La signora Maria e il suo giovane coinquilino sexy


Abitavo, per ragioni di studio, in una città diversa dalla mia, dove avevo preso in affitto uno stabile a tre piani, condiviso con altri due amici, anche loro studenti. L’appartamento al pianterreno era occupato da una piccola congregazione di suore, che supportavano l’attività pastorale del prete nella cittadina. Al primo piano c’eravamo noi, mentre al secondo piano abitava una signora sui 50 anni, separata, con il figlio trentenne che sembrava un tipo poco raccomandabile, vestito sempre in tuta mimetica, capelli rasati e orecchini ad entrambi gli orecchi. L’esuberanza della nostra giovinezza provocava sempre continue lamentele da parte dei nostri coinquilini, soprattutto delle religiose, ma anche della signora Maria, che oltretutto spesso si lagnava anche della nostra scarsa collaborazione nel tenere puliti il cortile e le scale che utilizzavamo in comune. <la signora sexy
L’amministratore dello stabile era come noi altrettanto disattento alle sue competenze, e in una fredda settimana d’inverno ci ritrovammo per tre giorni senza riscaldamento, a causa di un guasto nell’impianto rimasto per anni senza una corretta manutenzione. Erano giornate davvero rigide, il primo giorno noi ragazzi ci riscaldammo accendendo tutti i fornelli del gas nel piccolo cucinino: la soluzione era però di ripiego e i miei amici decisero che non era poi la fine del mondo perdere qualche giornata di lezione e se ne ritornarono a casa, mentre io, conoscendo anche come la pensavano i miei genitori sullo scarso spirito di sacrificio delle nuove generazioni, decisi di rimanere, sopportando stoicamente il disagio di un freddo penetrante.
La mattina del quarto giorno l’impianto di riscaldamento venne parzialmente aggiustato. Dico parzialmente perché il riscaldamento ricominciò a funzionare nell’appartamento delle suore e nel nostro, mentre gli inquilini dell’ultimo piano rimasero ancora nel freddo più assoluto, mentre i tecnici non riuscivano a dare nemmeno a sé stessi una spiegazione di questo misterioso fatto. Telefonai ai miei compagni d’appartamento per comunicare loro la buona notizia, ma visto che si trattava ormai di perdere un solo altro giorno – era ormai giovedì pomeriggio – decisero di rimanersene a casa fino al lunedì, scusandosi di lasciarmi da solo ad annoiarmi davanti alla tivù o a studiare.
Nel tardo pomeriggio, rincasando dopo la lezione, incontrai sul pianerottolo del nostro appartamento la signora Maria.
“Allora Giacomo, vi hanno aggiustato il riscaldamento?”
“Eh sì, era ora”
“Da noi invece fa ancora un freddo cane”
“Mi sa che ci capiscono come noi di impianti”
“Lo credo anch’io” disse la signora Maria. “Mi tocca andare a dormire ogni sera alle otto, per non morire assiderata. Mio figlio almeno esce, ma io alla mia età cosa posso fare nel dopocena se non guardare la televisione o leggere qualche rivista o un bel libro. Ma con questo freddo non faccio volentieri niente di tutto questo, e allora mi butto sotto le coperte, me le tiro fin sulla faccia, e buonanotte a tutti”
“Se vuole venire a vedere la televisione da noi, non faccia complimenti, tanto sono solo per questo fine settimana”
“Eh ma cosa vuoi, non voglio disturbare”
“Nessun disturbo, anzi, così almeno sto in compagnia”
Alle nove sentii bussare alla porta. Andai ad aprire e mi trovai di fronte la signora Maria. Si era preparata di tutto punto come dovesse uscire da qualche parte, smettendo gli abiti che ordinariamente la vedevo indossare. Portava una camicetta bianca molto aderente, che le stringeva sull’abbondante seno, mettendo in pieno risalto quelle forme che già sapevo essere suo patrimonio. Era una donna ben messa, sarebbe stato sbagliato definirla grassa, forse cicciottella era il termine più appropriato al caso. Il sedere era largo, la gonna che si era messa quella sera non lo nascondeva per niente, vista la sua aderenza e la scarsa misura, che lasciava scoperte le grosse cosce, velate da calze color carne.
“Giacomo, io ho preso sul serio l’invito”
“Certo ci mancherebbe” risposi
L’invitai ad entrare e ci accomodammo in salotto, sul divano, uno accanto all’altro. La televisione era accesa, ma non le badavamo molto. Avevamo cominciato a parlare del più e del meno, poi i discorsi si erano fatti più seri ed eravamo entrati sul personale. Le avevo parlato di me, della mia famiglia, e anche lei aveva ricambiato le mie confidenze narrandomi le sue vicissitudini coniugali, parlandomi delle liti con il marito, che la maltrattava e picchiava, fino a spingerla al punto di chiedere la separazione.
“Ma dimmi anche di te Giacomo, ce l’hai la ragazza?”
“Purtroppo no”
“Come no…un così bel ragazzo. Chissà quante ti corrono dietro”
“Eh magari, ce ne fosse una!”
“Allora le giovani d’oggi ci capiscono poco. Fossi più giovane di trent’anni…”
Mi ero imbarazzato, ero diventato rosso, ma la signora Maria non aveva dato prova di essersene avveduta, continuando ad insistere su questo discorso che mi teneva sulle spine.
“Basterebbe almeno di venti. Dovevi vedermi quando avevo trent’anni, ero davvero uno splendore, si giravano tutti quando passavo. Anche a quarant’anni non ero male, poi mio marito e i chili di troppo mi hanno ridotta come mi vedi. Adesso gli uomini non mi guardano nemmeno…”
“Ma signora Maria non dica così, non è vero. E’ una bella donna per la sua età”
“Grazie, ma è proprio il ‘per la sua età’ che non va bene. Gli uomini, anche quelli di una certa età, preferiscono le ragazzine, e le vecchie come me non le toccano neanche per sbaglio”
“Beh, non sono tutti così…”
“Presentami uno diverso, e ti posso pure credere…”
“Io per esempio” buttai là, rosso come un peperone, aspettando di vedere se l’esca buttata sarebbe riuscita ad accalappiare qualcosa.
“Non è il caso di mentire, per farmi contenta, Giacomo. Sono dieci anni che non faccio l’amore con un uomo, e non sai come sia difficile questa castità forzata. Non sono una santa, sai…”
“Ma signora Maria…”
“Chiamami solo Maria…vieni qui…per favore toccami…”
Mi avvicinai e la baciai sulla bocca, poi feci uscire la lingua dalla bocca e lei me l’addentò con i denti, risucchiandola nella sua. Con le mani le palpai i seni, a palme aperte, poi scesi lungo i fianchi e con delle strizzatine saggiai la consistenza dei glutei. La sentivo gemere sommessamente alle mie carezze, mentre la sua mano da sopra i vestiti cercava di sentire la prestanza del bastone che si andava indurendo.
La portai in camera mia, dove c’era soltanto un letto ad una piazza. Ci spogliammo vicendevolmente, toccandoci dappertutto. Il mio cazzo raggiunse lo stato di massima erezione nel momento in cui si slacciò, con le mani dietro la schiena, il reggiseno, e scodellò le grandi mammelle offrendole alla mia bocca. Le baciai voluttuosamente, con la lingua le titillai i capezzoli provocandole ondate di godimento estremo. La baciavo su tutto il corpo, sul ventre abbondante di donna che ha avuto delle gravidanze, scendendo sempre più giù finchè non raggiunsi il centro del suo piacere. Le baciai la fica da sopra le mutandine, e la sentii fremere di sorpresa e turbamento
“Ma cosa fai…sei matto…ahh”
“Ti piace?”
“Nessuno mi ha mai baciata lì…mi fai impazzire…”
Mordevo le mutandine e quel che c’era sotto, sbavavo sul tessuto impregnandolo di saliva. Poi le abbassai lentamente le mutandine, facendole scivolare dolcemente dalle cosce. Apparve d’incanto il boschetto folto della sua micetta ed io non indugiai a ributtarmici sopra baciando dolcemente quella porta lungamente attesa. Si adagiò mollemente sul mio letto, pudica e indifesa mentre la mia bocca la sondava lì dove nessuno aveva mai osato. Le feci allargare le gambe e dischiudere il fiore sul quale la mia lingua cominciò dolcemente a giocare, dapprima lambendo esternamente le belle e carnose labbra rosa chiaro, poi infilandosi negli anfratti più reconditi e a tormentare il clitoride che la bella Maria aveva di una grossezza pari alla maestanza del suo giunonico corpo. Urlò di piacere quando glielo presi in bocca mordicchiandolo, ed ebbe il primo orgasmo che accompagnò con parole sconnesse, mentre mi premeva la testa sulla fica dischiusa.
“Ahhhhh…. vengoo… vengoo… grazie… grazie…. vengoo… aahhhhhh…”
Riavutasi dall’orgasmo, mi estrasse il cazzo dalle mutande e cominciò a masturbarmi dolcemente. Era dolcissima, attenta a non farmi male, fin troppo delicata per i miei gusti. Infatti appoggiai la mia mano sopra la sua, dandole il ritmo giusto, mentre un nuovo desiderio, il desiderio di sempre, trovava il coraggio di esprimersi in una richiesta pronunciata dalla mia bocca timorosa:
“Ti prego Maria…prendimelo in bocca…succhialo…”
“Non so…non l’ho mai fatto con nessuno…”
“Mai?”
“Mai, neanche con mio marito”
Le presi la testa costringendola ad abbassarsi sul mio uccello, che ebbe quasi uno spasimo alla sola idea del contatto con le labbra di Maria. Ciò che più mi eccitava era la proiezione nella mia testa della situazione che si era creata, con una donna di cinquant’anni che avrebbe potuto essere mia madre e che invece era in attesa di prendersi in bocca il mio cazzo, e vogliosa di farsi chiavare.
Era ancora riluttante sul da farsi, ma io la forzai ad avvicinarsi ulteriormente, finchè le labbra furono a contatto con la cappella rossa, che ardeva di desiderio. Era inesperta, ma l’istinto la guidò saggiamente nei baci che cominciò a darmi lungo tutto il bastone, che lascivamente si diede a leccare con la lingua fuori, dalla punta ai testicoli.
“Prendilo in bocca” la supplicai, ed ella obbedì a questa mia estrema richiesta introducendo l’uccello per una buona metà nella sua splendida e carnosa bocca, iniziando un dolce movimento di va e vieni che mi portò ben presto al deliquio. Per essere il suo primo pompino era eccezionale davvero, almeno lo era per me che ero alle prime esperienze con l’altro sesso. Non tardai ad essere pronto per eiaculare, e di questo mi sembrò giusto avvisare Maria
“Maria, sto per venire…”
Continuò imperterrita il pompino, serrando le labbra con più forza attorno al mio uccello. Le schizzai la sborra in gola, riempiendole la bocca, mentre lei cercava di inghiottire il più possibile di questa che era la prima bevuta di sperma della sua vita. Nel momento dell’orgasmo urlai parole lascive indirizzate alla donna che mi stava facendo godere:
“Siiììì…. Mariaaaa…. vengoooo…. ti sborro in bocca… sborroooo…. aahhhh….”
Si accasciò con la faccia sul mio ventre, dopo aver bevuto fino all’ultima goccia il mio piacere. Con la mano mi accarezzava il petto, mentre ad occhi chiusi si lasciava andare alla dolce bramosia del possesso. Rimasi a lungo a godere la voluttà di quelle seriche carezze, poi la feci alzare e sedere accanto a me sul letto, per tornare ad occuparmi delle sue splendide e bianche colombelle, che svettavano imponenti e scultoree nella loro nudità. Pastrugnai quelle tette fino allo sfinimento, erano morbide e soffici, fatte per essere toccate. L’amico dei bassifondi, nel frattempo, dava alcuni timidi segnali di risveglio, che Maria, o per meglio dire le mani di Maria, subito furono pronte a raccogliere e sollecitare. Dopo pochi tocchi il mio cazzo era di nuovo in resta, pronto per una nuova battaglia. Maria, me ne accorgevo dai movimenti, era impaziente di essere chiavata. Potevo capirla bene, se quanto mi aveva detto della sua forzata castità, era davvero tutto autentico. Anch’io provavo lo stesso desiderio. Avevo scopato con poche donne nella mia vita, ed ero alla prima esperienza con una donna matura.
“Maria voglio che mi cavalchi tu… montami sopra e scopami…”
Non rispose, ma mi lasciò sdraiare disteso nel letto, per poi salire sopra, a cavallo del mio ventre, strusciando i peli della fica sul mio bastone. Si piegò leggermente in avanti, mentre contemporaneamente spingeva in fuori il culo e allargava le gambe. Con la mano, da sotto, impugnò l’uccello e lo guidò all’apertura della sua fica, sedendosi pian piano e impalandosi da sola sul bastone. La sentii mugolare mentre il cazzo le entrava dentro e gemere quando la punta toccò il fondo della vagina. Era molto stretta, nonostante l’età e la gravidanza, e i muscoli interni aderivano perfettamente al pene, stimolandolo con le loro contrazioni involontarie. Maria cominciò a muoversi, cavalcandomi come un’amazzone, il busto rialzato ma leggermente reclino in avanti. Nel dolce agitarsi della mia amante sopra di me, le tette le ballonzolavano su e giù, e questa vista eccitava in modo parossistico i miei sensi già sopraffatti. La pregai di fermarsi un momento, altrimenti sarei venuto subito, mentre invece volevo chiavarla a lungo per l’estrema soddisfazione di entrambi. Acconsentì a soddisfare la mia preghiera; con il cazzo completamente infisso nella fica si distese lunga sopra di me, andando a cercare la mia bocca dove introdusse la sua lingua che faceva voluttuosamente vorticare. Si staccò dalla bocca per pronunciare una ridda di frasi sconnesse, che erano la testimonianza più chiara di come si stesse godendo a pieno la durezza del mio uccello:
“Mi stai riempiendo tutta… sento la punta in fondo all’utero… pienami la fica di sborra… voglio che mi sborri dentro…. aahhhh… siiiìììì…… godo… vengooo”
Nel montare dell’orgasmo che l’aveva travolta riprese a limonarmi, mentre senza un vero e proprio va e vieni da chiavata agitava da tutte le parti il sedere, per far sì che il mio cazzo completamente penetrato in lei riuscisse a sondare il fondo del suo utero portandola agli estremi del godimento.
A questo movimento non fu insensibile il mio uccello, e i buoni propositi di ritardare la sborrata se ne andarono a farsi benedire. Sentii lo sperma salirmi dolcemente dai testicoli, con la stessa lentezza della stimolazione di Maria e venni mugolando in bocca a Maria, quasi soffocato dalla sua lingua, mentre il piacere scorreva in me lentissimo, paragonabile all’andare in circolo nel sangue di un’iniezione di morfina.
Rimase accasciata sopra di me, sfinita dalla chiavata che aveva condotto dall’inizio alla fine. Poi si rialzò sfilandosi l’uccello e lo sperma cominciò a colarle lungo le cosce. Mi chiese se poteva farsi una doccia, ed io acconsentii a questa sua richiesta. Ritornò nella mia camera con i capelli biondi bagnati raccolti dall’asciugamano, completamente nuda, e cominciò a rivestirsi tralasciando di indossare le mutandine, bagnate ancora della mia saliva e dei suoi umori. Mentre si rivestiva si lasciò andare a commenti sulla serata:
“Ho goduto tanto…non ho mai goduto così con mio marito. Lui non mi lasciava mai salire sopra, diceva che l’uomo deve sempre stare sopra. Invece con te è stato bellissimo… ma mi sento tanto porca, perché io ho cinquant’anni e tu venticinque… e poi quelle cose con la bocca… quando mi hai infilato la lingua credevo di morire… oh che porca che mi sento… se penso a cosa ti ho fatto con la bocca… ma mi è piaciuto tanto… spero che potremo…”
“…Rifarlo?” finii io.
Sorrise annuendo con la testa, mentre rimetteva le tette dentro le coppe del reggiseno.
“Ah dimenticavo… non devi preoccuparti di niente… sono in menopausa, non c’è problema anche se mi sei venuto dentro”.
Ci salutammo con un ultimo bacio alla francese, poi lei uscì dal mio appartamento, salendo le buie scale che portavano alla sua dimora.

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