Il primo rapporto di Maria


Col braccio destro disteso sul materasso e l’altra mano, a palmo aperto, poggiata vicino il cuscino, si stava mantenendo in equilibrio sul letto. Una piede poggiava sul pavimento, con la gamba distesa a lambire la sponda; l’altra era ripiegata, col ginocchio posato sul lenzuolo.
Da dietro, due mani la stavano stringendo delicatamente per i fianchi, mentre era pistonata di buona lena da un membro turgido e nero, che le faceva sballonzolare il seno in avanti e indietro.

Com’era finita in questa situazione?

“Ciao Maria, allora ci vediamo domani.” Francesca era stata l’ultima ad allontanarsi. Uscita dal liceo, salutate le altre, insieme a Daniela aveva atteso e preso il bus che le avrebbe riportate verso casa.
La fermata era piena di ragazzi. A quell’ora, del resto, non poteva essere altrimenti e anche questa volta c’era stata l’occasione per scambiare quattro parole con qualcuno. Per due ragazze come loro, del resto, neo-diciottenni, belle, con le curve al posto giusto (per non parlare del seno di Daniela, abbondante e sodo, su un fisico snello e slanciato; e della sua bocca, accattivante e provocante), il problema poteva essere allontanare i ragazzi, ma non restarne lontane.
Erano salite sul mezzo pubblico che stavano ancora ribattendo battuta su battuta a tre ragazzi dell’ultimo anno, ma di una sezione diversa dalla loro.
Chiaramente l’argomento – trattato con ironia ed educazione, con mille sottintesi – era stato quel che i tre avrebbero compiuto col seno di Daniela e con la sua bocca, sempre che ci stessero, e le loro risposte avevano deriso, colpo su colpo, le eventuali capacità amatorie dei giovani.
Daniela era scesa tre fermate prima di lei, ma le scaramucce erano continuate, con Maria unica vittima per le attenzioni dei tre ragazzi. Poi, la svolta!
“Ma non vi vedete? Tutti e tre insieme non fate un bel moro. Magari ne incontrassi uno.. “ si era fatta la voce falsamente languida, aveva deciso di
provocarli un po’ di più. Tanto, stava per scendere anche lei. “… a lui sì che lo delizierei con le mie labbra. Uhmmmm! Chissà che magnifico cono…
Ciaooooo!!”   Con un braccio alzato, agitando la mano in segno di saluto, e lo zaino in spalla, era scesa dall’autobus ancora sorridendo.
Non aveva fatto tre passi che si era sentita afferrata per un braccio, anche se in modo leggero.
“Scusami… ciao … ecco..” Non aveva potuto che voltarsi, pronta a lamentarsi, ma era rimasta senza fiato. Ad un metro da lei stava un ragazzo alto più di un metro e novanta, muscoloso senza essere un gigante (le ricordava un giocatore di basket), dai lineamenti belli come un idolo dell’antica Grecia. Continuava a guardarlo muta come un pesce, non riusciva a spiccicare parola.
“Scusa … Io… non dovrei.. ma..” aveva sbuffato come un bufalo, “beh! Insomma. Ti guardavo da parecchio lì sull’autobus e poi ti ho sentita dire quelle cose.. Lo so che magari scherzavi, ma.. Ma devo sapere se, invece, è vero!” Stava lì, dritto come un alieno, bello da impazzire e con lo sguardo profondo. Ma cosa diavolo le stava chiedendo?
“Scusa? …” un sorriso imbarazzato, “ma cosa vuoi sapere?”
Dieci minuti dopo si erano salutati davanti al portone di casa sua, con un bacio sulla guancia e un appuntamento per il pomeriggio al bar della scuola.
Tanto per parlare un po’ e conoscersi meglio.

Aveva considerato che era meglio essere acqua e sapone per l’occasione. Non voleva che lui pensasse chissà cosa e, indossata una semplice maglietta
bianca girocollo a mezze maniche, una gonna jeans chiara, lunga appena sopra il ginocchio, tenuta da una cintura di cuoio, e mocassini timberland, era
scesa per recarsi all’incontro.
Adone in persona era ad attenderla. A cavallo di una Harley Davidson, avvolto da una tuta di pelle nera, stivali neri, e casco poggiato sul manubrio, le sorrideva a tutti denti.
“Non speravo che venissi..”
L’ora successiva era trascorsa per le vie della città, a velocità di crociera, con lei stretta ai suoi fianchi, la guancia poggiata su una spalla e gli occhi chiusi a sognare chissà quali avventure.
Poi, aveva sentito la moto fermarsi ed aveva riaperto gli occhi. Erano scesi nel giardino antistante un caseggiato basso, non molto grande ma delizioso. Tutto intorno c’era verde e, ben distanziate le une dalle altre, altre casupole uguali.
“posso presentarti casa mia? Beh! Della mia società.” Erano entrati. Come poteva dirgli che lei non aveva seguito il tragitto perché non stava guardando. L’ingresso dava subito in un soggiorno molto ampio e luminoso con un angolo cottura e una porta di accesso ad un’altra stanza, sicuramente quella da letto. Lui era stato gentilissimo e per niente ansioso di saltarle addosso. Le aveva offerto una coca cola, raccontandole che effettivamente era un giocatore di basket. Poi, il bacio era arrivato improvviso ma piacevolissimo. Le aveva poggiato le mani sulle spalle, quasi all’attaccatura col collo, sollevandola da terra con la forza delle sole braccia, appoggiando le labbra alle sue. Si era ritrovata a terra, con lui sdraiato e lei a cavallo sul suo torace, chinata in avanti in modo che le bocche aderissero, con le lingue chiamate a rincorrersi l’un con l’altra, mentre si sentiva stringere ambedue le mammelle da dita forti e gentili al tempo stesso.
Si erano spostati nella stanza da letto. C’era stato un momento di imbarazzo. Si erano seduti l’uno accanto all’altra sul materasso, poi lui aveva rotto il ghiaccio alzandosi e ponendosi proprio dinanzi le sue mani. Era bastato un cenno del capo ed era corsa alla cintura dei jeans, sfibbiandola, ai bottoni e, infine, aveva calato pantaloni e boxer, lasciando che un fallo smisurato, nero e lucidissimo, con la punta decisamente chiara in confronto al resto, facesse il suo ingresso in scena. Lo aveva impugnato con la destra, avvicinando le labbra al bacino del ragazzo per incominciare a leccare la zona dell’ombelico. Si sentiva attratta da quel palo di carne dal colore nuovo per lei ma, allo stesso tempo, ne era impaurita. Una simpatica pressione sulla testa da parte del giovane le aveva tolto ogni timore e la sua bocca aveva accolto quanto più poteva di quella mazza.
A quel punto era più che disponibile all’avventura. Era la preferita dei suoi compagni per quanto riguardava i rapporti orali e sapeva che anche quel bestione bellissimo avrebbe apprezzato le sue capacità. Una bella pompa e lo avrebbe sfiancato! Ma non era andata proprio così.
Sì, lo aveva fatto godere tra le sue guance, aveva bevuto il suo nettare, ma non lo aveva sfinito proprio per niente. Lui era rimasto per tutto il tempo in piedi, lasciandosi maneggiare da Maria secondo le sue voglie, senza mai chiedere una variazione. E sempre in piedi, mantenendo un self-control insolito, era esploso nel suo orgasmo, inondandole la gola col suo sperma. Poi, dopo che la lingua di Maria lo aveva ripulito da ogni residuo, si era preso cura di lei. Con garbo, l’aveva spogliata di ogni indumento, facendola distendere sul materasso. Si era chinato, dischiudendole le gambe con mosse
sicure e delicate delle mani e la sua lingua le aveva regalato momenti eccelsi culminati con una venuta liberatoria.
“Ma… che fai? … Io … io non l’ho mai fatto!” Le aveva risposto con un sorriso smagliante, mentre la preparava.
“Lo so! Vedrai che ti piacerà” e, per la prima volta, si era sentita invadere dentro dal fallo di un uomo. L’aveva aiutata a prendere quella strana posizione a quattro zampe sul materasso, poi aveva sentito la punta del pene pigiare sulla fessura e subito dopo una fitta di dolore, durata solo un attimo, per fortuna.
Lui aveva cominciato a pomparla sempre più velocemente e intensamente ma non le stava piacendo. Era troppo preoccupata che, così lungo e possente, potesse causarle delle infezioni o chissà cosa.
Si era sentita spingere in avanti sul materasso. In questo modo aveva assunto la posizione di una rana con le zampe leggermente distese in avanti e indietro e lui si era posizionato cavalcioni sulle sue gambe, penetrandola nuovamente da dietro. Era rimasto per un po’ col torso eretto e le mani sui glutei, stringendoli ogni volta che affondava il pene dentro, poi si era chinato in avanti, schiacciandola con la sua mole e baciandola per ogni dove.
Gli stantuffi erano aumentati di intensità e di frequenza. La stava facendo ballare in maniera frenetica e, alla fine, stava riuscendo a farle provare brividi di piacere. Avrebbe goduto anche lei se non si fosse sfilato improvvisamente, eruttandole sulle chiappe altri litri di sperma.
“Ma ti pare questo il modo…. mi stava incominciando a piacere…”
“Se è solo per questo… serviti pure..” Erano scoppiati in una risata fragorosa, all’unisono, mentre lui l’afferrava fra le braccia come se fosse un fuscello e tornava a possederla nella posizione più classica.

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