La mammina ama il cazzo duro


Da quando lavoro nel turno pomeridiano ho molto più tempo libero da dedicare alla famiglia, in particolare modo al mio bambino.
 Riesco ad accompagnarlo all’asilo tutte le mattine, luogo che fino a qualche mese fa non avevo mai frequentato.
 Sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’alto numero di mamme giovani e carine che accompagnano i figli. In particolare di una biondina con i capelli a caschetto, sempre abbronzata, con due bei seni ed un sedere da favola.
 Accompagnando mio figlio giorno dopo giorno acquisivo particolari su di lei. Conoscevo i suoi orari e la strada che percorreva la mattina. Era facile per me organizzare degli incontri pseudo casuali lungo il tragitto per compiere l’ultimo tratto di strada insieme.
 Dopo qualche tempo avevamo raggiunto una buona conoscenza reciproca. Monica ,questo il suo nome, non lavorava e trascorreva la maggior parte del tempo curando la casa. Il marito, dirigente in una importante ditta, trascorreva la maggior parte della giornata al lavoro o in trasferte all’estero.
 Un giorno dopo aver lasciato i figli all’asilo la invitai in un bar vicino a prendere un caffè. Ci sedemmo al tavolo e iniziammo a parlare. Notavo in lei uno stato di agitazione, come se avesse qualcosa da dire ma non trovasse il coraggio. Alla mia domanda se tutto fosse a posto, finalmente si confidò.
 Disse che suo marito la trascurava, che da parecchi mesi non aveva più rapporti con lei. Sospettava anche la presenza di un’amante e per questo si sentiva sola e delusa. Disse anche che aveva trovato in me un uomo che finalmente la faceva sentire nuovamente importante. Non mi lasciai sfuggire l’ occasione.
 Era quello che da mesi speravo, il pensiero fisso che aveva accompagnato tante mie masturbazioni.
 Allungai istintivamente la mano fino a sfiorare la sua. In quel momento una scossa mi attraversò.
 Era la prima volta che sentivo la morbidezza della sua pelle. Uscimmo dal bar e fui invitato a casa sua.
 Per non dare nell’occhio ci separammo dandoci appuntamento dopo mezz’ora.
 Fu la mezz’ora più lunga della mia vita.
 Suonai il campanello e lei venne ad aprire.
 Naturalmente si era preparata. Indossava una vestaglia di seta, stretta dalla cintura, che esaltava il suo seno ed il suo sedere. Notai subito che non indossava l’intimo. A quella vista persi ogni controllo.
 Nei pantaloni mi si gonfiò una magnifica erezione. Mi prese la mano, mi portò in camera da letto e iniziò a spogliarmi. Prima la camicia, poi i pantaloni. Mi lasciò solo i boxer. Lei si slacciò la cintura e aprì la vestaglia. Ammirai le sue tette. Enormi con un capezzolo grosso e turgido. La cosa più bella però era la sua figa. Quasi totalmente depilata a parte una sottilissima striscia verticale. La presi e la sdraiai sul letto.
 Tolsi i boxer e inizia i baciarla. Prima sulla bocca, poi mi gustai il suo fantastico seno. Le mordicchiavo i capezzoli fino alla soglia del dolore. Scesi e mi tuffai con la lingua in mezzo alle sue gambe. La girai e le feci alzare il sedere. Con la mia lingua passavo avanti ed indietro leccandole prima le grandi labbra poi il buco posteriore. Lei gridava dal piacere. Nessuno l’ aveva mai leccata così. Si lasciò andare ed in poco tempo la mia lingua si dedicava solo al suo sedere. Iniziai ad infilare un dito. Lei dopo una piccola contrazione di fastidio si rilassò ed in poco tempo il dito entrava ed usciva tranquillamente.
 Fu lei a dirmi di mettere il mio uccello. Lo passai in figa per lubrificarlo e poi puntai deciso al suo retro.
 La vista era favolosa. Lei piegata sulla pancia con il sedere alzato che aspettava di essere penetrata per la prima volta dietro. Puntai la cappella al suo buco e spinsi piano ma in modo deciso. Entrò senza impedimento. Lei era rilassatissima e non sentì alcun male. Era dentro tutto. Iniziai a muoverlo molto delicatamente. Lei era letteralmente impazzita. Gridava che era la cosa più bella che aveva mai provato, che suo marito non l’aveva mai fatta godere così. Con una mano si masturbava pizzicandosi il clitoride.
 L’orgasmo non tardò ad arrivare. Sia da parte mia che da parte sua. Fù il massimo perché avvenne contemporaneamente. Le inondai l’intestino con il mio seme. Lei tremava dal piacere. Estrassi l’uccello e la abbracciai. Rimanemmo così per alcuni minuti , sdraiati nel suo letto.
 Da quel giorno molte altre volte sono andato a casa sua e sentiamo la mancanza l’un l’altro quando l’asilo è chiuso.

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