La sorella porcellina


Da quando Silvia si era fatta scopare da Gianni seguirono altri pomeriggi di sesso tra i due.
Silvia aveva finalmente trovato un ragazzo ma ogni tanto regalava al fratellastro (ma soprattutto SI REGALAVA) momenti di intensa e rara passione in cui litri di sborra entravano dentro di lei causandole orgasmi a ripetizione.
Silvia amava il sesso in ogni sua forma, e non era sufficiente per lei quel ragazzo con cui stava insieme che si limitava a scoparla solo il sabato e la domenica nel buio della sua macchina.
Lei voleva di più, voleva il cazzo a tutte le ore, e per questo continuava a scoparsi il fratellastro.
Ma voleva ancora di più.
Finiva sempre per masturbarsi da sola quando Gianni aveva il cazzo fuori uso dopo ore di sesso.
Lui lì imbambolato dagli orgasmi e lei avida di cazzo a tal punto da continuare a darsi piacere con le dita e con tutto ciò che potesse entrarle nella fica: pennarelli, candele, carote, persino il telecomando del videoregistratore era stato dentro di lei, e continuava a funzionare alla perfezione.
Un giorno si “fece” perfino il pomello del cambio della sua macchina!

Una notte, stanca dei soliti cazzi e degli oggetti in casa che erano stati già usati e riusati, iniziò a vagare per la grande villa in cerca di qualche altra cosa da infilarsi, quando, attirata da alcuni rumori scese a pianoterra.
Sua madre era in tournée fuori città con la compagnia teatrale, e Gianni era fuori con gli amici.
Non sapeva se Roberto, il padre di Gianni, era già tornato dalla partita di poker settimanale, ma quando si affacciò in salotto si chiese improvvisamente se il poker ci fosse mai stato quella sera.
Senza farsi vedere Silvia sporse la sua testa al di là della grande porta a vetri della sala e non poteva credere ai suoi occhi: abbandonato sul divano c’era Roberto, giacca e cravatta ma con i calzoni abbassati.
Seduta a cavalcioni su di lui si dimenava tutta nuda una donna bionda, che aveva tutta l’aria di essere una puttana.
Incuriosita Silvia continuò l’osservazione, iniziando a toccarsi la passera con la mano, eccitata dalla situazione.
Nella penombra della sala tutto ciò che vedeva era il culo della troia muoversi ritmicamente su e già mentre le mani di Roberto le stringevano due tette microscopiche.
La voglia di cazzo era enorme in Silvia e la sua mano frullava veloce tra fica e tette.
Dietro di lei c’era un candelabro d’argento, tolse la candela e se la infilò tutta dentro, iniziando a ruotarla con le mani mentre scorreva tra le labbra avvolgenti della sua fichetta.
Intanto Roberto aveva piantato un dito nel culo della troia e stava ansimando a voce sempre più alta.
Non ci mise molto a venire.
Un gemito più forte sancì l’avvenuta sborrata.
La troia si tolse, si rivestì e se ne andò.
Pagamento anticipato, pensò Silvia avendo visto che la donna se ne era andata via senza ricevere niente.
Roberto era lì con il cazzo a mezz’asta e il preservativo gonfio di sborra che gli calava, ormai troppo grande per quel cazzo che lentamente tornava alle dimensioni di riposo.
Anche Silvia era venuta e felice dell’inatteso godimento se ne andò a dormire.
Lo spettacolo si ripeté anche la settimana dopo, ma con un’altra prostituta, questa volta alta e di colore, con due belle tette e dei capezzoli a dir poco enormi. Roberto la scopava in piedi, da dietro, mentre lei era appoggiata al tavolo di cristallo su cui neanche due ore fa Silvia Roberto e Gianni avevano consumato la loro cena figlia del forno a microonde.
Stessa scena, Roberto che viene, la troia che si riveste e se ne va, ancora senza mai aver visto circolare soldi.
E ancora nuovi orgasmi silenziosi per Silvia.
La settimana dopo spiò Roberto che se lo faceva prendere in bocca da una grassona molto in là con gli anni: almeno aveva avuto il buon gusto di non scoparsi quell’ammasso di grinze e cellulite.

Dopo un mese che la scena si ripeteva sotto gli occhi sempre più vogliosi ed eccitati di Silvia le “partite” di poker diventarono sempre più rare, fino a cessare quasi del tutto in coincidenza con il ritorno della madre a casa.
Ma una sera Silvia si ritrovò a sorpresa da sola in casa con Roberto.
Dopo la cena i due iniziarono a guardare la televisione, c’era “La stangata” e mentre un Paul Newman in ottima forma mescolava le carte sul treno Silvia si ricordò di colpo la prima volta che vide il patrigno dentro una troia fino alle palle, e si eccitò mostruosamente, a tal punto che decise di sedurre quell’uomo seduto accanto a lei.
A un certo punto Silvia aprì bocca e con un sorriso malizioso gli disse:
“Guarda, giocano a carte, anche tu andavi spesso a giocare. Ora non giochi più a poker? Strano, credevo che ti piacesse, non è che stiamo invecchiando e non ce la fai più a reggere scopando la mamma e tutte quelle troie?”,
Roberto si ghiacciò in volto
“Cosa, che vuoi dire?”
“Guarda che ti ho visto come giocavi a poker: basse alte, bionde more nere, e quella orribile che ti succhiava il cazzo: non te la sarai mica scopata?” e così dicendo posò la mano sulle ginocchia di Roberto, iniziano a carezzarlo. Le sue carezze fecero effetto e in breve nacque un rigonfiamento nei pantaloni che Silvia impugnò iniziando un lento e sensuale massaggo.
“Perché non facciamo una partita a poker?” chiese Silvia mentre con la mano libera si sbottonava la camicetta.
Non riuscì a finire la frase che si ritrovò la lingua di Roberto nella bocca
“Puttanella, così mi spiavi, e magari ti eccitavi e ti toccavi” adesso Silvia era in reggiseno e mutandine e Roberto ancora vestito continuava a leccarle il viso
“sì, mi toccavo, sei un puttaniere, ma io sono una gran troia, più di loro, non ne ho mai abbastanza”
“E’ per questo che ti scopi Gianni? Credevi che non vi avessi mai spiato? Ho una telecamera in ogni stanza, e controllo tutti i vostri movimenti da mesi.”
Gianni è un po’ impacciato ma ha la stoffa del padre” la mano di Silvia sganciò la cintura e sbottonò i pantaloni infilandosi nei boxer.
Con la mano nei boxer Silvia gli impugnò il cazzo, veramente notevole, grosso e duro come non mai
“tiriamolo fuori questo arnese, altrimenti ti scoppia, non ti faceva male?”
“Sì mi fa male, perché non me lo lecchi un po’ per vedere se passa il dolore?” e con una presa forte la mise in ginocchio e le spinse la testa tra le gambe.
Quel cazzo così grosso non entrava tutto nella sua bocca così, piuttosto che succhiarlo tenendolo tutto dentro, Silvia iniziò a leccargli l’asta massaggiandogli le palle mentre Roberto muoveva il bacino, come se la stesse fottendo.
Dopo qualche minuto sentì che stava per sborrare così fece per staccare la testa, ma Roberto la bloccò :
“Fammi godere, oggi sei la mia puttana, e ora voglio sborrarti in gola” con un enorme sforzo Silvia aprì tutta la bocca e riuscì a ingoiarlo tutto appena un istante prima che un colpo di sborra gli uscisse dal cazzo.
Seguirono altri colpi, poi Silvia si alzò e si mise a sedere su di lui, iniziando a baciarlo e a farsi accarezzare.
“Ma come siamo bagnate, scommetto che vorresti qualcosa dentro, come questo” e con una rapida mosse le infilò il cazzo in fica.
Silvia non credeva ai suoi occhi: era appena venuto ma era sempre duro
“e ora pompa, muoviti, ti ricordi coma faceva Helena, quella bionda?”
Stava scopandolo con forza e velocità e iniziò a venire, soffocando il suo piacere su un capezzolo di Roberto.
E poi ancora due orgasmi, sempre cavalcandolo. Roberto non accennava a venire, e anzi aveva un cazzo durissimo.
Da qualche minuto le sue carezze erano concentrate sul suo culetto, quando di colpo Silvia sentì un dito farsi largo tra le natiche. Istintivamente si fermò e serrò il culo
“che fai puttanella, non mi dire che non ti hanno mai inculata? nessuno ti ha mai spaccato il culo? Guarda che una troia deve esserlo fino in fondo, e oggi proverai per la prima volta la sensazione di un cazzo nel culo”
Silvia era in preda all’eccitazione, nessuno l’aveva mai inculata, nessuno ci aveva mai provato, anche se lei sarebbe stata più che disponibile, visto che spesso si sditalinava la fica tenendosi una penna nel culo ed avendo orgasmi molto piacevoli.
Roberto si mise in piedi, sistemò dei cuscini sul divano e la fece distendere.
Il suo cazzo era fradicio dopo più di ora nella fica di Silvia, e in quella fica infilò tre dita, se le bagnò e iniziò a massaggiarle il buco del culo che ora si mostrava in tutta la sua bellezza.
Quel forellino rosa era stretto all’inverosimile e ci volle molto perché finalmente un suo dito riuscisse a vincere la resistenza e ad entrare.
Dopo fu il turno del secondo e del terzo dito.
Quando le tre dita ormai scorrevano con piacere in quel buco (Silvia era già venuta almeno tre volte sotto quel massaggio) Roberto puntò la cappella sull’apertura e iniziò a spingere dentro.
Con lunghi sforzi era entrata solo la cappella ma Roberto fece un respiro, trattenne il fiato e con un colpo solo si infilò tutto dentro, facendola urlare e piangere dal dolore
“Basta, ti prego, sono troia ma mi fa male, sei troppo grosso, esci basta!”
Roberto non l’ascoltò e iniziò a muoversi dentro di lei, tra le urla e le lacrime che le colavano dal volto.
Ma il dolore durò molto poco e quasi subito il piacere inaspettato dato da quella enorme presenza nel suo culo scacciò il dolore, aprendola verso un nuovo orgasmo.
“Si, vengo, sei stupendo, spaccami il culo”
“E’ già spaccato ora ci può passare un camion qua dentro”
“E allora prendi quel candelabro, e infilami la candela nel culo mentre io ti faccio una sega”
Roberto eseguì e si lasciò fare una sega da quelle mani mentre la candela era ormai solo un mezzo di piacere nel suo culo.
“Dai, sborrami addosso, vieni ora su di me, ti piacciono le mie seghe?”
Roberto cacciò un urlo di piacere e venne sborrandole sulle tette.
Esausto dal piacere ebbe solo la forza di ordinarle
“E ora troia sparisci, rivestiti e tornatene a dormire”.
Silvia ubbidì, con la sborra che le colava sulle tette e la candela piantata nel culo andò in camera sua. Si pulì dalla sborra e poi si sfilò la candela.
Era sporca, un misto nauseante di merda e sangue, dovette gettarla via.

Nei giorni successivi il culo le faceva un male pazzesco ma non aveva disdegnato quella pratica, masturbandosi spesso solo con un dito in culo, e venendo in pochi minuti. Il culo le aveva fatto lasciare il suo ragazzo, troppo puritano e scandalizzato dalla sua richiesta di incularla.

Ma Silvia non era la sola a godere in quella casa. Infatti la madre si dava da fare scopando le comparse della sua compagnia teatrale, e facendosi sbattere anche da tre uomini contemporaneamente, pienando tutti i buchi pienabili, mentre un quarto attore le sborrava nell’orecchio.
E Marta non poteva non aver notato le macchie di sperma sulle lenzuola di Gianni, tanto che un pomeriggio afoso decise di affrontare la situazione, non voleva che il suo figliastro si finisse dalle seghe.
Così decise di parlargli e di convincerlo a trovarsi una ragazza da scopare mattina e sera.
L’occasione arrivò prima di quanto Marta si aspettasse: Roberto aveva portato Silvia al mare, pensiero gentile, volontà di farsi ben accettare pensò Marta.
In realtà i due si rinchiusero nello studio medico di Roberto e scoparono tutta la giornata.
Marta scese in giardino per farsi un bagno in piscina, e lì trovò Gianni, probabilmente intento a farsi una sega, visto il rigonfio nel suo costume.
“Non sei andato al mare con tuo padre? Ti avrebbe fatti bene, invece di stare sempre chiuso in camera. Posso farti compagnia?”
Come dirle di no, in fondo era la compagna di suo padre, e anche se fino ad ora non avevano mai avuto occasione di parlare e conoscersi meglio, la piscina era grande e c’era posto per entrambi.
Gianni si distese a pancia in giù, tentando di nascondere l’erezione: si stava davvero facendo una sega, sognando di inculare Silvia, il suo sogno proibito ma inconfessato, riteneva la sorellastra troppo “all’antica” e mai secondo lui si sarebbe lasciata sodomizzare…

Mentre era intento a trovare una posizione su quella sdraio che non gli provocasse troppo dolore al cazzo Gianni ebbe modo di osservare meglio Marta.
Il suo viso, troppe volte coperto dai pesanti trucchi teatrali, le dava anche più anni di quanti in realtà ne avesse, ma conservava ancora una sua bellezza.
Quello che però non aveva mai notato era il suo corpo, veramente da urlo. In fondo suo padre aveva dei gusti più che accettabili, e se si era innamorato di Marta non era solo per gli occhi.
Bel corpo veramente.
Alta, con delle gambe affusolate e molto lunghe, ancora toniche, e non piene di cellulite come quelle di certe signore di mezza età che troppo facilmente si spogliano sulla spiaggia offrendo spettacoli indecorosi alla vista di supereccitati ragazzini in cerca del brivido di un capezzolo in vista dal costume.
Culo alto e culo sodo, ventre piatto, poco seno.
Veramente un bel corpo.
Sistematasi a sedere chiese a Gianni di spalmarle la crema abbronzante.
Un classico del rimorchio, pensò lei; un semplice favore alla compagna di suo padre, pensò lui.
Le sue mani si muovevano su quella schiena.
Da vicino il suo corpo era anche più bello, una pelle liscia come quella di una liceale, senza un filo di grasso.
Per facilitargli il compito Marta si era sganciata il sopra del costume, e Gianni disegnava strani sentieri con le sue dita.
“Adesso spalmamela anche davanti”
Gianni credeva che si sarebbe riallacciata il costume, ma il top di quel due pezzi rimase sulla sdraio e Marta si mise a cavalcioni di fronte a Gianni, che non poté fare a meno di abbassare lo sguardo su quelle tettine che sobbalzavano ritte e dure.
L’assenza di righe bianche fece gli fece capire che quella donna era avvezza all’abbronzatura totale e molto impacciato iniziò il suo massaggio dalle spalle, restando in tutta la sua azione molto lontano dalla “zona proibita”.
“Ma che fai, spalmami per bene, altrimenti mi abbronzo male, e le tette sono anche più sensibili alla luce del sole, ci vuole più crema” e prese un po’ di crema e iniziò a massaggiarsi una tetta con fare sensuale, socchiudendo gli occhi e soffermandosi sul capezzolo.
Questo fu troppo per Gianni: gli si rizzò subito il cazzo ma quello che non aveva notato era che gli usciva la cappella dagli slip da bagno, troppo piccoli per quel manganello duro che aveva tra le gambe.
Marta aprì gli occhi e sicura dell’effetto del suo massaggio guardò soddisfatta il cazzo di Gianni
“Ma che fai, ti viene duro solo guardando una donna che si tocca le tette? Allora se io iniziassi a toccarmi la passera cosa fai, mi vieni nel costume?”
Gianni era sbalordito, ma la sua eccitazione era enorme a tal punto che non reagì quando sentì la mano unta della donna entrargli nel costume e tirargli fuori il cazzo.
“Ciao bel cazzetto, come siamo duri, ora liberi dal costume stiamo meglio vero?”
E iniziò a fargli una sega con la maestria di chi ne aveva tastati a centinaia di cazzi.
Massaggiandogli le palle iniziò ad aumentare il ritmo della sua mano mentre Gianni era lì che ad occhi chiusi si godeva quel piacere.
Ad un tratto Marta sentì indurirsi le palle e contrarre l’asta, segno che Gianni era prossimo a venire. Di scatto si bloccò e ritrasse la mano
“No, caro Gianni, non va bene, non è così che si gode. Devi smettere di smanettarti l’uccello in camera. Devi uscire, vedere della gente e fare nuove amicizie, altrimenti questo cazzone ti si consuma a forza di strofinartelo”
Si alzò in piedi e si tolse anche il sotto del costume mostrando una fica tutta depilata.
Gianni non ne aveva mai viste se non in qualche giornalino porno, e non poté fare a meno di allungare una mano verso quella pelle così liscia.
La sua mano si posò sulle grandi labbra e iniziò a farsi largo fino ad introdurle il pollice.
Marta gemeva ma non voleva lasciarsi andare troppo, il suo intento era quello di dare una lezione a Gianni, così gli tolse la mano.
“Adesso basta, te la cavi, ma non con me, trovati una ragazza” e si gettò nuda in acqua, lasciando Gianni in preda all’eccitazione.
Il contatto con l’acqua la eccitò ancora di più e iniziò a farsi un ditalino sott’acqua, sotto lo sguardo eccitato di Gianni, che venne facendosi una sega sul lettino.
Marta lo guardò e capì che non c’era niente da fare, aveva un figliastro segaiolo!

“Dai, sborrami in faccia, voglio la tua sborra calda” Silvia gemeva mentre, seduta su un lettino ginecologico, le gambe oscenamente aperte, gli succhiava il cazzo
“dai, fammi sentire se il mare oggi è dolce o salato.”
Roberto venne con un urlo che avrebbe destato molti sospetti se fatto in piena attività del suo studio medico, ma era domenica e lo studio era deserto, così potevano urlare a loro piacimento.
Non sapevano che nell’altra stanza c’era la dottoressa Chiari con il suo amante, che si faceva scopare seduta sulla poltrona da dentista.
All’urlo di Roberto i due si fermarono nel loro pompare e, cercando di non fare rumore si avvicinarono alla porta dell’altra stanza.
Davanti ai loro occhi Roberto che sborrava copiosamente sulla faccia di una bellissima ragazza.
“Ma che bella scenetta!” esclamò la dottoressa, che di nome faceva Rossana
“e chissà come sarà contenta la mogliettina, eh dottore?”
“No Rossella, non è come pensi tu, davvero”
“No? Scusa, è vero, volevi sborrarle sulle tette ma hai sbagliato mira! Non vi preoccupare, non diremo niente, a patto che ci facciate partecipare” e insieme a Rossana entrò nella stanza completamente nudo un uomo sulla cinquantina con pochissimi capelli e un cazzo piccolo ma con una cappella enorme, dura e pulsante
“Questo è Massimo, e questi sono Roberto, e… Silvia ti chiami, vero amore?”
Rossana prese Roberto per i capelli e tiratolo a se’ gli ficcò la lingua in bocca iniziandolo a baciare con passione, mentre Roberto si era inginocchiato ed aveva approfittato delle gambe aperte di Silvia per fotterla immediatamente con la sua cappellona.
Dava colpi secchi e veloci, di chi non ama la compagna ma vuole solo averne piacere, ma questo a Silvia piaceva, si stava eccitando, due uomini l’avevano scopata.
Intanto Rossana stava cercando di rianimare il cazzo a Roberto che con le mani strapazzava le tette a Silvia.
Quando il suo cazzo ebbe raggiunto dimensioni ragguardevoli Rossana si chinò ed offrì i suoi buchi a Roberto che senza pensarci tanto glielo mise in culo di colpo e iniziò a muoversi dentro di lei.
Rossella, non nuova a questo tipo di pratica godeva e ordinò a Massimo di leccarle la fica.
Massimo si sfilò da Silvia e sdraiatosi per terra offrì un una bocca su cui sedersi a Rossana.
Silvia, ancora sul letto si gustava la scena sditalinandosi a più non posso. Venne per prima, e con lei Rossana.
Rimanevano i due uomini, quando Rossana gli propose di infilare Silvia nei due buchi. Silvia eccitata accettò e dopo qualche contorsionismo riuscì ad essere posseduta nel culo e nella fica.
I due si muovevano totalmente scoordinati e ciò le provocava un misto di dolore e piacere che però gradiva molto.
Rossana accanto a lei incitava i due maschi e con una mano iniziò a toccare le tette alla ragazza.
Silvia non si era mai lasciata toccare da una ragazza, neanche quando una sua compagna di scuola ci provò.
Le piaceva troppo il cazzo e voleva solo quello, ma in quel momento ne aveva due tutti per se’ ed era talmente su di giri che prese Rossana e la baciò, facendo intrecciare la sua lingua con la sua.
Era una sensazione bellissima, delle labbra dolci e morbide, e non come quelle dure e ruvide di barba di tutti gli uomini.
Il bacio si allungò per molto, e fu risvegliata da quell’incanto solo quando i due uomini con urla bestiali annunciavano la loro futura sborrata.
Rossana allora recuperò lucidità, li fece staccare e mettere Silvia a gambe larghe per terra.
Quindi smanettando con entrambe le mani quei due cazzi li fece sborrare sul corpo della ragazza, che toccandosi stava per venire.
Quando i due zampilli di sborra erano cessati Rossana si distese su Silvia, spalmandosi reciprocamente la sborra sui corpi iniziarono un 69 sotto gli occhi eccitatissimi dei maschi che però non riuscirono a recuperare il vigore di prima.
La scena terminò con altri orgasmi per le ragazze.

Tornati a casa trovarono Marta in piscina, e Gianni in camera a studiare. Silvia aveva ancora voglia di cazzo, così decise di fare una sorpresina al fratellastro.
Entrò in camera di colpo, proprio mentre Gianni stava studiando, sì ma una pagina di una rivista porno, tirandosi una sega ad occhi chiusi.
Silenziosamente Silvia si avvicinò e gli prese in mano il cazzo.
Gianni riconobbe la mano e la lasciò fare.
Non aprì mai gli occhi.
Silvia lo masturbò ancora un po’ poi si impalò sul suo cazzo fino a godere ancora una volta.
Quindi per ringraziarlo del favore glielo prese in bocca e bevve la sua sborra.
Gianni non aprì mai gli occhi, ringraziò la sorellastra e andò a farsi una doccia.

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