Masturbazione


Sono fidanzato da diversi mesi con una ragazza carina della mia stessa età (18) conosciuta a scuola.
Dopo qualche mese di corteggiamento (pensate la pazienza..) finalmente si è convinta ad uscire con me: ero il suo primo ragazzo e questo aveva influito sul suo atteggiamento restio. Come ho già detto Claudia (questo è il suo nome) non è per niente brutta, tuttavia poiché era la prima della classe, tutti i maschi, sentendosi a disagio con lei, la evitavano; questo problema non mi toccò minimamente dato che nonostante fossi ben voluto da tutti i compagni di classe ero e sono tuttora uno dei migliori alunni.Masturbazione
Il rapporto tra me e Claudia era idillico se si esclude qualunque riferimento al sesso, ella stranamente si ritraeva e s’irrigidiva ogni qual volta mi spingevo un po’ più avanti, ciò era probabilmente dovuto al fatto che era la sua prima esperienza con un ragazzo, ma potete immaginare come potessi sentirmi io che avevo sempre desiderato una ragazza un po’ troia, sognando fantastici pompini e casomai anche qualche orgietta.
Il problema con l’andare del tempo si aggravò, così pian piano iniziammo a parlarne, tutto era precipitato con la notte di capodanno del 1998, dopo aver bevuto e festeggiato io, la mia ragazza e altri 5 nostri amici decidemmo di dormire nel garage di Ilaria (una dei suddetti amici); naturalmente il sacco a pelo della mia ragazza era adiacente al mio, così che aprendo le due cerniere costruimmo una specie di sacco a pelo matrimoniale.
La notte passava raccontando barzellette, storielle e amenità simili, ma io, spinto forse da qualche bicchiere in più, non me ne stavo con le mani in mano. All’inizio approfittando della posizione inizia ad accarezzare il suo seno, quasi con noncuranza mi trastullava con quella pallina (non ha una misura abnorme) di carne e giochicchiavo con i capezzoli che, con mio sommo piacere, si stavano indurendo. Con calma il mio massaggio scese alle gambe, risalendo lentamente fino a sfiorare casualmente la sua, finora preclusa, passera; non intravedendo reazioni negative la mia mano si fece un po’ più audace e iniziai a toccarle in mezzo alle gambe, coperte purtroppo da un pigiama, fin quando mi resi conto che la zona stava diventando molto più calda e un po’ umida.
Con mio sommo dispiacere Claudia mi spostò la mano, ristetti un attimo, ma ben presto la mia crescente eccitazione mi costrinse a tornare alla carica. Dopo qualche minuto di delicati massaggi il cazzo mi faceva male nei pantaloni , così mi decisi a sbottonarli, comunque coperto dal sacco a pelo, presi la mano della mia ragazza e cercando di farle capire lo stato in cui mi trovavo strofinai la mano sulle mutande tesissimi e infine le feci tastare un paio di volte il glande infuocato, repentinamente Claudia ritirò la mano e da quel momento in poi non si fece più toccare.
La mattina, mentre tutti gli altri dormivano ancora, mi disse piangendo che non era pronta a queste cose e che dovevo aver pazienza (come se non ne avessi già dimostrata).
Fummo sul punto di troncare la nostra novella relazione, nata appena 4 mesi prima, ma l’amore che ci legava (e tuttora ci lega) impedì il naufragio anche se furono giorni difficili dove né io né lei avevamo il coraggio di ritornare sull’argomento.
Gradualmente lei iniziò a sciogliersi (ben poco però…) e così toccarle e leccarle il seno divenne un’abitudine nei nostri incontri, col tempo iniziammo a toccarci anche le nostre reciproche zone sessuali, ma sempre sopra la stoffa dei dannati pantaloni.
Così lei “vide”, se si può dire in questo modo visto che vi erano sempre i già citati pantaloni di mezzo, che toccandomi il pene quello cambiava di forma e di dimensione, certo lo sapeva già, ma non pensava ad un cambiamento così rapido (pensate che ingenua…).
Questa “scoperta” che mi fece sorridere amaramente, pensando al tempo che sarebbe ancora dovuto passare prima di combinare qualcosa, accelerò (per modo di dire) il nostro arduo percorso verso il sesso gioioso.
Infatti una volta che Claudia era venuta a casa mia per studiare matematica, mentre ci baciavamo e toccavamo come due quattordicenni, mi chiese di poter vedere lei stessa cosa accadeva al mio pene quando veniva toccato.
Con un po’ di trepidazione mi slacciai i pantaloni e le mostrai un cazzo semieretto, lei sorridendo iniziò ad accarezzarlo, come si può fare con un gattino, così facendo pian piano me lo fece indurire.
A questo punto l’eccitazione prese il sopravvento su di me e abbandonando ogni prudenza le strinsi la mano intorno al mio bastone, lei mi guardò interdetta, ma non si ritrasse, cominciai a muoverle la mano come ad insegnarle il movimento, poi lei tentò di continuare da sola, ma il ritmo era sbagliato ora non sentivo niente ora mi faceva quasi male, così l’accompagnai nei movimenti per un po’, lasciandola solo quando sentii l’orgasmo montare; lei si stupiva della durata (…), quando finalmente venni con un getto liberatorio che per poco non le imbrattò la camicetta.
Era soltanto l’iniziò, un primo passo, il cammino era tuttavia ancora lungo…

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