Sandra e Laura


l caldo di Giugno è soffocante.
Se poi non c’è un alito di vento, dal Lago sale un’umidità a dir poco debilitante.
Non sono le condizioni migliori per potersi concentrare nello studio: tra una decina di giorni cominciano gli esami di maturità.
Studio tutto il giorno con la mia amica Laura.
Tutto il giorno è un simpatico eufemismo: in realtà studiamo di notte o all’alba, nelle ore più fresche, riservandoci il pomeriggio per dormire.
I nostri bioritmi sono ormai sballati quando, d’accordo con i miei, le propongo di andare a studiare in montagna, noi due sole, nella casa che i miei hanno in Valtellina.
Certo, a volte fa caldo anche là di giorno, ma almeno è un caldo secco, sopportabile, e la sera … la sera è da maglione!
Detto e fatto!
Il giorno dopo arranchiamo con la mia vecchia Mini sui tornanti per Madesimo.
La mattina se ne va per fare la spesa ed “aprire” la casa.
Decidiamo di dormire nella camera dei miei, per dover rifare (rifare?
Basta tirar su le coperte!) un letto solo.
Il pomeriggio siamo già immerse nei nostri libri.
La giornata è stupenda.
L’aria tersa e limpida come può esserlo solo in alta montagna.
Il sole caldo entra nel soggiorno creando un effetto stupendo contro le pareti di legno.
Propongo di andare a studiare sul terrazzo: prendere un po’ di sole ci creerà la base per una tintarella successiva (andremo al mare, prima o poi!).
Ci mettiamo i costumi e posizioniamo le sdraio.
Con la massima naturalezza Laura resta in topless: nessuno può vederci, e lei non vuole andare al mare con il segno del costume sui seni.
Ora mi sta parlando di Leopardi e dell’influenza che su di lui ha avuto Shopenhauer (la filosofia non è materia d’esame, ma lei ha un’abilità tutta sua nel condurti piano piano sul terreno che ritiene più favorevole).
Parla con naturalezza e proprietà di linguaggio: le invidio questa sicurezza in se stessa.
Per un momento la mia mente si astrae e mi ritrovo a guardarla, come donna, non come amica.
E’ la prima volta che la considero sotto questo punto di vista, e la cosa mi turba un poco.
Conosco Laura ormai da cinque anni.
Negli ultimi due siamo diventate molto amiche, ci scambiamo confidenze ed intimità, siamo sempre insieme, scherziamo sui nostri ragazzi e sulla loro immaturità.
Questa, però, è la prima volta che la “vedo” come ragazza, non come amica.
La sua nudità mi turba.
Ho avuto centinaia d’occasioni di vederla in slip e reggiseno, ma non le ho mai visto i seni nudi.
Ascoltando la sua dissertazione mi accomodo meglio e la guardo bene, cercando di non farmi notare.
Il viso è molto bello, lo sapevo, ma non avevo mai notato come gli zigomi alti gli dessero un’espressione sensuale.
E’ bionda naturale, gli occhi verdi, le labbra carnose ma non eccessive; mentre parla noto anche la sua dentatura perfetta, bianchissima.
Il collo lungo e le spalle larghe, ben proporzionate, che denotano subito il suo amore smisurato per il nuoto.
Una piccola venuzza si nota alla base del collo: non l’avevo mai notata.
Mi rendo conto che il mio sguardo tarda a scendere, come se non volessi guardarle i seni, come se qualcosa mi fermasse.
Voglio fare in modo che non veda dove è diretto il mio sguardo, non devo far trasparire nulla.
Si china appena, prende il libro per verificare una data.
Il mio sguardo si posa subito sul suo seno.
E’ sodo, compatto, una terza abbondante (la mia invidia, io ho una seconda scarsa!), con l’areola rosea in rilievo ed un capezzolo che ne occupa quasi un terzo, appiattito, roseo anch’esso.
Laura riprende a parlare e distolgo lo sguardo.
Mi sento turbata, il respiro leggermente accelerato: cosa mi sta succedendo?
Non ho il coraggio di guardarmi i seni: sono certa che i capezzoli spingono duri contro il tessuto, li sento!
Spero non se ne accorga:
Dio fai che non se ne accorga
Fortunatamente ora tocca a me ad essere interrogata.
Riesco a concentrarmi e l’ansia ed il turbamento, a poco a poco, rientrano. Verso le sette facciamo un break. Il sole è ancora caldo.
Ci sistemiamo sulle sdraio, occhi chiusi, languidamente abbandonate.
Abbiamo acceso la radio e stanno trasmettendo una canzone di Baglioni.
Ripenso a quanto mi è successo prima.
Come mai ero così turbata?
Da cosa dipendeva la sottile, insinuante ansia che provavo?
Giro il viso verso Laura e, con gli occhi socchiusi, la guardo.
E’ proprio una bella ragazza! I seni le ricadono mollemente di lato.
Lo sguardo è come calamitato dai suoi capezzoli.
Ecco: torna il turbamento! Le cosce sono sode, appena separate.
Lo slip presenta un leggero rigonfiamento sul pube, intravedo qualche pelo biondo e penso che non li ha ancora curati per il mare. Il cuore mi batte all’impazzata.
Mi ritrovo ad immaginarla senza slip.
Come saranno le sue labbra? Grosse?
Nascoste da una foresta di peli? Gonfie?
Rosate o più marroncine? Il clitoride?
Pronunciato o appena accennato? Sensibile?
Quando si masturba si accarezza il clitoride o si infila le dita?
La mente vola. I pensieri si susseguono, si accavallano, si rincorrono. I miei capezzoli sono turgidi, si notano benissimo.
Sandra, Sandra! Cosa ti succede?!
Sono le sette e mezza.
Mi alzo. Dico a Laura di continuare pure a prendere il sole che io faccio una doccia e poi preparo qualcosa da mangiare.
Lei annuisce, senza aprire gli occhi, abbandonata sulla sdraio.
Appena entro in bagno chiudo la porta.
Mi guardo allo specchio.
Forse non è così eclatante, ma per me che lo so l’eccitazione traspare dai lineamenti del mio viso.
Slaccio il reggiseno del costume.
I piccoli seni sono durissimi, i capezzoli turgidi, quasi dolenti.
Li sfioro procurandomi un sottile piacere.
Decido di non pormi più domande cui non saprei rispondere.
Mi guardo allo specchio. Sono bella.
Piaccio. I miei seni sono … come dire … desiderabili.
Li sfioro più volte, immaginando che le mani che vedo riflesse nello specchio siano di un’altra ragazza. Tremo.
Le mie mani abbassano ora il costume, piano, lentamente.
Il tessuto si arrotola.
Quando il tassello bianco di protezione si stacca dalle mie labbra vedo una macchia umida e filamentosa.
Sono bagnata! Il mio indice sinistro fa appena in tempo a sfiorare le labbra ed a raccogliere una leggera bava biancastra che sento Laura chiamarmi.
Faccio appena in tempo a mettermi sotto la doccia ed ad aprire l’acqua che la porta si apre.
“Ah … sei qui!” dice Laura con la massima naturalezza, anche lei è la prima volta che mi vede nuda, completamente nuda, ma sembra non notarlo
“sono molto accaldata, faccio una bella doccia anche io, dopo” e, con la massima naturalezza, sfila il costume, si siede sulla tazza e sento gorgogliare la pipì.
I miei capezzoli sono lunghi e duri come due chiodi ma, penso, può attribuirlo all’acqua della doccia.
Il suo essere nuda, il suo fare pipì con tanta naturalezza mi eccita, ma cerco di lavarmi in fretta per uscire da questa situazione di massimo imbarazzo e turbamento.
Nelle ore successive riesco ad essere la più “naturale” possibile.
Preparo da mangiare, riassetto un po’ e torniamo a studiare.
Laura non si è accorta di nulla.
Io sono la solita Sandra, che ride, scherza e fa battute.
In ogni istante, però, non riesco a non pensare a lei, al suo corpo, ed a quando, stanotte, dormirà al mio fianco.
Verso mezzanotte decidiamo di interrompere lo studio e di andare a letto.
Abbiamo socchiuso la finestra, messo una coperta pesante sul lenzuolo e ci siamo infilate, in slip, sotto le coperte, accendendo il televisore che sta proprio di fronte al letto.
E’ Laura che manovra il telecomando, è lei che fa lo zapping tra i vari canali, trovando però solo vendite di tappeti e gioielli.
Ad un certo punto si sofferma su un canale che trasmette un film erotico.
Ridemmo tutte e due, più per l’imbarazzo che per le scene stesse, ma Laura non cambiò canale.
“Ne guardiamo un po’?” chiede, guardando le immagini, senza nessuna particolare inflessione nella voce.
“Beh, si” rispondo fingendo indifferenza
“mi incuriosiscono …”.
Guardiamo la televisione senza più ridere.
Il silenzio rassicurante che ci circonda é rotto solo dai dialoghi e dai gemiti provenienti dal piccolo schermo.
Siamo comodamente sedute, la schiena appoggiata alla testiera del letto, vicine.
Posso sentire il calore della sua pelle, il suo respiro.
A mano a mano che le scene si susseguono avverto l’eccitazione crescere dentro di me.
Nel silenzio ripenso al pomeriggio, a quanto é successo in bagno, a come mi sono sentita strana e turbata.
Cominciamo a muoverci nel letto, a cambiare posizione, sempre in silenzio, senza staccare gli occhi dallo schermo.
Le scene non sono particolarmente forti, spinte, ma lo è certamente l’elaborazione che ne fa ciascuna di noi.
L’eccitazione e l’imbarazzo si fanno palpabili, non abbiamo il coraggio di guardarci in faccia né di parlare.
Ad un certo punto un attore sodomizza una ragazza, che sembra gradire molto.
“Tu … lo hai mai fatto?”, mi chiede Laura senza guardarmi, rapita dalla scena, con voce tremante.
“No … mai … e tu?” chiedo a mia volta, cogliendo il significato di quella conversazione.
“Neppure io … dicono che faccia male … anche se … non sembrerebbe …” aggiunge con un chiaro riferimento alle grida di piacere che provengono dalla tv.
Bene, penso, il dado è tratto.
La conversazione è cominciata.
Lei ha dato il via, ora che le dico?
Resto sul generico o spingo di più? In fondo, cosa voglio realmente?
Voglio che ci masturbiamo l’una davanti all’altra? Oh si, mi piacerebbe vederla godere!
Voglio che si lei a masturbarmi?
Oh si, mi piacerebbe forse di più!
Voglio toccarla, sfiorarla, palparla tutta?
Cerco di elaborare un comportamento che soddisfi le mie curiosità ed i miei bisogni e, nello stesso tempo, non intacchi la nostra amicizia, cui tengo molto.
E lei, lei cosa starà pensando?
Si troverà nel mio stesso stato o sto male interpretando dei messaggi che tali non sono?
Sandra, spicciati, dai, la palla e nella tua metà di campo …
E mentre faccio tutte queste elucubrazioni Laura mi precede, riprendendo il pallino del gioco.
“Non lo hai mai neanche … pensato, immaginato … o fatto … da sola …” si é girata verso di me, ed ora mi guarda in faccia: cerca complicità, ributta la palla nella mia metà campo sfidandomi apertamente ad accettare la partita o a dare forfait.
Spostandosi per parlarmi ha avvicinato il suo corpo ancora di più al mio. Il lenzuolo é sceso di qualche centimetro scoprendole la parte superiore del seno, lo guardo ostentatamente affinché sia certa di cosa sto guardando.
Il suo sguardo segue la direzione presa dal mio.
Ora il suo seno si solleva ad ogni respiro, ed i respiri sono sempre più frequenti e profondi.
Lascio ogni indugio, mi giro anche io verso di lei, sfiorando le sue cosce con le mie e lasciando scivolare un pochino il lenzuolo, poi la guardo negli occhi.
“Si, qualche volta ne ho fantasticato …” le dico senza abbassare lo sguardo
“e l’ho anche provato … da sola … con le dita … mi è piaciuto, molto, tanto …”.
Nessuna delle due abbassa lo sguardo. Nessuna delle due si è mai trovata in una situazione del genere.
Ma anche nessuna delle due vuole rinunciarci.
Gli ansimi ed i gemiti provenienti dalla tv sono sempre più lontani, eppure sono come messaggi subliminali, accrescono la nostra eccitazione ed il nostro imbarazzo di fronte a questa situazione così nuova per noi, ed ora così profondamente voluta.
Sullo schermo, ora, c’è una scena lesbica.
Tutte e due abbiamo le mani sotto le lenzuola.
Con movimenti estremamente lenti porto la mia mano destra sopra le mutandine.
Per non farmi accorgere non mi accarezzo, premo soltanto con il palmo sul rigonfio delle labbra, che sento bollenti. Una vampata mi arrossa il viso.
“Lo hai fatto … anche … oggi?” mi chiede “quando sei andata in bagno?”
Ormai giochiamo a carte scoperte: perché mentire?
“No, avrei voluto … si avrei voluto farlo, … stavo per farlo quando sei entrata tu …”
“Ti ho vista sai, oggi, come mi guardavi i seni … in terrazza. Sono riuscita a non fartelo capire per non farti smettere … mi lusingava …
anzi … mi piaceva.. Quando sei andata a fare la doccia ho pensato che fossi andata a … masturbarti …”
ecco, la prima parola forte, diretta, …
“ho aspettato un po’ e poi ti ho raggiunta … eri rossa, imbarazzata, con i capezzoli turgidi … ho fatto apposta a spogliarmi per pisciare”.
“Credevo non te ne fossi accorta … dei capezzoli … oh dio! … che imbarazzo!”
“No … non dire così. Sei bellissima nuda … mi piaci … sei … sei … eccitante …”
La mia mano preme sempre più forte.
La mia coscia sinistra era ormai attaccata alla sua, ne avverto la pelle serica, bollente.
Ho voglia di toccarla, di abbracciarla.
Oddio! Che voglia!
“Vuoi … vuoi vedermi ancora … nuda … tutta nuda …?” le chiedo e, senza aspettare la sua risposta, scosto lentamente il lenzuolo.
Il mio corpo appare lentamente, scoprendo in parte anche il suo.
Con due dita si sta trastullando un capezzolo già turgido e, quando finisco di scoprirmi, lei nota la mia mano dentro le mutandine, a palma aperta.
“Ecco … guardami … ti prego, guardami …”, sussurro stravolta dall’eccitazione.
“Si … Sandra … ti guardo … ti guardo … mmmmm ….”
Con la mano libera sposto definitivamente le lenzuola ed ora i nostri corpi si stagliano nudi, indossando solo un paio di leggerissime mutandine.
Dalle sue traspaiono i peli, e la cosa mi eccita ancor più. I suoi capezzoli sono duri, eretti, turgidi.
Li sfiora con le dita, mentre le sue cosce si aprono impercettibilmente.
“Dio … Laura … che voglia che ho …”
“Anche io … anche io ho voglia … tanta … tanta voglia ….”
Non ho il coraggio di levarmi le mutandine, anche se la mia mano continua a premere senza sosta sul pube, in attesa … in attesa che qualcosa succeda.
E’ Laura la prima a rompere il silenzio.
“Vuoi … vuoi vedermi nuda? … vuoi che mi tolga le … mutandine per te …?”
“Oh si … si ti prego … fallo … fallo … fatti vedere tutta … tutta …”
Con mosse di studiata lentezza Laura si alza in piedi sul letto e, così facendo, porta il pube ad altezza dei miei occhi.
Si muove sinuosa e, per lunghi minuti, i miei occhi sono riempiti dalla sua carne, dalla sua pelle.
Le cosce sono sode e ben formate.
Vorrei sfiorarle, toccarle, risalirle in un lungo e dolcissimo percorso sino alla grotta del piacere.
Ma non oso.
E mi riempio gli occhi di lei.
Abbassa lentamente lo slip di due o tre centimetri.
Quanto basta per far apparire i peli. Il mio sguardo non si stacca da lei per un attimo.
Si ferma.
Si dondola un po’ ma non abbassa di un solo centimetro gli slip.
Ansima anche lei. Geme.
Mi guarda negli occhi con uno sguardo carico di libidine.
Mi fissa. La fisso.
“Vuoi che vada avanti …?”
“Si … oh si … ti prego …”
“Vuoi … vuoi vederla? … la vuoi vedere, vero …?”
“Ti … prego … si … ti prego …”
“Cosa? … cosa vuoi vedere …? Dimmelo … dillo …!”
“Dai … voglio … voglio vederti tutta … tutta … nuda … ti prego …”
“No! .. devi dirlo … voglio sentirtelo dire .. dimmi che vuoi vedere … Dillo!!”
“Fammela vedere … ti prego … fammi vedere la figa … la tua figa … la figa … la figa … la figa .”
Continuo a ripetere quella parola oscena mentre mi martellano le tempie, il respiro quasi mi manca, e Laura, piano, lentamente, sfila gli slip.
Appare la figa!
E’ gonfia, con le labbra semi aperte, incorniciata da peli ben curati, pulsante.
Solleva una gamba per meglio sfilare gli slip e le labbra si aprono ulteriormente, scoprendo il clitoride eretto, scappucciato. Sempre fissando le sue labbra gonfie mi levo gli slip anche io.
Ora siamo l’una di fronte all’altra.
Nude. Aperte.
Noto che dalla sua figa cola un liquido meno denso, più trasparente delle mie secrezioni abituali.
Lo noto perché ora sta colando abbondante, rendendole lucide le dita e scendendo, attraverso il perineo, sino al lenzuolo.
Nessuna delle due parla.
Nessuna delle due tocca o semplicemente sfiora l’altra.
Ci masturbiamo con intensità, spiando i movimenti e l’eccitazione dell’altra.
E’ la prima volta che vedo una donna masturbarsi.
Ed era la prima volta che lo fa per me, con me.
La carica accumulata per tutto il pomeriggio sta per esplodere in me.
Torco forte il capezzolo destro sino a quando non avverto i sussulti del piacere.
Mi inarco.
Spalanco le gambe sino allo spasimo.
Sbarro gli occhi ed urlo, senza emettere un suono, grido il mio piacere in tempo per vedere l’orgasmo squassare il corpo di Laura.
Movimenti inconsulti, rapido contrarsi e rilasciarsi di muscoli.
Tendersi degli arti. Uno, due, dieci secondi in una posa innaturale, tremante, contratta ed estesa insieme.
Poi l’afflosciarsi dei muscoli.
L’abbandono degli arti.
Gli occhi chiusi.
Il silenzio.
I seni arrossati e le fighe bagnate, zuppe. Il petto che si solleva con sempre minor frequenza.
La quiete.
Abbiamo goduto insieme. Un orgasmo folle, totale, assoluto.
Non parliamo.
I nostri corpi si avvicinano, sudati, bollenti, tremanti, ma non ci tocchiamo, non questa sera, non ora.
E’ solo nelle successive che, finalmente, scopriamo l’amore!

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