L’infedeltà di Claudia la zoccoletta


Claudia mi aveva stupito durante quel fine settimana trasgressivo con la sua insicurezza dimostrata nell’ultimo incontro della serie, ma ancor più m’incuriosiva il suo comportamento negli ultimi tempi. Non solo non accennava mai a quell’esperienza ma, neppure ne chiedeva altre sul genere, pareva costantemente soddisfatta dai nostri “semplici” rapporti a due. Iniziavo a pensare che avesse deciso di giocare da sola, di cercare la carica vitale della trasgressione senza il mio aiuto. Non era nel suo stile, lo sapevo, ma tutto questo tempo passato come una coppia normale m’insospettiva. In quanto non era possibile che lei riuscisse a vivere felice senza i giochini cui, ormai, era abituata. Tentai più volte di affrontare il discorso, provai a stuzzicarla portandola nei locali che già l’avevano vista in azione, ma lei evitava accuratamente d’impegolarsi nel discorso.
Una sera, dopo cena, stavo appunto meditando su queste cose quando lei entrò in sala dopo aver riassettato la cucina. Notai che ancora indossava l’abito con cui aveva passato il pomeriggio, contrariamente alle sua abitudini non si era cambiata con il comodo abito da casa. La guardai incuriosito, la sua tenuta non passava inosservata nonostante il rigore del tailleur grigio fumo, sforzai lo sguardo per cogliere qualche dettaglio significativo ma nulla mi lasciava supporre cosa avesse in mente. Stavo per chiederle se aspettavamo qualcuno o se intendesse uscire, quando lei mi mostrò, senza parlare, un paio di manette che aveva tenute nascoste dietro la schiena. Me le porse con il dito indice infilato in uno degli anelli mentre, con il movimento del polso, imprimeva loro un moto alternato da destra verso sinistra e viceversa. Il mio sguardo fu attirato da quel pendolo improvvisato e rapito dai giochi di luce che le lampade alogene generavano sul freddo metallo. Poco alla volta misi fuori fuoco Claudia per concentrarmi solo sulle manette mentre la mia mente iniziava a generare tutta una serie di pensieri. Finalmente si era decisa a movimentare un po’ la nostra vita sessuale, mi spiace dirlo ma ultimamente mi mancavano le nostre solite perversioni. Restava da capire ora cosa avesse in mente. Dubitavo, a ragione, che il suo piano per la serata prevedesse solo un gioco tra noi; quando diedi voce al dubbio di prima e le domandai se aspettavamo qualcuno lei, per risposta, indicò con lo sguardo il termosifone all’altro lato della sala e si diresse in quella direzione. Giunta nei pressi attese sin che la raggiunsi e mi porse nuovamente le manette, quindi con delle mosse aggraziate si sollevò la gonna, scoprendo le calze autoreggenti, e si sfilò gli slip gettandoli sulla poltrona. Sistemata la sottana s’inginocchiò davanti a me, per poi lasciarsi cadere sul seduta contro il termosifone con le gambe, pudicamente, raccolte da un lato. Claudia aveva eseguito tutte queste mosse senza dire una parola, ora che era a terra davanti a me si limitava a guardarmi intensamente persistendo nel silenzio. Mi chinai davanti al suo busto e le sbottonai la camicetta, la giacca se la era già tolta appena entrata in casa prima di cena, sfilai l’indumento dalla gonna per poterlo aprire meglio e scoprire del tutto il seno a stento rinchiuso nel reggipetto semitrasparente. La osservai, studiai l’immagine del suo corpo semi nudo in quell’angolo della casa e trovai l’insieme molto eccitante. Sapevo cosa voleva da me ora, il suo sguardo rimbalzava dai miei occhi al termosifone, quindi presi le manette e la imprigionai ad un tubo. Mentre le chiudevo notai che non erano manette normali, o meglio quelle che io credevo normali, non vi era un buco per la chiave, ma l’apertura si otteneva spostando una comoda levetta posta su di un lato; lei avrebbe potuto liberarsi quando voleva. Inutile domandarle dove le avesse trovate o da quanto tempo n’era in possesso, una donna deve mantenere qualche piccolo segreto in modo conservare quell’aura di mistero in grado di renderla sempre interessante agli occhi del suo uomo.
Ora che avevo compiuto il rito iniziale di quella serata mi stavo domandando cosa avesse in mente quella donna ai miei piedi. Sì, poiché anche se era legata e seminuda, apparentemente, indifesa ed in mia totale balia, sapevo che tutto si sarebbe svolto secondo i suoi piani. Non era sua abitudine lasciare l’evoluzione dei nostri giochi al caso, in un modo o nell’altro, predisponeva le cose in modo che tutto si svolgesse lungo le linee di un piano precedentemente stabilito. Ero sicuro del fatto che presto avrebbero suonato alla porta gli altri attori della serata, naturalmente m’immaginavo che a presentarsi fosse un uomo. Non conoscevo ancora bene la mia donna.
Lei era troppo invitante e nell’attesa mi dedicai a lei, accarezzandola e baciandola nei luoghi che sapevo avrebbero stimolato la sua voglia di muoversi, mi piaceva stuzzicarla in quel modo. Impossibilitata nei movimenti stava, evidentemente, soffrendo per l’eccitazione crescente e non placata dagli stimoli fisici. Claudia, però, accettava tutto senza emettere un solo lamento, aprendo il suo corpo alle mie mani. La sua vulva era caldissima e incredibilmente bagnata; avevo infilato una mano aperta tra gli slip e la sua pelle, nel ritrarla il liquido che ormai ricopriva i peli pubici aveva lasciato una scia umida sul ventre. Ero io in difficoltà, non resistevo quasi più alla tentazione d’infilarmi in quel corpo così palesemente accogliente. Mi posi innanzi a lei e iniziai a slacciare la cintura del tutto intenzionato a piazzarle il mio membro davanti alla bocca quando suonò il campanello.
Con un lieve sentimento di stizza mi alzai per andare ad aprire, tutto sommato l’ospite poteva aspettare ancora un quarto d’ora!
Senza chiedere chi fosse aprii la porta di sotto con il pulsante sul citofono, quindi aprii pure la porta di casa e mi posi innanzi all’apertura. Sentivo l’ascensore salire, dai rumori noti riconoscevo il piano che oltrepassava nella sua corsa; sapevo che mancava poco al suo arrivo, avrei finalmente conosciuto il piano di Claudia. Quando la porta si aprì vidi prima le gambe poi il corpo con il viso di una donna a me conosciuta; un amica di Claudia. Lei si affacciò alla porta di casa e mi salutò prima di entrare. Mi aspettavo anche il suo uomo, infatti, appena l’avevo vista immaginai che la serata si sarebbe svolta con un’altra coppia, ma non c’era nessun altro nell’ascensore. Mi voltai verso la donna con aria stupita, lei intese e mi confermo d’essere sola.
Chissà cosa aveva in mente Claudia? Questo mi chiedevo mentre l’aiutavo a togliersi la giacca.
Avevo visto poche volte Sonia, in quelle rare occasioni in cui Claudia mi aveva presentato i suoi vecchi amici. Una stupenda ragazza, molto alta, circa 10 cm più della mia donna che già si faceva notare per l’altezza. Bionda, che poi ho scoperto essere il suo colore naturale, con un seno non enorme ma che non sfigurava sul suo corpo magro e slanciato dalle lunghe gambe sottili. Nonostante l’altezza appariva una donna minuta in piacevole contrasto con la marcata latinità di Claudia. Anche la pelle sottolineava questo contrasto e già m’immaginavo la pelle chiara di Sonia contro quella scura e perennemente abbronzata di Claudia.
Sonia mi chiese dov’era la sua amica ed io le indicai con lo sguardo la sala. Lei lanciò un occhiata esplorativa dalla porta poi si diresse verso di lei. Non la salutò neppure, notai solo lo sguardo di Claudia che s’incontrava con il suo. La ragazza controllo, strattonandole, la tenuta delle manette poi si allontanò di qualche passo da lei, verificò che io mi trovassi nella stanza quindi iniziò a spogliarsi. Lentamente, sempre fissando Claudia negli occhi, si levò il vestito e, dopo averlo piegato con cura, lo appoggiò sulla poltrona vicina. Indossava una biancheria molto seducente composta da un reggipetto delicatamente traforato e un tanga color grigio perla. Una tinta che magnificamente s’intonava sulla sua pelle e che richiamava l’azzurro tendente al grigio degli occhi. Le calze autoreggenti, di un colore molto chiaro, sottolineavano la lunghezza delle gambe terminando a metà coscia. Era veramente molto attraente, sapeva come porsi per mettere in risalto gli aspetti positivi del suo fisico. Sonia, però, non si stava spogliando per me ma per Claudia. Non credevo che la mia donna trovasse quello spettacolo eccitante, Claudia non era propriamente bisex. Lei non aveva problemi a dividere il suo uomo ed il letto con un’altra donna, non disdegnava neppure le carezze femminili, in un’occasione l’avevo vista baciare la mia ex; ma non cercava mai un rapporto saffico. Per quel che ne sapevo anche Sonia era così, quindi il suo spogliarsi davanti a Claudia assumeva un significato più simile ad una sfida che al gioco erotico di un’amante. Se guardavo con attenzioni gli occhi della ragazza vi leggevo, infatti, una durezza ed una determinazione tale da lasciarmi immaginare la silenziosa competizione in atto tra le due donne. Non mi erano chiari, invece, i motivi di tale tenzone. Loro due erano da sempre grandi amiche, Claudia mi parlava spesso della loro forte intesa e di come l’amore per lo stesso tipo di giochi le avesse unite. Se analizzavo tutti questi elementi riuscivo ad immaginare il gioco in atto tra le due amiche.
Sonia si sfilò il tanga dopo aver fatto scorrere con malizia le mani sulla pelle appena sopra l’elastico, quindi lo abbasso quel tanto sufficiente a lasciarlo cadere scivolando sulle gambe. L’indumento che cadeva aveva scoperto una vulva completamente depilata, quelle labbra glabre su quel corpo quasi acerbo e dalla pelle levigata le davano un’aria d’innocenza in netto contrasto con le sue azioni. Sonia era una donna che basava la seduzione sui contrasti e sulle armonie. Accentuava i contrasti tra il corpo e il suo modo di agire mentre studiava con cura le armonie tra l’abbigliamento e la sua figura. Una donna perfettamente in grado di competere con Claudia.
Il tanga aveva appena raggiunto il tappeto che, Sonia, dopo averlo afferrato con le dita dei piedi piegò la gamba per portarselo all’altezza delle mani, quindi lo getto sulla poltrona a fianco del vestito. Ora lasciò stare Claudia e si rivolse verso di me mentre slacciava il reggiseno, se lo tolse con pochi e aggraziati movimenti rimanendo vestita solo delle calze. Butto anche il reggipetto sulla poltrona mentre si posizionava di fronte a me con le gambe aperte e le mani appoggiate aperte sul grembo, senza attendere altro salì a cavallo delle mie ginocchia lasciando scivolare il pube sin contro il mio membro che premeva contro il tessuto dei pantaloni. Sonia mi fissò mentre i suoi occhi s’illuminavano di una luce tutta particolare accentuata dalla dilatazione delle pupille, segno di grande eccitazione. La ragazza spinse le sue labbra sulle mie e al primo tocco le aprì offrendomi la sua lingua. Un bacio avido e passionale fu il nostro primo contatto, mi ritrovai a pensare che se quello era un anticipo di ciò che m’aspettava, allora non avrei resistito a lungo. Senza staccare le labbra dalle mie, Sonia, tentò di alzarsi in piedi in modo da poter agire liberamente sulla mia cintura. La lasciai fare, mi eccitavano le sue mani che armeggiavano sui pantaloni alla cieca. Riuscì nel suo intento ma ancora insoddisfatta mi prese le mani invitandomi ad alzarmi. Una volta in piedi mi potei spogliare davanti a lei. Il suo sguardo scorreva il mio corpo alla ricerca di quei sintomi d’eccitazione che io potevo scorgere sul suo. I capezzoli erano perfettamente eretti nel loro turgore, su quel seno minuto parevano enormi ed estremamente invitanti, avrei voluto prenderli subito tra le labbra per succhiarli e leccarli ma lei si allontanava da me giocando con la mia voglia. Sfilai i pantaloni già aperti e li lasciai cadere in terra mentre spiavo i suoi occhi per avere la gratificante conferma che si posassero sul mio membro. Lei, infatti, stava studiano con freddo interesse la zona genitale, non mi diede il tempo di terminare di spogliarmi: infilò una mano negli slip e mi afferrò il membro con forza. Mentre stringeva si avvicino a me e mi baciò ancora una volta, quindi si inginocchiò ai miei piedi mentre le mani facevano scorrere le mie mutande verso il basso. Il pene si trovò, quindi, dinanzi alla sua bocca senza che lei facesse nulla se non osservarlo. Sonia spostò lo sguardo su Claudia e si posizionò in modo da consentirle di vedere bene la sua lingua che scorreva sul mio pene. Aveva un tocco leggero e delicato, scorreva la lunghezza del membro dai testicoli al glande con la sua lingua umida. Le sensazioni che mi dava erano stupende nella loro dolcezza ma mi ritrovavo a desiderare l’interno della sua bocca. Ero troppo eccitato per sopportare a lungo quello stimolo troppo leggero, guardai nella direzione di Claudia in cerca dei suoi occhi. La mia donna sembrava soffrire della sua prigionia. Conoscendola m’immaginavo il desiderio nascente in lei di occupare il posto dell’amica. Certamente pensava che, al suo posto, mi avrebbe fatto godere molto di più, sicuramente voleva sentire il mio sapore in bocca.
Preso da questi pensieri non mi accorsi che Sonia aveva spalancato la bocca e si preparava ad accogliermi dentro. Notai gli occhi di Claudia spalancarsi e le pupille dilatarsi nell’attimo che provai un forte calore sul glande; non vidi altro. Sonia, dopo avermi ingoiato per buona metà il membro, succhiò forte provocandomi una fitta d’inteso piacere tale da costringermi a chiudere gli occhi. Era abilissima in questo gioco. Dopo aver stuzzicato il glande con la lingua all’interno della bocca mi fece uscire lentamente, molto lentamente, accompagnando il movimento con la lingua. Subito lo ingoiò nuovamente per ripetere ancora il rito di prima. Quando riuscii a dominare le sensazioni che mi dava tornai ad osservare le due donne: Sonia aveva gli occhi chiusi mentre scivolava in avanti con il viso ad ingoiare il mio pene, poi gli apriva per guardare Claudia mentre lo faceva uscire. La mia donna fissava intensamente il viso dell’amica, pareva seguire con le labbra quelle dell’amica, infatti, le apriva o richiudeva come lei faceva su di me ed il suo respiro si era uniformato a quello di Sonia. Claudia era chiaramente eccitata dallo spettacolo, lo coglievo dai tanti segni che, ormai, sapevo decifrare. Non mi aspettavo questo da lei; avevo sempre pensato che lei godesse solo ed unicamente quando era al centro dell’attenzione, protagonista unica del piacere, vittima e dominatrice delle voglie mie e degli altri uomini. Ora si stava eccitando alla vista di un mio incontro con un’altra donna, questo la faceva sempre più apparire simile a me. Capivo ora quanto lei mi capisse e approvasse la mia perversione, proprio perché era stata lei a farmi diventare così. Avrei voluto avvicinarmi a lei in modo da avere un qualche contatto fisico con la mia donna in quel momento, ma Sonia mi bloccava con il piacere che mi dava.
La ragazza era certamente conscia del mio stato d’animo, molto probabilmente aveva colto la lotta interiore tra ciò che desideravo e ciò che avrei voluto fare. Il desiderio di godere, e di far godere, la donna ai miei piedi lottava con la voglia di coinvolgere fisicamente Claudia. Sonia risolse la situazione alzandosi in piedi dopo aver interrotto, con mio disappunto, il suo gioco di labbra sul mio pene. Salendo fece in modo da far scivolare il seno lungo il mio busto poi aderì con tutto il corpo al mio stringendosi a me con una mano. Mi impressionava molto favorevolmente la sua altezza, era raro per me trovarmi a guardare negli occhi una donna senza dover reclinare il capo. Stupenda era la sensazione del suo pube contro il pene eretto, potevo cogliere il suo respiro che diveniva piano, piano, sempre più veloce. Sonia stava pensando a ciò che sarebbe presto seguito, pareva che tentasse di anticipare attraverso la pelle del bacino la sensazione del mio membro dentro di lei. Notavo dai suoi occhi una crescente eccitazione e un forte desiderio, mi persi in quel grigio macchiato d’azzurro e per un istante dimenticai il verde degli occhi di Claudia. Rapito dalla femminilità prorompente di quella donna che avevo contro la pelle iniziai a camminare lentamente all’indietro verso il divano, seguito da lei. Mi sedetti mentre le mie mani scivolavano verso i suoi glutei. Sonia attese che il mio sguardo percorresse ogni centimetro del suo corpo, voleva darmi la possibilità di apprezzare appieno il corpo con cui stavo per unirmi, quindi salì a cavallo delle mie ginocchia. Mi spinse verso lo schienale e risalì verso di me per posizionarsi sopra il membro. Si sollevò in modo da consentirmi di guidarmi dentro di lei, appena sentì il pene sistemato correttamente iniziò a scendere. Entrai in lei lentamente, guidato dai movimenti del suo pube. Sonia si apriva dolcemente, calda e morbida. Avevo gli occhi puntati sul suo bacino affascinato dalle curve armoniose e dal gioco dei muscoli che intravedevo sulla pelle sin che un gemito richiamò la mia attenzione sul suo volto. Non mi aspettavo di vederla già preda del piacere, il suo volto testimoniava una soddisfazione profonda. Sonia iniziò a muoversi con ampi giri del bacino rafforzati dal gioco delle natiche, mi pareva che la sua vulva si chiudesse su di me e ripetesse il risucchio che già mi aveva fatto provare con la bocca. Si muoveva ispirata immagino più dall’esibizione verso l’amica che dal reale piacere provato, sapeva di avere gli occhi di Claudia addosso e faceva di tutto per dimostrarle quanto si stava godendo il suo uomo. Pensai di aiutarla nella sua rappresentazione stimolandole il clitoride con una mano. Appena percepì il mio tocco cambiò qualcosa in lei, i suoi movimenti divennero meno perfetti ma più intensi, ora sollevava il corpo in modo da far uscire ed entrare il mio pene in lei ed i gemiti che sentivo parevano sinceri. Sonia si posizionò in modo da favorire il lavoro della mia mano senza però rinunciare a prendere completamente il pene dentro. La sentivo dilatarsi sempre di più mentre con la mano percepivo i suoi umori. Iniziai a spingere con il bacino, quel poco che potevo, in modo da farmi sentire meglio da lei. Le contrazioni interne della vagina mi dicevano che lei stava scientemente cercando il piacere, fortunatamente era già tanto dilatata da ridurre la mia percezione. Il suo corpo davanti ai miei occhi era già uno stimolo più che sufficiente.
Mentre lei godeva e trasmetteva a me parte del suo piacere tentai di guardare nella direzione di Claudia, ma poiché era seduta in terra non riuscivo a vederla. Provavo ad immaginarla, tentavo di realizzare nella mia mente cosa stesse provando la mia donna in quel momento ma non vi riuscivo. Sapevo perfettamente cosa provavo io quando era lei a godere sotto i colpi di un altro uomo ma non potevo conoscere i suoi sentimenti. Senza dubbio una donna non provava ciò che sentivo io e mi sarebbe piaciuto conoscere cosa le passava per la mente e come il suo corpo reagiva in quel momento. Avrei soddisfatto la mia curiosità più tardi, lo sapevo, ma in quel momento avrei dato qualunque cosa per entrare nella sua mente. Sonia si muoveva sopra di me ed io la stimolavo con la mano oltre che con le mie spinte regolari ma il cervello era con Claudia, con la mia donna. Forse era così anche per lei quando si dava ad una altro con me presente?
Il corpo di Sonia era davvero stupendo e lei sapeva muoverlo bene, mi faceva godere ma io pensavo continuamente a cosa stava provando Claudia e mi ritrovavo a sperare che lei godesse con noi.
Succedeva anche a lei quando apriva il suo ventre ad un altro uomo?
Iniziai a muovermi per lei e non più per Sonia. Mentre agivo sulla donna con cui ero unito nell’amplesso tentavo di mostrarmi alla mia donna in tutta la mia mascolinità, volevo farle vedere dall’esterno come ero con lei quando facevamo l’amore, speravo che lei cogliesse dalle mie mosse, dai movimenti che solitamente non poteva vedere, come ero quando la facevo godere. Ero sicuro che lei mi desiderasse di più ora che mi vedeva in azione, ora che sapeva come il mio corpo agiva con il suo.
Pensava a questo pure lei quando trasgrediva dinanzi a me?
Mi si aprivano muovi orizzonti di comprensione. Due erano le cose meravigliose che stavo apprendendo quella sera: cosa provava veramente Claudia durante i suoi giochi e che lei aveva programmato la serata per insegnarmelo.
La mente impegnata mi aveva permesso di resistere a Sonia, l’istinto mi aveva permesso di farla godere. Lei venne contraendo forte il ventre mentre spalancava la bocca in un lungo ansimo. Il suono del suo piacere mi riportò alla realtà, concentrai la mia attenzione su di lei e seguii il suo orgasmo in modo da accentuare le sue sensazioni di piacere. Sonia era bellissima mentre sospirava e saltellava sul mio membro al ritmo delle ondate di piacere. Inarcava la schiena trattenuta dalle mie mani e spingeva il pube contro di me facendosi penetrare sino in fondo, avevo la sensazione che volesse sentirsi aprire dal mio pene, riempire il ventre completamente. In quel momento mi ricordava come veniva Claudia, anche lei voleva percepire quella sensazione nell’attimo culminante.
Sonia, lentamente, si rilassò. Rallentò i movimenti sino a fermarsi contro di me. Sentivo ancora, attraverso il membro, delle lievi contrazioni interne mentre il suo respiro si regolarizzava. Appagata mi baciò ancora molto intensamente, nella bocca percepivo ancora il mio sapore e la sua lingua si muoveva sulla mia come prima si era mossa sul glande. Ora toccava a me, lo sapevo. Pensavo che la ragazza intendesse portarmi all’orgasmo con la sua abile bocca, davanti agli occhi sognanti di Claudia, ma lei si alzò per dirigersi subito sulla poltrona vicina al termosifone dove lei era imprigionata. Si sedette aprendo le gambe invitante. Guardai Claudia negli occhi per tentare di decifrare cosa le passasse per la mente ma la sua espressione era indecifrabile. Le pupille dilatate mi parlavano solo della sua eccitazione.
Raggiunsi Sonia e mi inginocchiai davanti a lei, vicinissimo a Claudia. Mi sporsi verso la mia donna per scambiare un bacio con lei e finalmente la sua espressione mutò. Claudia mi baciò con ancora più passione di Sonia, la sua bocca conosciuta era un porto dove le mie labbra trovano sicurezza e calore, ma lei riuscì a sussurrarmi: “Riempila!”.
Guardai negli occhi Claudia per essere sicuro del suo invito molto simile ad un ordine, quindi mi posizionai davanti a Sonia ed entrai in lei. La ragazza mi accolse con un calore inaspettato, chiaramente aveva sentito la richiesta di Claudia e si stava preparando ad accogliere il mio seme. Mi mossi in lei aiutato dai movimenti del suo pube e del ventre. Sonia ansimava eccitata dall’idea di sentirmi pulsare dentro era evidente che questo stimolava la sua fantasia.
Spostavo il mio sguardo da quello di Sonia a quello di Claudia. Nella prima vedevo eccitazione e piacere mista ad un etereo senso di attesa, nella seconda vi scorgevo un’inquietante serietà e concentrazione. Sapevo che la mia donna assumeva quell’espressione, a volte, mentre ascoltava ogni singolo dettaglio degli stimoli di piacere che riceveva; era sconcertante vederla passare dall’assoluta meditazione alla trasfigurazione del piacere nell’attimo dell’orgasmo, ma mi attraeva anche per questo. Ora, lei, stava osservano i nostri corpi uniti tentando di cogliere l’attimo esatto in cui il seme sarebbe passato da me al ventre della ragazza. Notavo, infatti, i suoi occhi fissati sul nostro punto di unione. Iniziavo a pensare che, anche lei, sarebbe stata invasa dallo stesso piacere perverso che avevo provato io quella volta in cui l’avevo trattenuta contro un altro uomo nell’attimo della sua eiaculazione. Ricordo ancora l’espressione di stupore misto a profondo piacere nei suoi occhi mentre il seme s’espandeva in lei. Le parti si erano invertite per sua volontà. Claudia, benché legata, non subiva ciò che i suoi occhi vedevano. In un certo senso lei si stava comportando come me in quell’occasione citata.
Più che lo stimolo fisico, più che l’immagine del corpo affascinate ed erotico di Sonia davanti a me fu l’eccitazione dovuta alla nuova conoscenza che avevo appena appreso a portarmi in uno stato estatico propedeutico l’orgasmo. Quando venni sentii chiaramente il mio seme percorrere l’organo ed insinuarsi nel corpo di Sonia. Ad ogni pulsione sapevo che stavo dando a Claudia un piacere maggiore di quello provato dalla donna che materialmente stavo prendendo.
L’intensità del mio piacere era tale da non consentirmi di aprire gli occhi per puntarli su quelli della mia donna, avrei voluto assimilare dal suo sguardo ciò che provava. L’avevo vista impegnata fisicamente in quella che credevo fosse la massima espressione della sua perversione, ma in quel momento lei stava provando il piacere generato da una depravazione ancora più grande. Legata al termosifone, prigioniera dello spettacolo del mio corpo unito a quello dell’amica, provava finalmente ciò che sentivo io quando era lei ad agire.
Terminato il mio orgasmo riuscii finalmente a spostare il mio sguardo su di lei. Claudia aveva un’espressione indecifrabile sul viso, capivo che era eccitata, vedevo il piacere sottile ma intenso appena provato, gli occhi lucidi testimoniavano una forte emozione; ma le labbra erano serrate in una smorfia più simile al dolore che al piacere. Non capivo se soffriva per il desiderio di agire o se per i fatti appena accaduti. Forse lo spettacolo era stato troppo forte per lei, probabilmente si era fatta ammanettare per resistere alla tentazione di fermarci all’ultimo istante. L’ultimo dei miei desideri era di procurarle un dolore di qualsiasi forma.
Ero in procinto di raggiungerla dopo essere uscito dal corpo di Sonia quando lei mi precedette. La ragazza si sistemò a gambe larghe sopra il viso di Claudia e le porse il pube umido dal nostro accoppiamento. Sonia fletté le gambe in modo da consentire a Claudia di annusare la pelle che profumava di noi. Non ero in grado di fare altro che osservare le due donne, lo spettacolo offerto aveva un che di erotico e perverso ma dolce allo stesso tempo. Vidi la lingua della mia donna raggiungere le grandi labbra di Sonia e leccarle dolcemente. La ragazza spalancò ancora di più le gambe aprendosi la vulva con le mani in modo da consentire al mio seme che non aveva raggiunto l’utero di colare sulla lingua di Claudia.
Pensavo di aver scoperto tutto della mia donna e mai avrei immaginato di vederla bere il mio seme dalla vagina di un’altra donna. L’immagine non è facilmente descrivibile, anche perché in quel momento ero talmente rapito dal loro spettacolo da non riuscire a memorizzarlo nella sua totalità. L’eccitazione sessuale si era trasformata, durante il corso della serata, in una forma di esaltazione mentale dovuta alla comprensione di ciò che spingeva Claudia ad agire. Ora, questa esaltazione, si univa ad una nuova eccitazione sessuale nata dai corpi delle due donne. L’unione delle due forze era troppo intenso per il mio povero intelletto che ora riusciva solo recitare mentalmente, in un circolo vizioso di parole, la frase: “ Ciò ch’è in alto è come ciò ch’è in basso e ciò ch’è in basso è come ciò ch’è in alto”. Ed ancora: “Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente ridiscende in Terra, per ricevere la forza dalle cose superiori ed inferiori”. Parimenti il mio intelletto era sottoposto ad una doppia sollecitazione, lo stimolo che ricavava da queste era troppo intenso per poterlo reggere senza un’adeguata preparazione, per questo conservo un ricordo sbiadito di quella notte. Credevo d’essere stato già iniziato ai piaceri della perversione sessuale dalla mia donna, ma ora era proprio lei a dimostrarmi quanto ero ancora indietro nel percorso del mio cammino. Claudia assumeva sempre più il ruolo di maestro piuttosto che quello di compagno di cammino.
Questi pensieri mi distraevano dall’aspetto puramente fisico del nostro gioco a tre, rimandi ulteriori elucubrazioni a dopo e mi concentrai su di loro. Sonia era in equilibrio instabile sulle gambe divaricate, la sentivo ansimare sotto i sapienti colpi della lingua di Claudia, con le mani appoggiate al muro tentava di mantenere il pube fermo su di lei. La mia compagna tentava di spingere il volto più in alto possibile nel tentativo di far godere Sonia, le sue gambe erano scompostamente aperte nello sforzo e potevo vedere il pube ricoperto dalla leggera peluria nera apparire ogni tanto.
Il mio membro era nuovamente pronto, grazie allo stimolo visivo dei corpi delle due donne. Volevo partecipare al loro gioco, l’unico dubbio era di decidere su quale delle due agire. Nessuna delle due era posizionata in modo da favorire un mio intervento. Avrei potuto scivolare sotto le gambe di Sonia per aggiungere la mia lingua a quella di Claudia, oppure potevo dedicarmi alla mia donna, le gambe semiaperte di Claudia erano davvero molto invitanti.
Mi alzai e raggiunsi le donne, appena appoggiai le mani sulle spalle di Sonia lei inarcò la schiena, allora le feci scivolare sino in vita, molto lentamente, percependo i brividi da cui era scosso il suo corpo. Sonia tentava di comunicarmi il suo non completo appagamento spingendo verso di me il sedere sino a spingere contro i miei genitali. La lingua di Claudia l’aveva eccitata generando in lei la voglia di qualcosa di più concreto, con il pene appoggiato nel solco delle natiche la presi per le anche e la trassi a me con ancora più forza, allora indietreggiai e la tirai verso il basso. Sonia intuì subito quello che avevo in mente e si mise carponi in modo da avere il viso alla giusta distanza dal pube di Claudia, poi aprì le gambe. Senza attendere la mia mossa lei si tuffò tra i peli della mia donna ricambiandole il piacere di poco prima. Claudia serrò forte gli occhi al primo tocco ed emise un lungo sospiro, poi si lasciò andare per cogliere sino in fondo quel delicato stimolo donatole da una lingua sicuramente più esperta della mia. Il viso di Claudia testimoniava il piacere da cui era invasa e il sedere di Sonia si muoveva lento e sensuale dinanzi al mio membro. Con una mano divaricai le labbra della vagina mentre, con l’altra, tenevo il pene guidandolo verso di lei. Appena lo appoggiai, con un colpo di reni deciso, Sonia mi catturò. Ero indeciso sino all’ultimo se tentare di entrare nel suo ano così ben esposto, ma non sapevo se lei amava come Claudia quel tipo di rapporto. Certamente anelava qualcosa nel ventre, lo s’intuiva da come si muoveva ora. Liberatomi da ogni dubbio iniziai a muovermi secondo il ritmo che lei stessa mi dava con le sue contrazioni. Vedevo solo la sua testa muoversi a tempo delle mie spinte tra le gambe di Claudia ma intuivo dall’espressione della mia donna con quanta intensità si muovesse la lingua. Entravo nella ragazza facilitato dalla grande dilatazione che ancora, o nuovamente, dimostrava l’eccitazione di cui era preda, in quella posizione potevo facilmente osservare il mio membro ricoperto di uno strato lucido e vischioso tanto era lubrificata. Quel segnale di piacere mi eccitava ulteriormente, spostavo lo sguardo dai glutei perfetti di Sonia alla massa di capelli biondi sulla schiena, poi saltavo al viso di Claudia, al suo seno scosso dal respiro affannato, al ventre teso in cerca di piacere. Era tutto molto bello ed eccitante, lasciai libera la mente da ogni pensiero e ascoltai cosa saliva dai miei lombi. Ero deciso a lasciarmi andare, senza controllare il mio piacere. Le due donne sapevano come godere tra di loro e io volevo per una volta arrivare ad un egoistico orgasmo. Senza più pensare a loro iniziai a muovermi secondo la cadenza a me più confacente, ma Sonia era un lago, una piccola caverna accogliente e morbida, troppo morbida per darmi uno stimolo adeguato. Aumentai quindi la velocità e l’intensità dei miei colpi, sentivo l’imminenza dell’orgasmo ma rimanevo sempre su questo limite.
Qualcosa cambiò, all’improvviso, nel corpo di Sonia. L’angolazione diversa che aveva assunto il suo pube mi stimolava alla perfezione, con un lampo di lucidità la vidi crollare nel mezzo delle gambe di Claudia e ansimare sul suo pube. Le contrazioni che percepivo dentro di lei mi dicevano che stava nuovamente godendo. Rinunciai ai miei propositi egoistici e tentai di incrementare il suo piacere penetrandola con movimenti lunghi e intensi. Le stringevo forte le anche guidando il suo corpo in un moto alternato e contrario al mio.
Un grido rauco di Claudia attirò la mia attenzione su di lei, la vidi mentre reclinava la testa indietro e spingeva in fuori il busto. Dalla bocca spalancata emetteva dei rantolanti ansimi di piacere, era in preda ad un orgasmo lento e delicato, armonioso nella sua varietà di sensazioni. Il viso non era tirato nella sua solita smorfia di piacere ma appariva disteso in una espressione di beatitudine.
I miei affondi nel ventre di Sonia la facevano gemere sulla vulva di Claudia, in questo modo il piacere che davo a lei si trasmetteva alla mia donna, questa consapevolezza incrementava la mia esaltazione. Mi avvicinavo ad un nuovo orgasmo, un esplosione che ora ritardavo scientemente a causa dell’indecisione. Non sapevo se spargere il mio seme, nuovamente, nel corpo di Sonia o se affondare il membro nella bocca aperta ed invitante di Claudia. Rallentavo sempre più i miei movimenti, tanto che Sonia intuì qualcosa dei miei pensieri. Fu lei a scivolare lentamente via da me liberandomi, esausta scivolò di lato lasciando libera la strada verso Claudia.
La mia compagna mi fissò ancora ansimante; nella foga del suo recente piacere aveva tirato forte le mani imprigionate ed un segno rossastro le marcava i polsi. Le labbra della bocca, inturgidite dall’intenso afflusso di sangue, mi apparivano estremamente invitanti mentre i suoi occhi erano fissi sul mio membro. Mi avvicinai a lei e le offrii il pene all’altezza della bocca; non attendeva altro, aprì le labbra per accogliermi. Provai una forte scossa che si espanse in tutto il corpo, la sua bocca era l’unica che sapeva darmi queste sensazioni. Claudia succhiava forte e non lesinava gli sforzi per portarmi subito verso un orgasmo. Sapevo portare indosso l’odore di Sonia, dei suoi umori miscelati al mio seme, finalmente anche Claudia poteva provare qualcosa di simile a ciò che nutrivo io quando la prendevo subito dopo ad un suo rapporto con un altro uomo. In quelle occasioni la trovavo calda, dilatata e umida, profumava di sesso e la sua pelle era più morbida del solito; raggiungeva l’orgasmo molto lentamente e con evidente fatica fisica, tanto era già provata. Ora ero io quello esausto, mi appoggiai al muro e spinsi con il bacino verso di lei, mi muovevo nella sua cavità orale come se fosse il suo ventre. Improvvisamente un ostacolo si pose tra me e Claudia: era la testa di Sonia che tentava di raggiungere i miei testicoli. Mi fermai ed attesi. Le due donne si dedicavano al mio membro spartendoselo in buona amicizia: mentre Claudia stimolava il glande, Sonia leccava l’asta ed i testicoli. Non resistetti a lungo ed esplosi con un urlo. Sentivo Claudia aspirare il primo getto di seme, poi non intesi più cosa stava accadendo la sotto. Ad occhi chiusi mi lasciai invadere dal piacere.
Quando spostai lo sguardo verso il basso vidi le labbra delle sue donne contendersi i rimasugli della mia eiaculazione, mi ritirai da loro crollando seduto sulla poltrona prima occupata da Sonia e mi soffermai a spiarle. Le donne si scambiavano delle sensualissime attenzioni, una ripuliva il seme dal viso dell’altra con la lingua e spesso incrociavano le labbra in un fugace bacio.
Sonia accarezzo ancora a lungo Claudia, senza accennare mai a liberarla. Quando si ritenne soddisfatta e ritemprata si alzo per rivestirsi. In tutto questo tempo non aveva scambiato alcuna parola con la mia compagna. Solo i loro occhi mutavano repentinamente espressione dialogando in un linguaggio noto solo a loro. Aiutai la ragazza a ricomporsi, l’accompagnai in bagno e rimasi ad osservarla mentre si sistemava i capelli e le labbra, quindi l’accompagnai alla porta. Sonia mi gratificò di una intensa occhiata seguita da un altro bacio altrettanto energico. Sulla porta dell’ascensore mi sussurrò solamente: “ A presto!” e se ne andò.
Incuriosito da quel saluto ero deciso a chiedere delucidazioni a Claudia. Quando entrai in sala fui immediatamente attratto dal suo corpo scompostamente adagiato in terra. I vestiti ricoprivano a stento i suoi punti erogeni e la pelle nuda era un richiamo irresistibile, mi avvicinai intenzionato a scaricarle addosso i rimasugli della tensione erotica accumulata in tutta la serata. Lei si limitò a guardarmi con aria fintamente sottomessa, i suoi occhi nascosti dai capelli arruffati mi chiedevano ancora piacere. Considerai la possibilità di farla mettere in ginocchio, le manette consentivano questo movimento, e di prenderla subito in quella posizione. Con grande stupore sentivo un nuovo vigore nelle zone basse. Solitamente dopo quella serie di orgasmi così trasgressivi anelavo solo un languido riposo. Claudia, però, era dotata di una sensualità innata esaltata in quel momento dalle manette sui polsi. Dopo averle appoggiato le mani sui fianchi stavo per guidarla nella posizione che avevo immaginato, ma lei mi sussurrò: “ Fottimi!”.
Lei usava sempre i termini a proposito, se avesse agognato essere penetrata dal mio membro avrebbe chiesto di essere “presa” o “ scopata”, il termine “fottimi” indicava il suo desiderio di essere penetrata da qualcos’altro. Non le era sufficiente il gioco appena terminato, evidentemente intendeva continuare ad interpretare il ruolo di donna prigioniera e sottomessa, in completa balia delle mie perversioni. In realtà la situazione era molto più complessa, io non avrei mai fatto nulla contro la sua volontà, ora mi ritrovavo a ricoprire il ruolo che lei mi aveva assegnato per quella sera.
Il nostro rapporto era un costante equilibrio tra i desideri di uno o dell’altro con la complicazione dell’intreccio dei ruoli; quando uno pareva sottostare alle fantasie dell’altro, in realtà, dirigeva il gioco. Ero io a dirigere le trasgressioni di Claudia con altri uomini e lei a dirigere le mie.
Senza darle il tempo di raffreddarsi andai a prendere uno dei falli sintetici di Claudia, ne aveva una piccola collezione accumulata nel tempo, e ritornai da lei. Appena mi vide raccolse le gambe e le aprì nella mia direzione indicandomi silenziosamente quale doveva essere il mio obiettivo. Mi inginocchiai nuovamente davanti a lei, con il simulacro fallico percorsi l’interno delle cosce divertendomi a contare i suoi fremiti. Il reggipetto che ancora ricopriva il suo seno mi disturbava, senza slacciarlo lo feci saltare sopra le mammelle liberandole quindi mi dedicai a mordicchiare e succhiare i capezzoli. Claudia ansimava impaziente, non resisteva più al desiderio di sentire qualcosa di solido nel vuoto che turbava il suo ventre, afferrai meglio il fallo di gomma e lo avvicinai alla vulva. Mentre la baciavo sulle labbra cercai la sua lingua, lei si aprì e mi lasciò entrare completamente nella sua bocca: un chiaro invito a fare altrettanto in basso. Continuai a baciarla mentre mi preparavo a spingere dentro di lei anche il fallo, volevo sentire sulla sua lingua gli spasmi di piacere quando l’avrei penetrata. Cercai con un dito di aprirle le grandi labbra della vulva, era umidissima e aperta: l’oggetto che sospirava entrò in lei con estrema facilità e lo spinsi più in fondo che potevo. Claudia ora riusciva solo più a rantolare mentre muovevo il fallo dentro di lei. Non mi diede nemmeno il tempo di scivolare giù con la testa in modo da leccarle il clitoride per stimolarla di più che la sentii ansimare ritmicamente e spingere il pube verso il basso. Claudia aveva raggiunto l’orgasmo in pochi istanti, raramente l’avevo vista così eccitata.
Tutto questo, però, aveva eccitato me oltre misura; se già prima intendevo prenderla ora non riuscivo a pensare ad altro. Lasciai il fallo dentro di lei e l’aiutai a girarsi per mettersi sulle ginocchia. L’oggetto nel ventre doveva renderle molto difficoltoso muoversi ma lei riuscì a sistemarsi come volevo. Sollevai completamente la gonna che era caduta sul sedere e divaricai le sue natiche. Il buchino era già dilatato, forse lei aveva intuito cosa volevo da lei ora e si era già preparata psicologicamente. Le manette trattenevano le sue mani verso l’alto, in questo modo non poteva sostenersi bene, tentai di liberarla ma una sua occhiata fu sufficiente a farmi desistere. Puntai il pene sull’ano, Claudia era avvezza a quel tipo di rapporto e angolò il sedere alla perfezione. Mi chiedevo se sarei riuscito ad entrare in lei senza procurarle troppo dolore visto che la vagina era già occupata dal fallo sintetico di generose dimensioni. Lei risolse ogni dubbio spingendo verso di me il sedere invitante, a questo punto spinsi pure io ed iniziai a sodomizzarla. L’ingombro dell’oggetto disturbava l’operazione, in fondo la doppia penetrazione non l’avevamo provata a sufficienza, estrassi il fallo dalla vulva e continuai nella sodomia. Claudia sottolineava ogni centimetro conquistato con un singulto e presto mi ritrovai dentro di lei per oltre metà del membro. Non volevo insistere di più quindi iniziai a muovermi verso la direzione opposta. Lentamente entrai ed uscii da lei sino a che percepii l’ano completamente dilatato e rilassato, allora aumentai il ritmo stuzzicandole al contempo il clitoride con una mano. Non speravo in un nuovo suo orgasmo ma intendevo darle più piacere possibile. Claudia aveva intuito cosa passava per la mia mente e si muoveva per il mio piacere senza più cercare il suo. In ogni caso la sentivo gemere, forse più per il significato della mia azione che per il reale piacere. Presto raggiunsi il mio ultimo orgasmo della serata eiaculando per metà dentro le sue viscere e per l’altra su quelle bellissime natiche che vedevo davanti a me.
Completamente esausto liberai, finalmente, la mia compagna e crollai a terra al suo fianco. Lei mi abbracciò forte e rimase a lungo vicino a me. Quando si alzò per dirigersi in bagno tentai di comunicare con lei ma una sua tenera carezza mi disse che non era il momento. Andammo a letto senza avere la forza o la voglia di parlare, ciò che avevamo provato quella sera andava assaporato con la giusta calma e a lungo. Parlare ora significava rovinare l’atmosfera che avevamo creato, meglio dormire e sognare. Sapevo che il giorno seguente avremmo avuto modo di confrontarci a lungo, di descriverci a vicenda cosa avevamo provato. Era sempre così.
Mentre mi coricavo al suo fianco, osservandola, mi domandavo cosa si sarebbe inventata la prossima volta. Claudia era una continua fonte di sorprese trasgressive ed erotiche. Dovevo contenermi, anche perché il fisico non mi avrebbe certo seguito, ma se osservavo la mia donna sdraiata nel sonno sul letto ero tentato di prenderla ancora una volta. In fondo non mi bastava mai … almeno a livello fantastico.

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