L’offerta la figa e il culo


Nel nostro gruppo si parlò a lungo della nostra esperienza con Jannine suscitando l’invidia di tutti ma soprattutto di Giulia che non avendo sospettato nulla (come noi, d’altronde) della vera natura di Jannine, aveva abbandonato il campo ed era andata via con Tony.
 Io per la verità ne parlavo malvolentieri, e Claudio assecondava questo mio desiderio, perché sentivo che ogni volta era banalizzare un fatto che per me aveva significato tantissimo. Parlarne significava quasi una dissacrazione!
 Consideravo la notte con Jasmine un episodio “mio”, intimo, sacro, improfanabile dalla curiosità degli altri, un episodio che era mio dovere proteggere come una splendida fragilissima creatura del mio essere interiore.
 Pensavo spessissimo, forse in modo finanche maniacale, a Jasmine ed a quella notte di sogno fino quasi a cominciare a dubitare che fosse veramente accaduto.
 Che mi fossi innamorata di quella donna? Non lo so, forse, probabile, oppure certamente anche se mi rifiutavo di ammetterlo.
 Fatto si è che per me era una nuvola dolcissima e flou con la quale mi ero avviluppata ed in cui spesso mi rifugiavo sognante.
 Essendo luglio avanzatissimo il gruppo si sparpagliò: Cervia, Milano Marittima, Riccione, Cattolica, Forte dei Marmi, Viareggio, l’ Elba, Cortina accolsero quasi tutti i componenti per quelle ferie che si erano agognate per un intero anno.
 In Città rimanemmo Claudio, io, Elisa ed il marito assorbiti dal loro negozio stracolmo di turisti, Giulia che aveva scelto di andare in ferie a settembre e Tony, suo marito che non voleva lasciarla sola.
 La sera ormai sistematicamente ci incontravamo in piazza della Repubblica al bar Gilli e bighellonando per piazza Signoria, per via del Corso, per Ponte Vecchio inghiottiti dalla marea di turisti vocianti, ci ritrovavamo immancabilmente alla Loggia del Porcellino a far compagnia ad Elisa e suo marito che alternavano la nostra compagnia con le immersioni in quel buco ingiuriato negozio stracolmo di cazzate che i turisti compravano a piene mani per portarli al loro ritorno nelle proprie case quale souvenirs.. Paglie, oggetti di pelle, immagini oleografiche scontate di Firenze.
 Tutti oggetti destinati a ed essere posti in un angolo della casa da far vedere orgogliosamente agli amici, ma ai quali gli amici riserveranno distrattamente una fugace occhiata, forse di commiserazione.
 Una sera (meglio sarebbe dire una notte) dopo aver chiuso il negozio decidemmo di andare tutti a fare un giro in città
 con il Ford Transit di Elisa.
 Girammo a lungo ammirando forse per la prima volta la bella Firenze ormai vivibile solo alle tre di notte.
 Capitammo così alla Fortezza da Basso e vedemmo una lunga teoria di auto che viaggiavano a passo d’uomo, accostavano al marciapiede, ripartivano alcuni avendo accolto una ragazza a bordo, altre no.
 Capimmo a volo, erano le lucciole … le prostitute ed il variegato mondo dei clienti.
 Giulia esclamò: cazzo per queste la figa frutta soldi, noi invece ve la diamo gratis, stronzi e vi lamentate pure!
 Tony intervenne dicendo alla moglie: perché non ti scegli anche tu un angolino e la offri a pagamento? Magari ti potrebbero fare compagnia Elisa e Carla, siete tre tocchi di figa che non finite mai! Sono sicuro che guadagneresti più che con il tuo lavoro.
 Ridemmo fragorosamente, ma poi io bisbigliai (forse pensando ad alta voce) perché no?
 I maschietti della nostra “paranza” si dimostrarono immediatamente interessati al futuro sviluppo della cosa e ci incitarono.
 Il discorso scivolò dal faceto al serio e si cominciò a pensare che era pericoloso farlo in città dal momento che un cliente avrebbe potuto un giorno riconoscerci; i vestiti avrebbero dovuti essere alquanto “di ordinanza”; il posto doveva essere sicuro e non occupato da altre altrimenti i loro “protettori” ci avrebbero fatto un culo così di botte per scacciarci dai “loro” territori.-
 Iniziò immediatamente una serrata attività preparatoria. I maschietti iniziarono a frequentare i luoghi ove erano le “signorine” per prendere atto delle tariffe; le femminucce iniziammo la ricerca di vestiti adatti.
 Giulia, che aveva fra i suoi pazienti una prostituta, scandagliò i meandri ed i segreti del settore.
 Alla fine tutti eravamo pronti, ciascuno per la sua parte nel copione.
 I maschi dovevano fare da copertura per metterci al riparo da brutte avventure.
 Le donne dovevamo prepararci psicologicamente e … materialmente.
 Il palcoscenico doveva essere una cittadina non troppo affollata, ma frequentata e la scelta cadde su Montecatini.
 La sera designata il solito pulmino di Elisa fece un giro raccoglitore e partimmo per la grande esperienza.
 I maschietti erano visibilmente eccitati, noi donne … anche, ma con una certa dose di timore aleggiante e palpabile.
 Elisa venne vestita con un cafcano bianco sottilissimo che oltre che fare risaltare la sua capigliatura rosso-tiziano si adattava alle sue forme statuarie (era la più alta, circa 1,75). Il sottile tessuto si poggiava dolcemente sulle sue mammelle per scendere nella valle tra una mammella e l’altra per poi rigonfiarsi leggermente sul ventre, mentre dietro fasciava due emisferi che assieme costituivano un mondo di favole: il suo culo.
 Essendo alquanto trasparente si vedevano benissimo i capezzoli rosa scuro, l’ombra del suo monte di venere ricoperto da pelo riccio e rosso anch’esso, le sue natiche erano chiaramente divise da una voragine bruna.
 Giulia aveva un piccolissimo soutien gorge che copriva malapena i capezzoli, un T-shirt ridottissimo dal cui fondo facevano capolino le curve delle sue natiche per metà nude. Uno slip più che uno short.
 Io indossavo un cortissimo gonnellino plissè e niente mutande, le mammelle erano contenute in un foulard di sottile seta che ne modellavano le forme, evidenziavano i capezzoli, mettevano in risalto la morbida plasticità pur nel suo turgore.
 Partimmo presto e giungemmo altrettanto presto, ma l’anticipo serviva a perlustrare la zona.
 Capimmo che era frequentata da coppiette ma anche da inveterati guardoni pronti a farsi delle seghe spiando chi … faceva altro.
 Appena le prime luci della sera sono scese, prendemmo posizione ed attendemmo pazienti.
 Alcune vetture di coppiette in calore si sono fermate appartate per una decina di minuti e poi sono ripartite. (Capimmo dopo, vedendo le stesse vetture, che avevano mollato in fretta le loro ragazze per venire da noi).-
 La prima macchina che si avvicinò chiese “quanto vuoi?” non essendo indirizzato specificamente a nessuna di noi, tutte tacemmo. Poi si rivolse ad Elisa direttamente “quanto vuoi rossa”; 50.000 fu la risposta lapidaria e distaccata (così facevano le vere puttane, le avevamo studiate). “sali”, “no” rispose Elisa, “solo qui dietro agli alberi”.
 Avevamo portato delle coperte per stenderci sull’erba.
 Inutile dire che tutti corremmo a spiare mollando la postazione di … lavoro.
 Elisa si sfilò il cafcano, era bellissima quando con le braccia in alto ed il viso affondato nella stoffa, si sfilò il vestito.
 In piedi, nuda, bianca, immobile era bellissima, una vera statua greca. Giuro che non avevo mai notato tanto suo splendore.
 L’uomo rimase affascinato a guardarla, poi disse “mi fai un pompino?”, “no, solo chiavare per 50.000″, ” e per un pompino?” … “100.000” ( si sapeva ben valorizzare la nostra amica! Sembrava avesse sempre fatto questo).-
 L’uomo fu d’accordo e sfoderò un bel cazzo già duro e teso. “i soldi prima” disse lei, e così fù!
 Lei si inginocchiò e cominciò a scappellare il cazzo del maschio con delicatezza, poi con leggeri colpi di lingua tracciò i contorni della cappella, infine insinuò la punta della lingua sotto la pelle del frenulo.
 Il maschietto aveva gli occhi chiusi e si contraeva in volto. Una lenta discesa della lingua lungo l’asta le fece raggiungere i coglioni che leccò abbondantemente fino a prendere in bocca una palla e succhiarla.
 Tornò su rapidamente ed affondo il cazzo per oltre la metà della lunghezza nella sua bocca.
 Il membro entrava ed usciva ritmicamente dalle sua bocca sempre più duro e tutto lucido di saliva. A giudicare dalle contrazioni del maschietto che stringeva le natiche anche la lingua aveva la sua parte importante nel pompino.
 Intanto il maschio le stropicciava le tette durissime.
 Con le mani Elisa gli accarezzava i coglioni e li stringeva e li strapazzava … fin quando aiutandosi con una manina non iniziò una sega che finì con una imperiosa sborrata nella boccuccia della nostra amica.
 Finita l’operazione si ritirò e continuò a leccare il glande dell’uomo fino a ripulirglielo tutto.
 Il maschio non potè fare a meno di afferrarla e piantargli un bacio in bocca fino a farla quasi soffocare. Era visibilmente soddisfatto e felice anche se aveva uno sguardo stralunato.
 Uno stridio di freni ci fece capire che un altro cliente era all’orizzonte. Così fù, ma questa volta si diresse subito deciso verso Giulia.
 “Che fai tu?” fu la domanda che le sparò in viso. Vi fu un attimo di terrore temendo che qualcuno aveva potuta riconoscerla. Non era così. Lei con una dose di sangue freddo rispose “chiavo se mi paghi 50.000”.
 L’operazione di uscire dallo short fu lunga e laboriosa, ma alla fine fu libera da orpelli. Lui pretese che levasse anche il mini reggiseno. Adesso anche lei era nuda. Anche lei era bellissima, più minuta di Elisa, ma sempre proporzionatissima, sembrava una miniatura.
 Lui si tolse i pantaloni e gli slip, lei si distese sulla sua coperta, allargò le cosce e disse
 “vieni, chiavami, ma fammi godere tanto”.
 Anche questo giovane aveva un cazzo ben … confezionato! Si inginocchiò fra le sue cosce spalancate e cominciò a penetrarle la figa.
 La chiavava senza fretta, ma con regolarità, Giulia godeva visibilmente e intrecciava le gambe ai suoi fianchi quasi per paura che volesse uscire dalla sua figa infuocata e vogliosa.
 La chiavata durò a lungo, lui le baciava le mammelle e le succhiava i capezzoli bruni, le stringeva le natiche e gliele allargava per toccarle con un dito lo sfintere anale.
 Vederli chiavare era come una sinfonia, lui bravissimo direttore d’orchestra lei una artista!
 Noi guardavamo la scena estasiati. Tony suo marito non potè fare a meno di farsi un segone rischinado di bagnarci di sperma tutti quando sborrò.
 Alla fine ci accorgemmo che il ragazzo stringeva le natiche … stava per sborrare in quella bellissima figa ignaro che non stava fottendo una comune puttana di professione, ma una puttana di vocazione.
 Venne con strepiti vari ed anche Giulia godette contemporaneamente con grida e lamenti.
 Deve essere stata per lei una chiavata tanto gratificante che alla fine quando lui si abbatté esausto sul suo corpo, lei gli disse sottovoce
 “leccami la figa, ti supplico … è gratis”.
 Il ragazzo scivolò giù e le leccò la figa le grande labbra, il clitoride, il buco del culo. Lei lo avvolgeva fra le sue morbide cosce.
 L’unica che ero rimasta all’asciutto ero io! Ahimè che non piacessi? Oltre al danno economico una danno di immagine con i miei amici!
 Passò qualche tempo, le macchine si fermavano, ma ripartivano ascoltando la cifra. Forse per Montecatini era troppo?
 Improvvisamente si fermò una macchina e disse a me rivolto
 “ehiiii, tu! Quanto vuoi?” pronta risposta “50.000”.
 “E se volessi il tuo culo?”
 “150.000 !” fu la risposta.
 “Sta bene dove andiamo? ” era molto deciso e sbrigativo e ciò mi aveva un tantino destabilizzata “qui dietro al cespuglio”.
 Il buio ormai era fitto malapena schiarito da un lampione poco distante. Lui scese dalla macchina e solo allora mi resi conto! Era negro.
 Tuttavia aveva un corpo da Bronzo di Riace. Non feci una grinza, anche se i miei amici si scambiarono uno sguardo preoccupato. Io con la mano feci segno di stare tranquilli.
 Dietro al solito cespuglio mi levai prima il foulard liberando i miei seni (ricordate che amo farmi guardare con i seni nudi ed un gonnellino?) poi sfilai il gonnellino e dissi “spogliati completamente”. Almeno visto che dovevo subire nel culo un cazzo negro … almeno fosse tutto nudo il mio maschio!
 Mi inginocchiai carponi alla pecorina. Con le mani allargai le natiche e misi a nudo ed in bella vista il mio buchino bruno tutto grinze.
 Cluadio guardava estasiato la sua donna che si faceva inculare selvaggiamente in pubblico da un negro sconosciuto.
 “Bel buco di culo che hai …. Riuscirà a dilatarsi tanto per accogliere il mio cazzo? Guarda è veramente grosso”
 ” non preoccuparti … si dilata quanto vuole la sua padrona … ed io voglio” fu la mia risposta.
 In effetti il cazzo del mio negro era impressionante. Sicuramente 30 cm di lunghezza e grosso come un polso.
 Lui continuava a scappellarselo mostrandomi un glande bellissimo e con un gradino che mi avrebbe fatto sicuramente impazzire.
 Per prima cosa mi leccò delicatamente il buco, poi poggiò la cappella allo sfintere e spinse pian pianino.
 Io, ricordando come aveva fatto Elisa quando si era fatta inculare dal cavallo, feci un salto indietro e fu subito dentro al mio intestino.
 Un dolore lancinante subito sostituito dalla goduria di sentirmi il culo pieno di un cazzo enorme.
 Lui rimase alquanto sorpreso ed iniziò a stantuffarmi nel culo.
 Lo sentivo entrare ed uscire come una locomotiva impazzita. Il suo glande mi raschiva l’intestino. Mi sentivo invasa di cazzo fino nello stomaco. Non pensavo che avrei potuto accettare 30 cm di cazzo nel culo, ed invece fu proprio possibile
 dal momento che iniziai a sentire i suoi coglioni che sbattevano sulle labbra della mia figa ed il suo ventre contro le natiche spalancate.
 Mi sfondò tutta, mi squarciò il buco del culo per circa un quarto d’ora, poi mi disse
 “adesso sborro nel tuo culo, dopo leccherò tutto ciò che esce”.
 Sentivo delle contrazioni in tutto il corpo, godevo come una vera troia, mi sentivo una puttana umiliata ma felice, sapevo inoltre che qualcuno in quel momento ci stava spiando e si menava il cazzo in una sega feroce.
 Immaginavo cosa stesse vedendo: una bella ragazza bruna, molto giovane, messa alla pecorina, con le mammelle appese che ondeggiavano, con un viso sognante e gli occhi socchiusi, con il culo in aria, le natiche spalancate ed un cazzo enorme e bellissimo che le rompeva il buco del culo, un cazzo che apparteneva ad un esemplare umano bello come un dio, tutto nero.
 Dovevamo essere uno spettacolo da schianto!
 Ogni colpo del suo cazzo mi procurava piacere e sborravo anche io come una cavalla fiumi di liquido denso, caldo e saporito.
 Quando sborrò temetti che venisse il terremoto tanta fu la sua violenza. Mi invase un fiume di sperma che era lava bollente. Stantuffò con più forza senza curarsi del mio culo che si squarciava. Si abbatté su me esausto e mi baciò la schiena e mi toccò le zinne che accolse nelle sue enormi mani a coppa e mi strinse i capezzoli fino al dolore.
 Poi lo estrasse e quando il glande si appuntò al mio sfintere credetti che mi stesse strappando le visceri.
 Usci con un sonoro floph , il mio buco si richiuse e lui cominciò a leccare la sua sborra che usciva dal mio culo così come fece con la mia figa che ormai era un lago. Godetti ancora e gli venni proprio sulla lingua ed in bocca. Lui bevve tutto e si leccò le labbra.
 Io volli baciare qual magnifico cazzo e lo accolsi in bocca delicatamente quasi per non disturbarlo nel suo sonno ristoratore.
 Anche per la bocca era grossissimo e tanto lungo, ne potei accogliere solo una parte. Strinsi le labbra attorno al suo glande e quando uscì dalla bocca fu come stappare una bottiglia.
 Durante la notte avemmo altri “clienti”, la voce circolava …!
 Noi avevamo la figa ed il culo doloranti per i tanti cazzi che avevamo preso, ma eravamo felici di essere state umiliate, trattate come puttane, pagate per fottere e per farci inculare.
 Ormai era l’alba, decidemmo di tornare a Firenze.
 Durante il viaggio commentammo tutto animatamente e concludemmo che aver deciso di sentirsi oggetto pagato era una sensazione favolosa. Una umiliazione che ci faceva sborrare.
 I nostri uomini si menarono il cazzo per tutto il viaggio. Tony sborrò improvvisamente e sporcò tutto il pulmino facendo incazzare a morte Elisa.
 Con i soldi guadagnati saremmo andati tutti a cena nelle prossime sere.
 Ridendo conclusi affermando
 “dobbiamo mangiare bene! per i soldi bisogna avere grande rispetto … ci si sfonda il culo per guadagnarli …!”

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