L’adultera scopa meglio


AdulteraEra una notte come tante altre, che Fabio trascorreva girovagando per le strade deserte della città. Girava senza una meta e gli piaceva vedere la città vuota e buia, illuminata solamente dalla luce arancione dei lampioni; di notte le strade sono silenziose e questo permette di pensare in tranquillità, avvolti da un oblio che il giorno neppure conosce.
Ogni tanto si sente il rumore di qualche auto che passa, si vede qualche prostituta, qualche vecchio ubriaco; le persone normali di notte dormono e quelli che si vedono girovagare quando è sceso il sole hanno tutte qualche problema o qualche stranezza che il giorno tiene lontano.
Quella sera faceva troppo freddo e anche gli emarginati dalla società avevano preferito rintanarsi in un posto caldo; sembrava che solo lui sentisse nonostante tutto la necessità di uscire a godersi la notte. La giornata appena trascorsa era una stata una giornata che come al solito non aveva riservato alcuna lieta sorpresa, e del resto si era costruito una vita che non lasciava spazio alle emozioni forti: aveva ventiquattro anni, era iscritto all’università che era però solo un pretesto per farsi ancora mantenere dai genitori, viveva con altri tre universitari in un appartamentino poco fuori dal centro, e passava le giornate quasi sempre solo, a pensare e a volare con la fantasia.
Era quasi l’una e Fabio stava lentamente costeggiando un piccolo parco nel centro della città; fumava una sigaretta guardandosi intorno sereno, nonostante avesse mille problemi che lo avrebbero potuto assillare; ma la notte era per lui come un sogno e i problemi della realtà, il giorno, in quelle ore non esistevano. Si mise a sedere su una panchina, si appoggiò lentamente sullo schienale, diede un altro tiro alla sigaretta. Restò per qualche minuto con gli occhi chiusi ascoltando gli impercettibili rumori, che lui oramai conosceva uno ad uno; ad un tratto però ne percepì alcuni, provenienti tutti da una stessa direzione, che non si aspettava assolutamente di sentire, tanto più in una notte solitaria come quella; sentiva, in maniera sempre più distinta, i passi veloci di una persona e degli acuti singhiozzi misti a dei pietosi mugolii. Decise di aprire gli occhi incuriosito e, dopo una rapida ricerca nella direzione da cui aveva sentito provenire quei rumori, intravide una figura che veniva nella sua direzione lungo un’interminabile marciapiede; ad un tratto sentì un breve grido, pochi istanti dopo la persona cadde a terra e Fabio non sentì più alcun suono. Pensò che fosse caduta e che perciò fosse il caso di andare ad aiutarla, ma in fondo non è che questo gli premesse poi molto. Il suo istinto lo fece comunque alzare e così iniziò a percorrere lentamente quel tratto di marciapiede che lo separava dal corpo inerme; arrivato ad esservi davanti si chinò e vide in faccia quella persona su cui aveva fantasticato durante i minuti precedenti. Non appena la guardò si risvegliò dall’oblio della notte rimandendo sorpreso e quasi incredulo. Era una giovane donna, probabilmente solo qualche anno più vecchia di lui; si accorse subito che era assai bella, ma ciò che lo colpì maggiormente fu vedere un volto del genere nella notte; lui conosceva bene i vari tipi di persone che si potevano incontrare, e quella faccia non si avvicinava a nessuno dei modelli che c’erano nella sua mente. Aveva i capelli lunghi e biondi, labbra carnose, una pelle chiara e levigata, gli occhi grandi e chiari, che gli fecero subito suppore che persona si trovasse davanti: una donna educata e pulita, agiata e di buona famiglia, che non aveva mai faticato molto e che aveva finito per passare una vita tranquilla ma troppo noiosa, la quale aveva spento la voglia di vivere con la quale era nata. Aveva tuttavia ancora una certa malizia e una curiosità ancora non del tutto sopita. Fabio si divertiva e intuire la personalità delle persone basandosi sul loro volto, anche perchè molto spesso le sue supposizioni venivano confermate.
Subito le chiese con tono pacato:
“Ti serve una mano?”
Si sarebbe aspettato, non sapendo tuttavia per quale motivo, un dolce sorriso, forse perché era portato a vedere in ogni donna il suo lato dolce, anche quando questo in realtà non è assolutamente marcato.
Lei lo guardò con aria infastidita e sbottò inasprendo lo sguardo
“Ma che razza di domanda è questa? Non lo vedi che sono disperata e che oltre tutto sono appena caduta facendomi male!”
Fabio continuò a fissarla negli occhi facendo tramutare il suo sorriso in uno sguardo cupo. Allora lei
“Scusami, mi hai preso in un brutto momento, e vorrei che tu facessi finta di non aver sentito e che mi aiutassi ad alzarmi…”
Lui subito si alzò, le prese le braccia per aiutarla e poi le cinse la vita con le mani per sollevarla, avendo visto che da sola non ce l’avrebbe fatta.
“Posso fare ancora qualcosa per te?”
“Farmi compagnia…” Disse in tono sconsolato mentre si asciugava le lacrime e metteva a posto i capelli.
La portò a sedere sulla panchina e dopo essere rimasto per un po’ fermo in silenzio estrasse dalla tasca della giacca il pacchetto di sigarette e gliene offrì una; lei la sfilò e la portò alla bocca senza dire nulla e aspettò che gliela accendesse. Poi si girò guardandolo in faccia
“Penserai di esserti imbattuto in una pazza, e invece voglio assicurarti che sono una persona fin troppo normale che ora vive una situazione del tutto particolare.”
“Infatti non lo pensavo; non sei il tipo da girare sola durante la notte”
“È così… Io a quest’ora di solito sono già a dormire da qualche ora; e adesso che sono fuori, che non posso andare a casa e sono tornata in me, ho un po’ paura e mi sento sperduta”
“Se tutto ciò che dici è un invito a raccontarmi la tua storia per sfogarti, fai pure, ho tutto il tempo che vuoi.”
“Ti ringrazio…in effetti sento proprio il bisogno di confidarmi con qualcuno, ma comunque è inutile che mi dilunghi troppo e perciò cercherò di essere breve. Sono sposata ormai da tre anni, da quando ne avevo venticinque, con un anonimo industriale quarantenne. Fu un matrimonio senza amore: io cercavo solo una stabilità economica che mi permettesse di non lavorare e al contempo di non essere mantenuta dai miei genitori e pensavo che in questo modo sarei stata felice, lui una donna giovane e bella da usare ogni tanto. Le sue aspettative furono mantenute, lei mie no. Mio marito fin dall’inizio non mi ha mai degnato di alcuna attenzione, se ne andava via per settimane e mi lasciava relegata a casa sempre sotto controllo; ogni tanto mi portava a qualche serata importante per fare bella figura. Non mi lasciava vedere nessuno ne fare nulla, perché era anche insensatamente geloso, o forse solo possessivo; non mi usava neppure per fare l’amore! Così i miei desideri sessuali dovevano essere appagati da uno schifoso vibratore… doveva farmi godere uno stupido fallo di plastica! Ed io non avevo tuttavia la forza di reagire, continuare a subire; fino ad oggi; questa sera l’ho addirittura supplicato di fare l’amore, ma lui continuava a scuotere il capo… io, una donna giovane e formosa, mi riducevo a implorare un vecchio rinsecchito… dio che schifo!! Così, presa dalla disperazione, mi sono messa un impermeabile sopra la vestaglia e sono corsa via senza dire nulla; tanto lui non se ne sarà neppure accorto.”
Fabio la ascoltò con attenzione, ma tutto quello che lei disse non riuscì a scalfire la corazza di cinismo e indifferenza che si era creato. Provò solo un po’ di pena. Guardandola si accorse che effettivamente sotto l’impermeabile aveva solamente una sottile veste da camera di seta bianca; e questa lasciava intuire le sue forme che erano realmente molto provocanti. Un seno sodo e davvero prosperoso, una vita magra e delle gambe anch’esse sode. Era forse un po’ troppa in carne per i suoi gusti, ma come lei fosse non gli cambiava assolutamente nulla.
“Ed io cosa potrei fare per te?” Disse Fabio con indifferenza.
Lei con tono supplichevole
“Non lo so… ma io non so a chi rivolgermi, ormai non ho più amici miei, non so dove andare e non me la sento ancora di ritornare al casa!”
“Quel ‘ancora’ vuole sottolineare il fatto che vuoi tornare a casa, ma non sai quando?”
“Forse sì… non vorrei… ma non posso fare altrimenti! Quell’uomo, fino a che mi possiede, non si interessa a me, ma se gli scappo, me la fa di sicuro pagare cara, dal momento mi considera una sua proprietà.”
“Capisco. Ma non so proprio come aiutarti; se vuoi al massimo posso ospitarti questo notte a casa mia, visto che tanto i miei compagni sono via.”
“Speravo che me lo chiedessi, non si come ringraziarti”
Fabio allora la guardò e abbozzò un sorriso dolce. Si alzò, le prese la mano per aiutarla ad alzarsi e si avvio in direzione della sua cosa, che non distava molto da lì. Lei si avvinghiò al lui braccio e mise la testa sulla sua spalla; lui capì che era tanto bisognosa d’affetto e così le cinse la vita col braccio ed avvicinò la testa alla sua.
Non si parlarono fino alla soglia dell’abitazione; Fabio aprì la porta, accese la luce e la invitò ad entrare. Le sfilò l’impermeabile e vedendola infreddolita pensò a come si sarebbe potuta scaldare
“Vuoi qualche cosa di caldo da bere e un vestito più adatto?”
“Be’, per quanto riguarda il bere, non se ne parla, non riuscirei ad inghiottire nulla; vorrei tanto invece un vestito un po’ più caldo di questa veste…”
Andò in un’altra stanza e le portai un maglioncino di lana, lasciato dalla ragazza di uno dei miei compagni, e un paio di pantaloni della mia tuta.
Si tolse automaticamente la veste rimanendo in mutande; prima che si coprisse i seni con una mano per pudore, mentre con l’altra si infilava impacciata i pantaloni, li riuscì ad intravedere: erano così sodi e tondi da non sembrare veri e ne fu così ammaliato che a stento riuscì a trattenersi dall’impulso di gettarvicisi sopra. Indossò poi il maglione, che le stava un po’ stretto, e ciò la rendeva ancora più sexy.
Le chiese se volesse andare subito a letto e lei gli fece cenno di sì; la condusse così nella camera di uno dei suoi compagni, accese la luce e le chiese se aveva bisogno di qualcos’altro. Lei senza dargli una risposta andò verso il letto e poi scosse il capo guardandolo. Così Fabio andò nella sua camera e dopo essersi spogliato si mise sotto le coperte.
Ma non aveva assolutamente sonno e così dopo essersi girato e rigirato nel letto si alzò per andare in bagno; uscendo dalla sua camera si accorse che quella dove stava la donna aveva ancora la luce accesa e la porta era socchiusa. Si avvicinò silenzioso e dopo aver dischiuso la porta guardò dentro: vide lei, seduta sul letto con la schiena contro il muro, che si stava masturbando! Pensò di aver ospitato una pazza maniaca e ninfomane, rimase stupito e un po’ spaventato. La donna si girò verso di lui, che subito ebbe un sussulto al cuore. Lei arrossì ma mantenne tuttavia il suo sguardo; dopo qualche istante lo invitò ad entrare. Fabio, anche se intimorito, aprì la porta e si avvicinò al letto.
“Ancora un volta, e più di prima, mi crederai una pazza. Ma io non lo sono, è solo che il mio normale istinto sessuale non appagato continua a recalcitrare dentro di me e così anche adesso. In più ho incontrato te, che hai fatto nascere in me nuove fantasie, e non ho resistito alla tentazione di toccarmi.”
In questo momento Fabio provò finalmente una grande tenerezza ma anche una grande pena; pensava che fosse assurdo che una donna del genere, a soli ventotto anni, potesse essere ridotta così.
Si sedette sul letto e lentamente avvicinò le labbra alle sue; quando le due si toccarono lei rimase immobile e così lui la baciò: fu un bacio lungo, appassionato e pieno di dolcezza, le labbra carnose di lei si muovevano lentamente contorcendosi sulle sue. Quando il baciò finì Fabio vide che i suoi occhi si erano illuminati e una lacrima le era scesa sulla guancia. Poi lei, quasi piangendo
“Grazie…” fece una pausa per riprendersi “Forse è questo di cui ho bisogno, sfogarmi con qualcuno, con qualcuno dolce ed affuettuoso come te…”
Senza dire nulla Fabio le diede un altro bacio, poi le mise le mani sotto alle ascelle e la fece distendere sul letto; lei reclinò il capo, per fargli capire che si concedeva totalmente. Allora lui, dopo essersi levato il pigiama, le tolse il maglione e iniziò a baciarle appassionatamente il collo; infilò lentamente una mano sotto i pantaloni e iniziò ad esplorarla, e sentì allora che i suoi peli erano già umidi e la carne palpitante ed eccitata; continuò ad accarezzarla, toccandole anche l’interno delle cosce col palmo della mano e ciò la fece sussultare, mise le mani aperte sulle natiche piccole e tonde, quando poi tornò a sfiorare lievemente le morbide intimità in mezzo alle gambe lei prese a fremere su di lui, e allora i movimenti della sua mano si fecero più decisi; di colpo poi strisciò su di lei fino ad arrivare con il viso all’altezza del sesso, lo iniziò a baciare, fino a cercare poi di insinuare la lingua fra le labbra, e a questo punto lei spalancò la bocca chiuse gli occhi, poi iniziò a muovere ritmicamente il bacino e infine venne una prima volta schizzando violentemente i suoi umori in aria e sul volto di Fabio.
Per qualche minuto rimasero immobili, con i corpi caldi e sudati avvinghiati. Lei poi prese ad accarezzargli dolcemente i capelli e lui le allora decise di sfilarle i pantaloni, poi le mutande, lasciandola completamente nuda. Era stupenda: la pelle chiara e liscia, era dappertutto soda e senza grasso superflo ne smagliature, i peli pubici erano chiari ed ben rasati. Affondò la testa in mezzo ai seni e prese a baciarli, poi e leccarli; lei dischiuse appena le labbra emettendo dei deboli e quasi impercettibili gemiti di piacere. Iniziò ad esplorare il suo corpo con le mani, mentre quelle di lei gli accarezzavano la schiena. Poi la baciò nuovamente, a lungo, mentre le sue mani continuavano a giocare con dolcezza sul suo corpo. A questo punto Fabio decise che era il momento di entrare in lei: dischiuse lievemente le grandi labbra e vi infilò il suo pene palpitante; iniziò a muoversi lentamente dentro di lei, che oramai emetteva dei gemiti ben udibili e si dimenava sotto di lui; Fabio entrava ed usciva, sempre più velocemente fino a che la fece arrivare ad un orgasmo di intensità doppia rispetto al precedente, che la fece quasi svenire; subito dopo lui la seguì in un dolce delirio di piacere.
La abbracciò stringendola forte e lei si addormentò subito tra le sue braccia.
Il giorno dopo, Fabio fu svegliato dal sole che era ormai già alto; dischiuse lentamente gli occhi, fece mente locale sulla situazione, si girò cercandola, ma trovò il letto vuoto. Subito si alzò; la cercò per la casa e arrivato in cucina vide un foglio sul tavolo, subito lo prese e lo lesse.
Era della donna della notte precedente: lo ringraziava caldamente e gli diceva che senza di lui, e di quella notte, non avrebbe potuto sopportare, la sua vita al fianco del marito.

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