Amiche violentate al concerto


violentateSono 55 mila lire” disse il negoziante. Laura (19 anni) pagò e uscì. Appena fu fuori dal negozio cominciò a saltellare come una pazza: era troppo felice. Erano mesi che aspettava quel momento. Finalmente sarebbe andata a vedere i Metallica dal vivo. Non li aveva mai visti prima, anche se erano il suo gruppo preferito, e questo l’eccitava tremendamente.
Mentre tornava a casa, tra sé e sé pensava con chi ci sarebbe potuta andare: con il suo ragazzo si era lasciata da poco, e non le passava nemmeno per l’anticamera del cervello di telefonargli per chiedergli di accompagnarla al concerto; tra le ragazze della sua compagnia non c’era nessuna a cui piacesse quel genere di musica, e lei sapeva che non sarebbe riuscita a convincere nessuna di loro a venire con lei. Rimaneva solo la sua migliore amica (18 anni): erano già diverse settimane che non aveva più notizie di lei, esattamente da quando era tornata dalla vacanza a New York. Non l’aveva ancora perdonata per averla mollata in quel modo, e questa poteva essere l’occasione per rimediare all’offesa che le aveva fatto. Anche a lei infatti i Metallica piacevano molto (non per niente era la sua migliore amica), e non sarebbe stato difficile convincerla a venire con lei. Come rientrò in casa, prese subito il telefono e la chiamò.
“Ciao sono Laura”. A queste parole seguirono attimi di silenzio, in cui nessuna delle due sapeva cosa dire. Ma bastarono un paio di minuti per chiarire tutta la faccenda e riappacificarsi. Rimasero al telefono per più di un’ora, raccontandosi tutte le novità e gli avvenimenti successi nelle settimane in cui non si erano sentite. Alla fine della telefonata rimasero d’accordo: sarebbero andate insieme al concerto.
E venne il gran giorno: si alzarono al mattino presto per prendere il treno per Milano. Dopo essersi vestite si fermarono in un negozio di alimentari per prendere qualcosa da mangiare e da bere. Arrivate in stazione, si misero ad aspettare il treno, che ovviamente viaggiava con circa mezz’ora di ritardo. Dopo varie peripezie e districandosi tra treni e autobus, arrivarono sul luogo del concerto verso mezzogiorno. L’area era già affollata da diverse centinaia di ragazzi che non aspettavano altro che il concerto iniziasse. Laura e la sua amica cercarono una zona libera, si misero a sedere e mangiarono qualcosa per ingannare l’attesa. Il sole era alto nel cielo, e la temperatura doveva essere vicina ai 30 gradi.
Verso le cinque aprirono i cancelli. La gente cominciò a correre verso l’ingresso, e un sacco di ragazzi rimasero schiacciati dalla bolgia infernale che si era creata in prossimità dell’ingresso.
Laura e la sua amica riuscirono a raggiungere una buona posizione: non proprio davanti al palco nelle prime file, ma abbastanza vicine da godersi appieno lo spettacolo che di lì a poche ore sarebbe iniziato.
Le ultime ore prima dell’inizio del concerto furono le più lunghe: un’intera giornata sotto il sole le aveva completamente stremate, e l’attesa si faceva ormai spasmodica. Alle nove e mezza in punto tutte le luci si spensero, ed un boato della folla accompagnò l’inizio del concerto. La gente cominciò a saltare come impazzita, ed uno alla volta uscirono tutti e 4 i componenti del gruppo. La folla era letteralmente in delirio, ed anche Laura e la sua amica urlavano come matte. Cominciarono il concerto inondando la gente con un muro sonoro: migliaia di Watt sparati nelle orecchie dei presenti. Le prime file erano una cosa pazzesca: gente che si spingeva, che saltava, si dimenava, il tutto a ritmo della musica scatenata dei Metallica.
Il concerto filò liscio, e nella prima parte dello show i Metallica riproposero tutti i maggiori successi degli ultimi due dischi. Ma fu nella seconda parte del concerto che successe il fattaccio: dal momento esatto in cui il gruppo cominciò a riproporre i suoi vecchi successi degli anni 80, quelli che li avevano resi famosi, la gente intorno a loro, che fino a quel momento era rimasta tranquilla, cominciò ad agitarsi. In un primo momento non ci fecero caso, ma man mano che il concerto incalzava la situazione si faceva sempre più intollerante. Intorno a loro c’erano soltanto ragazzi, ed erano tutti più alti e più grossi. La birra volava a fiumi, e ogni tanto si vedeva volare anche qualche bottiglia vuota. Oramai quasi tutti erano completamente ubriachi e devastati da quel cocktail di alcool e Metal.
Fu a un certo punto che uno ebbe l’idea. Mentre saltava e spingeva tutti quelli intorno a sé, si accorse che lì vicino in disparte c’erano quelle due ragazze sole. Passò un attimo dal momento in cui pensò quello che pensò al momento in cui lo mise in pratica: fu sufficiente un urlo al branco che circondava le due ragazze.
“Ragazzi, queste puttanelle sono nostre, scopiamole!!!” Non fecero nemmeno in tempo a realizzare quello che stava succedendo, che si trovarono letteralmente sommerse da un’orda di ragazzi ubriachi e assatanati. Furono trascinate in terra, mentre le mani dei ragazzi cominciavano a toccare le parti intime. Vennero separate quasi subito: l’amica fu trascinata lontano da lei, ed ognuna a questo punto era circondata da un diverso gruppo di ragazzi. Laura cercò di ripararsi, ma non ci fu nulla da fare: i ragazzi le tirarono via le mani, e, tenendola ferma, cominciarono a spogliarla. Prima le levarono le scarpe, poi i jeans e la maglietta, finchè non rimase solo con le mutandine e il reggiseno. A quel punto un paio di ragazzi presero dallo zainetto due bottiglie di birra ancora piene, e cominciarono a versarle sul corpo di Laura, mimando con la bottiglia come se le stessero pisciando sopra. La birra sul corpo di lei cominciò a rendere trasparente la sua biancheria intima, con l’effetto di eccitare ancora di più i ragazzi. Il primo e più deciso la tirò su per i capelli, la mise in ginocchio davanti a sé e si tirò fuori il cazzo:
“Prendilo tutto in bocca!” Glielo spinse fino in gola quasi soffocandola, mentre gli altri, eccitati dalla situazione, cominciavano a slacciarsi i pantaloni.
Il concerto intanto continuava, ed in mezzo alla bolgia nessuno si era accorto di niente. Laura ora si ritrovava con un cazzone in bocca che la scopava, altri due cazzi in mano da smanettare e un gruppo imprecisato di ragazzi che li circondavano, ognuno col suo uccello in mano che si godeva lo spettacolo. La tirarono su di peso, la misero a novanta gradi, e mentre due ragazzi a turno la tenevano ferma gli altri le leccavano la fighetta che ormai cominciava ad essere fradicia di umori. Lei non ricorda più quante lingue fossero: 10, 100, le sembrava di impazzire. Aveva addosso un fortissimo odore di birra, che se da un lato la nauseava dall’altro le provocava una forte eccitazione. All’improvviso sentì un dolore fortissimo da dietro: qualcuno aveva preso una bottiglia di birra vuota e aveva cominciato a scoparla. Le faceva male quella bottiglia che faceva su e giù, ma non poteva dirlo perché aveva il cazzo di quel amiche violentateragazzo in bocca. Aveva pensato perfino di morderglielo, ma poi lì in mezzo l’avrebbero riempita di botte, per cui decise di lasciar perdere e sopportò in silenzio il dolore. Di lì a poco un altro prese un’altra bottiglia e gliela infilò nel culo: stavolta il dolore fu troppo forte. Si levò l’uccello di bocca e lanciò un urlo. Subito uno dei ragazzi le tirò uno schiaffo e le tappò la bocca…
“Zitta, sgualdrina! Vuoi forse che ci scoprano? Prova ad urlare ancora e quella lingua te la taglio”.
Laura, sempre più disperata, a quelle parole chinò il capo, mentre gli altri ragazzi dietro di lei ridevano e si divertivano stantuffandogli le bottiglie nei due buchi. Non si era mai sentita così umiliata. Lanciò un occhiata fuori dal gruppo, per vedere che fine avesse fatto la sua amica; vide che era a pochi metri da lei, in una situazione non certo migliore: era seduta sopra un ragazzo che se la stava scopando nel culo, mentre tutti gli altri gli erano intorno, e lei poverina si ritrovava la faccia circondata da una serie di cazzi: lunghi, corti, grossi, storti. Di tutti i tipi insomma. Si sentiva un po’ in colpa per lei, perché l’aveva convinta a tutti i costi a venire a quel maledetto concerto.
Mentre pensava queste cose, i ragazzi le tolsero le bottiglie di birra, le strapparono le mutandine e a turno cominciarono a scoparsela in tutti e due i buchi. Sentiva la fighetta che le andava a fuoco, martoriata com’era da quei cazzoni turgidi che si insinuavano dentro di lei sempre più in profondità. Alcuni addirittura usavano il suo reggiseno come se fossero le redini di un cavallo, dandole così il giusto ritmo, come se lei fosse una cavalla da monta e i ragazzi gli stalloni che dovevano provare piacere. Si avvicendarono diverse decine di cazzi diversi, o meglio diversi cazzi, dato che qualcuno potrebbe averla penetrata più di una volta. E Laura godeva. Non voleva ammetterlo ma godeva. Non aveva mai goduto tanto in vita sua, e solo ora si sentiva una vera troia. Ripensava a quando stava con il suo ex ragazzo: lui le dava due colpi la sera prima di andare a letto, poi si girava dall’altra parte e si addormentava. E lei rimaneva insoddisfatta. Raramente infatti raggiungeva l’orgasmo, e questo era stato uno dei motivi per cui la loro storia era andata a finire male.
Quella sera di orgasmi ne aveva già raggiunti tre. E la sua sorca non smetteva di colare: era fradicia, i ragazzi a turno se la contendevano, se la leccavano, a volte in due contemporaneamente, e lei si sentiva sempre più bagnata tra le cosce. Gli infilavano i cazzi un po’ davanti e un po’ dietro, ma per lei non faceva differenza: lei godeva lo stesso.
Qualche ragazzo che soffriva di eiaculazione precoce cominciò a venire, e lei sentì un paio di schizzi caldi inondarle la schiena. Non diede troppo peso alla cosa, e continuò a farsi scopare come se niente fosse.
A quel punto i due gruppi di ragazzi si aprirono, e trascinarono strisciandole per terra le due ragazze, in modo che fossero una accanto all’altra. Erano entrambe stremate, e l’amica di Laura piangeva. I due gruppi si ricompattarono intorno a loro, e tutti cominciarono a farsi una sega. Che spettacolo che si presentava davanti ai loro occhi: una ventina di ragazzi, tutti con il cazzo duro rivolto verso di loro, che se lo menavano e si immaginavano il momento in cui avrebbero potuto ricoprire queste due troie di sperma. Laura abbraccio stretta stretta l’amica. Nel giro di un paio di minuti i ragazzi cominciarono uno dopo l’altro a venire, e fu una vera pioggia di sborra: i primi si accontentarono di schizzare in faccia, sui capelli e sul loro corpo. Ma quelli che vennero dopo no: vedendo già i capelli e il viso pieni di schizzi bianchi e densi, le prendevano, indifferentemente l’una o l’altra, per i capelli e avvicinavano la loro bocca all’uccello. Non ricordano nemmeno quante sborrate in bocca gli fecero quella sera. Laura dopo la terza schizzata aveva già la bocca piena di sperma, ma non aveva nemmeno il tempo di fermarsi per sputarla in terra: appena uno le toglieva il cazzo dalla bocca ce n’era subito un altro pronto a sborrare. E la roba bianca le colava a fiumi dai lati della bocca, mentre un cazzo dopo l’altro trovava la soddisfazione dentro di lei. A volte per non affogarsi era costretta a ingoiarne un po’, ed addirittura un paio erano stati costretti a sborrarle sulle mani perché in bocca aveva già un altro cazzo.
Quasi in concomitanza con l’ultima schizzata, si accesero le luci del palco. Il concerto era finito, e loro non se ne erano nemmeno rese conto. I ragazzi, quando videro le luci riaccendersi, si tirarono su Porno amichei pantaloni in fretta e, facendo finta di niente, si mischiarono con la folla e si diressero verso l’uscita. Laura e la sua amica rimasero diversi minuti lì sdraiate in terra: la gente passava e le evitava, facendo finta di non vederle. Come la folla si fu un po’ sfoltita, si alzarono in piedi entrambe e si guardarono in faccia: erano irriconoscibili. Avevano le facce coperte da litri di sborra. Raccolsero i loro vestiti sparsi e con questi si pulirono un po’ alla meglio, e, dopo essersi rivestite, si diressero verso l’uscita.

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