La strega incanta cazzi


Tutto iniziò parecchio tempo fa.
 Avevo circa quattordici anni quando ebbi la prima esperienza sessuale; per la precisione feci un pompino a mio cugino che aveva pressappoco la mia stessa età. La cosa, devo dire, mi piacque moltissimo e mi dedicai con entusiasmo ad ulteriori pratiche sessuali imitando in questo mia madre che appena poteva si portava in casa tutti gli uomini che trovava Video porno cazzi(d’altronde non era nemmeno sposata).
 Quando ebbi compiuto i diciotto anni, mia madre (una bellissima donna di circa quaranta anni) mi portò in un bosco vicino alla casa dove aveva abitato con i nonni prima di sposarsi. Qui mi fece sedere su una pietra e mi disse:
 “È tradizione che tutte le donne della nostra famiglia trascorrano una notte in questo posto. Ti verrò a prendere domani mattina, ma, qualunque cosa ti succeda stanotte, non voglio sapere nulla, ok?”
 Un po’ inquieta per le ultime parole della mamma le dissi che l’avrei aspettata lì fino a domani. Quando se ne fu andata mi guardai un po’ attorno: ero in una radura all’interno del bosco, il sole penetrava il tetto di rami e foglie colorando di una luce tenue tutta la zona. Al centro della radura si stendeva un tappeto di erba verde (strano) invece delle solite foglie. La pietra dove mi trovavo seduta era al limitare dello spazio aperto.
 Indossavo una maglietta bianca tagliata sopra l’ombelico ed una salopette di jeans che mi copriva i polpacci; avevo delle scarpe da ginnastica senza le calze e non portavo biancheria intima (come è mia abitudine ormai da parecchio).
 La salopette era piuttosto larga sicché si vedeva la striscia di pelle tra l’orlo dei “pantaloni” e la maglietta; se uno si impegnava un po’, poteva anche vedere parecchia altra roba.
 Devo dire che questa mise non era inconsueta anche perché valorizzava decisamente il mio aspetto ben più di altri vestiti provocanti o “ristretti”; se volete sapere come sono fatta vi posso dire che sono bionda (naturale) e porto i capelli a caschetto. Ho gli occhi verde scuro e le labbra piene; porterei la quarta misura di reggiseno (se a volte lo indossassi); sono alta circa un metro e settanta; ho un piercing all’ombelico. Per andare in dettagli maggiormente intimi vi posso dire che mi depilo periodicamente la fica ed ho l’impronta tatuaggio
 Questo abbigliamento aveva diversi vantaggi: permetteva un rapido denudamento in caso di necessità; permetteva semplici manovre autoerotiche ed era inoltre molto pratico e comodo.
 Mentre svolgevo la mia piccola opera di esplorazione mi accorsi che il sole stava ormai calando. Mi sedetti di nuovo sulla pietra e, tanto per ingannare il tempo, decisi di approfittare della comodità della salopette per manipolarmi un po’ la fica.
 Dopo un po’ mi addormentai e, sebbene la mia impressione fosse quella di una momentanea perdita di coscienza, quando mi svegliai mi accorsi di trovarmi nell’oscurità più completa. Solo dopo qualche minuto mi avvidi di una leggera luminescenza che spandeva un debole chiarore nella zona.
 Mi alzai e andai nella radura, una volta lì mi prese una sensazione stranissima: desideravo fare sesso più di ogni altra cosa, mi sarebbe bastata una qualsiasi scusa per soddisfarmi in qualche modo. Il calore sotto la pelle saliva in continuazione ed alla fine fu troppo forte per una che, come me, non era mai stata brava a resistere a questo tipo di sensazioni.
 Mi spogliai completamente, tenendo solo le scarpe, mi sedetti sull’erba luminescente e cominciai a fottermi la fica ed il culo con le dita, raggiungevo orgasmi dietro orgasmi tanto da spruzzare i miei umori fuori della fica come se fossi una fontana.
 Improvvisamente, in un momento di lucidità tra un orgasmo e l’altro, mi resi conto che vicino, tra l’erba, c’era una specie di sporgenza. Mi avvicinai e mi accorsi con immenso stupore che si trattava di una qualche roccia a forma di
 cazzo. Era scolpita in stato ammosciato con una tale maestria da farmi desiderare che non fosse una semplice pietra.
 Eccitata sempre di più, la leccai dai coglioni fino alla cappella ed essa, incredibilmente, si mosse. Si ingrossò ed assunse una posizione semi eretta. Non rimasi a chiedermi le motivazioni del fenomeno; ricordo solo che mi precipitai ad accogliere quel grosso cazzo di pietra tra le mie labbra cominciando a fargli il mio miglior pompino. Una volta che la “pietra” ebbe raggiunto le sue massime dimensioni la diressi verso la mia fica impalandomici sopra e cominciando a cavalcarla.
 Stavo fottendomi qualcosa di sconosciuto che mi faceva godere tantissimo. Mi misi a urlare di piacere, certa di non essere udita da nessuno, dicendo ogni cosa che mi passava per al testa:
 “Siiiihhh. Mi fai impazzire, godo, godo, godo come una puttana in calore, sono una vacca, una troia, ho fame di cazzo. Siiih ancora, ancora più forte, più forte.”
 Improvvisamente sentii due mani che mi prendevano le tette e mi stuzzicavano i capezzoli; aprii gli occhi e vidi che da terra erano spuntate due braccia e, mentre guardavo anche il resto del corpo di un uomo alto e robusto. La sua pelle era completamente nera ed i muscoli del torace perfettamente disegnati. Non ricordo quale fosse l’espressione del suo volto; in quel momento pensavo solo a godere presa da non so quale voglia.
 Dopo altri cinque o sei miei orgasmi, l’uomo non dava segni di stanchezza, il suo cazzo sempre durissimo dentro di me, ne di voler venire. Allora ne approfittai per gridare:
 “Lo voglio in culo, lo voglio in culo, inculami, dai inculami, inculami.”
 Le mie urla sortirono l’effetto voluto perché si alzò dalla posizione supina e mi sollevò con facilità. Mi misi a pecorina e lui mi stantuffò quell’enorme cazzo fino in fondò al culo. Ebbi altri tre orgasmi almeno prima che me lo sfilasse da dietro e me lo piazzasse di fronte al naso. Intuii le sue intenzioni e cominciai a spompinarglielo fino a farlo sborrare. Venne dentro la mia bocca ed io feci di tutto per non perdere una goccia di quel nettare. Ingoiai tutto e diligentemente gli ripulii la cappella con la lingua. Poi mi addormentai ancora nuda sull’erba.
 Mi risvegliai, vestita, quando mia madre mi riscosse per portarmi a casa. Fedele alle sue istruzioni non le dissi mai nulla (anche se immagino che sapesse perfettamente quello che era successo perché doveva esserci passata anche lei) ma quello fu l’inizio di una nuova era per la sottoscritta.
 
 Dopo l’esperienza nella foresta ero diventata molto più sensibile a certe “presenze” che popolano il nostro mondo senza che noi ce ne accorgiamo. Mi misi a studiare attentamente alcuni vecchi libri che trovai in casa della nonna.
 Evidentemente servivano ad istruire le donne della nostra famiglia sulle loro possibilità ma mia madre non li aveva mai aperti, soddisfatta credo, dei poteri che già aveva. Dopo quella notte infatti, mi accorsi di attirare i ragazzi come mosche al miele, molto più di prima.
 Tutto questo mi rendeva particolarmente euforica ma anche piuttosto incerta. Lo studio dei libri della nonna mi permetteva di comprendere più a fondo tutto lo stato di cose in cui ero immersa. Senza entrare in dettagli inutili vi dirò che ero diventata quello che si potrebbe definire una “strega”. Ero infatti dotata di alcuni poteri che le altre persone non hanno; alcuni erano perfettamente naturali, come quello di attirare i ragazzi, altri meno. Mi accorgevo per esempio di poter leggere i pensieri di alcune persone, ero anche più conscia di quello che mi stava attorno: i miei sensi erano più acuti riuscivo a percepire “cose” che gli altri non notano.
 Questi pensieri provocarono uno strano effetto in me. Non modificarono i miei atteggiamenti generali ma mi indussero a ripensarne alcuni. Per esempio l’abbigliamento: abbandonai i Jeans e le magliette per un assortimento di capi in pelle o, addirittura, in lattice; scarpe e stivali lucidi con tacchi a spillo e cose di questo genere.
 Naturalmente ciò non passò inosservato né a scuola né tra i miei amici (che mi dedicarono molte più attenzioni) e questo essere a centro dell’attenzione non fece che sviluppare ulteriormente le mie capacità e soprattutto la mia curiosità.
 Ora, vi chiederete, perché mai mi ero impegolata in faccende del genere? Una risposta potrebbe essere che l’innata curiosità umana mi aveva spinto a sondare gli abissi inestricabili della magia. In realtà però devo confessarmi che la cosa che mi colpì veramente quando lessi la prima volta i libri della nonna era che tutti quei rituali magici erano a sfondo decisamente sessuale. Tra l’altro non richiedevano pratiche granché strane, l’importante era farsi una sana goduta.
 Il mio primo esperimento lo feci in casa di mia nonna, in campagna. Avevo studiato attentamente il rituale pr evocare quello che il libro chiamava Homunculus. Questo essere poteva essere fonte di grande piacere per l’evocatrice sicché mi decisi a richiamarlo in questa dimensione. Il rituale era molto facile e non era necessaria grande concentrazione.
 Tracciai un cerchio di gesso sul pavimento della cantina. Mi spogliai completamente e mi misi quattro bracciali ai polsi ed alle caviglie. Indossai anche un collare di pelle borchiato e un pendaglio con la croce ansata che mi ricadeva in mezzo alle tette. Mi ero preparata un po’ di sperma in una fialetta (non c’era voluto molto a procurarselo) e lo versai sul pavimento all’interno de cerchio. Poi anch’io entrai nel cerchio e mi concentrai.
 Subito dalla terra emerse una figura simile a quella del bosco; non mi spaventai, nemmeno quando sentii nella mia mente rimbombare un ordine:
 “Succhialo!”
 Mi chinai a succhiare quel cazzo che già era molto grosso da moscio pensando a cosa sarebbe diventato successivamente.
 Intanto le mie dita non davano tregua alla mia fichetta e già cominciavo a bagnarmi quando l’Homunculus raggiunse la piena erezione. Quando mi allontanai quasi non riuscivo a credere ai miei occhi: quel tipo aveva un cazzo almeno di quaranta centimetri di lunghezza e un diametro in proporzione.
 “Stenditi”
 Ancora quella voce, ma ero ormai troppo infoiata per cercare di chiedermi da dove provenisse, volevo solo essere scopata da quell’enorme randello di carne. Mi misi alla pecorina e lui me lo spinse dentro al primo colpo. Cominciò ad andare su e giù come un martello pneumatico facendomi godere come una vacca. Dopo i miei primi tre orgasmi fece per uscirsene. Io non volevo che quella cosa abbandonasse la mia fica ma lui aveva in mente un piano diverso (o forse ero io che inconsciamente lo desideravo e lui non fece altro che accontentare i miei desideri). Lo tirò fuori dalla fica, si appressò all’altro buchino e me lo infilò dentro. La presenza di quell’immenso tronco di carne nel mio culo mi procurò uno dei più intensi orgasmi della mia vita tanto che credo di aver spruzzato i miei umori fuori dalla fica.
 Esausta mi accasciai sul pavimento; dopo un attimo di smarrimento mi guardai attorno ma dell’Homunculus non c’era alcuna traccia.

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