Raccolta di racconti di vita sessuale


La direttrice

La direttrice è come sempre vestita in modo impeccabile. L’abito con il collo sciallato, chiuso con tre bottoni laterali, le disegna una figura splendida. I primi tempi ero a disagio ad avere un capo donna. Poi ne ho apprezzato sempre di più la professionalità. Il corpo da subito era entrato di prepotenza nelle mie fantasie.
Ogni settimana, il lunedì mattina, devo consegnarle i resoconti delle vendite delle filiali. Devo raccogliere i dati, ordinarli, preparare i grafici ed una breve relazione.
Lei prende la cartella, la apre, scorre rapidamente le pagine fino all’ultima. Quella dove devo indicare le percentuali, le variazioni ed i riferimenti con gli stessi periodi dell’anno precedente.
Anche oggi ho fatto lo stesso. Se i dati sono positivi, gli obiettivi raggiunti e le percentuali corrette, mi regala un sorriso compiaciuto. Se i dati sono esaltanti mi regala anche un complimento. Questa settimana invece i dati non sono positivi. Alcune filiali sono state molto al di sotto delle aspettative. Quando le ho consegnato la cartella ho visto il viso, affilato e forte, diventare come una lama di ghiaccio. Non ha neppure sollevato lo sguardo. Ha sfogliato la cartella, ha verificato alcuni dati e mi ha detto che potevo andare, Non dico un sorriso, ma nemmeno uno sguardo. Non ho potuto fare a meno di frugare dentro la scollatura. Non indossava il reggiseno e la vista di quelle due dolci protuberanze, piccole ma sincere mi ha scaldato la mente.
La responsabilità delle filiali è mia, quindi il suo silenzio è opprimente. Il clima in ufficio è stato tutto il giorno tetro. Tutti nel terrore di sentire qualche rimprovero o peggio un sermone collegiale. Alcuni colleghi stavano già uscendo. Squilla il telefono: è lei, mi chiede di andare nel suo ufficio. Lei non chiede mai, ordina. Garbatamente ma ordina.
Entro nella stanza e mi fa accomodare sulla poltroncina di fronte alla sua scrivania.
Insolito, perché generalmente aspetto in piedi. Mi offre una sigaretta, una l’accende lei. Si rovescia sulla sua poltrona, come se fosse stanchissima ed a caccia di un attimo di relax. Comincia a parlare dei risultati pessimi. non ci vuole molto ad arrivare al punto. Le filiali dipendono da me, quindi sono io a rispondere.
“Mi spieghi tutto Ruggeri, cerchiamo di capire..” la sua voce è ferma ma non spigolosa.
Comincio a spiegare i problemi e le motivazioni. Snocciolo numeri e dati che dovrebbero secondo me dare la ragione dei risultati. Mi guarda interessata. Poi si alza, gira intorno alla scrivania e si siede sulla stessa, proprio di fronte a me. Le gambe accavallate a pochi centimetri da me. Lo spacco che mi mostra la coscia lunga e magra.
Cerco di controllarmi ma inutilmente. Mi eccito e credo che lei lo capisca. Continuo a parlare. Lei scende dalla scrivania e si china verso di me, per indicarmi alcuni grafici. La scollatura fa il suo lavoro e mi mostra interamente il seno. Credo una seconda piena. I capezzoli turgidi, come se anche lei fosse eccitata. Quando si gira a spegnere la sigaretta le vedo un sedere che solo un pittore potrebbe celebrare degnamente. Mi perdo per quell’attimo che serve perché lei mi colga in flagrante.
“qualche cosa non va Ruggeri?” ma la domanda è intrisa di malizia e doppio senso
“no…” rispondo io.
La mia eccitazione è evidente. Il rigonfiamento dei pantaloni è testimone dei miei veri pensieri.
“non sarà che lei pensa troppo al sesso invece che al lavoro..?” mi chiede con una dose massiccia di violenza femminile.
Si slaccia i tre bottoni. Uno dopo l’altro. Lentamente ma con consumata sapienza.
Quando anche il terzo si slaccia, il suo seno emerge dal tessuto, gli autoreggenti fanno da cornice alle mutandine color pesca, in seta. Guardandomi fisso negli occhi si infila una mano sotto l’elastico e comincia a carezzarsi piano. Non riesco a stare seduto. Il mio pene vuole fuggire dalla gabbia di stoffa.
“mi faccia vedere se la sua carne è migliore dei suoi dati…?” porca, mi stai facendo impazzire.
Mi slaccio i pantaloni e li abbasso un poco, appena abbasso l’elastico dei boxer, lui si srotola e si mostra fiero. Allungo una mano per toccarle il seno, lei la afferra e dolcemente la guida sul mio pene. Vuole che mi masturbi di fronte a lei. Si mette seduta di fronte, i piedi appoggiati ai braccioli della mia poltrona. La sua mano che di agita dietro le mutandine. La vedo di fronte a me. Il suo seno ed il suo paradiso a pochi centimetri. Ma ogni volta che cerco di avvicinarmi lei con un piede mi allontana.
Comincio a masturbarmi, prima piano poi con vigore. Il desiderio represso di lei è tale che dopo poco sento sopraggiungere l’orgasmo. Quando sento i suoi gemiti, brevi ma intensi, segnale del suo piacere, esplodo. Una fontanella di sperma che schizza verso l’alto e ricade sulle mie mani e sui miei pantaloni. Ancora due brevi pulsazioni, due brevi getti, poi quegli attimi di oblio intenso che seguono ogni orgasmo. Lei mi guarda e continua a toccarsi. Anche lei persa nel suo piacere. Trascorrono quei pochi attimi in cui il mondo non esiste. Poi lei si rimette in piedi, si allaccia il vestito e si va a sedere. Io mi sistemo, cerco di ripulirmi i pantaloni con un fazzolettino ed aspetto una parola. Nulla.
“tutto a posto Marika?” le chiedo in tono confidenziale
“si, tranne i risultati delle sue filiali..” la sua voce è tornata secca e professionale.
“sono sicuro che la prossima settimana sarà meglio…” devo difendermi, il timore della direttrice ha ripreso il sopravvento.
“ne sono certa caro Ruggeri…. lei è licenziato!”

Francia

Sono in partenza per la Francia. Domani un cliente ha una convention e.. mi ha invitato.
Spero che ci sia Julienne. La segretaria dell’ufficio acquisti. Una ragazza molto simpatica e cordiale. Ha le caviglie grosse e i fianchi un poco appesantiti. Però il suo seno è generoso. In tutti i sensi. Anche nell’offrirsi alla vista. Tipica donna Alsaziana. Dolce come una francese e robusta come una tedesca.
L’ultima volta che sono stato da loro l’ho invitata a cena, volevo scoprire il colore del suo reggiseno e capire se le sarebbe piaciuto che glielo levassi.
Alla cena era venuta, purtroppo con il marito. Tra un bicchiere di vino ed un consomme ho lasciato scivolare a terra il tovagliolo, classica scusa per sfiorarle la gamba.
Nessuna reazione apparente. Invito ad essere più audace. con il ginocchio cercavo ripetutamente il contatto con la sua gamba. Piano, con pudore, aumentando l’intensità del tocco. Il suo sorriso diventa complice, la sua lingua scorre sulle labbra ed il boccone le entra in bocca, accompagnato da un leggero socchiudere gli occhi. La carica sensuale del suo modo di mangiare è perfino sfacciata.
Mi meraviglia che il marito continui imperterrito a mangiare e parlare. Gli ammiccamenti di Julienne si fanno sempre più intensi. Sono eccitato. Quasi imbarazzato e sempre più incredulo dell’assenza del marito.
Dopo il dolce mi alzo per andare in bagno. I bagni sono spaziosi. Un piccolo atrio comune e poi le due porte con i classici disegni e l’indicazione Homme e Femme. Quando esco Julienne è lì, fuori dalla porta. In piedi in mezzo a quel piccolo atrio. Senza dirmi una parola mi afferra il braccio e mi trascina nella toilette delle signore.
Chiude la porta. Mi getta le braccia al collo e mi bacia con passione e forza. tanto che quasi cado. cerco di chiudere la porta a chiave ma lei me l’ho impedisce. Si allontana da me e si toglie la camicia, poi il reggiseno. Mi spinge contro il lavabo. Mi slaccia i pantaloni e tira fuori il mio desiderio, turgido e caldo. Mi prende in bocca e poi tra i seni. Un turbinio di labbra e di seni, di lingua e di seni, di mani e di seni. Cerco di trattenere ogni gemito e di allungare il piacere. Lei ghiotta di desiderio e avida di miele insiste con veemenza e sono costretto ad abbandonare il ritegno. Piego la testa all’indietro e mi abbandono. Sto per esplodere e proprio in quel momento la porta si apre. Il marito di Julienne entra con il pene tra le mani. La faccia contorta dal piacere che solo un uomo sa regalarsi. La mia sorpresa si spegne subito. Julienne si agita più forte e la mia mente è ormai proiettata verso il piacere. vengo nella sua bocca, lei si allontana di qualche centimetro, così che la seconda ondata le disegni rigagnoli di gioia sul viso e coli lentamente, quasi sonnecchiando verso i seni. In quel momento il marito le esplode sul viso. Un getto copioso, che sembra non dover finire. Una prima ondata, poi una seconda, una terza. Lei che alterna le attenzioni della sua bocca prima a me, poi al marito. Poi ancora me, poi ancora lui. Non ci lascia respiro e nei secondi che non vorremmo mai lasciare finire, lei si sazia di ciò che le regaliamo.
Torniamo al tavolo. C’è il caffè, come solito orrendo, e il liquore fatto in casa. Dopo vedremo….

La tedeschina in Spagna

Nel residence dove eravamo, c’era una coppia di tedeschi. Giovani e carini. Giusto nell’appartamento di fianco al nostro. La sera di ferragosto abbiamo fatto una specie di festa ed il tedeschino ha esagerato con la Sangria. Alle due di notte era perso ed ubriaco, Io ed un altro lo abbiamo portato a letto di peso.
Tra la festa e tra il casino per tutto il paese non si riusciva a dormire. Allora vero le 4 di mattina sono sceso in giardino, per fumarmi una sigaretta (di nascosto altrimenti mia moglie mi massacra) e mi sono seduto in una panchina un po’ defilata. Dietro un cespuglio di fiori stupendi ho visto dei movimenti strani. Mi sono avvicinato ed ai movimenti si sono aggiunti dei gridolini facilmente comprensibili. Non ho resistito e mi sono avvicinato ulteriormente. Era la Tedeschina in ginocchio con uno Spagnolo (sempre abitante nello stesso palazzo) che la pompava da dietro come un forsennato. La scena molto gustosa ed eccitante, per un attimo mi ci volevo buttare.
Alcune gocce di sudore colavano dalle tempie dell’uomo. Lei che agitava il bacino come se volesse tutto il cazzo di Spagna in una sola sera. Mi stavo eccitando La ragazza si gira di schiena e l’uomo le solleva il bacino. La lecca avidamente e la tocca con furia.
Le infila il dito indice nella fichetta bionda e bagnata, mentre il medio affonda nel suo culetto teutonico. Con vigore le sbatte le dita dentro e fuori. Lei cerca di smorzare gli urli ma gode come giunone. Finalmente l’uomo le afferra le gambe e punta una cappella rossa e infuocata contro il suo culetto ormai dilatato. Con pochi affondi entra in lei e comincia a sbatterla con forza. La ragazza si infila due dita nella passerina e comincia ad emettere rantoli di lussuria. Gode, gode così tanto che quasi si soffoca. Il piacere di lei aizza la mente di lui. Sembra un toro infuriato, bofonchia parole incomprensibili, suda come una fontana e sbatte come un forsennato.
Al culmine del piacere esce da lei e le offre il cazzo violentemente turgido da succhiare. Lei si attacca a quella carne come per placare una fame atavica. Lui gode nella sua bocca. Un getto così copioso che la bocca della ragazza non può contenere. Lei succhia e pompa, lui gode come un vitello. Il nettare dell’uomo cola agli angoli della bocca della ragazza e sui seni. Lei non smette. Proprio mentre lo Spagnolo le regala un getto di caldo succo d’uomo sul viso. Mi prendo il cazzo in mano deciso a sfogare il mio desiderio ma un rumore mi cattura la mente e mi fa perdere l’attimo. Mi tengo il cazzo duro come un sasso e mi abbandono a guardare la sua fichetta bagnata e le sue tette sode e formose.
Per non farmi beccare mi defilo, mi sposto lentamente fino ad andare a sedermi sulla panchina vicino all’atrio di ingresso, passaggio obbligato per entrambi. Per primo passa l’ispanico, assolutamente indifferente. Sudato come se avesse corso due ore ma indifferente. Mi lancia un Ola (salve in Spagnolo) ed entra. Dopo qualche minuto arriva la Teutonica, che si sta sistemando e che mi pare anche lei piena di Sangria.
Appena mi vede ha un attimo di sorpresa. Farfuglia qualche cosa e cerca di assumere un atteggiamento indifferente, Le offro una sigaretta che accetta volentieri e si siede di fianco a me per fumarla. La faccia era ancora impiastricciata e aveva addosso l’odore di alcol e di sesso. Facciamo due chiacchiere con il suo Spagnolo precario e capisco che vuole sapere se ho visto qualche cosa. Sono così eccitato che quasi la scoperei sulla panchina. Con malizia e tutta la stronzaggine di cui è capace un uomo, non dico nulla ma faccio in modo che lei capisca. Sono tentato di “ricattarla” ma poi le guardo gli occhi da cerbiatta, forse annebbiati dalla Sangria e dal godimento della carne e le ho detto
“.. disfruta la vida que no va a pasar nada…” (divertiti che non è successo niente). Lei si alza, mi sorride e si avvia verso le scale. Io la seguo e non resisto alla tentazione di palparle il culo. La sua reazione è immediata. Si gira e mi offre la fichetta da sotto la minigonna. La tocco e la sento ancora calda e umida. La voglio subito. Abbasso i pantaloncini e il mio uccello salta fuori con tutta la sua baldanza. Lei si abbassa sullo scalino e se lo prende in bocca.
In un attimo la mia eccitazione sale al cielo. Tutta la voglia accumulata prima si sfoga e non ceco nemmeno di trattenermi. Forse il timore che qualcuno passi, forse solo la voglia di godere e di goderle in bocca, mi lascio andare senza controllo. Lei indietreggia un secondo ed il mio getto le arriva dritto in faccia. Un attimo e sono di nuovo nella sua bocca. Mi sta succhiando anche l’anima. Mi sembra un orgasmo di quelli da ragazzo, quando era talmente la voglia che godevi subito. La offro tutto quello che ho, ma lei insiste. Devo allontanarla. Non capisco se è più ubriaca di Sangria o di sesso. Si rialza e io mi tiro su i pantaloni.
La festa è finita e me ne sono andato a letto. Per il resto delle vacanze ogni volta che mi incrociava aveva un sorriso tra il complice e il timoroso. Ed ogni volta le ripetevo la stessa frase. Se non ci fosse stata mia moglie però…..

Lo scatto

Scendo tranquillamente la scalinata del vecchio municipio. Di solito deserta a quest’ora. Mi piace l’aria frizzante che si respira qui. Di fianco alla scalinata, dove c’è il parco, vedo una figura femminile in posa statica. Mi incuriosisce, magari è una modella, un servizio di moda. Mi avvicino quel che basta per vedere che la modella indossa solo un impermeabile. Di nascosto, tra le frasche, mi metto a guardare. Le pose variano in continuazione, l’impermeabile ora cade sulle spalle, ora scopre un seno, ora una gamba. Non si tratta di foto spinte. Almeno non sembra. Pochi scatti poi un cenno del fotografo e la modella si va a mettere vicino alla grata che una volta era l’ingresso delle segrete.
L’impermeabile scompare, lasciando posto ad un reggicalze ed un reggiseno a balconcino. Sembra in pelle nera ma non ne sono sicuro. Mi sento eccitato ed attento a non far rumore mi avvicino. Non si accorgono di me. Continuano tranquillamente. L’uomo si avvicina e comincia a scattare in primo piano. Lei si toglie un pezzo alla volta tutto l’intimo e lui scatta in continuazione. Senza rendermene conto mi sono avvicinato tanto che ormai possono vedermi. La donna si abbassa e apre i pantaloni dell’uomo. Prende in bocca il suo pene e comincia a leccarlo languidamente.
Lui imperterrito scatta in continuazione. La donna si mette in ginocchio e lui la penetra da dietro. Sempre scattando fotografie. I loro corpi si dimenano e finalmente lui posa a terra la macchina fotografica e si dedica al piacere di lei. Sembrano vicini all’orgasmo che ecco da un cespuglio li vicino uscire un’altra donna. Anche lei semi nuda. Cammina velocemente verso di loro e si unisce all’amplesso.
Ora succhiando il pene di lui ora indugiando con la lingua nella fessura di lei. Non so cosa fare, vorrei avvicinarmi a loro, giocare con loro ma ho paura. Appeso alla mia indecisione mi accorgo che dietro di me, nascosti da un cespuglio, due uomini sono a terra, nel più classico dei 69. Mi impressiona quasi la vista delle bocce maschile avvolte intorno ai loro sessi duri e virili. Ma lo stupore lascia posto alla curiosità. Guardo i due uomini e guardo loro tre. Non riesco più a capire cosa sia più eccitante. Non avevo mai visto un uomo godere di un altro maschio. Le due donne intanto stavano succhiando e leccando il membro indomato del fotografo e lui dall’alto aveva ripreso a fotografare.
Mi sorprende la sua resistenza. Sono parecchi minuti che le bocche e le fessure bagnate delle donne giocano con la sua carne. Sento un gemito di piacere e mi volto verso i due uomini, avvinti come se fossero un corpo solo. Ma il gemito veniva da più in là.. Una signora, di forse cinquant’anni è sdraiata a terra. Il suo Alano, sopra di lei le sta leccando i seni e…. è dentro di lei. Lei agita il bacino mentre il cane lecca i seni. Mi sento circondato. La mia mente persa totalmente. La mia incredulità è all’estremo. Mi abbasso i pantaloni e … al posto del mio amato pene una piccola telecamera, di quelle che usano per gli scherzi in televisione. Appena la tocco, scompare tutto, il buoi.
Cerco di capire. Se metto un dito sull’obiettivo è il buio pesto, la notte profonda. Se tolgo il dito e mi giro vedo i due uomini. Mi giro verso la signora che adesso è in ginocchio con il cane che la prende da dietro. Mi giro verso la grata e le due donne stanno succhiando il pene del fotografo. La mia mente mi ordina di godere. Ma non posso, il mio più intimo amico non c’è. Lo sento. Avverto la sensazione dell’erezione violenta, quel fastidio del pene eretto dentro i pantaloni. Tutto come se lui fosse al suo posto, ma lui non c’è. Ma voglio vedere. Vedere e godere. Mi avvicino alla donna ed il cane scompare. Mi abbasso e le vedo il seno come se fosse sul mio naso. Abbasso lo sguardo e vedo la sua fessura enorme, gigantesca.
Mi metto a correre, giù per il viale. Mi fermo quando anche le gambe non ce la fanno più. Cado a terra stremato, ho solo la forza di abbassare gli occhi e vedo la telecamerina puntata verso il mio viso. Mi arrendo, voglio morire. Mi addormento nell’erba.
“Enrico sveglia…. Sono le otto!” la voce di mia madre. Allora sono a casa o forse no.
No ho il coraggio di guardare dentro il pigiama. Mi alzo e vado in bagno. Abbasso il pigiama lentamente, senza guardare. Piano con la mano cerco il mio fedele amico. Eccolo, bello e fiero come ogni mattina. Il contatto mi esalta. Comincio piano a masturbarmi e continuo in crescendo liberatorio: Che bello, io e lui ancora uniti, mi piace.
Finalmente lo schizzo di sperma, copioso e denso esce allegro e si deposita nel lavandino. Sono felice. Siamo ancora insieme. Mi guardo allo specchio e mi sorrido. Poi entro in doccia fischiettando.
Però a trent’anni suonati è meglio che la smetta con le seghe e cominci a scopare anch’io……

La festa

Una serata piacevolmente fresca, inizio autunno, in una di quelle ville sulle colline romane.
Le luci del parco sono soffuse, il buffet è ricco. Crostacei e frutti di mare, freschissimi e delicatamente cucinati. Prosciutti dolci come seni di dama. Dolci, tanti dolci ricchi di creme gioiose.
I vini selezionati con cura e garbo devono essere leggeri, di quelli che non annebbiano la mente ma liberano i sensi.
Gli ospiti hanno l’obbligo di un abbigliamento sobrio: non troppo ricercato ma ugualmente elegante.
Gli uomini possono indossare abiti di sartoria in lana leggera, la cravatta non è obbligatoria ma l’intimo deve essere molto raffinato, in seta oppure in cotone finissimo. Le donne preferibilmente abiti di seta, delicatamente appoggiati su lingerie in tinta e deliziosamente maliziosa.
Una musica di sottofondo, non troppo ingombrante, suonata da musici discreti, che possono godere della gioia della bellezza ma devono reprimere il desiderio.
I camerieri rigorosamente maschi, con muscolature possenti. Devono indossare solo i pantaloni e portare un papillon al collo. Le cameriere devono essere avvolte da grembiulini bianchi con gli orli in pizzo. Portati sopra il seno nudo. I reggicalze e le mutandine devono essere di colore bianco, per le addette agli antipasti. Rosso per le addette ai piatti forti. Nero per il dessert. Per tutte calze velate, leggere come l’aria e del colore della lingerie.
Il personale non può partecipare alla festa, a meno che non sia invitato. Tenero supplizio e malizioso sadismo del nostro ospite.
Le coppi e i singoli arrivano senza fretta, tutti hanno un piccolo omaggio, brillante e simpatico. Un pene di plastica di foggia strana. Un vibratore color argento. Un piccolo quadro o una statuetta con soggetto erotico. Cestini di frutta matura. Ogni cosa che possa essere preda della fantasia.
La festa si srotola mollemente nella serata. Piano gli ospiti si presentano e si scrutano. Occhi che volano su visi, su seni e petti possenti. Su natiche sode e alte.
Ognuno lancia i propri messaggi e sparge il proprio profumo nel salone della festa.
Oziosamente sdraiate sui divani le donne conversano tra loro. Toccano i muscoli vibranti dei camerieri e scelgono le prede tra la fauna maschile. Gli uomini sfiorano i seni delle cameriere e cercano di mettersi in mostra, Chi per la classe, chi per il sorriso che per l’abito.
Dopo che le prime libagioni hanno allentato i freni dei sensi l’orchestra apre le danze. I corpi cominciano a roteare intorno all’atmosfera della festa. Mani che esplorano seni, mani che esplorano natiche, mani che saggiano la consistenza di membri maschili che iniziano il lento risveglio.
Lo spumante ora servito a fiumi. Una statua di ghiaccio ha la forma del bacino maschile, dal pene eretto lo spumante esce con uno zampillo misurato, le donne e gli uomini devono bere poggiando le labbra sul ghiaccio che lentamente si consuma. Per farlo devono inchinarsi in avanti e gli altri ospiti possono esplorare lingerie e carne.
Su un tavolo vicino una seconda statua di ghiaccio. La forma di un bacino di donna.
Dalla vagina scendono ostriche freschissime e sgusciate. Dalla clitoride di ghiaccio zampillano piccole gocce di limone. Per avere le ostriche le bocche devono incollarsi alla vulva di ghiaccio e catturare il frutto con giochi abili di lingua.
Le menti volano. Gli abiti in seta abbandonano lentamente i corpi. Gli abiti in lana leggera scompaiono abbandonati in angoli remoti.
Le statue di ghiaccio lentamente assumono forme contorte e strane. Le menti sazie di vino e di ostriche si liberano dai veli della morale e si lanciano nella frenesia dei sensi.
L’eleganza della lingerie lascia il posto a fiche calde e bagnate, sulle quali si avventano come animali accecati dal profumo della femmina in calore, gli uomini ormai privi di ritegno. Cazzi turgidi e vogliosi affondano in bocche sconosciute. Lingue vibranti toccano clitoridi impazzite. Un cameriere succhia avidamente la fica della nostra ospite mentre il suo cazzo enorme, come i suoi bicipiti, sfonda i muscoli rettali del nostro ospite. Il turbinio degli orgasmi si sparge per la villa ed il parco. Gemiti di piacere e urla di godimento soffocano la musica che ora è disarticolata. Il violinista ha strappato la camicia della violoncellista e le strapazza i seni, mentre il pianista si scopa una cameriera seduta sulla tastiera. I falli di plastica e i vibratori, graditi regali degli ospiti hanno abbandonato le loro confezioni ed emergono da fiche solitarie o sfondano culi dei maschi più viziosi. Il vortice del piacere è al culmine. Cazzi sempre più impazienti rovesciano nettare nelle bocche di donne mai sazie. Grida di lussuria e smarrimento dei commensali rimasti soli, che si masturbano violentemente e cercano poi bocche per sfogare i propri istinti.
La festa scorre, senza più freni e senza più ritegno. La Roma Imperiale diventa L’impero dei sensi.
La prossima festa sarà in un’altra città

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