Disegnare e scopare bene é un’arte


L’auto accostò rapida il marciapiedi e, per poco, non lo prese sul fianco.
Pino più sorpreso che seccato girò la testa a guardare verso il guidatore scorgendo solo un paio di cosce appena velate dalle calze che spuntavano prepotenti dall’orlo molto tirato di una gonna che gli parve cortissima. scopare
Ebbe appena il tempo di chiedersi a chi potevano appartenere che lo sportello si aprì e fece capolino la testa ricciuta di Angela con un sorriso stampato sul volto abbronzato.
“Ma guarda chi si vede” esclamò la donna mentre usciva dall’auto e, dritta davanti a lui, lo squadrava con evidente compiacenza.
Pino corrispose al suo sguardo con una lunga esplorazione del suo corpo snello e ben formato, partendo dal volto perfettamente ovale incorniciato da una massa nera di riccioli ribelli, proseguendo lungo il collo e il petto prorompente sotto una leggera maglietta, passando quindi alla vita sottile, ai fianchi ampi coperti da una gonna che si rivelò veramente corta e da cui spuntavano due gambe perfette dai polpacci modellati con leggiadria e dalle cosce corpose abbondantemente scoperte e velate appena dalle calze.
Soprattutto le sue cosce che non vedeva da tempo l’affascinavano ancora come prima, quando le aveva lungamente carezzate nude e calde, mentre si aprivano alle sue ispezioni profonde che gli portavano la mano su su verso la loro inforcatura a cercare il triangolo magico del suo pube appena coperto dalla stoffa dello slip ridottissimo che indossava normalmente.
Dall’inguine di Pino salì prepotentemente un formicolio che divenne come un calore diffuso lungo il basso ventre per concentrarsi poi sul membro che improvvisamente si rizzò divincolandosi sotto la patta dei pantaloni tanto da fargli muovere inconsapevolmente la mano verso il gonfiore che premeva sulla stoffa per aggiustarne l’erezione che aveva rapidamente assunto.
Angela seguì sorridendo il movimento e gli si accostò vicinissima col busto proteso verso di lui fino a premere il suo inguine su quello dell’uomo mentre, protese le braccia, lo stringeva a sé.
“Ehi!” fece lui ridendo, “siamo in mezzo alla strada; ci vedono tutti”.
Essa per risposta gli tappò la bocca con un bacio leggero che subito trasformò in uno molto più profondo quando si accorse che le labbra di lui si aprivano con desiderio.
“Accidenti” disse la donna e, svincolandosi dall’abbraccio, gli tenne le braccia sulle spalle e lo riguardò dalla testa ai piedi con evidente
soddisfazione.
“Accidenti un cavolo”, fece di rimando lui. “è un secolo che non ti fai sentire”.
“Hai ragione”, rispose tutta compunta la donna, “il lavoro non me ne ha dato il tempo, anche se spesso ho pensato di chiamarti”.
“E allora?”
“Ti prometto che in questi giorni ti telefono e facciamo una rimpatriata”.
“Rimpatriata in che senso?” chiese Pino che non nascose nella domanda quella malizia che deliziava tanto la donna quando lo aveva conosciuto e frequentato.
“Quando ci vedremo lo capirai”.
“E quando ci vedremo?” insistette Pino che intanto si era scostato da lei per guardarla meglio ora che si era appoggiata alla fiancata dell’auto sporgendo il bacino in modo che la gonna le si era rialzata ancora di più sulle cosce.
“Abbi fede” rispose la donna e, dopo essersi rapidamente accostata, sorridendo gli stampò un bacio sulla bocca. Quindi, giratasi verso l’auto aprì lo sportello e si sedette sul sedile tirandosi con noncuranza la gonna fin quasi all’inguine, scoprendo totalmente le cosce, ma anche il vertice del triangolino di pizzo dello slip che apparve netto sotto la velatura delle calze.
Avviò il motore e, dopo un gesto di saluto e un sorriso ammiccante, lentamente si allontanò lasciando l’uomo più divertito che smanioso per lo spettacolino che gli aveva offerto.
Quelle cosce erano state il suo tormento e la sua passione.
Tutto era cominciato per caso. Si erano conosciuti all’inizio dell’estate in un gruppo di lavoro che doveva redigere un documento di studio per il Comune nel quale si dovevano inserire dei disegni. Angela, giovane architetto di belle speranze,. si era offerta di occuparsene personalmente, invitando Pino ad aiutarlo.
La cosa all’uomo non dispiacque. Aveva infatti notato l’abbigliamento piuttosto sciolto di lei, specie in quanto a gonne che portava sempre molto corte a mostrare le sue veramente splendide cosce, nude e abbronzate dal sole che già prendeva da più di un mese, che attiravano prepotentemente gli sguardi degli uomini del gruppo.
La cosa più piacevole fu quando anche le altre donne del gruppo si sentirono in dovere di imitare Angela e cominciarono a indossare gonne sempre più corte con grande godimento dei maschi che, ora, non avevano che l’imbarazzo della scelta.
Ma le cosce di Angela, a dire di Pino, erano le uniche che riteneva eccezionali. La loro forma partiva, per così dire, da lontano. Dai piedini e dalle
caviglie sottili le gambe si allargavano con grazia nei polpacci pieni e modellati, tornavano alle rotondità delle ginocchia tornite con leggiadria e da qui prendevano la deliziosa forma di cosce, due anfore appena panciute e sottili, due colonne a balaustrino dalie curve deliziosamente delineate che si perdevano nella penombra della corta gonna lasciando immaginare, sotto il suo orlo, un seguito di rotondità eccitanti.
La vista si sostituiva alla immaginazione quando, e avveniva piuttosto spesso, Angela accavallava le gambe. La gonna allora scivolava verso l’alto da ambedue i lati delle cosce rivelando rotondità succose e altrettanto eccitanti, anticipatrici dei glutei, che Pino non poteva che supporre rotondi e sodi come meloni maturi, come la loro aderenza alla stoffa dimostrava con evidenza persino sfacciata.
L’inguine di Pino, ogni volta che il suo sguardo si posava su di esse, specie quando, per un movimento brusco di Angela, come se lo facesse apposta, l’orlo della gonna risaliva vieppiù verso i fianchi scoprendo maggiormente quel bendiddio, si accalorava e gli faceva vibrare il membro fino a farlo rizzare gonfio di piacere.
Lavorare così era una cosa deliziosa e nient’affatto distraente. Anzi! La sua teoria, e quella di Angela, come in appresso ebbe modo di scoprire, era che l’accoppiamento del lavoro con il piacere faceva rendere di più.
Così, in seguito all’invito di Angela, l’indomani pomeriggio Pino andò a trovarla a casa di lei. è inutile dire che, quando bussò alla porta del suo appartamento, era emozionato e teso. E quando lei gli aprì la porta l’emozione salì ancora di tono. Gli si parò davanti abbigliata in modo da non lasciare dubbi sulle sue intenzioni di piacere. Portava una camicetta bianca molto scollata e semitrasparente che lasciava libero il solco profondo dei seni le cui rosee rotondità sbocciavano piene dall’orlo della scollatura, mentre quel poco che non appariva scoperto si intravedeva perfettamente sotto la stoffa leggera sulla quale i seni, liberi da reggiseno, premevano con prepotenza con i grossi capezzoli rosati e scuri sulle grandi areole più chiare.
I fianchi erano fasciati da una gonna cortissima di un tessuto di colore ecru, leggerissimo e morbido, dal cui orlo appositamente sfrangiato spuntavano le gambe dalle cosce nude e ampiamente scoperte fin quasi all’inguine.
“Che fai lì ritto come un salame. Non vuoi entrare?” disse lei sorridendo e, sporgendo il viso, gli stampò un bacio sulla bocca.
Ripresosi dall’emozione subitanea che si trasformò subito in una piacevole tensione, Pino entrò mentre Angela, chiusa la porta alle sue spalle, con un piroetta lo precedette verso lo studiolo.
Il movimento brusco alzò a campana l’orlo della gonna scoprendo appena i solchi che le natiche fanno sulle cosce, ma per un tempo bastante a fare andare su di giri l’inguine di Pino assieme a tutti i suoi connessi.
Con un sospiro di piacere Pino la seguì. Il computer era già acceso e lo schermo mostrava l’abbozzo del disegno sul quale avrebbero dovuto lavorare.
Angela si sedette sulla sediola posta davanti al monitor, non mancando di alzare l’orlo posteriore della gonna come faceva spesso quando si sedeva. La rapidissima visione degli slip di candido pizzo sulla pelle abbronzata dei fianchi e l’esposizione di un paio di natiche tonde e piene tra i cui solchi profondi la striscietta della stoffa dello slip si perdeva, deliziò ancora Pino che con un sospiro di piacere si sedette su un basso sgabello accanto a lei.
Si misero al lavoro con fervore, giungendo a buoni risultati in breve tempo, mentre gli occhi di Pino vagavano dal monitor alle cosce di Angela che, come al solito, aveva accavallate le gambe scoprendo curve e rotondità, mentre rapida cliccava con il digitalizzatore sulla tavoletta grafica e sui menù Pino collaborava come poteva alle operazioni di disegno, ora consigliando ora intervenendo direttamente, fino a che, non potendone più le poggiò una mano sulla coscia che, chinandosi per prendere lo strumento, stava proprio sotto il suo naso.
La pelle, al suo tocco, era morbida come velluto e tesa come una vela gonfia di vento.
Angela girò il viso verso di lui e con compiacimento prima gli sorrise e poi allargò un po’ le gambe con un movimento invitante.
Pino non si lasciò certo pregare. Risalì con la mano lungo la coscia con studiata lentezza, assaporandone la polposità prima sulla parte superiore, poi
all’esterno e quindi al suo interno spostando a poco a poco la mano verso l’inforcatura delle gambe che Angela, intanto, aveva allargato maggiormente.
Il possesso di quelle deliziose rotondità gli dava un piacere pari a quello della loro visione che, man mano che la sua esplorazione tattile procedeva, si ampliava vieppiù per lo scivolare verso i fianchi dell’orlo della gonna fino a scoprire completamente l’inguine coperto appena dal triangolino dello slip fatto di un pizzo finissimo che lasciava trasparire il nereggiare del pelo del pube.
Angela rispose alle mosse di lui allargando decisamente le cosce e sollevando sui fianchi l’orlo della gonna. Poi con determinazione improvvisa alzò le gambe e le distese appoggiandole sulla scrivania.
A questo punto Pino, è il caso di dire, si lanciò a testa bassa verso quelle cosce che da tempo desiderava con tutto l’ardore che un uomo sano e voglioso può possedere. Tolse l’altra mano che fino ad allora aveva tenuto sul gonfiore del suo membro carezzandone l’ardore e la pose sotto le cosce di lei. La mano che l’aveva finora carezzata si indirizzò decisa verso il triangolino dello slip e si poggiò delicatamente a palma aperta sul rigonfiamento del sesso di lei. Contemporaneamente abbassò il volto verso le cosce e fece prima scorrere una guancia su di esse e poi girato il viso le sfiorò con le labbra semiaperte.
Angela a quel punto arrovesciò la testa e si mise a mugolare per il piacere, mentre, abbandonata la presa che fino ad allora aveva mantenuta sul digitalizzatore, distese le braccia verso le spalle di Pino, gli sollevò il volto e, aperta la bocca lo baciò affondando la lingua nella bocca di lui.
Pino si alzò in piedi, alzò una gamba e si mise a cavalcioni sulle gambe di lei, la prese per la vita e staccata la bocca da quella di lei affondò il volto nel solco dei seni scivolando sempre più verso il basso dentro la scollatura fino a scoprire i capezzoli e a succhiarli con grande trasporto.
La posizione a cavalcioni intanto aveva messo in contatto i due sessi ancora coperti.
Come in una intesa non dichiarata, tuttavia, per il momento non vollero portare le cose alle estreme conseguenze, anche se il desiderio, ora, era fortissimo in ambedue.
Così, lui risollevò la gamba, abbandonando la posizione a cavalcioni e si rimise seduto sullo sgabello. Poi tirò a sé le gambe della donna poggiandole sulle sue e rimettendosi a carezzare le cosce in lungo e in largo, mentre le avvicinava a poco a poco verso il suo inguine teso e gonfio, fino a che ve le fece sfregare con forza. Era un piacere nuovo che prese lui ma anche lei che, in tal modo, toccava, anche se non direttamente, il sesso del maschio.
Ma la cosa non poteva che durare poco. Il desiderio di lei di prendere e toccare quella verga tesa come un arco era troppo forte. Così stese una mano e, facendo scorrere la cerniera lampo, gliela infilò nella patta aperta. Poi, facendosi strada nell’apertura dei boxer, afferrò l’oggetto del suo desiderio stringendolo con forza e strizzandolo con ardore.
Lui non fu da meno. Intanto, mentre carezzava le cosce distese sulle sue gambe, aveva avvicinato sempre più le mani agli slip e ne aveva preso gli orli
alla inforcatura delle cosce avvicinandoli fino ridurli ad una striscietta, scoprendo la peluria nerissima e la fessura rosea del sesso dove affondò le dita.
Ora tutti e due si sentivano al settimo cielo. I loro ansiti di piacere e di godimento dei sensi riempivano la stanzetta immersa nella fresca penombra.
Angela intanto aveva tirato fuori dalla patta dei pantaloni il cazzo di Pino e se lo godeva col tocco e con lo sguardo, ammirandone il turgore, mentre Pino aveva immerso il volto nell’inforcatura della cosce di lei e, tirata fuori la punta della lingua, le titillava il sesso che, ora, aveva completamente scoperto spostando di lato gli slip.
Se ne stettero un bel pezzo così, godendo l’uno dell’altra fino allo spasimo.
Poi gli prese come una strana calma, come se la sete fosse stata intanto soddisfatta e spenta.
Si staccarono lentamente sorridendosi. Angela si rimise seduta sulla sediola davanti al computer lasciando, però, le gambe distese su quelle di Pino che, intanto, si era riaccomodato sullo sgabello.
Ma l’atmosfera ora era diversa. Sentivano ancora latente l’eccitazione che non li aveva abbandonati. Tanto che Angela restò con la gonna rialzata sulla vita con gambe, cosce, inguine e sesso scoperte alla vista di lui. Pino, invece, si era sfilato pantaloni e boxer mettendo in mostra il suo gran cazzo teso e svettante, appoggiandolo alle cosce stese sulle sue gambe.
Tentarono di riprendere il lavoro. Ma, se prima questo aveva potuto procedere mentre Pino guardava più o meno di sottecchi le cosce di Angela e
quest’ultima posava ogni tanto lo sguardo sul gonfiore che appariva alla patta dei pantaloni di Pino, ora le cose erano molto diverse.
Pino si trovava davanti un pube quasi completamente scoperto e Angela un cazzo libero da costrizioni, di cui sentiva la possanza al tocco delle sue cosce.
Così non passò molto che la danza riprendesse. Pino allungò le mani verso gli slip della donna, le prese per l’elastico della vita e li abbassò sotto il culo di lei, sfilandole quindi dalle gambe. Angela aiutò il suo fare sollevandosi sulla sediola e alzando le gambe, scoprendo le natiche tonde e sode.
A quella vista, infatti, Pino non poté esimersi dall’affondare le mani nelle loro polposità massaggiandole con forza. Poi, sempre con le mani sulle natiche, le prese le gambe e le fece poggiare per terra, sollevandola in piedi davanti a lui. L’agitarsi dei loro corpi, intanto, aveva completamente sbottonato la camicetta della donna liberando i seni che ora si mostravano eretti e sodi con i capezzoli dritti e arrossati.
Mentre Pino le palpava le natiche, affondò il viso tra le mammelle e si mise quindi a leccarle i capezzoli che si indurirono sotto i colpi ben assestati della lingua.
Angela abbassò le mani sul suo cazzo e lo riprese tra le mani circondandolo di carezze che lo percorsero dalla punta violacea fino ai testicoli gonfi e duri.
Pino allora allargò gli orli della camicetta e strofinò il suo petto sulle mammelle della donna, mentre le bocche si unirono in un bacio a bocche aperte che le lingue esplorarono fino al fondo roteandovi con abilità.
Ormai sentivano l’orgasmo vicinissimo. Lungo la parete era sistemato un lungo tavolo basso sul quale erano posate riviste e disegni. Angela con una mano lo liberò e vi si distese a cosce aperte e rialzate mostrando il sesso roseo e umido al desiderio prorompente dell’uomo. Pino si distese su di lei e con vigore la penetrò più volte fino al fondo della vagina facendola gridare di piacere. L’orgasmo avvenne simultaneo tra i loro ansiti di gioia e di godimento.
Restarono così un bel po’ fino a che la calma e la soddisfazione li fecero rinvenire. Angela corse al bagno, mentre Pino si rimise seduto sulla sediola davanti al computer attendendo che lei tornasse, le gambe distese e aperte e il cazzo allungato in posizione di riposo.
Angela tornò dal bagno dopo essersi ricomposta e, si fa per dire, rivestita.
Aveva, infatti, indossato la gonna, ma aveva lasciato la camicetta aperta sui seni e, nel movimento che fece con le gambe per sedersi sullo sgabello, per un attimo apparve l’inguine nudo.
Senza parere riprese il digitalizzatore e, con pochi tocchi rifinì il disegno, lanciando ogni tanto un’occhiata al cazzo di Pino che costui lasciava a bella posta penzolare a tutta vista.
Il disegno era ormai finito dopo gli ultimi tocchi dati da Angela che lo inviò alla stampante che intanto aveva acceso.
Mentre la macchina sferragliava il suo sguardo tornò alla inforcatura delle gambe di Pino dove il suo cazzo penzolava e sembrava allungarsi di più senza manifestare però alcuna erezione.
Non è male come spettacolo, si disse tra sé Angela, e dà un piacere diverso da quello dato quando è eretto, un piacere di tipo più estetico, pensò sorridendo.
A Pino non sfuggì il lieve sorriso e l’aria assorta che aveva assunto Angela, che, mentre la stampante finiva il suo lavoro, aveva girato verso di lui lo sgabello dove era seduta, appoggiando i piedi sulla sbarra che correva alla sua base, sollevando le ginocchia e, allargate le gambe, mostrando con grande evidenza, sotto la gonna, la nudità del sesso tra la peluria nera e folta.
Il membro di Pino ebbe come una piccola scossa e si allungò ulteriormente, ma senza erigersi.
Era una sensazione piacevolissima, diversa dalla prepotenza dell’erezione, che spesso provava nella fase che precedeva il piacere più intenso e che avveniva quando si dilettava nel guardare qualcosa di erotico, come lo spettacolo di ballerine seminude in televisione, una foto particolarmente eccitante, un paio di cosce al vento di una ragazza sul motorino, il triangolino di uno slip che occhieggiava tra le cosce di una donna all’alzarsi di una gonna.
“Perché sorridi?” chiese, a quel punto, Pino.
“E perché ti si allunga il cazzo?” rispose Angela, che si era chinata verso di lui e aveva avvicinato il viso al suo sporgendo le labbra verso la sua bocca.
Pino allora si alzò in piedi e, piegando il busto verso il viso di lei, aprì la bocca e, uscita la lingua, la insinuò nelle labbra semiaperte di lei.
Il bacio fu appassionate e li coinvolse con forza sempre crescente.
Le mani di lei si appoggiarono al cazzo che ora aveva raggiunto penzoloni la massima estensione, mentre Pino, sollevatale completamente la gonna appoggiava le sue sul sesso nudo di lei, giocando con la peluria che frugava con studiata lentezza.
Angela lo prese per i fianchi e l’obbligò a rizzarsi per ammirare la possanza di quell’organo che stava ora all’altezza dei suoi occhi, vicinissimo alla sua bocca che sentiva vibrante per il desiderio che l’aveva presa di poggiare le labbra su quella carne tesa dal piacere.
Così si chinò decisamente verso l’inguine di lui, spinse avanti il viso e, tirata fuori la lingua, si mise a leccare quella verga poderosa partendo dal glande e scendendo giù lentamente su tutta la sua notevole lunghezza fino alla radice dei testicoli.
L’effetto fu sorprendente: il cazzo svettò verso l’alto inturgidentosi per l’afflusso del piacere provato e diventando infine duro come la pietra di una scultura.
Pino, preso dalla frenesia di quel tocco e dall’immenso godimento che l’aveva preso, prima le affondò le mani tra i riccioli, poi tirò con forza la testa verso il turgore del suo sesso eretto.
Angela alzò la testa quel tanto che le consentisse di afferrare con la bocca aperta il glande violaceo e immergerlo in essa, mettendosi a succhiarlo con grande perizia.
Pino arrovesciò la testa mugolando a sua volta di piacere, accompagnando l’azione di lei con lenti movimenti del bacino e prendendo contemporaneamente i suoi seni tra le mani e stropicciandoli con forza.
Quando sentì insopportabile il desiderio di possederla ancora una volta, le staccò il viso dal sesso e, prendendola per i fianchi nudi la fece alzare in piedi davanti a lui.
Si riaccomodò sulla sediola e, sempre con le mani sui suoi fianchi, la girò sulle terga.
“Non t’avevo ancora visto bene il culetto” disse ansando per il piacere.
“Neanche io” fece di rimando lei.
“Cominciamo con il tuo” ribatté lui, che, intanto, ne stava già ammirando le forme perfette.
Le natiche che si mostravano ai suoi occhi erano alte e sode, rotonde come semisfere, polpose come due pesche mature. Le divideva un solco delizioso che si infossava tra esse fino al rigonfiamento posteriore del sesso, pieno come una prugnetta che si dilatava al chinarsi in avanti di lei per offrire all’amico tutte le sue grazie nascoste.
Pino, che fino ad allora aveva tenuto le mani sui suoi fianchi, le fece scivolare lentamente sulle rotondità di quel delizioso culetto, intrufolandole, poi, nel solco fino a toccare le prugnetta del sesso la cui fessura si aprì vieppiù alle sue esplorazioni, fino ad accogliervi dentro le dita di lui che vi si infilarono delicatamente frugando tra le pareti morbidissime e umide della vagina.
La cosa deliziò la donna, che si mise allora a muovere il bacino avanti e indietro per favorire il movimento delle dita di lui e ottenere un piacere sempre maggiore.
Il movimento del bacino si fece via via sempre più frenetico e spasmodico, mentre Pino, lasciata una mano a continuare quel piacevole andirivieni delle dita, con l’altra le aveva afferrato dal basso i seni che penzolavano liberi e si agitavano al gran movimento del bacino di lei.
“Sei magnifico!”, esclamò a questo punto la donna che continuava da agitarsi sotto quel tipo di carezze che la stava portando al settimo cielo del godimento. “Ora fermiamoci un po’, se no vengo” aggiunse.
Così si rialzò in piedi e si girò verso di lui. Poi si rimise seduta sullo sgabello e gli disse: “ora tocca al tuo di culo”.
“Agli ordini, amica mia” rispose ridendo Pino, che si alzò in piedi, si girò e le dette le terga per mostrarle il suo didietro.
Il culo di Pino era un bell’esempio di culo prettamente maschile che fece gioire Angela, che, a quanto sembrava, di queste cose se ne intendeva.
Infatti essa dette subito in un grido di ammirazione, esclamando « ne ho visti di culi, ma il tuo è veramente bello!» . Gli prese quindi le natiche strette a alte tra le mani palpandole e carezzandole con ardore pari alla gioia che provava alla loro vista.
Anche lei, ad imitazione delle mosse di Pino, volle provare a prendergli il sesso dal basso, afferrandogli con una mano i testicoli gonfi e duri e facendola risalire quindi a toccare e carezzare il turgore e la durezza del cazzo.
Pino godette sino in fondo i toccamenti sulla carne vibrante del culo e del sesso, ma, sentendo vicinissimo l’orgasmo, si scostò e, con voce roca, le chiese: “Ma non c’è un letto in questa casa?”
“Certo che c’è” rispose con una risata Angela. E, presolo per mano, lo tirò nella stanza attigua. Qui, nella penombra freschissima procurata dalle tapparelle abbassate della finestra, stava un lettone appoggiato alla parete dalle lenzuola bianchissime e stirate, ravvivate da una serie di cuscini multicolori. Angela vi si distese e allargò le gambe con un sorriso invitante, mostrando la fessura del sesso tra la peluria del pube dilatata e vogliosa solo di essere presa dall’organo di lui, ritto come un’asta.
La penetrazione fu rapida e convulsa fino al godimento reciproco.
Spossati da quel pomeriggio di erotismo e di piacere, ambedue se ne stettero un po’ distesi l’uno accanto all’altra. Poi lentamente si alzarono, si scambiarono un lungo bacio e ritornarono nello studio, dove si rivestirono.
“Adesso devo proprio andare”, disse Pino con un sospiro. “Disegneremo insieme un’altra volta?” le chiese.
“Non mancherà l’occasione” rispose Angela. “Ti chiamerò io”……….

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