Visita militare erotica


Avevo da pochi mesi compiuto i miei 18 anni. Sapevo che prima o poi sarei stato convocato per la visita militare e così, quando arrivò la cartolina verde, non mi preoccupai più di tanto.Visita erotica

Il giorno stabilito mi presentai al distretto militare. C’erano tanti ragazzi della mia età, di tutti i tipi: una categoria era di persone pulite, simpatiche, eleganti, festose; c’erano anche quelli che oggi si chiamerebbero coatti, poco puliti (o proprio sporchi), rozzi, rumorosi. Ma il bello della visita militare è che dopo un po’ si diventa tutti uguali: nudi, in attesa della visita dei dottori.

Eravamo tutti in attesa lungo il corridoio dello stabile, con il solo slip addosso. Si parlava del più e del meno: chi sperava di non fare il militare, chi aveva le raccomandazioni giuste, chi lo voleva fare perché “chi non è buono per il re non lo è neppure per la regina”, ecc. Si entrava in una stanza e, dopo un po’, se ne usciva da una porta situata al fondo del corridoio. In questo modo non c’era modo di chiedere, a chi usciva, a quale tipo di visita fosse stato sottoposto. Qualcuno aveva cercato di tornare indietro, ma era stato bloccato da un militare.

Le visite erano molto veloci, anche perché eravamo proprio tanti ragazzi. Si erano diffuse le voci più incredibili: prendono i testicoli per verificare eventuali malattie; no, ti mettono un dito nel culo per vedere se hai le emorroidi; ti fanno aprire la bocca per controllare i denti; ti fanno fare pipì, ecc. ecc. Le voci venivano suffragate da strani gridolini che provenivano dalla stanza e dal modo in cui alcuni ragazzi uscivano dalla stanza, camminando a gambe larghe, o a testa bassa, o coprendosi il viso di vergogna. Quasi tutti, però, ad eccezione di pochi casi patologici, dichiaravano, con un tono di voce che evidenziava gioia o rassegnazione, il proprio stato di “abile, arruolato”.

Io ero l’ultimo della fila, per mia scelta, perché non mi piace la confusione e preferisco mantenere un mio spazio di fuga. Non ero per nulla nervoso o preoccupato: ritenevo quelle voci delle autentiche sciocchezze. La visita militare non poteva che essere una visita medica. Una normale visita medica, fatta da medici, in un ambiente medico, all’interno di un distretto militare organizzato e gestito dal ministero della difesa. Cosa poteva succedere di strano?

Quando arrivò il mio turno entrai nella stanza. Erano rimasti soltanto in due: un giovane militare con un camice bianco, direi sui 25 – 30 anni, che non aveva l’aria di essere un medico, ed un altro giovane, più avanti negli anni (direi sui 35), che aveva l’aria di essere un ufficiale medico.

La stanza era molto grande, con i soffitti alti. L’ambiente era fresco ed io, solo con gli slip, sentivo un po’ freddino. Sui muri, metà celesti e metà bianchi, come si conviene ad un ospedale, c’era la tipica pubblicità militare: arruolati nei paracadutisti, o nella marina, o in chissà quale altro corpo. Non avevo l’intenzione di fare il militare. Sapevo, però, di non aver motivo per scampare l’anno di naia. Fisicamente non avevo problemi (ero un atleta, non professionista, ma pur sempre atleta e quindi sottoposto a controllo continui), non avevo mai sofferto di emorroidi e le numerose ragazze che avevano fatto conoscenza con i miei testicoli ed il mio membro non avevano trovato nulla da ridire (anzi, da alcune avevo ricevuto espliciti complimenti). Quindi, mi ero mentalmente preparato ad una rapidissima visita e all’esito, per me scontato, di “abile, arruolato”.

I due ragazzi – militari solo per via della divisa che si intravedeva sotto i camici, ma due ragazzi come ce n’erano tanti al di fuori di quelle mura austere e silenziose (sì, all’improvviso mi rendevo conto che c’era un silenzio incredibile, non si sentiva più non solo una voce, ma anche un rumore di passi o altro) – non sembravano avere fretta.

Mi fecero togliere gli slip e da dietro la scrivania cominciarono a guardarmi e a ridere tra loro. Pensavo che volevano solo prendermi in giro. Si sentiva raccontare spesso di situazioni di questo genere. Mi sentivo comunque tranquillo, perché sapevo che non potevano farmi nulla di male. Certo non potevano fare atti di nonnismo, di cui tanto avevo sentito parlare.

Loro continuarono a parlare a bassa voce. Si scambiavano occhiate strane e ridevano. Mi guardavano in modo insistente, tanto che io cominciavo a sentirmi confuso. “Cosa avranno da ridere?”, pensavo tra me e me. Mi avevano obbligato a stare dritto, con la mani lungo le gambe, in una posizione di attenti. Il mio membro era, ovviamente, floscio, e per il freddo i testicoli si erano rintanati nello scroto. Finalmente i due militari si alzarono. Sembravano avere raggiunto un accordo su cosa fare.

L’ufficiale medico ordinò al giovane assistente di verificare lo stato dei miei testicoli. Il giovane rispose che non era possibile procedere, perché non avevo testicoli. In modo risentito risposi che per il freddo i testicoli erano risaliti nello scroto e che se non mi avessero fatto aspettare tutto quel tempo questo non sarebbe successo.

L’ufficiale, sorridendo, riconobbe che la mia osservazione era esatta e mi chiese se dopo la scuola avrei voluto fare il medico, visto che avevo qualche cognizione di anatomia. Prima ancora che potessi rispondere, invitò il giovane assistente a riparare agli effetti del freddo. Gli disse quindi di prendere con la sua mano i miei testicoli, in modo da trasmettere il calore del suo corpo al mio e consentire quindi ai testicoli di scendere al loro posto.

Il giovane eseguì e chiese all’ufficiale medico se, per abbreviare i tempi, era opportuno prendere con l’altra mano anche il pene (lo chiamò proprio così). L’ufficiale rispose che era un’ottima idea, e così mi ritrovai con le mani del giovane in mezzo alle mie gambe. Con una mano mi solleticava e mi lisciava i testicoli, con l’altra mi stringeva tutto il mio cazzetto, che il freddo e la situazione avevano reso piccolo e moscio.

L’operazione durò alcuni minuti, durante i quali l’ufficiale non aveva distolto lo sguardo dalla mia persona. Io cercavo di guardare fisso davanti a me, cercando di non pensare a quello che stava succedendo, anche se dopo un po’ dovevo riconoscere che, con mio grande stupore, i massaggi e le carezze del giovane ragazzo ai miei piedi stavano iniziando a darmi un senso di piacere e di eccitazione che non avevo mai provato prima. Pian pianino il giovane allungava le dita lungo il perineo e vicino l’ano.

Le sua mani cominciavano ad essere sudate ed io sentivo una strana eccitazione crescermi dentro. Avevo sempre sperato che una delle ragazze con le quali avevo rapporti mi mettesse un dito nel culo. Mi sarebbe proprio piaciuto, ma mai nessuna lo aveva fatto ed io non avevo mai avuto il coraggio di chiederlo. Ora questo ragazzo stava facendo quello che avevo sempre sognato! L’eccitazione era al massimo!

Fu a quel punto che l’ufficiale, sicuramente accortosi di questa mia reazione, ordinò al giovane assistente di interrompere la visita. Il giovane cercò di obiettare qualcosa, ma l’ufficiale fu categorico. Prese una fettuccia utilizzata dai sarti, mi fece alzare le braccia, la passò intorno al mio torace e scrisse un numero su un foglio. Poi mi fece salire su una bilancia. Scrisse di nuovo un numero sul foglio.

Quindi sentenziò che non ero ancora sufficientemente sviluppato e che sarei dovuto tornare da lì qualche mese. “Rivedibile”, fu il verdetto finale.

Accadde tutto così rapidamente che non seppi cosa dire. Com’era possibile che altri ragazzi prima di me, molto più gracili di me, fossero stati dichiarati “abili”, mentre io, un atleta, in perfetta forma fisica, risultassi “rivedibile”? Ed in base a quale visita? Un massaggio di testicoli e una sorta di masturbazione? A chi potevo raccontare quello che era successo? Mi vergognavo da morire.

Non potevo certo raccontare che i miei testicoli erano spariti e che era stato necessario un prolungato massaggio di una mano maschile. E non potevo neppure dire che quel massaggio, insieme a quello del cazzo e alle dita vicino al culo, mi erano proprio piaciuti, al punto da eccitarmi abbastanza da desiderare di farmi subito una sega e da rimpiangere il fatto che l’ufficiale medico avesse interrotto l’azione dolce e sapiente del giovane assistente.

Cercai di vedere l’aspetto positivo della vicenda e cioè: visto che non voglio fare il militare, forse questa è una chance in più per ottenere l’esonero. Forse la persona con cui ho parlato si è davvero interessata a me e, per evitarmi la naia, ha scelto questa strada più lunga (mi ricordai di avere sentire dire che i “rivedibili” venivano automaticamente declassati e, in caso di sovrannumero”, erano i primi ad essere congedati), ma anche più vantaggiosa (risulterei comunque abile, ma eviterei il servizio militare).

Tornai a casa e ripresi la solita vita. Scuola, attività sportiva, feste, gite, storie con ragazze. Quando queste mi prendevano il cazzo per seghe o pompini, chiedevo loro di accarezzarmi anche le palle e spingevo avanti il bacino con la speranza che qualcuna mi toccasse anche il culo, memore del piacere che i massaggi di quel giovane assistente mi avevano procurato. A parte questo, non avevo altri particolari ricordi di quella vicenda.

Dopo qualche mese ricevetti una lettera di invito ad una seconda visita militare. Mi saltarono all’occhio alcune stranezze: non era una tipica cartolina precetto verde; non ero convocato presso il distretto militare, né presso l’ospedale militare o una caserma; il giorno fissato era un sabato pomeriggio, presso uno studio privato. Non diedi molto peso a questi aspetti della vicenda: ero stato dichiarato “rivedibile” per motivi non chiari e quindi, probabilmente, era necessaria una visita specializzata presso uno studio convenzionato.

Il giorno della visita mi preparai come mio solito: feci una bella doccia, mi lavai per bene, tagliai i pochissimi peli (per niente irsuti) della barba, misi le lenti a contatto per fare una più bella figura (a mio avviso gli occhiali non mi donano molto). Qualche giorno prima avevo tagliato i capelli. Volevo sembrare proprio un giovincello debole e smarrito, con la speranza di avere l’agognato congedo o almeno un forte declassamento.

Raggiungi il luogo indicato nella lettera. Era un palazzo signorile in pieno centro, con un cortile interno molto curato. Anche il giardino era molto curato, con erba appena tagliata e alberi in perfetto ordine. Ai campanelli si leggeva: Prof. Caio specialista in ….; Avv. Sempronio; Commercialista Tizio; Notaio ecc. ecc. Niente male, pensai. L’esercito mi tratta proprio bene, se vuole che io venga visitato da uno che, come minimo, chiede (all’epoca) 200.000 – 300.000 lire.

Erano le sedici di un sabato pomeriggio del mese di luglio. La palazzina era deserta. Suonai al campanello. Il portone si aprì. Salii al quarto piano e mi resi conto che il palazzo era perfettamente deserto. Tutti gli uffici erano chiusi.

La porta era aperta. Entrai e mi trovai in una sala d’aspetto. Sentii la porta chiudersi dietro di me. Mi sedetti in una delle sedie e presi un giornale. Ebbi l’impressione di sentirmi spiato, ma era una sensazione che avevo tutte le volte che andavo da un dottore o dal dentista, quindi non diedi particolarmente peso alla cosa.

Dopo un po’, con mia grande sorpresa, entrò il giovane assistente che avevo incontrato nella visita militare. Aveva un camice leggero, bianco, con la divisa estiva militare sotto. Era abbronzato, con i capelli, corti, gli occhi chiari. Un bel tipo, pensai. Le maniche del camice erano arrotolate e lasciavano intravedere delle braccia forti e muscolose. I denti erano bianchi e la barba ben rasata. Davvero un bel tipo, ripetei tra me e me.

Mi chiese di consegnargli la lettera di convocazione, cosa che feci rapidamente. Mi fece entrare in un’altra stanza e mi chiese di iniziare a spogliarmi, perché sarei stato presto chiamato dal dottore.

Eseguii l’ordine. Niente di strano. Del resto anche nella prima visita mi ero dovuto presentare in mutande. Questa volta non faceva freddo, pensai, quindi non sarà necessario che l’assistente mi prenda in mano i coglioni.

Questa considerazione da un lato mi rassicurava, dall’altro mi dispiaceva, visto che l’altra volta, tutto sommato, mi era piaciuto. Aspettai in piedi.

Dopo un po’ l’assistente aprì la porta di una stanza e mi disse di entrare. Dietro una grande scrivania antica, di legno scuro, era seduto il giovane ufficiale medico, in camice bianco. Era molto più mingherlino dell’assistente, ma anche molto più carino e distinto.

Sorrise. Guardò il suo assistente e sorrise di nuovo. Mi chiese come stavo, se mi trovavo a mio agio, se ricordavo la precedente visita e se la stessa mi era piaciuta.

Risposi confuso che non la ricordavo particolarmente.

Mi ordinò di togliere le mutande. Obbedii rapidamente e rimasi fermo, in piedi, in posizioni sull’attenti. Per la prima volta chiamò il suo assistente per nome:
* “Antonio”, disse, “controlla con attenzione i testicoli. Molti di questi ragazzi hanno problemi seri che loro neppure immaginano. Problemi che potrebbero impedire la procreazione, per esempio. Lei intende avere figli?”.
* “E’ presto per pensarci, ma credo di sì”, risposi.
* “Allora deve avere pazienza e consentire una visita accurata. Non faccia storie. Il controllo deve essere accurato e ci vorrà un po’ di tempo. Antonio è uno specialista nel settore”.

Feci un cenno di approvazione con la testa. Antonio sorrise e si inginocchiò ai miei piedi. Con le mani prese i miei testicoli come nella precedente visita. Questa volta, però, le mani erano più sicure. Mi accarezzò a lungo ed avvicinò sempre più la testa al mio pene.

Io ero fermo, in silenzio, ed iniziavo a preoccuparmi perché sentivo l’eccitazione crescere. “Come era possibile”? mi chiedevo. Mi eccitavo perché un infermiere mi toccava i testicoli nel corso di una visita medica? Ma ero normale?

L’ufficiale medico doveva essersi accorto della mia preoccupazione, perché intervenne immediatamente per tranquillizzarmi:
* “Non si preoccupi se il pene iniziasse ad ergersi”, disse. “E’ perfettamente normale che, se sollecitato, risponda in questo modo. E solo una visita medica, in fondo. E poi lei preferisce le donne, non è vero?”.

Imbarazzatissimo risposi:
* “Certo che preferisco le donne. Ho un’erezione soltanto perché, come ha detto anche lei, i testicoli sono sollecitati. Prosegua pure. Non mi crea alcun fastidio”.

Stavo mentendo spudoratamente. La situazione mi provocava una forte eccitazione, anche se non avevo il coraggio di riconoscerlo.

La “diagnosi” del dottore, però, aveva avuto il pregio di tranquillizzarmi. Mi ero quindi lasciato andare e l’erezione aveva progressivamente raggiunto la sua massima estensione.

Ad un certo punto sentivo il respiro caldo di Antonio sulla mia asta e la cosa mi eccitava ulteriormente, mentre le sue mani sapienti e forti mi massaggiavano tutti i testicoli, fino a sfiorarmi nuovamente con le dita il perineo e l’ano. Avevo iniziato a sudare e il respiro si faceva affannoso.

L’ufficiale medico mi guardava compiaciuto, mentre Antonio continuava ad accarezzarmi con dolcezza. L’ufficiale intervenne:
* “Antonio, allora sono a posto i testicoli?”
* “Si, Tenente, i testicoli sono a posto. Però ….”
* “Però Antonio? Dimmi pure”.
* “Vede, Tenente, ha il pene in erezione, ma il glande non è scoperto”.
* “Hai ragione, Antonio”, disse il Tenente, che così proseguì nei miei confronti:
* “Allora, soldato, come mai il tuo glande non è scoperto? Non dirmi che non ti sei masturbato”.
* “No signor Tenente”, risposi io mentendo di nuovo. “Non mi sono mai masturbato”.
* “Guarda, soldato, che non sei in chiesa, a me puoi dire la verità. Se davvero non ti sei mai masturbato oggi potremo porre rimedio al problema. Sai, la masturbazione è utile, perché rende elastica la pelle del pene e consente al glande e al prepuzio di scoprirsi. Se invece ti sei già masturbato e il problema permane, allora sarà necessario un intervento chirurgico per scoprire la parte superiore del pene. Ti sei masturbato o no”
* “Io, veramente, ecco, non so ….”
* “Ho capito, ci pensiamo noi. Antonio, inizia a masturbare il ragazzo, vediamo se riusciamo a scoprire il glande e ad evitare l’intervento. Se lei vuole evitare l’intervento resti in silenzio e lasci lavorare Antonio”.

Sempre più impaurito rimasi dritto, con le mani lungo le gambe e lo sguardo dritto verso il vuoto. Antonio cominciò a ritmare una bella sega, scoprendo piano piano tutta la cappella del mio cazzo gonfio ed eccitato.

Antonio avvicinava sempre di più la testa al mio cazzo e sentivo distintamente il suo respiro sopra di me. Il mio cuore aveva aumentato i battiti e anche l’ufficiale sembrava eccitato.

Il movimento durava da alcuni minuti. La mano di Antonio aveva preso pieno possesso della mia asta e la stringeva sempre di più. Con l’altra mano aveva ripreso a massaggiarmi le palle e ogni tanto un dito scendeva in basso verso il perineo e l’ano.

Io era seriamente preoccupato. Cominciavo a pensare che da lì a poco avrei eiaculato in faccia ad Antonio e non avevo il coraggio di avvisarlo e di dirgli di smettere. Del resto l’ufficiale medico non proferiva parola ed io non intendevo interrompere la “cura”.

Dopo qualche secondo per fortuna il medico ordinò ad Antonio di smettere, chiedendogli di procedere ad un’ispezione anale necessaria per verificare le mie emorroidi.

Rimasi come paralizzato. Che significava “ispezione anale”?

Ancora una volta il Tenente capì il mio stato d’animo ed intervenne subito per spiegarmi perché era necessaria questa ispezione e in che modo sarebbe avvenuta. Rincuorato sulla scientificità della procedura, eseguii gli ordini di Antonio.

Mi piegai in avanti, poggiando il busto sul lettino, con le gambe ben divaricate. Vidi Antonio mettere una specie di profilattico su suo dito medio e prendere una crema. Sentii la crema fresca sul mio ano e le dita di Antonio che mi spalmavano tutto.

Piano piano iniziai a sentire il dito medio di Antonio spingere per superare la resistenza del mio orifizio anale. Sentii il suo tono di voce calmo e sicuro con il quale di consigliava di stare calmo, di non opporre resistenza, in modo tale da facilitare il suo lavoro.

Chiese al Tenente se era il caso di verificare la consistenza dei miei testicoli mentre avevo il dito nell’ano e il Tenente rispose che era una buona idea e un controllo senz’altro opportuno.

Così, mentre il dito era ormai penetrato e Antonio perlustrava il mio ano in tutti i modi, sentivo anche i miei testicoli ancora una volta accarezzati dalla sua mano. Sentivo la mano risalire lungo l’asta e scappellarmi il glande.

Ero eccitatissimo. Non sapevo che cosa mi stesse succedendo ma era tutto bellissimo.

Sentivo un oggetto estraneo nel culo, ma mi ero abituato e non avevo per niente provato dolore. Anzi da un po’ provavo un sottile piacere, acuito dal movimento della mano di Antonio sulle mie palle e il mio cazzo.

Ad un certo punto Antonio richiamò l’attenzione del Tenente:
* “Tenente, sento qualcosa. Guardi anche lei”.
Il mio cuore ebbe un sobbalzo. Cos’era di tanto grave da meritare l’intervento dell’ufficiale medico?

Il dottore prese anche lui quella specie di profilattico, si posizionò alle mie spalle e mi penetrò con un dito. Fu molto più dolce di Antonio e, finalmente, sentii anche la sua mano sulle mie palle e sul mio cazzo.

Non sapevo se preoccuparmi di più per l’imprevisto segnalato da Antonio o per l’eccitazione che cresceva e che mi aveva portato di nuovo sull’orlo della eiaculazione.

Ad un tratto il Tenente si fermò e disse:
* “Si, sento anch’io qualcosa, ma così non si riesce a vedere nulla. Ci vuole prima un bel clistere”.
* “Clistere?” chiesi io. “Cos’è un clistere, Signor Tenente?”.
* “Nulla di strano”, rispose il Tenente. “Si tratta solo di inserire una cannula nell’ano ed introdurre dell’acqua tiepida. Dopo un po’ l’acqua verrà espulsa e con essa tutte le feci. Ciò consentirà di fare pulizia e di vedere bene se ci sono o no problemi di emorroidi o altro. Antonio, prepara il necessario.”

Accidenti, la cosa si complicava. Il Tenente mi fece allungare sul lettino, con un cuscino sotto il bacino, tenendo sollevato il sedere verso l’alto. Intanto Antonio si era avvicinato con una busta trasparente che appese in alto, ad un sostegno del lettino. Prese una cannula. Spalmò di nuovo l’ano con una crema ed iniziò a spingere.

Vidi quel lungo bastoncino sparire nel mio culo e poco dopo sentii il liquido entrare nelle viscere. Il Tenente si posizionò davanti alla mia testa. Avevo il suo cazzo davanti ai miei occhi e notai che era in erezione. Sentii l’odore di maschio, che tanto volte avevo sentito su me stesso. Le mani del dottore cominciarono ad accarezzarmi la testa, le orecchie, il collo.

Mi chiese come mi sentivo e se provavo dolore.
* “No, Signor Tenente. Non provo dolore. Solo un po’ di solletico per il liquido che entra”.

Mi chiese allora se provavo piacere.
* “Piacere? No, Tenente, perché dovrei provare piacere?”.

Mentivo, ma come avrei potuto dire che ero eccitato da morire e che non vedevo l’ora di farmi una bella sega?

* “Guarda che è normale eccitarsi per una cosa simile. Aristotele praticava il clistere già ai tempi dell’antica Grecia, sia per scopi medici, sia per piacere fisico. E pretendeva sempre che gli uomini che erano oggetto delle sue voglie praticassero un clistere prima di essere da lui penetrati. Hai qualcosa contro la penetrazione anale?”

* “Non ho nulla contro chi la pratica, ma è una cosa che a me non interessa. A me piacciono le donne e non ho mai pensato o provato di farmi penetrare da un uomo o di penetrare io stesso un uomo”.

* “Ma tutto quello che stiamo facendo oggi, per carità solo per scopi scientifici, non ti provoca anche piacere? Rispondi serenamente, senza bugie”.

Restai in silenzio a lungo. Cosa dovevo dire? Ero eccitato da morire e questa era la verità. Le mani di Antonio, quelle del dottore, le sue carezze intorno alle mie orecchie, sul collo, le penetrazioni, il clistere, la masturbazione e gli scappellamenti, l’odore di cazzo del tenente, tutto questo mi aveva fatto impazzire di libidine.

* “Non so rispondere, Tenente. So che devo fare questa visita e la faccio. Non penso ad altro”.

* “Va bene, Antonio, adesso accompagnalo in bagno, fallo scaricare e fagli fare una doccia. Poi fallo accomodare sul lettino in posizione ginecologica”.

Posizione ginecologica? Ma che cosa voleva farmi? Ero turbatissimo. Non capivo più niente.

Antonio mi fece scaricare nel water. Poi mi fece pulire e mi invitò a fare una doccia. Disse che doveva aiutarmi, quindi si tolse il camice e la camicia e rimase a petto nudo.

Cominciò ad insaponarmi e sentii le sue mani sul mio torace, sul cazzo, le palle, in mezzo al culo, tra le cosce.

Mi bagnò anche i capelli e con le mani percorse il mio viso, soffermandosi con il dito medio sulle mie labbra. Poi il getto dell’acqua finì sui suoi pantaloni. Allora disse che era meglio se li toglieva e li metteva ad asciugare. Convenni con lui che era la cosa migliora da fare.

Antonio rimase mutande e dalle mutande intravedevo un cazzo enorme. Mi fece uscire dalla doccia, mi asciugò e mi riportò nello studio.

Il Tenente mi fece allungare sulla schiena. Mi fece alzare le gambe sui ferri ginecologici e si sedette su uno sgabello.

La sua testa si trovava all’altezza del mio bacino. Spalmò sull’ano una crema ed iniziò ad infilare un oggetto che io non potevo vedere. Il mio ano faceva resistenza, probabilmente per le dimensioni di quel coso che il Tenente manovrava con sapienza.

Mi chiese se provavo dolore e, rassicurato dalla mia risposta, prese a spingere con maggiore forza. Intanto Antonio si era tolto anche le mutande ed il suo cazzo era perfettamente in tiro, dritto come un’asta.

Si avvicinò e mi chiese di provare anch’io ad accarezzare il suo cazzo e le sue palle, anche perché “dovevo restituirgli il favore”.

Non capivo bene cosa volesse dire, però il mio istinto e la mia eccitazione mi spinsero a prendere in mano il suo bel cazzo dritto, duro, pulsante.

Intanto il Tenente continuava a spingere qualcosa nel culo. Lo faceva entrare ed uscire sempre più velocemente. Ormai provavo solo piacere ed il mio cazzo era diventato duro.

Il Tenente sudava e spingeva, e farfugliava parole che non capivo.

Il cazzo di Antonio pulsava nelle mie mani sempre più forte, fino a quando vidi Antonio piegare il busto in avanti e prendere in bocca il mio cazzo.

A quel punto il Tenente si alzò in piedi, si abbassò i pantaloni e mostrò un cazzo mingherlino, se paragonato a quello mio e di Antonio, ma molto lungo.

Estrasse trionfante dal mio culo il coso ed ebbi modo di vedere che non si trattava di un attrezzo medico, come pensavo, ma di un fallo artificiale molto grande.

Il Tenente tuonò, rivolto ad Antonio:
* “Se in questo culo c’è entrato questo cazzo di gomma, allora ci entrerà bene anche il mio. Hai visto che questo soldato è un vero maiale? Che ti avevo detto? L’ho capito subito che non vedeva l’ora di prenderlo nel culo e nella bocca”.

E, detto fatto, cominciò a penetrarmi nel culo ormai allargato dalle ispezioni anali, dal clistere e dal cazzo di gomma.

Nel frattempo Antonio continuava a spompinarmi come neppure la più troia delle ragazze con le quali ero stato aveva saputo fare.

Io, invece, avevo tra le mani il cazzo di Antonio, ancora indeciso sul da farsi. Allora il Tenente mi prese di nuovo la testa tra le mani ed iniziò a spingere la mia bocca sul cazzo di Antonio. Notai che il cazzo era imperlato da goccioline chiare. Aprii la bocca e, come fosse un gelato, comincia e leccare avidamente la cappella di Antonio. Ma al Tenente non bastava: mi disse di aprire la bocca e di succhiarlo come un ghiacciolo.

Obbedii d’acchito. Sentivo con la lingua e le guance il calore del cazzo di Antonio. Con le mani gli accarezzavo le palle e con le dita scesi a solleticargli il buco del culo, come lui mi aveva fatto poco prima. Quest’ultima iniziativa fu fatale, perché Antonio all’improvviso iniziò a rantolare e ad eiaculare nella mia bocca. Subito mi tirai indietro, e gli altri schizzi di sperma finirono sulle mie labbra, le mie guance, il collo.

Il Tenente intanto mi fotteva nel culo con foga e mi diceva frasi irripetibili. Quando vide che non avevo più il cazzo di Antonio in bocca mi prese di nuovo la testa e mi ordinò di pulire tutto lo sperma di Antonio con la mia lingua.

Antonio era tornato ad occuparsi del mio uccello ed ora anch’io ero sul punto di venire.

Ma il primo ad eiaculare fu il tenente, che rimase dritto sui piedi scaricando dentro di me tutto il suo succo, spingendosi forte dentro di me come se avesse voluto portare dentro anche i coglioni.

Ormai ero al parossismo. La scopata del tenente, il mio pompino ad Antonio ed il pompino di Antonio mi avevano eccitato al massimo.

Anch’io venni in bocca ad Antonio che, sicuramente più esperto di me, ingoiò tutto, leccando avidamente lungo l’asta e la cappella.

Eravamo tutti e tre esausti, ma contenti e soddisfatti.

Mi fecero togliere le gambe dai ferri ginecologici e mi fecero scendere dal lettino. Il Tenente si spogliò e subito mi misi in ginocchio per prendergli in bocca il suo cazzo e pulirgli le ultime gocce di sperma. Lui mi prese ancora la testa tra le mani e ritmò il mio pompino.

Poi si allungò sulla schiena e, mentre io continuavo il pompino, sentii da dietro la lingua di Antonio che mi leccava tutto il culo. Lo sfintere era diventato così elastico che sentii la lingua di Antonio penetrare dentro, mentre la mia lingua continuava a leccare e pulire tutto il cazzo del Tenente.

Antonio si mise in ginocchio ed iniziò a penetrarmi con il suo superbo cazzo, mentre io mi concentravo nel pompino al Tenente che, con gli occhi chiusi, proferiva frasi oscene nei miei riguardi:
* “Troia, maiale, puttana, rottinculo, sei peggio di una baldracca, adesso vedrai quando ti scopo senza clistere, sei una puttana rottinculo, hai una lingua da troia. Te lo avevo detto, Antonio, che lo avremmo scopato senza problemi. Hai visto? Secondo è me gli è piaciuto fin dalla prima volta, da quando gli hai preso le palle in mano. E’ vero, troia?”.
* “Si”, risposi io, “mi è piaciuto subito. E’ bellissimo. Mi piace sentimi scopato nel culo. E’ fantastico. E mi piace anche prenderlo nel culo. Siete fantastici. Non vedo l’ora di fare il militare per un anno intero. Un anno di cazzi, in bocca, nel culo, tra le mani. Scopatemi ancora”.

Continuammo tutto il pomeriggio, in tutte le versioni possibili. A sera il Tenente e Antonio mi fecero fare una bella doccia, mi rivestirono e mi congedarono.
* “Abile arruolato”, sentenziò il Tenente. “Ma ci rivedremo ancora. Sei d’accordo?”.
* “Certo che sono d’accordo. Altro che fighe! Vuoi mettere il cazzo?”. Risposi sorridendo.

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