Mamma ti vuole bene


La mia matrigna, Angela, ha il corpo più sexy che abbia mai visto: i suoi seni hanno la forma e le dimensioni di meloni, il ventre è piatto e liscio; quando spira quel leggero venticello d’estate i suoi capelli ramati giocano a rincorrersi sulle spalle eburnee. Ha 40 anni e non posso fare a meno di desiderarla.
D’estate organizza spesso ricevimenti per i nostri ricchi amici nella nostra tenuta in Toscana. Lo scorso sabato a casa nostra sono stati invitati i migliori clienti di mio padre. Angela si era truccata con un ombretto scuro e un rossetto color ciliegia, e portava un abito di seta nera talmente stretto da sembrarle dipinto addosso. La parte superiore, scollata, le lasciava scoperte le spalle, mostrando al mondo il solco tra i seni, mentre un taglio laterale nella gonna, dalla coscia al ginocchio, faceva intravedere una gamba splendida.
Tutti gli uomini a turno flirtavano con lei. Io sorseggiavo champagne vicino al roseto e, non visto, la osservavo manovrare. Salutava tutti con un bacio sulla guancia, poi ridacchiava alle loro stupide battute. Se si sentiva attratta da un uomo, portava la sua attenzione al suo splendido petto giocherellando con il medaglione a forma di cuore costellato di diamanti che le pendeva dal collo, poi lo prendeva sottobraccio e lo attirava a sé. Con le labbra a pochi centimetri dall’orecchio del malcapitato, gli bisbigliava qualcosa che lo faceva sorridere e gli faceva venire un’evidente erezione, poi lo salutava con grazia e si allontanava per cercare qualcun altro da intrattenere: che perfida creatura!
La gente, pochi minuti prima di mezzanotte, cominciava ad andarsene; pochi sbandati rimanevano a sorseggiare le ultime gocce dei loro drink, facendo piani per ritrovarsi al solito bar del centro. La mia matrigna era in un angolo buio a parlottare con il cliente più ricco di mio padre, Alessio De’ Torquatis. A malapena i due potevano trattenere le mani; lui le toccò un fianco, lei gli mormorò qualcosa in un orecchio e protese il busto fino a sfiorarlo con il seno. Il tutto poteva sembrare innocente, ma era chiaro, chiarissimo, che avrebbero voluto denudarsi e fottersi proprio lì sul patio.
Nel momento in cui il grande orologio a cucù di mio padre suonò il passaggio al nuovo giorno, se n’erano andati tutti. Afferrai una bottiglia di champagne e andai in camera dei miei. La biancheria intima della mia matrigna stava nel cassetto inferiore del comò. Scavai tra quel contenuto serico fino a trovare un reggiseno nero merlettato. Lo poggiai sul letto e, bevendo direttamente dalla bottiglia, la immaginai mentre lo indossava, con quei grossi meloni. Il cazzo cominciò a levare la testa: più bevevo, più fantasticavo, più la desideravo.
Quando non potei più resistere, mi spogliai gettando i vestiti sul pavimento e mi buttai sul letto. Mi strofinai il reggiseno sul petto, poi me lo portai al viso: odorava del profumo alla gardenia di Angela. Me lo avvolsi intorno al cazzo e iniziai a tirarmi una sega furiosa. Volevo a tal punto farmi la mia matrigna che quasi potevo sentire la sensazione del cazzo nella sua fica sbrodolosa. Ero preso a tal punto dalla mia furia, che non sentii Angela entrare.
“Nicola, che stai facendo?” Chiese, con voce turbata.
Dapprima pensai che fosse stata la mia immaginazione, ma, quando aprii gli occhi, lei era lì, con le mani sui fianchi.
“Mm, i-io sta-stavo…” biascicai.
Mi guardò con aria severa, gli occhi ridotti a fessure.
“Piantala, Nicola!” Disse, furente. “Di tutte le cose sporche, sgradevoli e pervertite che potevi immaginare, ti sei permesso di frugare tra la mia biancheria. Non so proprio da dove ti vengono certe idee.”
Avrei voluto sprofondare nel letto e scomparire per sempre. All’improvviso, però, mi sorrise: “Ma mi piacciono le tue idee!”
Cominciai a cercare le parole adatte per risponderle, qualcosa che esprimesse sollievo, ma non me ne venivano. Sembrava che, dopotutto, non avessi nulla da dire.
“Ti piacerebbe leccare la topa di mamma?” Mi chiese.
Si tirò giù il vestito, scoprendo quei dolci meloni che tante volte aveva immaginato. Uscì lentamente dall’abito, poi si mise a quattro zampe sul letto e lentamente mi si avvicinò.
“Sdraiati, per ora comincia a succhiarmi le tette.”
Non appena una tetta mi dondolò di fronte alla bocca, ne afferrai il capezzolo e cominciai a farci dei cerchi intorno con la lingua. Poi lo presi per intero in bocca e lei tubò. Avevo le narici piene del suo squisito profumo.
“Sei bravissimo! Ti piace succhiare le tette di mamma?”
Risposi con un gemito voglioso, poi cominciai a lavorarle l’altra. Non appena afferrai il capezzolo tra le labbra, i gomiti le si piegarono e la massa carnosa mi premette sul viso. Quasi soffocavo, ma non me ne fregava niente, e succhiai ancora più voracemente. Il cuore di Angela batteva tanto forte che a stento poteva respirare.
“Hai fatto un buon lavoro, caro, ora ti spetta il trattamento speciale,” disse in un soffio di voce.
Si mise con le ginocchia ai lati delle mie spalle; la fica scintillante era a pochi centimetri dal mio viso: il rosso cespuglietto era tagliato a spazzola; l’odore del suo sesso, insieme con il profumo alla gardenia che usava, mi invasero le narici, facendo nascere splendidi impulsi nelle mie parti basse.
“Leccami la fica!” Ordinò Angela.
Con la punta della lingua le toccai le labbra esterne. Il sapore mi sembrò più dolce di quello di una pesca colta da Dio in persona. Feci danzare la lingua sullo spacco, assaporando ogni goccia del nettare che ne colava.
“Ora voglio che me la mangi, infilami la lingua dentro!”
Feci come mi aveva chiesto.
“Oh, sì, fammi venire!”
Cominciò a scuotere I fianchi avanti e indietro. Avevo la faccia inondata dei suoi succhi; le carezzai il culo, mentre la sua mano scorreva tra i miei capelli. Venne con una serie di scosse violente, il suo miele mi scorreva come un fiume sulle guance.
Si sdraiò accanto a me e mi fissò negli occhi. “Hai fatto veramente un buon lavoro alla fica di mamma!” Poi con la lingua mi accarezzò le labbra. “Mm, mi piace il sapore dei miei succhi. Anche la tua sborra ha lo stesso sapore?”
“Non lo so,” le risposi.
“Beh, penso sia ora di scoprirlo.”
Si piazzò tra le mie gambe e mi afferrò la base dell’asta. “Quant’è grande!” Effettivamente, il mio cazzo aveva raggiunto dimensioni che non avevo mai visto. Dopo essersi umettata le labbra, se lo infilò in bocca. Mentre la testa iniziava a fare il su e giù, i suoi capelli mi accarezzavano le cosce. Lamentandomi per il piacere, feci correre le mani sulle sue spalle. “Oh, mamma, che bello!”
Quando la testa si abbassava, aveva praticamente tutto il palo in gola; a momenti soffocava, ma sembrava non importarle, tanto era infoiata. Dopo pochi istanti, mi tesi come una corda di violino e le spruzzai in gola una quantità inverosimile di sborra; non ne fece uscire neanche una goccia, e dopo avermi spremuto per bene, si rialzò, portò indietro la testa e mi fece vedere la lingua, bianca di sborra; un filino le colò dall’angolo della bocca: allungò la lingua e lo leccò avidamente.
Ancora nudi, scendemmo da basso e ci mettemmo seduti accanto a una quercia, mangiando salatini e bevendo champagne. Una cameriera uscì dalla cucina con un contenitore per rifiuti, lanciandoci un’occhiata indagatrice.
“Rosalia, penserai dopo a pulire qui di fuori,” le ordinò Angela. “E non fare parola di quello che hai visto con nessuno, altrimenti ti faccio tornare a raccogliere le arance. Capito?”
Rosalia annuì e rapidamente tornò a infilarsi in cucina.
Angela si rivolse e me e mi mise una mano sul ginocchio. Gli occhi verdi sfavillavano alla luce della luna.
“Nicola, mi è piaciuto fare sesso con te, ma non dobbiamo dire nulla a tuo padre.”
Assentii.
“Penso che tu sappia che scopo con tutti i clienti di tuo padre.”
“Veramente, no.”
“Beh, ora lo sai. Ecco come riesce a mantenersi tutti quei clienti ricchi, e come troviamo i soldi per questa tenuta, i ricevimenti e tutte le altre cose. Ma tra noi due è diverso, non capirebbe.”
“È chiaro.”
“Scoperemo soltanto quando lui non c’è, e non lo saprà mai.”
Tre giorni dopo, mio padre concluse un grosso affare con Alessio De’ Torquatis e dovette andare in Russia per una settimana: che settimana che fu per noi!

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...