Al chiaro di luna


Nulla era andata come nei piani, mentre si allontanava freneticamente nel fitto del bosco il rumore del suo respiro affannoso copriva quasi del tutto quello degli spari che sembravano provenire da ogni direzione intorno a lui. Cesare Liguori si augurò che i suoi compagni riuscissero a seminare gli inseguitori, ma fu solo un attimo, un flebile slancio di altruismo dettato dal suo cuore idealista, poi tornò a concentrarsi sulla sua corsa verso la salvezza.eros

Ma il cuore di Cesare era troppo grande e troppo grande era anche la sua consapevolezza di essere lui responsabile di ogni singola vita degli uomini del suo gruppo. Lui era il capo, il comandante, impossibile tenere lontani dalla mente i pensieri che si accavallavano come frangenti impetuosi in un mare tempestoso.
Aveva preparato quell’attacco con cura, studiato il luogo ed il momento, scelto gli uomini migliori. Certo il fattore fondamentale del piano era la sorpresa e pareva proprio che proprio questo fosse mancato. La colonna tedesca era arrivata come previsto, ma quando l’attacco era iniziato invece della sorpresa e del panico che avrebbero consentito ai suoi uomini di avere la meglio malgrado l’evidente inferiorità numerica, vi era stata una reazione potente ed ordinata dei Tedeschi che non aveva tardato a gettare lo scompiglio tra le file del suo piccolo gruppo partigiano.

Molti erano caduti sul terreno, troppi. Alcuni solo feriti, altri morti prima che Cesare avesse il tempo di comprendere a pieno la situazione ed ordinare al gruppo di disperdersi sulle pendici di quei monti che conoscevano come le loro tasche e che avrebbero offerto un nascondiglio sicuro, almeno per qualche giorno.

Tornò nuovamente a concentrarsi sulla fuga mentre saliva alla massima velocità possibile, cercando di affidarsi unicamente all’istinto ed all’udito per localizzare gli inseguitori e seminarli. Il tempo trascorreva con lentezza irreale mentre il respiro diventava sempre più affannoso e le forze scemavano con rapidità. All’improvviso con sollievo sbucò sulla vetta del crinale e si gettò a terra al riparo dei folti cespugli. Si concesse qualche attimo per tornare ad arricchire d’ossigeno il sangue e riacquistare lucidità.

La vista lentamente si schiarì, il furioso martellare del cuore che rimbombava nella testa e nei timpani andò scemando. Cesare si concentrò a scrutare la fitta vegetazione sottostante alla ricerca degli inseguitori. Non gli ci volle molto per capire che era riuscito a seminarli, ma questo non lo tranquillizzò, in lontananza si sentivano le urla dei Tedeschi, di tanto in tanto gli spari di brevi conflitti a fuoco. Non tutti i suoi uomini erano riusciti come lui a far perdere le tracce. Erano tutti ragazzi in gamba… ce l’avrebbero fatta… cercò di convincersi ma ad ogni sparo che risuonava in lontananza fremeva come se la pallottola fosse penetrata nella sua carne.

Malgrado l’apprensione s’impose di non muoversi, per lunghe ore rimase immobile, con i sensi tesi ad individuare anche il più piccolo movimento nella boscaglia. Più volte le pattuglie Tedesche gli passarono vicine prima che la calma tornasse a regnare e lui si decidesse a muoversi alla ricerca di un rifugio sicuro.

La marcia fu volutamente lunga dal momento che Cesare voleva evitare in tutti i modi i percorsi che i Tedeschi avrebbero potuto controllare. Giunse alla sua meta, poco prima dell’alba. Il casolare di Carlo Colletti era ancora silenzioso, ma Cesare sapeva che ben presto si sarebbe risvegliato. Pur essendo decisamente benestante, il Colletti era un tipo all’antica, molto legato alla terra ed al suo tradizionale modo di vivere. Ogni mattina si alzava prestissimo ed accudiva personalmente alle bestie che teneva al podere prima di dedicarsi al quotidiano giro tra i mezzadri per controllare l’andamento dei lavori.

Si sedette dietro un folto cespuglio di ginepro che sorgeva al limitare del bosco e si accese una sigaretta, attendendo pazientemente. La sua mente non poté fare ameno di pensare a Clelia, figlia di Colletti e sua promessa sposa. La immaginò nella sua stanza ancora addormentata, abbracciata al cuscino con i lunghi capelli neri morbidamente adagiati sulle candide lenzuola ed un seno, sodo e formoso, quasi completamente fuoriuscito dalla virginale camicia da notte slacciata a causa del caldo estivo della notte.
Provò una fitta di desiderio che lo fece irritare. In quel momento aveva ben altro a cui pensare… i suoi uomini braccati dai tedeschi, il gruppo completamente da riorganizzare ed una maledetta spia da individuare….

Le donne… l’unico punto debole di Cesare, una passione corroborata dal fatto che con quel suo aspetto nobile ed aristocratico, la sua cultura ed i suoi modi eleganti, esercitava su di loro un fascino irresistibile che non conosceva confini di classe e di età. Cesare aveva avuto donne di tutti i tipi, dalle giovani contadine della sua gioventù passata a scorrazzare sui monti, alle aristocratiche signore di città che dilettava nei salotti bene con la sua abilità di pianista ai tempi del conservatorio.

Da quando aveva deciso di sposarsi ed aveva chiesto al Colletti la mano di Clelia, molte volte si era chiesto se avrebbe saputo rinunciarvi e diventare un buon marito. A giudicare da quanto era accaduto nei 10 mesi di fidanzamento la risposta poteva essere ovvia, ma lui si giustificava con se stesso dicendo che la guerra rendeva tutto particolare… come poteva uno prendere impegni per il futuro quando non era nemmeno certo di essere vivo l’indomani mattina ???.

Le sue riflessioni furono interrotte dai rumori provenienti dal casolare. Prese il Kalashnicov e con una rapida corsa raggiunse il casolare. Quando Coletti lo vide un sorriso gli illuminò il volto e con uno slancio lo abbracciò “Cesare meno male….da ieri sera mi domandavo cosa ti fosse capitato”. Il sorriso subito scomparve dal suo volto. “Vieni entriamo, non è prudente rimanere all’aperto.

I due uomini entrarono nel casolare, e questa volta fu Cesare a sorridere mentre salutava Clelia intenta a preparare la colazione al padre “Ciao Clelia…” seppe solo dire Cesare e la ragazza sussulto voltandosi a guardarlo subito arrossì ed incominciò a sistemarsi i capelli ancora arruffati ed a cercare di sistemarsi in qualche modo l’abito da lavoro che indossava. “Dio sia ringraziato temevo…” non finì la frase, il padre la interruppe “Prepara anche per Cesare, qualche cosa di sostanzioso…”.

I due uomini si sedettero e il Colletti verso due bicchieri di vino Hai notizie degli altri ???” domandò Cesare. Il colletti annuì grave “I Tedeschi vi danno ancora la caccia, ma hanno preso solo “Raffaelon” oltre naturalmente a Mazzieri e Bertacchi che ci hanno lasciato la pelle…”. La notizia colpì Cesare come un pugno nello stomaco. Se non fosse stato per quello la guerra gli sarebbe anche piaciuta. Amava e rispettava l’ordine e la disciplina dei militari, la capacità di sacrificare tutto ad un ideale, avere un nemico da battere….

“Vi hanno teso una trappola… sapevano tutto e Stahl contava di annientarvi…” aggiunse Colletti “Il bastardo dovrà aspettare…” sorrise amaramente Cesare.
“Si ma anche voi dovrete aspettare, hanno fatto arrivare da Bologna e Firenze un sacco di uomini e rastrelleranno a tappeto le montagne…. Devi allontanarti al più presto.” disse con forza il Colletti, Cesare scosse il capo “I ragazzi l’avranno già fatto, faceva parte dei piani, ma io non posso… devo restare qui e controllare quello che accade. Al momento opportuno radunerò nuovamente il gruppo e torneremo a colpire …. La pagheranno vedrai…”, poi cambiò subito argomento “Nessuna minaccia o rappresaglia verso la nostra gente ???” domandò preoccupato.

“Se fosse stato per Stahl certamente si… pensa che in paese aveva già incominciato a radunare la gente… per fortuna è intervenuto il Maggiore Hoeness, finché a comandare ci sarà lui non credo che accadrà mai… è pur sempre un Tedesco… ma è anche un uomo vero….”rispose il Colletti. Cesare annuì, condivideva l’opinione del colletti, odiava Sthal e odiava l’esercito Tedesco, ma rispettava Hoeness.

Probabilmente se fosse stato dall’altra parte della barricata lui si sarebbe comportato esattamente come il Maggiore Tedesco. Aveva degli ordini da eseguire… ma cercava di svolgere i propri compiti con giustizia ed umanità. Cesare si sentiva un militare anche se non lo era più, ma il suo gruppo rappresentava un piccolo esercito in miniatura. Per lui disciplina ed ordine erano fondamentali anche in un piccolo gruppo partigiano.

“Devi nasconderti al più presto… i Tedeschi verranno certamente anche qui… e solo una questione di tempo, qualcuno deve averli informati dell’attacco… e non tarderà ad informarli anche del resto….” disse il Colletti, mentre mangiavano la colazione che Clelia aveva preparato. Cesare annuì masticando un grosso boccone di pane con il sugo “Potresti nasconderti nel vecchio podere della bruciata, è alto e potrai accorgerti dell’eventuale arrivo dei Tedeschi. E’ abbandonato da tempo, ma il vecchio magazzino degli attrezzi è ancora in ordine…” aggiunse Carlo “Andrà benissimo grazie…” Rispose Cesare “Clelia ti porterà da mangiare..” concluse Carlo.

Cesare avrebbe voluto ribattere che era pericoloso… che si sarebbe arrangiato, ma gli bastò dare un’occhiata a Clelia intenta a riordinare, alle morbide curve di quel giovane corpo per non riuscire a pronunciare parola. Sentì irresistibile il bisogno di abbracciarla… baciarla… possederla, ed ebbe la certezza che anche lei in quel momento provava la stessa cosa… forse per questo non si voltava a guardarlo. La immaginò con il viso congestionato per l’emozione ed il desiderio, gli ci volle uno sforzo per distogliersi da quei pensieri.

Pulì il piatto con un pezzo di pane, svuotò il bicchiere e si alzò. Il Colletti gli riempì lo zaino di provviste ed i due si salutarono senza parlare. Clelia non resistette e corse ad abbracciare Cesare. La pressione dei suoi sodi seni contro il suo petto non fece che aumentare i desiderio di Cesare che a fatica la staccò da se “Verrò domani o dopo domani…” piagnucolò Clelia mentre le lacrime scorrevano lungo le belle guance. Cesare si allontanò senza voltarsi, dubitava che se lo avesse fatto sarebbe riuscito ad andarsene…..

Non appena rimasero soli, Clelia corse ad abbracciare il padre “Non lo prenderanno vero babbo ????” disse piangendo
Carlo Colletti fissava ancora il punto in cui Cesare era scomparso, prese ad accarezzare i capelli della figlia e rispose “Certo che non lo prenderanno stai tranquilla piccola mia….” Sperò che la sua voce non tradisse l’incertezza che invece regnava nel suo cuore.

La visita dei tedeschi si fece attendere molto più del previsto, era il pomeriggio inoltrato del giorno successivo all’arrivo di Cesare quando, annunciati dal rombo dei possenti motori due camion accompagnati da un’auto giunsero velocemente al casale sobbalzando sulla carrettiera, Colletti si preoccupò subito di tenere vicino a se la figlia e rimase in piedi sulla porta di casa a fissare i camion che si arrestavano e le truppe tedesche che agilmente scendevano e si predisponevano secondo gli ordini del Capitano Sthal. Un brivido gli corse lungo la schiena quando i gelidi occhi del Capitano Tedesco si posarono su di lui e su sua figlia.

Gli uomini si dispiegarono rapidamente circondando il casale e le stalle, poi attesero nuovi ordini del capitano. Sthal si avvicinò a Colletti e Fece il saluto battendo sonoramente i tacchi “Cosa siete venuti a fare ???” domandò il vecchio Colletti con tono brusco “Ci deve scusare Her Colleti, ma stiamo cercando alcuni pericolosi banditi nemici del Reich che certamente si nascondono tra queste montagne.
Potrebbero essersi nascosti nel suo casolare a sua insaputa e per la vostra sicurezza siamo costretti a compiere una perquisizione ” il tono canzonatorio era più che evidente dal momento che Stahl conosceva bene le simpatie politiche del Colletti.

Si concesse di fissare a lungo il vecchio con i suoi occhi gelidamente azzurri, poi si tolse il cappello e si chinò marzialmente a salutare Clelia. “Signorina Clelia, ci scusi il disturbo ed accetti i miei sinceri omaggi alla sua bellezza che diventa ogni giorno più radiosa….” Le disse sorridendo e presa delicatamente la mano della ragazza la sfiorò con le labbra in un elegante baciamano che però diede a Clelia solo un brivido di paura.

Ad un cenno del Capitano, un gruppo di soldati incominciò a perquisire ovunque, Clelia e suo padre entrarono nella casa osservando impotenti gli uomini che rovistavano ovunque alla ricerca d’indizi. Pur avvampando di rabbia e d’indignazione il Colletti si sforzava di non darlo a vedere. Trasse dal taschino un toscano e lo accese, prendendo a fumarlo tranquillamente. Clelia invece non seppe controllarsi altrettanto bene, quando vide un soldato tedesco aprire la porta di camera sua ed entrarvi, scattò come una furia e fissò con durezza il Capitano Stahl sibilando “Quella è camera mia, ci sono tutte le mie cose non potete rovistare anche li ….”.

Stahl sorrise in modo strano, poi annuì “Ha ragione signorina… una bella donna dovrebbe avere diritto alla sua intimità… ma che vuole questa è la guerra… dobbiamo per forza perquisire ma… se preferisce possiamo farlo assieme, essendo presente forse soffrirà di meno per l’intrusione…” poi senza attendere risposta lanciò un secco ordine in tedesco e pochi istanti dopo il soldato uscì dalla camera di Clelia.

Con un gesto cortese e l’ineffabile ed enigmatico sorriso, il Capitano fece cenno a Clelia di precederlo. Dopo una breve esitazione, la ragazza si avviò verso la camera. “Da dove vuole incominciare… da sotto il letto ???” domandò furiosa, Stahl scosse il capo “Una signorina per bene come lei non nasconderebbe mai un uomo sotto il letto… ” ridacchiò divertito. Poi si mosse ed aprì l’armadio, iniziando delicatamente a scostare i vestiti appesi. Si soffermò su di un vestito leggero di stoffa rossa, lo accarezzo dolcemente con la mano in un modo che fece rabbrividire Clelia come se quella mano sfiorasse il suo corpo invece della stoffa del vestito.

“Mi dispiace veramente molto di non averla mai vista indossare questo vestito… sono certo che sia in grado di esaltare la sua bellezza Clelia…” la mano scivolò nella scollatura del vestito quasi a sfiorare gli immaginari seni contenuti dal vestito. Clelia non poté fare a meno di arrossire. Dopo l’armadio Stahl perquisì il settimanile e la giovane si pentì di aver fermato la perquisizione del soldato. Sthal non faceva nulla per mascherare i suoi pensieri, a lei pareva di leggere apertamente nella mente dell’uomo mentre questi sfiorava la delicata seta delle candide sottovesti.

Si sentì morire quando il Capitano sollevò leggermente un delicato reggicalze di pizzo e si voltò a fissarla abbassando apertamente lo sguardo sul bacino e sulle gambe di lei. “Credo che rinuncerei volentieri a vederla indossare il vestito rosso se potessi vederla indossare solo questo….” Disse. Per un attimo la giovane abbassò lo sguardo vinta dalla vergogna, ma subito lo rialzò. “Stia certo che non accadrà mai… lei mi fa ribrezzo…” sibilò sfidandolo con lo sguardo. Stahl ridacchiò divertito “Stia attenta… nella vita non si può mai dire…” rispose con voce che fece rabbrividire Clelia.

Stahl frugò ancora un poco nella stanza, poi se ne uscì e fece un largo giro nella casa e nella proprietà, quindi richiamò i suoi uomini che incominciarono a risalire sui camion “Ci scusi il disturbo Signor Colletti, sono certo che lei sa benissimo che avevamo fondati motivi…” disse con falsa cortesia, poi salutò Clelia con un cenno ed un sorriso e si allontanò. Clelia, che sino a quel momento si era trattenuta a stento, scaricò la tensione accumulata e si abbandonò al pianto stringendosi al padre, mentre i Tedeschi si allontanavano rapidamente. Poi i due rientrarono in casa e Clelia incominciò nervosamente a sistemare quanto i Tedeschi avevano lasciato in disordine.

La piccola colonna Tedesca avanzava veloce. Il podere del Colletti scomparve alla vista e poco dopo Günther Stahl che sedeva a fianco dell’autista della macchina che guidava la colonna gli ordinò “Fermati”. L’uomo obbedì prontamente costringendo ad arrestarsi bruscamente anche i camion che seguivano. Un Caporale saltò immediatamente giù dal primo camion e si diresse verso la macchina dalla quale il Capitano stava scendendo

“Caporale scelga due uomini, furbi e veloci e li rimandi subito alla casa dei Colletti. Gli dica di stare attenti a non farsi vedere e di seguire chiunque si allontani dalla casa. Solo armi leggere ed una radio ciascuno. Riferiscano immediatamente al comando se succede qualche cosa e… mi raccomando ancora….non si devono far scoprire…”.

Il Caporale prontamente tornò ai Camion chiamando a gran voce due uomini e non appena i due furono scesi incominciò a dar loro le istruzioni. Stahl si accese una sigaretta e rimase a guardare i due che si preparavano per poi allontanarsi corricchiando.
Gettò il mozzicone a terra e lo schiacciò con il tacco dei lucidissimi stivali “E brava la signorina Clelia… tra non molto sapremo per chi erano quei viveri che avevi preparato in quella sacca ben celata nella dispensa…. E se il fortunato è quello che penso….. il signor Cesare Liguori sarà presto tra le mie mani….” Ridacchiò. Subito dopo, fece cenno alla colonna di ripartire e risalì in macchina.

Mentre si preparava Clelia si sentiva travolgere da un torrente di emozioni impetuose. Per la prima volta da quando lei e Cesare si erano fidanzati, lei aveva percepito che lui aveva bisogno di lei. Non era per il bisogno di un rifugio sicuro, ne del cibo che lei si apprestava a portargli. Clelia ne era certa, lui aveva bisogno di lei come donna.

L’aveva percepito da quello sguardo, da quelle frasi non dette in quei pochi minuti in cui si erano visti quasi due giorni prima. Aveva preso ormai la sua decisione, se lui avesse voluto avrebbero fatto all’amore per la prima volta. Sino ad ora lei gli aveva concesso solo pochi baci e fugaci carezze, ma ora tutto era diverso. Cesare era un uomo difficile, sempre preso dai suoi progetti e, Clelia era certa anche di questo, dopo che tutto fosse finito sarebbe tornato ad esserlo. Solo la frustrazione della sconfitta, la rabbia per il tradimento erano riuscite a mettere per un attimo a nudo la debolezza di quell’uomo che le era sempre parso irraggiungibile….

Si trattava solo di un momento… un attimo, ma lei era fermamente intenzionata a non lasciarselo sfuggire…. Se fosse riuscita ad essergli veramente vicina anche solo per un istante…. Forse lui sarebbe cambiato… tutto sarebbe cambiato…..
Si allacciò il vestito sperando che i capezzoli non risaltassero troppo al di sotto della stoffa leggera… almeno non tanto da far intuire a suo padre che non aveva indossato il reggiseno. Provò un brivido di paura, per lei sarebbe stata la prima volta… Cesare invece aveva avuto molte donne, lo sapeva bene, ebbe paura di non essere all’altezza. Poi ricordò lo sguardo del Capitano Stahl poco prima e i suoi timori svanirono. Provò un brivido di compiacimento ricordando le occhiate di Stahl subito sostituito da un brivido di paura… quell’uomo la terrorizzava.

Andò in cucina e prese dalla dispensa la bisaccia piena di viveri che aveva preparato, poi uscì sperando di non incontrare il padre e presa la bicicletta si allontanò per raggiungere il vecchio podere della bruciata. Il sole era ancora alto, e soffiava solo una leggera brezza che le alleviò la fatica della lunga strada.

Il soldato Gustav Thaler, teneva sotto controllo la ragazza con il potente cannocchiale Zeiss, lasciandosi distanziare quando il terreno lo consentiva, avvicinandosi quando vi era il pericolo che gli sfuggisse. Non voleva certo correre il rischio di dover riferire un insuccesso al capitano Stahl. Tutti avevano paura di quell’uomo. Il soldato correva e sudava ma era in perfetta forma e non gli era troppo difficile mantenere il passo di Clelia.

Clelia giunse ai piedi della salita che portava alla cima del colle sul quale sorgeva il vecchio podere. Si ravvivò i capelli e spolverò il vestito, slacciandosi maliziosamente un paio di bottoni in modo da accentuare la scollatura e consentire alle lunghe e perfette gambe di scostare un poco di più la gonna offrendo una visuale migliore.
Giunse al podere una decina di minuti dopo, si aspettava che Cesare le venisse incontro ed invece non comparve nessuno. Si mise a girare chiamando il suo nome, sempre più preoccupata.

Il soldato Thaler, aveva deciso di fermarsi ai piedi del colle ed aveva trovato un posto di osservazione riparato, con il cannocchiale teneva sotto controllo gli spostamenti di Clelia il sole era alle sue spalle e non correva il rischio che si riflettesse sulle lenti rivelando la sua posizione. Dopo qualche minuto incominciò a pensare che l’incontro fosse saltato, ma non fece nulla e non si mosse continuando ad osservare con attenzione.

Clelia era oramai disperata, doveva essere capitato qualche cosa che aveva costretto Cesare a fuggire, forse un’incursione dei tedeschi, forse lo avevano catturato, la sua disperazione crebbe sino a farla scoppiare in un pianto dirotto.

Cesare nascosto nel sottotetto del vecchio casale semi diroccato, cercava d’imporsi d’ignorare i richiami di Clelia e di continuare a scrutare con attenzione la strada che lei aveva percorso poco prima alla ricerca di qualche segno che rivelasse la presenza di un eventuale inseguitore. Dopo qualche minuto si tranquillizzò, nessuno l’aveva seguita. Si mosse veloce e silenzioso ed in pochi istanti fu alle spalle della giovane che si teneva le mani sul viso singhiozzando.

“Sono qui amore… stai tranquilla va tutto bene…” le disse abbracciandola. Clelia si girò di scatto abbracciandolo con slancio “Cesare che spavento perché non rispondevi, temevo ti avessero catturato…” disse dando libero sfogo alle lacrime. Lui cercò di tranquillizzarla abbracciandola con forza “Dovevo essere certo che nessuno ti avesse seguita… è tutto finito stai tranquilla…” poi la baciò e lei rispose con slancio ed anche il suo corpo lo fece. I grossi capezzoli s’inturgidirono iniziando a premere contro il suo petto.

Cesare si fece forza e la distaccò da se “Vieni dentro… non è prudente stare all’aperto..” le disse, lei lo seguì docilmente, ma quando furono entrati lo baciò nuovamente con passione, e non appena le loro labbra si staccarono gli sussurrò “Ti voglio Cesare… ho avuto troppa paura di averti perso…” per Cesare fu troppo le sue mani risalirono lungo i fianchi di Clelia, giunsero sotto i seni ed iniziarono ad accarezzarli, la sua bocca scese sul collo di lei che rispose con un gemito di desiderio..

Le mani della giovane slacciarono altri bottoni del vestito ed i grossi seni sfuggirono dalla stoffa sobbalzando sodi e consistenti nelle mani di Cesare che a sua volta gemette mentre scendeva con la bocca verso i rosei capezzoli. Le mani avvicinarono i due globi di carne e lui leccò e succhiò avidamente i capezzoli. Si riscosse ed accompagnò Clelia sul giaciglio di paglia ove aveva dormito la notte.

Si stesero e lui la baciò nuovamente mentre le sue mani sbottonavano gli ultimi bottoni del vestito. La stoffa si scostò liberando lo stupendo corpo di Clelia, lui scostò l’elastico delle delicate mutandine e spinse la mano verso il pube di lei che lanciò un leggero urletto quando le dita di lui sfiorarono il clitoride. Era calda e bagnata. Dai seni lui scese sul ventre giovane e piatto mentre le mani la liberavano dalle mutandine. Ora Clelia indossava solo il reggicalze.

La giovane si sorprese a pensare che ora Cesare vedeva il reggicalze, lo stesso che il Capitano Stahl aveva visto in camera sua ed immaginato sul suo corpo anziché nel cassetto del settimanile. Una nuova fitta di piacere la sconvolse, mentre la lingua di Cesare la sfiorava nel punto più sensibile.
Mentre la leccava lui stava a sua volta spogliandosi. Clelia non aveva mai visto un uomo nudo e l’incessante azione della lingua di Cesare sul suo clitoride spingeva la sua eccitazione a vertici sconosciuti. Quando lui si sollevò per sfilarsi i pantaloni, lei non seppe trattenersi e si sollevò leggermente per guardarlo. Il membro eccitato sobbalzò nell’aria con il glande turgido che risaltava per il suo colore. Lui le prese dolcemente la mano e la portò sull’asta “Accarezzamelo…” le sussurrò chinandosi a baciarla. Clelia iniziò a muovere le dita su quell’asta calda e vibrante.
“Non dobbiamo andare avanti per forza…” continuò dolcemente Cesare ” se vuoi posso fermarmi sai….” Disse con un ultimo scrupolo. Lei scosse la testa con forza “No Cesare… ti voglio, ti voglio adesso… ho avuto troppa paura di averti perso… adesso voglio darti tutto il piacere che mi è possibile…” disse con slancio, poi colta da improvvisa timidezza disse abbassando lo sguardo “Era bellissimo quando mi baciavi li….”.

La piccola mano si muoveva con maggior decisione e la volontà di Cesare vacillava sotto la spinta impetuosa dei suoi crescenti desideri “Lo faresti anche tu a me ??” le domandò lei non capì “Fare cosa ??” domandò. Lui si spostò rapido ed il glande si ritrovò a pochi centimetri dalla bocca di Clelia “Baciamelo amore te ne prego…” ansimò pazzo di desiderio.

Clelia non aveva nemmeno mai immaginato una cosa simile, ma la sua eccitazione ed il suo desiderio di donare piacere a Cesare erano talmente grandi che non esitò. Avanzò e le sue labbra sfiorarono il membro che sussultò mentre Cesare gemeva. “Si così… sfioralo con la lingua…” Clelia si abbandonò seguendo le sue istruzioni mentre le dita di lui tornavano ad accarezzarla abilmente. Con sorpresa si accorse di essere in grado di accoglierlo nella sua bocca, di affondarselo in gola sino a che il glande non le toccò l’ugola causandole un piccolo colpo di tosse.

Poi Cesare si staccò da lei, le fu sopra, prese a strusciarsi sulla sua piccola ed umida fessura e poi iniziò a penetrarla. Si era aspettata di provare dolore ed invece provò piacere ed eccitazione nel sentire quel grosso pezzo di carne dura come l’acciaio ma calda e vibrante dilatarla e penetrare in lei. Poi lo sentì arrestarsi mentre il glande pigiava contro l’inviolato imene. Con pazienza Cesare si mosse avanti ed indietro sino a che non la sentì rilassarsi e con un deciso affondo affondò completamente in lei. Clelia si morse le labbra mentre una fitta di dolore intenso ma fugace la scuoteva per trasformarsi in breve in un leggero bruciore sovrastato dalla crescente eccitazione.

La bocca di lui sui suoi seni, il membro che le scorreva nel ventre, nella sua mente non vi fu più spazio per altro sino a che tutto fu spazzato via dall’orgasmo che la travolse, e lei gemette ininterrottamente a bocca spalancata. Con dispiacere lo sentì uscire velocemente da lei, ma il disappunto durò pochi istanti mentre Cesare iniziava a gemere a sua volta e per la prima volta Clelia provava l’esaltante sensazione del caldo seme che le si spargeva copioso sul ventre.

Avrebbe voluto che lui continuasse ad accarezzarla ed a stringerla tra le sue braccia per sempre, ma il sogno durò poco, Cesare si alzò e prese a rivestirsi per poi andare alla finestra a controllare. “Si sta facendo tardi, non voglio che ritorni a casa con il buio. Sarà meglio che tu ti rivesta” le disse ormai assorto nei suoi pensieri. La prima reazione fu di rabbia, subito sostituita da un profondo sconforto. Erano stati uniti solo per pochi minuti ed ora lui era tornato quello di sempre, irraggiungibile montagna di fronte alla quale lei, piccola donna, nulla poteva. Clelia si rivestì, trattenendo le lacrime, lui l’abbracciò nuovamente e la baciò, senza accorgersi di nulla, poi lei risalì sulla bicicletta e si apprestò a ritornare a casa.

Il Capitano Stahl abbassò il binocolo e controllò che tutti gli uomini fossero pronti ai loro posti, mentre il sole che tramontava dipingeva di rosso intenso i colli all’orizzonte. Non si aspettava che fosse una cosa difficile, solo divertente, ma non voleva correre rischi.

Una volta catturata la ragazza Cesare Liguori sarebbe stato nelle sue mani, ne era certo. Il Liguori era uno di quegli stupidi per cui l’onore è tutto e non avrebbe mai cercato di salvarsi a spese di una ragazza e tantomeno se quella ragazza era la sua futura moglie.

Clelia stava quasi completando la discesa, Stahl attese che arrivasse ad una decina di metri poi sbucò dl suo nascondiglio sbarrandole la strada. Clelia si attaccò frenetica ai freni e per poco non cadde. Ancora in precario equilibrio urlò a Stahl tutta la sua rabbia “Ma è impazzito… per poco non si fa investire…”.

Stahl sorrise poi lanciò alla ragazza una lunga ed eloquente occhiata. Per la concitazione e la sorpresa, Clelia non si era resa conto che la gonna si era impigliata nella sella ed alcuni bottoni si erano slacciati. Stahl poteva tranquillamente guardare le bellissime gambe sino all’orlo delle calze ed intravedere distintamente il reggicalze. “Come le ho detto mi sarebbe piaciuto vederla indossare solo questo… ma posso comunque accontentarmi…” disse e la sua mano si appoggiò sulle cosce di Clelia afferrando il reggicalze.

Con un gesto brusco la giovane gliela scostò e, pur arrossendo violentemente mentre cercava precipitosamente di coprirsi, urlò in faccia a Stahl “Ma è impazzito… come si permette…” e si trattenne a stento dallo schiaffeggiarlo.
Lui rise apertamente divertito “Mi permetto questo ed altro… sei mia prigioniera con l’accusa di complicità con le bande terroristiche ed in particolare con Cesare Liguori… “. Solo sentendo quelle parole Clelia si rese conto di quanto stava realmente accadendo. Il peso di aver perso Cesare la schiacciò e si abbassò piangente sul manubrio della bicicletta.

Non reagì nemmeno quando una mano di Stahl si spinse nella scollatura accarezzandole rudemente il seno. Soddisfatto per essere riuscito ad umiliare la giovane tolse la mano dicendo “Ne riparleremo poi durante l’interrogatorio… adesso pensiamo alle cose serie…” ad un suo cenno un soldato li raggiunse ed afferrò rudemente Clelia facendola scendere dalla bicicletta, mentre il Capitano si allontanava ritornando poco dopo con un megafono in mano.

I tre si avviarono verso la base del colle ove sorgeva il vecchio casale della bruciata poi Stahl si arrestò ed il soldato spinse in avanti Clelia che cadde a terra. Il soldato le puntò il mitra contro. Stahl sorrise soddisfatto poi alzò il megafono portandoselo alla bocca. “Colletti… sappiamo che sei li. Hai un minuto di tempo per uscire a disarmato e con le mani in alto… altrimenti giustizieremo la ragazza…”.

Non dovette attendere molto perché le sue parole avessero effetto. La sagoma di Cesare sbucò dal casolare gettando ostentatamente a terra il mitra poi le mani si alzarono e lui incominciò a scendere verso il Capitano e Clelia. Subito altri soldati sbucarono dai ripari correndo verso di lui. Meno di cinque minuti dopo Liguori stava eretto fissando senza paura gli occhi di ghiaccio del capitano Stahl “Lei non si smentisce mai capitano…” disse Cesare “ma non mi aspettavo che giungesse a farsi scudo di una donna per evitare una battaglia…” Stahl rise di quell’insulto “Per prima cosa non ho usato una donna ma una puttana… ed il fatto che sia la sua puttana personale non cambia la cosa..” si concesse una pausa per gustare l’effetto delle sue parole.

“Dio come mi dispiace di non essere riuscito a farti secco l’altro giorno….” Disse Cesare ed aggiunse subito dopo “Se perderete questa guerra sarà solo perché l’esercito tedesco annovera nei suoi quadri tipi come te…” scaricando tutto il suo odio in quelle parole. Stahl accusò il colpo “Torniamo al comando…ci sarà da interrogare a lungo i prigionieri…”

Per evitare che potessero parlarsi, Clelia e Cesare vennero fatti salire su due camion differenti. Meno di mezz’ora dopo giunsero al comando Tedesco e vennero rinchiusi in celle separate. Clelia da sola, Cesare in una cella distante nella quale trovò il vecchio Colletti. I due uomini si scambiarono un’eloquente occhiata di disperazione poi il vecchio balbettò “Clelia ??” e Cesare con sconforto rispose “Hanno preso anche lei…” Colletti affranto annuì poi con fatica disse “Cesare, Stahl la userà senza scrupolo per costringerti a parlare…. Io sono suo padre e ti dico, non permettergli di averla vinta… nessun prezzo è troppo alto pur di sconfiggere gente come il Capitano Stahl…” schiacciati dal peso di quelle parole i due non parlarono più rimanendo muti in attesa degli eventi.

Come aveva previsto il vecchio Colletti dopo averli lasciati nella cella la notte intera, la mattina successiva, Clelia passò davanti alla loro cella, scortata da due soldati. Si arrestò bruscamente guardando nella cella dove stavano rinchiusi Cesare e suo padre, stava per abbandonarsi al pianto ed alla disperazione quando i suoi occhi incontrarono quelli del padre,e lo sguardo del Colletti fu eloquente quanto un lungo discorso. Clelia si fece forza e cercò di riassumere un contegno dignitoso. Si allontanò senza bisogno che la sospingessero.

La condussero in una stanza senza finestre, vi era una seggiola posta al centro della stanza e più spostato un tavolo con altre seggiole, la fecero sedere e poi la lasciarono sola. L’attesa era snervante, Clelia si augurava che in un modo o nell’altro finisse , anche se, ne era consapevole, quello che l’attendeva non sarebbe stato piacevole.

Finalmente la porta si aprì e Clelia vide entrare Stahl accompagnato da altre due persone, un soldato ed una donna con l’uniforme della polizia Tedesca. I tre presero posto dietro al tavolo. Stahl la fissava con il solito raggelante sorriso, il soldato aprì un libro ed inizio a scrivere qualche cosa “Bene, non perdiamo tempo, Helga, credo che lei possa procedere alla perquisizione…” disse Stahl in tedesco e Clelia non capì nulla, ma lui subito si affrettò a chiarirle quando la attendeva “Come prima cosa dovremo perquisirla per vedere se nasconde documenti o peggio armi. Per questo o chiesto alla collega di partecipare… non voglio che sia detto che ha subito trattamenti irregolari…” disse Stahl con evidente sarcasmo.

La tedesca si alzò e raggiunse Clelia. Era una donna imponente di circa quarant’anni, formosa ma non grassa, sovrastava Clelia con tutta la testa. Con modi bruschi la fece alzare e subito iniziò a frugarla con mani esperte. A Clelia dava fastidio soprattutto per la presenza dei due uomini. Dopo una prima sommaria ispezione, la donna iniziò a slacciare il vestito di Clelia. “Ma che cosa fa…” protestò lei, cercando di sottrarsi. “Il fatto di essere donna non la sottrae alle regole…” rispose Stahl mentre la donna continuava eludendo con facilità il tentativo di opporsi di Clelia.

Il vestito si aprì ed i grossi seni della ragazza sobbalzarono offerti all’avido sguardo dei due Tedeschi. Consapevole di non potersi opporre Clelia abbasso lo sguardo ed arrossì violentemente mentre la tedesca continuava a slacciare i bottoni del vestito. Non ci volle molto prima che Clelia restasse nuda , la poliziotta le lasciò soltanto le calze ed il reggicalze. A quel punto Stahl la raggiunse “Come avevo immaginato vestita così lei è veramente deliziosa…” disse costringendola a guardarlo in viso. Poi le lasciò il mento e prese a girarle intorno ammirando lo splendore di quel giovane corpo. Lo fece con lentezza ed ostentatamente per aggravare l’imbarazzo di Clelia.

“Ora la signora Helga le farà un’ispezione interna, non è insolito che le donne usino certi orifizi per nascondere oggetti importanti…” disse Stahl e Clelia si sentì morire. La Tedesca la prese con forza e la fece sedere sulla seggiola, costringendola a stare seduta in punta. Poi la costrinse ad aprire le gambe Clelia sussultò quando le dita della donna penetrarono nel suo ventre senza alcun riguardo. La donna ritrasse le dita e le mostrò a Stahl… erano sporche di sangue. “Il tuo amante deve essere stato molto focoso… ti ha scopata a sangue…ma è così che piace alle vere puttane…” disse Stahl. Ormai Clelia era sul punto di crollare in un pianto dirotto, ma non voleva piangere, non voleva dare a quel bastardo anche quella soddisfazione.

La poliziotta si rialzò e con uno strattone fece rialzare anche Clelia poi le fece appoggiare le mani sul sedile della seggiola. Clelia fu grata ai lunghi capelli neri che a causa della posizione le piovvero sul viso nascondendolo e nascondendo anche le lacrime di vergogna che iniziavano a sgorgare dai suoi nerissimi occhi. Incurante la tedesca la costrinse ancora una volta ad allargare le gambe. Sentì le mani della donna che le allargavano le sode e rotonde natiche
“E’ piccolo è stretto.. ma procederemo comunque ad ispezionare anche quello…” disse ridacchiando Stahl che poi tradusse per la poliziotta. Clelia questa volta non trattenne un urlo quando con decisione due dita di Helga le penetrarono nell’ano.

Era esattamente quello che voleva Stahl, voleva che gridasse, voleva che Cesare Liguori sentisse lo urla e che le sentisse anche Carlo Colletti. Fece un cenno ad Helga che affondò ulteriormente le dita iniziando allo stesso tempo a ruotarle e muoverle nell’ano dilatato della giovane che urlò con ancora maggior forza. Soddisfatto Stahl le fece cenno di smettere.

Clelia fu fatta nuovamente sedere, ma il dolore non si attenuava, ora piangeva senza più ritegno.
“Bene, almeno l’ispezione non ha aggravato la tua posizione… dalla perquisizione sei risultata pulita… a parte il sangue e le evidenti chiazze di sperma sul tuo corpo…” si divertì ancora Stahl. Stava per avvicinarsi alla giovane per accarezzare quel seno sodo e prosperoso, che l’attirava tanto, quando la porta della stanza si aprì e sulla porta comparve il Maggiore Jurgen Hoeness, comandante del 3° reggimento di artiglieria del quale faceva parte Stahl

“Capitano Stahl, cosa sta succedendo qui ??” domandò il Maggiore “Stavamo procedendo all’interrogatorio della prigioniera Signor Maggiore, è stata catturata in compagnia del pericoloso Terrorista Cesare Liguori, crediamo che faccia anche lei parte delle bande partigiane…” si affretto a rispondere anche se con evidente disappunto Stahl.”.

Il Maggiore Hoeness, lanciò un’occhiata a Clelia, subito si mosse ed andò a raccogliere il vestito della giovane e glielo portò, porgendoglielo con delicatezza “Non dica cazzate Stahl, tutti sanno che la signorina Colletti è la fidanzata di Liguori ed in tutti i paesi civili mogli e fidanzate non possono essere accusate di favoreggiamento ne tantomeno di complicità se non esistono prove concrete… ” fece una breve pausa, mentre i suoi occhi fiammeggianti d’indignazione si fissavano su quelli di ghiaccio di Stahl “Se ha qualche prova concreta la esibisca subito altrimenti faccia immediatamente rilasciare la signorina….” sibilò.

Clelia non capiva nulla del dialogo, ma l’intervento di Hoeness le parve comunque una liberazione. Era più che evidente che tra i due era in corso uno scontro ed era anche evidente che Hoeness non approvava come Stahl l’aveva trattata dal momento che si era subito affrettato a porgerle il vestito affinché si rivestisse.

Stahl si concesse di far trascorrere alcuni secondi, sostenendo lo sguardo del maggiore, godeva di solidi appoggi nel partito, ma non era ancora il momento di scontrarsi con il Maggiore Hoeness, fece buon viso a cattiva sorte ed ordinò al soldato incaricato di redigere il verbale dell’interrogatorio di annotare l’intervento del maggiore e di procedere all’immediata liberazione della ragazza. “Che venga riaccompagnata a casa…”Concluse il Maggiore. Non appena lui e Stahl rimasero soli, il suo tono cambiò

“Stahl, io non le piaccio e lei non mi piace… se non avesse tutti gli appoggi di cui gode l’avrei già fatta partire per il fronte russo, comunque tutto questo non conta, quello che conta è che io sono il suo comandante e che non tollero che lei usi questi metodi barbari e sadici con i prigionieri…. Non metta alla prova la mia pazienza…” sibilò furioso.

Stahl si sottrasse allo scontro “Stia certo che non capiterà più comandante…” rispose scattando sull’attenti e battendo sonoramente i tacchi “Posso procedere con gli interrogatori di Colletti e Liguori ??” Domandò subito dopo e, di malavoglia, Hoeness annuì “Si attenga strettamente ai regolamenti di guerra… se sgarra è un uomo finito alla faccia dei suoi amici di Berlino…” rispose e si voltò ed uscì per non dover più sopportare il sorriso di Stahl.

Si avviò a lunghi passi verso il proprio ufficio quando all’improvviso si ritrovò a fianco Clelia. “Che cosa ci fa ancora qui signorina Colletti, non l’hanno riaccompagnata a casa. “Mi scusi signor comandante, ma la signorina ha rifiutato di andare a casa senza prima vederla…” rispose un soldato mettendosi sull’attenti. Jurgen lo congedò con un gesto “Volevo ringraziarla…” disse con un filo di voce Clelia “Non deve ringraziarmi, ho fatto solo il mio dovere… piuttosto sono io a dovermi scusare… ma ci tengo che lei sappia che non tutti i tedeschi sono come Stahl….” E dopo una breve pausa aggiunse “Per fortuna…”

Prese una mano di Clelia e si chinò a sfiorarla con le labbra. Il baciamano, lo stesso gesto fatto da Stahl la prima volta che si erano incontrati, ma questo gesto provocò in Clelia reazioni ben diverse.
Forse per il fatto che il Maggiore la aveva appena salvata, forse per l’eleganza innata ed i modi raffinati, quel gesto a Clelia non dispiacque affatto “Uomini come lei tengono alto il nome della Germania malgrado individui come Stahl…” rispose sincera “La ringrazio.. sarebbe così gentile da farmi un favore adesso ???” le domandò Hoeness “Mi dica…” rispose Clelia “Si faccia accompagnare a casa… lei è molto provata ed in questo momento non può far nulla restando qui…”. Clelia annuì Hoeness la salutò e raggiunse il suo ufficio.

Suo malgrado non potè fare a meno di ricordare il meraviglioso corpo di Clelia nudo, che aveva visto nella stanza degli interrogatori. Non poteva in alcun modo ne approvare ne giustificare il comportamento del Capitano ma doveva ammettere che quella ragazza era una grossa tentazione per tutti. Egli stesso non riusciva a fare a meno di pensarla e di bramare quel corpo giovane e perfetto. Certo lei aveva meno di vent’anni e lui più di quaranta , ma sapeva benissimo di possedere comunque un certo fascino. Sorrise leggermente al piacevole ricordo delle sue innumerevoli conquiste. La seduzione era un gioco sottile che piaceva a Jurgen Hoeness forse più del sesso in se stesso.

A fatica riuscì a tornare a concentrarsi sul lavoro. Gli americani continuavano ad avanzare e malgrado il terreno appenninico si prestasse meglio alla difesa che all’attacco, a volte sembrava impossibile arrestarli. Si mise a studiare le carte ed i rilievi fotografici aerei delle posizioni nemiche.

Verso sera però una volta compiuto il suo dovere di soldato, si fece portare al casolare dei Colletti. Quando vide Clelia venirgli incontro ebbe un tuffo al cuore. Indossava abiti da lavoro, un fazzoletto in testa a proteggere i lunghi capelli neri, ma era comunque bellissima. “Sono venuto a vedere come se la cavava…” le disse mentre lei lo guardava con aria interrogativa.

“Per una donna è dura mandare avanti un podere da sola… comunque me la cavo grazie..” rispose lei asciutta. Il Maggiore diede alcuni ordini al suo autista, un giovanotto biondo alto e robusto. Clelia lo vide togliersi la giacca dell’uniforme “Che cosa gli ha detto ?” domandò “Nulla… Hans prima della guerra faceva il contadino… gli ho chiesto di aiutarla almeno nei lavori più pesanti. L’orgoglio di Clelia avrebbe voluto imporle di rifiutare, ma malgrado si sforzasse di non mostrarlo si sentiva distrutta dalla fatica e dalle emozioni delle ultime trentasei ore.

“Non mi offre nemmeno un caffè ???” domandò il Maggiore mostrando a Clelia un preziosissimo sacchetto di vero caffè, lei annuì e lo accompagnò in casa, non voleva irritarlo dal momento che suo padre e Cesare erano nelle mani dei tedeschi e poi erano mesi che non beveva una tazza di vero caffè. Il Maggiore Hoeness entrando si tolse il cappello “Stia tranquilla signorina Colletti, il Capitano Stahl d’ora in poi rispetterà le regole… me ne faccio garante” “Ma non pagherà per quello che ha fatto a me…” disse stancamente Clelia. Il maggiore annuì serio “Deve sapere che il Capitano Stahl ha amici molto importanti a Berlino… anche la mia autorità nei suoi confronti ha dei limiti….” Disse amaramente “Comunque anche se non lo giustifico in alcun modo debbo comunque concedergli delle attenuanti…” disse subito dopo.

Clelia lo guardò interrogativa, quelle parole cozzavano stranamente con l’idea che si era fatta del Maggiore. Lui annuì “La sua bellezza signorina…è talmente straordinaria che un uomo debole può venirne travolto e compiere azioni deplorevoli…” disse con un sorriso. Clelia imbarazzata per quel complimento distolse lo sguardo. Con abilità Hoeness cambiò immediatamente argomento lasciandole il tempo di riprendersi. Si mise a girare per la stanza e si avvicinò al pianoforte “Non vorrebbe suonare qualche cosa per me ???” le domandò.

Clelia lo vide aprire il coperchio della tastiera e provò un certo fastidio. Quello era il pianoforte sul quale Cesare le aveva dato le prime lezioni di piano, lei si era innamorata di lui in quel periodo…” “Non sono dell’umore adatto e poi non sono affatto brava…” rispose seccamente. Hoeness non si fece scoraggiare “Allora forse potrei suonare io qualche cosa per lei….” e senza attendere risposta si sedette. Le sue dita si mossero agili sui tasti in un melodioso accordo.

Clelia lo guardò stupita “So che ama la musica e so anche che il suo fidanzato è un ottimo pianista… non posso certo rivaleggiare con lui ma….. mi piacerebbe…” disse il Maggiore, Clelia non riuscì a capire se in quelle parole avesse voluto o meno mettere un doppio senso…. Il maggiore spostò il seggiolino accomodandosi alla tastiera. “Che autore preferisce ???” le domando “Forse l’allegro e spensierato Mozart ???” domandò e subito le sue dita iniziarono a trarre dalla tastiera i meravigliosi suoni del concerto K467. La ragazza non poté fare a meno di avvicinarsi.

I fatti smentivano le parole di Hoeness, il maggiore era bravissimo. Tecnicamente alla pari con Cesare, la sua interpretazione era però di una profondità immensamente superiore, la tecnica scompariva e le sue mani si muovevano magiche come se tutto fosse facile e l’unica cosa importante fosse l’interpretazione. La tecnica per Hoeness era solo un mezzo per dare forma al suo animo, e la musica che Clelia aveva sentito mille volte suonata da Cesare, suonata da lui sembrava diversa….. magica.

“Forse preferisce invece il più serio e marziale Bach…??” disse e con un rapido e melodioso accordo passò istantaneamente alla celebre toccata e fuga per poi sfumare nella meno celebre ma altrettanto meravigliosa Ciaccona. “Non la reputo così frivola… ma forse potrebbe preferire i vuoti virtuosismi di List …” continuò il Maggiore e con un elegante passaggio le sue mani iniziarono a muoversi freneticamente negli impossibili passaggi di una Danza Ungherese.

Il fischio della caffettiera strappò Clelia dalla magica atmosfera che il Maggiore era riuscito a creare “Il suo caffè….” Fisse Clelia allontanandosi. Consapevole della situazione Hoeness e dell’incanto spezzato smise di suonare e con una piccola smorfia richiuse il pianoforte.

Nei giorni successivi il Maggiore più volte tornò a far visita a Clelia ed anche quando lei andava all comando nella speranza di poter vedere il padre e Cesare lui si materializzava magicamente poco dopo il suo arrivo. Era più che evidente che le faceva la corte, ma Clelia continuava a rimanere fredda, anche se sempre più preoccupata per la vita dei suoi uomini. Un giorno si decise ed affrontò il Maggiore nel corridoio del comando “Maggiore… esigo di sapere che cosa accadrà a mio padre ed al mio fidanzato…” disse con tutta la fermezza di cui era capace.

Hoeness, la prese dolcemente per un braccio “Venga nel mio ufficio…” le disse poi mentre camminavano aggiunse “E’ stata fissata la data del processo, domani si presenteranno di fronte alla corte marziale che ho convocato…” Clelia si sentì raggelare il sangue. Entrarono nell’ufficio del Maggiore che la fece accomodare. Tutta la sicurezza di Clelia era svanita… aveva voglia di piangere.

“Vede Clelia, i reati di cui sono accusati sono molto gravi, e l’accusa verrà sostenuta dal capitano Stahl che non mancherà di far pesare la sua influenza sui membri della corte…” continuò Hoeness e la disperazione di Clelia crebbe “Li condanneranno a morte ???” domandò con un filo di voce, il Maggiore fece una smorfia incerta “Non si può dire… dipende se prevarranno le tesi dell’accusa o quelle della difesa… l’unica cosa certa è che avranno un vero processo”. Clelia scosse la testa “Lei parla di difesa… ma come possono avere una vera difesa da parte dei Tedeschi…” disse con sconforto Hoeness annuì “La comprendo… l’unica cosa che posso fare per garantirle un equo processo è incaricarmi personalmente della difesa…spero che abbia imparato a fidarsi di me in questi pochi giorni…”.

Un’ondata di sollievo riempì il cuore di Clelia… in quei giorni aveva imparato ad apprezzare la correttezza di Hoeness, che si le aveva fatto la corte ma sempre in modo garbato. Non sapeva perché ma si fidava di quell’uomo… voleva fidarsi di lui. “Non posso prometterle miracoli… ma credo di poterle garantire che non verranno condannati a morte…”
Clelia non poteva sperare di più, la gioia parve travolgerla “Non saprò mai come sdebitarmi…” disse di slancio, lui scosse la testa “Non è necessario… ma se proprio volesse farmi cosa gradita potrebbe accettare un mio invito a cena….” disse Hoeness.

Lo disse con garbo, senza nessun accento che potesse legare la sua richiesta a quanto precedentemente affermato eppure inevitabilmente nella mente di Clelia le due cose si fusero. Rifiutare poteva essere pericoloso… la vita di suo padre… e di Cesare valevano ogni sacrificio. “Con piacere comandante…mi dica solo quando….” Disse con un filo di voce “Sta quasi imbrunendo e ci sarà uno splendido tramonto… che ne direbbe di stasera ???” rispose lui alzandosi e guardando dalla finestra “Al termine della cena la riaccompagnerò personalmente a casa…” aggiunse e si voltò a guardarla “Va benissimo.. “rispose Clelia con un sorriso forzato.

“Voglio che lei questa sera sia stupenda e voglio portarla in città per comprare un vestito che faccia voltare tutti per strada…”. Clelia, venne trascinata dall’esuberanza di Hoeness, si ritrovò in macchina con lui che parlava mentre percorrendo la strada dissestata si avvicinavano a Firenze. Giungendo dalle colline lo spettacolo della città toglieva il fiato, Clelia rimase a lungo con il naso attaccato al finestrino mentre Jurgen le parlava di quanto amasse quella città culla di cultura ed arte inavvicinabili.

L’auto si inoltrò nel centro della città prima di fermarsi di fronte ad un antico palazzo. Jurgen scese e girò intorno alla macchina per aprirle personalmente la porta e le porse il braccio accompagnandola a varcare l’antico portone. Salirono un paio di rampe di scale prima che lui bussasse ad una porta sulla quale risaltava la scritta Simona Vedovato, sarta e stilista.

La porta si aprì e comparve una bella ragazza che subito si aprì in un grosso sorriso Maggiore Hoeness… che sorpresa… la signora Simona sarà felice di vederla….” Disse con evidente gioia. “Grazie Gina…” rispose Jurgen entrando accompagnato da Clelia. Gina li fece accomodare in un elegante salottino arredato in stile nel quale campeggiava un grande divano Luigi XV. Clelia guardava i quadri e l’elegante tappezzeria “Le piace ??” domandò Hoeness e Clelia annuì senza riuscire a rispondere. Pochi minuti dopo la porta del salottino si aprì ed entrò un’avvenente bionda dell’età apparente di 30 o 35 anni

“Carissimo Jurgen… finalmente ti sei deciso a venirmi a trovare…” Disse la nuova entrata precipitandosi ad abbracciare il Maggiore baciandolo calorosamente su di una guancia.
Clelia fissava la scena, la bionda era una donna molto bella, ed indossava un abito rosso fuoco, lungo sino alle caviglie, ma con una profonda scollatura che metteva in risalto i bei seni. La giovane pensò che si sarebbe vergognata ad indossare un abito simile. A fatica il Maggiore si staccò dall’abbraccio “Mia cara Simona, sono venuto ad implorare uno dei tuoi miracoli…”Se posso… sai che per te faccio qualunque cosa…” rispose la bionda dando all’ultima frase un chiaro sottinteso che fece arrossire leggermente Clelia.

Hoeness, si scostò leggermente ed indicò alla bionda Clelia. “Ti presento la signorina Clelia Colletti…ha bisogno urgente di un vestito stupendo…per una serata speciale…”, la bionda scrutò Clelia con aria interessata, poi sorrise “Mio caro Jurgen, la signorina è talmente bella che non ci sarà bisogno di alcun miracolo… comunque queste sono cose che non ti riguardano… vedi di andare a fare un lungo giro e di ritornare qui non prima di due ore.. al resto penseremo noi…” e senza indugio accompagnò Jurgen alla porta. Ridacchiando divertito il maggiore se ne andò lasciando sola ed imbarazzatissima Clelia.

Simona, tornò da lei e la prese amichevolmente sotto braccio “Vieni mia cara… ti mostrerò il meglio del campionario…” e la condusse fuori dal salottino. La portò in una sala dove poco dopo iniziarono a sfilare modelle indossando abiti stupendi… Clelia le fu grata per i consigli, altrimenti non sarebbe mai riuscita a decidersi tanto ai suoi occhi sembravano tutti stupendi.

Una volta scelto il vestito, Simona la fece spogliare ed iniziò a prenderle le misure ed a fornirle tutti i particolari d’abbigliamento, dalle calze alla biancheria intima di seta raffinatissima. Spesso, Simona approvava una scelta con frasi del tipo “Sono certa che a Jurgen piacerà moltissimo… che imbarazzavano non poco la giovane. Ad un certo punto, mentre Simona stava puntando le modifiche da apportare alla gonna Clelia non si trattenne e domandò “Conosce bene il Maggiore Hoeness ??”

Simona ridacchio “Mia cara posso dire proprio di si… diciamo che lo conosco biblicamente se capisci l’allusione…” Clelia capì benissimo arrossendo violentemente “Su non fare così.. siamo tra donne..” continuò Simona “Un uomo fantastico… un’esperienza indimenticabile anche se durata troppo poco…” s’interruppe per far sfilare la gonna a Clelia poi chiamò la sarta e le diede le istruzioni, quindi tornò dalla giovane per riprendere a lavorare sulla giacca “Tu mia cara lo conosci da molto ???” ancora impressionata dalla precedente confessione di Simona, Clelia scosse violentemente la testa e Simona rise nuovamente

“Un impenitente Don Giovanni il nostro Maggiore… ma non è colpa sua… forse del sangue italiano che gli viene dalla madre… comunque non credere che sia un farfallone… è un uomo vero… il giorno in cui troverà la donna giusta l’amerà per sempre…” poi sospirò con espressione estatica “Certamente quella donna non sarò io… ma per te c’è ancora speranza mia cara…” e subito dopo rise.

La timidezza e l’ingenuità di Clelia divertivano Simona che pur provando simpatia per la giovane si divertiva a stuzzicarla “Sai cosa mi piace di più di Jurgen… è un uomo colto e raffinato, arte letteratura musica scienze… ben poco gli sfugge, ma allo stesso tempo conserva intatti tutti gli istinti selvaggi… a letto sa essere una vera furia travolgente….” Clelia questa volta assunse un’espressione smarrita e spaventata

“Non fare così… non dirmi che non hai mai fatto all’amore con lui ???” domandò Simona e Clelia rispose scuotendo il capo “Dio come t’invidio..” scherzò ancora Simona poi però visto che Clelia appariva smarrita assunse un atteggiamento materno e lasciati da parte gli scherzi la tranquillizzò “Non ti preoccupare Jurgen è un gentiluomo… non t’imporrà nulla che tu non voglia. Ci sono pochi uomini al mondo di cui potersi fidare… ma lui è certamente uno di questi…..”

Le prove durarono ancora molto prima che Simona si dichiarasse soddisfatta, ma in quel tempo, l’umore di Clelia migliorò molto. Quando il Maggiore ritornò Simona lo portò da Clelia e lui quando la vide non riuscì a trattenere un sospiro d’ammirazione. Il vestito azzurro aveva una gonna elegantissima anche se audacemente vicina al ginocchio in modo da far risaltare i polpacci perfettamente modellati della giovane esaltati dagli altissimi tacchi. La giacca era anche molto elegante, ma tagliata in modo da fasciare ed evidenziare il perfetto seno appena mascherato da una sottilissima camicetta di seta. Un delizioso cappellino con una leggera veletta completava l’opera.

Hoeness si voltò, ed abbracciata Simona la baciò su di una guancia “Sapevo di poter contare su di te…” le disse “Vorrei che ti tanto in tanto ti ricordassi di me anche in altre occasioni…” ribatté lei maliziosa “Adesso andate… il conto sarà talmente salato che mi ci vorrà un poco di tempo per prepararlo…” scherzò, ma non troppo, la bionda. Simona Vedovato era la sarta più cara di Firenze.

Non appena usciti, Hoenes, prese Clelia per le spalle ammirandola tanto apertamente da farla arrossire “Quasi perfetta manca una sola cosa…”, lei sorpresa si lasciò sfuggire una domanda “Cosa ??” lui ridacchiò “Curiosa come tutte le donne, tra poco lo saprai…” ridiscesero le scale e risalirono in macchina. Hoeness, diede in tedesco le istruzioni all’autista , Clelia capì solo due parole “Ponte Vecchio”. Non impiegarono molto a giungere al celebre ponte.
Il sole stava lentamente tramontando all’orizzonte e Firenze offriva uno spettacolo da togliere il fiato. Clelia ammirò estasiata quel ponte che sembrava immobile nel tempo, oggi come ieri, come centinaia di anni prima.

Mentre Jurgen le parlava della storia di quel ponte che si perdeva nella notte dei tempi, a lei parve di vedere gli antichi abitanti di Firenze sontuosamente vestiti in preziosi abiti medioevali aggirarsi tranquillamente tra le vetrine dei numerosi negozi.

Hoeness fece fermare la macchiane e scesero, lui la condusse in una stupenda bottega. Doveva esserci stato poco prima, dal momento che subito il proprietario del negozio si fece avanti e mise al collo di Clelia una meravigliosa collana di perle. “Ecco adesso sei veramente perfetta…” Disse lui evidentemente soddisfatto.
Per vanità femminile Clelia non poté fare a meno di specchiarsi prima di riprendere il controllo di se e dire “Non posso accettare…”
Lui non le fece nemmeno caso ed alla fine uscirono con Clelia che aveva ancora al colo la splendida collana. Non appena furono in macchina sulla strada del ritorno lei tentò ancora una volta di rifiutare “Veramente Maggiore… non posso assolutamente accettare”, lui le prese una mano e le disse “Questa è una sera speciale… non esiste nulla d’impossibile… chissà, domani ne riparleremo…” il viaggio di ritorno fu splendido malgrado le strade dissestate, mentre risalivano le colline, Clelia non poté fare a meno di lanciare un’ultima occhiata alla stupenda città immersa nella fantastica ed irreale luce del tramonto.
Giunsero alla casa dove abitava il Maggiore che già era buio. Era una splendida villa una volta biblioteca ma da tempo occupata dall’esercito tedesco “Mi dispiace doverlo ammettere, ma anche se non condivido il fatto che l’esercito tedesco l’abbia espropriata, io mi ci trovo benissimo. E’ meraviglioso essere ovunque circondato da stupendi libri” disse il maggiore, poi le fece fare una giro della villa, le parlò delle varie stanza e dei preziosi libri contenuti, sino a che non venne l’ora di cena.

Il nervosismo tornò ad attanagliare Clelia quando vide la stanza con la tavola apparecchiata illuminata solo dalla magica luce delle candele. Lui la fece accomodare, le versò un bicchiere di Champagne “Krug…il migliore..” Commentò lui sorseggiando dal prezioso bicchiere di cristallo. Clelia fece altrettanto, non aveva mai bevuto champagne, ma la cosa non le dispiacque. Anche la cena fu eccellente, e soprattutto Jurgen seppe coinvolgerla in una piacevole conversazione tutta basata sul futuro, sulla fine della guerra e di come avrebbero voluto che cambiasse il mondo.
Malgrado tutto, quella sera lei si sentiva piena d’entusiasmo e di speranza, le pareva di vedere il suo futuro, roseo e felice, ben diverso da quei giorni quasi disperati. Una nube passò veloce negli occhi del Maggiore, e lei non l’avrebbe nemmeno notata se non fosse stato per le fugaci parole di lui. “Vorrei poter sperare anch’io in un simile futuro… ma purtroppo troppe brutte cose stanno accadendo, comunque vadano le cose, la Germania, la mia patria, avrà scavato intorno a se un baratro che la dividerà per molti anni dal resto del mondo…..”.
Scuotendo la testa come per scacciare fantasmi che Clelia non era in grado di vedere, il Maggiore si scosse e riprese il suo umore brillante e piacevole.

Dopo cena, si sedette alla tastiera ed incominciò a suonare mentre continuava a chiacchierare con lei che lo ascoltava appoggiata al grande pianoforte a coda, indecisa tra il farsi rapire da quella musica melodiosa o dalla conversazione di lui.. La musica di Hoeness era magica, le entrava nell’anima facendola vibrare come mai le era capitato in vita sua. Le ore passavano ed a mezzanotte inoltrata loro erano ancora li, Clelia avrebbe voluto che continuasse in eterno.

Si sentiva rilassata e disinvolta al punto che si era seduta sul seggiolino accanto al maggiore. Poi lui si fermò per la prima volta, la fissò con sguardo intenso prima che le sue mani iniziassero nuovamente a muoversi magicamente sulla tastiera. Le note di Al chiaro di luna.. di Beethoven iniziarono a sgorgare fresche ed armoniose come mai le era capitato di ascoltare, un brivido prese a percorrerla ad ogni cambio di ritmo e d’intonazione che Jurgen imprimeva alla melodia.

Le ultime note risuonarono interminabili mentre a poco a poco il silenzio della notte prendeva il sopravvento sulla musica ed il leggero rumore dei loro respiri restò da solo a rompere l’incanto di quella notte d’estate. Jurgen prese a muoversi impercettibilmente verso di lei. Le sue labbra arrivarono a sfiorare quelle di lei… ma Clelia non si sottrasse… e lui dopo averle concesso un ultimo istante per sottrarsi la baciò.

Era dolce… sapeva di buono, e lei ricambiò con slancio il bacio, accolse con un leggero gemito le mani di lui che si posavano per la prima volta sul suo corpo, traendo da lei sensazioni sconosciute..
Rimase abbracciata a lui anche quando Hoeness la sollevò tra l sue braccia e la condusse in camera da letto. Con gentilezza, grazia ed esperienza iniziò a spogliarla, accarezzò e baciò travolgendola sino a che Clelia si ritrovò a gemere in preda all’orgasmo ancor prima di essere completamente nuda

Le mani di lui si muovevano sul suo corpo come sulla tastiera del pianoforte traendone gli stessi meravigliosi accordi che poco prima aveva tratto dalla tastiera, solo che quegli accordi non potevano essere uditi che da Clelia. In lei non vi era più tensione ne vergogna. Anche quando lui si spinse con la testa tra le su cosce e la sua lingua raggiunse quello che in quel momento Clelia sentiva come il centro del suo essere. Poi lei lo guardò spogliarsi vide che malgrado avesse passato i quaranta, il suo corpo era sodo e muscoloso, vide il suo membro possente e la vista la riempì di desiderio, subito lo accarezzò traendo dal contatto un fitta quasi elettrica di piacere.

Senza che lui le chiedesse nulla si sollevò raggiungendo con la bocca il membro e prese a vellicarlo con la tumida lingua. Jurgen gemette di sorpresa e di piacere e gemette nuovamente quando lei lo accolse in bocca affondandoselo quanto più possibile in gola. Poi lui da perfetto pianista si trasformò in fantastico direttore e lei nella sua orchestra. Non vi fu bisogno di parole, ma le sue mani la guidarono sicure. Senza nemmeno sapere quanto stava facendo Clelia si ritrovò a stringere i suoi sodi seni intorno al membro sussultante, a massaggiarlo con le sue carni vellutate ma sode.

Si ritrovò sopra di lui urlante di piacere mentre lei stessa imprimeva ai suoi fianchi il ritmo desiderato facendo scorrere dentro di lei il membro del Maggiore.
Clelia si sentiva estranea al mondo che aveva conosciuto sino ad allora, presa solo ed unicamente da quello che accadeva in quella stanza, dal piacere indicibile che quell’uomo riusciva a donarle. Solo poche ore prima se avesse immaginato di stare carponi sul letto con lui che da dietro la penetrava con decisione accarezzandole le mammelle sobbalzanti sarebbe morta di vergogna ed invece ora le pareva normale… naturale. Gli orgasmi scorrevano nel suo corpo come acqua da una cascata mentre instancabile Jurgen le insegnava tutto quanto c’era da sapere del sesso.

E quando alla fine lui la stese sul letto e le salì sopra affondando il membro nel profondo solco dei seni e stringendo con le sue stesse mani le carni di lei iniziò a muoversi a ritmo crescente Clelia percepì chiaramente quanto stava per accadere, ma invece d’inorridire si sentì felice.

Quando sotto le spinte di un inarrestabile orgasmo lo sperma iniziò a sgorgare con violenza dal glande congestionato
e le bianche caldissime gocce iniziarono a pioverle addosso, sul petto, sul viso e tra i nerissimi capelli, lei non si sottrasse, anzi accolse quella magica pioggia con gioia. La copiosità e la durata dell’orgasmo di Jurgen le diedero la misura del piacere che aveva saputo donare all’uomo e questa sensazione nuova l’esaltò scatenando in lei un ultimo languido orgasmo.

Esausto Jurgen si accasciò stendendosi al suo fianco, ma non smise di accarezzarla, di farle sentire la sua calda presenza. Malgrado il viso di lei fosse imbrattato del suo seme, la baciò languidamente, e le baciò a lungo anche i seni, poi quando sentì che le vibrazioni del corpo di lei andavano lentamente scemando la strinse a se e lasciò che lei adagiasse la sua chioma corvina sul suo petto e giocasse con i radi ciuffi di peli appena brizzolati del suo petto. Quella notte non parlarono mai, Dormirono e si ridestarono per fare all’amore sino a che dalla finestra iniziarono a penetrare le prime luci dell’alba.

“Vorrei che tu restassi qui… almeno sino a quando non sarà tutto finito…” sussurrò allora Jurgen “Resterò sino a quando lo vorrai…” rispose lei lasciando senza vergogna che lui ammirasse il suo corpo nudo inondato di primi raggi di sole. Con malizia notò che malgrado le fatiche della notte il membro di lui reagiva a quello spettacolo. Lui assunse un’espressione dispiaciuta e disse “Purtroppo debbo andare… ti manderò la macchina che ti accompagnerà a casa per prendere quello che ti necessita…” lei annuì poi sfoderò u sorriso malizioso “Non prima che abbia fatto una cosa che desidero da molte ore….” E si passò istintivamente la lingua sulle labbra.

Gioì della reazione prepotente di lui, poi si chinò sul corpo di Jurgen e lo accolse per l’ennesima volta in bocca e diede libero sfogo alla sua fantasia. Le sue labbra e la sua lingua si mossero autonome, quasi guidate da un istinto misterioso, i sussulti del membro si fecero sempre più frequenti e decisi sino a che divennero inarrestabile e lei con gioia sentì lo sperma sgorgare caldissimo ed inondarle la bocca. Anziché rilasciarle, strinse le labbra carnose intorno all’asta, poi iniziò a bere quel caldo liquido. I gemiti di Jurgen le riempivano la mente e lei venne nuovamente senza bisogno che lui nemmeno la sfiorasse.

Restò languidamente adagiata sul letto scompigliato a guardare il Maggiore che si vestiva, lo ammirò stupendo e Marziale nella sua uniforme impeccabile non provò tristezza nemmeno quando lui se ne andò mandandole un ultimo simbolico bacio.
Spinta da un improvviso istinto si alzò, cercò affannosamente la collana di perle e la indossò. Per la prima volta in vita sua Clelia si sentiva pienamente donna, non più una ragazzina di campagna, ma una “Signora” raffinata e sensuale… i capezzoli le si indurirono per l’eccitazione lei ebbe l’istinto di toccarsi per placare il fuoco che tornava ad ardere in lei, ma si trattenne gustandosi quelle sensazioni e ripensando a tutto quanto accaduto nelle ultime 24 ore.

Trascorse molto tempo prima che ritornasse alla realtà e si ricordasse che quel giorno sarebbe iniziato il processo a suo padre ed a Cesare. Il pensare a Cesare le provocò forte turbamento. Nel breve volgere di pochi giorni Cesare si era trasformato da suo futuro marito ad una figura sbiadita nel suo cuore. Non riusciva nemmeno a ricordarsi quali sentimenti aveva provato realmente per lui. La fugace infatuazione di una ragazzina per il suo maestro di musica o un vero amore… non sapeva darsi risposta. Jurgen Hoeness aveva spazzato tutto con la violenza di un temporale estivo.

Comunque questo non significava che non le importasse più della salvezza di Cesare o che le importasse meno della salvezza di suo padre. Si vestì in tutta fretta con gli abiti vecchi e ripose il prezioso vestito in una borsa, poi attese l’autista promessole da Jurgen e quando arrivò invece di farsi portare a casa, si fece portare al comando tedesco. Dovette insistere per riuscire a vedere Jurgen “Cosa è successo ??” domandò lui preoccupato, “Voglio essere presente al processo…” disse lei con decisione “Non è prevista dai regolamenti militari la presenza di pubblico ad una corte marziale….” Rispose lui scuotendo la testa. Ma Clelia era ben decisa a non lasciarsi scoraggiare “Mio padre è un civile…” ribattè con decisione.

Hoeness tentò ancora di dissuaderla ma alla fine dovette cedere e trovare un compromesso. Sistemò Clelia in una stanza attigua a quella ove si sarebbe svolto il processo in modo che potesse facilmente udire anche se non vedere quanto stava accadendo. Poi dovette lasciarla per andare a sbrigare i suoi compiti prima dell’inizio dell’udienza della corte Marziale.
Clelia attese con impazienza e sobbalzò quando sentì la porta della stanza accanto aprirsi ed il rumore dei tacchi degli stivali percuotere il pavimento mentre gli ufficiali della corte entravano.

“Maggiore Hoeness, avrebbe dovuto presiedere lei questa corte invece di disturbarmi in un simile momento …”
disse il Generale Pferman accomodandosi sulla seggiola del presidente “Ne sono consapevole Generale e me ne scuso, ma non mi è stato possibile assicurare agli imputati un’adeguata difesa e quindi sono stato costretto ad assumere io questo ruolo…” rispose Hoeness “Il solito paladino della giustizia…” ridacchio il Generale, ma il suo tono era di approvazione. Bene Signori facciamo venire gli imputati…” disse il generale.

Clelia sentì nuovamente la porta aprirsi, poi nuovi passi, diversi dai precedenti, quindi la voce di Jurgen che diceva “Si accomodi pure qui signor Colletti e lei subito a fianco Signor Liguori…”. Clelia ebbe un tuffo al cuore nel sentire nominare il padre e Cesare, avrebbe voluto spalancare la porta ed abbracciarli, ma si trattenne “Avete qualche cosa da dichiarare prima di che il processo inizi ??” Domandò il Generale in uno stentato italiano. Non vi fu risposta alla sua domanda.

Prese la parola il Capitano Stahl, pronunciava ogni frase prima in tedesco e poi in italiano a beneficio degli imputati. Fu subito evidente che il suo obiettivo non era il Colletti ma Cesare Liguori per il quale elencò una lunghissima serie di presunte azioni ai danni dell’esercito Tedesco. Clelia rimase poi sorpresa quando Hoeness rinunciò al suo discorso introduttivo. Si era aspettata che iniziasse subito a contrastare Stahl, ma non accadeva così, eppure nemmeno per un attimo dubito della sua parola e rimase quieta ad ascoltare.

Vennero chiamati una serie di testimoni che vennero lungamente interrogati da Stahl e solo brevemente da Jurgen il più delle volte per piccole precisazioni. Una volta interrogando un sergente che aveva partecipato ad un’azione contro il gruppo partigiano di Liguori, fece un intervento più lungo dei precedenti. “Sergente Hoffman, il suo gruppo dunque è stato sorpreso da un’imboscata del Liguori, ha subito molte perdite, lamentato numerosi feriti e praticamente costretto alla resa non è vero ???” domandò Hoeness “Proprio così comandante” rispose il sergente “Ci racconti cosa successe dopo che vi arrendeste…” ordinò Jurgen. “Gli uomini del Liguori ci fecero raccogliere e curare alla meglio i feriti mentre alcuni di loro facevano saltare i camion del convoglio e distruggevano le armi, poi ci legarono tutti tranne uno che mandarono in paese a chiedere aiuto…” Jurgen annuì “Ebbe modo di parlare con il Liguori quel giorno ??” domandò ancora Jurgen “Si signor Comandante..” rispose il Sergente “E ci dica che cosa le disse ??” “Mi disse che era spiacente ma che non poteva fare di meglio per rispettare la convenzione di Ginevra sui prigionieri di guerra…” rispose il sergente “Grazie Sergente può andare…” concluse Hoeness.

Clelia sentì la voce di Stahl dire “Io avrei concluso con le testimonianze ” quindi il Generale domandare a Hoeness “Maggiore lei ha qualche altro testimone ??” “Si signor generale…. Chiamo a testimoniare il Capitano Stahl…” Clelia ebbe un sobbalzo sulla seggiola “Protesto Generale… non è possibile chiamare a testimoniare l’accusa…” sbraitò Stahl.. ” “Ed infatti io non chiamo la pubblica accusa ma chiamo lei il qualità di ufficiale del Terzo reggimento artiglieria, più volte impegnato in scontri con il gruppo del Liguori…” ribatté pronto Hoeness e subito rivolgendosi al Generale “Chiedo il permesso della corte d’interrogare il Capitano perché ritengo che possa fornire elementi utili ad un equo giudizio…” “permesso accordato Capitano Stahl si accomodi…” Clelia trattenne un sorriso nell’immaginare il viso furente del Capitano.

“Capitano Stahl… più volte lei nel corso di questo processo ha usato la parola terroristi rivolgendosi al Liguori ed al suo gruppo… vuole spiegarci su quali basi poggia questa sua affermazione….” Domandò Hoeness “Mi sembra di aver già letto l’elenco dei capi d’imputazione…” rispose stizzito il Capitano “Dunque lei basa la sua affermazione su quest’elenco che ha consegnato alla corte… le dispiace se lo ripassiamo assieme…” domandò mellifuo Hoeness “Non ne ho bisogno lo conosco a memoria e dovrebbe conoscerlo a memoria anche lei dal momento che le truppe attaccate erano le sue…” rispose con tono offensivo Stahl. “Ed infatti io me ne ricordo perfettamente… ma dalle sue affermazioni mi sembrava che fosse lei a non ricordare… lei usa la parola Terroristi… ma io in questo elenco non trovo un solo obiettivo civile… me lo conferma ??” rispose durissimo Heoness “Certo sono tutti obiettivi militari ma questo non significa…” “Lasci che sia la corte a trarre le sue conclusioni e pensi a testimoniare…” lo interruppe rudemente Hoeness

“Vede Stahl, come lei ha detto tutti gli obiettivi colpiti dal Liguori erano unità del mio Reggimento… questo naturalmente non mi fa piacere, come non mi fa piacere quando le mie truppe vengono bombardate dagli aerei o dall’artiglieria alleata… non per questo io chiamo gli avversari Terroristi….inoltre il Liguori ha organizzato agguati, imboscate, veri e propri attacchi, ma mai un attentato nel quale anche solo per errore potessero rimanere coinvolti civili. Ha lei sembra un comportamento da terrorista ??? ” concluse Hoeness, poi senza degnare di uno sguardo il Capitano e senza attendere una risposta che non sarebbe mai arrivata, si avvicino alla corte e disse “Chiedo che questa lista venga inserita tra le prove a difesa del mio assistito…” Cancelliere metta agli atti” replicò il Generale.

Venne l’ora delle requisitorie, quella di Stahl fu spietata e si concluse con la richiesta di morte per entrambi gli imputati mediante fucilazione… venne il turno della difesa “Signori della corte non vi farò perdere troppo tempo… il Signor Colletti non è accusato di altro se non di favoreggiamento e l’accusa chiede la pena di Morte. Questo modo di fare contribuisce solo a creare un clima di avversione non solo verso l’esercito tedesco ma contro l’intero popolo germanico Sono certo che voi stessi ve ne rendete pienamente conto. Per quanto riguarda il Liguori il discorso è decisamente più complesso. Certo due anni fa l’Italia e la Germania erano alleati nella stessa guerra, combattevano fianco a fianco, oggi non esiste più un’unica Italia, ma ne esistono due. La Penisola è lacerata non soltanto da una guerra disastrosa, ma anche e soprattutto da una guerra civile che la spacca in due e le cui conseguenze dureranno ben più della guerra che oggi stiamo combattendo. Lo stesso Re d’Italia ha abbandonato Roma per lungo tempo e da lungo tempo quella parte d’Italia non è più alleata della Germania…..” fece una pausa e poi riprese.

“Quale delle due Italia è quella vera… quella del Nord che è ancora schierata con noi o quella del sud che ormai apertamente appoggia gli alleati ?? Ma questo è un altro discorso, quello che ci troviamo riuniti a decidere è se, in questa situazione, il solo fatto di non indossare una divisa faccia del Liguori un terrorista a dispetto del suo modo di agire del suo completo rispetto delle leggi di guerra. L’accusa stessa ha ammesso pubblicamente che nessun obiettivo civile è mai stato nemmeno sfiorato dalle azioni del Liguori, molti testimoni hanno dichiarato esplicitamente che il suddetto gruppo adottava tattiche e comportamenti prettamente militari. Signori è fondamentale per un militare capire la guerra. Troppo facile lasciarsi andare alla rabbia ed all’odio ad ogni attacco nemico, ad ogni perdita. In guerra l’odio porta solo odio ed atrocità ed è nostro preciso compito di militari far si che ciò non accada… Dio solo sa se purtroppo questo non sia già accaduto anche troppe volte. Io vi chiedo di scrutare nel profondo dei vostri animi ed evitare una condanna che sarebbe senza appello, ma non tanto per il mio assistito quanto per l’esercito ed il popolo Tedesco. Io vi chiedo di dichiarare i miei assistiti prigionieri di guerra e di condannarli all’internamento sino alla conclusione della guerra secondo la convenzione di Ginevra”.

Il silenzio calò nella sala e vi regnò a lungo sino a che il Generale Pferman non dichiarò che la corte si ritirava per deliberare e che la sentenza sarebbe stata pronunciata l’indomani mattina.
Hoeness lasciò che la stanza si svuotasse poi raggiunse Clelia “Ho fatto tutto il possibile non ci resta che attendere e sperare…” le disse mentre lei lo abbracciava con forza disperata. Clelia si stacco solo molto dopo da lui.. il suo viso appariva più sereno e disteso “Sono certa che si salveranno… grazie a te… Ti aspetto a casa…” Lui la guardò uscire e si rese conto di provare per quella ragazza qualche cosa che mai aveva provato in passato.
Quando la raggiunse a casa la sera tardi lke portò la notizia che la corte aveva dichiarato Cesare e suo padre prigionieri di Guerra. Nemmeno cenarono, mangiarono qualche cosa a letto abbracciati nei brevi intervalli che la passione concedeva loro.

Lentamente però quei brevi intervalli di serenità diventavano sempre più brevi e sempre meno frequenti, non già perché la passione diminuisse quanto perché Hoeness era sempre più impegnato al comando. La guerra avanzava inesorabile, gli attacchi alleati sempre più pesanti e lui era costantemente impegnato al comando. Non trovandosi più a suo agio nella grande villa deserta, Clelia fece ritorno alla sua casa e fu Hoeness ad andarla a trovare ogni volta che gli era possibile.

Tra le mura amiche, Clelia ebbe molto tempo per riflettere. Tutto era ormai cambiato e si sentiva confusa… non sapeva se amava Hoeness, ma sapeva che lui le donava tutto se stesso ogni volta che gli era possibile. Cesare invece non era mai riuscito a fare altrettanto. Anche quando stava con lei la sua mente era altrove, ai suoi doveri, ai suoi progetti ora sapeva che questo non sarebbe mai cambiato e che non avrebbe mai potuto abituarcisi. Meritava e desidera qualche cosa di più… anche se ancora non sapeva che cosa.

Una notte venne svegliata da un lontano ed incessante rombo, simile ad un temporale. Clelia si affacciò alla finestra e
Vide il cielo stellato sino all’orizzonte, ma dietro alle colline, una incessante serie di bagliori illuminava a giorno la notte. Non le ci volle molto per capire che cosa stava provocando quell’immane sconvolgimento. Ebbe un brivido pensando a Jurgen…

L’indomani mattina un nuovo incessante rumore sostituì quello della notte. Clelia si vestì ed inforcata la bicicletta si diresse verso il paese. Non appena scollinato si arrestò, fissando l’interminabile fila di mezzi tedeschi che percorreva la strada. Un timore profondo l’assalì senza che lei riuscisse a capire che cosa dovesse temere. Ripartì pedalando con tutte le sue forze per raggiungere il paese. Quando vi giunse, la confusione regnava sovrana. Davanti al comando Tedesco, vi erano moltissimi camion e centinaia di uomini caricavano freneticamente oggetti e documenti.

Ad un tratto l’attenzione di Clelia venne attratta da una serie di uomini che uscirono da una porta laterale, sospinti dai militari tedeschi verso un camion in attesa. Clelia lanciò un urlo disperato riconoscendo suo padre e subito dietro Cesare. Di corsa cercò di raggiungerli ma venne respinta… riuscì solo a sentire Cesare che le urlava “Si stanno ritirando e ci portano con loro… stai tranquilla…” Cercò disperatamente di lottare, ma a nulla valsero i suoi sforzi. Allora cercò disperatamente Jurgen, ma lui era introvabile Mestamente vide il camion allontanarsi. Piangente si accasciò sui gradini del comando ormai deserto.

Si riscosse solo molto dopo, quando molto vicino a lei una macchina si arrestò. Sollevò lo sguardo e vide Jurgen che le si avvicinava “Ti ho cercata a casa ma non c’eri…” disse lui, ma Clelia non rispose “Li hanno portati via…” iniziò a ripetere tra le lacrime lui la abbracciò “Lo so, gli alleati hanno sfondato la nostra linea di difesa… dobbiamo ritirarci…” Clelia si riscosse “Te ne vai anche tu ???” e fissando il viso di Hoeness incapace di risponderle si accasciò piangendo disperatamente.

Jurgen la sollevò e la portò tra le sue braccia sino alla macchina. Fissò la bicicletta al portapacchi posteriore e la condusse a casa. Clelia affranta, giaceva inerme tra le sue braccia. La baciò e le sussurrò “Debbo andare amore mio… ma ti giuro che li troverò e li rimanderò da te… non so come ma lo giuro….e la guerra finirà presto”. Anche Jurgen Hoenes scomparve dalla vita di Clelia Colletti.

Molti anni dopo,

Alma con una manovra spericolata deviò dalla strada principale per imboccare il lungo viottolo in salita che portava al vecchio podere della bruciata. La musica infernale dei Metallica le martellava le orecchie attraverso gli auricolari del Walkman e lei scuoteva la lunga chioma nera che penzolava da sotto il casco.

Da tre anni percorreva ogni giorno quella strada per andare dal vecchio. All’inizio lo aveva fatto mal volentieri e solo perché il vecchio pagava bene e lei aveva bisogno di soldi per poter un giorno andare all’università. Ma ora non le dispiaceva affatto, anzi le dispiaceva un poco pensare che quell’anno avrebbe finito le superiori ed il successivo avrebbe dovuto lasciare il paese per andare all’università. Anche se era inverno e l’aria era pungente percorreva ogni giorno la strada con il suo motorino scassato. Giunse di slancio in cima alla collina e si arresto davanti all’ingresso della casa. Si sfilò il casco scuotendo la testa per liberare i lunghi capelli. Poi entrò nella casa urlando come suo solito “Maestro… sono arrivata, mi scusi il ritardo…”

Come al solito il maestro non tardò ad arrivare anche se trascinandosi stancamente. Alma non sapeva quanti anni avesse, del resto come tutti in paese non sapeva quasi nulla di lui, se non il nome che aveva letto sulla posta che ritirava per lui Giulio Alberighi. “Dio Santo Alma, fuori fa un freddo dannato e tu vai in giro vestita così….” Sbottò il vecchio non appena la vide. Aveva sempre da obiettare sul suo modo di vestire, ma lo faceva piacevolmente e tra loro era quasi diventato un gioco. “Quante volte glielo devo ripetere… è la moda… e poi ho già compiuto i diciotto anni e non ho ancora un fidanzato, vuole che non mi sposi ?? Devo pur mostrare la mercanzia…” si divertì a stuzzicarlo la ragazza.

“Per stuzzicare gli uomini bastano quei tuoi favolosi capelli neri e quei tuoi occhi… non sempre mostrare tutto al primo incontro è la tattica migliore…” brontolò il vecchio. “Adesso sono arrivata.. lei si metta pure comodo che sistemo tutto, magari mi suona qualche pezzo per distrarmi…” cambiò discorso Alma “Ma tu ascolti sempre quella porcheria… io non la so suonare… sono vecchio…”disse lui . Alma fece una smorfia affermativa “E’ vero, ma suonata da lei mi piace anche la musica antica…” la chiamava sempre così… musica antica.. solo per farlo arrabbiare.

Al maestro quella ragazzina piaceva, anche se si sforzava di non darlo a vedere. Era bella, anzi bellissima, e questo in una donna non guasta mai, ma alla sua veneranda età questo era un aspetto di scarsa importanza. La cosa che più gli piaceva era che la ragazza era sveglia, molto sveglia, era un piacere parlare con lei anche se fingendo di litigare come si addiceva a due persone con tanta differenza d’età. Apprezzava anche la volontà che dimostrava, da tre anni era a servizio da lui, e tutto per guadagnare abbastanza soldi per andare all’università. Per questo dall’iniziale paga era sempre e costantemente salito e non perdeva mai occasione per farle dei regali.

Stancamente si trascinò al pianoforte ed iniziò a suonare. La musica.. la sua musica, l’unica cosa che riusciva ancora a dar pace al suo vecchio e stanco cuore. Nessuno lo sapeva al paese, ma quell’anno il maestro avrebbe compiuto 100 anni. Era stanco, ed ogni giorno che si aggiungeva gli pareva un peso insopportabile, eppure non desiderava la morte anche perché aveva ancora uno scopo nella vita… il solo pensiero gli fece tremare le mani e fece una stecca, immediatamente sentì la voce di Alma che lo scherniva “perdiamo colpi….” Punto nell’orgoglio sfumò velocemente il pezzo che stava suonano e si gettò in uno sfolgorante pezzo di List. Stentò ad arrivare alla fine, e mentre passava ad un pezzo più tranquillo e melodioso, ansimava cercando di mascherarlo ad Alma che era comparsa sulla porta

“Ritiro quanto detto prima… lei è sempre il migliore…” disse sinceramente la ragazzina estasiata per la forza che quel fragile vecchietto riusciva ancora imprimere alle sue interpretazioni.
Lui riprese fiato, poi le chiese di avvicinarsi e quando lei gli fu vicina gli disse “Alma senti, vorrei chiederti un favore…” iniziò titubante “Se posso…” rispose lei distrattamente mentre con gli occhi seguiva il magico scorrere delle mani del vecchio sulla tastiera “Tra poco sarà Natale e poi il Capodanno… un Capodanno speciale… il Capodanno del secondo millennio…”

“Vuole uscire con me a capodanno… potremmo andare in discoteca…” scherzò Alma “Potrei ballare solo i lenti… e credo che li ne suonino pochi…” rispose lui stando allo scherzo “No è che per le feste verrà a trovarmi mio nipote…. E volevo chiederti di essere un po’ più presente…. magari di prepararci anche qualche cosa da mangiare… non te ne pentiresti…” si decise a dire il maestro “Suo nipote ??? e com’è carino ??? ” rispose con malizia Alma “Ma possibile che tu non pensi ad altro….” Brontolò il vecchio scuotendo la testa

“E’ carino ma è vecchio… non come me ma certamente molto più di te…” “Mi piacciono gli uomini stagionati… quasi quasi accetto… tanto nessuno che valga la pena mi ha invitata per il capodanno… quasi quasi lo passo con voi…” poi dopo una breve pausa “Anzi diciamo che ci sto… se la paga è adeguata …” il vecchio si voltò a fissarla con finta aria di disappunto ma si vedeva benissimo che era soddisfatto “Avida sgualdrinella… dovrai fidarti della mia parola…” Alma ridacchio ed andandosene concluse “Per questa volta mi fiderò… ma la gonfi bene quella busta di fine anno….”

I giorni e le settimane passavano veloci per Alma sempre impegnata in mille cose. La prima neve della stagione aveva imbiancato i colli, ma lei continuava a spostarsi tenacemente con il suo motorino anche rischiando l’osso del collo. A volte però, a causa del ghiaccio e della neve, era costretta a lasciarlo alla base della salita che portava alla casa del maestro ed a fare l’ultimo tratto a piedi. Una di queste volte, arrivando ansante dopo la salita fatta di corsa, sentì un’insolita musica provenire dalla casa “Il maestro è impazzito si è messo a suonare i Pink Floyd …” commentò tra se.

Aprì la porta ed entrò sbattendo i piedi per liberarsi dalla neve “Cosa stà succedendo qui… le prove per il veglione di capodanno… urlò dirigendosi verso il soggiorno dove stava il pianoforte. Si arresto sull’ingresso, fissando stupita l’uomo che stava seduto alla tastiera. Era un’ uomo di circa quarant’anni, dai capelli ancora biondissimi, decisamente alto “Mi scusi…” Balbettò “Credevo che fosse il maestro “Mio nonno non suona questa robaccia… preferisce questo genere…” rispose lo sconosciuto, passando disinvoltamente ad una sonata di Beethoven. Poi s’interruppe e si alzò andando incontro ad Alma “Tu devi essere Alma… io sono Roberto, il nipote del Maestro… ” disse calcando la mano sulla parola Maestro. Si stringevano ancora la mano quando il vecchio entrò “Bene … vedo che avete già fatto conoscenza.

I primi giorni Alma malgrado il carattere esuberante rimase un poco sulle sue poi però Roberto si dimostro affabile e simpatico e ben presto lei riprese il suo solito atteggiamento spigliato. Il fatto poi di aver più volte sorpreso Roberto
a guardarla con sguardo non proprio paterno, stuzzicò la sua vanità femminile e prese ad usare abiti ogni giorno un poco più provocanti sino a causare la salace reazione del vecchio “Diamine Alma.. quella gonna andrebbe bene su di una spiaggia non in montagna ed a dicembre…” ma lei pronta rispose “Colpa sua tiene sempre il riscaldamento così alto… a proposito è sposato suo nipote ???”, il vecchio se ne andò scuotendo la testa.

Quella di Alma non era stata poi tanto una battuta, il nipote del maestro le piaceva veramente soprattutto l’affascinavano quelle mani grandi e forti che però sapevano sfiorare con incredibile leggerezza i tasti del pianoforte… si era persino sorpresa ad immaginarle sul suo corpo… nulla di paragonabile a quelle degli stupidi ragazzini con i quali era uscita sino ad allora.

Venne il Natale e Alma preparò il pranzo per i due uomini Tornò nel pomeriggio per ripulire, ed il vecchio le diede un pacco, lei lo aprì con giovanile entusiasmo ed un poco delusa ne trasse un elegante cappotto “Grazie è bellissimo … ma dovrebbe sapere che io non metto questa roba…” commentò senza saper nascondere il proprio disappunto “Almeno lo provi….” Intervenne Roberto e con grazia l’aiutò ad indossarlo “Il nonno mi ha incaricato di sceglierlo dal momento che lui non si muove di qui… mi sembra che le stia veramente bene… provi a camminare..”

Alma lo fece solo per accontentarlo e non si trattenne dal guardarsi allo specchio… mentre le gambe si muovevano il cappotto rivelava un profondo spacco che ad ogni passo lasciava intravedere le lunghe e perfette gambe… quello che vide le piacque molto.. si sentiva molto Sexy… il leggero broncio si tramutò in un aperto e compiaciuto sorriso. Si rivolse al vecchio e facendogli una gustosa smorfia disse “Se lo ha comperato pensando di mascherare le mie minigonne le è andata male…” il vecchio lanciò un’occhiata al nipote che si strinse nelle spalle “Traditore…”l’apostrofò prima di lasciarsi travolgere dall’affettuoso ringraziamento di Alma.

Un pomeriggio terminati i lavori e prima di preparare la cena si sedette a studiare, e non si accorse nemmeno dell’arrivo di Roberto sino a quando lui non incominciò a suonare “Disturbo ??” domandò lui lei scosse la testa e rispose “Stavo studiando un po’ di sottofondo non farà male…” Cosa studi ??” disse lui dandole per la prima volta del lei. Alma notò che aveva lanciato una fugace occhiata alle sue gambe… con fare distratto si spostò in modo da concedergli una miglior visuale “Matematica… è l’unica materia che odio…” rispose lei con uno sbuffo. Lui rise “Ti capisco… anch’io l’ho sempre odiata…. La mia vita non è mai stata pratica… sono sempre stato circondato da arte e cultura…” “Fai il concertista ???” domandò Alma, lui scosse la testa “Un concertista mancato… ora faccio il critico musicale per svariati giornali…”

Nella sua fantasia Alma se lo immaginò elegantissimo ad una prima… circondato da bellissime ed elegantissime donne, istintivamente si mosse facendo risalire ancora un poco la già corta gonna e si compiacque della reazione dell’uomo.
Venne la notte di Capodanno, Ama arrivò con largo anticipo per preparare il cenone… Roberto si offrì di aiutarla dimostrandosi un abilissimo cuoco e raffinato nel preparare ed addobbare la tavola, mangiarono e dopo cena attendendo lo scoccare di mezzanotte Alma convinse il maestro a suonare pezzi moderni. Non fu facile… ma vi riuscì e raggiunse il primo dei suoi scopi della serata.

Il secondo fu più facile del primo, convincere Roberto a ballare con lei, molto più difficile fu mascherare il brivido che la scosse quando le mani di lui si posarono sui suoi fianchi per iniziare il ballo
Roberto si dimostrò subito un abile ballerino e la mise in difficoltà quando il maestro proditoriamente passò a suonare Valzer e Mazurche. Impacciata all’inizio, Alma imparò a lasciarsi guidare dal suo esperto cavaliere e ben presto fu in grado di evoluire agilmente insieme a lui. Venne la mezzanotte e brindarono, poi il vecchio stanco si ritirò ed Alma si mise a sparecchiare. Ma Roberto non la lasciò sola.

“Debbo ringraziarti sai… adesso che so che il nonno è nelle tue mani sono molto più tranquillo…. Ti adora lo sai ???” “Ho un fascino particolare verso i vecchietti…” scherzò lei “Lo so benissimo…” rispose lui con voce bassa e seria. Alma si bloccò voltandosi a fissarlo “Cosa intendi dire ???” domandò decisa a provocarlo ed a farlo spingersi oltre “Intendo dire che sei bellissima ed un vecchietto come me suo malgrado non può che desiderarti…” disse Roberto avvicinandosi a lei “Se adesso non mi fermi ti bacio…” continuò lui… ma Alma non fece nulla per fermarlo. Le loro bocche si fusero… le mani di lui si posarono sul suo corpo risalendo dai dolci fianchi sino ai seni prosperosi. Poi ridiscesero sulle rotonde forme dei glutei.

Le loro bocche si staccarono ed entrambi ansimarono per la mancanza d’aria ma anche per l’eccitazione “Cosa mi fai fare….” Gemette lui “Tutto quello che vuoi… tutto…” ridacchiò maliziosa Alma,,, poi scivolò lungo il corpo di Roberto accovacciandosi davanti a lui, con le piccole delicate mani slacciò i pantaloni cercò e trovò il membro eccitato del maschio. La sua bocca se ne impossessò… la sua lingua iniziò a giocarvi e continuò sino a che lui non la fece sollevare con forza e stesala sul gran tavolo della cucina non ricambiò a lungo prima di penetrarla.

Alma si morse le labbra per non urlare di piacere mentre il più devastante orgasmo della sua vita sconvolgeva il suo corpo, le sue gambe si avvinghiarono ai fianchi di lui, lo trattennero a se sino a che il caldo fiume del piacere di lui non la inondò.

Soddisfatta la furia della passione. Lui la prese tra le braccia e la condusse in camera e nel corso di tutta la notte i due diedero libero sfogo alla propria passione. Lui instancabile pareva non avere mai abbastanza di quel giovane e fantastico corpo… lei non riusciva a stare un solo istante senza che le mani di lui la sfiorassero e per alimentare continuamente il gioco gli concesse tutto quanto una donna può concedere ad un uomo… fremette di piacere ascoltando i gemiti eccitati di Roberto mentre le affondava il membro nell’elastico culetto. Non era la prima volta che lo faceva… ma fu la prima volta che ne trasse immenso piacere…Solo alle prime luci dell’alba i due stremati si addormentarono con Alma distesa sul petto di lui, i lunghi capelli neri sparpagliati e le dita ancora intrecciate ai radi peli del petto di Roberto.

Jurgen Hoeness, alias Giulio Alberighi dal suo secondo nome e dal cognome della madre di origini Italiane, richiuse dolcemente la porta della stanza di Roberto… la vista dei due abbracciati nel letto gli aveva riportato alla mente giorni antichi… quando lui e la nonna di Alma erano stati fugacemente felici….

Ma quel giorno anche Jurgen era felice… tutto era andato secondo i suoi piani… piani che aveva iniziato a formulare tre anni prima, in un tristissimo giorno in cui era arrivato al paese per assistere ai funerali della sua amata Clelia. La guerra li aveva separati, ma lui era riuscito a mantenere la sua parola e il padre di Clelia e Cesare Liguori erano tornati a casa. Clelia e Cesare alla fine si erano sposati ed avevano avuto dei figli come del resto aveva fatto lui ma mai lei aveva smesso d’amarlo e nemmeno lui aveva smesso d’amare lei. L’aveva cercata e trovata, ma mai l’aveva incontrata, eppure era certo che lei come lui non avesse dimenticato quei magici e drammatici giorni.

Al funerale aveva notato Alma. All’epoca aveva appena 15 anni ma era già l’esatto ritratto della nonna. Tutto ora sarebbe rivissuto… il suo grande amore per Clelia rifiorito anche se per terza persona e questa volta non si sarebbe mai spezzato.
Jurgen Hoenes raggiunse il salotto, aprì una vecchia cassapanca e ne trasse una vecchia foto, in cui lui e Clelia comparivano abbracciati e felici, ed il suo vecchi diario. Guardò la foto e poi con calligrafia incerta concluse la storia della sua vita.

Roberto quando si alzò lo trovò così… con un sorriso beato sul viso, la foto stretta al petto. La vista di tanta beatitudine gli fece pensare che non sempre è brutto morire. Alma prese malissimo la cosa… ma alla fine lui riuscì a calmarla ed una sera, alcuni giorni dopo, insieme iniziarono a leggere il diario del vecchio ed a rivivere la sua meravigliosa storia d’amore….

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