli biondi.
Senza dire una parola la donna si avvicinò ad un letto. Un uomo era coricato e dormiva, lei gli andò vicino e si sdraiò al suo fianco. Con una mano carezzò il petto villoso del maschio che sembrava non reagire. Ero incollato davanti al movimento dell’attrice che intanto aveva preso a baciare delicatamente i capezzoli del compagno che andesso cominciava leggermente a gemere.
Con movimenti lenti ed esperti lei cominciò a scendere lungo il corpo del maschio che sembrava infinito. Arrivò all’ombelico e iniziò un rapido e lesto gioco di lingua. Sentivo che stava per accadere qualcosa di importante.
Era la prima volta che ero in un locale del genere, ma non sapevo cosa fare quel pomeriggio assolato di luglio. Fuori la canicola aveva preso d’assedio la città, si respirava a fatica. Il mare era affollato di gente che non c’era spazio neanche per sdraiarsi sulla spiaggia eppoi il mare mi aveva rotto i coglioni. Così decisi di andare al cinema per vedere un porno, una trasgressione, un momento di diversità. Ed eccomi così preso da non avere neanche il tempo di accorgermi dei movimenti studiati degli altri spettatori.
Qualcuno si posizionò dietro di me. La porno star intanto, continuava a lavorare di lingua sull’addome dell’uomo che ormai gemeva e godeva dell’attività della femmina. Lei si decise e con un movimento brusco si porta sulla patta dell’uomo coperta da un slip bianco. Con la faccia accarezzava il rigonfiamento, le mani si muovevano con esperta malizia sul corpo maschile. Poi con la mano si insinuò tra la stoffa e la crina e tirò via gli slip.
Come una saetta uno splendido esemplare di cazzo si piroettò nell’aria, grosso come non l’avevo visto mai, con una cappella lucida e tesa, sembrava stesse per scoppiare tanto era in tiro. La donna non potè esimersi da lanciare un gridolino di stupore e di piacere.
Con la mano afferrò l’asta che non entrò tutto nel piccolo palmo, poggio le labbra sull’arnese e con la lingua cominciò a torturare il bastone.
Lo slinguò tutto assaporandone ogni centimetro quadrato, ogni nascosto anfratto prima di affondare con la bocca sulla cappella. Il maschio godeva dell’attenzione della donna ed io, nel mio piccolo non poeti fare a meno di portare la mano sul mio membro già bello che in tiro. Immagino non i piaceri dell’uomo, ma quelli della donna con quel cazzo nella bocca che faceva fatica a muoversi ed a dare il giusto tempo al pompino.
Cominciai a sentire forte il desiderio di avere anch’io tra le mani un affare grosso come quello e come per incanto mi svegliai dai miei sogni. Er in un cinema porno perdio, e c’era della gente, non potevo masturbarmi davanti a tutti. Dietro di me un’ombra si muoveva. Solo adesso me ne accorsi. Mi voltai e vidi che aveva poggiato la grossa patta sul dorso della sedia quasi a contatto della mi schiena. Mi ritrassi e di scatto mi alzai. Mi posizionai nell’ombra più oscura della sala.
La donna intanto, continuava a stantuffare quell’enorme pene alternando ritmi veloci ad improvvisi rallentamenti. Ora più che mai ardevo di desiderio, volevo anch’io un cazzo da ciucciare, che mi facesse sentire padrone del tempo e della storia, dell’animo del mio amante. Io dovevo dettare i tempi del suo godimento e della sua eiaculazione. L’ombra che stava dietro alla poltrona si era spostata ed ora mi si era messa quasi a fianco. Non so cosa mi prese, ma allungai timidamente il braccio. Sentii la stoffa dei pantaloni, lentamente continuai ad esplorare. Lui mi lasciava fare, anzi si avvicinò leggermente per facilitarmi il lavoro.
Finalmente sentii il ringonfiamento della patta. Con le punta delle dita cercai di circoscrivere lo spessore del cazzo. Era abbastanza grande e sembrava non avesse fine tanto mi pareva lungo! Cominciai a muovere la mano imprimendo un tempo lento sentivo l’animale nei pantaloni ingrossarsi sensibilmente. La donna sullo schermo intanto era partita per il pompaggio finale quello che doveva portare all’eiaculazione del maschio. Maschio che mugolava e cercava di trattenere l’orgasmo per godere al massimo del pompino della donna.
Come in preda ad una dose di droga anch’io ero partito. Le immagini dello schermo si riflettevano nella mia mente, ora più che mai mi sentivo una troia in calore che voleva dalla vita solo un cazzo da spompinare. Cercai e trovai la lampo dei pantaloni del mio ignoto partner, tirai giù la cerniera e con movimenti precisi arrivai all’obbiettivo. Avevo in mano un cazzo.
Era caldissimo, enorme e duro come la pietra. Saggiai con le dita la circonferenza, poi afferrai il membro e spinsi l’uomo verso di me. Era al mio fianco ora, ed io avevo in mano il suo cazzo. La donna sullo scherma stava godendo per l’ennesima volta il bastone di carne che aveva ficcato in bocca sino alla gola, l’uomo stava per venire in tutta la sua potenza. Io ero inginocchiato davanti a quell’anonimo arnese. Non mi accorsi nemmeno che lo avevo infilato nella bocca.
Adesso ero la donna del film, avevo in bocca l’essenza di un uomo ero io che decidevo quando farlo godere e come farlo godere. L’uomo di pose una mano sulla nuca cercando di imprimere i tempi giusti al pompino ed io lo assecondai. Mi accorsi che seguiva il film, i tempi del bocchino del film. Lo lasciai fare.
Ora il suo cazzo si muoveva velocemente dentro la mia bocca, con le mani cercai il mio cazzo che era duro come la pietra.
Avrei voluto avere una vagina, delle tette, essere una donna infoiata di sesso. Con la mente lo ero.
Sentiii il suo corpo vibrare.
Il pompino del film arrivò al suo culmine, la donna ricevette il premio per il suo sforzo: un’interminabile cascata di sperma che le inondò la bocca, traboccando dalle labbra.
Un’instante dopo anche il mio partner venne e la bollente sborra mi riempì la bocca

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