Ancora Barbara


Dopo una doccia (fatta insieme) avevo lasciato casa di mia cugina ed ero di nuovo in macchina per tornare in città.
Ma ero ancora arrapato, e se non fosse stato per il fatto che il marito sarebbe rientrato di lì a poco avrei fatto marcia indietro e sarei tornato a concedermi un meritato (e agognato) tris.
Me non potevo ed allora dedicai la mia attenzione al resto del mio universo femminile.
Non sentivo Bianca ormai da più di una settimana e se la scema voleva perdersi il lato universitario io sicuramente non avevo intenzione di rinunciare al suo corpo.
Già, ma cosa avevo veramente intenzione di fare alla mia ex fidanzatina?
E con Barbara?
La piccolina per quanto inesperta non era per niente male e francamente non mi sembrava giusto lasciarla a bocca asciutta.
Decisi quindi che il giorno dopo sarei andato a trovarle.
Arrivai a casa loro alle sei ma non c’era nessuno.
Dopo aver bussato un’infinità di volte mi ero quasi deciso ad andare via quando arrivarono Barbara ed il ragazzo, Ernesto.
Dopo avermi salutato, Barbie mi disse che tutta la famiglia era invitata ad un matrimonio e lei era lì perché Ernesto doveva andare urgentemente in bagno:
“ha una attacco di diarrea” mi disse ridendo in un orecchio.
Salimmo sopra (avevano scelto casa di Barbara perché era più vicina alla chiesa) e Ernesto si chiuse subito in bagno. Io invece accompagnai mia cugina a prendere dell’astringente dalla cassetta dei medicinali; ma quando trovai quello che sembrava il prodotto giusto lo sguardo mi cadde su un’altra boccetta e mi venne un’idea maligna.
Mostrai il prodotto a Barbie (che nel frattempo mi aveva abbracciato da dietro e mi massaggiava l’uccello) chiedendole cosa ne pensava: tra le mani avevo un flacone del più potente lassativo esistente in commercio.
Provate ad indovinare cosa rispose quel tesoruccio della mia cuginetta?
Ernesto nel frattempo era uscito dal bagno e bianco in volto stava scendendo le scale.
Troppo tardi: una dose doppia di lassativo lo aspettava in un bicchiere tra le mani della sua dolce fidanzata.
Il poveretto bevve tutto fino all’ultima goccia e se ne sarebbe anche andato subito se io non avessi opportunamente suggerito di aspettare una decina di minuti in casa per essere certi che l”astringente” producesse il suo effetto.
Ci sedemmo così nel salotto per fare due chiacchiere.
In quei dieci minuti la pressione mi salì a mille: quella troietta di mia cugina faceva di tutto per provocarmi, soprattutto durante i due falsi allarme che ci fece Ernesto (che corse in bagno e poi ritornò indietro) quando allargando le gambe (eravamo seduti di fronte, io su una poltrona, lei sul divano con il ragazzo) mi metteva in mostra gli slip seminascosti dai collant color cenere oppure si succhiava allusivamente il dito.
Ma finalmente Ernesto dovette correre sul serio, e dal bagno non sarebbe più uscito per tre ore.
Centottanta minuti che io e Barbie dedicammo quasi integralmente all’approfondimento del discorso iniziato una decina di giorni addietro.
Non appena lo sfortunato Ernesto entrò nel bagno la volta decisiva, Barbara infatti mi si inginocchiò davanti:
“non sai quanto mi è mancato questo bambino…” disse tirandomelo fuori e fermandosi un attimo a guardarlo.
“La volta scorsa non l’avevo guardato bene, è così… grande!”
“E’ tutto merito tuo tesoro mio…” le feci di rimando; la risposta fu un sorriso spontaneo di riconoscenza che le illuminò il viso; subito dopo prese a leccarlo nel senso della lunghezza, poi a baciarlo sulla punta e sotto i testicoli, poi infine lo prese in bocca.
La guidai per un poco, poi le chiesi di spostarci sul divano e la feci sedere accanto a me, in modo da potermi dedicare alla sua fichetta mentre lei continuava a spompinarmi.
Di sopra sentivamo periodicamente lo scarico svuotarsi ed ogni volta saltavamo temendo il meno gradito dei ritorni.
Ma Ernesto, come vi avevo anticipato, non scese mai.
Però noi questo allora non lo potevamo sapere ancora e quindi eravamo costretti a fare solo tutte quelle cose che si possono fare vestiti; la cosa era poi aggravata dal fatto che Barbara indossava un paio di maledetti collant e quindi un rapporto era reso impossibile dal fatto che non sarebbe mai riuscita a rimetterseli dal momento in cui avessimo sentito la porta del bagno aprirsi a quello in cui Ernesto sarebbe comparso in cima alle scale.
Apro una doverosa parentesi sui “maledetti collant”.
Per i miei gusti una bella ragazza è frutto di un triangolo a tre piani. I lati del primo piano del triangolo riguardano l’aspetto caratteriale e sono un cervello che funziona bene, una dolcezza superiore al comune e una spiccata sensibilità; il secondo piano, che è l’aspetto fisico, è formato da un viso carino, un fisico longilineo e proporzionato e delle belle gambe; il terzo piano riguarda infine la sfera sessuale, per la quale è necessario un vero e proprio amore per il sesso, una buone dose di porcaggine e, last but not least una tendenza alla bisessualità.
Queste le coordinate di base; una ragazza quindi suscita in me un’attrazione tanto più forte quanto, per esempio, più è sensibile, quanto più ha belle gambe, quanto più ama fare sesso.
Nulla in questo schema è indispensabile, ma alcune cose da sole possono giustificare per me una relazione.
Una di queste cose sono le gambe, per le quali ho una vera e proprio adorazione.
Non sottoponetemi mai una donna con le gambe brutte oppure che non le scopre mai perché nell’immaginario totalizzatore erotico perde punti in una maniera inesorabile.
Ci sono poi situazioni nelle quali se volete farvi scopare da me (mi rivolgo chiaramente alle donne) non ci vuole nulla: bastano un paio di autoreggenti ostentate con classe, una scollatura che evidenzia il reggiseno, un accenno a più o meno velati istinti di omosessualità e gli ormoni del sottoscritto decollano a razzo verso la parte razionale del cervello annientandola (sempre ammesso che ci siano motivi razionali che si frappongono alla nostra relazione).
Ma a parte i miei gusti pro o contro i collant, il motivo per il quale quel pomeriggio a casa di Barbara li definii maledetti era che con loro era praticamente impossibile “concretizzare” la situazione.
E dopo quasi venti minuti passati sul divano ne avevamo tutti e due abbastanza di sbaciucchiarci e desideravamo allo stesso modo sbatterci l’uno dentro l’altra.
L’unica soluzione facilmente praticabile (oltre l’arsenico per Ernesto) era che Barbie indossasse un paio di autoreggenti e rimanesse senza gli slip sotto la gonna; avremmo potuto fare l’amore vestiti ma con discreta libertà e riassettarci nel giro di qualche secondo se questo si fosse reso necessario.
Decidemmo di provare a cercare le calze in camera della mamma (più simile a Barbara nel fisico) perché lei non ne usava (l’unico paio l’avevo distrutto io la volta precedente) ma non trovammo nulla del colore adatto (c’era sempre il rischio che poi se li dovesse tenere per andare al matrimonio).
Decidemmo allora di ripiegare in camera di Bianca, dove io sapevo che qualcosa l’avremmo trovato.
Ma prima di scendere (la stanza era al secondo piano della loro villa; quelle delle due sorelline erano invece al primo) volli prendermi un antipasto: Barbara non aveva neanche chiuso il tiretto del cassettone della mamma che io le ero dietro; spingendole la testa in basso (e mettendola a novanta gradi) in un attimo le tirai su la gonna del tailleur.
Poi faticai un poco per arrivare all’elastico dei collant ma riuscii a tirarli ; dopo l’ultima lotta con la ciappetta del body che si era incastrata riuscii ad infilarle due dita su per la fica.
Barbie gemette per il piacere ed inarcò ancora di più il sedere verso l’alto; la penetrai con decisione, davanti alle foto dei genitori e di Barbie stessa da bambina che mi guardava con sguardo innocente.
Il ritmo saliva sempre di più, il cazzo ogni tanto usciva dal buco e ogni volta era una problema a causa dei collant che le costringevano le gambe, ma in definitiva la situazione era talmente arrapante che presto fui per venire.
Tirai allora la spada dal buco nella quale era stata finora e la diressi verso l’altro.
Quando mia cugina nel sentire la cappella appoggiarsi all’ingresso del culo capì cosa stava accadendo si illuminò di un sorriso esortandomi soltanto a “sfondarglielo”: la penetrai abbastanza rapidamente nonostante i collant ma purtroppo durai poco: dopo una ventina di stantuffate infatti le scaricai nel culo tutta l’eccitazione di quel pomeriggio.
Dopo averlo tirato fuori Barbie me lo pulì per bene con la bocca, si rimise in sesto e scendemmo giù in camera di Bianca.
La porta era proprio accanto al bagno dove il povero Ernesto stava oramai scaricando tutta l’acqua che aveva nell’intestino e per questo dovemmo levarci le scarpe e fare in silenzio.
Entrare in quella stanza mi mise i brividi: tutto era identico a come lo ricordavo.
Mi venne quasi di andare ad annusare le lenzuola per sentire il profumo di mia cugina ma la sorella mi trascinò ai miei pensieri prendendomi per mano e portandomi davanti al tiretto aperto.
Effettivamente c’era cosa prendere: un paio bianche ed un altro rosa confetto; Barbara optò per le prime perché meglio si intonavano al grigio del vestito che indossava e dopo un mio cenno d’assenso mi indicò il letto e cominciò ad improvvisare uno spogliarello.
Mi sedetti proprio mentre Ernesto scaricava nuovamente e ne approfittai per calarmi i pantaloni; cominciai a masturbarmi davanti a mia cugina che mi sembrò un attimo interdetta dalla scena ma che nel frattempo continuava a cambiarsi e toccarsi.
Le diedi appena il tempo per indossare la gonna che fui subito addosso a lei; la rovesciai sul letto e la penetrai d’un solo colpo.
A Barbie scappò un urletto che allarmò il ragazzo dal bagno:
“Barbie? Sei tu?”
Barbara si era nel frattempo alzata e si era avvicinata alla porta del bagno socchiudendola:
“sono io amore, tutto a posto?” gli chiese;
“come vuoi che sia tutto a posto, mi fa male la pancia”
“non ti preoccupare tanto al matrimonio non ci volevo andareee” “…che è successo?!”
“nulla non preoccuparti; ora scendo giù perché ho lasciato mio cugino da solo. Chiama se hai bisogno”.
Era successo che nel mentre Barbara parlava con il ragazzo chinata sulla porta io mi ero avvicinato da dietro e le avevo cominciato a leccare la fica.
Quando Barbara chiuse la porta del bagno la penetrai nuovamente da dietro rischiando di farla sbattere con la testa nella porta.
Continuammo così, all’impiedi, per buoni cinque minuti, poi Barbie mi si sfilò con un movimento dei fianchi e prendendomi proprio per il cazzo mi trascinò giù in salotto.
Facemmo l’amore in tutti gli angoli utilizzabili del primo piano: sul tavolo della cucina, sulla scrivania dello studio, per terra sul tappeto, sul divano, sulle poltrone.
Le venni una volta in bocca ed un’altra nel culo e lei assorbì ogni volta tutti i miei umori come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Poi, alle nove, il ragazzo emerse dalla sua sofferenza mentre eravamo abbracciati sul divano intenti a scambiarci progetti per il prossimo futuro.
Il poverino non aveva per nulla una bella cera e desiderava soltanto andare a casa; così scendemmo insieme e andammo via.

L’autore (Lemon Kill): lemonkill68@hotmail.com

Nota dell’autore
Quella che avete appena finito di leggere non è una storia inventata. Frutto della mia immaginazione (e solo al fine di rendere completamente irriconoscibili le protagoniste) sono soltanto i nomi ed in parte le circostanze che fanno da sfondo ai miei ricordi.
Se a qualcuno interessasse la versione integrale della storia (o volesse per qualche altro motivo contattarmi) potrà contattarmi all’indirizzo lemonkill68@hotmail.com.
“Ancora Barbara” è il 5° episodio del racconto.
Gli altri sono “10 Giugno (Susanna)”; “Barbara”; “Martedì (zia Rosa)”; “Matilde e Rossella”.
Il prossimo episodio (il sesto) sarà: “Preludio a Fabiana”.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...