L’autobus del piacere


Mi chiamo Angela, e quanto vi racconto mi è accaduto pochi mesi fa. Sono una studentessa di lettere di Brescia, ma studio e vivo a Bologna, la città dei divertimenti per eccellenza. Quel martedì mi recai alle lezioni come tutte le mattine. Era una mattinata di fine aprile e, contrariamente alle mie abitudini, decisi di mettere una minigonna molto sexi, anche se non volgare ed eccessivamente appariscente, che solitamente riservavo per le serate in discoteca con i miei amici. Come al solito presi un affollatissimo autobus per raggiungere il centro città, e come al solito non trovai alcun posto da sedere. Eravamo tutti pressati l’uno addosso all’altro, quando improvvisamente sentii una mano toccarmi il sedere, prima leggermente, poi in modo sempre più deciso. Un po’ per la sorpresa ed un po’ perché… non saprei dirlo neanche io, non dissi niente, volendo vedere fin dove si sarebbe spinta quella mano. Nel frattempo provai a girarmi per vedere a chi appartenesse, ma notai due persone, uno il solito studente alternativo con i capelli rossi, l’altro un signore distinto sui quaranta, e mi venne subito spontaneo pensare subito al ragazzo come all’autore del gesto. La mano intanto si faceva sempre più insinuosa, e dopo aver cominciato ad accarezzarmi una gamba, riuscì ad infilarsi sotto la gonna. Inutile dire che ero bagnatissima, quella mano mi stava facendo impazzire. Ad un certo punto, la mano raggiunse le mutandine e, dopo averle accarezzate, percependo così senza dubbio l’umidore della mia passerina, infilò un dito dentro, “centrando” subito il mio buco delle meraviglie. Per poco non lanciai un grido, mentre il fantomatico personaggio cominciava un energico ditalino alla mia eccitatissima passera. Mentre muoveva velocemente su e giù il dito, cominciò anche a sfiorarmi il clitoride e a quel punto venni immediatamente. Il mio volto sicuramente esprimette il mio godimento, ma riuscii a mordermi le labbra senza lanciare urletti (poco) equivoci. Le gambe mi si fecero di colpo molli, ma questo non fu un problema, perdere l’equilibrio in mezzo a tutta quella gente pressata era pressochè impossibile! Di colpo, dopo essere venuta, tornai alla realtà, e mi accorsi che dovevo scendere due fermate prima. Così, mi “liberai” della mano che mi aveva appena fatto godere e scesi a forza di spintoni dall’autobus, senza neanche sapere in questo modo chi fosse stato a farmi il ditalino. Appena scesa, mi incamminai velocemente verso la mia facoltà, ma dopo neanche cento metri mi sentii toccare ad un braccio. Mi voltai e per poco non urlai dallo spavento, era l’uomo distinto che era dietro di me sull’autobus, era stato lui allora! “Ciao, non voglio spaventarti, semplicemente ti ho notata sull’autobus e non ho potuto restarmene con le mani in mano. Mi sembra che non ti sia dispiaciuto affatto comunque”. Il suo tono era molto cordiale, così risposi tranquillizzata: ”Sì, ma non si monti la testa, non sono certo una sgualdrinella che va in giro a farsi sedurre dal primo che incontra sull’autobus, quello che è successo adesso è stato solo un caso, anche se è stato davvero molto piacevole. Ora mi scusi, ma devo proprio andare!”. L’uomo però mi fermò: ”ne sono convinto, non volevo certo offenderti. Ti lascio in ogni caso il mio biglietto da visita, spero mi chiamerai, non si rifiuta mai una cena in un elegante ristorante. E non voglio nulla, semplicemente andare a cena e stop. Che ne dici? Va bene, ora devo scappare, ciao!”. Non credevo avrebbe parlato così, mi aspettavo sarebbe stato più “maniaco” a parole. Lessi il biglietto da visita, dove c’era scritto che si chiamava Michele ed era un operatore di borsa. Pensai comunque di non chiamarlo. Tutta la settimana in ogni caso non potei fare a meno di ricordare quell’incontro, e mi sparai più di un furioso ditalino ripensando a quello che era successo. Così, dopo una settimana lo chiamai, e fissammo un appuntamento davanti ad un cinema nel centro città. Michele era molto simpatico e alla mano. Vedendo uno così mi sarei aspettata che avrebbe parlato tutta la sera di lavoro, o, ripensando a quanto mi aveva fatto, che quantomeno sarebbe stato più intraprendente. Invece, consumammo una cena deliziosa in un ristorantino appena alle porte della città, raffinato ma non eccessivamente elegante. Arrivati al dessert, gli dissi: ”guarda, mi sto trovando molto bene con te, magari ricominciamo da capo, non pensiamo più a quello che è accaduto in autobus”. Lui sorrise gentilmente, e rispose che era assolutamente d’accordo, quello era stato un errore, un raptus di libidine, e non sarebbe dovuto ricapitare. Fin qui tutto normale, se non fosse per il fatto che, mentre diceva questo, cominciò ad accarezzarmi lungo il ginocchio (portavo una gonna leggera che mi arrivava poco sopra il ginocchio, decisamente primaverile) e pian piano risalì fino all’attaccatura delle mutandine. Era sconvolgente come riuscisse a parlare normalmente di come non avrebbe più fatto quelle cose, e contemporaneamente facesse l’esatto contrario. In ogni caso la situazione cominciava a piacermi, era davvero molto intrigante, per cui non dissi niente e lo lasciai fare. Ad un certo punto mi disse di togliermi le mutandine. Lì per lì rimasi stupita, poi decisi di accontentarlo e mi recai alla toilette, dove mi tolsi le mutandine e le infilai nella borsa. Ero bagnatissima quando tornai al tavolo. Appena seduta lui ricominciò il suo lavoretto sotto la tovaglia. Poi, lo vidi prendere una forchetta pulita e infilarla sotto la tavola. Una sensazione sgradevole di freddo arrivò alla mia passerina. Gli dissi di smettere, ma lui ignorandomi completamente proseguì nella sua opera. Mi sfiorò leggermente il clitoride e successivamente infilò lentamente la forchetta (non dal lato dei denti!) nella mia passera. Prima lentamente, poi sempre più velocemente, cominciò un delizioso su e giù che mi portò rapidamente all’orgasmo. Ancora sconvolta, pensando a come ricambiare, vidi Michele che chiese il conto e disse di andare. Mi chiese di andare al cinema, niente in contrario per me. Andammo in una multisala da poco aperta in città, a vedere un film mai sentito che lui disse essere molto intrigante. Ci sistemammo nei posti in fondo, anche se eravamo veramente in pochi dentro al cinema (probabilmente aveva scelto quel film proprio perché pensava non ci fosse nessuno a vederlo, ma pensai a questo solo dopo). Quando le luci si spensero, mi mise un braccio intorno al collo, e dopo pochi minuti passati ad accarezzarmi la testa e le spalle, mi fissò e ci sciogliemmo in un languidissimo bacio. Le nostre lingue vorticavano furiosamente, quando lui mi prese la mano e se la appoggiò sulla patta. Cominciai allora a massaggiarlo con dolcezza proprio lì, poi gliela sbottonai e, dopo aver constatato la consistenza del suo apprezzamento verso di me (molto notevole devo proprio dire!), cominciai a masturbarlo dolcemente. “Perché non gli dai un bacio? Scommetto ne sarebbe enormemente felice!” disse lui. Sorrisi maliziosamente e, dopo essermi passata la lingua sulle labbra, mi abbassai lentamente. Cominciai a leccarlo dalla base, lentamente risalii fino ad arrivare al glande che sembrava scoppiare ed era tesissimo. Lo vellicai dolcemente con la lingua e lo presi in bocca (tanto la sala era quasi vuota, nessuno ci poteva vedere). Cominciai un movimento costante di su e giù regolare, nel contempo massaggiandogli le palle. Ad un certo punto lo sentii scuotersi, stava venendo! Feci per scansarmi (ho sempre odiato il sapore della sborra!) ma lui mi bloccò la testa con la mano, così fui costretta ad ingoiare tutto. Sembrava non dovesse finire più, cercai di raccogliere tutto nella bocca e, appena si fu svuotato, sputai tutto per terra. Lui si scusò, mi disse che non era mai venuto in bocca ad una donna, ed io mi sentii talmente lusingata di essere stata la prima che lo perdonai. Quando mi riaccompagnò a casa, ci scambiammo un lungo bacio sulla porta e rimanemmo d’accordo di vederci una serata della settimana successiva, disse che era tanto che non trovava una ragazza come me e che non voleva perdermi. Anche a me Michele piaceva tantissimo nonostante la sua età, era colto, affascinante, simpatico ed estremamente intrigante. Il lunedì mattina, andando all’università in autobus, ero ancora presa da questi pensieri quando, poco avanti a me, notai una ragazzina, avrà avuto a malapena diciotto anni, che faceva strane smorfie col viso. Incuriosita, guardai meglio alle sue spalle e vidi quel bastardo di Michele, evidentemente di troiette che si facevano sditalinare in autobus Bologna era piena. E fortuna che finalmente aveva detto di aver trovato una ragazza che non lo faceva più pensare alle altre donne. Che stronzo!

3 thoughts on “L’autobus del piacere

  1. Napoletano ha detto:

    ahahahaha madonna se lo faccio a napoli io da 19enne come minimo mi becco una coltellata questo invece mezza età sditalina tutte senza conseguenze?
    lo hai inventato xD

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