Zia ed il sesso


Qualcuno può pensare che trombare con una settantenne, o quasi, possa fare schifo, ma io, come dice Woody, quando vedo una donna non posso fare a meno di immaginare come questa faccia sesso, senza farmi influenzare dall’età ma forse solo dall’aspetto. Scopando zia Nena mi ero reso conto che in realtà anche se settantenne lei, al contrario di quanto una persona di quell’età mi faceva pensare, aveva avuto esperienze di sesso non solo canonico ma anche quello che va un po’ fuori dalle righe. Incuriosito negli incontri successivi la spinsi a raccontarmi qualcuna delle sue storie. Quanto segue è la versione un po’ romanzata di una di queste:

Anni 70.
La donna (zia Nena) aveva circa quaranta anni. Il periodo primaverile le permetteva di indossare un gonnellino leggero e su un pulloverino.
Si guardava intorno, nel piccolo soggiorno dell’altrettanto piccalo appartamento, mentre attendeva il ragazzo. Non si aspettava una casa così; era molto ordinata e piena di libri. Anche se pomeriggio la luce era filtrata ed attenuata da pesanti tende di lino che effondevano una luce quasi rossa; ad uno dei muri era affiancato, per il lato corto, un tavolo in legno di colore naturale e gambe in alluminio, un gioiello di designe, e nell’angolo delle due pareti completamente rivestite da una libreria c’era una piccolo televisore acceso con il volume quasi assente che aiutava la fievole illuminazione. Il tutto aiutava a rendere l’ambiente assai raffinato e la donna penso di aver fatto la scelta giusta, era un marchettaro di classe.
Era intenta nella lettura dei titoli dei libri, cercando di capire che tipo fosse, e mentre questi gli continuavano a suggerire una persona raffinata e colta facendola sentire quasi a suo agio un pensiero si muoveva parallelamente: il mestiere doveva rendere bene; quando senti sulla nuca la lieve pressione delle mani di lui. Provò a girarsi ma lui aumentò, anche se delicatamente, la pressione e le fece capire che gradiva non interrompere questa situazione. Lei si lasciò andare a quelle tenere carezze, in fin dei conti era lì per questo.
Lui aveva la mano esperta ed iniziò a muoversi lungo la schiena sicuro di ciò che provocava ad ogni cambiamento di pressione dei polpastrelli. Lei iniziò a fremere, la cosa le piaceva fisicamente e le piaceva mentalmente, era ciò che si aspettava dopo tutto quello che aveva visto intorno a se. Le mani scendevano fino a pochi centimetri dal culo, senza fretta e con una cura particolare dovuta alla sua esperienza, e con altrettanta novizia risalivano fino al collo che avvolgevano con delicatezza. Dopo alcuni minuti del semplice va e vieni lungo le spalle, quando sentì che lei era pronta, le mani iniziarono a risalire sul davanti. Girarono sul ventre piatto, lo accarezzarono delicatamente e salirono su verso il seno. Le mani, a mo’ di coppa, avvolsero, in una carezza quasi vellutata, i due seni non enormi ma sodi e ben alti. La punta delle dita eccitava i capezzoli che ad ogni colpo rispondevano diventando sempre più duri e turgide. Il suo respiro dava il segno di quanto gradisse questo massaggio e lei non poté fare a meno di allargare le gambe sentendo l’eccitazione crescere ed il suo intimo entrarle lentamente nella fessura mentre questa si apriva.
Era tutto perfetto e lei era lì per trasalire quando qualcosa cambiò nei modi di lui. Le mani che le scendevano lungo i fianchi la afferrarono ai gomiti con una presa ferma e lui costrinse lei a poggiarli sul tavolo lì vicino. Ora la sua posizione era quasi a novanta gradi e questa la costringeva a spingere il culo verso il bacino di lui. Provo a girare la testa ma una delle mani di lui corse al suo collo e questa volta facendo forza in maniera anche un po’ dolorosa la costrinse a faccia avanti. Per un attimo ci fu molta confusione nella sua testa; lì in quella posizione, con la sua mano che la forzava in quella posizione, si chiese se avesse fatto la scelta giusta. Più di un anno di autoerotismo le avevano fatto pensare che pagare una marchetta per interrompere tutto questo era la cosa giusta da fare e poiché sapeva che il figlio di una sua amica era del ramo aveva deciso per lui. Ma tutti questi pensieri durarono solo il tempo che lui impiegò a risalirle le gambe con l’altra mano e quindi a premere due delle cinque dita sulla parte alta della fica. In quel momento il suo cervello riprese contatto con la realtà: un lieve dolore ma anche un grande godimento. I suoi occhi la sorpresero. Si accorse che di fronte a lei c’era uno specchio e l’immagine che rifletteva era sia spaventosa che eccitante. Lì vedeva una donna di quasi quaranta anni con la faccia stravolta dal piacere che dietro di lei le dava un ragazzo di venti anni con un volto da diciasettenne. Questa cosa la colpì comunque meno violentemente del piacere che provava. Le piaceva sentirsi un oggetto e lui sembrava averlo capito.
Di colpo ci fu un ulteriore variazione. Lui abbandonò la stimolazione della sua vulva, le abbassò i collant fino a metà coscia e spostato leggermente il perizoma le infilo il dito medio su per il culo. Non era la prima volta che il suo culo era sottoposto a questa pratica ma la sorpresa era stata comunque forte. Lei cercò di muovere ritmicamente il bacino ma lui puntò il suo in modo da bloccarla ed iniziò a pompare energicamente con il dito. Questo movimento a ritmo forzato e senza lubrificazione era doloroso e bellissimo ad un tempo. Lei non poteva partecipare, era li passiva ma la cosa non le creava alcun problema. Stava per venire. Lui non voleva farla godere e si fermo con il dito medio in lei. Dopo qualche secondo di immobilità lei recupero coscienza di dove era e di ciò che stava accadendo; aprì gli occhi e vide che il suo volto non aveva la minima traccia di godimento. Era quasi decisa a chiedersi il perché quando vide un lieve movimento del bacino di lui e sentì qualcosa penetrare come il burro la sua fica ma capì non poteva essere il cazzo. Era rigido, non si adattava alla vulva come avrebbe fatto un pene in carne ed ossa ma la costringeva alla sua forma cilindrica perfetta. Questa però non era la caratteristica che l’aveva sorpresa di più. Lo strumento che lui stava utilizzando era freddo, freddissimo. Il movimento la stimolava e la eccitava ma contemporaneamente il freddo le anestetizzava la parte. Lei era sommersa da una confusione di sensazioni e non riusciva a seguire il suo godimento abbastanza per arrivare alla sublimazione. Il tutto andò avanti quanto bastava a fargli perdere completamente la sensibilità della vagina ed intanto la mano che le teneva la nuca si era spostata al seno e praticamente la stava mungendo anche con una certa energia ed il dito inserito nel retto stantuffava anche se a frequenza ridotta. Proprio da quest’ultimo partì l’ultima variazione sul tema. Lui lo estrasse contemporaneamente al fallo freddo e dopo poco, senza che lei avesse il tempo di riprendersi, senti il cazzo di lui entrargli nel culo con forza. Lei ormai era sopraffatta dal particolare piacere e dalla stanchezza fisica e quel cazzo era come la classica cilieggina sulla torta ma lui la sorprese ancora. Come se il piacere di lei non esistesse diede solo pochi colpi, otto o forse dieci, e le venne copiosamente dentro.
Lei piegò le ginocchia ed adagiò la parte superiore del suo corpo sul tavolo. Lui ristette qualche istante dentro di lei, poi si sfilò ed andò in un’altra camera. Lei con il volto appoggiato su una guancia, vide lui sfilare e contemporaneamente sentiva il suo liquido seminale colarle dal culo. Lei fece un ultimo sforzo, fece passare la mano sotto il ventre si infilò il medio dentro la fica e tirò con forza verso l’alto. Fu una fortissima scarica di piacere; la percorreva dal perineo alla nuca e la costringeva a digrignare i denti ed a chiudere gli occhi.

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