La casa sull’Arno


Simone ed Evelina stavano insieme da quasi un anno, si erano conosciuti all’università e ormai erano prossimi alla laurea. Avevano accettato l’invito di una coppia di loro amici, Marta e Giovanni, a passare con loro un week-end nella casetta che avevano affittato per l’estate su un’isoletta nell’Arno.
Al loro arrivo vi avevano trovato anche Emily, una ragazza nigeriana bellissima che si trovava in Italia per studiare architettura e che Marta e Giovanni frequentavano da un po’ di tempo.
Fu la domenica pomeriggio, dopo un pranzo abbondante e un primo giro di cognac, che l’ambiente cominciò a surriscaldarsi.
– Tienila – disse Marta – ed anche tu Simone.
– Non voglio! – gridò la giovane, che aveva compreso ciò che stava per avvenire. – Lasciatemi!…
Marta si lasciò scivolare in ginocchio, poi sollevò le sottane di Emily la quale si mise ad agitarsi. Ma Giovanni la prese per le caviglie e l’immobilizzò.
– Non voglio…
– Nessuno te l’ha mai vista, non è vero?
– No…
– Ebbene, questo sarà l’inizio… Non ti mangeremo, che diavolo!…
– Abbiate pietà di me!… Non verrò più!… Voglio andarmene…
Ma allontanarsi era difficile. Non era facile evadere da quell’isola. E nessuno avrebbe potuto sentirla gridare…
Marta le rialzò la gonna sin sull’ombelico.
Le lunghe coscie d’ebano e il ventre piatto apparvero, come pure il piccolo slip bianco, minuscolo, di cotone…
Marta allora lo fece scivolare, lentamente, come per prolungare il piacere…
I piccoli peli ricci del pube apparvero, al di sopra della fessura… Emily si mise a piangere, cercando disperatamente di dibattersi…
– Non sta bene!… Vi prego NO!…
A poco a poco le mutandine discendevano, scoprendo il triangolo minuto, tutto nero, attraversato da una piccola fessura rosea, ben serrata… Le mutandine scivolarono lungo le cosce, i polpacci, e Marta riuscì a liberarne completamente la giovane negra. Lo slip andò a raggiungere sul pavimento le mutandine di Marta.
Gli altri guardavano avidamente quel fresco pube che nessuno aveva mai visto prima, e che nessuna verga aveva mai penetrata…
– Tu non sai cos’è l’amore. – disse Marta dolcemente – Vedrai com’è bello… Quando lo avrai gustato, non potrai più privartene.
Le lacrime colavano dagli occhi chiusi di Emily e i singhiozzi le facevano sussultare il piccolo ventre ed i seni sempre nudi…
Evelina passò sopra di essi una mano compiacente. Era la prima volta che toccava una mammella femminile, e ciò la faceva godere, in preda ad un oscuro e vivo desiderio…
– Ma – proseguì Marta – ora che noi l’abbiamo visto, come tu hai visto la nostra, bisogna mostrarla in dettaglio… allarga le gambe…
Ciò ebbe per effetto di fare irrigidire maggiormente la fanciulla…
Tutti guardavano avidamente quella fica vergine, quel gioiello ventenne di porpora ed ebano.
– Non ti faremo male…
– No!…
Emily lanciò un grido quando, forzandole le caviglie, Giovanni l’obbligò ad allargare le gambe…
La piccola fica apparve, completamente, fino al solco delle natiche, ma lo sforzo della ragazza era tale, che la fica era completamente ristretta. Appena si vedeva, sopra la fessura, spuntare la piccola testa della clitoride…
– Com’è graziosa – disse gravemente Marta – E non volevi farcela vedere? La mia non è così bella e nemmeno quella di Evelina…
Si dicendo posò un bacio sulla parte superiore della fica…
– Hai un forte profumo… E’ talmente eccitante… Ho voglia di baciarti… Giovanni tienila.
Questi le allargò ancor più le gambe ed Emily non riuscì a stringere le ginocchia.
– Così – disse Marta – credi che daremo uno spettacolo piccante senza che tu stessa vi partecipi? non sarebbe giusto.
La testa di Emily andava in tutti i sensi… Ansava…
– Questo no! – gridò – non voglio!…
– Non ti verrà fatto nulla, dato che sei vergine, all’infuori di darti piacere… Vedrai che è più bello di quando ti solletichi la fica col dito…
Con dolci parole cercò di rassicurarla…
Poi, ad un tratto, essa s’installò fra le coscie della ragazza e piazzò il viso contro la sua fica. La fanciulla sobbalzò… lanciando un grido quando la lingua di Marta scivolò sul suo sesso ancora chiuso.
– Non contrarti – le disse – Lasciati fare…
Ma Emily aveva l’impressione che stesse per morire di vergogna. La carezza non era sgradevole, ma essa era spaventata di ciò che le succedeva…
Tutto sarebbe del resto successo ugualmente e, nell’intimità ella avrebbe potuto tollerare quel bacio, o quanto meno l’avrebbe ammesso… Ma abbandonata così, per forza, alla curiosità degli altri, era al di sopra delle sue forze…
– Lasciati fare – ripetè Marta…
Ormai non c’era più bisogno che giovanni tenesse le gambe della negra. Marta si era posta fra esse in modo che Emily non poteva più chiudere le coscie… Allora l’uomo si estrasse la verga dal pantalone e si mise a masturbare guardando le due donne…
Evelina posò lo sguardo sulla verga del giovane… Il cazzo era grosso e lungo, più di quello di Simone, che poi era l’unico che conosceva, e leggermente differente… Era la prima volta che essa lo vedeva e ne provava un certo turbamento. Decisamente Simone aveva ragione… Era alquanto eccitante vedere il membro virile degli altri, la fica delle altre e gli altri chiavarsi furiosamente…
Fino ad allora essa non li aveva visti fare… Non aveva visto altro che Marta masturbare il suo Simone… E, sebbene avesse goduto alcune ore prima, quando Simone le aveva leccato la fica, essa sentiva di nuovo dei fremiti percorrerle la nuca.
Marta immerse di nuovo il viso in mezzo alle coscie. La sua lingua puntuta, andava e veniva, dall’alto in basso, dall’apertura stretta della piccola fica fino al sommo del taglio, bagnava di saliva la vallata, titillando il piccolo bottone dalla testa dura…
Malgrado la vergogna, sotto l’influenza di quella carezza, Emily sentiva che la fessura cominciava ad aprirsi… Cercava invano di trattenersi, per pudore, ma un po’ di liquido denso cominciava a colarle dalla fica, sebbene essa fosse ancora ostinatamente chiusa…
Frattanto la piccola clitoride erigeva leggermente, fra le labbra che non chiedevano di allargarsi, tanto che Marta infine riuscì a prendere la clitoride fra le sue labbra ed a succhiarla…
A poco a poco il grilletto si distendeva e Marta potè prenderlo in bocca, aspirarlo, farlo scivolare sotto la lingua…
Come la maggior parte delle negre, la clitoride di Emily era lunga e Marta aveva la sensazione di avere un grosso verme in bocca…
Un turbamento invadeva ormai Emily, al quale essa cercava di resistere… Era sufficiente il fatto che dava un simile spettacolo, malgrado la sua volontà. Ma, malgrado il turbamento che provava, sapeva che non avrebbe goduto…
Non era lo stesso per Marta, la quale sentivasi presa dalle primizie del piacere… Giovanni l’aveva fatta godere, alcuni minuti prima, e il solo fatto di succhiare la fica di quella fanciulla indifesa la faceva bagnare di nuovo… Sentiva la fica tutta aperta e dei piccoli brividi le percorrevano la nuca, annunciatori dell’orgasmo che saliva…
Aveva passato le mani sotto il culo della negra, e le palpava le dure natiche… Senza rendersi nemmeno conto, immergeva le mani in quella carne soda…
Dalla fica di Emily emanava un violento odore sessuale… Non era la prima volta che Marta leccava la fica a una donna, ma le altre non emettevano un odore così potente, il che sembrava confermare il detto: le negre sanno di forte…
Intanto continuava a far girare la clitoride sotto la sua lingua, aspirandola a tratti… Vinta, la negretta si lasciava fare, quasi piangente. Ad un tratto Marta sentì un fremito violento percorrerla tutta… Si contrasse e, continuando a succhiare la clitoride, emise un lungo gemito… Poi chiuse gli occhi, come se perdesse conoscenza, e tutto intorno a lei divenisse morbido… Non sentiva più nulla. Tutto il suo corpo era sospinto verso il piacere… Dalla sua fica bene aperta, beante, colava un liquido denso che le bagnava le labbra del sesso ed i peli bruni…
Giovanni se ne accorse. Postosi dietro di lei le sollevò la gonna rimboccandogliela sulle reni e diresse la verga verso il piccolo culo della sua compagna proprio nel momento in cui lo sperma sprizzava dal glande, inondando le natiche di Marta… Si attaccò alle anche della donna inginocchiata e infine, sazio, ricadde indietro, contemplando la verga che cominciava a divenir molle, mentre Marta, inebetita, spettinata, si rialzava…
Di colpo, tutti abbandonarono Emily che rimase immobile, continuando a piangere ma senza curarsi di nascondere la fica e i seni.
Gli altri, in silenzio, andarono a riempirsi nuovamente i bicchieri…
– Buon Dio! – esclamò Simone – Ella scappa!
– In ogni caso non andrà molto lontano – disse Giovanni
Ad un tratto, attraverso la finestra, la videro correre verso l’Arno.
– Ehilà! – disse Evelina – Non vorrei che facesse una sciocchezza…
Tutti si precipitarono… Riuscirono ad afferrare la fanciulla prima che si buttasse nell’acqua…
Simone e Giovanni la cinsero con le braccia e la ricondussero, urlante, verso la casa…
– Questa volta – disse Simone, chiudendo a chiave la porta – Non scapperai mia piccola. Ti faremo passare il gusto di scappare, e per maggior sicurezza ti metterai nuda…
Emily urlò, rinculando… Ma i due uomini le balzarono addosso e la bloccarono.
– Voi donne, aiutatemi… Spogliatela…
Evelina le tolse il corpetto, mentre Marta le slacciava la gonna e la faceva scivolare ai piedi della fanciulla, che assolutamente sgomenta apparve nuda.
Aveva un magnifico corpo d’ebano, dalle proporzioni splendide. Essa si dibatteva gridando, ma, in quel posto, nessuno poteva sentirla. Allora folle di rabbia, si chinò e, con tutte le sue forze, morse crudelmente la mano di Simone. Il sangue sprizzò…
– Ah! è così? – gridò questi – Me la pagherai cara! Giovanni tienila stretta… le daremo una punizione di cui si ricorderà. E voi fanciulle venite ad aiutarmi…
– Non mi toccate! – gridò Emily.
Si dibatteva come un diavolo, ma invano. Simone si tolse la cintura dei pantaloni ed esitò. Sarebbe stata la prima volta in vita sua che avrebbe colpito una donna… Evelina se ne rese conto.
– Dammi la cintura – gli disse tendendo la mano.
L’alcool le saliva alla testa e la collera di vedere il suo uomo ferito la rendeva rabbiosa.
– Coricatela sul divano – esclamò…
– No, non questo! – gridò la fanciulla…
– Ti amministrerò una punizione di cui ti ricorderai per un pezzo – disse Evelina e nessuno avrebbe riconosciuto in quel momento in lei, la dolce fanciulla che era e che sembrava.
Si annodò la cinghia attorno al polso.
– Pietà! – gemette Emily – Non lo farò più… Farò tutto ciò che vorrete.
– E’ proprio ciò che vogliamo.
I due uomini la posero a pancia sotto sul divano, con le braccia in croce, le gambe aperte, ed Evelina alzò il braccio.
Il primo colpo sferzò le natiche rotonde ed Emily lanciò un urlo contraendosi.
In piedi a fianco del gruppo, Marta, che sentiva ancora in bocca, malgrado il cognac, il gusto della fica della giovane negra, guardava la scena attentamente. Era la prima volta che assisteva ad una cosa simile e si sentiva presa da un nuovo turbamento che non conosceva…
Il secondo colpo disegnò sulle chiappe rotonde e scure una specie di croce, poi Evelina sferzò le reni. Ogni volta Emily trasaliva e urlava. Le lacrime le riempivano gli occhi.
Evelina si accaniva, provava un godimento sconosciuto che non avrebbe mai creduto possibile, nel fustigare quella fanciulla.
Ad ogni colpo la pelle della negra assumeva delle tinte bluastre e ad un certo punto la giovane si afflosciò e si immobilizzò, come se i colpi ormai le riuscissero indifferenti.
– Non esagerare – mormorò Marta
Ma nessuno l’ascoltava. Anche per gli uomini, infatti, quella era un’esperienza nuova.
Frattanto essi si accorsero che la donna s’ammosciava sotto quella punizione.
– Parola mia – disse Giovanni – Questa è già andata.
Evelina, che aveva nuovamente alzato la cinghia, si fermò preoccupata. Non bisognava andare troppo lontano…
Essi abbandonarono l’infelice e Marta, compassionevole, andò a cercare un po’ d’acqua per alleviare il dolore fisico della poveretta. Infine la rialzarono, la sedettero sul divano… Emily riaprì gli occhi… li guardò e si mise a piangere, nascondendosi il viso nelle mani, senza più preoccuparsi ormai di mostrarsi nuda.
– Mi fa male! – gemette. Aveva il deretano infuocato
– Datele un bicchiere di cognac – consigliò Marta
La poveretta lo bevve avidamente e le sembrò che le ritornassero le forze. Il silenzio ritornò nella stanza e rimasero per un momento tutti immobili a guardare quel corpo splendido che era stato da loro maltrattato.
– Tutto sommato – disse Giovanni dopo qualche istante – Noi non siamo affatto dei santi. Abbiamo palpeggiato per forza questa giovane, le abbiamo maltrattato il culo e la fica ed ora la ricompensiamo con colpi di cinghia.
– Ha morsicato Simone – si difese Evelina
– Non è nulla – disse l’uomo
– E se fosse stato fatto a te? – incalzò Giovanni – Se ti fosse stato strappato il corpetto, lo slip e tutto il resto? Dovresti essere nuda anche tu.
– Io!!
– Si… Del resto è da tempo che ho voglia di vederti nuda.
Smarrita Evelina si volse verso Simone, il quale alzò le spalle.
– Ricorda ciò che ti ho detto: venendo qui avresti visto delle cose piccanti… La curiosità è sempre punita. Chiedilo alla povera Emily. Su fai quel che ti si dice.
– Simone!…
– Fai quel che ti si dice – ripetè severamente il giovane, che si era rimessa la cintura. – Vuoi che ti venga usato lo stesso trattamento che è stato fatto a Emily?…
– No!… No!… Ti supplico!
– Allora spogliati… Andiamo, mettiti nuda… Ed anche tu Marta.
Quest’ultima non se lo fece ripetere due volte. Fece passare sopra la testa il vestito e, dato che non indossava biancheria, apparve nuda in tutto il suo splendore.
– A te, ora, altrimenti!…
– Tu non mi ami dunque?
– Ciò non ha alcun rapporto… Conto fino a tre… Uno…
Al due Evelina rassegnata, si tolse il vestito. Non portava neanchrìe lei il reggipetto ed era già da tempo che le sue mutandine passeggiavano nell’altra camera.
Ora le tre donne erano magnificamente nude.
– Ho voglia di toccarti – mormorò Giovanni.
– No, Giovanni, no – protestò Evelina rinculando e protendendo le mani avanti.
Non era mai stata umiliata così prima d’ora. Aveva le lacrime agli occhi per la vergogna e si era posta una mano davanti al pube.
– Vuoi levarti la mano da lì? – gridò Simone
La donna obbedì, mentre Marta, dopo aver bevuto un altro bicchiere ed accesa una sigaretta, era andata a sedersi su un divano; il compasso aperto delle sue coscie non nascondeva nulla della sua fica bruna, nè del resto.
– Ma si lasciati fare – disse Simone.
– Io non voglio – replicò Evelina.
– Ma io si! – fu la secca risposta del suo uomo.
Evelina guardò con inquietudine Giovanni avanzare verso di lei. L’uomo non la prese nemmeno fra le braccia, ma si accontentò di posare le mani aperte sulle mammelle gonfie ed a farle girare sotto le palme.
Poi le mani discesero lungo i fianchi snelli, sfiorarono le anche
Evelina, che sembrava si fosse tramutata in una statua, non diceva nulla… Aveva la pelle d’oca.
Emily li guardava fare, provando nella bocca il sapore della vendetta. Quella donna l’aveva molto umiliata.
Una mano di Giovanni si pose poi sul pube, in mezzo ai peli biondi ed un dito si insinuò nella fica…
– Allarga le gambe…
– Ti prego…
– Fai quel che ti si dice – intervenne Simone.
Egi si era seduto a fianco di Marta che, con atteggiamento indifferente, continuava a fumare.
Tremando Evelina aprì le coscie… Sentì le dita dell’uomo immergersi nelle sue grandi labbra, poi infilarsi nella fica ed agitarvisi.
– Era tanto che lo desideravo… – Diss’egli -… Ma non è tutto…
Così dicendo l’attirò violentemente a se e si mise a palpeggiarle le natiche piccole e sode fino a tentare di infilare un dito nell’ano. La cosa la fece fremere di disgusto e umiliazione.
Sentiva contro il ventre il cazzo dell’uomo irrigidirsi.
– E’ bello così, non è vero? – mormoro
– No!…
– E’ tanto che desideravo fartelo…
– Ma tu sei pazzo! Io non te lo permetterò mai!
– Simone non te l’ha mai fatto?
– Nè Simone, nè nessun altro!
– Insomma sei vergine nel culo… E’ meraviglioso… appassionante…
Egli aveva uscito dai pantaloni la verga che cominciava già ad indurirsi, fra un istante sarebbe diventata dura come il marmo. Poi prese la donna per la vita e cercò di trascinarla verso il divano.
– Vieni – le disse – voglio incularti.
La donna lanciò un grido e cercò di divincolarsi, ma egli la teneva strettamente… Era anzi riuscito a bloccarle le braccia dietro la schiena. La giovane aveva un bel dibattersi, non sarebbe riuscita a liberarsi e l’uomo, inesorabilmente, la trascinava verso il divano.
– Simoneee! – gridò Evelina – Tu non lo permetterai vero?
L’interpellato alzò le spalle.
– Io non l’ho mai fatto, ma sono curioso di vederlo fare.
– Porco!…
La fanciulla lottava con tutte le sue forze e con l’energia della disperazione.
Ora, se è difficoltoso violentare una donna, è ancora più difficile incularla quand’essa non vuole.
– Vieni ad aiutarmi, Simone – Ansò Giovanni, e questi si alzò tranquillamente.
I due uomini gettarono sul divano la donna che urlava e recalcitrava come una furia. La sistemarono a pancia sotto e cercarono di trattenerla.
– Marta – disse Simone – Nella mia camera vi è un barattolo di crema per le mani… portala.
La donna ritornò dopo qualche minuto con un vasetto contenente una crema lattea.
– Ungile il culo, mentre io le tengo le natiche aperte.
– Siete tutti dei porci! – gridò Evelina – Bastardi!…Non voglio!… Questo no, per favore, vi prego, questo no!
– Tu non hai avuto soggezzione con la negra… Quì non si ha pietà di nessuno quando si tratta del piacere… Guarda come erige Giovanni…
Frattanto, Marta applicava coscienziosamente la crema sull’ano di Evelina, andando fino ad introdurvi leggermente un dito.
Poi aiutò i due uomini a tenere ferma la donna in posizione.
Giovanni allargò con forza le coscie di Evelina che cercava di stringere le gambe con tutte le sue forze, poi si mise, in ginocchio fra di esse. Sopra il culetto rotondo il suo cazzo si dondolava…
– Allargale le natiche Marta, ma prima mettimi un po’ di crema sul cazzo
– Mio Dio!… Mio Dio!… è mostruoso! – gemette Evelina con la testa affondata nel cuscino del divano.
Ma la poverina aveva un bel supplicare, nulla poteva fermare ormai i tre, scatenati dalla lussuria.
Il piccolo buco apparve agli sguardi, stretto, contratto per il terrore, con la pelle delicata e pieghettata che fremeva. Giovanni si prese il cazzo in mano e lo diresse verso lo sfintere della donna prona, la quale quando sentì il contatto del glande, prima ancora che egli avesse tentato di penetrare, cominciò a gridare istericamente come una pazza.
– NOO!…Aiutoo!… Disgraziati, cosa volete farmii!… Non voglio, è una cosa sporca!… Vigliacchi!… Lasciatemiii!
Ma giovanni, intanto, cercava di metterglielo. Era un impresa difficile perchè la verga era grossa e il buchetto incredibilmente stretto e contratto, per nulla preparato. Fare entrare un cazzo così grosso in un culo restio a farsi penetrare non era una cosa facile.
Giovanni spingeva lentamente per paura di farle troppo male e per non farsi male lui stesso. Evelina urlava come un ossessa e cercava di divincolarsi come una belva presa in trappola, scuoteva la testa in tutti i sensi e scalciava impazzita dal terrore. Marta faticava a trattenerle le gambe, mentre Simone la bloccava per le spalle e le braccia.
Un piccolo centimetro riuscì infine a penetrare nel culetto vergine… La donna lanciò un grido altissimo di dolore sentendosi dilatare l’ano all’inverosimile. Era peggio di come si immaginava e peggiore di tutti i dolori provati fino a quel momento. Quel corpo estraneo la penetrava lentamente, molto lentamente, con molte difficoltà. Provava nello stesso tempo una sensazione di bruciore fortissimo e di lacerazione…
– Entra bene? – chiese Marta.
– E’… E’ difficile – ansò lui.
– Ritirati!… Ti prego… Mi uccidi! – rantolò Evelina che aveva l’impressione di essere attraversata da un ferro rovente… Provava un dolore abominevole che le faceva venire le lacrime agli occhi ed emettere degli urli laceranti di sofferenza.
A poco a poco, frattanto, implacabilmente, il cazzo proseguiva il suo cammino. Ogni volta le sembrava che fosse interamente dentro, ma continuava ad entrare sempre più… e ogni volta che il glande, ch’ella sapeva enorme, avanzava di un centimetro, le procurava un dolore straziante.
Lentamente, con una spinta sincronizzata e possente la verga le si immergeva nell’ano… Evelina si mise a piangere.
Stanco, senza dubbio, per la lentezza di quella penetrazione, Giovanni diede un brusco colpo di reni che lo fece affondare di un bel po’, mentre lei lanciava un urlo da agonizzante.
– Mamma!… Mammina!… Aiutooo!…Muoio!
Cercava invano di liberarsi, si torceva in tutti i sensi, sgroppava, si agitava, scalciava, ma tutti i movimenti che faceva contribuivano invece a farla impalare sempre più. Le sembrava di avere nel culo una spada di fuoco.
L’umiliazione e la vergogna per l’atto osceno e vizioso si mescolavano a quella atroce sofferenza. Quell’atto infame non sarebbe dunque finito mai?
– Ci sono – mormorò infine Giovanni – Non posso andare oltre.
Più di tre quarti del suo cazzo erano immersi nell’ano dell’infelice. Poi si abbattè su di lei, si afferrò alle sue spalle e dapprima lentamente, cominciò ad agitarsi, a dare dei leggeri colpi di reni. Ma ad ogni penetrazione rispondeva un urlo di lei la cui sofferenza aumentava. Quanto a Giovanni, gli sembrava di avere la verga in una morsa, non aveva mai provato una simile sensazione di strangolamento, ma ciò non diminuiva la sua voluttà, anzi…
Danzava adesso sulla giovane donna con colpi profondi e regolari, ed il suo piacere era accresciuto maggiormente dalla sofferenza ch’egli le infliggeva.
– Ritirati! – supplicava Evelina singhiozzando – Levalo, ti supplico!… Sto morendo di dolore!… Mi strazi!…
La poverina supplicava, vedendo che dibattersi non serviva a niente, e che i suoi compagni erano decisi uno ad incularla fino in fondo, e gli altri a vederlo fare.
– No – diss’egli sogghignando beffardo – E’ troppo bello… lo senti bene dentro, fino in fondo, non è vero?
– Sei un bastardo!… Un vigliacco!…
– E’ la prima volta che inculo una donna… Volevo sapere cosa si prova.
– Porco!… E’ mostruoso quello che mi stai facendo e te la farò pagare!…Ahi!…Dio che male!… Abbi pietà di me!…
Ma più nulla poteva fermare Giovanni, più nulla all’infuori dell’orgasmo che non avrebbe tardato a sopraggiungere, lo sentiva…
– E poi le tue natiche mi piacciono… Hai un piccolo e grazioso culetto, con delle fossette, e le tue natiche sono molto fresche.
Dal posto in cui si trovava Emily guardava la scena con attenzione. Prima era stata spaventosamente umiliata, ora toccava a colei che l’aveva torturata. Non perdeva di vista l’enorme membro che entrava e usciva dal culo fremente di Evelina con una lenta cadenza. Come doveva soffrire!… Molto più di quello che aveva sofferto lei sotto i colpi di cinghia… A tale pensiero essa provava una specie di voluttà.
– Da tempo desideravo mettertelo da tutti i lati – continuava intanto Giovanni – Specie per di dietro. E’ strano come le tue chiappe mi fanno erigere. Al punto che ogni notte mi sono masturbato pensando as esse.
– Ritirati!… – supplicava ancora Evelina con la voce rotta di pianto – Mi stai straziando!… Il tuo cazzo mi lacera!… sono sicura che sono piena di sangue…
– Dopo ti laverai… Presto sarà tutto finito… Mi ecciti troppo… Sto quasi per sborrare… E poi non è mai morta nessuna per averlo preso nel culo!
Le si attaccava alle spalle nude, le graffiava sotto l’ardore del piacere che lo dominava…
– E tu, non godrai?…
– Oh! no, no… Io sto morendo, sbrigati ti prego, finisci in fretta che mi sento svenire…
Giovanni passò una mano sotto il ventre della donna, raggiunse il pube, fece scivolare un dito nella fessura, e, mentre continuava a scandagliare il culo della poverina, col dito iniziò a masturbarle la fica.
– Esci il dito – gemette Evelina – Mi fai male anche lì… Hai delle unghie…
Quella sofferenza accresciuta, alla quale voleva sottrarsi, la costringeva a dare dei colpi di reni, sicchè ogni volta la verga si immergeva nel suo culo in modo brutale.
– Sbrigati!.. Sbrigati! – gridò lei ormai al limite della sopportazione – Dai sbrigati ed esci!…
– Taci!… Tieni… Ecco…
Un lungo fremito lo percorse, la verga gli si contrasse convulsamente, e cominciò a sprizzarre sborra negli intestini.
– Ah!… Tu sborri!… – gridò Evelina – Bruciaa!… lo sento!
– Si… Ti riempio il culo… Ti faccio un clistere… Ti allago…
Egli ansava all’orecchio di lei ed aveva la voce rauca. Marta si volse verso Simone, il cui viso era contratto ed aveva un grosso gonfiore nel pantalone, abbandonò Evelina, ormai domata e passò una mano, attraverso il tessuto, sulla verga eretta dell’uomo che la guardò gravemente.
Ansando infine Giovanni si fermò.
– Escilo ora… Ti scongiuro… – supplicò Evelina con una voce da bimba.
Lentamente Giovanni ritirò il cazzo dall’ano violato della ragazza. Era un’operazione delicata perchè era stretto a oltranza e lui aveva l’impressione che non sarebbe riuscito a ritirare il glande da quella morsa.
Infine, quando la verga fu completamente molle, vi riuscì. Il membro era flaccido, ormai, sporco di tracce di escrementi e di sangue.
Evelina rimase immobile, col viso nascosto nell’incavo di un braccio, piangeva ancora. L’ano era arrossato e tumefatto e un rivoletto sottile di sangue le scendeva fra le natiche. Le sembrava, sebbene la verga fosse stata ritirata, di sentirla ancora, bruciante come ferro infuocato, fino in fondo ai suoi intestini doloranti.
Non osava passarsi un dito sull’ano per paura di trovarci tracce d’una lacerazione e d’una emorragia.
– Ora vai a lavarti – disse Simone.
La giovane discese dal divano, barcollò, si riprese, ma, invece di dirigersi verso il gabinetto, uscì e, nuda, si immerse nel fiume… Si accovacciò e, lentamente, si lavò il culo. Ma la freschezza dell’acqua non riusciva a calmarle quell’intenso bruciore e non le faceva svanire quell’abominevole sensazione di avere ancora il cazzo immerso fra le natiche.
Non sentì avvicinarsi Marta, anch’essa nuda.
– Vuoi che ti aiuti a lavarti?
– Si…
Essa non poteva perdonare all’amica la parte attiva che aveva avuto in quell’odioso stupro.
– Coricati nell’acqua… Mettiti a pancia sotto…
Evelina era troppo demoralizzata per non obbedire…
Con gesti molto dolci Marta procedette alle abluzioni della sua amica. Ma a questa sembrava che non avrebbe potuto più sedersi tanto il culo le faceva male.
Poi le due donne nude, abbracciate, ritornarono verso la casa.

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