Storia Erotica Breve


Figa pelosa eroticaL’unica cosa che potevo desiderare in quel momento era di stare almeno un quarto d’ora solo con loro, ma non avrei potuto consolare le mie voglie almeno fino al giorno dopo, quando la maschera di bravo e lodevole giovanotto, amico di famiglia, perché così voleva la mamma, sarebbe caduta lasciando il posto al più spregiudicato degli amanti. Carico di passione, in quella veste a me così poco consona, stavo gustando una tazza di te, seduto su quel divano che a poche ore di distanza sarebbe stato intriso dei nostri umori più intensi e aspri.
In quella sala dove mia madre chiacchierava spensierata con le sue amiche, si sarebbe trasformata nella più ardita delle alcove.
Gli attori di quelle selvagge scene di piacere erano presenti: io e le due compagne di te di mia madre, ignara totalmente di come si sarebbero potute trasformare all’improvviso se la sua presenza fra di noi fosse venuta meno. Mi sembrava di fingere alquanto bene, la mia insofferenza e la mia impazienza nel volermi allontanare da quel luogo.
Dovevo fingere di non sopportare quelle visite di cortesia, mentre mia madre non perdeva occasione di lanciarmi serie occhiate. Me l’aveva detto più volte, che almeno una visita al mese era doverosa, verso quelle sue care amiche che mi avevano cresciuto come se fossero delle mie parenti. Era così eccitante vederle in quegli atteggiamenti vezzosi, da vecchie zie, che non lasciavano trasparire affatto, l’irrefrenabile voglia di ciò e poco aspiravano dai lori indaffarati mariti.

Giulia e Carla, se non ricordo male, erano i loro nomi. Entrambe di fisico piacente, avevano cominciato a frequentarsi in separata compagnia dei loro consorti, per scaldare, in dolci effusioni tutte al femminile, quei lunghi pomeriggi autunnali. Momenti in cui il vento e la pioggia rischiano di spazzare via quella passionalità quell’ardore, che ci accompagnano violentemente nei mesi caldi e spensierati.
Circa sei mesi prima, in una di quelle rituali visite così normali, mi capitò assistere a quell’evento che finì per cambiare la mia visione del mondo, o di almeno quello che c’è di più portante al mondo…
Mentre i miei genitori erano intrattenuti simpaticamente dai racconti di altri tempi narrati dal padrone di casa, il marito di Carla; io mi aggiravo per i lunghi corridoi molto silenziosamente, cercando di poter soddisfare in qualche luogo uno dei bisogni che tanto ci premono in certi momenti, ma che sono così difficilmente manifestabili, pena una sorta di condanna alla cafonaggine di non poter controllare la mia cara vescica…
Fatto sta che aprii molto lentamente la porta della terza stanza che finora avevo infruttuosamente incontrato; era la cucina, dove mi attardai abbastanza per capire la scena che mi si proponeva…
Erano Giulia e Carla che stavano preparando il te. O almeno, Giulia stava versando l’acqua bollente nelle tazze, in piedi completamente piegata in avanti sul tavolo… mentre Carla in ginocchio dietro di lei era impegnata a scavare con la sua faccia, nell’incavo dei glutei dell’amica, affannosamente, come se cercasse di arrivare ad un punto, all’interno di quello spacco, sempre più fondo. Mi soffermai qualche secondo a guardare quello che ora giudico uno degli spettacoli più affascinanti della natura umana… o meglio femminile. Quando il mio stupore era trasformato ormai in inconscia eccitazione, mi accorsi terrorizzato che le due donne mia avevano notato, ricomponendosi di soprassalto, goffamente, anche loro sicuramente atterrite…
L’unica cosa che mi uscì alla bocca fu
“oh scusate, stavo cercando la toilette”. Mi resi conto che ero in una situazione al quanto scomoda e imbarazzante, e mi aspettavo una loro sfuriata sul fatto che non avessi bussato alla porta. Ma in quel momento credo che ciò fosse il loro ultimo pensiero… Non ero più bambino, non avrebbero potuto far finta di niente, come se non avessi visto nulla.

Giulia scoppiò a piangere, mentre Carla si avvicinò tirandomi verso di lei e sbrigandosi a chiudere la porta alle mie spalle; dopo di che sussurrò all’amica di non farsi sentire piangere, e che tutto sarebbe andato a finire bene. Il discorso che mi sentii fare fu quello più io e scontato, vi lascio immaginare tutte le cavolate a sfondo etico che non saltarono fuori, sull’amore verso i loro mariti, l’amicizia che scorreva fra le due donne, ecc. ecc. Ma quello che non mi aspettavo di sentirmi dire fu che sarebbero state entrambe contente di poter comprare la mia più voluta riservatezza sull’argomento…
Carla disse all’amica di ricomporsi e di servire il te agli ospiti e ai loro mariti; facendo molta attenzione che nessuno si avvicinasse alla cucina. Disse di scusarla a tutti, ma sarebbe mancata per alcuni minuti, causa una macchia di te sul vestito. Mentre io sarei risultato in bagno, se qualcuno avesse notato la mia assenza.
Non capii subito ciò che si stava mettendo in atto… Quando vidi Giulia uscire dalla cucina sentii le labbra di Carla appoggiarsi sul mio collo, mentre una sua mano stava cercando delicatamente di aprire la cerniera dei miei pantaloni.
“Ti stavi eccitando a spiarmi mentre le leccavo la sua dolce passera… dovresti sentire che buon sapore che ha.” Mi sussurrò i all’orecchio
“Ti sei accorto allora di come mi piace usare la bocca e la lingua, non ti offendi se ti mostro come é bello farsi leccare certe parti del proprio corpo?”
Si inginocchiò davanti a me e guardandomi negli occhi tirò fuori il mio membro che aveva reagito più tempestivamente alle sollecitazioni… Era estremamente eccitante vedersi il proprio uccello scomparire fra le sue labbra, vedere come si impegnava nel farselo scivolare in gola, sempre con quei suoi occhi persi nei mie.
Era la prima volta che mi capitava una simile situazione, a saperlo non avrei dato fondo alle mie energie qualche ora prima… regalando parte del mio essere a Miss luglio di “Playboy”.
Le accarezzavo la testa, nell’atto di aiutarla a raggiungere più facilmente con le labbra la base del mio uccello, non lasciandomi intimidire affatto dalla situazione, anzi spingendo all’eccesso la cosa…
“Sei proprio brava, ma adesso spostati! O vuoi che ti venga in bocca?” Non sembrava importarle la cosa, continuando sempre più ardamente a succhiarlo, iniziò a massaggiare delicatamente le mie palle, che da un momento o l’altro le avrebbero inondato la gola, caldamente…

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