Delitto perfetto per scopata bestiale


Quell’uomo era venuto da me sperando di poter uscire da una situazione che personalmente giudicavo irrisolvibile. Io, un avvocato penalista di successo, recentemente balzato agli onori della cronaca per un processo che aveva coinvolto mass-media e pubblico per quasi due anni, dovevo ora salvarlo dall’ergastolo.
Dopo una laurea presa a Roma ed un master conseguito in America, sono ormai più di vent’anni che mi dedico con passione e dedizione alla professione forense. Del diritto penale amo tutti gli aspetti. Dalla violenza alla capacità di un avvocato come me, di risolvere anche i casi più assurdi e senza speranza, anche solo aggirando la legge.
Quell’uomo, quarant’anni circa, era stato accusato di omicidio. Aveva ucciso l’ex-moglie strangolandola, o almeno questo sosteneva l’accusa. Ma lui continuava ad affermare che la sera in cui avvenne il fatto era tranquillo a casa a dormire.
Avevo visto il corpo della donna e letto i referti dell’autopsia. La signora riportava vistosi segni di strangolamento intorno al collo, segni che la scientifica aveva definito causati da una corda spessa e molto comune. Il giudizio del coroner era chiaro e non lasciava adito a dubbi: CAUSA DEL DECESSO: SOFFOCAMENTO.
La polizia aveva accertato che non vi erano stati molti segni di lotta. Probabilmente, supponevano, la donna era stata presa alle spalle e, incapace di reagire alla forza esercitatale molto probabilmente da una persona di sesso maschile, si era dibattuta solo per qualche istante. Nessun segno di scasso alla porta. La donna conosceva il suo aggressore.
In casa e sul luogo del delitto, naturalmente, nessuna impronta.
La vittima, una donna sui 35 anni, piacente, mora e prosperosa, si diceva in giro non avesse nemici. Anche il mio investigatore privato aveva fatto qualche domanda in giro e ne era uscita fuori una vera santa.
E, in tutto questo, il mio cliente, il presunto colpevole di un omicidio efferato, affermava di essersi addormentato intorno alle 22.30, quella sera. Abitava a circa 15 chilometri dall’abitazione della vittima, dove era stato ritrovato il corpo esanime, e il fattaccio era successo, come da rapporto della scientifica, alle 21.07.
Eravamo indubbiamente in un vicolo cieco. Come potevo difendere una persona con un alibi tanto debole?
Ed era stato con queste domande nella testa che mi ero avviato a fare visita al mio cliente.
Dopo le solite pratiche burocratiche, eccoci seduti l’uno di fronte all’altro, a cercare di salvargli la vita.
“Allora, Sig. Lopez… Perché non proviamo a trovare una soluzione a questo “spiacevole equivoco”?”
“Gliel’ho già detto un milione di volte … Sono innocente e lei mi deve aiutare…”
“Ma come posso aiutarla se non abbiamo in mano niente? Anzi, vuole sapere che cosa abbiamo a nostra disposizione?
Presto fatto: un divorzio, un uomo pressoché indigente costretto a pagare gli alimenti ad una moglie odiata ed egoista e un alibi da far piangere qualsiasi avvocato difensore. E sa qual è l’unico vantaggio in tutto questo? Che le sue impronte non erano nell’appartamento.. Ora, mi dica lei come ce la possiamo cavare”
“Senta, non sono io l’avvocato. Sta a lei tirarmi fuori di qui e veda di farlo il prima possibile. Per quanto mi riguarda può anche chiudersi nel suo ufficio e riscrivere di sana pianta il codice penale, non me ne può fregar di meno.
Io le ripeto che sono innocente e ora sta a lei fare la sua parte. Si metta in giro, faccia domande, corrompa i giudici, faccia quello che cazzo vuole ma veda di sbrigarsi e di fare un buon lavoro, siamo intesi?”
“Benissimo. Non mi pare lei mi lasci troppa scelta. Ci proverò ma di questo passo sarà dura. Le consiglierei di cominciare ad abituarsi a queste quattro mura perché non garantisco sul risultato.”
“Ascoltami bene avvocato – avvicinandosi ad un millimetro dal mio viso – ti conviene tirarmi fuori di qui perché non sai di cosa è capace un uomo pieno di rancore e sete di vendetta. Sono stato chiaro?”
“Mi sta minacciando, forse?”
“Ma chi? Io? Ma che dice? Io sono una tanto brava persona…” e rimase con un sogghigno beffardo stampato in faccia.
“Bene. Arrivederci allora…”

Uscìì da quella sala colloqui con una paura indefinita in corpo. Quel maledetto pazzo era capace di tutto e continuava a recitare la parte dell’accusato ingiustamente. Non era la prima volta che subivo minacce di quel tipo ma quell’uomo aveva nello sguardo qualcosa di davvero terrorizzante. Avrei fatto meglio ad inventarmi qualcosa e al più presto.

Giunto in ufficio mi attaccai chiamai la mia segretaria, Julia (una donna davvero niente male che già in altre occasioni aveva “migliorato il mio umore”) passandole accanto senza neanche guardarla:
“Julia, subito nel mio ufficio.”
“Si, avvocato”
Julia era una vecchia amica che qualche volta avevo cercato di invitare a cena nella speranza di “qualcosa di più” forte anche di qualche consulenza legale gratuita che le avevo fornito in passato. E anche al momento mi aveva chiesto la cortesia di darle una mano contro il suo ex-marito che stava cercando di diminuire la parte di assegni alimentari che le doveva.
“Mi dica avvocato..” disse sedendosi alla solita sedia di fronte alla mia scrivania pensando di dover buttare giù la solita lettera.
“Sì, siediti.” Dovevo sfogarmi. Buttare fuori tutta la mia rabbia e senza neanche pensarci due volte, tirai giù la zip dei pantaloni e lo tirai fuori. Lei rimase sbigottita, a bocca aperta. Mi avvicinai e le dissi:
“Adesso succhiami il cazzo, troietta!”
“Ma, che dice avvocato!?!”
“Subito! Succhialo subito e senza fiatare altrimenti tuo marito riuscirà benissimo nel suo intento di pagare meno…” e continuai a sventolarle il mio uccello davanti alle labbra.
Ero come indemoniato. Non mi ero mai comportato così in vita mia, ma quello stronzo era riuscito davvero a farmi diventare un altro.
“Ma, come… Io pensavo che…”
Ero stufo dei suoi giochetti. La presi per i capelli buttandole la testa all’indietro e le urlai in faccia
“Adesso basta. Pensi che abbia voglia e tempo di giocare con te? Ora succhiami e fallo bene altrimenti potrei anche cercarmi un’altra segretaria!” e le ficcai il cazzo in bocca.
“Mghhhhhmmmm” mugolava lei..
“Fammelo piacere forza.. mettici un po’ di impegno!”
Con una mano intanto presi a titillarle il clitoride e lei cominciò a bagnarsi. “Oh, vedo che comincia a piacerti, puttana da strapazzo.. Ora continua da sola forza!”
Tolsi la mano dalla sua fica e cominciò a masturbarsi con voluttà, mentre con l’altra mano aveva iniziato ad accompagnare il pompino superbo che mi stava facendo. Ero troppo pieno di rabbia e… sborra e non durai a lungo. Dopo qualche minuto di quel lavoro superbo stavo per venire e glielo urlai
“Ora sto per godere puttana,… Bevi tutto.. Ahhhh, sììììì, gooodoooooo”
Sborrai una quantità di seme indescrivibile, talmente ero eccitato, tanto che lei non riuscì a trattenere tutto e un po’ ne colò sui suoi vestiti.
“Ora puliscilo a fondo.. brava così….”
Si dava davvero da fare la segretaria dei miei stivali. Con la lingua passava intorno all’asta per poi lappare a fondo…
“Che bel bidè che mi sono fatto! Brava davvero…”
Quando ebbe finito non le diedi neanche modo di ricomporsi che le dissi
“Ora sparisci. E mi raccomando! . Sempre pronta e disponibile!”
Seppe solo dire
“Sì, avvocato. Come vuole.”

Ma ora, dopo un po’ di rilassamento, dovevo tornare al mio lavoro del cazzo.
Quello stronzo del sig. Lopez e dovevo trovare una soluzione…

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