Il Weekend di Ferragosto


Sara sentiva il vento fischiare tra i suoi capelli e il sole le baciava il viso. I caldi raggi tendevano la sua pelle come lo sperma spalmato sull’epidermide sudata e quel dolce ricordo le fece chiudere gli occhi anelanti di soddisfazione carnale.
Vogliosa e impaziente, era desiderosa di conoscere la cugina di Matteo: Stefania. Erano andati a prenderla al lido di Venezia, dove aveva passato quindici giorni con la famiglia, e, adesso erano diretti a Cortina, ospiti nella villa di Jessica.
Quella mattina, nella sua abitazione, si era presentata con un tanga mini dal colore giallo traslucido che le copriva appena il monte di venere. La stoffa leggera e tesa arrivava poco sopra il confluire delle grandi labbra preservandole l’invitante fessura.
Le labbra gonfie e carnose, almeno così pensava lei, che ancora non l’aveva vista nuda, le avevano procurato un colpo di libidine.
Come, Matteo e Lucio, aveva dovuto fare attenzione alla bava che si rapprendeva nelle sua bocca, perché tutti erano impazienti di conoscere Stefania.
Sara si immaginava di toglierle tutto, farla accomodare su qualcosa di morbido e quindi visitare ogni piega della sua vagina. Assaporava già il momento di quella masturbazione reciproca che sanciva sempre il primo attacco dell’orgia; era l’aperitivo prima di un buon pranzo.

Sara con l’aria sognante e gli occhi chiusi si perdeva nel pregustare gli eventi della serata mentre il battello pieno di gente procedeva a velocità moderata nelle basse acque della laguna.
Matteo e Stefania erano rimasti nel ponte coperto mentre Lucio era in cerca di una toilette: lei era sola, imbambolata a pregustarsi la serata.

D’un tratto si sentì accarezzare i capelli, e, quel gesto così bello e privato la fece trasecolare.
Era Stefania che la guardava con i suoi magnifici occhi marroni.
< Scusa non volevo spaventarti > zufolò lei, tra i rumori della nave.
< Niente, e, che non ti avevo sentito arrivare > continuò Sara cercando di tenere vivo il discorso.

In breve presero a parlare appoggiate al parapetto e Sara non smetteva di toglierle gli occhi di dosso.
La cugina di Matteo non aveva ancora trent’anni. Era alta e magrissima, con i capelli corti, il visetto incorniciato in un caschetto di capelli. Indossava degli shorts aderenti e una canotta rosa che le copriva il seno non troppo grande, ma sodo. Aveva grandi occhi marroni.
< Ti ho colpito, vero ? > le chiese Stefania con quella attraente vocina cantilenante.
Per Sara fu sufficiente annuire perché il suo viso palesava tutto il suo interesse.
< Che cosa è per te il fascino ? > le chiese Stefania < O meglio cos’è che ti attrae di me ? > Il visetto vispo di lei era concentrato sulla domanda ed ora aspettava la risposta. Una domanda sincera aspettava una risposta sincera.
Sara fu grata della domanda e preso qualche istante rispose cercando di essere il più onesta possibile.
< Fascino. Premesso che, per me, il fascino è soprattutto bellezza a tutto tondo io la penso così …> Fece un sospiro e si preparò a continuare
< Quanto più una donna è capace di coniugare figa e cazzo, e, quindi il suo corpo e quello del maschio, tanto più accresce il suo fascino > Sara aveva preso il discorso alla larga e Stefania gradì il preambolo.
< La vera bellezza, nasce, tra le altre cose, dalla voracità con cui una ragazza succhia un pene o una vagina > asserì con veemenza Sara
< Non basta essere belle!
Bisogna anche conoscere l’estasi che ti da la sborra e liquidi vaginali. Questa è la ricetta essenziale dello star bene.
Se stai bene sei anche bella ed attraente >
Aveva detto le ultime cose tutto in un fiato, segno evidente che sentiva particolarmente il problema. Stefania ascoltava e ogni tanto si lasciava scappare qualche cenno si assenso con la testa.
< La bellezza fisica è comunque importantissima per una donna e consiste nella impressione arrapante che una figa rasata fa su di un uomo o su di una donna > Nell’esprimere i concetti gesticolava e passava le mani ora sulla vagina, ora su i suoi seni per enfatizzare il discorso.
< Quella magica e ammaliante fessura, è il porta bandiera di noi donne, insieme ad un paio di seni svolazzanti ! … >
Si fermò perché avvertì lo sguardo penetrante e biricchino di Stefania e concluse < In due parole tu mi stai conturbando con il tuo fascino >

Stefania, evidentemente soddisfatta dalla risposta, cominciò a darle le sue impressioni. Corrucciando un po’ il viso raccolse i pensieri e sempre con la musicalità della sua voce iniziò a raccontare le sue esperienze.
< Adesso ti voglio raccontare cosa vuol dire per me fare sesso, e, quando mi aiuta a vivere meglio > Con le mani aveva disegnato un cerchio, quasi volesse esprimere la globalità dei suoi pensieri. < Quando sono sopra un’altra donna e sto godendo della sua vagina, e lei con me, mi sento completamente a disposizione. Mi piace sapere che le mie natiche, aperte e ondeggianti, offrono la mia figa e il mio culo. Mi arrapo, e, mi sento al settimo cielo pensando che gli amici presenti fanno a gara per penetrarmi. Sfogo così tutte le mie frustrazioni e sono il centro delle attenzioni altrui.
Mentre sono li, tra me e me scommetto quanto tempo dovrò aspettare prima che il primo di loro mi fotta. >
Ogni frase era detta con precisione e soppesando ogni concetto, e le parole usate per esprimerlo. Amava dire ‘fottere’ perché era più naturale, come per lei era più naturale la posizione della pecorina; non le piaceva dire ‘penetrazione’ perché le risultava troppo ospedaliero e aborriva senz’altro dire fare l’amore : < Sto scopando! Non sono in intimità con il mio uomo: è in quel momento che faccio l’amore, che necessariamente non vuol dire solo scopare. E’ molto di più > disse ad un tratto.
Non amava altresì farsi chiamare troia o puttana; era una cosa che la degradava e la mandava in bestia.
< Le puttane lo fanno per soldi ! Io sono una ragazza normalissima che fa solo del buon sesso > decretò con voce alterata.
Il vento portava via le sue parole ma Sara non ne perdeva nemmeno un concetto; corrucciata seguiva i ragionamenti dell’amica elaborandoli e confrontandoli con i suoi.
Stefania stava ancora parlando ed erano ritornate al primo punto di osservazione: quello della penetrazione < … e mentre aspetto l’obelisco , lecco e succhio la figa che ho sotto di me e capisco che sono bagnata dall’intensità con cui la mia amica mi lecca e mi fa godere. Cosi tra i gemiti di piacere procuratemi dalla compagna, sotto di me, mi disseto dalla sua figa aspettando il cazzo che mi trapanerà. >
Quando diceva ‘trapanare’ o ‘cazzo’ Sara percepiva l’atmosfera del racconto di Stefania e le sembrava di esserci in mezzo; di certo non le mancavano quelle emozioni eppure ogni volta che le sentiva raccontate o le viveva in prima persona era pervasa dagli slanci più focosi ed intensi.
< Solitamente è il mio ragazzo > stava dicendo Stefania < ma, io non voglio sapere chi è!
Voglio solo sentirlo dentro, e, non mi interessa neanche imporre se lo voglio in figa o in culo >
< Ti piace la sorpresa > l’anticipò Sara percorsa da un fremito di libidine.
< Si Aspetto di conoscere il verdetto e in tanto mi bagno e mi eccito >
Arrivarono un gruppo di giapponesini e non era più tanto facile parlare in santa pace e si misero a guardare il panorama in silenzio.
La costa paludosa arsa dal sole estivo ricordò a Stefania la zona di Rovigo dove lei era nata; il delta piatto come il ventre di una giovane. Giovane come lei, da poco trasferitasi a Milano per gli studi universitari, e, con una voglia in corpo di vivere, strepitosa.
Una casetta ai bordi di un piccolo pontile le ricordò con gioia la casa della sua guida, della sua amica che le aveva fatto conoscere il modo migliore per vivere.
Stefania aveva ancora vivido il ricordo della sua insegnante di latino. Nell’ultimo anno di liceo l’aveva iniziata alla filosofia del sesso facendole scoprire innanzitutto sesso femminile e la masturbazione. Lei, le era immensamente grata.
Patrizia, la sua insegnante era una bella donna che all’epoca non era ancora quarantenne: alta, mora, dalle gambe lunghe e modellate. Era snella ma con le curve giuste al posto giusto che ti scrutava dall’alto con i suoi grandi occhi neri. Non erano occhi cattivi, come poteva sembrare a prima vista, anzi, erano occhi che cercavano l’intelligenza negli sguardi altrui.

A Stefania le piaceva molto la professoressa di italiano e latino ed infatti non perdeva mai occasione per parlare di tutto con lei. A scuola era sempre interessata alle sue lezioni, e, quando l’ora in classe era finita, cercava sempre di tenere viva la conversazione. Le correva dietro facendole sempre domande su domande dalla grammatica ai filosofi greci. Aveva anche la fortuna che tre giorni alla settimana la professoressa le dava un passaggio in auto. Quando erano sole e indisturbate le domande di scuola diventavano dei complimenti.
Commentava generosamente i suoi vestiti, l’acconciatura dei suoi capelli, il profumo che lei portava. D’estate era estasiata soprattutto dal colore ambrato della sua pelle.

A Patrizia piacevano i complimenti ed era consapevole di piacere alla ragazza. Le piaceva nel modo giusto, le piaceva cioè come si possono piacere due donne etero. Aveva quindi accettato di scarrozzarla a casa tre volte alla settimana per tenerla su i giusti binari dei giochi di eros. La decisione l’aveva presa durante la festa di compleanno di Stefania; si festeggiavano i suoi diciotto anni e per lei significò la piena maturità.
Lei stava bene con suo marito e voleva che Stefania si facesse anche lei un ragazzo, o meglio che avesse anche lei una vita sessuale regolare e completa, che contemplasse, cioè, uomini e donne.
Una volta le aveva detto < sei una ragazza e devi farti prendere dagli uomini per farci sesso, devi provocare ed aspettare. Invece, con me o con altre tue amiche puoi fare del buon sesso orale sviluppando le tue fantasie più eccitanti. Ma attenzione non mischiare mai sacro e profano, non mischiare mai amore e sesso! > Era stata categorica e giusta.
Stefania aveva capito, e, la sua capacità innata al ragionamento e alla discussione positiva avevano contribuito felicemente alla sua crescita sessuale < lascia i pregiudizi per gli stolti e quelli incapaci di ragionare > aveva concluso Patrizia. Quelle parole la seguivano ad ogni bivio della sua esistenza, e, fino ad ora non l’avevano mai tradita.

Le dava quindi volentieri i passaggi settimanali e quando capitavano quei giorni curava particolarmente il suo aspetto e il suo abbigliamento.

Il pomeriggio in cui si decise ad introdurre Stefania ai giochi di Saffo era una giornata calda d’estate. La professoressa Patrizia indossava un abito leggero di colore turchese sorretto da due spalline sottili e scarpe con un leggero tacco. Stefania jeans di tela, maglietta bianca e scarpe da tennis.
Era finito l’hanno scolastico, e, Stefania aiutava la sua insegnante nella correzione ortografica di certe dispense grammaticali. Era una occasione per guadagnare qualcosa, e imparare molto da quella donna; era felice, ora, che fresca di patente di guida poteva recarsi da Patrizia con la macchina paterna.
Quel giorno salì i gradini delle scale, come sempre a due a due, della villetta a tre piani e si accinse a raggiungere Patrizia nel suo studio. Si aspettava di trovarla a computer, come al solito, ma quel giorno ebbe una piacevole sorpresa.
La professoressa Patrizia, in piedi sulla porta, fece cadere a terra il vestito e rimase nuda.
A Stefania si fermò il respiro in gola. Patrizia aveva un corpo ancora più bello di quello che avrebbe potuto immaginare; seni alti e sferici dai capezzoli scuri, torreggiavano davanti a lei. I fianchi attraenti e la pelle di colore ambrato uniforme incorniciavano il pube rosa e depilato.
Si fermò a contemplare estasiata la larga fessura che sembrava respirare lentamente. Aveva una vagina diversa dalla sua, più piatta ma più lunga; già sentiva o poteva immaginare di sentire il suo profumo.

Patrizia si sdraiò sul divano e chiese alla ragazza di spogliarsi a suo volta. Stefania riportata alla realtà si vergognò molto per non averci pensato prima lei. Lo fece, in fretta, desiderosa di essere nuda in un attimo.
Era alta, e un pochino ossuta ed esile, con seni appena accennati dai capezzoli rosa; il pube era macchiato di pelo. Non volle ripetere la figuraccia dei vestiti e recuperò subito scusandosi della sua vagina pelosa e nascosta dalla macchia di pelo incolto.
< mi scusi prof , ma non sono rasata… > dichiarò lei con quello scampanellio ilare che era la sua voce
< Non ti preoccupare Stefania, è la prima volta. Adesso la radiamo e poi sarà tua cura tenerla sempre pulita ed in ordine > Con voce ferma ma gentile Patrizia la fece accomodare in bagno su una poltrona atta all’uso. Si era già chiesta altre volte a cosa servisse quella strana poltrona, ed ora lo stava scoprendo.

Il lavoro durò pochi minuti e quando Patrizia ebbe finito le disse
< Guardati, ora >
Stefania si guardò allo specchio. Era a gambe aperte, e, al centro, dove prima si imponeva una macchia di peli castani, c’era solo il rosa della sua pelle e il rosso bruno del taglio delle grandi labbra.
Stefania cominciava a sentirsi eccitata.
< Bella, mi sento un altra >, disse.
< Non stento a crederlo. Ed ora promettimi che la lascerai sempre così, pulita e femminile > le chiese Patrizia
Stefania continuò a guardarsi, rimanendo in silenzio, e, aiutandosi con uno specchietto esplorava la sua vagina con interesse. Sembrava che in tutta la sua vita non si fosse mai accorta del suo sesso, o, meglio stava solo ora cominciando ad apprezzare il suo corpo. Si passò un dito sulla fessura e quando fu scossa da un fremito di piacere alzò lo sguardo verso Patrizia e rispose < Certo Prof, le prometto che su questa mia vagina non crescerà mai più nessun pelo >
Andarono in salotto e Stefania si sdraiò sulla donna facendo aderire il suo corpo a quello di lei nella posizione del 69. Appoggiò la punta della lingua sulle piccole labbra strappandole un gemito.

Ormai aveva acquistato sicurezza, sapeva di essere la studentessa e Patrizia la sua insegnante, ma sapeva anche come farla godere mentre lei stava già subendo le attenzioni di Patrizia. In breve vennero entrambe all’orgasmo ma non si fermarono e continuarono per ore.

L’orda di giapponesini si era spostata, e, insieme a loro la casetta che le aveva suscitato tanti ricordi; la forma rozza di un cantiere semi abbandonato suonò come una stilettata mentre stava ripensando a quei momenti importanti e felici della sua esistenza. Si era staccata dal mondo reale ed assaporava con gioia i ricordi.
La brezza leggera le portava gli odori, della laguna e quelli artificiali della nave, ricordandole la settimana appena passata.
Così, quando la brezza soffiava da terra anziché dal mare, a lei venivano alla mente i ricordi del pompino che aveva fatto al suo ragazzo sulla spiaggia al tramonto. Ricordava i movimenti delle sue labbra che assaporavano lo sperma e premevano sul glande di Lorenzo. Il lieve tocco delle mani del suo ‘lui’ che cercavano la sua vagina, mentre le sussurrava parole di incitamento. Il vento cambiava direzione, e le arrivavano zaffate dei profumi inebrianti di sperma e di vulva.
Adesso Lorenzo era partito per il militare e lei era un po’ malinconica al pensiero di non poterci vivere per un anno.

Sara non aveva disturbato Stefania, e, lei aveva gradito la cortesia. La confidenza era stata fatta e adesso Stefania si sentiva più a suo agio e piano, piano ritornò alla conversazione precedente.

Il ponte era sempre invaso da ondate di turisti con macchine fotografiche e binocoli che correvano da un parapetto all’altro, indicando e facendosi indicare i punti sulla costa. La babele di dialetti e di lingue cullavano dolcemente Stefania che era abituata alla vista di quel paesaggio familiare.
Il rollio provocato dai motori a tutta indietro sancirono l’attracco verso il pontile di una fermata intermedia; si ridestò e il ponte per un attimo si svuotò dei passeggeri in uscita.

Con un tocco leggero Stefania strusciò un dito sulla stoffa umida degli shorts di Sara che ebbe quasi un sussulto.
< Il profumo per noi, lo sguardo per gli uomini, … droga, questa qui è quasi una droga > sentenziò Sara toccandosi la vagina < Il monte di venere ci risveglia il desiderio in qualsiasi istante. Eccita i sensi, a noi ci fa bagnare e gli uomini fa desiderare ti fotterti anche in strada. Quando senti quel rivolo profumato è uno dei doni più preziosi che la natura ci abbia dato >
< Come questo che adesso ti sta bagnando i pantaloncini ? > le chiese Stefania in tono retorico e scanzonato. Lungi da lei qualsiasi rimprovero, anzi, avrebbe voluto essere con Sara su una spiaggia, nude e abbracciate.
Sara si guardò il cavallo e poi annui.
< Si, sono un tantino arrapata. Comunque anche il pompino fa magie. Quando vedo un uomo nudo la prima cosa che faccio è quella di mettermelo tutto in bocca per sentirlo saltare in gola; voglio sapere che sapore ha. Dopo sono già contenta e non ho altre pretese, mi può prendere in figa, o in culo, quello che vuole e nell’ordine che desidera; tanto mi piace tutto ! > continuò il discorso interrotto prima < E’ bellissimo sentirlo in bocca, ma, è anche bellissimo assistere. Un viso di donna bagnato di sperma è un viso appagato, contento. E’ una percezione di sensibilità che trabocca tenerezza dagli occhi. Un pompino è un modo di fare simpatico e vivace, un sorriso bagnato di sperma è dolce e amabile >
Ormai Sara non si fermava più ed era sempre più convinta che Stefania era la persona ideale per fare sesso ricreativo, ed era anche simpatica ed intelligente: le poteva diventare amica.
< beato chi se la sposa > si ritrovò a pensare.

< La seconda cosa che fa impazzire gli uomini, oltre al fascino della figa bianca e rasata, è l’ingoio del pompino. La giusta conclusione, è assaporare lo sperma che ti bagna deliziosamente la bocca; nessuna donna ha il diritto di negare questo ad un uomo > Stefania si era espressa con veemenza, con un tono da maestrina ed aveva perso quel cinguettio cosi simpatico.
< Ma chi è la matta che si lascia sfuggire di bocca il latte ? A me piace tantissimo e vengo quando ho lo sperma tra lingua e palato > Sara era sbalordita al pensiero che qualcuna potesse sputare il nettare.

< Io, avevo una amica che, fino al giorno in cui non le ho bloccato la testa sulla nerchia di un nostro amico, si rifiutava di bere il nettare > cominciò a raccontare Stefania < lo faceva scorrere lungo la canna, lo lasciava perdersi alla base del pene sporcando l’inguine dell’uomo. Di solito il poveretto si sentiva respinto dal rifiuto del suo sperma >
< E ci sei riuscita a farle cambiare idea ?>
< Certo l’abbiamo tenuta sulla canna traboccante finché non l’ha bevuta tutta. E le è piaciuto, poi !> terminò con sicurezza e baldanza Stefania.
< E’ rimasta muta per alcuni minuti, e, poi ha confessato la sua sorpresa e ne ha imboccato un altro > Dettagliò Stefania giustificando l’affermazione precedente.
Il vento trasportava le loro parole e il loro profumo e quando Lucio le avvicinò non si ingannò.
< Ragazze, sbaglio o questo, è profumo di micia ? > il suo sguardo cadde subito sul sesso delle due ragazze.
< Lucio, te l’ho detto che voglio essere la prima ad accogliere Stefania ? > affermò Sara visibilmente eccitata.
< Non dirlo a me, dovrai vedertela con Franci, Veru, Jessica e Betty > le rispose scherzando Lucio che conosceva bene i costumi delle sue amiche e anche i suoi. Sicuramente non si sarebbe tirato indietro. Aveva un bel culo, ma, soprattutto aveva un monte di venere gonfio che lo eccitava. Gli piaceva pensare, e, immaginare il suo uccello affondato in quella figa gonfia.

< Lucio volevo sapere una cosa, una conferma ad una mia percezione. Volevo sapere perché vi si rizza prima e di più quando vedete una figa rasata ? > Stefania con il suo solito zufolare innocente aveva proferito la domanda come se niente fosse stato.
L’uomo sembrò grato della domanda e preso un respiro di preparazione esordì :
< ti posso rispondere con due parole: una donna nuda con il pube peloso non è ancora nuda ! >
Si fermò e guardò l’espressione del viso delle due donne, e, appena capì di aver fatto breccia continuò.
< Per noi uomini una micia rasata è il complemento della personalità femminile, siete più arrapanti, più belle e più sincere con il pube rasato > si fermò un attimo e poi si sentì di puntualizzare ulteriormente. < Quando dico pube, intendo tutto fino all’ano. Detesto vedere ragazze che ti si piegano davanti offrendoti il culo peloso. Scusate il commento, ma, è una indecenza vedere tutto quel pelo scimmiesco addosso ad una donna, e, specialmente il buchino che vuoi inforcare >
Stefania zufolò in segno di approvazione.
< Prendi a cuore il problema > gli chiese quindi
< Vedi, Stefania, quando ti accorgi che nei tuoi cromosomi c’è indicato il massimo eccitamento per la levigatezza della vulva rasata, vorresti che tutte le tue partner siano rasate e in ordine >
Lucio si era fatto prendere dal fervore dell’esposizione e si accorse all’ultimo momento che erano vicini all’approdo. La voce metallica dello speaker li informò dell’imminente sbarco.
< Dicono che per alcune donne la depilazione le ripiombi nella adolescenza e che di questo ne siano terrorizzate > lo provocò Stefania
< Bhe, voi mi sembrate emotivamente salde e sessualmente attive. Siete ragazze a posto e senza peli sulla micia, ancor prima che sulla lingua > concluse Lucio avviandosi al boccaporto
< Tu, ancora, la mia non l’hai vista > incalzò Stefania
< Si, è vero. Ma stamani ho visto qualcosa che non lasciava alcun dubbio >
< E cosa ? > chiese lei, adesso colpita dalla affermazione di Lucio
< La totale assenza di peli sotto il tanga. Non solo, era mini, ma, anche di stoffa leggera che ti aderiva come una seconda pelle. L’eventuale, e, scongiurata presenza di pelo avrebbe procurato un rigonfiamento anomalo, una brutta superficie rugosa >
< Ottimo osservatore > lo premiò lei tra il serio e il faceto.

Per un po’ seguirono la folla, e, malgrado le continue fermate ai negozi guadagnarono piazzale Roma e quindi il parcheggio. Le ragazze guardavano le vetrine, e, Lucio ed Matteo guardavano le donne; i loro occhi erano in continua ricerca di particolari piccanti e provocanti. Short attillati, top elastici, minigonne vertiginose erano i bersagli ideali per scorgere tette, culi, fighe. Occhiali da sole e sguardo neutro erano gli ingredienti per osservare senza essere visti. Piccole toccatine di gomito servivano da passaparola e talvolta anche Stefania e Sara partecipavano alla ricerca.
Per Lucio la ricerca finì quando vide una ragazza che gli ricordava la sua collega Valeria, una donna splendida, minuta poco meno che trentenne. La ragazza e la collega nella sua mente si cominciarono a fondere. Gli rimase solo il ricordo di Valeria, che come la sconosciuta, non era molto alta, fisico asciutto e corredato delle giuste curve. Sfoggiava capelli nerissimi e occhi di un nocciola intenso carichi di sensualità. Era ormai in trance e il mondo reale era stato soppiantato dai ricordi idealizzati. Il culo dalle forme perfette era sodo ed era accompagnato da un paio di seni piccoli ma proporzionati. I capelli raccolti in una piccola coda le incorniciavano il viso minuto sovrastato da un paio di occhiali rossi.
Ebbe subito un colpo al cuore. Si era follemente innamorato di quella ragazza poco prima delle ferie durante una trasferta di lavoro a Roma. Lucio sapeva che non era proprio amore, ma il ricordo intenso della notte di sesso sfrenato, che aveva passato con lei, lo eccitava tantissimo. Gli sarebbe piaciuto infinitamente essere con Valeria, per le ferie, magari insieme a gli altri, ma con lei. Scosse la testa e si rabbuiò, ci aveva scopato e l’aveva detto a Betty, come era loro costume, e, lei gli aveva chiesto di conoscerla per farci a sua volta del sesso. Era tutto in chiaro, era solo sesso, e, forse dopo le ferie ci avrebbe scopato, a tre, insieme alla sua donna: Elisabetta detta Betty.
Mentre pensava a Valeria stavano consumando una bibita in un bar prima della partenza e ne approfittò per andare in bagno. Appena liberato l’uccello dalle mutande un filo di sborra colò solitario nel water. I testicoli gli dolevano e non era abituato a portare mutande strette, anzi, non era proprio abituato a portarle. Da quando conviveva con Betty avevano stabilito che in casa non si dovevano portare indumenti intimi: mutande e reggiseno erano banditi. Avevano copiato da Francesca e Armando con successo ed entusiasmo.
Prese tra le mani il membro e diede due colpi di sega. Diventò subito grosso e due piccole contrazioni gli indicarono l’incipiente eiaculazione. Valeria aveva quel potere, lo eccitava tantissimo come un adolescente. Decise che era meglio farsi una sega e forse l’interesse per lei sarebbe scemato un po’. Con pochi colpi, ma precisi, la canna prima si inturgidì, poi, eruttò il suo carico sulla parete del bagno. Si ripulì ed uscì un poco rinfrancato, lasciando il bianco nettare colare sulle piastrelle arabescate della toilette.

Una volta alla macchina, complice la bellezza delle sue compagne di viaggio, il ricordo di Valeria riaffiorò insieme al suo membro.
La mono volume ospitava alla guida Matteo, e, Stefania, Sonia e Lucio sedevano nei restanti posti liberi. Sara si accomodò davanti insieme a Matteo lasciando così Lucio insieme a Stefania che si accorse subito del gonfiore su i calzoni dell’uomo.
< Il tuo cavallino è scalpitante oggi > cinguettò Stefania passandogli una mano sui testicoli.
Lucio fece una smorfia e si lasciò scappare un gemito di dolore.
< Non so se mi fanno più male le palle o la sofferenza per l’impossibilità di scoparmi Valeria > si scusò lui per il gesto un po’ irriguardoso che le aveva usato quando Stefania l’aveva innocentemente accarezzato.
< Perché non ci racconti chi è Valeria ? > propose Sara
< Si, credo che sia la cosa migliore > confermò Stefania < raccontaci come è andata >
Lucio rimase un attimo sulle sue poi si convinse alle parole di Matteo < Betty non esce molto bene se tu ti ostini a voler essere troppo accondiscendente con questa Valeria. E’ una tua collega figa che ti sei scopato, e, ti puoi ancora scopare ma non è la tua donna. Ha un bel culo ? Una figa da far invidia ? Ebbene quando torniamo a Milano ce la presenti, e, noi e le ragazze saremo felici di fare sesso con lei. Alla fine vedrai che quando ti sarà passata, Betty sarà sempre la tua donna. >
Lo sfogo di Matteo scosse un attimo Lucio che si abbassò di punto in bianco pantaloni e mutande. Liberati i testicoli dal giogo degli indumenti respirò di sollievo < non ne potevo più > rantolò appoggiando di lato la testa.
Stefania gli mise un foulard sul pene ingrossato perché stavano passando in una zona cittadina di Mestre e ancora non erano sulla autostrada.
< Non devi portare mutande così strette > commentò Stefania mentre da sotto il foulard giocava con le palle di Lucio.
Man mano che lei accarezzava il membro, il lembo di stoffa che lo copriva si alzava per l’erezione.
< Bhe, incomincia a raccontare chi è questa Valeria > lo pungolò Matteo
< Va bene rompi balle, vi accontento > rispose Lucio che cominciava ad apprezzare il lavoro di Stefania che buttò li la battuta < non alludevi a me quando dicevi rompiballe, vero ? >
< No, Stefi. Vai pure avanti > rispose Lucio mettendole una mano sulla coscia.
Incalzato da gli altri dovette incominciare il racconto mentre Stefania con gesti sapienti gli stava massaggiando i testicoli producendogli un rilassamento emotivo non indifferente.
< Alla fine di giugno mi hanno mandato a Roma una settimana per risolvere un problema al computer di una banca dove la mia ditta ha l’appalto di manutenzione. Con me mandano una collega, siamo tutti e due della stessa leva ed è pure figa. Facciamo il viaggio assieme ed io che l’avevo di fronte, nello scompartimento del treno, mi continuavo a ripetere che era uno spreco essere con lei e non scoparsela. Una settimana di clausura, con una strafiga di collega. Mi immaginavo già la sera stessa con in mano l’uccello da solo in camera da letto, e, magari lei nella medesima situazione con una mano tra le gambe che sognava penetrazioni su penetrazioni >
< Vi fate sempre dei gran problemi > commentò acida Sara < dovevi solo chiederle di scopare con lei ! >
< Lo sai come ci siamo conosciuti, e, non mi sembra che mi manchi il modo e l’occasione di rimorchiare > ribatté Lucio contrariato dalla battuta polemica.
Intanto Stefania non aveva smesso di massaggiare le palle di Lucio e la sua canna sonnecchiava leggermente e sarebbe bastato un lieve tocco per risvegliarla.
< Insomma, sono li che la guardo, e, lei guarda me. Io la guardo in direzione dell’inguine e lei non dice niente. Indossava una mini con una camicetta panna, sbottonata quel tanto da far vedere un seno turgido e sodo lasciato libero di danzare al ritmo dell’incedere del treno. Una collana d’oro a girocollo le valorizzava la scollatura, con un piccolo ciondolo a forma di stella.
Rimango li a guardarla e non posso far altro visto che la carrozza è piena di gente. >
< Portava le mutande ? > chiese Stefania
< No, non lo so, era quasi impossibile guardarle sotto la gonna > rispose Lucio

Intanto avevano raggiunto il casello autostradale e Stefania tolse la mano da sotto il foulard che copriva Lucio giusto il tempo necessario a Matteo per ritirare il biglietto e proseguire.
Passato il casello Lucio riprese a raccontare, e, Stefania tolto completamente il foulard riprese a massaggiargli le palle con moto lento ed uniforme, senza scossoni eccessivi. Godeva alla vista di quella canna attaccata a quelle due bocce che erano le sue palle. Erano grosse e poteva capire che Lucio non amasse portare indumenti troppo stretti.
Rispettava la sacralità di quei testicoli e li toccava leggermente senza furia.

< Furono quattro ore di inferno fino a quando non giungemmo sul luogo di lavoro > stava raccontando Lucio < Non potemmo passare prima in albergo e fummo scortati da un accompagnatore in banca. Il primo momento in cui rimanemmo soli fu nella sala computer, un luogo freddo e pieno di scaffalature, cavi e, ovviamente i computer.
Erano circa le sei meno un quarto, e, tutti gli impiegati erano usciti da mezzora, il nostro referente si era assentato e a suo dire non si sarebbe fatto vivo non prima di un buon venti minuti >
Lucio doveva essere vicino al punto cruciale della storia perché il suo membro crebbe senza che Stefania lo menasse; lei era sempre intenta ad accarezzargli le palle dolcemente.
< Cosa hai fatto ? Le hai mostrato la bestia e te la sei fatta li, sopra la tastiera ? > scherzò Matteo
< Come sei materiale ! > lo redarguì scherzando la cugina
< Ma che ?! Mi sembra che quelle fossero le sue intenzioni > si schermì Matteo tenendole il gioco
< Dai smettetela, voglio sapere come è andata, poi > si lamentò Sara che involontariamente si era ritrovata con una mano tra le gambe.
< Insomma, io sono li che armeggio davanti ad un monitor studiando la configurazione di un programma e Valeria è in una postazione attigua a qualche metro; le dico com’è quel fattore? Com’è quell’altro? Lei mi risponde a tono finché non la sento più. Io sono preso dal lavoro, anche perché prima finivo e prima avrei tentato di scoparmela.
Ragazzi non ha ancora trent’anni, pressappoco la nostra età. Piuttosto bassa, nera di capelli e con un corpo ricco di forme e due seni che non cercava di nascondere. Era qualcosa di indescrivibile. >

Ormai il pene di Lucio era eretto e pulsava; Stefania lo teneva d’occhio pronta ad imboccarlo ai primi sintomi di coito.

Lucio chiuse gli occhi e si concentrò sul racconto mentre Stefania gli chiudeva con due dita il canale spermatico.

< Valeria, seduta sul tavolo di fronte a me, era con le cosce divaricate, con la mini arrotolata che mi mostrava la sua figa depilata e profumata di eccitazione >
Stefania sentì la prima contrazione pre coito e strinse di più il canale spermatico; voleva farlo finire prima della sborrata.

< La sua bocca era semichiusa, i suoi seni si sollevavano e si abbassavano con il suo respiro, e, i suoi capezzoli duri ed eretti quasi bucavano il sottile tessuto della camicetta.
Lei mi dice ” sono abituata a scopare spesso ti va di farlo con me ?” >

Una seconda contrazione convince Stefania ad imboccare il cazzo di Lucio che oscillava la testa riversa sullo schienale; con una mano prese ad accarezzare i capelli di Stefania. Ormai la ragazza aveva in gola tutto l’uccello e si muoveva lentamente per procastinare il coito.
Con la voce malferma Lucio continuò < Mi sono alzato di scatto facendo cadere la sedia su cui ero seduto, ho superato il tavolo che ci divideva slacciandomi i pantaloni. Lei capì subito. Si tirò su tutta la gonna e si mise a 90. L’abbracciai di schiena e la nerchia scivolò nel suo culo. Un inculata così non l’avevo mai fatta. Il cazzo si appuntò e sparì subito dentro di lei e .. e .. e le sborrai dentrooooo >
Lucio era venuto nella bocca di Stefania che a mala pena riusciva ad arginare il mare di sborra che Lucio le donava; succhiava e beveva, beveva e succhiava. Dopo quattro schizzi e tre singulti il suo pene si afflosciò esausto e appagato come il suo padrone.
Stefania con in bocca ancora un po’ di sborra la divise con Sara; le due donne si baciarono profondamente sugellando l’inizio di una florida amicizia.

Quando le due donne si staccarono, Lucio si era già riposato e invitò di nuovo Stefania verso il suo uccello; lei lo prese tra le mani mentre Lucio riprese il racconto.
< Allora me la inculo e poi abbiamo finito alla svelta il lavoro schedulato per quel giorno. Prendiamo un taxi e andiamo in albergo, prendiamo le due singole già prenotate e lei viene ovviamente subito da me. Appena dentro si spoglia nuda e lo faccio anche io. Aveva il sacro fuoco addosso e sembrava che gli slip che indossava fossero incandescenti tanto li sfilò con foga; credo anche, che li abbia strappati >
Matteo lo guardò dallo specchietto retrovisore mentre si faceva toccare dalla cugina e allo stesso tempo raccontava fiero delle sue avventure con la collega. Decise di stuzzicarlo < Bhe te la sarai scopata ancora immagino, o sei andato a letto sfinito ? >
Stefania adesso andava di sega con entrambe le mani ed era riuscita a far rinascere quella nerchia, o, forse era il ricordo di Valeria che eccitava Lucio ? Non lo sapeva neanche lui ma rispose subito a Matteo < Me la sono scopata ancora prima di andare a cena e lo abbiamo fatto a smorza candela, ancora nel culo >
< Che monotonia ! Non potevi ficcarglielo davanti, poverina non aveva neanche una donna per farsela leccare > commentò Sara
< Quale poverina, lei mi ha pregato di incularla di nuovo. Godeva come una pazza quando la inculavo > spiegò Lucio
< Si è fatta solo inculare ? > Chiese Stefania
< No !, dopo cena l’abbiamo fatto in figa, e lei è venuta un paio di volte ma ha voluto che ancora le sborrassi nel culo > riportò Lucio
< Bhe, si capisce che non voleva complicazioni, non voleva che tu la bagnassi dentro al primo approccio > la giustificò Sara.
Intanto Stefania fu colta da Matteo mentre si toglieva gli slip. Era seduta dietro al cugino e lentamente si era sfilata gli shorts e le mutandine; coperta dalla maglietta a mezza coscia non si poteva che immaginare la sua nudità. Cugino e cugina dialogarono con gli occhi attraverso lo specchietto e lei gli fece cenno di non dire niente.
Per confondere ancora di più Lucio sempre masturbato da lei gli chiese < Non ci hai ancora detto come te la sei inculata ? >

Lucio sentiva di nuovo il calore della sua nerchia rivitalizzata dalla bravura di Stefania. Non era sicuro di avere ancora qualche goccio di sborra, ma ignorò quel particolare e riprese < lei si era messa dietro il letto alla pecorina e mi invitava a penetrarla. Scodinzolava invitante ed io potei ammirare quel bel culo dilatato che mi ero appena fatto alla banca. Le andai dietro e cominciai a penetrarla in ginocchio. Dovetti smettere quasi subito perché la moquette mi feriva le ginocchia. Allora mi staccai, e, lei andò sul terrazzo dicendomi che voleva avere un ricordo di Roma con il cazzo nel culo.
Si appese con le mani ringhiera e mi offrì la sua gemma, ed io ripresi a farmela.
La trombai finché lei non mi fece sedere a terra e tenendosi sempre alla ringhiera scese a smorza candela facendolo entrare tutto. Fece un paio di giri sopra di me, e mi bastarono per sborrarle dentro; lei con naturalezza prese a sditalinarsi e a succhiare il suo nettare. Restammo per un po’ a guardare il panorama con lei che si teneva dentro il mio cazzo >

Il racconto aveva arrapato un po’ tutti e nella confusione Stefania scavalcò Lucio dandogli le spalle e si inforcò la vagina. Con i piedi puntati in avanti, sotto i sedili anteriori, spinse le sue chiappe verso l’addome di Lucio fino ad arrivare in fondo.
< La mia bella cuginetta > disse Matteo < E’ sempre la migliore di tutte >
< Ero capace anche io ! > fece finta di protestare Sara
Lucio stava godendo e Stefania si muoveva in circolo e sentiva già le sue prime contrazioni al ventre; era dalla mattina che era in eccitazione e adesso aveva bisogno del primo sfogo.
Urlò dalla gioia e dalla goduria tanto che la macchina sobbalzò leggermente.
Lucio sentiva i muscoli dell’utero di Stefania stringergli il glande e con uno sforzo supremo sentì che aveva ancora un rimasuglio di nettare. < vengo, ancora, ancora > Urlò
< No ! non mi sborrare in figa > Urlò Stefania. Lesta, la ragazza, si tirò su a forza di braccia appendendosi ai sostegni laterali. Risalì come un gatto e si ributtò sulla nerchia facendosi penetrare l’ano.
< Siiii, dai sborrami dentro Lucio > La voce cinguettante di Stefania si accentuò nel momento del coito tanto che sorprese Lucio. Lei quando godeva aveva dei vocalizzi da operetta che eccitavano e per l’ultima volta Lucio proruppe e bagnò l’ano di Stefania.

L’uomo abbandonate le mutande infilò i calzoni e scambiò di posto con Sara che volle leccare Stefania e per il tempo necessario ad uscire al casello prestabilito le due donne si fusero in un 69.

Il giardino della villa di Jessica era protetto alla vista e le ragazze non erano costrette ad andare in giro vestite. Francesca, Jessica e Veronica aspettavano l’arrivo di Matteo e sua Cugina per preparare i festeggiamenti del ferragosto.

Erano tutte e tre nude sulla coperta distesa nel prato. Jessica e Francesca erano disposte ai lati di Veronica < Ragazze cosa avete in mente ? > chiese infine lei.
< Veru taci > le disse Jessica mentre cominciò a farle un ditalino gentile ma deciso, Francesca prese a leccare i capezzoli di Veronica che aveva già il clito gonfio.
< Franci, la mia figa bolle mettici un po’ di lingua > l’implorò Veronica. Francesca scivolò verso la sua figa.
Mentre Jessica continuava a sgrillettare il clitoride di Veronica, Francesca iniziò a metterle due dita nella figa e a fare dolcemente dentro e fuori.
< Veru, questo è più bello, vero ? > le disse in un orecchio
< Si, Franci. Fottimi con le dita, vai, buttale dentro > la incitava veronica
Poi le dita divennero tre, e quando Francesca arrivò a infilarle un fallo di gomma Veronica gemette e le urlò di andare più veloce.

Jessica si mise in ginocchio con le gambe aperte sulla faccia di Veronica. Sentiva le sue natiche aperte e le grandi labbra arrossate; l’ultima cosa che avrebbe voluto fare era quella di chiudere il suo scrigno. Avvicinò quindi la sua vagina alla faccia di Veronica finché non sentì il suo clito battere sul naso dell’amica.
Veronica le prese i fianchi e la guidò meglio verso la sua bocca per visitarle con ardore il buchino. Jessica distratta dalle attenzioni di Veronica le prese le caviglie tentando di sollevarle le gambe.
Il primo tentativo fallì perché quella lingua le sapeva vellicare bene la sua vagina; le passava in ogni piega procurandole forti spasimi di goduria. Poco dopo anche Veronica si dovette prendere una pausa perché il fallo che le transitava nella sua vagina era una distrazione troppo grande e Francesca che lo sospingeva avanti e indietro sapeva il fatto suo.
Quindi Jessica al secondo tentativo riuscì a sollevarle le gambe, sempre tenendole aperte, così da permettere a Francesca di fotterla più comodamente con il fallo di caucciù. Veronica con la vulva di Jessica a portata di bocca ricominciò a leccarla avidamente tra gli spasimi di eccitamento provocatole da Francesca.

Dentro Veronica iniziava a montarle lentamente l’orgasmo, e lo si capiva dalle contrazioni che dal basso ventre si dipartivano in tutto il corpo.

Jessica non resistette e tolto il fallo dalla figa di Veronica ci attaccò la sua bocca; succhiò forte cercando di bere il suo nettare. Francesca si avvicinò anche lei con la bocca dividendosi quella fontana di umori. Veronica muoveva il bacino e sentiva arrivarle il coito < Franci, Jessica, mamma mia quanto godo. Sto per venireee !!>
Francesca alzò un attimo la testa folgorata da un idea fantastica; agguantò la bottiglietta della bibita consumata e la infilò su per la vagina di Veronica. Jessica si era spostata per consentire l’introduzione della bottiglietta, anche perché Veronica continuava a vellicarle il clito.
Francesca arrapata alla vista della bottiglietta semi sepolta e attorniata dalla carnose labbra cominciò a leccarne il periplo. Veronica godeva forte ed era chiaro che era prossima all’orgasmo; le amiche, che, la conoscevano bene avevano percepito la particolare potenza con cui si stava consumando il trasporto carnale.
Con un fischio, e, due lingue che le eccitavano la figa penetrata dalla bottiglietta Veronica esplose. Jessica prese a girare la bottiglietta sfregando le sue pareti rugose nell’utero di Veronica che continuava imperterrita a urlare di piacere.
Quando gli ultimi spasimi l’ebbero scossa si distese sulla coperta ascoltando il canto degli uccellini e i mugolii di piacere di Francesca che si stava facendo leccare la sua di figa, fino a quel momento intonsa.
< Jessi aspetta, aspetta un momento che voglio bere > l’implorò Francesca che stava giungendo anche per lei il momento del non ritorno; se non lo faceva subito doveva soddisfarsi.
Con l’aiuto di Jessica misero Veronica alla pecorina che stava già riprendendosi. Francesca le sfilò la bottiglietta, e, con tutta la sacralità dovuta ne verificò il contenuto. Il fondo della bottiglietta era bagnato di liquido, e non era aranciata. Entrambe si avventarono sulla preda e asciugarono tutto il vetro dentro e fuori.

Matteo pagò il pedaggio per uscire dall’auto strada tra le proteste delle due ragazze che avevano dovuto rivestirsi.
Lucio chiamò Elisabetta al cellulare, voleva sapere se occorreva per loro passare al super mercato prima di arrivare in villa. Il telefono trillò parecchio prima che Betty poté rispondere.

Betty aveva salutato le sue amiche dopo il pranzo ed era andata a riposare; doveva riprendersi dopo un mese di luglio caldo e faticoso. Appena si era buttata sul letto aveva preso sonno; aveva fatto appena in tempo ad inserire la sveglia per le quattro e mezza. Al suono metallico del cicalino si alzò quel tanto che bastava per guardare l’ora: le quattro e mezza.
Come era sua abitudine ormai consolidata si cominciò lentamente a solleticare il clito. Dapprima trovò la sua vagina sopita e poco lubrificata, poi, lentamente sentì il clito ingrossarsi sino a svettare.
Stava già cominciando a far su e giù con due dita che il cellulare cominciò a trillare; represse un moto di stizza e guardò il display: era Lucio.
< Si, amore che c’è ? > le chiese tra l’assonnato e lo stizzito Elisabetta < suona il telefono > pensò lei < quando ti fai la doccia o ti stai sditalinando >
< Ciao, Betty. Come va’ amore > chiese lui gentilmente avendo percepito il tono di voce non molto accondiscendente
< Mi hai beccata mentre mi stavo sditalinando, amore, lo sai che dopo il riposino mi tocco sempre > l’informò lei.
< Noi, siamo arrivati e volevamo sapere se occorre qualcosa dal super ? > si affrettò Lucio a giustificare la chiamata
< Lo debbo chiedere a Franci > rispose lei < aspetta che te la cerco >
Elisabetta era ormai rassegnata a procastinare la sua seduta erotica e sentendo delle voci dal giardino si affacciò alla finestra.
Lo spettacolo che le si propose era di quando più bello e comune nella loro compagnia: Jessica seduta a gambe aperte aveva offerto la sua figa a Francesca che teneva impegnato Armando che con passione la stava penetrando. Poteva vedere l’uomo in ginocchio sull’erba che ondeggiava maestoso verso il sedere di Francesca, la sua donna.
Lei teneva le mani lungo le cosce di Jessica e il viso premuto sul pube dell’amica; il suo sedere ondeggiava al ritmo di Armando e degli incitamenti di Veronica che stava assistendo alla scena.
< L’ho trovata Lucio e si sta facendo scopare da Armando mentre lecca la figa di Jessica. Non la voglio disturbare, una scopata è sacra !>
< Bhe chiedi a Veru > propose Lucio
< Cosa succede ? > si informò Stefania
Lucio si rivolse ai suoi compagni di viaggio < Armando si sta inculando Francesca e Jessica e sotto la sua bocca; c’è solo Veru libera >
< Passami Veru > disse Sara < ciao Betty sono Sara , fammi parlare con Veru > disse rivolgendosi al telefono.
Elisabetta gli disse di aspettare il tempo necessario per lei di scendere in giardino.
Il ditalino bloccato a metà era una cosa che la indisponeva, aveva passato ormai da anni il tempo dell’adolescenza in cui doveva nascondersi per toccarsi in santa pace.
< Veru, vieni che c’è Sara al telefono > cercò di chiamarla a bassa voce per non disturbare Francesca.
Veronica si stava masturbando guardano il dentro e fuori del pene di Armando; si era messa di lato e si era imbambolata a guardare quello scorrere superbo, estasiata come sempre dal suono prodotto da quella erotica frizione.
Quando Veronica sentì Elisabetta aveva sentito anche Francesca che volle parlare anche lei < Arma rallenta, non ti fermare, ma va piano, piano > Armando le prese le natiche e seguì i consigli di Francesca.
< Ciao, dove siete ? > esordì Francesca al telefono con un leggero fischio di fiato corto.
< Perché hai smesso di scopare ? > le rispose brusca Sara e subito dopo < culo o figa ? >
< E’ figa, dimmi cosa volete sapere ? > richiese Francesca che stava sempre scopando anche se Armando si teneva su ritmi blandi.
< C’è da fare provviste ? >
< Siii, c’è da passare al superrr > Francesca per quando Armando andasse piano stava godendo e si sentiva gorgogliare la pancia, sintomo di un principio di coito; Non riuscì più a tenere il telefono e Elisabetta lo resse per lei vicino all’orecchio < Sara sto per venire … > riuscì a dire
< Allora ti lascio > disse la voce dall’altro capo del telefono
< No, beccati, ahhh, la mia godutaaaaa in direttaaaaa > Francesca godeva < Si vai Armaaaa >
Sara aveva messo il cavetto della viva voce e dagli altoparlanti della macchina si poteva sentire la voce rotta dal coito di Francesca.
< …. Adesso Veronica prende la lista in cucinaaaaa … > continuava Francesca tra un mugolio, un urlo di piacere e un risucchio dalla figa di Jessica che rimaneva sempre sotto di lei.
Poi ad un tratto si sentì la voce lontana di Armando che urlava < salto di corsia …> e il conseguente gemito di goduria di Francesca che si era sentita sfilare il cazzo dalla figa per poi sentirlo transitare nel suo sfintere. < RRRagazzi, adessooooo ma l’ha messo in culoooooo, ahhaaaaaa. Buttalo dentro fammi godere > urlava Francesca estasiata e contenta dalla cavalcata.
La fine arrivò presto e l’urlo di goduria di Armando segui il lago di sborra riversato nello sfintere di Francesca.
Quando Armando si staccò il bianco latte eruttò dallo sfintere e, scivolò giù, verso la bocca di Jessica che prese a ripulirle l’ano.
< Raga, adesso c’è Jessica che si sta dissetando ahaaaaa, che bello > continuava a raccontare al telefono. Armando si portò davanti a lei e le prese il telefono per metterle in bocca il suo flauto.
< Ciao , gente sono Armando. Scusate ma la mia signora adesso ha un’altra conversazione interessante, siiii, Franci vai cosii > Armando solleticato dalla sapiente lingua della sua donna non riusciva a parlare e passò il telefono a Veronica che aveva finalmente trovato la lista.
Con in mano il telefono e la lista si accucciò sulla faccia di Betty che si era intanto distesa a terra e appena finito buttò via telefono e lista. Spalancò bene le gambe di Betty e vi tuffò la faccia.

La villa era di fine ottocento costruita con muri spessi che tenevano fresco d’estate e freddo in inverno; le camere avevano i soffitti alti e i mobili d’epoca. Un porticato girava tutto in torno alla casa lungo la quale si affacciavano porte e finestre; era un posto ideale per riposare il pomeriggio e Luca e Marco stavano ancora dormendo quando arrivò il veloce acquazzone. Uno scroscio d’acqua breve ma intenso che fece scappare le ragazze dal giardino ancora intente a fare sesso.
I goccioloni scendevano freddi e incalzanti e tra gridolini e urla di divertimento le ragazze sciolsero la seduta riparandosi sotto il porticato.
< Sono già le sei e mezza, dovremmo cominciare a fare qualcosa per la sera. Io non vorrei finire troppo tardi di mangiare, perché altrimenti mi addormento e non voglio perdermi la scopata > avvertì Francesca sinceramente preoccupata di addormentarsi senza aver concluso nulla.
< Senti, Franci sei l’unica oggi che l’ha preso! non ti lamentare sempre, se sta sera ti addormenti. Scoperemo noi per te ! > scherzò Jessica
< Si, si però facciamo in ogni caso i preparativi con un certo anticipo, e, non perdiamo tempo > concluse Francesca per evitare che Veronica poco lontano udisse la loro scherzosa polemica; era sempre pignola una vera ragioniera della casa.
Jessica infilò le infradito, che erano l’unico indumento che indossava da una settimana in qua, e raggiunse Francesca in cucina, gli uomini scesero in cantina e cominciarono a prelevare i pezzi per un tavolo di legno da impiantare sotto il porticato. Il pranzo di ferragosto imponeva di essere fatto all’aperto.
Le ragazze spettegolavano in cucina e gli uomini tra un colpo di martello e un foro praticato col trapano parlavano del più e del meno.
< ragazzi, vi ho forse raccontato di quando mi sono fatto Laura ? > chiese Luca
< Laura chi ? > fu di rimando Armando < L’amica di Francesca ? >
< No, scusate la figlia del nostro istruttore di tennis. Quella ragazza rossa che lavora come estetista da Loris. Ci vanno Franci e Sara. > Luca aveva cercato di dare le coordinate giuste a suo fratello e ad Armando.
< Si ho capito, sono andato una volta a prendere Franci in macchina dopo che si era fatta fare l’acconciatura > confermò Armando, Marco non aveva capito ma si limitò ad ascoltare mentre era intento a bloccare una gamba del tavolo.
< Io, invece passavo a prendere Veronica che mi doveva rendere i libri di statistica. Era ora di chiusura e Laura uscì con Veronica che mi chiese se per favore l’accompagnavamo a casa. Io le rispondo di si e partiamo. Veronica si sedette nel sedile posteriore e Laura in fianco a me. Indossava una tuta di acetato leggera e quando si sedette la sua figa risaltò subito.>

Mentre raccontava stringeva una vite e gesticolava per enfatizzare il racconto e le curve di Laura; Armando che stava battendo un incudine si fermò un attimo per non perdere la battuta.
< Allora al primo semaforo la tocco. E lei mi chiese “ti arrapa la mia gattina ?” > riportò Luca cercando di riprodurre in falsetto la voce di Laura
< E tu cosa hai fatto? Non avrai mica fermato il traffico per toccargliela ? > chiese Marco, suo fratello.
< No, svoltai subito in una laterale e diressi la macchina verso una strada alberata, praticamente buia e incominciai a infilare la mano tra le cosce >
Adesso i tre uomini avevano smesso di lavorare, e, tranne Luca che raccontava, tutti stavano in religioso silenzio.
< Da dietro Veronica, fece abbassare lo schienale di Laura in posizione orizzontale. Fermai la macchina e le sfilai tuta e mutandine, tutto in un colpo. Lei mi aiutò a liberarsi degli indumenti quasi le bruciassero. Di fronte al paradiso, iniziai ad accarezzare il monte liscio come la seta, anche se un po’ sudato. Laura aprì le gambe mugolando; Veronica le stava scoprendo il seno bianchissimo >
< La figa com’era ? Di quelle gonfie, piatte, larghe … ? > Marco aveva fatto la domanda aiutandosi con i gesti.
Luca ci pensò un po’ su poi rispose < Era bianchissima, di quelle che non scompaiono mai tra le cosce e che hanno due labbra grosse come coglioni. E quelle cosce erano un invito irresistibile. Cercai di abbassare la bocca per metterle la lingua dentro, ma la manovra era quasi impossibile >

Dovette smettere di raccontare perché sentì il rumore del cancello elettrico e il muso della macchina di Matteo spuntò nel vialetto: erano arrivati.

< Franci, Jessica, Veronica … Venite sono arrivati > urlò Armando verso le finestre di casa.
Uscirono tutte sul porticato; Betty e Francesca tolsero il grembiulino rimanendo cosi nude e pronte a ricevere l’ospite; le altre non ne ebbero bisogno, lo erano già.

Sara ancora in macchina si tolse gli shorts e la maglietta e li mise nel cassettino dell’auto < cosi le ho a portata di mano, la prossima volta che esco > fu il suo commento. Stefania che apprezzò il suggerimento si liberò anche lei dei vestiti intuendo gli usi della compagnia di suo cugino.

La macchina percorse il vialetto della villa e Stefania scorse sotto il porticato, intenti a issare un tavolo, tre ragazzi nudi, e, vi puntò subito gli occhi interessata ed attratta. Due, erano gemelli alti e aitanti che stavano alzando una tavola lunga e pesante; il terzo più tarchiato, col pene moscio e scappellato che penzolava in evidenza, stava venendo verso di loro.
Era contenta di essersi spogliata e aveva capito che scendere e presentarsi vestita era una mezza scortesia; in ogni caso Sara l’aveva preceduta spogliandosi e lei l’aveva imitata.
Intanto continuava a guardare i membri dei tre ragazzi eccitata e colpita dalle palle che erano impressionanti, enormi, gonfie.
Scesero dall’auto e Stefania cinguettò il suo saluto presentandosi < Ciao sono Stefania >
L’uomo le si avvicinò per primo si presentò < Ciao sono Armando > disse baciandola in un abbraccio amicale. Il gesto produsse nell’uomo uno scampanellio del pisellone dondolante e il suo ventre fu carezzato dal glande scappellato. Fu percorsa da una scarica elettrica; di peni come quello ne aveva goduti tanti ma ogni volta un tocco innocente come quello la faceva eccitare fuori da ogni schema.
< Ciao io sono Francesca. Sei già libera e nuda > si complimentò la donna di Armando che intanto le aveva cinto le spalle del suo uomo.
< Ho visto loro nudi ed ho capito subito che come me apprezzate il nudismo, ma lo spunto me lo ha dato lei > le disse indicando Sara.
Arrivarono anche i fratelli Luca e Marco dall’incedere identico e dalla bellezza ellenica; Stefania puntò il suo sguardo alle loro canne valutandone lunghezza e diametro. Non erano scappellati, ma, era sicura che sarebbero bastati pochi colpi di lingua per scappucciarli a dovere.
< sono dei bei piselloni > commentò Francesca, immaginando i pensieri dell’ospite, e, prendendo in mano il cazzo di Luca per niente infastidito. Lo soppesava tenendolo nel palmo della mano; poi prese in mano anche quello di Marco con la sinistra e aggiunse < sono cazzi gemelli, prova anche tu >
Stefania lusingata dalla proposta di Francesca prese in mano quelle nerchie calde e vellutate sperando prima o poi di assaggiarle.

Le presentazioni continuarono e intanto fecero accomodare Stefania nella stanza dove già dormiva Sara < ti dispiace dormire insieme a lei ? > le aveva chiesto Jessica < No anzi, spero che il letto sia matrimoniale fu la sua risposta maliziosa.

Si ritrovarono tutte in cucina e Stefania era in uno stato di semi lucidità da ubriachezza sessuale. Era reduce da quindici giorni in cui aveva dovuto vivere con i suoi genitori in un clima austero, e, si era disabituata alla naturale nudità del suo corpo e quello degli altri. E nei primi istanti, del suo arrivo in quella casa, si era compiaciuta e stupita di vedere quei corpi belli e armoniosi. Come seppe più tardi il loro accordo era semplice e naturale: non usare nessun indumento intimo che li coprisse nei loro attributi sessuali. Le ragazze erano le più accanite sostenitrici nel nudismo e lo praticavano con dovizia.

< Quindi hai già conosciuto Lucio ? > le chiese Betty affettando le cipolle con un coltello da cucina
< Si, ma non te la prendere così > rispose scherzosamente Stefania alludendo al coltellaccio.
< Ma per carità, io gli dico sempre: sceglile belle e portale a casa cosi mi diverto anche io ! > Elisabetta buttò li la battuta, consapevole in ogni caso di aver detto una verità.
Betty in piedi davanti al tavolo del tagliere sminuzzava la cipolla e Stefania seduta poco lontano poteva osservare il taglio della sua vagina sorgere e tramontare dal bordo del tavolo. Era una bella ragazza e Stefania lo percepiva nettamente, bionda naturale, alta uno e settanta, snella e aggraziata con un bel seno terza misura, e lunghe gambe affusolate. Forse il viso leggermente cavallino le toglieva un po’ di quel fascino naturale che le proveniva dal modo in cui si massaggiava i capezzoli quando parlava. Passava il dito attorno all’aureola e discuteva; atteggiamento che distraeva i suoi interlocutori e in genere altre mani finivano sui suoi seni. Fianchi e culo erano proporzionati e attraenti tanto che Stefania fu subito colta dal desiderio di abbracciarle i glutei affondando il viso nella vagina piatta di lei.
< E lui come la prende se tu rimorchi degli uomini ? > fu la naturale conseguente domanda di Stefania
< Non è molto contento, perché godo solo io! Ma non dice niente perché sa che a me piace fare il panino. Però qualche volta porto a casa qualche mia amica d’università e allora è più contento >
< Tranne quella volta che hai portato a casa quella cicciona, che quasi non mi tirava > commentò Lucio giunto all’improvviso in cucina.
< Quanto sei stronzo ! Avrà anche lei il diritto di scopare !> ribatté seccata Elisabetta
< Bhe, per voi è semplice, vi basta leccare la figa, e, non guardate il resto > aggiustò il tiro, Lucio
Elisabetta sembrava contrariata dal battibecco con il suo ragazzo proprio quando c’era un ospite; ma sotto, sotto aveva ragione lui: a lei, e del resto anche alle altre, piaceva leccare e non guardare un corpo di donna.
< Io, invece porto sempre a casa delle fighe per il mio Arma > buttò li la battuta Francesca per sdrammatizzare, e ci riuscì.
Lucio baciò sul collo la piangente Betty sussurrandole cose dolci. < piango per le cipolle, stupido > le rispose lei per allontanarlo dolcemente.
Francesca, scosse la testa muovendo capelli nerissimi a caschetto; quel semplice gesto involontario le scompigliò la testa che in un attimo le fu di nuovo a posto.
Aveva in mano un libro di ricette e i suoi meravigliosi occhi azzurri viaggiavano leggeri sulle pagine del libro; la profondità di quello sguardo aveva subito stregato Stefania, fin dal primo momento. Gli occhi incastonati nel viso ovale erano due zaffiri che sovrastavano la linea carnosa delle labbra morbide. Parlava lentamente e la sua bocca andava al passo con il sussultare dei seni giustamente proporzionati e incredibilmente sodi. I suoi capezzoli rilassati le guarnivano i seni come ciliegine ed erano invitanti; Stefania fu mossa dall’impulso di toccarli al solo scopo di procurarle una erezione.
Calma e riflessiva, sembrava governare il gineceo stemperando le piccole incomprensioni con la sua dolcezza, e, riuscendo anche ad essere il punto di riferimento sessuale per le sue amiche. Era aperta e disponibile nella sua vita sessuale pubblica e privata, e, con Armando sapeva essere un’amante disponibile e comprensiva. Aveva quella solidità di donna più matura per la sua età, un poco provinciale ma anche tanto tranquillizzante, si ritrovò a pensare Stefania.

< Ragazze, sono reduce da quindici giorni di astinenza e spero di potermi rifare qui da voi > Stefania parlò dall’alto di una sedia mentre stava riponendo dei piatti su un alto scaffale.
< Non te ne mancherà l’occasione > chiosò Luca passandole vicino; aveva il taglio delle sue natiche proprio davanti al suo naso e le gambe snelle e leggermente ricurve lasciavano intravedere la sua vagina.
< Guarda, che con noi devi stare attenta a dove e, a quando ti chini. Puoi trovarti con un cazzo infilzato, o una lingua senza accorgetene > scherzò Veronica che imitò il gesto di un uomo intento in una penetrazione muovendo il bacino avanti e indietro.
Armando le mise una mano sul culo, commentando < Non dare solo la colpa a noi maschietti perché anche tu ci ficcheresti la lingua da dietro > e fece a sua volta l’imitazione di due mani nell’atto di divaricare le natiche prima del passaggio della lingua.

Veronica giovane e bella con il suo metro e sessantacinque di altezza, i capelli castano chiari, lisci e morbidi teneva le mani sulle natiche di Armando. Stava asciugando dei piatti e le sue gambe perfettamente tornite erano imperlate d’acqua; aveva delle curve perfette che le disegnavano magnificamente il ventre piatto ed era la ragazza più bella della compagnia. Stefania fu colpita dal passo armonioso che la portava a spostarsi da un angolo all’altro della cucina; il suo bacino oscillava invitante e la sua vulva sembra sempre li, li per aprirsi.

Il motto di spirito compiuto da Armando ai danni di Veronica scaturì la risata generale e Stefania commentò < Matteo me l’aveva detto che eravate gente a posto ma adesso che vi vedo e vi sento posso sbilanciarmi ad esprimere un ‘divino’ o ‘sbalorditivo’. Insomma ragazzi mi avete già fatto bagnare e questo e tutto dire >
Un altro scoppio di risa risuonò nella cucina e Stefania si sentì come a casa sua.

Sara con in mano il tubetto della maionese stava guarnendo le tartine e nel tentativo di spremere gli ultimi rimasugli si macchiò il seno destro. Un rivolo giallo si appiccicò proprio vicino al capezzolo.
Stefania si bloccò a guardare quella ragazza stupenda che già le aveva dato piacere in macchina. Circa ventisette anni, una chioma d’oro come il sole che ricadeva su due tette che non stavano mai ferme. Golosa di sesso ed irrequieta era alta e slanciata, e, sprizzava sesso da tutti i pori; adesso reclamava qualcuno o qualcuna per toglierle la maionese dalle sue tette. Armando si precipitò verso di lei ma Veronica lo precedette urlando < No! Tocca a me ! > Si avventò sulla crema ciucciandola avidamente con l’intento di eccitarla e una mano finì sulla vagina. Stefania ricordava perfettamente quello scrigno di piacere che per una buona parte del viaggio aveva allargato, visitato, umettato, succhiato: era proprio arrapante.

Cenarono e quando ebbero finito rassettarono la cucina. Tutti avevano un compito e lo svolgevano tra mille chiacchere e le sei donne vincevano sicuramente la palma delle più ciarliere.

Terminate le operazioni di riassetto si ritrovarono tutti in salotto con un bicchierino di liquore in mano; l’ultima a sedersi fu Jessica che si lanciò tra Stefania e Francesca. Le tre ragazze nude e vicine si pavoneggiavano spavalde e consapevoli di essere bramate e belle. Ogni volta che Jessica si spostava inevitabilmente faceva ondeggiare il suo magnifico seno guarnito da due capezzoli larghi e turgidi.

< Foto ricordo > esordì entrando in sala Marco. Portava con se un computer portatile e una macchina fotografica digitale. < Per ogni ragazza che incontro incremento la mia biblioteca personale di fighe > spiegò lui.
< Ha un album così > intervenne Luca indicando con le dita uno spessore di cinque centimetri circa
< tutto pieno di foto, solo di particolari >
< Sta a me spiegare la mia collezione > disse Marco
< Immagino che adesso vuoi fotografare me > intervenne Stefania < ne sono lusingata > zufolò trasportata da un sano narcisismo.
< Si, allora la prima foto che faccio è in piedi, cioè ti riprendo tutta > incominciò Marco; preparò la macchina digitale sul cavalletto ed invitò Stefania a mettersi in posa. Lei segui le sue istruzioni mettendosi nel campo visivo dello strumento. < Stringi le natiche e butta fuori la micia. Si devono vedere bene le grandi labbra affiorare dalle cosce > le corresse la postura Marco.
< Aspetta ci vogliono un paio di scarpe col tacco > suggerì Francesca che in un lampo andò a recuperare un paio di calzature eleganti dal tacco alto. Erano del numero di Stefania e così le poté indossare; il risultato fu subito apprezzato, e, le slanciò le gambe e la vagina si mise più in evidenza.
< Bene ora scatto > disse Marco guardando nel mirino; chiuse il contatto e sul video del computer apparve la foto scattata.
Tutti guardavano Marco intento a salvare la foto e Stefania in piedi davanti a loro era orgogliosa di essere guardata e desiderata da tutti.
Veronica si era seduta vicino a Matteo e cominciò a carezzarle i testicoli dolcemente < come sono grossi sta’ sera, sono gonfi proprio come piacciono a me > sussurrò lei affascinata da quelle palle delicate e pronte a fornirle nettare a volontà; lo spettacolo arrapante della nerchia di Matteo la stava distraendo dalle operazioni di Marco intorno alla macchina fotografica.
< Bene, la prossima è seduta > anticipò spiegando Marco < siediti qui sul tavolino, e, ovviamente a gambe aperte allarga con le mani le grandi labbra >
Stefania si sedette, come indicato, e spalancò la figa; il clito sopra e le piccole labbra sotto si mostrarono superbi all’occhio arrapato della macchina fotografica.
Marco non appena inquadrò a tutto campo la vagina stupendamente aperta ebbe un moto di eccitazione e il suo uccello parve ridestarsi.
Scattò, e, la foto emerse sullo schermo del computer; controllò i colori: rosso bruno per il clito, rosso più accesso per l’interno delle piccole labbra e rosa pallido per la pelle del pube.

Anche Francesca aveva seguito le orme di Veronica e si era attaccata al suo ragazzo e piano, piano stava ridestandogli l’uccello che ancora era tozzo e ritratto; metteva la lingua dentro la pelle del prepuzio per cercare le prime gocce di liquido lubrificante che avrebbe permesso la fuori uscita del glande.
< Mettiti alla pecorina … > stava dicendo Marco a Stefania < tieni le ginocchia larghe, quindi butta fuori il culo. Voglio fotografare la figa in primo piano >
Queste erano le parole che stava sentendo Veronica concentrata sul pene di Matteo; si era messa in ginocchio sul divano sventolando il suo sedere in faccia a Jessica mentre aveva imboccato tutto l’uccello.
Sara si era alzata su richiesta di Marco e aveva scavalcato Stefania, e, a ponte su di lei le teneva aperte le natiche facendo sorgere il sole nero del suo ano; la gemma bruna si aprì come un diaframma fotografico e si concesse all’occhio elettronico. Marco inquadrò il taglio delle natiche splendido e aperto assicurandosi che grandi labbra e gemma bruna risaltassero in tutta la loro bellezza; il forziere era infine valorizzato dal clito che pendeva ed usciva dal monte di venere.
Scattò proprio mentre Veronica comunicò al pubblico, con dei mugolii, l’arrivo di Jessica tra le sue cosce; la poverina non ce l’aveva fatta più a resistere al profumo della vagina di Veronica ad un palmo dal suo naso. L’aveva presa per le natiche e la sua lingua era subito penetrata nello scrigno con l’irruenza di un piede di porco.

Betty aveva di fronte a se il culo e la schiena di Francesca attaccata al cazzo di Armando; decise che quelle belle chiappe nascondevano qualcosa di interessante. Con entrambi i pollici divaricò la natiche rosa scoprendo il sole bruno; le mise un dito dentro ma non riusciva a raggiungere la vagina.
< Franci, tira su il culo che ti voglio leccare la patatina > le disse lei piano per non disturbarla. Francesca con il pene in bocca e un dito nel culo si inarcò quel tanto che basta per permettere a Betty di toccarle la vagina, e, quando lei volle arrivarle sotto con la faccia divaricò meglio le gambe.

Intanto Marco aveva finito di fotografare e insieme Lucio erano ancora a bocca asciutta; quando videro Stefania sola e sfaccendata. Le si avvicinarono, e, lei in ginocchio cominciò a vellicare i due membri. Una volta uno, una volta l’altro; con precisione leccava e succhiava.

Sara si mise in ginocchio vicino a Stefania e si prese in bocca il cazzo di Lucio. Poi subito se lo tolse di bocca e chiese a Stefania < Vuoi farlo con Lucio ? >
< No oggi ho già bevuto dalla sua canna ! > rispose Stefania imboccando il pene di Marco fino in fondo.

Veronica bevve dal cazzo di Matteo e con ancora le guance sporche di sborra dichiarò che era stanca e che il ditalino che le avevano fatto Jessica e Francesca nel pomeriggio era stato molto faticoso; salutò e andò a letto. Elisabetta essendosi liberata, ripulì ben benino l’uccello di Luca e si distese sul divano appoggiando la testa sul suo inguine imboccando l’uccello floscio. Le piaceva riposarsi cosi con quella sorta di succhiotto.
Armando seguì a ruota Luca e sborrò in bocca alla sua ragazza che anche lei esausta si distese a guardare Marco che stava facendo mettere Stefania alla pecorina; vicino a lei nella medesima posizione stava Sara ed entrambe aspettavano di essere penetrate.
< Noi chiudiamo gli occhi, non vogliamo sapere chi ci penetra > disse Stefania rivolta a Marco e Lucio; i quali si scambiarono di posto, e, dopo qualche istante appoggiarono le canne sulle natiche delle ragazze.
Si diedero il tempo e insieme appoggiarono il glande allo sfintere, e spinsero. Da quel momento in poi ognuno prese il suo ritmo sino a quando i due uomini regalarono una bella eiaculazione nei loro intestini.

Questo sancì la fine della serata e tutti si ritirarono nelle loro camere.

Veronica già dormiva quando Francesca fu messa alla pecorina da Armando vicino alla amica dormiente < amore ho sonno > aveva protestato lei, e, lui per tutta risposta le aveva infilato la canna nella vagina. Distesi entrambi su di un fianco copularono lentamente e a lungo; il bacino di Armando andava e veniva alle spalle di Francesca. Quando le prime contrazioni addominali di Francesca si fecero sentire lei gli disse < lascia tutto dentro che ho preso le mie precauzioni > e si abbandonò al coito. Passò dalla veglia al sonno con Armando dentro di lei in quel bellissimo abbraccio fino al mattino; un gallo mattiniero la svegliò: erano le sette e mezza.
Dopo la doccia si asciugò, infilò un paio di ciabatte e scese in cucina. Vi trovò Jessica che stava preparando il caffè ed era in perfetto ordine; capelli apposto, collanina al collo, qualche brillantino sulle tette rosee e sull’inguine.
< sei tutta in ghingheri sta’ mattina > commentò Francesca
< è il quindici d’agosto, bisogna esser belle > si giustificò lei
< l’avevo capito, subito. Mi hai colpito, sei molto bella ed arrapante > finì il complimento toccandole la vagina
< Lascia, non me la svegliare. Altrimenti prima delle dieci sono costretta a farmi scopare > si lamentò Jessica
< Io dopo il caffè vado in giardino e mi faccio un ditalino, poi comincio la mia parte di preparativi > le rispose risoluta Francesca; Jessica prese un vassoio con due tazzine, versò il caffè e disse < posso venire anch’io ? >
Detto ciò si diressero in giardino e presa ciascuna una sdraio si sedettero a gambe aperte, sorseggiarono il caffè con calma, poi cominciò per ciascuna un viaggio onirico, arrapante e stimolate dalle loro stesse dita.
Il cinguettio dei passeri si confondeva con i loro mormorii di goduria e quando vennero rimasero con le loro dita profumate in bocca indolenti e svogliate.

Scesero in giardino Luca e Marco e i loro peni erano grossi dopo il risveglio; li scappellarono e si avvicinarono alle ragazze per scuoterle dal loro torpore < Animo, Franci, Jessica che c’è da lavorare. Queste sono per voi se farete il vostro dovere > dissero loro appoggiando le loro canne sulle guance delle amiche.
< Andiamo Jessica questi non hanno la forza di fotterci ed inventano la balla del lavoro per non saltarci addosso > recitò Francesca spostando delicatamente quel pene che avrebbe volentieri imboccato e portato alla eiaculazione.
< Si, si deve essere proprio così > rispose Jessica tenendole lo scherzo.

I rumori di assemblaggio del tavolo, iniziati il giorno prima, svegliarono gli altri che alla spicciolata scesero a fare colazione; Armando assonnato e con gli occhi pesti cercò un caffè per misericordia, mentre Lucio arrivò in cucina con impeto < ragazze debbo farmi fare un bocchino altrimenti mi vengo in mano. Chi vuole spompinarmi ? >
Sulle prime la richiesta sembrò fuori luogo, poi Veronica si avventò sulla canna un attimo prima di Francesca. Lucio cominciò ad andare di bacino finché non cominciò ad inondare la bocca di Veronica che mulinava con la lingua la cappella di Lucio.
< Un bocchino di prima mattina è meglio dell’ovomaltina > recitò Veronica quando ingoiò tutto il nettare.
< Non vuoi macchiare il caffè, vero ? Il latte l’hai già preso ! > la riprese Francesca che era stata esclusa anche dal bacio in bocca con Veronica.
< Scusa Franci, ma è stato più forte di me, e l’ho ingoiato tutto.

Matteo aveva atteso che tutti scendessero giù per andare in bagno; era troppo indolente per incontrare qualcuno prima di essersi risciacquato la faccia. Usci alla spicciolata ma trovò la porta chiusa. Bussò e la voce squillante di Stefania gli rispose < occupato ! >
A Matteo tornò subito alla mente, come un getto d’acqua, le scopate con Stefania fatte nella casa di campagna di suo zio. Avevano scopato da per tutto: in solaio, in bagno, sul balcone di notte e una volta anche nel bagno sotto il lavandino. Aveva l’uccello duro al pensiero e non l’aveva ancora scopata, e, non era molto cortese da parte sua, pensò. Aveva comunque voglia di fotterla, e voleva farlo li nel bagno.
< apri cuginetta che ancora non ti ho salutato a dovere > le disse lui attraverso la porta
< lei si precipitò ad aprigli, quasi inciampando sul tappetino > gli aprì con gli occhi vogliosi; lui la prese e la piegò sul lavandino
Lei stava aspettando con il bel culo sollevato, lasciato ormai completamente aperto e si offriva voglioso. Matteo si chinò e baciò quelle stupende chiappe mentre la palpava. Come suo espresso desiderio si spinse più in basso iniziando a leccarle la vagina che aveva ancora le tracce della recente lavanda mattutina.

Le mani di Matteo guidarono il glande paonazzo, tra le sode e rotonde chiappe. Lo appoggiò allo sfintere della cugina e spinse con decisione. Lei lo assecondò spingendo a sua volta indietro il suo bel culo. L’asta cominciò a penetrarle il sedere ondeggiante.
L’ano di Stefania era caldo ed elastico, e con pochi colpi Matteo l’affondò tutto in lei. Lei lo incitò e Matteo cominciò ad incularla con foga.

Con facilità l’ano accolse l’asta che scivolò profondamente in lei, avvolta dai suoi sodi ed elastici muscoli. Lei gemette di gioia e lui continuò a spingere sino a che il suo pube non fu a contatto con la serica pelle delle sue natiche.

Matteo si fermò un attimo, incredulo, esitante, ma Stefania non gli lasciò tempo
< Che fai, non ti fermare, inculami, Matteo, inculami >
Gli urlò, mentre si accarezzava freneticamente le tette.
< Si, cuginetta, come la prima volta. Ti inculo come la prima volta nel cesso di casa tua >
L’afferrò per i fianchi e prese a muoversi con foga, facendo scorrere il cazzo nel suo ano, veloce e potente.

Stefania assecondava sempre i movimenti di Matteo ed il ritmo crebbe oltre ogni limite di sopportazione. Le mani di Matteo afferrarono le chiappe della cugina, palpandole rudemente, mentre l’orgasmo l’attanagliava.
Matteo si contrasse iniziando a scaricare lo sperma nel intestino di Stefania, che a sua volta veniva travolta da un nuovo orgasmo.
Gemeva di piacere e pronunciava frasi d’incitamento all’indirizzo di Matteo.
< Prima il bagno di casa, poi nel box del papà e poi, poi in camera miaaaaa > lei urlava di piacere e godeva < lo sai che ho ancora la federe macchiata con la tua sborra e il mio miele ? siii lo conservo gelosamente siii per te, il mio cuginettoo > urlava impazzita lei

Lui credeva di non riuscire a fermarsi. Il suo cazzo impazzito pompava senza sosta il bianco nettare dentro di lei.

Finalmente la tensione si allentò e lui si accasciò sulla perfetta schiena di Stefania, mentre lei esausta crollava sfinita sotto di lui.
< E’ vero che hai ancora la federa con i nostri segni ? > le chiese lui
< Si cuginetto, come ho ancora il centrino macchiato da Patrizia > rispose lei orgogliosa < quando mi faccio un ditalino li annuso e mi eccito > finì Stefania con un dito nel culo ancora dilatato.

Appena aprirono la porta Sara entrò desiderosa di fare pipi, buttò fuori Matteo e chiuse la porta; si sedette sul water e mentre si liberava si attaccò alle chiappe di Stefania che si piegò a 90. Quando Sara smise di succhiare quando non scese più una goccia di sborra; girò Stefania e le disse < Adesso ci facciamo una doccia e poi andiamo sotto quell’albero laggiù e ti mostro come si gode >
< l’abbiamo fatto tutta la notte > protestò lei
< Non ne hai più voglia ?> chiese sbalordita Sara
Stefania non riuscì a mentire e confessò il suo arrapamento < dobbiamo aiutare le altre ragazze > disse poi.
< si, lo faremo. Io ti voglio solo mostrare come si può essere felici facendosi un ditalino di prima mattina in giardino sorseggiando un caffè. Con Franci lo facciamo sempre da quando siamo arrivate; è una cosa che mi eccita e mi far guardare a cuor sereno il resto della giornata >

Durante i preparativi per il pranzo l’argomento di discussione era Stefania e ad un certo punto Jessica le domandò
< è stato Matteo il tuo primo uomo ?>
< Si, a diciott’anni mi vergognavo un po’ ad essere ancora vergine e volevo che fosse uno di casa a togliermi da quel imbarazzo > si confidò lei
< Soltanto che la prima volta l’ho inculata > finì Matteo
< Che strano > commentò Luca
< Non è tanto strano se pensate che la mia insegnante mi aveva spiegato molte cose. Il primo rapporto sessuale l’ho avuto con lei e dopo qualche giorno Matteo mi ha scopata. Dire che mi ha solo inculata non è esatto; prima la buttato nel culo poi in vagina. > spiegava tranquillamente Stefania.
< E’ stata una fortuna che la sua insegnate le avesse spiegato subito cosa volesse dire amore e cosa sesso, difatti lei ha voluto assistere e partecipare perché ci aveva detto “il sesso si fa in molti e l’amore in due”. Allora ha fatto mettere Stefania sopra a 69, e, lei di conseguenza stava sotto, ed io per la prima volta lo penetrata analmente >
< Si, Patrizia mi aveva unta e dilatata con un fallo di gomma > riprese Stefania dalle parole di Matteo
< Ma prima ancora ci aveva preparato spiritualmente. Ci aveva spiegato, o meglio mi aveva detto che lo si poteva prendere anche in culo e che era bellissimo. Matteo, come tutti i ragazzi leggeva i giornalini porno, ma io no, e, non sapevo niente, neanche dei pompini.>
< Però avevi avuto il primo 69 con lei ? Non eri spaventata alla eventualità di essere lesbica > le chiese Sara
< No, io credevo in Patrizia e quando quella vagina mi si è spalancata sotto ho trovato naturale leccarla, succhiarla, esplorarla in ogni sua piega. Quando poi mi ha informata sulla normalità di quella pratica sessuale, tra donne etero, non ho fatto una piega, e, non ho mai dubitato della mia tendenza naturale per gli uomini.

Erano tutti intorno al tavolo imbandito sotto il porticato ed erano tutti intenti a dar fondo alle pietanze che le ragazze avevano preparato per l’occasione.
Veronica era piena di energia, si muoveva svelta, saltando e scherzando tra i suoi amici; sembrava tenerli tutti in scacco, mentre li serviva distribuendo il cibo; non si faticava a crederlo con il corpo che si ritrovava. Di sicuro otteneva l’attenzione di tutto il gruppo messosi da poco a tavola.
Il ventre piatto ed ancora abbronzato, appena sotto quelle due incredibili tette, danzava al ritmo delle gambe affusolate facendo svolazzare il taglio dischiuso della vagina; ed era la metà inferiore del suo corpo a meritare la lode.

Matteo stava facendo un panegirico sul vestiario femminile < No, per me un paio di gambe coperte da una minigonna, o da un abito con lo spacco, attirano di più, e più facilmente l’attenzione > stava dicendo Luca mentre si allungava per aggiudicarsi il bis di lasagne < un paio di gambe dentro il pantalone faticano di più ad arrapare chi guarda > finì il commento risoluto.

< Sono d’accordo con Luca, un paio di gambe devono riempire il jeans alla perfezione; se sono appena un po’ troppo magre è la fine; se poi sono appena un po’ troppo grasse tendono a far l’effetto salsicciotto > intervenne Francesca

< Ma quando sono attillati nel modo giusto le natiche diventano un monumento, descrivendo una curva perfetta, una vera delizia per gli occhi > chiosò Matteo che non era intenzionato a soccombere tanto facilmente < In fondo i jeans possono essere una seconda pelle che ti fasciano al punto giusto evidenziando chiappe e inguine; parliamoci chiaro, io guardo l’inguine per vedere quanto è fasciato, e, con una minigonna non posso vederlo > rispose con leggero accanimento Matteo.

< Scusate ma, forse, siamo di fronte ad un falso problema > esordì Armando < Una bella ragazza vestita di jeans o mini gonna è, mi si passi il paragone, come una bella vetrina vista dal marciapiede; quando decidi di acquistare entri e …. la trovi nuda > aveva accompagnato l’affermazione con un eloquente gesto delle mani
< non c’è storia, ti può arrapare quanto vuoi un culo nei jeans ma è dopo che comincia la festa … >
< Bhe io sto parlando di quando per strada incontri qualche bella figa … > cercò di difendere la posizione Matteo.
< Da quando ho scoperto che debbo far vedere la passera, sempre, anche fuori, debbo dire che il pantalone ti fascia a dovere, se è ben calibrato > intervenne Sara portandosi una carota alla bocca quasi fosse un cazzo < Se metto un paio di pantaloni evito anche di coprirmi l’inguine con maglioni o borsette perché so che un uomo, o, io stessa, in una donna guardo lì > disse indicando la vagina di Veronica che in quel momento le era passata vicino per distribuire un piatto di portata. < Però, da questo punto ad affermare che i jeans sono meglio della mini gonna ce ne corre.> Aveva finito la carota e adesso stava azzannando un finocchio con la stessa intensità di prima < Per esempio, la gonna si toglie prima di un paio di pantaloni, oppure, posso evitare di mettere le mutande sotto la gonna; ci sono i pro e i contro. Ma non posso dire di preferire in toto una soluzione o l’altra; ha ragione Armando. E’ dopo che voglio essere da subito nuda, e quindi a mio agio. Non voglio farmi trovare in mutande in casa da chi che sia, quando la prospettiva e fare sesso >
< Bhe, anche i pantaloni … si possono portare senza mutande> azzardò Matteo
< No, sono estremamente disturbanti. Ti eccitano e basta, il clito è soggetto a continui sfregamenti che ti fanno bagnare e perdere l’attenzione in quello che stai facendo > lo corresse Sara.

< Diciamo, che ogni caso fa storia a se ! > cerco di mediare Lucio < e, che ogni situazione può essere fonte di arrapamento, tanto che potremmo andare avanti un mese senza giungere ad una conclusione > Lucio parlava con calma badando di non far cadere il recipiente dell’insalata russa piuttosto che argomentare a sufficienza l’intervento; infondo erano solo chiacchere: quando si era al dunque la ragazza faceva sparire i suoi indumenti quasi fossero cosparsi di calce viva. < … non ho mai visto una donna tenere addosso niente appena le si proponeva una scopata > aggiunse quando sul suo piatto finì un generoso cucchiaio di insalata russa.

< confermo > si fece sentire dall’altro capo del tavolo Stefania < Noi donne, sappiamo regolarci volta per volta se dobbiamo arrapare qualcuno o qualcuna > zufolò con la sua solita nota di cordialità < conoscendo un attimo i gusti del proprio partner, o, come ti gira quel giorno, puoi metterti le calze a rete e scarpe con tacco a spillo o vestirti da liceale con jeans e scarpe da ginnastica; se poi ti ha invitato una amica puoi andare come vuoi, basta che ti togli tutto appena lei ti apre la porta di casa >
Sembrò che l’intervento di Stefania guadagnasse in punti su quello del cugino, e, lei aggiunse < quando ho capito che devi far intendere a glia altri che hai questa qui > disse indicandosi la vagina < …,che la sai soddisfare, che di sesso ne parli, e, sei disinibita puoi portare anche un armatura: troverai sempre, uomini e donne che chiederanno di farlo con te >

Matteo sembrava non voler mollare e aggiunse <Un freddo giorno di primavera stavo aspettando il tram quando ecco apparire una ragazza di circa trent’anni d’età con una corporatura normale, un bel viso ma niente di eccezionale. E allora, volete sapere quale particolare mi sconvolse l’attesa ? Ve lo dico subito: il suo modo di vestire. Felpa pesante, scarpe da ginnastica con calzettoni ed una gonna sopra il ginocchio. Ma la cosa che mi arrapò fu l’assenza assoluta di calze. Proprio così, avrei potuto infilare le mani sotto la gonna risalendole le cosce, su, fino a sfilarne le mutande. Potevo palpare le sue cosce e la sua vagina, e, come mi arrapavo al pensiero di scaldarle quella pelle bianca e sicuramente raffreddata dai rigori della primavera appena accennata.
Mi eccitava quella ragazza che non portava le calze in quel freddo rigido. Lei mi dava l’impressione di una persona speciale, mi eccitava l’idea che si vestisse solo per esigenze igieniche e che nel tepore della sua casa non usasse nulla che un paio di ciabatte; forse non portava neppure le mutande. Ecco mi eccitano i jeans stretti e le donne sciatte, se cosi si può dire, che lasciano le gambe nude. Ecco guardatemi, toccatemi, sono a vostra disposizione, fate di me ci che volete >

Aveva riportato la sua esperienza recitandola un poco e forse abbellendola ma aveva fatto breccia sul popolo femminile che in coro si unì al commento beffardo e al tempo stesso simpatico di Veronica < abbiamo capito che a te basta che respirino ! > la battuta scontata e lacera fece la sua bella figura e sdrammatizzò l’uditorio.

Il pranzo languì ancora per poco, quanto bastò a gli uomini per recuparare la televisione e ad assistere al gran premio di Formula uno; seduti sulle sdraio con le canne mosce; con grappa e sigari si prepararono a fare il tifo.
Le fasi concitate prima della partenza erano vissute dal piccolo uditorio con motti di sfida e partigianeria allo stato puro, neanche il culo di Veronica, eletto il culo più bello di Cortina, risvegliò gli animi dei cinque ragazzi.

< non mi hanno nemmeno palpata > commentò esterrefatta al suo ritorno in cucina < sembrano tutti un branco di froci >
< non essere qualunquista e superficiale, tu come credi che si sentano gli uomini quando li trasciniamo per negozi ? > domandò provocatoriamente Jessica < siamo distanti, odiose nei confronti del maschio come solo sanno esternare le lesbiche > il commento duro e preciso fu corretto da Francesca < no, peggio siamo bambine asessuate >
< Avete deciso di prendervela con me ? Io non ho nessuna intenzione di incazzarmi visto che oggi c’è da trombare > si lamentò con ragione Veronica che era stata assalita verbalmente dalle altre.
< sapete cosa vi dico ? > esordì Betty appena rientrata in cucina < io preferisco il maschio un po’ rude e compagnone, come loro la fuori, rispetto a un fighetta tutto precisini e delicato > nell’esprimere il concetto aveva fatto delle mossette sdolcinate < Come non sopporto le donne ‘faccio tutto io, io sono la migliore di tutti’ anzi in genere quelle che vanno in giro sbandierando la loro superiorità mi fanno vergognare di essere donna > Elisabetta argomentava e gesticolava animatamente scrutando i visi delle sue amiche per cercare consensi.
< Bhe, tu sei in guerra con tutti ! > cercò di tagliar corto Sara
< no, non è forse vero che all’uomo fighetta gli tira poco e alla donna virago piace poco il cazzo e troppo la figa ? > Betty si era appoggiata al tavolo come il pubblico ministero sullo scranno accusatorio. Nel fare ciò aveva tirando indietro il culo tanto che l’ano era sorto dalle natiche voluttuose.
< Viva la libertà > dichiarò Francesca ficcandole un dito nel sedere ancora sventolante e disponibile. Betty non seppe subito cosa dire. Era indispettita dalla interruzione di Francesca e non sapeva se esternare il suo disappunto o abbozzare. Nella sua testa passarono molte idee e molte soluzioni, poi decise che l’argomento l’avrebbe affrontato un altra volta e rise al dolce contatto del dito nel infilarsi su per il retto.
Le altre, gelate dal gesto di Francesca, aspettavano almeno un rimbrotto da parte di Betty, che non arrivò; l’atmosfera si sgonfiò con un effetto liberatorio immediato; una risata argentina, capitanata da Stefania che volutamente non era entrata nella discussione, risuonò nella stanza.

< Stavo cercando il volume della tele … > disse Francesca con allegria conscia di aver tirato troppo la corda con la sua amica; era pur vero che una simile discussione le avrebbe portate lontano e a nulla. Era un giorno di festa preparato per soddisfare solo i bisogni fisiologici: mangiare, scopare e dormire, una discussione sterile come quella non era un buon viatico per l’orgia.
< andiamo dagli uomini e guardiamo la gara > propose con intento autoritario Francesca che ancora teneva il dito nel culo di Betty < e riposiamoci > disse sfilando il dito e alludendo ad una tregua sessuale.

Il pasto era stato luculliano e nessuno si era mosso per tutta la durata del gran premio. Le ragazze non ressero alla visione di tutta la gara e preferirono addormentarsi una sull’altra teneramente abbracciate; meglio così, dovevano essere pronte e toniche per l’orgia. Anche i ragazzi si erano coricati un attimo dopo la gara ma senza grandi risultati.
Il caldo pomeriggio risvegliò prima le ragazze e in breve Veronica si era subito messa, appena sveglia, a gambe larghe con il medio che premeva il clito.
Sara che era distesa vicino a lei le appoggiò la testa sull’inguine e la sua bocca era sopra la sua vagina spalancata e profumata; gli umori inebriavano Veronica tanto che le venne una forte voglia di sesso: era arrapata abbastanza da cominciare.
Aveva deciso che quella volta avrebbe sfruttato Sara e appesasi alla spalliera del letto aprì culo e gambe; la sua vagina ricordava una valva socchiusa e il suo clito cercava l’uscita rosso di eccitazione.
< vienimi sotto, con la testa sotto e fammi godere, voglio godere da non reggermi in piedi >
Sara inserì la testa sotto il suo nido di passione lanciando precisi colpi di lingua al clito di Veronica. Decise, quindi, che quella piccola sgarberia dell’amica la poteva accettare e supplì la lingua di Veronica con il suo dito medio; amava leccare un’altra figa quando la sua era già all’attenzione di un’altra.
Le gambe favolosamente aperte mostravano la cavità della vagina rossa e bagnata che spiccava sulle grandi labbra rosee e vellutate.
I seni di Veronica oscillavano lievemente al ritmo della sua eccitazione che sotto le attenzioni di Sara si facevano sempre più forti.
I lunghi capelli di Veronica ondeggiavano a destra e a sinistra seguendo il moto irrequieto della testa; le sue mani stringevano forte i tubi della testiera del letto e gli occhi erano sempre rivolti indietro a spiare Sara.
< Vai Sara, passami la lingua sul clito, mordicchialo che mi piace tanto …..ohh si così vai cosììì > l’incitava lei serrando sempre i pugni alle sbarre del letto.
Ogni volta che Sara avvicinava la sua testa lei aveva un acuto di eccitazione che le faceva alzare il capo in preda ai brividi di libidine; subito dopo tornava a guardarla perché si eccitava alla vista di quella testa che scompariva sotto le sue gambe, e, di quel corpo asciutto e guizzante.

Le due ragazze avevano cominciato quasi per caso mentre gli altri stavano ancora riposando dopo il fatidico pranzo di ferragosto, ma quando Veronica aveva mostrato la sua eccitazione a Sara entrambe non avevano saputo trattenersi. La loro performance non era passata inosservata per il loro urlare e il loro piacere con mugolii, gridolini e incitamenti schietti e sinceri.
< la lingua, la lingua buttala dentro, buttala dentro > si udiva tra i cigolii del letto di ferro battuto.

Gli altri erano chi più chi meno addormentati cercando un angolo ventilato della casa per riposare un paio d’ore. Alle loro grida ripose solo Luca che affacciatosi alla porta poté vedere Veronica alla pecorina sul grande letto matrimoniale in ferro battuto che a gambe larghe si faceva leccare la vagina da una Sara scatenata. Distesa di schiena e faccia tra le gambe di veronica offriva una vagina aperta e bagnata che sollecitava con il suo dito medio.
Luca, da parte sua, si era soffermato sul culo di Veronica, rotondo, voglioso e stupendamente aperto; un segno leggero di abbronzatura le segnava un piccolo triangolino bianco alla sommità del taglio delle natiche, ultimo rimasuglio di un tanga minimo e arrapante.
< Adesso Veronica vengo e ti inculo > le aveva detto
< Si, dai inculami voglio sentirti dentro. Fammi una bella penetrazione, buttalo giù fino in fondo > fu la risposta arrapata.
Si prese tra le mani il membro e cominciò a scuoterlo e bastò poco per averlo ritto e pronto alla bisogna; due rapidi calcoli e si diresse verso le amiche. Scavalcò Sara si piazzò sopra di lei rivolgendo lo sguardo verso Veronica; il suo magnifico culo lo guardava invitante.
< Sara hai un posto in prima fila per goderti lo spettacolo della penetrazione > disse rivolto alla ragazza che stava baciando le sue palle.
Sara alzò lo sguardo verso Luca e ammirò i suoi testicoli penzolanti e la sua verga già ritta che sventolava un glande violaceo.
Sara lo prese un attimo in bocca e lo umettò, poi lui si staccò e rivolse le sue attenzioni a Veronica.
Luca passò un dito nel taglio delle natiche; trovò prima l’ano, rotondo e dilatato, poi scese fino alla vagina umettata e già preda di caccia di Sara che lo guardava con occhi gaudenti. Bagnò l’ano con gli umori della vagina poi alzò la canna e l’appuntò deciso al varco bruno.
Sara ammirò il primo approccio di penetrazione e quando quella cappella dura e intrudente passò l’ano, Veronica si scosse dal piacere e la sua vagina cominciò a colare nella bocca di Sara.
Luca appoggiate le mani sulla schiena di Veronica la pompò con energia sbattendo i testicoli sul mento di Sara che sotto di loro stava entrando in estasi per l’effetto inebriante dei loro profumi.
Sara sentiva i testicoli di Luca sbatterle sul mento e il suo sudore si mischiava al gusto unico della vagina di Veronica e adesso aspettava solo il sapore del miele dello stallone.
Ad ogni affondo che Veronica riceveva, Sara a sua volta, riceveva il tocco di quelle palle penzolanti che le procuravano botte di libidine inaspettate.
Entrambe gridavano, l’una per la penetrazione imponente a cui era sottoposta, e, che le procurava una libidine forte e scatenante, l’altra per un insieme di cose non ultima la visione di quello sfintere eccitato e penetrato dalla verga di Luca. Lo spettacolo in se della penetrazione bastava a farla eccitare e bagnare.

Le urla delle ragazze e in particolare di Veronica che ad ogni affondo incitava Luca procurarono la sveglia forzata di Matteo che sulle prime si adirò, poi, scoperto il motivo cambiò subito opinione.
< Sara, ti hanno lasciata sola ? Adesso te lo butto io dentro in quella magnifica figa > recitò lui con il pene ad alzabandiera.
Come fu per Luca, Matteo non resistette oltre e messosi in ginocchio davanti a Sara, prima le puntò il pene in vagina poi alzandole il sedere infilò tutta la sua nerchia in quella figa bagnata e vicina più che mai all’orgasmo.
In quella posizione Sara sentiva il pene di Matteo dentro di lei e i suoi muscoli fasciavano quella verga che inesorabilmente si faceva strada dentro di lei facendola urlare di eccitazione e goduria sfrenata. Con le gambe sulle spalle di Matteo e il fallo di lui dentro, cercava di soddisfare Veronica che godeva sotto i colpi di Luca che le batteva sempre i testicoli in faccia.
Una pioggia di umori le bagnava la faccia ed era un misto di pene e vagina che la eccitavano sempre di più e non vedeva l’ora di raccogliere dall’ano di Veronica il miele di Luca.
Mentre pensava a tutto ciò era attraversata dal pene di Matteo che la stava portando al coito, un coito forte che montava insieme al piacere che prendeva con la bocca.
Matteo lentamente si muoveva dentro Sara dandole il tocco giusto e sfregando il glande lungo il collo della vagina sempre più prossima al coito. Di fronte a lui poteva vedere il moto frenetico delle natiche di Luca intento a dare gli ultimi affondi procurandosi la prima eiaculazione eccitante e liberatoria nella pancia di Veronica.

Francesca quando si accorse della festa chiamò Armando e accorse in aiuto di Sara e le cominciò a leccare le grandi labbra della vulva che fasciavano il pene di Matteo costretto ad una andatura lenta e rilassata. Il nuovo tocco di lingua fece raggiungere l’orgasmo a Sara che si contorse estasiata, ma non appagata, mentre la sua lingua famelica cercava ancora il clito di Veronica che un istante dopo ebbe in regalo la prima di quattro eruzioni nel suo ano.
Sara adesso era circondata e prendeva e dava piacere da a tre persone; questo la inorgogliva e la eccitava sempre di più.
Luca seguiva istintivamente la sua eiaculazione affondando il colpo ad ogni fiotto, e, ogni volta gocce di sperma uscivano da quell’ano dilatato e cadevano, attese ed anelate, nella bocca di Sara.
Veronica stringeva spasmodicamente le mani alla testiera del letto e inarcava quanto più poteva la schiena facendo strisciare i capezzoli sul cuscino sotto stante procurandole un piacere immenso.
Intanto Francesca, tenendo sempre il sedere alto e nella speranza di offrilo, continuava il suo lavoro di eccitazione di Sara inforcata da Matteo passando la lingua indistintamente su i due sessi intersecati e rossi di piacere.
Luca terminò la sua cavalcata con un urlo di gioia e goduria che fece eco a Veronica esausta, e, per il momento appagata che si produsse in un lungo canto di gioia.
Questo fu per Sara il momento del secondo coito e Matteo la segui poco dopo schizzandole in vagina il suo sperma bianco e profumato.
Luca si era staccato e aveva lasciato un po’ d’aria a Sara che emerse dalle gambe del ragazzo e un refolo di vento le solleticò il viso bagnato di umori vaginali.
Veronica rimase al suo posto e lasciato l’appiglio delle mani si riversò sul cuscino badando sempre di non allontanare il suo sedere da Sara che aveva già cominciato a raccogliere il bianco nettare che eruttava dal suo ano.
Anche Matteo si era staccato e aveva lasciato posto a Francesca che, come Sara, stava nettando la vagina sgorgante di sborra. Dopo le prime lappate intrecciò un 69 con Sara, continuando sempre a succhiare avida il miele che le sgorgava, e finì per appoggiare le sue natiche su quelle di Veronica.
Un 69 che offriva due vagine in contemporanea per Sara che godeva della vista di quattro glutei che danzavano e si toccavano sopra di lei.
Le gambe incrociate di Francesca e Veronica si stringevano per tenersi strette e rimanere attaccate vulva a vulva in quel abbraccio erotico inusitato.
Elisabetta arrivata da poco fu subito attratta da quell’abbraccio di natiche e mise un dito tra quelle due vulve così vicine tanto che i due grilletti potevano quasi toccarsi. In particolare quello di veronica lungo ed eretto toccò la fantasia di Elisabetta che cominciò a sfiorarlo con le dita.
Immediata fu la risposta di Veronica che si mosse rigenerata da quel tocco eccitante e subito portò una mano sulla vagina e prese a sgrillettarsi con gioia.
Elisabetta rivolse allora la sua attenzione al buchino bruno della sua musa e prima con uno e poi con due dita la penetrò profondamente. Con quel ditalino al culo, Francesca, si muoveva leggermente avanti e indietro prendendo piacere immenso da quelle due dita.
Sara sotto di loro continuava a dividersi tra quelle due fighe e due ani che rivolgevano a lei ogni umore che veniva raccolto con passione e ingordigia; lunghi respiri le riempivano i polmoni di quei profumi inebrianti di sborra, di liquido vaginale e di sudore che la ingrifavano e la facevano contorcere tra gli spasimi della passione più forte.

Francesca intanto le dava soddisfazione leccandole e succhiandole la vagina che ancora rilasciava lo sperma di Matteo; con la lingua si insinuava nelle profondità della vagina per succhiare e prelevare qualsiasi goccia di nettare. Ogni tanto piccoli colpi al clitoride facevano muovere Sara sotto l’effetto dell’eccitazione più sfrenata e la sua vagina sempre più rossa ed eccitata quasi le doleva per l’ininterrotta cavalcata.

Armando e Marco appena si presentarono sulla porta della camera trovarono una scenetta arrapante e quanto mai invitante. Armando volle conoscere l’ano di Elisabetta che stava a carponi vicino all’abbraccio di natiche di Francesca e Veronica; lei passava la lingua sul taglio delle natiche mentre continuava a tenere un dito nello sfintere di Francesca. Armando salutò e si accomodò dietro Elisabetta e con un dito le saggiò lo sfintere e chiese < posso ? >
< certo cosa aspetti > le rispose Francesca che sperava in Marco per essere penetrata.
Il risveglio pomeridiano di Armando non poteva andare meglio e sfoggiando una erezione da concorso appoggiò il glande a quella gemma invitante, nella cavità tra le natiche rosee della bionda. Appena lo sentì appoggiarsi, prima ancora che il glande varcasse l’ano, Elisabetta si voltò verso Armando e sfoderandole un sorriso voglioso gli disse <Armando tu sei il primo che mi incula oggi e prima di Francesca >
Elisabetta con naturalezza e slancio aprì quel magnifico sedere che offriva orgoglioso una vagina gonfia tanto che le grandi labbra ricordavano due canotti. Poggiata su i gomiti si voltò a guardare Armando che messole le mani sulle natiche le bisbigliò dolci parole < adesso tieniti forte che ti porto a fare un giro sulla mia canna magica >
Lei sfoderò un sorriso smagliante e lo incitò < parti dalla passera, fammi fare un bel giro sul monte di venere e infine passa per il varco bruno e deposita li il tuo nettare >
Armando piegatosi leggermente con le ginocchia avvicinò l’asta alla vagina di Elisabetta che ottimamente inarcata gli offriva la cavità cavernosa umida e invitante; un primo affondo lo portò a metà percorso e puntellandosi con una gamba rimase in piedi mentre Elisabetta socchiusi gli occhi gustava quella canna gonfia e ritta.
Il suo sorriso era diventato una espressione di piacere immenso che le dipingeva il volto rendendola ancora più bella. Con il secondo affondo lui fu costretto a mettersi in ginocchio e da quella posizione cominciò a stantuffare; movimenti oscillatori e sussultori che facevano godere oltremodo Elisabetta sempre voltata verso di lui.
I testicoli di Armando ballavano armoniosi come del resto i seni di Elisabetta turgidi e rigonfi saltellavano di qua e di la al ritmo delle pompate. Quando Elisabetta cominciò a stringere ritmicamente la stoffa del lenzuolo sentì che stava per venire e chiusi gli occhi si immaginò Armando che la penetrava e tra sogno e realtà arrivò puntuale il rintoccò del gong che la spedì nell’orgasmo più sfrenato.
La vagina si bagnò e Armando sentì il liquido che gli solleticava il pene e continuando negli affondi prese con vigore le sue natiche per aiutarsi e farla godere di più. Lei dopo la botta dell’orgasmo si era messa in pista per il prossimo e lo incitò a continuare < vai, vai muovilo, sbattilo, fammi godere ancora >

Armando con la fronte imperlata di sudore si applicava al pezzo con dovizia e cercava di transitare in quella vagina battendo il glande sulle sue pareti, attività che faceva impazzire la ragazza.
Quando lui fu sul punto di venire estrasse la verga e la puntellò sull’ano; Elisabetta si girò guardandolo poi disse < Buttalo giù tutto, lo voglio sentire tutto dentro >
Armando superò l’ano varcandolo con facilità e quando fu nel retto iniziò l’affondo; ormai era al limite e un movimento brusco avrebbe comportato una sborrata fuori programma. Tenendosi la base del pene, con una mano, Armando cercò di scongiurare l’uscita del nettare e spingendo l’asta fino a fine corsa senti la calda vagina batterle sui testicoli.
Una botta di calore si impossessò di lui che cominciò un lento ma regolare stantuffare scorrendo in quel fascio di muscoli poderosi che gli strizzavano il pene esausto.
Bastarono pochi colpi per annunciargli l’eiaculazione che si manifestò prorompente e copiosa. Elisabetta si inarcò, strinse il lembo di lenzuoli sotto di lei e ad occhi chiusi si preparò a ricevere la sborra calda nell’intestino.
Armando ad ogni fiotto fece corrispondere un affondo vigoroso che faceva godere a più non posso Elisabetta piegata sotto quei colpi deliziosi bagnati da un fiume bianco in piena.

Fintanto Matteo disteso di schiena guidò Francesca verso il suo pene eretto; non ci fu bisogno di appuntare con le mani il fallo verso il famelico bersaglio perché il glande fu ingoiato con facilità estrema. Francesca sentita la cappella entrare e superare l’ano si lasciò andare di peso vogliosa lungo quell’asta fantastica. Toccò il suo sedere sul pube di Matteo che chiuse gli occhi per quella botta di libidine mentre con le due mani le teneva spalancate le gambe. Era un immagine stupenda con quella canna semi sommersa nell’ano elastico e voluttuoso sovrastato da una vagina gonfia e umida dalle labbra aperte e rosse di piacere.
La testa di lei ricurva a cercare il collo di Matteo vagava sconvolta dal piacere urlandogli
< vienimi dentro, vienimi dentro > ed ogni tanto con la mano si sgrillettava quella vagina vogliosa ed esigente.

Il caldo della camera e lo spazio angusto che non permetteva di fare l’ammucchiata con il sufficiente spazio li fece decidere a cambiare il luogo dell’incontro e si spostarono in giardino dove una coperta molto ampia e il giusto numero di cuscini permise loro di continuare le gioiose penetrazioni.

< Signorino, sei grande e grosso, non dirmi che sei così dappertutto ? > disse maliziosamente Veronica leccandosi le labbra e facendo finta che Luca non fosse nudo davanti a lei. Aveva aperto le danze e tutti erano più eccitati per la possibilità di scopare in giardino sotto l’ombra di una quercia secolare; l’aria aperta e il cinguettio dei passeri rendeva ancora più magico l’incontro.

Luca le prese la testa e la spinse verso il suo pube < coraggio scoprilo da sola > le disse restando in piedi di fronte allo spettacolo del sedere di Francesca macchiato dalla luce del sole filtrata dalle fronde degli alberi.
Veronica agile si accucciò tenendo le gambe aperte sperando che qualcuna le leccasse la figa. Le sue mani raggiunsero i fianchi di Luca e lo strinsero forte mentre imboccava il membro.
Il fallo di Luca si erse ancora più potente nella sua bocca. Sobbalzando leggermente lo sfilò di bocca commentando < E’ divino, è incredibile >
Non perse tempo, allungò la mano e lo impugnò, lenta ed esperta spinse in basso la pelle che ricopriva il glande che comparve paonazzo ed eccitato mentre la mano incominciava a scorrere lentamente avanti ed in dietro.
< Che bella, la tua figa alla luce del sole > commentò sinceramente attratta Jessica nei riguardi di Francesca.

Matteo era un bel ragazzo, alto più di un metro ed ottanta, biondo con bei lineamenti ed un fisico muscoloso e curato da tante ore passate in palestra e sfoggiava la sua canna semi eretta alla cugina Stefania < mettimi la lingua dentro la pelle e guarda se comincia a salire >
< No cuginetto, ho tanta voglia di figa, adesso. Vai da Jessica che è sola > rispose Stefania rituffandosi tra le gambe di Francesca.
Jessica non si fece pregare e imboccò il fallo di Matteo cominciando un lento ma efficace pompino.

Luca intanto si accomodò a terra, vicino al 69 di Stefania e Francesca, perché si era messo a giocare con un seno di Stefania e lo stuzzicava con la lingua; il capezzolo già duro e dritto le procurava delle ulteriori vampate di vero e proprio godimento al passaggio della lingua di Luca.

< Non so ce ci riuscirò a bere il tuo latte perché ho una gran voglia di mangiartelo tutto > gli disse dolcemente Veronica che voleva ridestare l’attenzione di Luca concentrato su Stefania.
Si mise a 69 con Luca, mettendo in risalto lo splendido culo, con i seni elastici che pendevano sopra di lui. Gli baciò l’inguine e le palle sino a che non si ritrovò al cospetto del glande. La lingua spuntò e lei prese a punzecchiarlo con la punta mentre la mano continuava a scorrere sull’asta.

La lingua lasciò il glande e scese lungo l’asta solleticandola, sino a che non raggiunse lo scroto peloso, senza esitazione invertì il movimento ritornando nuovamente all’asta ed il glande. Non perse altro tempo e le morbide labbra si poggiarono di nuovo sul glande e si dischiusero.

< come sei bagnata.. > stava dicendo Stefania a Jessica
La bocca della cugina di Matteo era tra le grandi labbra di Jessica abbandonata completamente sul telo e incapace di arrivare con facilita sotto le cosce aperte di Stefania.
< datemi un cuscino, un cuscino sotto la testa > implorò a qualcuno ancora libero dai giochi di eros.
Sara che stava facendo delle istantanee le mise lo spessore giusto sotto la testa tanto da permetterle di avere la bocca a contatto con lo scrigno vellutato di Stefania.

Intanto Veronica stava ingoiando l’intero affusto di Luca nella sua accogliente bocca. Finalmente sentiva e godeva dei sapori del suo pene; il contatto tra palato e glande, tra lingua e secrezioni le procuravano un piacere fisico intenso, nulla a che vedere con il ciucciare inconcludente dei testicoli. Preferiva carezzarli con le mani e tenere il bocca il prezioso gelato.

Stefania, per nulla disturbata da Luca che le teneva in mano il suo seno, velocemente e sapientemente leccava e lavava la vagina di Jessica, prosciugata di ogni suo umore che ora si mischiava alla sua saliva; le gambe le teneva ancora di più larghe per facilitare la penetrazione della lingua di Jessica nel suo utero.

Luca si staccò da Stefania e prese a esplorare la morbida vagina di Veronica che era madida di dolci umori spingendosi a mordicchiarle il clitoride.
Veronica adesso si divideva tra due cazzi: quello di Luca e quello di suo fratello Marco. Mugolò d’eccitazione affondandosi completamente il cazzo in gola, ed anche Luca gemette eccitato.
I due fratelli gemelli si stavano contendendo Veronica che con regolarità e precisione imboccava prima l’uno poi l’altro.

Elisabetta quando ebbe la bocca libera dal pene di Lucio fissò la vagina di Veronica e disse < Ti piacerebbe se ti leccassi ? >
Veronica lasciò un attimo la preda e rispose < Si, Betty mettici la tua lingua, che Luca non è così bravo a leccarmela > detto ciò si rituffò sulla canna mentre lo masturbava freneticamente con le mani.

Betty affondò il volto tra le sode cosce, e protese la lingua alla ricerca del tenero bottoncino. Quando lo raggiunse Veronica trasse un gemito profondo e sollevò la testa dalle cosce di Betty per tornare a calare i biondi capelli su di Luca affondandosi il cazzo in bocca e succhiandolo avidamente.

Luca con le mani libere trovò un fallo lasciato sul pavimento che subito impiegò al meglio penetrando analmente Veronica; dovette fare tutto alla cieca perché la faccia di Betty gli copriva la visuale.

Trovò al tatto la gemma bruna e vi infilzò il puntellò provocando a Veronica un acuto di piacere. Betty si staccò un attimo da quella vagina grondante di umori e si attaccò alla bocca di Luca.
< Perché non vieni sotto tu ? > chiese dopo a Luca
< Già perché sono sotto io ? > ripeté lui < Veru lascio il posto a Betty, voi donne vi leccate meglio la figa > finì Luca che appena fu libero dalla morsa del pompino lasciò il posto a Betty.

Luca si alzò e lasciò il posto a Betty che si fuse perfettamente con Veronica; due bocche, due fighe: la perfezione.
Luca impose di nuovo il suo cazzo nella bocca di Veronica.

< Grazie Luca, adesso ti faccio venire > disse lei imboccandosi tutto l’affusto. Lei faceva scorrere in su ed in giù la bocca mentre la lingua frenetica lambiva il pene

Betty a sua volta leccava Veronica e la accarezzava succhiandone i dolci umori. La lingua frullava frenetica sul tenero clitoride, le dita giocavano con le rosee labbra, penetrandola e strappandole gemiti di piacere, Betty la sentiva godere e si eccitava.

< Vengo, adesso vengo > gemette Luca, e Veronica accelerò il ritmo delle labbra sino a che non lo sentì contrarsi. Il cazzo parve esplodere come un vulcano impazzito, scaricandole un primo copiosissimo getto di caldo e denso sperma che si stampò sulla lingua e sul palato di Veronica che gemette ingoiando golosamente.
Betty aumentò il suo lavoro di lingua per aumentare il godimento di Veronica che affondò ancor più profondamente il cazzo in gola. Quest’ultimo gesto sancì per Luca l’inizio delle ultime scariche di sperma. I movimenti di Veronica si fecero più lenti mentre succhiava ancora avidamente ingoiando golosamente il suo piacere.
< ne vuoi ancora ? > le chiese Marco mettendogli ora il suo membro tra le labbra.
< si, e ne voglio anche un altro > gemette.
< presente > rispose Armando < poi ti inculo >
< allora fallo subito > disse lei mettendosi alla pecorina e imboccando il fallo di Marco
Francesca preso il posto di Betty mise la faccia sotto le gambe di Veronica < aspetta Veru, fammi venire sotto > le disse mettendosi di schiena sotto le cosce stupendamente aperte di lei; poteva vedere anche i coglioni del suo uomo intento ad appuntare la sua canna tra le natiche di Veronica. Spostò meglio il bacino e cercò di farlo coincidere con la faccia di Veronica, adesso intenta a far sgorgare la mazza di marco.

Lucio, adesso, si stava facendo la sua ragazza in un modo originale ed arrapante: l’altalena.
< facciamolo la’ sopra > le aveva detto indicando il gioco infantile usato da Jessica nella sua giovinezza.

< voglio vedere anch’io > richiese Veronica togliendosi di bocca il fallo di Marco
< No > rispose lui rimettendola sul suo cazzo
< No, adesso sei con noi, e, ci fai venire > gli fece eco Armando che affondò la sua canna nello sfintere della ragazza.

Tra le grida di goduria di Veronica, soddisfatta da due uomini Lucio si sedette sullo stretto sedile reggendosi alla catena; la canna svettava pronta e scappellata. Elisabetta tenendosi a braccia si issò afferrandosi alla catene dell’altalena. Mise le gambe intorno a lui mentre Jessica tenendo il fallo di Lucio cercò di guidarlo verso le piccole labbra.
< non riesco più a reggermi > avvertì Betty stremata dallo sforzo di reggersi alle catene
< Vai le disse Jessica > quando fu sicura di averlo appuntato nella maniera corretta
< lo sento > disse lei lasciandosi andare sulla canna. Atterrò sul morbido e il ramo che li sorreggeva sussultò leggermente e i due cominciarono ad ansimare e a godere. Jessica li spinse facendo oscillare il sedile con Betty e Lucio stretti in una penetrazione insolita.

Il giardino risuonava dei canti felici e spensierati tra i gorgheggi degli uccellini e le fusa delle sei gattine penetrate dagli uccelloni di cinque stalloni ingrifati.

La sera del quindici di agosto calò come ogni anno e Francesca stanca e appagata sessualmente si buttò sul letto a gambe aperte chiamando l’amica < Veru, vieni. Facciamoci un bel 69 prima di dormire, tanto sta sera Armando dorme > disse indicando il suo uomo disteso vicino a lei e stremato dalla kermesse sessuale di quel bel ferragosto.

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