Valentina


Quella notte fu una delle più lunghe della mia breve vita. Pensavo continuamente a quello che era successo poche ore fa, in un luogo non distante da quel letto in cui mi rigiravo nervosamente. Oppresso dal caldo e dal ricordo di quell’esperienza di sesso assolutamente sconvolgente.
Già, perché Vale era tutto quello che, da quel punto di vista, avevo sempre sognato: libera, senza tabù, mossa da istinto puro e nient’altro. E fu per questo che l’alba del nuovo giorno fu per me un momento di liberazione vera. Un caffè, la sigaretta di rito e subito in spiaggia. Dove via via arrivarono tutti gli amici. Ma Vale no, tardava. E il mio sguardo percorreva continuamente quella discesa al mare che avrebbe dovuto portarla da me. Nessuno dei discorsi che i ragazzi si affannavano a portare avanti (cazzate sul genere: “chi arriva alla Roma, Totti andrà d’accordo con Zeman o no”) riusciva a distrarmi dal pensiero fisso: che era lei, il suo seno, la sua bocca, i suoi respiri affannosi durante l’orgasmo, la sua voglia di dare e ricevere piacere. E la giornata andò avanti così, con gli occhi che facevano il pendolo tra la discesa e il telefonino, senza che lei si facesse viva. Ed ero al limite della crisi isterica quando, appena rientrato a casa, il mio cellulare squillò. Era lei, finalmente. Voce roca e un po’ affannata: “Ciao bello, scusami se non sono venuta in spiaggia, ma ti giuro che ero a pezzi per la nottata di ieri. Ora va meglio…Allora, a che ora ti vedo? Alle nove va bene?”. Io per un attimo non riuscii a proferire parola. Poi ripresi coscienza e le dissi: “Ok, ci vediamo dopo”.
E così, alle nove e cinque, dopo una doccia e un bel “bagno” di profumo, mi presentai al suo cancello. Lei venne ad aprirmi e… che spettacolo, ragazzi: capelli appena lavati sciolti sulle spalle, trucco leggero, pantaloni neri attillati e un body arancione (perfetto con l’abbronzatura) che metteva in mostra il morbido solco delle tette. Un bacio sulla bocca, due battute, e poi, abbracciati, entrammo in casa. Buon odore nell’aria. Odore di lei.
“Cosa vuoi bere?”, mi disse.
“Un Martini, con un po’ di ghiaccio”, risposi.
Cominciammo a parlare trasferendoci in giardino, dove Valentina mi raccontò dei suoi progetti per l’autunno: “Vorrei riuscire ad andare a vedere la vendemmia. Sempre che i miei, che tra l’altro tornano domani dalla Thailandia, non mi rompano le palle con la storia della ragazza che non deve viaggiare da sola. Tu che pensi di fare?”.
“Mah, credo che non potrò fare molto, dato che in quel periodo dovrò seguire per la mia radio una decina di partite della Roma. Ma mi piacerebbe molto, a Capodanno, andare in un posto tropicale. Al mare, insomma”.
Un attimo di silenzio, poi il discorso finì inevitabilmente sulla sera prima. “Guarda, è tutto il giorno che ci penso, quel tuo modo di prendermi, di parlarmi, di guidarmi. E ho una gran voglia di rivivere quelle emozioni”, disse Vale.
“Beh, io sono qui. Se vuoi…”.
Non feci in tempo a finire la frase, che Valentina mi si mise in braccio e si appiccicò alle mie labbra. La sua lingua sembrava volesse scavare nelle mie viscere, mi leccava e mordeva le labbra, si muoveva dentro di me con una passione incredibile. Cosa che fece un certo effetto sul mio cazzo, che, per la verità, era già in agitazione dal primo momento in cui l’avevo vista.
“Allora cominciamo con l’antipasto?” mi disse staccandosi dalle mie labbra. Non feci in tempo a rispondere (per fortuna, visto che non avevo capito le sue intenzioni del momento) che sentii la sua mano indugiare sulla mia patta. Senza smettere di baciarmi, iniziò a slacciarmi i jeans un bottone dopo l’altro, poi si mise in ginocchio sull’erba, me lo prese in mano e, guardandomi negli occhi disse: “Dai, adesso alzati in piedi e fottimi in bocca. Ma fallo lentamente, all’inizio…”. Io mi alzai, glie lo strusciai prima leggermente sulle labbra e lo infilai nella sua bocca calda. Poi le afferrai la testa da dietro e cominciai a scoparla in bocca. Nello stesso tempo lei si slacciò il body, liberò le tette e cominciò a toccarsele. Intanto me lo succhiava, passandoselo da una guancia all’altra, facendomi sentire la sua lingua che si muoveva impazzita sulla mia cappella chiusa in quell’antro bollente.
Io sentii vicino il punto di non ritorno: “Ahh, si, continua a succhiarmelo che vengo…”.
“No, aspetta – disse lei – stendiamoci qui, sull’erba”.
Mi prese per mano e ci sdraiammo sul prato, ognuno con a portata di bocca il sesso dell’altro.
“Leccamela dai, che io intanto continuo il mio lavoretto con lui…”, mi disse prima di ingoiarlo di nuovo. Io cominciai a leccarle la fica, le presi in bocca il clitoride e iniziai a succhiarglielo.
“Infilami un dito dentro, dai, che ci sono quasi..”.
Iniziai a scoparla con due dita. Forte, sempre più forte, fino a che sentii un fiume in piena scaricarsi sulla mia lingua: “Eccomi… eccomi….continua…dai che godo…dai che godoooooo..”. Era venuta, bella come il sole, i muscoli delle cosce contratti allo spasimo, le mani che si stringevano con forza le tette. Poi, con il viso ancora stravolto dall’orgasmo, si girò verso di me e mi chiese se ce l’avrei fatta a resistere ancora un po’, prima di venire. Gli risposi di si, e allora lei mi prese per mano e senza smettere di baciarmi mi trascinò su per le scale di casa sua fino alla camera dei genitori. Dove ci strappammo di dosso i vestiti sporchi di terra, le allargai le cosce e ricominciai a leccargli la fica. In un attimo Vale fu alle soglie di un nuovo orgasmo, ma io mi fermai in tempo. Mi presi il cazzo, ormai di marmo, in mano, strusciai la cappella sulla sua fica e con un colpo secco glie lo infilai tutto dentro, cominciando a scoparla.
“Si…bravo…fottimi…fammi venire… “.
“Oh si Vale, si, hai la fica più calda che abbia mai sentito”.
“Ecco…spingi…pompa…più forte…così…”.
“Si tesoro, spingi anche tu, dai… insieme…”.
“Oddio…arrivo…arrivo… eccolooo…”.
Le pareti della stanza sembrarono tremare. Era venuta ancora, Valentina, mentre io, sinceramente, ero arrivato proprio al limite massimo sopportabile da qualsiasi essere umano.
“Dai, sborra anche tu adesso, schizzami tutto addosso..”, mi disse Valentina.
Fu un attimo, gli diedi altri due colpi di cazzo, lo tirai fuori e gli scaricai un torrente di sborra sulla pancia, sui peli della fica, alcuni schizzi arrivarono fino alle tette. Fu un delirio vero e proprio, placato subito dalla dolcezza dei baci che Vale, senza pulirsi della mia sborra, salitami a cavalcioni, cominciò a darmi sulle labbra. Il tutto poco prima di prendere il mio cazzo in mano e di infilarselo di nuovo nella fica. Si muoveva, Valentina, e vedevo le sue tettone ballare sempre più veloci davanti ai miei occhi. Venne altre due volte, scopandomi lei e urlando tanto da aver paura che qualcuno, li fuori, potesse sentirci: “Vengo ancora, siii, vengo ancoraaaa…”.
Alla fine, stremata, si buttò sul letto accanto a me e, cominciando a baciarmi il petto, piano piano scivolò giù fino al mio cazzo. Lo prese in bocca di nuovo cominciando a succhiarlo, mentre io cercavo di concentrarmi per non scaricarle in gola il carico di sborra accumulato nella scopata. Si fermò, per fortuna. Mi guardò con il viso stanco dalla sequela di orgasmi avuti e ancora non contenta mi disse: “Adesso mettimelo nel culo. Voglio capire con te cosa si sente a venire “da lì””.
La girai lentamente mettendola a pecorina, gli appoggiai un cuscino sotto la pancia e le infilai il cazzo in bocca per renderlo scivoloso. Poi le andai dietro, gli leccai le pieghe del buco del culo e appoggiai la cappella all’ingresso, mentre lei con le mani si allargava le chiappe per facilitarmi il compito.
Un colpo di reni e la cappella fu dentro, altre due botte ben assestate e sprofondai completamente nel suo culo. Al punto che ad ogni affondo sentivo i miei peli del cazzo strusciare sulle sue chiappe. Lei non fece un fiato, cominciando a scaldarsi soltanto nel momento in cui cominciai a scopargli il culo con forza. Con le mani le agguantai le tettone, mentre lei ansimava sempre più forte sotto i colpi che le assestavo nel suo sfintere ormai molto accogliente.
“Fermati – mi disse a un certo punto – voglio incularmi da sola”. La lasciai fare, quindi, quando mi salì sopra, prese il cazzo in mano e se lo punto sul buco del culo infilandoselo dentro in un attimo. Pochi, devastanti colpi e poi..: “Mettimi due dita nella fica, che sto per venire”.
“Piano però, fai piano che così ti arrivo dentro”, le risposi.
Ma lei, senza ascoltarmi, cominciò a muoversi a un ritmo forsennato, sempre più veloce, sempre più forte. E rischiai veramente il crollo quando la vidi sopra di me con gli occhi chiusi, le mani dietro la testa e la bocca spalancata urlare l’orgasmo più violento che abbia mai sentito: “E’ incredibile…sto venendo… siii… vengo amore….che bello… vengo col culooo…”.
Era troppo, per me. E allora gli tolsi il cazzo dal culo, mi levai da sotto di lei, mi misi a cavalcioni sul suo petto e le infilai il cazzo, ormai sull’orlo del collasso, fra le tette.
“Dai, adesso vengo anch’io. Non ce la faccio più, ti fotto le tette…si…te le sfondo…dai, apri la bocca che te la riempio di sborra..”.
Lei, guardandomi con aria da porca, tirò fuori la lingua nell’attesa del mio orgasmo. Che non si fece attendere: “Vengo Vale, ti vengo in faccia.. ecco….. godooo….”.
In quell’istante non mi resi conto né di dov’ero né di cosa stavo facendo. So soltanto che provai una scossa devastante nel cervello e sentii partire dal mio cazzo una mitragliata di schizzi. E quando ripresi il controllo e aprii gli occhi vidi lo splendido viso di Valentina completamente ricoperto di sborra, alcuni spruzzi avevano colpito la spalliera del letto.
“E adesso che gli dico ai miei, quando tornano stasera?”, mi disse con un sorriso malizioso.
“Digli che sei di nuovo fidanzata”, risposi io ricominciando a baciarla.

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