Agosto ’95


Era la fine d’agosto del ’95, eravamo in un bar, tutta la classe appena diplomata, io e lei. Stavamo festeggiando il diploma e chiacchieravamo. Fra me e lei non era successo mai niente, tutto l’anno scolastico era passato senza che io riuscissi a farmi avanti. Però avevamo instaurato un bel rapporto, ci sentivamo spesso e spesso uscivamo insieme.
Parlavamo anche di sesso e lei mi aveva svelato i suoi ideali, la scelta di conservare la sua verginità. Io assecondavo le sue idee anche se la voglia di stare con lei era grandissima. Dopo un po’ che si chiacchierava fra amici lei mi chiamò chiedendomi di accompagnarla a casa perché aveva dimenticato un libro che doveva prestare. Accettai, e in un attimo fummo a casa sua. Non c’era nessuno in casa, i suoi erano a cena fuori, salimmo in camera per prendere il libro.
Lei aveva indosso un vestito tutto d’un pezzo che lasciava immaginare il suo bellissimo corpo, la gonna larghissima era poi l’indumento che preferivo. In camera sua cominciò a rovistare nei cassetti, durante quest’operazione spesso si chinava in avanti e nel fare questo il suo sedere entrava prepotentemente nella mia visuale. Lei aveva il fisico tipico mediterraneo, non molto alta, capelli castano chiari con sfumature rosse, un bel seno proporzionato e quei fianchi larghi che davano al suo sedere la forma di un cuore, mi faceva impazzire, aveva la carnagione bianchissima e la cosa la rendeva ancora più bella. Gli attimi scorrevano velocemente, mentre io immaginavo miglia di modi per dirle che l’amavo. Lei stava ancora rovistando quando io presi finalmente la mia decisione, avrei tentato, anche a costo di rovinare una bella amicizia.
Mi avvicinai, ma mentre stavo per toccarle le spalle lei si girò, aveva trovato il libro, e mi trovò vicinissimo a lei, fermo con le braccia alzate in avanti come un sonnambulo. Mi chiese se c’era qualcosa che non andava, ma io ero come paralizzato, un attimo di lucidità e le presi il viso fra le mie mani, piegato un po’ di fianco avvicinai il mio e la baciai, un bacio brevissimo, sulle labbra, ma bastò per farle cadere il libro per terra. Continuai a baciarla, ogni nuovo bacio, restavo sempre di più a contatto con le sue labbra, finché non le sentì schiudersi sotto le mie.
Continuai non so per quanto tempo a baciarla e a far scorrere la mia lingua sulla sua, la stringevo a me e sentivo il suo seno spingere sul mio petto, sentivo i suoi respiri e anche le sue mani che mi stringevano a lei. Ormai l’estasi del momento si era impadronita di me, non pensavo più a niente, volevo solo farla mia. La baciavo ancora quando la presi per i fianchi e sollevata da terra la feci sedere sul tavolo e mi avvicinai ancora di più a lei che adesso mi stringeva a se con le sue gambe che cominciai a sfiorare delicatamente con le mie mani.
Erano bellissime, calde sotto le mie mani, lisce e tese, sentivo tutti i suoi muscoli vibrare mentre la sfioravo ora con il palmo ora con i polpastrelli delle mie dita. Iniziai a baciarle il collo e piano piano scesi sulla sua scollatura, sul suo seno ancora coperto dal vestito, sul suo pancino finché non mi trovai in ginocchio davanti a lei che mi passava le dita fra i miei capelli. Le baciavo l’interno delle cosce mentre alzavo la gonna, salì sulle gambe con la mia lingua e mi ritrovai davanti ai suoi slip che lasciavano vedere in trasparenza il suo sesso scuro e pronunciato. Iniziai a baciarle il sesso da sopra gli slip, finché non iniziai a farli scendere con le mie mani che adesso giocavano sui suoi fianchi.
Erano arrivati sulle sue ginocchia quando le mia lingua iniziò a giocare con le sue labbra che già sentivo pulsare sotto i miei tocchi e cominciai a succhiarle il clito che era turgidissimo. Sentivo i suoi mugolii e i suoi umori scorrere sulla mia lingua che assaporava tutto con avidità. Mi staccai dal suo sesso per tornare sulla bocca che subito mescolò la sua saliva agli umori che ancora avevo sulla lingua. Le mie mani stavano abbassando le spalline del vestito che caddero lasciandomi la vista di quel seno sodo, gonfio che aspettava solo le mie labbra.
Vedevo i suoi capezzoli spingere sulla stoffa del reggiseno che abbassai sulla sua vita lasciando saltar fuori le sue mammelle che assaporai immediatamente. Quei capezzoli stavano adesso sotto la mia lingua che li leccava e ci girava intorno, quando non li morsicavo con le labbra sentendola vibrare fra le mie braccia. Lei era molto silenziosa, raramente si sentiva mugolare, ma il suo respiro era affannoso e le sue mani mi guidavano la testa adesso su di un capezzolo adesso sull’altro che ormai erano resi lucidi dalla mia saliva.
Io ero ancora vestito e il mio cazzo durissimo premeva sui jeans, mi faceva molto male, ma non avevo un attimo per liberarlo, le mie mani scorrevano sul suo copro e non riuscivo a staccarle dai sui seni che adesso stringevo, avvicinavo fra di loro, avvicinavo alle mie labbra. Continuai a pomiciare ancora per un po’ mentre una mia mano stava violando le sue intimità che, mentre lei allargava le sue gambe, violavo con il mio indice che, fatto scendere lentamente fra i suoi umori, cominciava a vibrare dentro il suo sesso caldo, umido e scivoloso.
Erano ormai caduti tutti i suoi pudori quando la voltai e la feci appoggiare al tavolino, continuavo a baciarla sul collo e sulle labbra mentre giocavo con i suoi seni che adesso penzolavano nelle mie mani e facevano sentire tutta la loro consistenza. Mi misi nuovamente in ginocchio dietro di lei e sollevata la gonna vidi il suo splendido culo che si offriva alla mia bocca. Subito affondai il viso fra le sue natiche e cominciai a leccarle, leccando il suo sesso da dietro.
Lei roteava il suo sedere, mentre ancora appoggiata al tavolino allargava le sue gambe per offrirmi sempre di più le sue labbra. Erano ormai umidissime, quando mi misi a giocare con il suo stretto forellino rosa, lo leccai a lungo e dai suoi brividi capii che le piaceva. Ormai ero però al mio limite e alzatomi in piedi liberai il mio cazzo che saltò fuori in tutta la sua lunghezza. Mi appoggiai a lei stringendo le sue mani nelle mie e appoggiai il cazzo nel solco fra le sue natiche. Senti ancora un altro brivido, che si confuse con il mio.
Adesso la punta del mio arnese bagnatissima era a contatto con le sue intimità dove mescolava i suoi umori ai miei. Non ci siamo detti niente, ho afferrato il mio cazzo e l’ho puntato deciso sulla sua fighetta umida, larga nella attesa. Appena poggiata la punta lei si ritirò un attimo per poi avvicinare il suo sesso chinandosi ancora di più. La punta scivolò dentro, fino ad arrivare all’imene che con un colpo secco e deciso sfondai.
Ero dentro, le presi nuovamente le mani nelle mie e cominciai a muovermi avanti e indietro, prima lentamente poi sempre più velocemente, lei cominciò ad assecondare i miei movimenti finché non ci trovammo perfettamente sincronizzati in una scopata memorabile. Ormai andavo sempre più deciso e sempre più a fondo, mentre con le mani avevo cominciato a massaggiarle i seni, che stringevo sempre di più tirandola verso di me ad ogni nuovo affondo.
Non so quanto andammo avanti così, era bellissimo far scivolare il mio cazzo in quella figa calda e scivolosa. Senti lei che disse il mio nome mentre veniva sotto i miei colpi e quella voce mi fece schizzare tutto il mio sperma dentro di lei. Sentivo gli schizzi uscire dal mio cazzo e le contrazioni della sua figa stringerlo. Ancora qualche colpo di reni e finì tutto. Siamo rimasti così, finché il mio cazzo non si afflosciò ed usci spontaneamente dalla sua figa e anche quando fu fuori siamo rimasti abbracciati in quella posizione.
Poi lei si girò, un altro bacio e si avviò verso il bagno, si pulì, poi andai io e quando pronti tornammo al bar dove certo ci stavano aspettando. Non disse una parola durante il tragitto teneva la sua mano sulla mia sopra il cambio, arrivammo al bar dove una voce disse:
M. hai preso il libro?? !!tutto questo tempo?
E lei rispose:
scusami, ma non siamo riusciti a trovarlo, mi dispiace lo scendo domani.
L’estate trascorse veloce, lei partì per l’università e non ci scambiammo più una parola, so che adesso è fidanzata, chissà se anche lei ricorda ancora quell’agosto del ’95.

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