La Locanda del sesso


Mi diressi verso la locanda.
 Sono rappresentante di commercio, trentenne, e sono sempre in giro per il mio lavoro che mi permette di vivere decorosamente e di gustarmi i piaceri e le bellezze della vita.
 Si era in giugno e faceva già abbastanza caldo. Con un sospiro penetrai nel caffè deserto e semibuio, chiudendo dolcemente la porta. Attraversai la grande sala dalle mura imbiancate con la calce e mi diressi verso la scala di pietra che permetteva di accedere al primo piano dove si trovavano le camere. Alloggiavo lì.
 Attraversai una porta vetrata che, sul lato della sala apriva sulla corte. Scorsi allora Giulietta, ragazza madre trentenne, che Gerolamo, il padrone della locanda, cinquantenne vedovo, aveva preso come serva con la sua figliola.
 Le forme abbondanti e sode, il suo viso gradevole dallo sguardo dolce e caldo, la sua bocca sensuale, avevano già attirato la mia attenzione quando mi aveva mostrato la camera, posta in fondo al corridoio. China sul lavatoio, canticchiando, Giulietta lavava la biancheria nell’acqua muschiosa e calda. Indossava una camicetta bianca e una gonna di tela rossa, che, per evitare le desse fastidio, aveva rialzata un po’ a metà coscia, scoprendo le gambe lunghe e carnose. Ai piedi calzava delle espadrilles rosse.
 Quando si chinava, la rotondità del suo culo faceva tendere e salire la gonna, svelandomi le coscie bianche e carnose fino alla piega delle natiche. Sentii la mia virilità tendersi sotto la leggera stoffa dei calzoni estivi.
 A passi lenti salii silenziosamente la scala di pietra e mi immersi nel lungo corridoio buio, in fondo al quale c’era la mia stanza. Qui e lì, sul pavimento, si notava qualche raggio di luce filtrare dalle porte delle camere. Mi diressi verso la mia camera. Nella penombra mi spogliai e mi distesi sul letto cercando di riposare un pò. Nel corridoio una porta sbattè. Sentii il passo pesante di Gerolamo nel corridoio, nella scala. Mi alzai e andai alla finestra guardando giù nella corte.
 Vicino al piccolo lavatoio Giulietta lavava ancora i panni e la schiuma del sapone colava sul suo braccio nudo. I seni opulenti saltellavano sotto la stoffa del corpetto. Contemplai con voglia quel corpo carnoso osservando la groppa rotonda tremare sotto la gonna. Tutto intorno, i muri delle fattorie, brucianti dal sole, impedivano ogni sguardo indiscreto. Accesi una sigaretta, continuando ad osservare Giulietta.
 Ad un tratto vidi Gerolamo avanzare dietro di lei che non aveva dovuto sentirlo avvicinarsi. Egli la guardò lavorare per un momento, poi mentre ella si chinava, fece scivolare una mano sotto la gonna, scandagliandola fra le coscie.
 – Oh!
 Essa si volse, inquieta, guardò il suo padrone.
 – Ah! Siete voi?
 – Chi vuoi che sia? Il diavolo?
 – Io… io… vi credevo a fare la siesta.
 – L’ho fatta, diamine. Una graziosa siesta con tua figlia Angelina.
 – Ah! con Angelina!
 – Si, si va formando bene la piccola, il pelo cresce, le anche si sviluppano…
 – Oh! tacete. Non mi direte che…
 – No, andiamo, non ancora. Io ci tengo alla parola data, ma bisogna pure svezzarla quella piccola bocca, non ti pare?
 – Tacete! Mi avevate promesso…
 – Cosa? Certamente non le toccherò il ventre. Non sono folle. Ma il suo gentile culo, quando sarà il momento. Si, è vero, te l’ho promesso. Nell’attesa prendo il tuo. Dopo avrò il suo. Non essere gelosa piccola. Ormai lo sai bene quanto ti amo.
 Egli le si avvicinò tutto congestionato. Essa abbassò la testa, si passò la mano sulla fronte sudata e lentamente si volse, chinata sul piccolo lavatoio sciacquò la biancheria che sguazzava nella schiuma di sapone.
 L’uomo la guardò fare in silenzio, poi afferrò la parte inferiore della gonna, la arrotolò attorno alle reni scoprendo le grosse natiche carnose.
 Giulietta si rialzò.
 – No!… Ah!.. No… Lasciatemi lavorare… Vi prego non ora…
 Sentii il rumore di due sculacciate sulle natiche contratte che sporgevano sopra le gambe aperte. Vidi la groppa oscillare sotto il rude contatto delle mani di Gerolamo. Una voglia terribile mi assillava e si sentirono di nuovo due sculacciate.
 – Ahi!… Ahi!… Gerolamo no!
 Egli aveva dovuto colpire forte, Giulietta agitò la sua groppa in due riprese, mentre Gerolamo con voce rauca comandava:
 – Chinati, allarga le coscie, o prendo lo scudiscio.
 – No!… Oh!… No… Io…
 Essa non finì la frase e scuotendo la testa con un gesto di impotenza, si chinò sul lavatoio. Con le mani contratte su ogni bordo allargò le gambe.
 Gerolamo, tranquillamente, attirò un piccolo sgabellino che serviva per mungere le vacche e, sedendosi dietro Giulietta, contemplò la femminilità che si metteva compiacente in mostra all’altezza del suo viso, fra le coscie della donna.
 Snervato, con la virilità scossa da sobbalzi, le tempie che mi battevano fortemente, cercavo invano di vedere attraverso le persiane, la spendida offerta delle carni. Allora con un gesto di irritazione, non potendone più, afferrai i miei shorts e uscii dalla camera. Seguii il lungo corridoio, discesi la scala e pieno di impazienza aprii la porta della piccola sala da pranzo la cui finestra dava sulla corte quasi dietro alla coppia. Poi richiusi dolcemente la porta. Con un sospiro di eccitazione mi avvicinai alle persiane della finestra, vi incollai il viso e fra due stecche i miei occhi scoprirono il dolce quadro che Gerolamo contemplava.
 La donna stava china sul lavatoio, con la gonna arrotolata sulle anche, le mutandine di cotone bianco abbassate fin sulle ginocchia. La vulva carnosa, attorniata di peli biondi spessi e ricci sporgeva, intagliata nella fessura profonda del sesso da dove pendevano le labbra spesse e rosee che stringevano la clitoride. Al di sopra, l’ano bruno e pieghettato in fondo al solco profondo che separava le natiche.
 Gerolamo aveva posato le mani sulle chiappe, e, scostandole lentamente, osservava il buchetto che si contraeva nervoso. Le sue dita scivolarono poi fino all’ano e si compiacquero a stimolarlo in tutti i sensi, cercando di allargarlo.
 – Oh! no,… padrone. Non questo… No… Oh!.. No… No… AAHUUU!
 Giulitta sobbalzò e torse la groppa, cercando di sfuggire all’indice che già si immergeva nello stretto sfintere.
 Gerolamo battè le natiche a due riprese, facendo gemere la donna.
 – Ahi!… Ahia!… Gerolamo no, vi prego… non li… non con il dito… AAHIII!
 Incurante, l’uomo ricominciò a immergere il suo grosso dito nell’ano contratto. Giulietta gemette di nuovo, torse in tutti i sensi il suo sedere fremente, trascinando nei movimenti la mano tenace che la scandagliava.
 Senza dubbio, l’uomo si rese conto, dalla terribile contrazione dell’ano sul suo dito, che egli le stava facendo veramente male, Allora lo ritirò e, bagnandolo nell’acqua insaponata, lo posò nuovamente sul buchetto contratto e palpitante.
 – AAAHUUU!
 Fu tutto. Con un solo colpo, il dito scomparve interamente negli intestini. Con un gesto di abbandono lei immerse il viso nell’avambraccio piegato sul lavatoio, facendo sporgere ancora di più il suo splendido culo.
 A questo punto vidi l’uomo fare entrare e uscire con un lento movimento il suo dito spesso nel didietro della donna. Talvolta lo fermava tutto dentro di lei e immaginavo il fremito che scuoteva la donna mentre lui lo agitava in tutti i sensi nei suoi intestini.
 Poi lo usciva e, lentamente, distendendo l’ano, ve lo faceva penetrare di nuovo con forza, senza che però Giulietta ormai protestasse. Nell’ano decontratto e umido, la carne scivolava ormai con facilità.
 Allora l’uomo cambiò dito, ed il medio, a sua volta, forzò lo sfintere e disparve negli intestini. La donna lanciò un gemito che si sentì appena. Aumentando la carezza, l’uomo faceva andare e venire rapidamente il dito nel buco del culo e mi accorsi, dalle contrazioni delle coscie, che Giulietta prendeva piacere da quella carezza.
 Il corpo di lei fremeva e la groppa si muoveva in tutti i sensi, mentre le mani graffiavano il legno rugoso del lavatoio.
 Con la mano contratta sulla mia verga palpitante, mi trattenevo dal masturbarmi con furore, perchè volevo riservarmi per i piaceri che speravo prossimi.
 – OOH!
 La donna gemette ancora una volta, poi, di nuovo, s’immobilizzò nella sua impudica posizione. Vidi allora che l’uomo aveva immerso due dita nell’ano. Con la bocca posta sulle natiche di Giulietta, Gerolamo guardava le sue dita immergersi e agitarsi nel culo della bionda che faceva fremere in continuazione. Passando l’altro suo braccio per davanti alla coscia sinistra, egli piazzò la mano sul pube e si diede a scandagliare il pelo spesso, a stringere la carne molle e umida, a scivolare col suo dito nella fessura profonda della fica, fino alla clitoride esacerbata.
 Giulietta lanciava dei sordi rantoli, e la sua groppa sembrava tendersi con più impudicizia come omaggio alle dita che la penetravano. Sentii l’uomo parlare con voce bassa, pressante. Non riuscivo a sentirlo. Giulietta rispondeva intanto con voce piagnucolosa
 – No! Vi prego no Gerolamo, non fatelo… Non con il membro. No no continuate così, col dito… vi giuro che godrò… No ve ne prego… è troppo grosso… mi farà male come l’altra volta… Ah! si, col dito … Gerolamo Oh!… Oh! no… Oh! no…
 L’uomo si faceva insistente, quasi imperioso. Vidi la donna sollevarsi un po’, gettare uno sguardo turbato attorno a se, poi pregare nuovamente l’uomo di risparmiarla perchè non si sentiva in quel momento. Ma Gerolamo non le diede retta. Ritirò le dita dall’ano.
 Giulietta immerse di nuovo la testa nelle braccia e la udii gemere.
 – Dolcemente, vi raccomando. Fate piano, ficcatemelo adagio adagio, non fatemi male.
 Gerolamo aveva uscito intanto dalle braghe un arnese di una ventina di centimetri e di tutto rispetto quanto a grossezza, e, dopo averlo insalivato con uno sputo, ne aveva appoggiato la grossa cappella sull’ano, coprendolo con la sua carne rotonda e viscida di saliva. Poi spinse in avanti cercando di far penetrare il glande.
 Dopo un tempo che mi parve lunghissimo la spinta feroce ottenne il suo scopo, i muscoli di Gerolamo si tesero, si gonfiarono e il glande penetrò forzando lentamente nel retto di lei.
 La donna gemeva e muggiva sordamente, la testa sepolta nelle braccia, vedevo le mani aprirsi e serrarsi convulsamente, le gambe le tremavano come sotto uno sforzo e muoveva i piedi sollevandoli alternativamente per alleviare il dolore intenso della penetrazione. Il membro dell’uomo era ormai in parte dentro il sedere della donna, ma almeno due terzi rimanevano ancora fuori.
 Ad un tratto, con un colpo secco, il cazzo si immerse quasi totalmente negli intestini di Giulietta, la quale s’irrigidì tutta, sollevò di scatto la testa, dilatò gli occhi per il dolore atroce e si morsicò la lingua per non urlare a squarciagola, ciononostante uno stridulo lamento le uscì dalla gola riarsa.
 Poi riabbassò la testa, vinta e continuò a gemere ininterrottamente. L’uomo sbuffò con forza, poi iniziò un robusto va-e-vieni, scivolando e ritraendosi nel buco anale.
 Io osservavo quello spettacolo eccitante e la vista di quelle natiche bianche aureolate dalla stoffa rossa della gonna e delle mutandine abbassate rimaste impigliate alle caviglie, mi faceva erigere terribilmente.
 Ad un tratto Gerolamo le passò la mano davanti. Le sue dita andarono a toccare la fica, la clitoride, iniziando una lenta masturbazione. Giulietta cominciò ad agitarsi presa fra due fuochi, il dolore che ancora le attanagliava l’ano e il piacere che cominciava a salirle dalla fica, ma si lasciava fare passivamente, miagolando di tanto in tanto man mano che il palo di carne la forzava, la inculava, la stantuffava. Poi scuotendo la testa si abbandonò, lanciando un lamento, mentre agitava la groppa voluttuosa.
 – Non così forte, Gerolamo!… più adagio vi prego, mi sfondate tutto il sedere… Così non riuscirò a godere, sento un male atroce al buco del culo!… Siate più dolce, ve ne prego!
 L’uomo sembrò acconsentire e limitò la velocità dei suoi movimenti. La donna, immobile, con gli occhi chiusi, si lasciò lubricamente scandagliare dal grosso cazzo di Gerolamo. Sotto l’intenso strofinamento che si ripercuoteva fino al sesso, manipolato dalle dita dell’uomo, attraverso la sottile parete di carne che lo separava dagli intestini, Giulietta sentì montare nel suo corpo esacerbato una dolce voluttà.
 Mi accorsi che si abbandonava tutta alla terribile sodomizzazione. Vedevo fremere le sue coscie aperte e danzare oscenamente le natiche distese da quella posa.
 Con un movimento rapido, il cazzo adesso entrava e usciva nell’ano dilatato e, ad ogni affondo urtava il fondo del sedere di lei. Ad un certo punto, ormai partita, la donna fece scivolare la mano destra verso il proprio ventre, trovò il sesso beante, allontanò le dita di Gerolamo e cominciò un ditalino, agitando il dito nella fessura umida e bruciante.
 Con rabbia ritirai la mano dal mio cazzo imbizzarrito. No, non avrei goduto così! Una carne femminile mi attendeva. Forse una bocca infantile? Forse un paio di natiche potenti? Riaccostai il viso alle persiane…
 Ora la donna, presa dalla voluttà, si abbandonava ai suoi istinti. La sua groppa si agitava in tutti i sensi, senza cercare di sottrarsi alla penetrazione ormai divenuta rapida e potente della verga che l’uomo manovrava con forza. Dei gemiti uscirono dalle sue labbra, dei lamenti amorosi.
 – Oh! Si, ora si che godo… come è bello… Ficcatemelo tutto… sino in fondo…Si… si… ancora…Ah!… mi fa ancora male, ma mi piace. Siete un vero fottitore…Ooh!… Aah!… Gerolamo, mi fate godere… Ooh!… com’è grosso… Aahi! mi fate male…piano…siii… siiiii!…così…così…così…
 Il godimento che provava doveva essere alquanto intenso. Vidi fremere il corpo in più riprese, mentre dei sospiri profondi esalavano dal petto ansante della donna. Poi ad un tratto con un tremito terribile che la scosse in tutto il corpo, lanciò un gemito prolungato e venne con un orgasmo che la lasciò stremata ed esausta, abbandonata, con il capo reclinato sulle braccia e le gambe molli. L’uomo, intanto, continuava a stantuffarla con vigore sempre crescente.
 Dopo qualche istante lei si riprese e volgendo il capo lo guardò.
 – No caro basta… Ve ne prego venite anche voi… Mi state facendo male adesso…Ho il culo in fiamme… Vi prego… Vi prego… No!… Basta!…Ahi!…Ahi!…Ahi! Gerolamo no, mi uccidete!…
 Adesso Giulietta si agitava e si torceva, cercando di sottrarsi a quella che ormai era diventata una vera tortura. Ma l’uomo non se ne dava per inteso e continuava a sodomizzarla con colpi divenuti ora duri e violenti in prossimità dell’orgasmo che oramai sentiva salire. Continuò ancora per qualche istante, con lei che adesso gridava forte e si divincolava come una furia, infine con un ultimo colpo potentissimo che la impalò fino in fondo, mentre Giuditta lanciava un grido altissimo, cominciò a sprizzarle un fiume di sborra calda negli intestini. Lei la sentì scorrere dentro come un clistere interminabile ustionandole le pareti del retto infiammato per il continuo sfregamento.
 Dopo qualche attimo di pausa, mentre la donna ancora singhiozzava sommessamente, Gerolamo estrasse il membro gocciolante dall’ano tumefatto, la verga arrossata uscì dal culo con un rumore osceno. Aiutò Giuditta a sollevarsi dal lavatoio, la fece voltare, mentre la gonna le ricadeva sui fianchi, e le osservò il viso disfatto e rigato dalle lacrime.
 – Hai goduto molto vero? Ah! è stata una chiavata fantastica. Come era bello vedere dondolare il tuo culo. Bella viziosa. Ti piace il manganello? Ti piace essere presa da un bel manico?
 Così dicendo sorrideva e le toccava il seno.
 – No padrone, basta per oggi. Ho goduto è vero… non posso negarlo… ma mi avete fatto tanto male!… Credo che non potrò sedermi senza soffrire per chissà quanti giorni.
 – Ebbene, lasciamo stare il fottere, ma ora voglio godermi il tuo seno.
 Mi accorsi che iniziava a slacciarle il corpetto.
 – Oh No! Lasciatemi ora! Basta vi prego…Domani continueremo… Potrete mettermelo dove vorrete.
 Gerolamo si chinò, afferrò il capezzolo nelle labbra, mentre la sua mano, alzandole la gonna per davanti, impugnava il pube, scandagliava fra i peli, s’insinuava fra le coscie. Poi si fermò, la guardò per un attimo in silenzio, quindi si voltò e si avviò con calma verso la foresteria.
 Giulietta si tirò sù le mutandine, si rimise in ordine i vestiti e riprese passivamente il suo lavoro.
 Lasciai il mio posto d’osservazione e uscii con precauzione dalla stanza. Quindi, nell’ombra, raggiunsi la mia camera.

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