Quell’instabile fiume di vita


(Ma perché quei birichini scrivono le porcheriole?)
 Rispondendo a una e-mail del “Biblico” SIMONPAOLO……e finendo per dedicarla al mio… . Angelo…
 
 Scritto da Manuela; e Vale… e Simon Paolo, Luca, Ishtar, Giulio, Angelo e e… .
 
 Incredibile la gente che si conosce sulla rete: Tom Cruise, Kevin Kostner, Socrate, Homer Simpson, Ishtar, Mavros, The Cat, Hannibal the Cannibal, Nascosto, Mr Trekbus… .O semplicemente Fabio… E’ l’universo dei “nick-name”… ..spesso improbabili, strani, ammiccanti, spropositati, affascinanti… .Ma anche Manuela è un nick-name, e chissà, magari anche molto meno sensato di qualsiasi altro..: è il mio secondo nome, rispolverato per l’occasione, come una coperta di Linus con cui, in modo poco efficace, coprirti un po’ quando muovi i tuoi primi passi… .
 In fondo il nostro vero nome non lo scegliamo da noi, così perché dovrebbe essere strana una qualunque altra scelta di una identità rappresentata qui sulla rete?… No, ogni nome, ogni rappresentazione di se stessi ha un senso. Spiritosa, simbolica..; a volte pretenziosa o troppo “plastica”, a volte un radicale cambiamento… .:di sesso , di personalità e chissà di che… Non trovo stupidi certi piccoli segni, mai: come il cambiare taglio dei capelli un giorno che ti va di simboleggiare una sterzata; o farti saldare la chiusura di una cavigliera come segno di qualche desiderio o di intensità, pegno per qualcosa o qualcuno… .
 Io ho scelto “Manuela”: così banale, così eversivo. Una me diversa dal solito, una me che esiste da sempre e che aveva voglia di alzare la voce e farsi un giretto… … Eppure sei li col tuo nome cambiato e ti ritrovi. Ritrovi pezzi di te e della tua vita che si erano persi nel tempo… ..Stupido da dire a ventisei anni ma ” è vero più si invecchia/più affiorano ricordi lontanissimi/come se fosse ieri/ mi trovo a volte in braccio a mia madre… “. E trovi cose nuove, nuovi fascini e sorprese, “pacchetti” che magari erano li da sempre, e che con sensi rattrappiti dal disuso come occhi che guardano ma non vedono, ignoravi… ..:quante volte fai la stessa strada… una, cento, mille volte senza accorgerti di qualcosa di bellezza sconvolgente e discreta che stava li silenziosa , a un respiro, senza che tu fossi capace di coglierla?… ..Nell’universo dei nick-name ho trovato un Angelo; di quelli veri. Di quelli descritti da Wim Wenders e cantati dagli U2, di quelli che si frappongono tra te e un’auto e quel giorno nessuno ti può fare del male, e tu non saprai mai a chi devi quella giornata così speciale… ..Uno di quegli angeli il cui rammarico è il non sentire il dolore di quella botta, o la boccata impastata di un tiro di sigaretta… ..Mi ha dedicato una cosa che ho trovata scritta su questo sito, come una scritta sui muri… .Alla sua maniera, che è diversa dalla mia, con parole diverse dalle mie… .Ma per me. Il bello della vita è quell’imponderabile frazione… ..come la differenza, millimetrica tra una frase poetica e una cagata pazzesca: un’inezia… ..Una cosa sussurrata e detta con attenzione e la giornata, senza essere enfatici, diventa più passabile se era brutta, ancora più bella se era già speciale. Una gioia piccola, da tenere per te o rilanciare ad altri come una catena da propagare… ..
 Ora: a me piace giocare. Anche con i sensi. A volte sono dolce, altre no; a volte attenta, altre scomposta, seduttrice e sedotta, dominata e dominatrice, educata o sguaiata… ..Mi piace provocare, alla mia maniera, eccitare a volte. Alcune volte aspetti un “ritorno”, altre no, è solo il gusto di parlare con altri e confrontarti… ..
 No….:non credo di scrivere per ” la pura voglia di trovare una corrispondenza dei miei desideri e coinvolgere in modo sempre più ampio il mio essere nel soddisfacimento del desiderio”. Soddisfare un mio desiderio… lo scrivere non e’ una ricerca di questo. Cosa rappresenti o significhi non lo ho ben chiaro, ma non credo alle grandi domande e quindi neppure alle grandi risposte, quelle le lascio agli psicologi che si divertono un casino… ..Mi è capitato di fare un colloquio di lavoro, una volta: stringo la mano a uno e quello analizza la mia vita, come sono, midice cosa cerco e cosa vorrei da quel semplice gesto… : glielo avevano insegnato, forse, cinque minuti prima in un corso accelerato per “selettori di personale in cerca di lavoro” della durata di cinque secondi. Il bello è che poi ci credono, e si muovono così nella vita!!!!! … L’uomo che ti avvicina con sguardo vissuto “che nasconde un passato” e ti dice: “Vesti bene… ti piace il nero… .denota carattere e intensità, sai quello che vuoi ma non hai ancora trovato quello che cerchi… ..”… :per la santissima patata… .non gli avevo ancora detto ciao!!!!! Di solito vuole evitare di “comunicarti” quello che secondo “il vocabolario degli Italiani” vuole dire al solito… : “Cazzo che cosce, ho voglia di fotterti!”… .
 No, se mi accorgessi di scrivere per questo smetterei subito…..Perché ci sono mille modi di soddisfare il desiderio, anche quello meramente e istintivamente sessuale intendo; volente o no lo cerco anche io, non voglio togliermi dal mazzo….Ma scrivere… e’ diverso. Sono passi in un mondo che e’ in me e conosco poco. Che e’ nel mio uomo e voglio conoscere senza pretendere di conoscere mai del tutto…..e’ la ricerca di compagni di viaggio…..
 IN TANTI MI CHIEDONO COS’E’ “ILGRANDEGIOCO”, QUALI SONO LE SUE REGOLE… COME RISPONDERE?… C’E’ TUTTO QUI, IN QUESTE RIGHE, NON C’E’ BISOGNO DI SPIEGAZIONI, NON C’E’ UN DADO DA TIRARE E UNA BAMBOLINA DA VINCERE… ..O FORSE LA CHIAVE C’E’… PROPONGO QUELLA DI UN AMICO: E’ UNA DI QUELLE POSSIBILI TRA LE TANTISSIME… .PROPONGO BATTUTA E RISPOSTA.
 
 A MANUELA
 Isthar la porta della città di Babilonia non può essere varcata da tutti, occorre dimostrare il proprio valore, rivelare la propria “vera” essenza. Non tutti ci riescono, molti rinunciano, ma una volta entrati si aprono a coloro che si trovano in Babilonia i sentieri del piacere. Vediamo se vuoi entrare, Manuela… Alcune regole ed osservazioni
 – l’erotismo non è il vedere, ma il non vedere;
 – la sensualità sta nel non sapere ;
 – la tua consapevolezza, l’altrui ignoranza;
 – il gioco va giocato da tutti gli attori non farti strumentalizzare;
 Isthar la porta che ti condurrà (se lo vorrai) al piacere.
 
 ***
 A ISHTAR
 Ishtar è casa mia….Una casa di cui conosco solo i rumori e gli odori e i colori confusi…..Troppi anni relegata in quella torre per timore del mio non stare alle regole stabilite “per la donna”….Chiusa in quella cella perchè la mia fragile femminilità che ancora non sapevo usare era comunque troppo turbatrice e pericolosa….Manuela è qui, Manuela si muove nella città, nascosta in mille modi, letale, dolce come il miele e velenosa come la serpe, fragile come il giunco ma come il giunco flessibile….Non importa se non ero autorizzata all’ingresso, non importa se io stessa temo questo gioco. E me stessa. Mi devono anni di luce, li riavrò…..Ho un compagno pronto a morire per me, e io per lui, principessa anomala e innamorata. Rivoglio il mio sole , la forza dei miei muscoli e del mio istinto, li rivoglio indietro. Solo dopo potrò andarmene. Giocherò, anche contro le regole. Se per passare un ostacolo devo darmi o far vedere lo farò. Se l’erotismo è non vedere chi può resistere al mio corpo profumato e bianco? Sarò sleale se servirà…Se la sensualità è il non sapere, nessuno che non sostenga il mio sguardo potrà comunque convincermi a fare qualcosa senza una ragione…La mia consapevolezza non può essere infinita, a volte dovrò fidarmi dell’istinto…Se qualcuna delle parti non giocasse, il compagno o i nemici o io stessa, sarebbe segno di una trappola e lo sentirei…..Ishtar è il nome di quello che cerco, Ishtar è il mio nome…
 Manuela
 
 Ecco… .qui siamo sul “mondo fantastico”, come un videogioco, ma sensuale, reale, carnale, almeno per me… .Flash, feed-back, immagini, sensazioni, emozioni… .Poi ci può essere il dado lanciato con un: “Ciao Manu… ..ho letto le tue cose… :ma tu sei suonata!!!!!! E io sono un chitarrista… .serve uno strumentale in più li, nella band?”… E così via. Non il fascino della parola per forza. Ma sicuramente non : “alto 1, 80cm broker assicurativo, bella presenza, simpatico ecc. ecc… .”. Non c’è una “password”, non c’è discriminante… ..per il grandegioco. Solo una modestissima tana di partenza: ilgrandegioco@yahoo.it . Senza frette e pressioni di tempi di risposte e controrisposte, solo la gioia di un incontro e di strada da fare assieme, che sia un metro, un kilometro, una pausa sigaretta o una vita poi … chi vivrà vedrà… ..
 Perché sono le coincidenze, le sfumature, le piccole cose, le circostanze che fanno la differenza, costituiscono quel sottile filo che separa i pensieri nei muscoli di chiunque e il vivere le cose davvero… E qualsiasi cosa può succedere o no. Anche le cose più strane, quelle più facili da vivere che da descrivere e cercare di spiegare per come le hai vissute… .
 
 Può succedere che hai… facciamo diciotto anni (non proprio così nella realtà della cosa… .non necessariamente successa a me; gli anni erano uno, uno e un pezzettino di meno … .ma istigare crete tentazioni quando fossero innaturali o forzate è l’ultima delle mie intenzioni, tutt’altro e assolutamente… . no!!!)… Che sei uno scricciolo di donna, soprattutto nel cervello. Magari con un corpo sbocciato ma non del tutto, i movimenti di una crisalide ne ancora donna ne più bambina… Donna ti ci senti, perché, e a volte è traumatico, cambia il tuo odore, la voce, il modo di essere “sentita”; e la cosa ti impaccia… Un po’ ti nascondi e ti cammuffi per evitare quell’effetto che fai, un po’, cercando di non essere cosciente, con le gambe e le mani e gli sguardi che non sanno muoversi, nervosi, bruschi, inadeguati, fuori luogo, cerchi “contatti” fisici: anche solo di sguardi e di pensieri addosso. Provochi istintivamente assolvendoti con mille pretesti: quanto si è stronze, specie se carine, a quell’età… ..Quanto si è pericolose… .Difficile dare un’immagine… .una sensazione adeguata della cosa… .Facciamo camicia a quadri di qualche fratello, molto sbottonata ma non abbastanza da definire “spudorata”, degli slip di cotone bianchi, le scarpe da tennis slacciate, occhialini tondi e capelli spettinati. Gambe sudate in un pomeriggio “fermo” di caldo agostano… … Odore di adolescente, ne piacevole ne spiacevole, ma magneticamente carnale e inquietante… …..
 “Sei così fottutamente adulta ma hai un fisico così da adolescente… E ci sono cose così lontane e diverse in te , e le mescoli assieme giocando di istinto, senza regole… un autentico terremoto; -una farfalla che batte le ali in Cina e causa un terremoto in Brasile-… un frullatore impazzito..”. Lui, quello che mi ha detto queste cose sorridendo e senza guardarmi negli occhi è… .mettiamo… “mmmio cuGGino”. Certe parole sono bellissime e strane carezze sulla pelle… Parole: taglienti come lame, dolci come il miele…..
 Lui ha qualche anno in più. Non troppi di più, ma quelli sufficienti perché tra noi non ci sia stato spazio per una amicizia reale che giustifichi la complicità che credo, volendolo credere, per giustificare altro: tu fai gli esperimenti di seduzione , a lui piace “sentirti” attorno; una falsa complicità e confidenza da compagni “da anni”, ma in fondo un profondo rispetto e coscienza per quella cosa e per i suoi limiti. Dico di questa differenza di anni che mi affascina perché se penso che quando il mio uomo era al primo anno di università io ero in quinta elementare… .a pensarci allora… .avrebbe fatto effetto!!!!! Eppure non ha settant’anni ma trentacinque e io ventisei, non è un abisso… Ma una differenza sufficiente perché , mettiamo fossi io, passassi repentinamente dalla mascotte di casa a tentazione, profumo di femmina, di fica, da far bollire il sangue… .In quel pomeriggio di sole da friggere il cervello sono li in casa con lui. Ho già un “ragazzino”, c’è già stata la prima volta… .non ho fratelli o sorelle, mi sono confidata con lui, è stato dolcissimo, mi è servito parlargli, tempo prima. Lo stimo molto ed ammiro, lo ammetto… .Ha una ragazza molto bella, sono molto belli assieme… Erano… .da un po’ non più… .Insomma: a quell’età cinque anni sono tanti: i tuoi coetanei ti guardano, ti parlano, ti fanno sentire in modo diverso. Magari si innamorano ma ti mettono sul piedistallo. E non sei tu che vuoi guidare… A volte fanno più effetto gli sguardi dei papà dei propri “morosi”… .Ma se vuoi sai simulare bene. E fai la “gatta”. Chiedi una sigaretta, parli di sesso… .Poi la sfida… ..Non hai mai visto una videocassetta porno, e lo stuzzichi… Lui è impacciato anche se eccitato… .”chissà perché” ottieni quello che vuoi. Sguardi languidi. Fuori la luce accecante, dentro il buio, il fumo delle sigarette, i lampi del video. Basta poco a smontare la tua baldanza, bastano pochi fotogrammi. E una birra piccola. E nessuna parola, solo sguardi… sorrisi stentati per dare sicurezza l’uno all’altra, desiderio. Sullo schermo una ragazza. E’ bella e giovane. E tre uomini. E un’altra donna. Ma tutti, anche la donna “concentrati” su di lei… L’altra dirige. Una decina d’anni in più di lei, a occhio. Anche lei molto bella. Dolce, seducente, rassicurante, decisa. La accarezza, guida gli uomini. Che hanno corpi statuari, cazzi così grossi… .lentamente, inesorabilmente la fanno… .la donna sa come farla lanciare e desiderare. La scopano, le vanno in bocca. E uno le va in culo, mentre in tre la tengono. E dopo che le è entrato lei si oppone, implora di uscire. Ma l’altra “sa”… .dice di no, dice “pompala, ne ha bisogno… .Questa troietta ha bisogno di maschio… .piano, falla piano ma senza pietà, dentro e fuori, dentro e fuori, dai… .La ragazzina ha bisogno di cazzo… “. E le si mette a cavalcioni, sul tavolo, le blocca il bel viso tra le cosce sudate, le accarezza i capelli, si fa leccare la fica…
 Sono li, sulla poltrona a fianco, e sudo, lo sguardo cattivo, meno di mezzo metro, ci guardiamo. Mi sento rossa in viso. “Accarezzati… .lo faccio anch’io… .”. Gli guardo gli addominali tesi. Mi sembra di impazzire quando lo tira fuori e inizia a toccarsi… ..non avevo mai visto un uomo farsi da solo, ha delle gambe muscolose, bellissime, solo la maglietta addosso… .Apro le cosce, mi sfioro i seni, sbottono la camicia e scivolo con la mano negli slip… .Ho mille battiti al secondo… Quando mi sfiora appena un ginocchio con le dita vorrei urlare, sento una scarica dentro e affondo le dita dentro, sposto gli slip, voglio che veda… .E’ una tortura, per tutti e due… il suo sguardo è di una tensione sofferta, non immagino il mio… Mi prende il polso, porta la mia mano al viso, succhia le mie dita bagnate e gemo forte… la lingua tra le dita mi toglie le forze e mi fa contorcere… Se la porta tra le gambe, duro come il marmo, pulsante, grosso, bollente, viscido, pochi istanti… .Poi mi riprendo la mano, la lecco guardandolo lasciva, sa di lui… .sa di maschio… “Togliti le mutandine… “… Le sfilo… so già… .gliele allungo, un groppo allo stomaco quando le lecca… .Allargo un gamba perché me la accarezzi, faccio lo stesso con la sua… .due gabbie dalle sbarre invisibili ci tengono separati indissolubilmente… .
 
 La ragazza adesso è in piedi, gambe e braccia aperte a croce…a “ics”, sulla soglia di una porta di una sala. La luce descrive ogni goccia del suo sudore che le cola lungo il corpo. E mani… .sul dorso delle cosce… e sui seni, e tra le cosce. La ragazza è tipo… .facciamo Liv Tyler, lunga, dinoccolata… .L’altra donna è bionda, bellissimo viso… Kim Basinger, con i seni più grossi però (saranno le bocche da stropicciare delle due attrici ad attizzarmi tanto… ?). La bacia sul collo, poi in bocca. Un luuungo umidissimo bacio con la lingua. E poi un ginocchio tra le cosce. E se la porta sulle tette, grosse, splendide, e ondeggiano assieme. E poi le sono ancora addosso. E Kim le cola un po’ di cera da una candela sui seni mentre gli altri tengono Liv che si inarca. E poi le lecca la fica, la fa urlare di piacere, la masturba. E “mio cugino” lecca le mie, di ginocchia… di cosce… .di gambe… .mi lecca la fica, fa urlare me… Lecca da Dio… .la lingua mi entra nel cervello, mi spinge due dita nel culo, a fondo. E mi piace soffrire di piacere… .Poi si gira. E’ seduto per terra, sotto di me, nudo, le mie gambe attorno al suo corpo dalla poltrona, le mani sul suo petto… una mano… . Anche lui si masturba…
 Adesso sullo schermo Kim e Liv sono tutte e due in ginocchio ai piedi di un divano, sono scopate forte, durissimo, da dietro. Il terzo uomo è seduto di fronte a Kim e la fa succhiare afferrandola per il collo. Per un po’ la soggettiva è su Liv che urla pompata da impazzire e tirata per i capelli, e insultata… .ha la fica rasata, sembra una bimba… .il cazzo che la penetra è enorme… .Poi l’inquadratura è su Kim, la scena dopo è di lei seduta sul tappeto su un uomo, accovacciata, impalata su di lui… piantato in fica… Da dietro l’altro le forza il culo , la fa soffrire, mi sembra pazzesco, la aprono letteralmente, il suo viso è devastato da una espressione di urlo folle e animale… le sue tette grosse ballano sotto i colpi che la devastano e prostrano a capo chino fino a che l’uomo seduto sul divano le afferra e strizza forte i capezzoli con le dita e la fa inarcare… .Liv guarda Kim fottuta dai tre uomini, si tocca seduta a fianco, poi bacia un braccio a Kim, lo lecca, le lecca le ascelle, la accarezza…
 La fine… Liv è seduta a terra, Kim le è sopra, dietro, a cavalcioni sul divano sopra il suo viso, le tira su il mento… .Liv chiude gli occhi, fa uscire la lingua… .Getti copiosi le colano in bocca, sul viso , lei tende a levarsi, ma le mani di Kim la “forzano” li… ..Liv è a quattro zampe, Kim sorride perversa e la cavalca, la spinge per i capelli a leccare “la crema” dal pavimento… il primo piano del viso di Liv che lecca con espressione da lolita perversa con la mano di lei tra i capelli… .Scivolata quasi in fondo alla poltrona, lui in ginocchio sopra di me, me lo struscia sulla faccia e con una mano mi masturba… ..Il cazzo di mio cugino davanti al viso… .apro la bocca, mi esplode addosso… lo bevo, mi spalmo il corpo… mi lecco le mani, quasi contemporaneamente un orgasmo violentissimo mi sconquassa e rantolo muovendomi come una marionetta cui hanno tagliato i fili… ..Un bacio con la lingua, il mio viso tra le sue mani… .:la cosa più “trasgressiva” e sconvolgente… ..Il bello è dopo. La dolcezza, anche senza parole. L’attenzione, la doccia, le delicatezza, il ridere un po’ e lo stemperare. Dopo si, dopo siamo davvero diventati amici, veri, senza più sfiorarci neppure. Ricchi di un piccolo tesoro prezioso da custodire nel tempo come un segreto, una perla rara… … Il mio primo compagno di giochi, il mio primo compagno di viaggio… .
 
 QUELL’INSTABILE FIUME DI VITA
 “C’è una strada mitica, leggendaria, favolosa, che parte dal Khyber Pass sulle cupe montagne tra Afghanistan e Pakistan e si snoda per 2500 chilometri fino a raggiungere Calcutta, ombelico del mondo.
 Il nome di questa strada è Grant Trunk Road, o più semplicemente G.T. Road. Percorrerla equivale vivere una vita intera. Forse questa affermazione potrà sembrare eccessiva se si considera la velocità con cui si possono percorrere le moderne autostrade sulle nostre velocissime automobili, ma, naturalmente, bisogna tener conto che la G.T. Road è ben lontana dall’essere un’autostrada e, per molte centinaia di chilometri, è addirittura assai lontana dall’essere anche una semplice stradina di campagna.
 Spesso, più che una strada è una vaga direzione, un accenno, un suggerimento. Qualsiasi mezzo si impieghi per percorrerla, è assolutamente impossibile mantenere una velocità superiore a quella di una bicicletta. Kipling la definì un “instabile fiume di vita” ed è esattamente a un fiume che si può paragonarla, con le sue anse, i suoi slarghi e perfino con le sue tracimazioni.
 I primi giorni di marcia bisogna imporsi di esercitare la grande virtù della pazienza ventiquattro ore su ventiquattro, ci si vorrebbe ribellare, si vorrebbe forzare il flusso di questa esasperante lentezza ma poi la grande strada ha il sopravvento e gradatamente si viene avvolti, catturati, digeriti dal fiume di vita fino a divenirne uno dei tanti oggetti che fluiscono, tranquilli, senza altro scopo che il proprio fluire. Come se il placido movimento fosse già di per sé la propria meta. Non si deve entrare nella G.T. Road per andare da qualche parte, ma semplicemente per vivere, per viverci, per cessare l’esistenza immobile ed iniziare quella itinerante.
 Qualche oggetto, intorno a noi, ha la nostra stessa velocità e quindi ci sembra fermo, ma ne vediamo passare altri leggermente più veloci, oppure altri leggermente più lenti o altri ancora che si muovono in senso contrario al nostro. Poi, ai due lati, vediamo le foreste immense, i deserti, le città, i villaggi, i grandi fiumi che si attraversano su stretti e lunghissimi ponti, i piccoli fiumi che si attraversano a guado. E tutto sfila davanti ai nostri occhi, lentamente, serenamente, scandito dal sorgere e dal tramontare del sole. Siamo diventati una goccia nel grande fiume di vita, attorniati dalle groppe dei bufali, dalle grandi ruote di legno dei carri antichi, dalle corna aguzze delle vacche, dai bambini sorridenti e nudi, dagli uomini sorridenti e qualche volta nudi, dalle donne curve nel lavoro massacrante, avvolte nei loro veli colorati.
 E passano le misere Guest House, i templi incantati e segreti, sommersi dalla jungla, alberi enormi che fiancheggiano la strada per chilometri e gli armenti si susseguono agli armenti, le mandrie alle mandrie sollevando nuvole di polvere che brillano come oro nei tramonti. Così, sulla grande strada si realizza il destino dell’India. Tutto si muove, lentamente, inesorabilmente, placidamente, in un continuo eterno presente, senza passato, senza futuro, non si parte da nulla, non si arriva a nulla, si esiste nella “precarietà” assoluta.
 La precarietà mette l’angoscia agli occidentali. I lavoratori precari hanno paura del domani e tremano per i loro figli, gli equilibri precari tengono con il fiato sospeso, le situazioni precarie minacciano catastrofi future . Tutta la nostra vita è impostata sulla fuga dalla precarietà, sul riuscire ad allontanare questo spettro livido il più possibile: in India è il contrario. L’unica vera possibilità di vita, di tranquillità, di serenità, sta dentro la precarietà. L’india è la Precarietà Eterna. Le grandi città attraversate dalla Grant Trunk Road sono come isole nei fiume. Sono agglomerati a cui talvolta i viandanti restano impigliati, per brevi momenti o per anni. Oppure per sempre. Ma anche queste grandi isole vivono nella precarietà assoluta. il flusso che le attraversa è continuo, Perenne. Ogni pellegrino vi trova il tempio sacro al proprio Dio ed ogni Dio vi trova il proprio culto finché, finalmente, a Benares, la città santa e terribile, anche l’uomo trova la propria consacrazione trova il tempio dedicato solo a se stesso, sulle assolate rive del Gange, nel rogo dei crematori. Dopo aver attraversato Lahore, con la sua favolosa moschea dalle geometrie divine, la G.T. Road è interrotta dalle squallide costruzioni della dogana alla frontiera tra Pakistan ed India. I doganieri sono Sikh, grandi, forti, belli, con i volti sprezzanti incorniciati dalle barbe nere, con i perfetti turbani accuratamente avvolti a nascondere la massa dei capelli che non si sono mai tagliati dalla nascita alteri nelle divise impeccabili su cui brilla il loro nome inciso su una piastrina di ottone: tutti si chiamano Sing. Stanno seduti in lunga fila, arcigni oltre un grande tavolaccio davanti al quale sfilano poveri straccioni, stanchi e sudici, che vogliono attraversare la frontiera, con enormi fagotti, con carri sfasciati, con animali magri, immobili sotto i sole. Le pratiche possono richiedere giorni e giorni, intere settimane perché nessuno sa chi è, nessuno sa scrivere, nessuno ha documenti, nessuna da dove sta venendo né dove sta andando ne perché. Povera folla cenciosa e paziente, che subisce con un mite sorriso un po’ ebete le angherie, gli spintoni e gli insulti dei Sìkh giganteschi e belli.
 Del resto, nessuno di questi dolci viandanti sperano che le cose possano in qualche modo sveltirsi. Senza contrarietà, si siedono per terra ed aspettano, paziente turba biblica.
 Tanto, al di là della frontiera attraverseranno tutto il Punijab, la terra dei Sikh, ed il flusso della G.T. Road li spingerà per le strade di Amritsar, la città santa dei Sikh, al cui centro si trova un laghetto, al centro del quale sorge il tempio d’oro dei Sikh.
 Ancora una volta si siederanno pazienti per terra ad ascoltare voci stentoree che senza sosta giorno e notte, innalzano al cielo antichi salmi.
 Immaginiamo un piano. Un piano infinito sul quale la realtà oggettiva si manifesta. Immaginiamo che un velo nero celi questo piano. Immaginiamo anche che su questo velo ci siano dei buchi. Il velo nero rappresenta, per l’uomo ordinario, l’impossibilità di cogliere la realtà nella sua interezza. I buchi sono il mezzo attraverso il quale l’uomo si mette in contatto con l’effettivo. Un buco rappresenta perciò i limiti della percezione sensoriale, l’incapacità di cogliere se non una delle infinite manifestazioni possibili. Per accedere a più aspetti della realtà dovremmo poter vedere attraverso più buchi e, per farlo, dovremmo allontanarci dalla superficie. C’è un pericolo!
 Allontanandoci dal piano percepiremmo in maniera indistinta ciò che i buchi rivelano. E allora? Allora ci vuole un mago.”
 Milo Manara, “Sognare forse”, Rizzoli Milkano 1993; testo di Franco Mescola p.4/8
 
 PS… : Sono sincera… ..Non so se ci sentiremo ancora… .Credo ci sia solo un modo diverso di “sentire”, corde simili ma parallele e non affini… .diverse. Cosi’ non so… .in fondo le nostre strade si sono gia’ incontrate, anche se solo per un attimo… .Ho scritto questa cosa leggendo e rispondendo alla tua mail, quindi e’ un ritorno al tuo lancio… .Ma non so se le nostre strade potranno essere ancora incrocianti… .C’è stata una scintilla. Cosa non da poco. Ironia, pensavo a te, ho risposto a un altro, a un ANGELO… ..mi scuso… . Ma gli incroci di cammini sono anche questo… .
 Manuela

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