Incontri segreti


Incontri segreti

Quando suonai il campanello già sapevo quello che mi aspettava, erano giorni che attendevo quell’ora, la mia compagna era partita per lavoro e finalmente avevo potuto fissare l’appuntamento con Cristina.

Il locale era stato ricavato con molta discrezione da un vecchio deposito seminterrato, con due uscite di cui una piccola sulla strada ma posta dietro l’angolo principale del palazzo in una posizione discreta entro una specie di nicchia del marciapiede.

Durante i lavori di ristrutturazione che avevano interessato fondamentalmente il sotterraneo avevo fatto piastrellare i pavimenti e rifatto completamente l’impianto idrico, avevo dunque acqua corrente e un ambiente facile da pulire, al centro dei pavimenti leggermente inclinati uno foro portava via direttamente le acque reflue.

Oltre ad una scala metallica, un montacarichi preesistente e riattato permetteva di salire o scendere di livello, e l’ambiente era diviso in un piccolo balcone a livello terra da cui si accedeva ad un grande seminterrato di circa sette metri di larghezza lungo quasi quattordici, avevo fatto tenere in luce due putrelle che traversano la stanza a cui avevo autonomamente agganciato svariati anelli ed in seguito delle funi.

L’idea che avevo di tutto questo era quella di possedere uno spazio mio che scomparisse nell’anonimato e di cui nessuno si interessasse in cui dare libero sfogo alla mia libido, non volevo qualcosa di cui dovermi preoccupare ed allo stesso tempo volevo poterlo attrezzare come desideravo pur all’interno della cinta urbana di una città.

Dopo avere consultato le planimetrie catastali avevo visto che il fondo del seminterrato occupava per una buona meta uno spazio sottostante la sede stradale e cosi avevo fatto costruire un muro divisorio speciale, in realtà costruito da due muri distanti tra loro circa 30 cm la cui intercapedine avevo in seguito provveduto a fare riempire di cemento e sabbia, il muro aveva su di un lato un grande vano in mezzo che in seguito e con una altra ditta avevo chiuso con una scaffalatura che ne nascondeva l’ingresso.

A quel punto avevo fatto delle prove portandovi uno stereo e mettendolo a tutto volume di notte scoprendo da vari punti nello stabile e fuori che nulla trapelava.

Pochi istanti dopo La porta si apri e mi accolse in una penombra sicuramente voluta Cristina la mia compagna di giochi erotici da anni.

La figura in gran parte nuda sullo sfondo buio si può cosi descrivere, un paio di scarpe nere con un tacco di circa 8 cm, un paio di calze nere tenute su dal suo solito reggicalze sempre nero, un reggiseno a balconcino ed una giacca bianca di quelle che usano i medici in ospedale di cotone grezzo e portava insospettabilmente bene i suoi trentatré anni.

Io e Cristina avevamo una storia da molto tempo, una storia basata esclusivamente sul sesso, sul sesso duro e profondo, in sostanza su tutto quello che i nostri partner non facevano, non volevano fare o neanche immaginavano che esistesse.

Ogni volta si puo dire che vivessimo un episodio programmato in anticipo, infatti ci trovavamo prima per organizzare l’incontro e ci mettevamo d’accordo su cosa sarebbe successo almeno a grandi linee.

In questa occasione lei era arrivata prima perché si era liberata sin dal primo pomeriggio mentre io avevo dovuto lavorare sino a tardi, aveva avuto modo dunque di preparare bene tutto quanto.

Senza assolutamente parlare mi fece entrare e chiuse la porta poi prese dal tavolino all’ingresso una di quelle mascherine che ti danno in aereo per dormire e me la mise.

Ero sin da subito completamente ceco, immediatamente dopo incominciò a spogliarmi, mi prese la borsa, mi tolse la giacca a vento e la agganciò ad un appendiabiti, mi tolse il maglione e la camicia e mi sbottono i calzoni, poi mi fece sedere e mi tolse le scarpe e immediatamente i calzoni, passò alla maglietta e mi fece togliere mutande e calze .

A questo punto prese uno pancera di neoprene e me la strinse in vita fissandola bene con del velcro, non fosse altro che per punirmi del fatto che non ero proprio magrissimo.

Mi mise infine una pallina di gomma in bocca e me la chiuse dietro la nuca con un cinghiolo.

L’episodio su cui ci eravamo accordati iniziava con una specie di violenza carnale, in cui mi avrebbe violentato come solo lei sapeva fare e dunque eravamo solo agli inizi, l’essere ciechi e non poter urlare erano elementi necessari indipendentemente dal luogo in cui ci trovavamo e servivano a creare l’atmosfera.

Io ero ovviamente già oltremodo eccitato e sapevo che altri cinque minuti nelle sue mani e sarei venuto anche solo con il pensiero, ma questo mio primo orgasmo avrebbe rovinato la festa ad entrambi dunque sapevamo che qualcosa sarebbe accaduto, anche perché avevo passato da un pezzo i diciotto anni ma anche a trentasette ero ancora in grado di venire come un giovane imberbe.

A questo punto Cristina prese due polsiere, mi blocco le mani dietro la schiena legate ad una sbarra di legno lunga una quarantina di centimetri e mi accompagno sino al montacarichi, ancora non aveva detto una sola parola.

Anni addietro durante una delle nostre franche conversazioni avevamo chiarito che entrambi desideravano avere un rapporto speciale basato sull’appagamento più profondo delle proprie insindacabili fantasie ed in un crescendo di fiducia avevamo incominciato ad esplorare i nostri corpi e le cose più strane.

Io che apparentemente sembravo una persona tranquilla avevo in realtà da sempre covato desideri che solo con Cristina mi ero potuto togliere e lei ormai sapeva bene come ed in che modo assecondarmi.

Devo obbligatoriamente citare il fatto che una innata fantasia ed una spiccata passione per il bricolage mi avevano permesso di costruire gli attrezzi piu disparati e così mai avevamo dovuto anche solo lontanamente frequentare un sexy shop, tenendo cosi assolutamente segrete le nostre azioni.

Scendemmo sino al seminterrato e Cristina mi portò sin dentro la stanza segreta dove mi lasciò il tempo di prendere alcuni attrezzi speciali.

Per prima cosa mi cinse con una imbragatura da roccia, opportunamente modificata ed imbottita in modo da non lasciare segni particolari, mi passo l’inbragatura tra le gambe nude dove ormai il mio membro eretto spiccava turgido, poi la chiuse sul retro lasciando bene esposto l’ano.

Cristina prese una delle funi che pendeva centralmente da una carrucola e vi aggancio l’anello di tenuta sul retro della imbragatura, indi incominciò a sollevarmi da terra per un buon venti centimetri ed a questo punto mi mise un paio di calze nere ed il relativo paio di scarpe misura 44 con tacco da 10 centimetri.

Prese poi altre due funi e sganciatimi i polsi dal legno distanziante mi tirò entrambe le braccia verso due distinti anelli nel muro piazzati a circa un metro e venti di altezza.

A questo punto mi cinse ogni caviglia con una fascia in velcro con anello e agganciò anche queste a due anelli opposti ai primi.

Certo a questo punto riempivo la stanza, mostruoso essere ignudo e travestito appeso e divaricato al centro della camera.

Ancora una volta non una sola parola era uscita dalle sue labbra ma guardandomi cosi appeso e indifeso la sua mano sicuramente corse alle sue grandi labbra perchè sentii un mugolio sospetto ed immaginai che stesse incominciando a masturbarsi.

Eravamo solo agli inizi ma già l’uccello mi scoppiava e lo sentivo pulsare li appeso in mezzo alle mie gambe pur non avendomi neanche toccato una sola volta.
A questo punto Cristina stava per farmi il clistere che mi avrebbe preparato al dopo, infatti senti i tipici rumori di preparazione del composto che mi avrebbe fatto entrare nel culo.

La preparazione del clistere richiede una notevole dose di conoscenze ed esperimenti, il mio Cristina lo preparava versando in uno speciale frullatore in acciaio scaldabile due interi tubetti di vaselina con poca acqua ed a cui aggiungeva del sapone a pezzetti di quello neutro.

Il rumore del frullatore mi giunse alle orecchie come musica soave, avrebbe fatto il suo lavoro.

Cristina regolò la temperatura di cottura del composto a quaranta gradi affinchè la vaselina si sciogliesse mischiata al sapone ed aggiunse acqua, come si suol dire, quanto basta per arrivare ad un litro.

Prese una bottiglia di plastica di acqua minerale a cui avevamo tolto il fondo e vi verso il composto appendendola ad una funicella che scendeva dal soffitto; il tappo forato aveva inserito un sottile tubicino di quelli venduti per l’irrigazione delle piante ed opportunamente tagliato nella misura di 2 metri.

Sentivo che stavo per venire e la tensione erotica era ormai altissima ma a questo punto Cristina parlò e disse:

“Bene Simone, amore mio , ora puoi anche stare qui appeso io vado a comprarmi un rossetto.”

E cosi dicendo mi getto addosso un secchio di acqua fredda sul culo ignudo raffreddando di colpo tutte le mie velleità.

Era solo uno dei tanti trucchi su cui ci eravamo accordati ma l’effetto fu comunque quello sperato, l’erezione discese un poco e la mia eccitazione torno a livelli normali.

In realtà Cristina era ancora li presente a guardarmi ora gocciolare appeso alle funi ed imbragato aperto e pronto, ma il gioco consisteva appunto nel dosare attentamente tutte le sensazioni.

Dopo poco meno di un minuto appena il mio cervello rimise a fuoco cosa stava per accadere lei mi era già alle spalle e mi introduceva il tubicino nell’ano, aveva appena sporcato di vaselina la punta e comunque non ebbe dei grossi problemi a forzare con quel piccolo tubetto il mio ano contratto.

Il liquido incamiciò a penetrare e fremetti sentendo una piacevole sensazione di calore permearmi tutto.

Mentre questo accadeva, Cristina prese uno di quei moderni spazzolini vibranti a batterie e ne introdusse la sola punta con millimetrica precisione nell’ano fremante, fissandolo poi alla coscia con una fascia non troppo stretta indi si chino sotto di me e mi prese in bocca l’uccello durissimo.

Quando venni fu un dolce venire ma l’orgasmo fu devastante e mi scosse tutto mentre strani gemiti e gorgoglii mi uscivano dalla bocca tappata e
impedita.

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